lunedì 23 marzo 2026

Sul filo

Restando spesso nel ricordo e fuggendo per il possibile il rimpianto. Nell’equilibrismo la labirintite non s’intrometta a far perdere la direzione e a confondere la superficie in alto col profondo degli abissi, dove la pressione schiaccia senza pietà. Eppure il rischio va affrontato, e più ci si avvicina al personale più è alto. Toccando amicizia e amore diviene praticamente impossibile, per me, mantenere la lucidità. So di una persona che, nata a Ferrara, non pensa in alcun modo a tornarci, non ha alcun rimpianto ma solo molti ricordi da dimenticare. Nel mio caso non so se intendo tornarci, non credo, ma i pochi legami che mantengo non li rinnego e i ricordi di quanto ho vissuto a Cassana, Porotto e poi a Ferrara mi accompagnano ancora. E ricordo bene quel giorno che tu venisti per la prima volta a trovarmi dai miei. Allora abitavamo in via Ungarelli e solo dopo la mia famiglia si trasferì in via Oroboni. Quei giorni a Ferrara prima di conoscerti e quelli dopo sono con me. Perché non dovrei mantenerli? Ciao, Viz. Tu intanto non andare via del tutto.

                                                                                                                Silvano C.©

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domenica 22 marzo 2026

Domeniche a piedi

Per me, che allora avevo poco più di vent’anni, le domeniche a piedi furono una breve e strana stagione. In seguito alla guerra arabo-israeliana e al blocco del canale di Suez la crisi energetica obbligò a una stretta sui consumi petroliferi e per tutti i privati fu vietato l’utilizzo dell’auto personale nelle giornate di domenica. Anche il riscaldamento domestico venne ridotto, gli orari degli spettacoli televisivi, cinematografici e teatrali furono anticipati. La cosa che ricordo bene, visto che allora abitavo a Ferrara, furono gli spostamenti in bicicletta al centro della carreggiata delle strade solitamente occupata dalle auto. Con gli amici di allora andavamo in bicicletta dal centro a Pontelagoscuro, oppure a Borgo Scoline, dopo Porotto. Vedevamo passare solo taxi e autobus, per il resto fu quasi una festa, che durò sino alla primavera del 1974.  Senz'auto la domenica si sopravvive, se a questo utilizzo non è legato il proprio lavoro. Con temperatura più bassa in casa si sopravvive. E si sopravvive pure se i cinema chiudono con l’ultimo spettacolo alle 22. Da allora molto è cambiato ma se finalmente si tornasse a una programmazione televisiva con le trasmissioni di prima serata che iniziano alle 20.30 al massimo e non quasi alle 22 come recentemente non mi spiacerebbe, ma questa è un’altra storia. A quel tempo, Viz, ancora non ci conoscevamo, nessuno dei due sapeva cosa ci stava preparando il futuro.

                                                                                                        Silvano C.©

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sabato 21 marzo 2026

Effimero

Se un grumo di cellule raggiunge la consapevolezza e si crea infiniti mondi immaginari, se avviene tutto questo e la lettura che ne faccio è corretta, da dove arrivano la fantasia e la capacità d'inventare, d’immaginare? Posso pensare che quel grumo di cellule, formate ognuna da elementi chimici tenuti vicini per un tempo limitato e destinate a dissolversi, possa restare in qualche forma, forse immateriale? Posso pensarlo, certo, ma non ho prove a sostegno di nulla del genere. Penso alla possibilità di esistenza eterna, in fondo, una sorta di consolazione. E poi chi potrei incontrare in questo futuro ipotetico, chi? Su una delle nostre calamite da frigorifero una grossa foca dice testualmente a quella vicina “Ti ho donato i miei anni più magri”. Ecco, questa è la sintesi del pensiero che volevo esprimere. L’eterno è effimero, bisogna approfittarne quando arriva a tiro. Ciao, Viz, mi manca il tuo sorriso, mi manca Ferrara, mi mancano persone. Conservo però il tuo sorriso, conservo Ferrara e conservo quelle persone.

