domenica 26 febbraio 2017

il mio posto delle fragole


È durato una breve stagione, ed ora sarà stato distrutto, come molto di ciò che riempie la memoria di tutti noi.

La memoria ha il compito di salvare il ricordo di ciò che è stato importante, non di salvare ciò che è stato importante.

Stava sul retro di quella casa, in affitto, ammobiliata, eppure veramente mia come mai nessun’altra casa prima.
Una casa gelida in inverno, ma caldissima per ciò che conta nella vita. Ti lascio immaginare a cosa alludo.
Andammo in montagna, un giorno. Portammo con noi, al ritorno, poche piantine di fragole di bosco. Le sistemai in quello spazio dimenticato.
Presi l’abitudine di andare a vedere come crescevano, ed iniziai a contare le nuove piantine che venivano mandate a colonizzare il mondo.
Rimasi ore credo a guardarle, ma non ne mangiai mai nessun loro frutto.
La stagione del mio personale posto delle fragole era finita.
Altrove ci chiamava la nostra vita, e le nostre scelte. Altrove, ma una parte di cuore è rimasta in quel posto solo mio.

                                                                 Silvano C.©  
 (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

Ben oltre


Ben oltre una vita assieme, con un intero universo di emozioni, con delusioni e slanci, grandi gioie e momenti di sconforto. Ben oltre tutto quanto è stato molto prima, nelle ricerche derise da chi ora, a dire il vero, non so se si può permettere di ridere ancora. Ben oltre sogni realizzati ed altri assolutamente impossibili, privi di ragionevolezza.

Ben oltre esistono un tempo, uno spazio ed una realtà che portano al sorriso ed alla serenità. Ben oltre, esattamente dove sono per mio destino diretto, e dove necessaria resterà la tua presenza, vedrò il futuro che ora sembra ancora avvolto nella nebbia. Io la conosco la nebbia, la conosco bene, per anni l’ho amata ed ancora l’amo, anche se un po’ inizio a temerla perché sa anche tradire. Questa nebbia che ora mi toglie la visuale è di tipo diverso da quella alla quale ero abituato, tuttavia anche questa si alzerà, al momento giusto, e di questo posso essere sicuro. La nebbia, ogni nebbia, deve accettare le leggi fisiche o psicologiche che la governano, e neppure lei vi si può opporre.

Ben oltre ciò che mi appare ora io dovrò accettare di vedere altro, e la nebbia, svanendo, me lo mostrerà. Quello che mi aspetta sarà ciò che sono stato da bambino, sarà la parola di un maestro, il primo sorso di birra (amara) al mare, la vergogna dei vent’anni e di molti anni dopo, la vita che diventa vita, le parole di mio padre, il sostegno tranquillo e fiducioso di mio nonno, tutta la mia famiglia di allora e quella recente, l’inquietudine, la sofferenza, il cedimento alle debolezze, il riscatto e la prova che, per amore, si può soffrire senza farsi veder piangere.

Ben oltre vedo il verde di un prato di montagna, e la memoria ritorna. Vedo l’azzurro del mare greco ed il rosso intenso delle ferite che diventano rose. Vedo l’arcobaleno che non ha confini precisi, che si vede dove non esiste, apparenza fantastica eppure visibile, a tutti.
Oltre tutto questo, però, non so immaginare la tua assenza.

                                                                             Silvano C.©  
 (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

sabato 25 febbraio 2017

un motivo per ...


Lo so, vuoi parlare di certe cose e non puoi farlo con chiunque, neppure con un amico, perché prima ti sfogavi solo con me. Ora però, anche se il gioco è scoperto, voglio fingere di ascoltarti e inizio subito col dirti che era ora che tu lo capissi. Io te lo dicevo da anni, ma tu non mi stavi ad ascoltare.

Tu hai sempre sbagliato a non apprezzare le sue qualità, ad enfatizzare i suoi limiti, come se i figli degli altri non ne avessero. Ti avrò spiegato un milione di volte come tanti raccontino una montagna di balle sulle mirabili gesta della loro prole tacendo sapientemente sugli aspetti che preferiscono non abbiano troppa pubblicità. Tu invece tendi a fare esattamente l’opposto. Sei sempre stato ipercritico. È ovvio che per certi aspetti non hai torto, ma in generale hai sempre avuto un atteggiamento troppo negativo, sbagliando.

Poco tempo fa parlavi con lui - nega se ne hai il coraggio – invitandolo ad essere più serio, più motivato, di stare attento a non perdere la ragazza e che sarebbe un peccato se le cose tra loro finissero per colpa sua. Finalmente, non so per quale ispirazione, hai iniziato a capire. Forse ora ti senti investito di un doppio ruolo, e avverti l’obbligo di dirgli anche quello che gli avrei detto io. Era ora.

