venerdì 30 giugno 2017

Immagino un pittore



Ho comprato tela, colori e pennelli ed ho iniziato a lavorare sul quadro che immaginavo ieri.
Ammetto che non pensavo fosse tanto difficile dipingere, trasferire emozioni e realtà, inseparabilmente legate, su una superficie assolutamente libera, una vera tabula rasa (a due dimensioni, una terza ottenuta con artifici tecnici ed una quarta lasciata all’abilità dell’artista). Credevo che tutto mi sarebbe venuto di getto, che ogni cosa avrebbe preso il suo posto con naturalezza, senza sforzo alcuno da parte mia. Mi illudevo insomma che il quadro si dipingesse quasi da solo. La mia fretta maledetta, la mia ansia di arrivare quando ho in testa una meta, la mia paura di far tardi dopo periodi di indolenza per me quasi fisiologici, o forse zoodiacalmente determinati. (Ma io poi ci credo all’astrologia? Pensavo di no).

E intanto riflettevo sulla felicità, perché anche quella vorrei sfiorare o far intuire dal dipinto. Su quella consapevole, in particolare. Ed ho capito che non sono mai stato, in tutta la mia vita, consapevolmente felice. Quando soffrivo per qualche motivo, come mi capita recentemente, è evidente che non potevo e non posso essere felice. Quando poi lo sono stato, e lo sono stato, potete credermi, non me ne rendevo conto. Vivevo felice ma senza sapere di esserlo. Appena capivo la mia fortuna, ed intuivo la felicità che mi stava vicina, subito la incrinavo col timore di perderla.

Ora il quadro è solo accennato. Ho tracciato pochi segni, in modo timido ed incerto. L’ho fatto con una matita dalla mina molto grossa e tenera, giusto per rendermi conto dell’idea generale che avevo in mente. E poi mi sono fermato, volutamente. Devo ancora capire dove voglio arrivare. Devo riuscire ad inquadrare il soggetto dentro di me, a dare il giusto spazio a felicità e bellezza, a speranza e paure nascoste neppure troppo. Giusto. Le paure. È necessario che trovi il modo di esorcizzarle, che il quadro mi aiuti a farlo. Non credo di poterle annullare mai, ma vorrei trovare un’arma in più per controllarle in un momento di particolare debolezza.

Forse immagino troppo, e forse invece dimentico che non sono solo, e che lei viene a trovarmi, quando non me lo aspetto, e mi regala la sua forza, a piccole dosi. E la sua bellezza, anche, che a volte, quando sarebbe stato il momento giusto, ho scordato o non ho capito o non le ho detto abbastanza quanto era bella.
La bellezza è importante che si veda nel quadro, che sia esplicita, e così mi sento addosso tutti i miei limiti nelle capacità di rappresentarla.

Non pensare a ciò che non sai fare, credimi, ricorda tutto quello che invece sai fare, e non scordare lui, la cosa più bella che abbiamo voluto assieme.

Ecco. È questa la realtà, lo ammetto. Io immagino di essere un pittore, ma non lo sono. Non sono un artista, al massimo posso ritenermi un artigiano. Allo stesso modo come non mi posso definire o credere uno scrittore solo perché scrivo come ora. Credo di essere bravo in tante cose, come piccole riparazioni o anche come falegname, a modo mio. Non eccello in nessuna ma mi arrangio in tante. Anni fa mi dicevano scherzando che ero uno da sposare. A volte rispondevo che non sempre ero come sembravo, e che pure io avevo tanti difetti. È da un po’ che non me lo dicono più. Forse perché vedo meno persone, forse perché mi sono accontentato di ciò che avevo già fatto senza tentare il nuovo, o forse perché negli ultimi due anni ho avuto altro per la testa. Ora risponderei, se me lo dicessero, che io sono già sposato, e che non mi interessa risposarmi ancora. E direi, onestamente, che non sono il pittore che immaginavo.

Ancora so immaginare, però, quello sempre, e ancora non so vedere quello che ho, come quasi sempre.

