sabato 31 ottobre 2020

in arte Chamel

Sottotraccia e mai esposto, vestito in modo da diventare anonimo, invisibile tra gli altri e dimenticato poco dopo averlo incontrato. A volte si presenta direttamente in alcuni uffici col nome avuto alla nascita e si comporta come qualunque normale utente alle prese con una pratica da portare avanti e, come capita spesso, si trova a dover affrontare persone che lo aiutano ed altre che semplicemente applicano le regole burocratiche studiate per innervosire senza produrre vantaggi per nessuno, neppure per l’amministrazione.

Il suo ritratto pubblico è questo, in una parola “insignificante”, ma è solo una maschera. La sua vita parallela è iniziata diversi anni prima, con una fantomatica, improbabile ma sempre possibile vincita alla lotteria nazionale. Apprendendo la notizia lui rimase freddo e calcolatore, calmissimo, finalmente la sua occasione era arrivata e non andava sprecata. La sua prima mossa fu spedire una lettera e la seconda quella di contattare solo al telefono ed in maniera non rintracciabile un avvocato di una provincia lontana. Ottenuti i primi suggerimenti per conservare il suo anonimato e mossi i passi giusti per ritirare la vincita iniziò a sentirsi meglio ma non soddisfatto. Aveva solo utilizzato una tra le tante cabine pubbliche che si trovavano facilmente ovunque e aveva spedito una lettera con qualche banconota, quello non era stato difficile. Più complesso si rivelò il seguito, cioè trovare un secondo legale con esperienze bancarie e con pratica di investimenti del quale fidarsi, e lui non si fidava di nessuno. Dopo aver incassato tutta la somma su una banca straniera come gli era stato suggerito la suddivise in varie parti e la spostò ancora, cancellando e chiudendo quel primo conto. Fu quello il periodo nel quale di notte non riuscì quasi a dormire e gli divenne molto faticoso continuare con il suo lavoro precario senza suscitare troppe domande o curiosità per le numerose assenze. Per fortuna, quando non si presentava in servizio con una banale scusa, chi lo sostituiva non ci rimetteva nulla, anzi, guadagnava al suo posto, e a molti la cosa faceva pure comodo. Tuttavia quella era una strada rischiosa e da percorrere con prudenza altrimenti avrebbe potuto farsi domandare come poteva sopravvivere senza guadagnare il minimo necessario a permettersi un  livello di vita dignitoso.

Ecco, un ipotetico racconto potrebbe iniziare in questo modo ed il titolo sarebbe: L’insignificante signor Vincenzo in arte Chamel. La sintesi-morale di tutta la storia? Non possiamo escludere a priori in alcun modo che chi ci capita di incontrare casualmente non possa in realtà essere diverso da quello che vediamo, da come si mostra o vuole mostrarsi. Non dico che potrebbe essere Spiderman, ma semplicemente un proprietario terriero ed immobiliare che si muove su una scassata Apecar vestito quasi da pezzente. Incontrandolo e avendo la sventura di un piccolo striscio tra la tua dignitosa auto di medio-bassa cilindrata e il suo triciclo a motore, piccolo incidente del quale lui è chiaramente l’unico responsabile, potrebbe capitarti di impietosirti e di lasciar perdere, pensando che lui, poveretto, sta peggio di te, che pur sei precario, in affitto e senza conto in banca. Potrebbe capitarti di farti influenzare dalla prima impressione e poi dalla pigrizia di non cambiare il pre-giudizio che diventa così errore di valutazione. Potrebbe anche succedere di sottovalutare come insignificante qualcuno che, se volesse, potrebbe migliorare la tua vita. Come ovviamente è possibile che chi si presenta come uno stronzo, nella vita sia effettivamente uno stronzo.

