domenica 21 giugno 2026

non è una recensione

La storia inizia con una ragazza che cerca una stanza per la notte in un albergo improbabile, con un portiere di notte pure lui improbabile. Entrambi però sono umani, improbabili e particolari ma umani, diversi e apparentemente incompatibili che a modo loro si cercano. Tutti finirà come ogni storia merita, consolatoria il giusto, ognuno capace di recitare la sua parte stando al suo posto, anche l’ultima comparsa. Le ambientazioni sono particolari, ricercate e, come spesso avviene in questi casi, uscendo da una porta ci si trova catapultati in un altro luogo distante centinaia di chilometri. Eppure tutto sembra vicino, anche il mare. E pure chi all’inizio sembrava indisponente e antipatico si riscatta, rivelando che non è come sembra, che ogni singolo gesto ha un perché ed è la vita che lo giustifica. La vita finta lo vuole, e ancora non so capire dove sia la finzione e dove la realtà. Voglio vivere un film della mia vita come lo scrivo io, con sorprese previste e dolori rimossi anche se vissuti. Voglio perdermi dove non ci si perde se non per un paio di ore, e poi uscire altrove. Quando esco vedo coppie che litigano e sono fortunate a poterlo fare. Vedo bambini fastidiosi e altri che mi sembrano simpatici. Vedo un vecchio, più vecchio di me, che cammina a fatica e aiuta una cagnetta vecchia pure lei a camminare anche se non si regge più bene sulle sue zampe. Una carezza alla cagnetta la faccio volentieri, e lei se lo aspetta. La vita è anche una carezza.

                                                                                                 Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

sabato 20 giugno 2026

Horror vacui

Il posto vuoto non è uno solo, tu ne hai lasciato di più, troppi che neppure conosco e magari non ricordo oppure ho rimosso. Credo sia un bene. Un vuoto che prima era occupato mi lascia spiazzato, disarmato, e se alcuni di questi posti non li ho presenti posso fingermi tranquillo, in parte soddisfatto, ne ricavo consolazione. Nel mio mondo ideale e di fantasia, che molti neppure vogliono prendere in considerazione ritenendolo malato, ho modelli che si adatto e si evolvono, ma con lentezza e non senza dolore. Recupero e mi pento, ricordo e tento un’operazione di mantenimento, da retroguardia che può solo rallentare non fermare. Così colmo alcuni vuoti rioccupandoli di forza, in parte facendomi violenza e abituandomi alla nuova realtà. Potrei egoisticamente avere di più? Credo sia possibile, ma considerando quanto ho dato ammetto che devo ritenermi soddisfatto. La tua sedia, il tuo asciugamano, il tuo spazio nell’armadio… nulla alla fine. Sono trascorsi quasi dieci anni. Sto lasciando un appartamento nel quale il tuo vuoto pesa irrimediabilmente. Dopo dovrò reinventarmi qualcosa. Ciao, Viz.

                                                                                                 Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

venerdì 19 giugno 2026

Cosa lasciare

Nel giorno del grande viaggio devo farmi trovare pronto. Ho voglia di meraviglie, a partire dal mattino. Mi piace poter decidere ad ogni crocevia che incontreremo, senza contare sul fatto che arriveremo esattamente dove pensavamo, magari sarà in un altro posto che spegnerò il motore prima della notte. E se pioverà andrà bene, se ci sarà il Sole ancora meglio, mi piacerà comunque. Dicono che ci si sposta meno, lo dicono ma non ci credo.  Vedo tanti che partono, ne vedo molti che passano, alcuni li colgo nel momento che si fermano. Chissà se è il loro grande viaggio o uno tra i tanti, un semplice viaggio nel quale l’orologio conta. Alcuni mi salutano prima di partire, non tutti. Nel giorno del grande viaggio devo assolutamente farmi trovare pronto, devo pensare sin da ora a cosa portare, e cosa lasciare.

                                                                                                 Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

giovedì 18 giugno 2026

Come ai vecchi tempi

Dopo passo a trovarti. Sarebbe maglio telefonarti prima, lo so, ma se lo faccio che sorpresa è? Molti anni fa, prima che poco alla volta nelle case arrivassero i telefoni a parete, era normale andare a casa di amici per cercarli col rischio di non trovarli. E non c’era modo di avvisarli o prendere appuntamenti, salvo con la posta, ma i tempi si allungavano. Quindi si aspettava che qualcuno potesse suonare o bussare alla porta, oppure si andava a di persona. E capitava magari che ci si incontrasse in giro, al bar o in polisportiva, era quella la modalità comune. Ed ora perché non telefono? Non esiste una spiegazione logica, potrei farlo, anche solo mandare un messaggio, ma ho deciso di no. Esco, prendo la bicicletta e poi con calma pedalo sin sotto casa tua e suono al campanello. Ci sarai?