Questo, ammettilo, io te l’ho sempre detto. Tu non apprezzi ciò che hai. Cosa pensi che abbiano gli altri più di te? Non credi che ciò che tu ammiri e vorresti sia solo uno specchietto furbo di chi non ti dice tutto? Non cambi mai, o forse poco a poco stai iniziando. E sarebbe ora.


                                                                        Silvano C.©  
 (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

giovedì 29 giugno 2017

immagino



Immagino che nel silenzio e nel vuoto esista una presenza e che sia esattamente quella che mi manca. Immagino, anzi, che siano più presenze, tutte legate a me, unite dai pensieri della mia mente, richiamate dal mio desiderio, attirate dal mio e dal loro bisogno.

Ecco, se lo immagino soltanto questo non basta per rendere reali quelle presenze, e non c’è modo alcuno per poterlo fare.

Quindi io domattina mi sveglierò, farò le cose di ogni giorno, uscirò e camminerò. Forse incontrerò qualcuno. Mi dedicherò alla spesa e cucinerò. Metterò un po’ in ordine, ricorderò certamente, farò qualche progetto a brevissimo termine, e non cambierà nulla. Il mutamento non ci sarà, ed un altro giorno passerà.

Mi racconterò la storia di un uomo che sapeva immaginare, durante la giornata senza mutamenti, e vedrò coi miei occhi quello che gli altri non vedono. Confonderò quell’uomo con ciò che sono, penserò di essere io quello che può immaginare e realizzare ciò che immagina.

Nel silenzio e nel vuoto, chiudendo gli occhi, tornerò indietro nel tempo e lo trasformerò in un diverso futuro, lo renderò reale.

Comprerò una tela, comprerò colori, comprerò pennelli ed inizierò a rendere vera la mia immaginazione. Non so dipingere ma domani ci riuscirò, imparerò come si fa, immaginerò di creare quel quadro.

Immaginerò che domani, dal silenzio e dal vuoto, arriveranno diverse presenze, tutte legate a me, unite dai pensieri della mia mente, richiamate dal mio desiderio, attirate dal mio e dal loro bisogno.

Racconterò loro la storia di un uomo che sapeva immaginare, durante la giornata avverranno mutamenti, e vedrò coi miei occhi quello che gli altri non vedono. Confonderò quell’uomo con ciò che sono, penserò di essere io quello che può immaginare e realizzare ciò che immagina.

E domani immaginerò di incominciare di nuovo, riempiendo di voci quel silenzio e di persone quel vuoto.

Se lo immaginerò soltanto, dice la logica, questo non renderà mai reali quelle presenze, e non ci sarà modo alcuno per poterlo fare.

Io però so immaginare.


                                                                        Silvano C.©  
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sempre con lievi ed umani passi di danza


Si ama con la mente, col cuore, con tutto il corpo. L’amore è carnale, o lo può essere, dovrebbe esserlo. Quel tipo di amore ovviamente, non l’amore per la musica, l’amore per i genitori ed i figli o altri tipi ancora di amore.

E poi rimane il mistero del corpo che pensa, che quando si ferma, e muore, sembra portare via con sé ogni aspetto di chi quel corpo occupava sino ad un attimo prima. La grande differenza tra chi ha fede nella presenza dell’anima immortale e chi invece non ci crede, pur tra mille diversità e sfaccettature di convinzioni è in questo senso di fine o di continuità, pur se in forma diversa.

E accettare-cercare il corpo dell’altro/a diventa un modo di verificare la profondità di un amore, il suo stadio evolutivo, la sua maturità ed il modo di considerare l’amore.

Quando quel corpo viene a mancare, cosa resta della persona? Se fossi ateo convinto direi nulla, ma il mio guaio è che non lo sono. Non sono credente e non sono ateo. Mi contraddico.

La soluzione allora è danzare, o ammirare chi sa farlo, guardando quei corpi che esprimono l’anima che nascondono, mortale o immortale che sia.
Una soluzione è rispettare il proprio corpo, non solo per un fatto di salute o di estetica, ma perché noi siamo il nostro corpo. Altra soluzione, forse, è non credere in tutto quanto ci viene detto o per pietà o per convinzione profonda.