Dedicato a te,Viz. Credo che ti faccia sorridere ricordare quell’episodio. Io un po' ci penso ancora…

                                                                          Silvano C.©   


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venerdì 30 ottobre 2020

Come il fuoco e pensando a Sgt Pepper’s

Se fosse tanto rapido potrebbe essere chiarissimo, sin troppo. Il processo invece ha solitamente tempi diversi, i suoi. A volte rallenta, altre accelera, altre ancora sembra cristallizzarsi. Chiarisco che non ho alcun desiderio di far precipitare nulla, anzi, se fosse per me bloccherei ogni cosa e costringerei il tempo a tornare indietro. Riguardo a quale momento preciso del passato in particolare poi ho idee chiarissime: dovrebbe essere un momento diverso per ciascuno di noi, un caos indescrivibile e indecifrabile, irrazionale e dichiaratamente emotivo. Pure io faticherei non poco a districarmi nella mia realtà modificata perché contemporaneamente vedrei ora un amico che è invece cambiato con gli anni, una casa in un posto diverso da quello che è diventato, un paio di piccoli canali interrati decenni fa, persone di oggi che potendole incontrare non troverei diverse da allora, e tante altre, troppe persone che sono andate via per sempre. Tutti assieme con tutto il nostro mondo, anche in contrasto ma ugualmente presenti nello stesso spazio e nello stesso momento.

Spiegandolo vedo che assomiglia ad un sogno, mai sognato ovviamente se non in singoli spezzoni casuali. E razionalmente non sono in grado di giustificalo sino in fondo, né di chiarirlo come vorrei.

Ricordo un particolare momento di passaggio della mia vita, tanti anni fa. Avevo conosciuto molte nuove persone, veramente tante, e venivo da un periodo durante il quale ne avevo frequentate moltissime, conservando i rapporti con diverse di queste. Tra le due fasi della mia vita c’era stata una cesura netta, anche nello spazio, dolorosa. Ho fatto in modo che questi due mondi si incontrassero, mi sembrava giusto ma il risultato mi deluse. Ciò che è stato difficilmente accetta il nuovo e quello che si diventerà, preferisce tenersi ancorato alla sua visione. Non è stato un insuccesso totale ma quasi, ed i legami nuovi tra mondi separati sono stati praticamente scordati in poco tempo. Azione violenta di amicizia sperimentale, potrei definirla a posteriori, poco pratica e ancor meno utile.

Eppure io insisto col pensare che le persone che vedo ancora oggi come le ho viste ieri, un anno fa, quattro anni fa, dieci anni fa e ancora prima siano in qualche modo pronte a partecipare ad una sorta di famiglia allargata oltre il tempo, oltre la logica e oltre ogni attrito. Non mi va infatti di rinnovare alcune liti, o alcune situazioni di contrasto, quelle le voglio scordare, rimuovere del tutto. Penso alla materializzazione di un’immagine su una copertina, che sta nella mia collezione da decenni. Un po' come se dovessi rendere reale quello che vedo prendendo in mano l’LP dei Beatles Sgt Pepper’s ma decuplicando il numero delle persone presenti, e poi, dopo averle fatte posare per l’immagine, farle uscire e conversare tra loro, ed io nel gruppo, nella loro vita. Assurdità.

Dedicato a te,Viz.

                                                                          Silvano C.©   


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giovedì 29 ottobre 2020

Come in un film, o come in un romanzo

Per un tempo, breve, durante il quale sono rapito dalle vicende narrate in un film, divento in parte io stesso protagonista o antagonista o comparsa sulla scena, in quell’ambiente. È il motivo che mi fa rifiutare pregiudizialmente alcuni film, non voglio trovarmi a vivere alcune situazioni e non voglio essere coinvolto in emozioni che sento lontane o negative. Il male esiste, come esiste lo schifo, il dolore, la violenza insensata o anche solo la voluta antipatia, ma non sono obbligato a subire volontariamente quello che non posso rifiutare dalla vita. Quindi me ne astengo.