Oggi gli hai spiegato che non è solo lui a doversi tener stretta lei, ma che pure lei ha tutto l’interesse a non perderlo. Gli hai fatto capire che non deve sentirsi inferiore a nessuno, e che se lei per qualche motivo lo lasciasse sarebbe la prima a rimetterci. Un altro come lui non si trova facilmente, e di questo deve esserne consapevole.

Ed ora rispondo ad una domanda che mi hai fatto poco fa. Mi chiedevi un motivo per non piangere, perché entri istantaneamente in crisi quando ti arrivano certi pensieri.
Prima hai visto la carrozzina, spostando cose in cantina (finalmente hai deciso di mettere ordine tra le tue cose, e non tra le mie). Ti sono tornate alla mente le tre volte in tutto che l’abbiamo usata. Hai ricordato la fatica con la quale l’ultima volta ho dovuto farmi portare per quell’inutile controllo. Ecco. Ora non sto male come in quel momento. Non so se questo per te è un motivo sufficiente per non piangere, ma, credimi, lo deve essere, o lo deve diventare.


                                                                           Silvano C.©  
 (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

venerdì 24 febbraio 2017

Vecchio professore cosa vai cercando?

Cosa credi che stia andando a cercare? L’amore perduto.
Non quello delle canzoni, dei poeti e dei film romantici, ma il mio, solo il mio, esattamente quello, che a volte per pigrizia non chiamavo amore, che ho dato come scontato ed acquisito per sempre, che non pensavo potesse finire in questo modo crudele, che un po’ ho anche colpevolmente scordato.

Non cerco qualcuna in un portone, o almeno nessuna che possa darmi, di notte, una lezione. Quando la cercai, una di queste pubbliche mogli, capii a mie spese che non cercavo lei. E mi capitò esattamente quello che mi era successo col fumo. Io ancora oggi non fumo, per essere chiaro, ma non perché io sia consapevole che fa male bensì per il motivo molto più banale che fumare non mi procurò, quando tentai di farlo, alcun piacere. Non riuscii mai ad inspirare e fu solo questa la mia fortuna, non il buon senso o la scelta razionale. Non virtù quindi, ma disinteresse o incapacità.

Se cammino tanto di recente è anche perché vado cercando te. Per assurdo che possa essere, sapendo che non ci sei, è te che cerco. Se ho smesso di fare ciò che facevo anche solo pochi mesi fa il motivo sei tu. Col tempo che passa mi manchi di più, e un po’ sono arrabbiato con te, lo devo ammettere. Vorrei la tua opinione su un fatto nuovo, e che magari ti riguarda pure, ma tu non mi rispondi. Tendo a ripetermi. Qualcuno mi dice che io ho il dovere anche di ripetermi, se così mi sento di fare, e che non per questo gli altri sono obbligati poi ad ascoltarmi. Non so che dire.

Io ti cerco, e ti trovo per caso in un posto dove siamo stati. A volte non ti cerco, lo ammetto, penso anche a cose mie, ma poi ti ritrovo in un altro luogo, o compari all’improvviso, come un pugno nello stomaco inaspettato. Ho messo da parte da un po’ quella furia iconoclasta del riordinare o spostare o gettare cose ora inutili ma legate a te. Il fatto è che non sono inutili. E, altro problema sicuramente più grave, succede che spostando scatole, libri, diari e calendari, fogli e buste con biglietti, abiti, soprammobili e piccoli regali sembra che io affondi una lama in una ferita. Ed allora mi devo fermare, ed aspettare che il tempo scorra.

Tu mi dicevi: ma chi vuoi che ti sopporti oltre a me? Già. E poi, quando uscivo ed andavo in biblioteca, a volte nelle stesse ore, al ritorno mi chiedevi se ero andato dall’amante. Io annuivo, e spiegavo che non l’avevo trovata.

Non posso aggiungere nulla a ciò che è stato, che ho vissuto, che ho avuto in regalo. Mi permetto solo di dare un consiglio a chi insiste a leggermi, e che ringrazio. Non rimandare mai a domani un gesto d’amore se lo puoi fare oggi. Ecco, da vecchio professore questo mi sento di dirlo. È una lezione che ho imparato.

                                                                      Silvano C.©  
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giovedì 23 febbraio 2017

fine del tempo


Questa è un’altra delle tue fantasie consolatorie, una cosa che ti racconti sperando di convincerti che è vera, una via parallela e surrogata della Fede, visto che ti professi non credente, o, per dirla più precisamente, diversamente credente. In qualche cosa credi, è ovvio, quindi non ti va di essere definito comodamente e pigramente da qualcuno non credente. In ogni caso ripeto: è una tua fantasia. Non hai uno straccio di prova o dimostrazione, ma solo conclusioni emotive legate anche al fatto che recentemente hai perso lei, e ti aggrappi ad ogni idea per giustificare l’ingiustificabile.