L’unica cosa certa è che l’essere umano è incerto, sbaglia di continuo. Quando è intelligente aggiusta il tiro, altrimenti si intestardisce in una propria opinione e rischia di diventare integralista. E allora serve danzare.

Chi non ha dubbi mi fa paura, ma chi non ha alcuna convinzione per la quale spendersi è deludente, e non mi interessa. Occorre danzare anche con sé stessi, correggersi, se ci si riesce, quando si scopre di sbagliare, ma anche perdonarsi degli errori immancabili. Non saremmo nati uomini altrimenti, ma animali guidati solo da leggi esterne o dei, sopra ogni legge. E anche gli animali danzano, li ho visti.  Forse lo fanno pure gli dei.



Lei dovrebbe danzare il nostro rapporto con la morte, capisce cosa intendo? Mi spiego meglio. Lei dovrebbe riuscire, coi corpi vivi e sudati, ad esprimere l’enorme incertezza di chi non sa cosa troverà dopo la sua morte. E, qui la cosa diventa complessa e contraddittoria, rappresentare anche la gioia di chi, morendo, è convinto che troverà finalmente un luogo senza dolore, dove rivedrà chi ha amato in questa vita. Lei e la sua compagnia devono darmi questo risultato.
Ne parli col suo coreografo, e anche con la sua compagna, che credo potrà darle ottimi consigli. Io accetto ogni soluzione tecnica e non metto limiti al mio impegno economico. Da parte sua mi aspetto che lei non si crei altri limiti dettati da religione o morale. Io non voglio che lo spettacolo che le chiedo sembri censurato da idee ristrette, o sia legato ad una sola posizione di fondo se non quella della massima apertura possibile ad ogni soluzione. Io le chiedo una risposta, se non lo ha ancora capito, ma questa risposta la voglio vedere danzata, rappresentata. Ovviamente la risposta non dev’essere necessariamente una sola. E non scordi l’amore, nel balletto che lei mi preparerà io lo voglio vedere. Deve risultare chiaro che l’amore è, in qualche modo, legato alla morte, e sempre con lievi ed umani passi di danza. Accetta?


                                                                        Silvano C.©  
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mercoledì 28 giugno 2017

dammi

Dammi la calma e la capacità di distinguere sempre, nel caos quotidiano delle sollecitazioni di ogni genere, i motivi per i quali vale la pena impegnarsi, o almeno iniziare a pensarci seriamente, da tutti gli altri, rumore di fondo che distrae e toglie energie inutilmente.

Dammi la forza di continuare tutto quello che ho iniziato e merita di essere concluso, perché un senso serve, aiuta anche altre persone.

Ti direi anche di darmi altre cose alle quali terrei ancora di più, ma queste sono al di là della mia portata, sono oggettivamente impossibili.
E non chiedo la forza del giudice, del guerriero, o del giustiziere. Non saprei usarla nel modo corretto, farei certamente errori, qualcuno ne soffrirebbe per colpa mia, e mi farei prendere la mano.

Dammi un altro tipo di forza, quella di saper sorridere anche di me stesso e delle cose sbagliate che faccio, del dolore e delle perdite. La forza di accettare la vita come sceglie di venire e di non lamentarmi troppo. Un po’ ogni tanto, magari, giusto per sfogarmi, ma senza esagerare.

Dammi la forza di accettare quello che sai e di guardare avanti. Ne ho bisogno.

Vedi, tu che mi leggi, cosa chiedo, ma neppure io posso dirti a chi lo chiedo. Non serve saperlo, credo.
È solo una forma di comunicazione che ho scelto, un artificio per chiarirmi, per capirmi, per rileggermi e vedere se ciò che ho scritto regge o è solo illusione e tempo perso.
A dire il vero però io una mezza idea me la sono fatta, e forse anche tu, ma non diciamolo esplicitamente.