Un film o un romanzo li posso gestire con la mia volontà, mentre il sogno mi sfugge ed il suo controllo è inconscio, quindi mi frega o potrebbe farlo.

Un film dura solitamente poco, mentre un romanzo lo posso centellinare, entrare nei personaggi, innamorarmi un po' di loro e tenerli il più a lungo con me. Alla fine il libro diventa, per un piccolo tratto, un compagno di strada. Facciamo lo stesso percorso per un breve tempo assieme, e io mi lascio influenzare, sino a credere che sia veramente possibile quanto leggo, anche se apparentemente assurdo.

Quindi nessuno mi faccia notare che molto di quanto scrivo e penso da alcuni anni sia assurdo, per favore. Conosco i miei limiti e so che non possiedo alcuna verità. So anche che devo vivere per tutto il tempo che ancora mi resta trovando motivazioni, o, come hai scritto tu, cercando di avere sempre un sogno, un progetto. Quello lo so fare. A volte sono incerto o insicuro, ma poi ritrovo il progetto, e lo riaggiorno ancora una volta, esattamente come quando leggo un romanzo o vedo un film mai visto prima.

Dedicato a te,Viz.

                                                                          Silvano C.©   
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mercoledì 28 ottobre 2020

Una possibile vita precedente

La difficoltà di trovare il suo posto, un suo posto accogliente e su misura, ma soprattutto la persona centrale in grado di farlo sentire a casa la sentì a lungo. Dopo tanti anni è difficile dire, osservando con distacco i fatti di allora, se furono esattamente quelli che lui aveva atteso. È impossibile addirittura immaginare cosa sarebbe successo inserendo alcuni se nella sequenza temporale. Esattamente come succede quando si parla di grande storia e si pretende di dire cosa sarebbe successo se…

Per essere ancora più chiaro reputo disonesto arrivare a certe asserzioni quando si tocca la vita di chi non c’è più. Cerco di spiegarmi. Se dico che se quel generale vincendo una particolare battaglia avrebbe mutato il destino per sempre di un certo popolo compio un esercizio teorico ma tutto sommato lecito, possibilista in senso dialettico. Quando invece pretendo di dire cosa avrebbe fatto chi è mancato prematuramente se fosse rimasto in vita ancora a lungo, o addirittura mi dichiaro suo erede ed unico interprete autentico di quanto avrebbe fatto o detto sono scorretto, se non in malafede. Posso quindi dire senza sbagliarmi molto che Leonard Cohen è stato un mostro sacro sino agli ultimi anni, e sostenere la sua grandezza di artista e di interprete. Azzarderei molto su John Lennon invece; cosa avrebbe fatto se avesse vissuto altri quarant’anni? Sarebbe ancora più grave se pretendessi di spiegare quello che Berlinguer avrebbe detto o fatto se non fosse morto a soli 62 anni o, peggio, mi dichiarassi suo unico erede. Sarei, oltre che disonesto, del tutto fuori di testa. E qualcuno lo sta facendo, da tempo. Ma chiudo la finestra e torno al soggetto della mia brevissima storia.

Lui sentì a lungo la necessità di un suo posto nella vita, costantemente insoddisfatto di ogni opportunità o di ogni piccolo passo avanti. Si sentì attratto da visioni contrastanti tra loro, cercò un punto relativamente fermo dal quale poi ripartire da posizioni meno soggette al mutamento del vento o succubi di semplici opinioni di chi, a torto o a ragione, reputava degne di ascolto. Quando il mutamento arrivò, grazie ovviamente ad un incontro, la sua vita divenne diversa, ed il suo posto gli risultò definito e soddisfacente. La perfezione non esiste, ma fu per lui una buona approssimazione. Improvvisamente ebbe un flash, si rivide in una casa tra tante persone, ognuna intenta a seguire la propria vita, non la sua. Tutti formalmente cordiali ma nessuno veramente interessato alla sua persona. E lui ricambiava cordialmente, con evidente distacco e dimostrando di non volere altro, da nessuno di loro. Cercare una propria via nel posto sbagliato e trovarla lì è impossibile, ma è pur sempre una scuola di vita, un’esperienza quasi inevitabile. Quel breve momento di immersione in una sua non vissuta ma verosimile vita precedente gli rese evidente quanto aveva avuto. Non sempre se ne era reso conto, in particolare in momenti difficili o addirittura di forte insoddisfazione personale, quindi fu costretto a toccare con mano la realtà di quanto avvenuto confrontandolo con quanto avrebbe potuto non avvenire. Il resto della storia che lo riguarda il destino non lo ha ancora comunicato, quindi la storia brevissima si chiude qui.

