martedì 16 giugno 2026

Come nascono/finiscono gli amori?

La casa è una lavatrice che lava ogni cosa, biancheria e abbigliamento, strofinacci e tovaglie. Il possesso o la possibilità di usare la lavatrice rende autonomi, apre le porte all’indipendenza, alla possibilità di creare una nuova famiglia lasciando, senza scordarla, la famiglia di origine. In misura minore è così anche la lavastoviglie, pure la lavastoviglie aiuta a creare e a mantenere una nuova famiglia. E lo dico sapendo di leggere solo in parte la realtà perché penso a una coppia che durò un interminabile attimo senza sapersi consolidare. Entrambi non amavano lavare i piatti, discutevano su chi dei due era di turno per farlo, e ne discussero sino a quando decisero che la loro convivenza era arrivata al capolinea. Non saprò mai cosa sarebbe successo se avessero comprato una lavastoviglie. Per me lavare i piatti non è come andare in gita ma se devo lo faccio senza troppi problemi, chissà se è per questo che noi due siamo durati, ma pure questo non lo saprò mai, anche perché comprammo, appena potemmo, una lavastoviglie. Ma quello che contribuì a creare la nostra coppia fu la lavatrice della quale tu disponevi quando io ancora portavo la biancheria a casa dei miei, tornando a Ferrara da Riva del Garda. La tua casa in affitto, quando ci conoscemmo, era arredata in modo moderno e con lavatrice. La mia casa di allora era più spartana, senza riscaldamento centrale e senza lavatrice. Per mesi, quando potei avvicinarmi a quella macchina meravigliosa, ricordo che lavai ogni cosa possibile, non solo lenzuola e biancheria, ma tutto quello che poteva essere lavato. Chissà se è anche così che nasce l’amore. Ciao, Viz.

                                                                                                 Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

lunedì 15 giugno 2026

Entropia

Chi è più bravo di me ad affrontare la vita sa come ci si comporta in mille occasioni diverse che personalmente, quando mi capitano, mi lasciano senza forze, senza idee, senza una bussola e senza una prospettiva. In tempi recenti sposto, elimino, riordino, e affronto gli spazi. Viaggio pure, in questo marasma di attività e decisioni. Tendo a riempire gli spazi vuoti e a svuotare gli spazi pieni, non necessariamente in quest’ordine. 

Riempire gli spazi mi permette di svuotare gli ambienti, e magari riuscire a muovermi meglio nell’appartamento dove vivo. Se ho l’accortezza di segnare il contenuto degli spazi riempiti sono quasi certo che io stesso potrò ritrovare tazzine e mutande, libri e posate, pennelli e coperte, e chi verrà dopo di me ne sarà avvantaggiato. Svuotare altri spazi mi permette di verificarne il contenuto, ritrovare cose perdute, decidere di disfami di un maglione infeltrito o di un tegame ammaccato. Tutto questo darmi da fare ha lo scopo di distrarmi da mutamenti seri, da vere e proprie rivoluzioni alle quali mi sto consegnando volontariamente e senza alcuna possibilità di tornare indietro. 

So che alla fine dovrò lasciar andare, che quando verrà il mio turno anche io verrò lasciato andare, è così che funziona, e so anche che nulla di ciò che ho contribuito a realizzare si può definire scientificamente ordinato. L’entropia mi osserva e sorride di tutto il mio darmi da fare, e sotto sotto credo che mi stia anche suggerendo di non prendermi sul serio. O forse sei tu a farlo. Ciao, Viz.

                                                                                                 Silvano C.©

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domenica 14 giugno 2026

Casa pasquale

Cerco disperatamente una casa pasquale, non una normale casa natale. A proposito, la mia casa natale quale sarebbe? Mi hanno detto che sono nato in ospedale, non in casa, quindi io ho un ospedale natale, che è esattamente quello in viale della Giovecca, a Ferrara, la vecchia sede intendo. La nuova sede dell’Arcispedale Sant’Anna di Ferrara è stata spostata tristemente fuori dalle mura, ma molto fuori, a Cona. In altre parole la mia casa natale non è più quella che era, e nessuno ha pensato di mettere una targa per ricordare che proprio lì venni al mondo. Le cose cambiano, tutte, una alla volta o in gruppo, sistematicamente o in ordine casuale, ma sicuramente cambiano. Sempre per tornare a luoghi storici che mi/ci riguardano anche la sala dove ci sposammo non c’è più. Nei giorni scorsi sono tornato a Riva del Garda per rivedere il mio amico dentista, e dopo averlo salutato mi è venuta la curiosità di rivedere quel posto. Sono entrato nel Palazzo del Municipio, anche noto come Palazzo Pretorio, in quel momento aperto al pubblico. Sono salito sino all’ultimo piano, nessuno mi ha fermato o chiesto cosa cercavo perché solitamente so essere abbastanza discreto se non incontro controlli inflessibili, poi mi sono arreso e ho dovuto entrare in un ufficio, scelto a caso, e chiedere informazioni. Tutti sono stati gentilissimi. In particolare un impiegato mi ha spiegato che il palazzo è stato ristrutturato a partire dal 1984, più o meno, e quella sala che cercavo io non esiste più. Malgrado questo ha provato a farmi vedere la struttura dell’edificio, ha persino tentato di farmi entrare in una sala consigliare, se ho capito bene, ma era occupata, pazienza. Però avevo esordito dicendo che cerco una casa pasquale, cioè una casa nella quale si risorga, non una semplice casa dove tutti sanno nascere, almeno chi è nato. Ecco, a Riva del Garda sembra non ci sia. A Ferrara non mi risulta. A Rovereto non so, ma è il posto che adesso trovo più probabile posso essere, quindi vada per Rovereto. Ciao, Viz.