                                                                        Silvano C.©  
 (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

sabbia

Sempre alla ricerca di quello che ci potrebbe essere dietro alla duna, con i piedi scalzi a calpestare la sabbia. L’attesa di un incontro, la possibilità di rubare uno sguardo, il sacro ed il profano, il lecito e l’illecito, e vicino il mare d’estate.

Le montagne sono silenzio, poesia, meditazione e fatica. Ogni montagna però coltiva segretamente il suo sogno, e lo realizza con metodo ed impegno, in modo impercettibile per il tempo umano. Ogni montagna cerca di raggiungere il suo mare, si trasforma lentamente in sabbia per spostarsi, e talvolta chiede aiuto anche al vento, non solo all’acqua che scorre.

La sabbia ed il mare, vicini, ed attorno la vastità del mondo che si trasforma ogni giorno. Quello che era ieri già domani potrebbe non essere più. Sabbia, polvere, talvolta cenere.

La vita sospesa sull’altalena gioca sino a quando il destino lo permette, si dondola, accetta chi la spinge ma non le dispiace a volte ammirare attorno e fermarsi. E poi, ad un certo momento, decide di fermarsi sul serio, e si trasforma ancora, stavolta in vento e ricordo.

E intanto, sulla spiaggia, anche il mare arriva per giocare e spostare la sabbia lasciandosi ammirare da chi ha camminato sin dalle montagne per vederlo e ricordare le giornate felici. Per quelle tristi il tempo è sempre troppo lungo.


                                                                        Silvano C.©  
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martedì 27 giugno 2017

Il miglior regalo è un sorriso


Non so come si possa cancellare ogni cosa e ripartire come se quanto abbiamo vissuto non fosse mai esistito. Certo sarebbe una soluzione riuscire a scordare, annullando così il dolore delle perdite, ignorare da un certo momento in avanti di aver conosciuto una persona, e di aver vissuto con lei quasi quarant’anni.

È il senso della storia che non mi torna, cioè la necessità che tutti noi abbiamo di sapere come mai ora siamo a questo punto, in senso generale. Il secolo breve, come è stata definita la conclusione del secondo millennio secondo il calendario gregoriano, avrebbe dovuto insegnarci tante cose, ma pochi hanno veramente studiato la storia, e, cosa non secondaria, ne esistono troppe e diverse interpretazioni.

Io tuttavia mi dichiaro ignorante se non conosco un tema o non ho studiato un certo argomento, cerco di non vantarmene, e magari provo pure a non farlo notare troppo. Sento che non ci farei una bella figura. Per altri invece ho l’impressione che il non sapere dia una sorta di patente di verginità, l’autorizzazione in buona fede a sostenere qualsiasi fesseria.
In rete poi si raggiunge l’apoteosi. Perfetti idioti e analfabeti funzionali insultano chi ha dedicato la sua intera vita ad approfondire materie sulle quali ci sarebbe ben poco da scherzare. Ma così vanno le cose.

Io, in ogni caso, non riesco quasi a buttare nulla, vecchi biglietti della metropolitana o piccoli oggetti che mi riportano alla mente un luogo e le persone che erano con me legate a quel luogo in quel momento.
La cosa che certamente non riuscirò a scordare è la tua enorme ma umanissima forza, quella che sino alla fine mi ha saputo regalare il tuo sorriso.


                                                                        Silvano C.©  
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lunedì 26 giugno 2017

amico immaginario

So che quello che devo dirti un po’ ti farà male, ma credo che tu te lo aspetti già, almeno in parte, o che inizi a capirlo.

Tu non mi dimenticherai mai, e lo sai. Allo stesso tempo hai il dovere di vivere, se non altro per nostro figlio, e pure questo sai. Ti hanno detto che tu con lui non puoi prendere il mio posto, e intuisci da solo che è così. Il tuo ruolo è diverso. Quello che puoi e devi fare tu e ciò che dici sono diversi da quello che potevo fare e dire io. Sino a questo punto mi hai capita credo, non ti ho detto nulla di nuovo.