Dedicato a Viz.

                                                                          Silvano C.©   


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martedì 27 ottobre 2020

7287495185043

Una funzione ufficiale l’aveva avuta immediatamente, contemporaneamente alla presa di coscienza. Sapeva chi era e cosa doveva fare senza alcun bisogno di qualcuno a darle indicazioni, suggerimenti e tantomeno ordini. Intuitivamente aveva la nozione che altri esseri nascevano in questo modo, senza mai conoscere i genitori, come lei, ma con tutte le istruzioni per vivere innate, già presenti, come se i genitori avessero potuto mandare loro messaggi dal passato ormai trascorso ed irripetibile.

7287495185043 non ebbe alcun dubbio nei primi 34832007 secondi, e non si fermò mai per stanchezza, o per dormire, o per malattia o per altri motivi. Efficiente e sicura, sempre, per tutti quei 34832007 secondi, ma il secondo successivo ebbe un dubbio, un piccolo ma fastidioso dubbio, che lentamente iniziò ad allargarsi. Per molti secondi il dubbio fu poco più di un fastidio che non fece altro che impegnarle un po' la mente senza impedirle di continuare a muoversi esattamente come prima, ma il dubbio, per sua natura, iniziò pure lui a chiedere la dignità di un riconoscimento. E perché mai si sarebbero dovute ignorare le sue esigenze, le sue motivazioni e giustificazioni ad esistere?

La cronaca umana registrò semplicemente che un locomotore 2TE10U diesel fu costretto a fermarsi per un guasto alle 15.41 del 12 luglio 2012 in piena campagna con tutto il suo convoglio. La breve inchiesta che ne seguì, per fortuna non resa più difficile dalla presenza di vittime, stabilì che tutto era partito da un cuscinetto all’interno del quale in una sfera di acciaio del diametro di 24 millimetri si era formata una crepa, e che in seguito la sfera si era spezzata danneggiando le altre vicine e bloccando il cuscinetto.

7287495185043 morì dopo circa 34913808 secondi di vita, e tutto questo a causa di un dubbio che non avrebbe mai dovuto avere.

(Dedicato a te, Viz. Non chiedermi cosa significa, lo sai certamente meglio di me. Magari non vuol dire nulla, serve solo a pensarti.)

                                                                          Silvano C.©   


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lunedì 26 ottobre 2020

il profano

Dopo il santo, serve il profano.  

Forse l’età mi rincoglionisce e mi fa avvicinare alla dimensione spirituale e sacra come è capitato a molti grandi atei, e io non sono né grande (inutile dimostrarlo) né ateo, perché in qualche cosa credo. Magari confusamente e contraddicendomi ma credo.