È possibile. Che tenti di trovare consolazioni è vero. Che ogni giorno io non ripensi a lei è praticamente impossibile. Ammetto di non essere molto credibile, quindi, e di contraddirmi. Credo pure di cambiare poco a poco le mie posizioni su vari temi sui quali ero più sicuro. Non voglio assolutamente tentare di convincerti, e forse neppure di convincere me stesso. Io metto assieme fatti, come li ho vissuti, come mi sono stati riferiti, come mi hanno toccato nella carne viva, dove fa più male. E di consolatorio, credimi, non c’è molto. Non riesco a diminuire di un solo grammo il dolore. Non vedo luci nuove che prima non vedevo. Non sono neppure certo di questo che penso.

Però ci stai ricamando sopra, e non poco.

Certo che è così, altrimenti non staremmo qui. Tu prendi questa idea come una tesi. Se non ci credi, liberissimo di farlo. Io te la spiego di nuovo ed aggiungo particolari, visto che me lo chiedi. Farò alcuni esempi, stavolta. Citerò persone e circostanze. Fatti veri, non inventati. Solo niente nomi né possibilità di risalire direttamente alle situazioni. Sempre che tu non ne sia stato in qualche modo testimone, ovviamente.  

Un uomo avanti con gli anni viene ricoverato con un blocco intestinale. La situazione è molto grave, ma si prospetta la possibilità di salvarsi, con una colostomia. Per i medici la situazione potrebbe evolvere in questa direzione, e in ospedale lui si assopisce, poco a poco. In casa la situazione sarebbe difficile da gestire anche perché la moglie ha già problemi suoi e la figlia sarebbe in difficoltà. Decide, in qualche modo, di farla finita. Tentano cure, ma lui, in pochi giorni, stabilisce che il suo tempo è giunto al termine. E così avviene.

Una donna è da tempo malata, non è più giovane, ha lavorato tutta la vita e viene spostata da una casa di cura ad un’altra. Il sistema sanitario non sa più che farsene, è solo una spesa senza speranze. Prima, molto prima, quando era ancora cosciente, parlando col marito chiedeva come stavano messi dal punto di vista economico e lui la tranquillizzava, mentendo, spiegando che stavano semplicemente usando la sua piccola pensione. Poi, sempre prima di perdere il contatto con la realtà, di comune accordo col marito sistema una situazione tra i figli. Infine entra in coma, irreversibile. Resiste a lungo, sino a quando può. Lo fa per il marito, che in ogni caso trova conforto nella sua presenza anche se lei ormai è andata via, quasi del tutto. Poi, quando si tratta di essere spostata in una struttura abbastanza costosa, lei, che ha vissuto sempre risparmiando e rinunciando, decide di rinunciare definitivamente alla vita ormai solo vegetativa. Saluta mentalmente suo marito, un ultimo pensiero a lui ed ai figli, e mette fine al suo tempo.

Un’altra donna, molto anziana ormai, sopravvissuta a tutti i suoi famigliari, arriva alla fine della sua corsa dopo aver resistito tanto tempo specialmente per stare in qualche modo vicina alla figlia che vive con lei. Quando in qualche modo capisce che un’altra figlia sta per andarsene si rende conto che tocca prima a lei, che è naturale che sia così. Ed abbandona la vita.

Ed ora un ultimo caso. Ne avrei altri, e tutti in qualche modo mi darebbero sostegno se letti nel modo mio, ma intendo fermarmi. Lei è ammalata e non vorrebbe andarsene. Avrebbe progetti da concludere e realizzazioni tanto attese da vedere con i suoi occhi. Da tempo però combatte anche con altri problemi e il desiderio di una vita tranquilla sa che non sarebbe destinato ad avere molte speranze. È per sua fortuna consapevole di essere amata da chi la circonda e lo dice in modo chiaro, ma quando si rende conto che potrebbe diventare un peso, che per lei non ci sono vere speranze, si abbandona alla paura ed all’ignoto, lascia la sua vita per preservare quella degli altri. A modo suo, con l’unica arma che le è rimasta, la rinuncia.

Tu sei solo un visionario. Non esiste quello che dici. Non siamo noi a decidere quando staccare la spina, in particolare quando non ne abbiamo alcuna facoltà.

Ne sei veramente sicuro?

                                                                           Silvano C.©  
 (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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