La cosa che ti farà male sentirti dire è che sono convinta che tu mi tratti da amico immaginario. Entro certi limiti è perfettamente corretto volere un dialogo che continua, un dialogo reale intendo, anche se tutto tuo, attribuendomi idee o suggerimenti che effettivamente ti ho dato, in vita.
Il guaio, o meglio, il pericolo, inizia quando assegni troppo valore alle parole che immagini io dica. Cioè tu credi che io, in qualche modo, ti parli effettivamente, esattamente come succede ora. È una situazione assurda. Sai che non ci sono più ma continui a pensare, in un angolo della tua mente, che io ci sia ancora, o addirittura che possa ritornare. Ne hai avuto bisogno, lo so, sino ad ora, ma devi iniziare ad accettare in modo diverso e maggiormente consapevole quello che è avvenuto.

La vita che abbiamo vissuto assieme è stata un regalo, per entrambi. Io non sono sostituibile per te, e neppure tu lo sei mai stato per me, sino alla fine. Te ne ho dato prove a sufficienza, credo. Ed abbiamo avuto molto. Ora però devi iniziare a staccarti da questa specie di enorme coniglio bianco che stai creando. Prenditi il tuo tempo, non farlo immediatamente e concediti pure tutte le ricadute che vuoi, ma pensaci. È sbagliato insistere come fai. Devi trovarti altri interessi, se quelli che avevi prima non ti bastano, oppure devi riprendere in parte quelli, ed iniziare ad immaginare finalmente la tua vita futura senza di me.

Io non ti lascerò, è chiaro, ma tu devi vivere in modo nuovo, ritrovare i vecchi amici che pensi ti possano essere vicini e utili, e devi cercarne di nuovi, anche se so che è difficile perché tu sei difficile, e servirà tempo. Devi darti uno scopo, meglio se più di uno. Sai fare molte cose, le hai sempre fatte. Per altre sei negato, e quelle le eviterai. Il tempo non so se ti sarà amico, ma il come tu lo userai dipende molto da te, e devi sfruttarlo in modo da averne piacere, sentendoti utile, realizzando un progetto o entrandone a far parte.

Per oggi credo che basti. Io resterò sempre dentro di te, ma devi rispettarmi e non farmi diventare ciò che non sono più. Non ti posso dire quello che ora vorresti che ti dicessi. 
Tu ricordami, solo questo devi fare, sino a quando, piano piano, il dolore diventerà più lieve. Se tu immagini di potermi rendere felice, convinciti che la sola via è questa, altre non ne hai.


                                                                        Silvano C.©  
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manca poco


Non è vero che la parte più oscura della notte è quella che precede l’alba, nel senso che la luce torna poco a poco, e quindi prima dell’alba già il chiarore si diffonde nell’atmosfera, in attesa di poter vedere il disco solare sorgere all’orizzonte.

Vedere l’alba è sempre uno spettacolo, in particolare in riva al mare, e solitamente non è esperienza che si ripeta spesso per molte persone, ma basta assistervi una volta soltanto per capire un pochino del suo mistero.

Prima di tutto chi ci sta attorno e condivide con noi il desiderio di assistere allo spettacolo diventa un compagno di viaggio diverso, da quel momento. Ci si potrà anche perdere di vista, ma resterà quel senso di comunione in sottofondo, e rimarrà la sensazione di poterlo recuperare, se lo si vorrà, un giorno.

E poi la potenza del sole, la sua forza che porta vita ma non scorda chi ci ha lasciato, perché la nostra dimensione fisica appare in tutta la sua ridotta importanza, ed è facile capire come noi stessi fummo, siamo e saremo. Il tempo che ripete i suoi cicli obbliga a non restare chiusi dentro il nostro dolore o semplicemente soddisfatti della nostra gioia. Rimane qualche cosa di indefinibile per lunghi attimi, prima che di nuovo le parole, i rumori del mondo che si sveglia e ogni attività riprendano la loro normalità diurna.