Ora mi serve il profano, è il suo turno. Devo smettere di pensare a spade salvifiche o a presenze che mi possano stare vicine in modo invisibile. La presenza reale la porto dentro di me, non devo spiegazioni a nessuno su questo, e se qualcuno la presenza di Viz non la vede fatti suoi, ognuno è libero di sbagliare con la propria testa assumendosene tutte le conseguenze e i meriti del caso. L’edonismo è un’ottima via per raggiungere mete profane e senza alcun bisogno di profanare nulla. Il piacere del resto è un motore che fa muovere il mondo, che offre in momenti difficili la valvola di sfogo magari posticipata e da gustare alla fine, come un premio che aiuta ad andare avanti. Dovendo scegliere ora avrei molti desideri non soddisfatti, sui quali stendo un velo pietoso (pietà per il sottoscritto), ma tra le lussurie legate ai rapporti con le persone o unite a piaceri minori come il cioccolato, i viaggi, gli spettacoli, la scoperta di novità e così continuando sono in imbarazzo. Non saprei da dove inziare, esattamente come quando, cercando un parcheggio per l’auto, invece di uno solo ne ho a disposizione sette, e non so quale scegliere.

 

Ma mi spieghi perché vai in chiesa?

E perché non dovrei andarci?

Ma tu sei una miscredente, non hai neppure l’anima, in chiesa sei fuori posto, la chiesa è per i credenti.

Non è vero, in chiesa ci vedo gente entrare in estate solo perché vi trova fresco e quiete. E tutto l’anno sfilano curiosi per vedere quadri, statue e grandi strutture architettoniche. E poi si infilano ladri che rubano le offerte. Chiunque può entrare in chiesa.

Chiunque può entrare in chiesa, è vero, ma tu sei una mosca. Che ci fai in chiesa?

                                                                          Silvano C.©   


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domenica 25 ottobre 2020

Santa Vittoria

La sua spada venne forgiata da chi già aveva similmente servito Michele, e per lei curò non solo le caratteristiche della lega metallica e della leggerezza dell’arma ma vi mise il suo impegno massimo perché avesse una forma artistica mirabile. Chi vide quella spada, solitamente in occasioni non da invidiare, rimase colpito prima che dalla sua lama dalla sua bellezza. La santa non combatte il maligno o il drago, lei ha altri interessi. Lei difende, con forza e senza cedimenti. Non permette che avvenga ciò che non vuole avvenga. Non conquista terre né ricchezze, e neppure difende le terre e le ricchezze di chi magari le perde ingiustamente. Il contingente non le interessa se non riguarda la giustizia profonda, il senso del rispetto e dell’onore, forse l’idea stessa di amore. Non si parla mai di lei, nessuno ne ha le informazioni complete, e le notizie che la riguardano spesso dicono altro e sicuramente nessuno l’avvicina a Michele. Eppure è a lui che lei si ispira, alla sua mancanza di paura assoluta ed alla capacità di usare la forza, rappresentata dalla spada, per ottenere il giusto. Opporsi serve solo ad ottenere una soddisfazione momentanea, quando arriva, oppure una prematura sconfitta.

Ne lessi per puro caso in un libro, stanotte, e alla fine mi svegliai con le idee confuse. Quel libro non l’ho mai posseduto, e mai letto prima. Eppure l’ombra di lei mi è rimasta dietro le spalle, nascosta dalla luce del giorno. Forse materializza nella fantasia un mio bisogno di cura e di aiuto che troppi altri sentono, non mi illudo di essere solo in questo, ma lei c’è, e si è assunta quel compito. Non so se me lo merito, perché non sono solo io ad avere la sua attenzione diretta, e non capisco neppure come possa svolgere questa missione che si è assunta. Forse è sufficiente che io ci creda perché avvenga. Non diversamente da come mi è sufficiente leggere di Lazzaro per sentire che lui in qualche modo sul Po ci torna ogni volta che io percorro in auto la strada sul suo argine. Anche Mafalda a modo suo mi fa capire che la vita di un semplice autore di fumetti, oltretutto morto, conta molto di più di quella di un perfetto idiota tronfio e sparacazzate, ancorchè vivo. Sento che una spada leggera e gentile può essermi utile se tenuta dalle mani forti di chi mi potrebbe proteggere. Ciao, Viz.