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venerdì 20 marzo 2026

Case, cose e persone

Le case sono come chi ci vive, sono come loro. Le case riflettono, in ciò che contengono e conservano, la vita vissuta che non è quella raccontata o che si vorrebbe venisse veramente raccontata. Il grande disordine significa qualcosa, non saprei dire cosa ma ha un motivo. Anche l’ordine quasi maniacale deriva da pensieri non sempre espliciti o consapevoli. A volte le finestre spoglie, senza alcuna tenda se non quelle quasi obbligatorie, vengono da momenti vissuti in altre abitazioni nelle quali ad ogni finestra erano abbinate tende e controtende, magari pesanti e polverose. Un rifiuto insomma, una pretesa di libertà. Ricordo un appartamento in affitto con elementi di arredamento di pregio ma tenuto in modo distratto, spesso con spazzatura accumulata e maleodorante. Credo di aver veramente capito il perché solo quando ho visto la casa di origine, la casa dei genitori insomma. Ogni granello di polvere presente o assente grida e vuol farsi capire. Tutto porta a capire, o dovrebbe aiutare a farlo. Invece di andare da uno bravo potrei semplicemente invitarlo a farmi visita e dargli il permesso di guardare ovunque, in ogni stanza e in ogni armadio, su ogni scaffale e dietro ogni porta. Dopo potrebbe dirmi con maggiore sicurezza di cosa ho veramente bisogno, se di chimica o di fisica, se di rapporti o di nuovi approcci. Tutto potrebbe dirmi, invece di ascoltare ore di racconti di cosa ho fatto, visto, pensato, di verità e menzogne, di sedute piene di parole. Uno bravo capirebbe questo e altro se entrasse in un appartamento a Ferrara e in uno a Rovereto.  Ciao, Viz. Sei presente, lo so, diversamente presente secondo alcuni.

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giovedì 19 marzo 2026

Caro

Siedo al ristorante e tengo il berretto. Perché dovrei toglierlo se mi piace stare così? Abituato da sempre a masticare con la bocca aperta non me ne faccio un cruccio, mi sembra sia un mio diritto. E tu caro, cos’hai da guardare? Mi chiamano al telefono, rispondo, è evidente, e resto seduto. Non mi va di scomodarmi, e neppure di parlare a bassa voce, che poi chi mi sta ascoltando potrebbe non capire. Richiamo con un grugnito la cameriera perché non è veloce a portarmi altro pane, però quando se ne va le guardo insistentemente il culo. Ha un bel culo, notevole. Uscendo e facendo due passi in città incontro un vecchio conoscente, anche lui nato a Ferrara. Parliamo della rotatoria, porca di quella*******, e anche di tutti quelli che vengono a rubarci la casa, il lavoro, gli aiuti, le pensioni e che non fanno altro che spacciare e fregare appena possono. Al negozio, che faccio gestire da un extracomunitario che pago in nero, voglio che emetta meno fatture possibile altrimenti lo mando a cagare e ne prendo un altro. Il lavoro è difficile, i clienti sono stronzi e per mantenermi il minimo devo darmi da fare. Però non mi accontento, e con mia moglie patti chiari, io faccio quello che mi pare ma tu non ti azzardare.