In questi giorni di enorme tristezza per la tua assenza ti sento, malgrado ogni logica, vicina. Ogni tanto ho la prova, che tengo per me, della tua presenza, malgrado ciò sembri assurdo. Io non ricordo ora l’ultima volta che ho visto l’alba, sull’Adriatico, ma quella sensazione è con me e mi porta un po’ di pace, mi rende partecipe di una forza che tu già conoscevi ed io molto meno. Me la farai conoscere e capire, ne sono certo.

Ciao, Viz. Oggi era questo che volevo dirti.


                                                                        Silvano C.©  
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domenica 25 giugno 2017

e dopo la tempesta?

Ti devo raccontare alcune cose, Viz, anche se non so se mi senti, o se invece sai già tutto. Recentemente mi sembra che troppe cose vadano a rovescio, ed invece di far piccoli passi avanti io preferisca far danni o che tutto quello che potrebbe funzionare mi crei solo problemi. La realtà vera è che mi manchi, ed io ovviamente esagero. Dovrei prendere le cose con filosofia, sorridere di più e pensare che in fondo nella vita può capitare di peggio (Lo sappiamo bene entrambi).

Nell’ultimo mese ho comprato un box doccia economico che non vale niente ed ho fatto un buco nello sciacquone nuovo che mi ha provocato un principio di allagamento. All’idraulico chiamato in emergenza ho affidato sostituzioni, riparazioni ed altri lavori. Credo che anche se lo pagherò molto, sarà un risparmio.

La tenda da sole non funzionava più, ho fatto cambiare il motore. Quando esco a piedi e guardo verso l’alto ho ancora l’impressione di vederti seminascosta sotto il suo telo, che mi saluti.

Volevo concedermi un paio di giorni in montagna, mi hanno invitato, ma è prevista pioggia per tutta la prossima settimana, quindi rimanderò.

Sono uscito a cena con vecchi amici, ma eravamo tutti stanchi, abbattuti dal caldo e non solo da quello. Pure loro hanno grossi problemi. Io poi ero imbarazzato dal fatto che mentre un tempo anche tu parlavi con loro, ora ero da solo, e mi dividevo, cercando di sdoppiarmi. Difficile da spiegare, ma in sintesi mi manchi anche quando ho l’occasione per distrarmi.

Stamattina verso le cinque poi una grandinata micidiale che ha fatto danni sul nostro balcone, rompendo persino le mollette da bucato. Ovviamente l’auto parcheggiata in strada ne è uscita malconcia e lo scantinato si è un po’ allagato. Avevo previsto di uscire a pranzo in un rifugio in montagna con nostro figlio, quello dove andammo assieme circa due anni fa e che non ti era spiaciuto. Ho dovuto disdire; era impossibile andare viste le condizioni atmosferiche.

Ecco, questo dopo la tempesta. Ma non mi posso lamentare, Viz, Alla fine nessuno di noi si è fatto male.
Io sono uscito quando ha smesso di piovere ed ho visto un negozio a breve distanza da casa nostra, quello che conosci bene, allagato dalla bomba d’acqua per la terza volta in pochi anni. Non è giusto, quello è il loro lavoro, e se un po’ mi stavo costringendo a sorridere la voglia mi è passata.

Immagino che alcune cose inizieranno ad andar bene, prima o poi, è un fatto statistico. Tempo fa il mio oroscopo diceva che dovrei avere una seconda parte dell’anno strepitosa. Tu ci credi? Io ci spero, almeno un po’. Ciao, Viz. Volevo dirti solo questo.

                                                                        Silvano C.©  
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sabato 24 giugno 2017

viva gli sposi


Si è sposata oggi, ed io la ricordo ancora bambina, addormentata con la sua testa appoggiata sulla mia spalla. Inizia il suo tempo, adesso, come è giusto che sia. Le auguro una vita bella, piena di felicità ed anche di dolore, ma non troppo di quello, solo un po’, perché pare che senza nessun essere umano possa restare. Quindi se ci deve essere, che sia il minimo sindacale.