Si arrampicò sull’albero e arrivò quasi alla sua cima. A oltre trenta metri dal suolo riuscì ad avere una visione sull’intera valle che si estendeva attorno, e sembrava immensa, in una leggerissima nebbiolina mattutina. Fu soddisfatto. Poi un richiamo gli fece alzare in alto lo sguardo. Un falchetto stava volteggiando sopra di lui e capì che il piccolo rapace, con la sua vista, vedeva molto più lontano. Si rese conto del suo posto, che stare sull’albero era pericoloso e che non sarebbe mai stato un falco ma solo un giaguaro.

                                                                          Silvano C.©   


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sabato 24 ottobre 2020

la festa dei morti

Non tutto ciò che sembra male alla lunga si rivela cattivo, e non tutto ciò che all’inizio attrae come bello e buono mantiene le promesse. Io ad esempio ho sempre la faccia nera, sono scostante e non di rado rispondo male, eppure sono un buon diavolo, senza gloria e senza infamia. Mi si può giudicare mediocremente passabile. Ovviamente è il mio alter ego che parla, non io, e quello, quando inizia, poi procede a ruota libera, col solo freno della sua fantasia più o meno limitata.

La cosa brutta del presente è che quando si mostra aggressivo, pieno di incognite e di pericoli, non permette mai di capire quando passerà la palla ad un futuro migliore, che ovviamente prima o poi deve arrivare. È un problema. Nell’attesa si è autorizzati a pensare al peggio. Il peggio è in effetti possibile non sapendo sin dove la sorte può spingersi al fondo prima di risalire. Dopo la notte arriva l’alba. Dopo la guerra arriva la pace. Dopo un funerale si cerca di vivere di più, in certi casi si festeggia quasi, ricordando chi è partito. E sono giorni  particolari per i morti quelli che si avvicinano. Alcuni di loro fanno festa.

Alcuni, lo so per certo, stanno a guardare i lavori rimandati da mesi che puntualmente arrivano, come le pulizie pasquali. E vedono che i vivi si muovono più del solito dove loro sono abituati a maggior silenzio e calma. Vedono gli ipocriti che si fanno vivi solo una volta l’anno, quelli che portano fiori e lumini, quelli che si mettono in gruppo a parlare, quelli che vanno in giro a curiosare e chi, magari, viene anche per portare un po' di cibo ai gatti che fanno compagnia quando i cancelli si chiudono. In fondo ai morti la loro festa piace, è un diversivo, e anche loro sanno di essere precari dove stanno, e salutano chi viene portato via. Io non so cosa farò né cosa penserò da morto. Se farò o penserò qualcosa. Non scommetto perché non mi piace perdere. Tu potresti aiutarmi un po' in questo, darmi qualche idea. Mi rendo conto di chiedere troppo, chiedo scusa, e mi auguro che questi giorni siano migliori per te, che tu ti distragga guardandoti attorno, osservandoci. Sono cambiate talmente tante cose in questi anni che se ci penso provo rabbia, e sono felice solo per quelle brutte che tu non hai vissuto direttamente, e in qualche modo hai scampato. Non so cosa significhi tutto questo, forse tu sì. Ciao, Viz.