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mercoledì 18 marzo 2026

Il giorno perfetto

Inizia prestissimo, prima dell’alba, alle sei di mattina, colazione e ultimi preparativi poi si parte. Destinazione nota, musica scelta anni prima, molti anni prima, e nessuna notizia in diretta, meglio evitare. Viaggio senza fretta, i tempi non la impongono, mi basta arrivare entro mezzogiorno. Qualche breve sosta tecnica in pochi autogrill, breve passeggiata tra offerte e scaffali. Tutto costa esageratamente, il doppio che nei miei supermercati. Guardo, non m’interessa nulla, non prendo neppure un caffè. Nel viaggio potrei fare mille soste, troppi luoghi mi ricordano una vita precedente, Verona, Mantova, Carpi, Gargallo, Modena gentile, san Luca, Ravenna e oltre. Inizio a vedere il Monte Titano e ormai manca poco. Rimini si presenta con l’Italia in miniatura, dove non mi fermo, e intanto la musica e le canzoni continuano a tenermi compagnia. Entro in città troppo avanti, a sud, mi smarrisco nelle strade ma intanto rivedo la vecchia caserma dove passai ormai cinquant’anni fa, in un gelido gennaio, o forse febbraio. Pensavo di ricordare e invece no, senza navigatore e senza una cartina mi perdo un po' tra sensi unici e traffico imbottigliato. Alla fine arrivo però, dopo aver chiesto come si faceva un tempo. La casa è come ricordo, lei dice che è sporca ma a me sembra ordinatissima e pulita. Io le ho portato poche cose, due per la precisione, e lei mi porge un ricordo, il motivo della mia visita, mi mostra dove sei e non sei. Non dico nulla, vedo il tuo letto, sono venuto per mantenere una promessa con te, non per o con lei, o non prima di tutto per lei, ma per te. E sai bene il perché. Poi usciamo. Una breve passeggiata in spiaggia e rivedo le onde e il mare dopo anni, risento l’odore e cammino sulla sabbia. Mi offre un pranzo, senza fretta, e infatti facciamo tardi parlando e raccontandoci. Usciamo che tutti gli altri se ne sono andati da un pezzo. Poche parole, poi brevi incontri con vicini e un saluto e la partenza. Uscire da Rimini è più facile che entrare, e la via del ritorno per un breve tratto è la stessa, sino alla strada per Ravenna. Anche in questo caso troppi posti dove potrei fermarmi prima di arrivare a Ferrara. Sono stanco e penso che forse non è il momento per la città dove sono nato. Ci ripenso, faccio una sosta dove vedo una piantagione di enormi bambù che sembrano pioppi, fitti fitti. Una telefonata e decido che, proprio perché sono stanco, viaggerò di più e tornerò senza soste per dormire. A Ferrara però mi ho deciso che mi fermo, faccio benzina e un pò di acquisti nei soliti posti, entro in casa per pochi minuti poi riparto, dopo aver preso l'unico caffè della giornata. La colonna sonora musicale è perfetta. Quando sono sull’argine del Po Ray Charles canta Ol' Man River. Non ho voglia di correre, nessuna voglia. La notte e i fari, la musica, il motore che macina tranquillo i chilometri, io che capisco che con un’auto posso ancora arrivare lontano, che ne ho ancora la forza come cantano Guccini e Ligabue. Il giorno è stato perfetto, mancavi solo tu, Roberta, e con te anche Viz.

                                                                                                          Silvano C.©

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lunedì 16 marzo 2026

gioventù

Ecco, è così che inizia: la prima volta che ti chiedi se è quella l’ultima volta. La prima volta che quel pensiero ti sfiora significa che inizi ad invecchiare. E non conta che succeda a venti o a settant’anni. Prima lo spazio era infinito e così il tempo. Dopo sono arrivati steccati, barriere, muri e separazioni. E quel vecchio modo di dire “Non scoparmi i piedi altrimenti non mi sposo più” appare col suo vero significato. Ho iniziato a capire cose che prima neppure immaginavo, e se lo immaginavo fingevo di non capire. Non posso più fingere. Domani non sarà l’ultimo viaggio, probabilmente no, ma questo non lo so. L’ultima volta mi è stata chiara, ma non sempre, a cose avvenute. Ma così è facile, tutti lo sanno. Il difficile è pensarlo prima, prevederlo, senza sfiorare pessimismo e delusione, nostalgia e dolore, solo come osservazione distaccata e oggettiva. So di un grande attore che sin da giovane recitava parti da vecchio, e così sembrava che per lui il tempo non passasse. Purtroppo non ho potuto vederlo a teatro, quando andavo a teatro, era troppo lontano e poi è morto. So di altri che affrontano diversamente il tempo che passa e lo negano, cercano di apparire più giovani diventando patetici. Ero giovane da giovane, non sapevo di esserlo, mi sentivo un po' sfigato e un po' geniale nella mia diversità, stupido sino a fare scherzi atroci tuttavia divertendomi e facendomi, in qualche modo, perdonare. Ma avveniva a Ferrara, una vita fa, una vita che non torna più e non ricordo l’ultima volta che… 

                                                                                                          Silvano C.©

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