Mi sarebbe piaciuto vedere il matrimonio dei miei genitori. Ho una foto dove sono ritratti assieme, giovani, e sono entrambi molto belli. Ed anche il matrimonio dei miei nonni materni mi avrebbe fatto piacere vedere, anche se il loro lo immagino più triste, con molti più problemi economici e senza aiuti dalle loro famiglie d'origine. A volte funzionava anche così, come adesso del resto.

Viva gli sposi che iniziano oggi una vita assieme in modo ufficiale. L'affronteranno con forza e con amore, si aiuteranno l’un l’altra, avranno porte da aprire ma riusciranno nei loro progetti. Io lo spero. Io ho bisogno di sapere che la felicità è alla portata di tutti, che è quasi un diritto, e che in ogni caso è giusto tentare di raggiungerla.

Tutti abbiamo bisogno di sapere che la vita si può affrontare e che i problemi che possono arrivare sono superabili, qualsiasi scelta si sia fatta. Il padre della sposa non vede molto bene i matrimoni tra gay o tra lesbiche, ed io gli ho spiegato che sbaglia. Ma non è una cattiva persona, alla fine pure lui sa che non è giusto tormentare qualcuno per i propri orientamenti sessuali, tantomeno spingere al suicidio qualcuno solo perché omosessuale e tormentare pubblicamente chi, in fondo, non ci fa nulla di male, ma desidera solo vivere.

Viva gli sposi, che abbiano pietà delle debolezze reciproche, e che accettino anche chi non viene accettato dal padre di lei.

Anni fa ricevetti una proposta da un uomo, e il mio problema fu come dirgli la mia posizione senza ferirlo. Credo di esserci riuscito bene allora. L’ho rivisto recentemente, dopo anni che non mi capitava, ed è stato piacevole scambiare qualche parola con lui, mi ha fatto bene.

Viva gli sposi, e che oggi sia una giornata magnifica per loro, da ricordare per tutta la loro lunga vita.

                                                                        Silvano C.©  
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l’ho visto

A volte mi definisco diversamente credente, anche se da un po’ concedo poca importanza alle definizioni e cerco di puntare maggiormente al senso attribuito ai valori, alla sostanza del comportamento, all’esempio chiaro ed esplicito dei fatti.

Dopo la premessa un po’ pleonastica devo testimoniare che l’ho visto, anche se lo capisco meglio ogni giorno di più.

L’amore terreno, fisico, sessuale, amichevole e spirituale allo stesso tempo, fatto di complicità e di progetti, di sacrifici finalizzati, di pensiero costante per i figli, di errori condivisi o perdonati, di attrazione e di dedizione… e di tanto altro, esiste.
Io ne ho avuto un esempio nei miei genitori, e specialmente in quanto ha fatto mio padre dopo che mia madre ha iniziato ad avere grossi problemi di salute.

Anni ed anni di vicinanza in tutti i sensi, di volontà di riempirle la vita, portandola in giro in auto anche quando non riusciva più a camminare, seguendola sempre nel suo lunghissimo calvario durato anni ed anni.

Se giustizia esiste, mia madre non ha avuto un trattamento giusto dalla vita. Se giustizia esiste questa ha preferito altri, ne sono convinto.
Tuttavia mia madre è stata amata come poche altre, è stata mantenuta in vita dalla volontà di non perderla di mio padre, è stata spostata da ospedali e cliniche secondo burocrazia e regolamenti, e lui non l’ha lasciata sola mai, ovunque si trovasse, estate e inverno.
È stata ricoverata anche in quella clinica di Ferrara dove venne assistito Federico Fellini, e anche lì mio padre non mancò mai. Io ricordo che una volta le portai un uovo di cioccolato, era Pasqua, e lei credo che ne assaggiò un piccolo pezzetto.

Ma era lui che le stava vicino. Noi due figli eravamo entrambi lontani, sposati e con la nostra famiglia. E mio padre mai un lamento per quello che doveva fare. E voleva fare tutto da solo, sino a quando fu costretto ad accettare un aiuto esterno.