                                                                                                 Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

mercoledì 17 giugno 2026

perfezione

È questo il momento magnifico, l’irripetibile, il solo, di altri non v’è connezza, sapienza o esperienza. 

Sappimi dire, altrimenti, oltre al presente, cosa c’è. 

Conosco rimpianti e rimorsi, memorie e immagini rubate non più presenti, bellezze svanite e gioventù rimaste ai quei tempi nei quali lo furono. 

Potrei citare alcuni amori, non molti, mai nati e solo fantasticati o neppure questo, perché il timore era troppo, e la fantasia non sufficiente.

Delle cose perdute me ne faccio convinzione, delle persone andate non so se e quando darmi pace, ma ora è tutto perfetto, solo ora, ché stasera avrò già scordato. 

E tu dove sei, adesso? Se ora ho tutto devi essere qui, fatti vedere, dammi un segno, mi basta un sorriso.

                                                                                                 Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

martedì 16 giugno 2026

Come nascono/finiscono gli amori?

La casa è una lavatrice che lava ogni cosa, biancheria e abbigliamento, strofinacci e tovaglie. Il possesso o la possibilità di usare la lavatrice rende autonomi, apre le porte all’indipendenza, alla possibilità di creare una nuova famiglia lasciando, senza scordarla, la famiglia di origine. In misura minore è così anche la lavastoviglie, pure la lavastoviglie aiuta a creare e a mantenere una nuova famiglia. E lo dico sapendo di leggere solo in parte la realtà perché penso a una coppia che durò un interminabile attimo senza sapersi consolidare. Entrambi non amavano lavare i piatti, discutevano su chi dei due era di turno per farlo, e ne discussero sino a quando decisero che la loro convivenza era arrivata al capolinea. Non saprò mai cosa sarebbe successo se avessero comprato una lavastoviglie. Per me lavare i piatti non è come andare in gita ma se devo lo faccio senza troppi problemi, chissà se è per questo che noi due siamo durati, ma pure questo non lo saprò mai, anche perché comprammo, appena potemmo, una lavastoviglie. Ma quello che contribuì a creare la nostra coppia fu la lavatrice della quale tu disponevi quando io ancora portavo la biancheria a casa dei miei, tornando a Ferrara da Riva del Garda. La tua casa in affitto, quando ci conoscemmo, era arredata in modo moderno e con lavatrice. La mia casa di allora era più spartana, senza riscaldamento centrale e senza lavatrice. Per mesi, quando potei avvicinarmi a quella macchina meravigliosa, ricordo che lavai ogni cosa possibile, non solo lenzuola e biancheria, ma tutto quello che poteva essere lavato. Chissà se è anche così che nasce l’amore. Ciao, Viz.

                                                                                                 Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

lunedì 15 giugno 2026

Entropia

Chi è più bravo di me ad affrontare la vita sa come ci si comporta in mille occasioni diverse che personalmente, quando mi capitano, mi lasciano senza forze, senza idee, senza una bussola e senza una prospettiva. In tempi recenti sposto, elimino, riordino, e affronto gli spazi. Viaggio pure, in questo marasma di attività e decisioni. Tendo a riempire gli spazi vuoti e a svuotare gli spazi pieni, non necessariamente in quest’ordine. 

Riempire gli spazi mi permette di svuotare gli ambienti, e magari riuscire a muovermi meglio nell’appartamento dove vivo. Se ho l’accortezza di segnare il contenuto degli spazi riempiti sono quasi certo che io stesso potrò ritrovare tazzine e mutande, libri e posate, pennelli e coperte, e chi verrà dopo di me ne sarà avvantaggiato. Svuotare altri spazi mi permette di verificarne il contenuto, ritrovare cose perdute, decidere di disfami di un maglione infeltrito o di un tegame ammaccato. Tutto questo darmi da fare ha lo scopo di distrarmi da mutamenti seri, da vere e proprie rivoluzioni alle quali mi sto consegnando volontariamente e senza alcuna possibilità di tornare indietro. 

So che alla fine dovrò lasciar andare, che quando verrà il mio turno anche io verrò lasciato andare, è così che funziona, e so anche che nulla di ciò che ho contribuito a realizzare si può definire scientificamente ordinato. L’entropia mi osserva e sorride di tutto il mio darmi da fare, e sotto sotto credo che mi stia anche suggerendo di non prendermi sul serio. O forse sei tu a farlo. Ciao, Viz.

                                                                                                 Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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