                                                                                                 Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

sabato 13 giugno 2026

Fantasmi

È successo anche a te, ne sono certo. Guardi un luogo all’aperto, una casa, un negozio, un angolo della città e vedi immagini che si sovrappongono.  Vedi la realtà e anche ciò che reale non è. Può essere che l’immagine a colori che hai davanti si confonda con un tuo ricordo in bianco e nero. Oppure capita che vedi una persona che hai conosciuto in quella casa ma che non è presente adesso, magari non c’è più da anni. O ancora il presente e un momento passato si legano e si richiamano a vicenda obbligandoti a vedere le differenze portate dal tempo. Personalmente mi capita così di incontrare fantasmi, presenze mai dimenticate o spuntate dal nulla, venute a rimescolare il presente e a confondermi ancora di più. Mettendo da parte tutto quello che rischia di portare solo nostalgia mi può capitare anche di vedere quello che ancora non c’è ma mi aspetto che sarà. In questo caso non ci sono fantasmi, immagino sia il futuro che si presenta per farmi preparare a quello che verrà.

                                                                                                 Silvano C.©

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venerdì 12 giugno 2026

Malgrado me

Scelsi te, una donna, per amico. Era l’anno nel quale Lucio Battisti cantava quel pezzo, sembrava che le parole di Mogol mi riguardassero direttamente, e quello che vissi in quel periodo per certi aspetti fu una copia carbone di quelle parole. Dopo aver perso per strada e mai più recuperato come prima il mio più grande amico, per il quale un paio di volte pensai di avere anche sentimenti diversi oltre all’amicizia, incontrai te. Allora cercavo l’amore, qualcosa di superiore all’amicizia che pure avevo avuto, e dopo varie vicissitudini capitò d’incontrarci. Tu vincesti la mia dichiarata refrattarietà a dichiararmi amico di qualcuno, sostenevo che l’amicizia non esiste, ero influenzato da quello che mi era successo anche per colpa mia. In quel periodo tu mi regalasti una piccola tesserina con le figure di Snoopy e Woodstock che conservo. Sulla faccia anteriore c’è la scritta Hai mai pensato ad un mondo senza amicizia? Sul retro c’era la risposta: Io nemmeno! Oggi sono andato a Riva del Garda, e non ho potuto evitare di pensarti. Sei andata via nel mese di novembre dell’anno scorso, sei stata amica mia e di Viz, dimenticare non è possibile. Grazie di quello che mi hai dato, malgrado me.

                                                                                                 Silvano C.©

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giovedì 11 giugno 2026

Dove?

Contare nulla e capirlo. O contare per pochissimi. Quindi posso permettermi di dire che non hai mai visto e conosciuto le giornate estive di Ferrara, sotto il Sole e l’afa ferrarese, nel silenzio interrotto solo dal ronzio degli insetti e nella solitudine di interminabili pomeriggi festivi. Camminare alle due per andare in centro e rinchiudermi in una sala cinematografica a vedere qualsiasi cosa con l’intenzione di stare un po' al fresco, al buio, e distrarmi aspettando il giorno dopo. Non mi mancano quei giorni anche se li ho vissuti. Forse mi mancherà Ferrara, un po', non so quanto, ma tu non ci sei più e allora per chi o cosa ci dovrei tornare? Pensavo a cose alle quali non penso più, e se le ricordo ancora spero di dimenticarle presto. La vita va, dove non lo so.

                                                                                                 Silvano C.©

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mercoledì 10 giugno 2026

Per amore

Amori sacri e amori profani sono sempre amori, non ne conosco la differenza, non ne ho approfondito lo studio, mi sono capitati, li ho vissuti e confusi. Credo di aver dato amore e di averlo ricevuto, non chiedermi di spiegarti oltre, sono cose mie, sono la vita che ho vissuto e che ho voluto o mi è capitata. Non di rado mi succede di associare la mia malattia o la malattia di chi ho avuto vicino come momenti anche positivi e non solo patologici. Essere stato aiutato e curato quando stavo male è stata una delle cose più belle che ho vissuto, e credo di aver aiutato qualche volta qualcuno, anche se non sempre quando e quanto avrei dovuto. L’aiuto e la cura possono essere divisi tra sacro e profano? Non credo, non lo immagino possibile e immagino sia inumano pensarlo. La cura e l’amore sono coinquilini che abitano gli stessi spazi, sono loro che rendono bella la vita e meno faticosa ogni impresa. La mia più grande colpa è non aver ricambiato sempre, per quello sono da condannare, oppure da assolvere, per amore.

                                                                                                 Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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