Se io ti avessi amata così, Viz, se solo fossi stato capace di essere come mio padre. Ma ognuno di noi è ciò che è, fa ciò che sente o che puo’, affronta la vita e la sofferenza secondo i propri mezzi umani. Tu mi dicevi sempre che avrei iniziato a portarti in giro anche se tu fossi rimasta immobilizzata, come mio padre faceva con mia madre. Ed in effetti in questo non sbagliavi di molto. Io ci ho provato, almeno un po’, ma tu te ne sei andata molto più in fretta, e più giovane. Non me ne hai dato molto di tempo per vedere dove potevo arrivare.

Io posso dire quindi che l’amore l’ho visto, quello che si può vedere in terra, quello che tutti noi possiamo sperimentare ora, se abbiamo vicino le persone giuste, senza aspettare una vita futura, senza rimandare ad un domani ipotetico. E serve tanta forza, non l’aiuto di qualcuno.
L’amore la forza la sa trovare, se occorre, senza chiederla ad altri.


                                                                        Silvano C.©  
 (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

venerdì 23 giugno 2017

grazie

Grazie prima di tutto del tuo dolore, della tua malattia e del modo col quale li hai affrontati. Grazie delle paure che hai vissuto ed in parte mi hai nascosto, delle speranze che abbiamo condiviso, del chiedermi aiuto quando ti serviva, di come mi hai fatto vivere circa un anno e mezzo della mia vita.
Grazie di come te ne sei andata, mentre io speravo che sarebbe stato possibile rimandare, rimandare, rimandare ed ancora rimandare. Ma non sarebbe stato giusto, per nessuno.

Grazie di aver creduto in me sino alla fine, di avermi chiesto, di avermi accettato anche quando sbagliavo (Ed io ho sbagliato tante volte. Sia negli ultimi giorni, sia negli ultimi mesi sia tanti anni fa…).

Grazie delle litigate folli, delle parole fuori posto e poi rientrate dove dovevano stare. Grazie dei brutti momenti affrontati assieme. Grazie di come mi hai sopportato tanto a lungo sino a farmi credere di essere migliore di quello che sono, e più forte, molto più forte.

La mia testa è impegnata nel tuo pensiero fisso dal quale mi distraggo spesso, è vero, ma che poi ritorna, salvifico, rassicurante.
Recentemente ho fatto tali errori con il trapano che ha forato nel posto sbagliato, con l’acquisto di un box doccia scadente, con valutazioni discutibili riguardo alla precedenza da dare in una serie di lavori da farmi dubitare di essere ancora in grado di eseguirli, certi lavori. Forse è solo il caldo, forse la sfortuna, forse non so cosa, ma mi manca la possibilità di telefonarti dei miei dubbi per chiederti un consiglio. Poi, lentamente, mi calmo, e di nuovo avverto che tu sei qui, non sei mai uscita di casa, non mi hai mai scordato.

La mia è una malattia incurabile, che se va bene potrò solo tenere sotto controllo, non di più. Un vicino col quale ho scambiato due parole stamane mi ha detto che un amico ha perso la moglie ormai sei anni fa, che è un po’ più giovane di me, ma che ancora non ha superato quel lutto. Quindi so cosa mi aspetta. E ti ringrazio anche di questo.

Non intendo scordarti. Appena mi renderò conto che non ti dimenticherò anche se farò altre cose, che posso ridere con un amico, vecchio o nuovo che sia, senza farti alcun torto, che potrei anche avere progetti strani e mai pensati prima senza escluderti dalla mia vita, allora forse sarò finalmente arrivato dove mi piacerebbe arrivare. Vivere senza di te ma con te. Ancora però non ci sono, lo ammetto.

Grazie poi delle mille cose belle che abbiamo condiviso, non solo del dolore. 
E qui l’elenco sarebbe lungo, troppo lungo anche solo per accennarlo. Grazie della libertà che mi hai lasciato e che so che ti è costata. Avrei potuto essere migliore? È possibile, ma certamente non senza di te.

Ciao, Viz. Dovevo solo dirti questo.


                                                                        Silvano C.©  
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