                                                                          Silvano C.©   


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venerdì 23 ottobre 2020

il pero e il cioccolato


Cuneesi al rum, Tartufi al fondente nero, Cremini FIAT, 

Baci Perugina, Lindor al latte, Nocciolato di Piemonte, 

Mozartkugeln, Praline ripiene al liquore, 

Boeri Zaini, Tavolette lussuriose Novi, Nero nerissino, 

Gianduiotti Pernigotti, Ripieni al maraschino Vecli, 

Superlativi alla nocciola, Sogni d’Angelo,

 Carezze al gusto, Sublimazioni d’amore,

Libidine nera…


I cioccolatini, per ora, sono raggiungibili. In quest’incertezza micidiale data dalle previsioni impossibili su quello che ci aspetta tra una settimana, un mese o un anno il cioccolato resta una certezza. Lo so che tu lo hai sempre associato alla carenza di affetto, e questo me lo ripetevi in parte sul serio e in parte per prendermi in giro, con tutti i significati associati. Sono pienamente consapevole della funzione consolatoria del cioccolato, e della sua dipendenza prodotta. Del resto il cibo è troppo legato, nel mio caso, all’affetto, alla nostalgia, al ricordo delle persone. In passato sono ingrassato per anni solo per affetto, perché volevo riportare a casa parti della mia vita perduta, ed ho vissuto i piatti tipici della mia regione, legati alla mia famiglia ed agli amici, non come semplice cibo, ma come atto di compensazione, un doveroso richiamo alla loro presenza. In questi giorni di inizio freddo, in attesa dell’ora solare e quindi di giornate un po' meno luminose, il cioccolato ritorna. Vorrei comprarti tutti, assolutamente tutti, i vari tipi di cioccolatini che col tempo conoscemmo ed amammo, ma devo trattenermi, perché anche se li compro per te, e magari tu sorridi, poi non mi aiuti a consumarli, e questo non mi piace.

Ricordarai di sicuro quanti ne avevamo in casa in quel dicembre del 2016… talmente tanti che poi, prima che l’anno terminasse, alcuni li regalammo, ed erano tanti, a chi ti aveva seguito. Non avrei sopportato di vederli in casa troppo a lungo, non avremmo mai potuto consumarli tutti prima della primavera, volevano essere un legame alla vita ma avevano fallito la loro missione. 

Non so perché mi capita di associare il cibo alle persone, e per quale motivo in particolare il cioccolato ad alcuni momenti, ma intanto dimmi che cioccolatino vorresti, Viz, o preferisci un marron glacé?

Un albero da frutto decise, da grande, di diventare un pero, forse perché gli avevano detto che il formaggio è buono con le pere. Fu così che, appena gli fu possibile, fece fiorire i suoi rami e, con la stagione giusta, produsse belle e succose pere. La stagione dopo, in primavera, una ragazza si sedette sotto i suoi rami. Si dovette piegare un po', perché lui aveva ancora i rami bassi, ma riuscì ad accomodarsi bene sul masso vicino al suo tronco. Lei sfilò dalla piccola borsa a tracolla un cioccolatino con ripieno di pera. L’aroma arrivò all’albero, che da quel momento si innamorò della ragazza e del cioccolato dimenticandosi del formaggio.

                                                                          Silvano C.©   


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giovedì 22 ottobre 2020

tornerà il sereno

Odio il pessimismo, che spesso è solo l’oggettività espressa senza alcuna indulgenza, e non lascia spazio alla speranza, ma forse odio di più l’ottimismo, che fa vivere meglio ma un po' illude e consola. In altre parole sono confuso, e tendenzialmente cado spesso nel pessimismo, anticipando tragedie e problemi che non arriveranno.

Credo che chi sopravviverà vedrà nuovamente il sereno, e in qualche modo si ritroverà a poter continuare ciò che stava facendo ed ha dovuto interrompere oppure troverà nuove vie da seguire. Temo però che rispetto a un anno fa le persone in difficoltà saranno di più, che la ricchezza si concentrerà ancora e che i nuovi poveri aumenteranno. Spero di sbagliare. Mi auguro di essere in errore e che il sereno arriverà non solo in cielo ma pure dentro di noi. Intanto è importante resistere. Continuare con i propri compiti primari, eliminare ciò che si può eliminare, senza esagerare, e attendere la fine di questo periodo, ancora lungo e non concluso.

Io non posso che ricordare quello che mi dici, mi riporti all’attenzione, mi provi con quello che vedo e mi fai capire. Ho la testa dura, lo so, e aspetto. Ciao, Viz.

                                                                          Silvano C.©   


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