Le case sono come chi ci vive, sono come loro. Le case
riflettono, in ciò che contengono e conservano, la vita vissuta che non è
quella raccontata o che si vorrebbe venisse veramente raccontata. Il grande
disordine significa qualcosa, non saprei dire cosa ma ha un motivo. Anche l’ordine
quasi maniacale deriva da pensieri non sempre espliciti o consapevoli. A volte
le finestre spoglie, senza alcuna tenda se non quelle quasi obbligatorie,
vengono da momenti vissuti in altre abitazioni nelle quali ad ogni finestra erano
abbinate tende e controtende, magari pesanti e polverose. Un rifiuto insomma,
una pretesa di libertà. Ricordo un appartamento in affitto con elementi di
arredamento di pregio ma tenuto in modo distratto, spesso con spazzatura
accumulata e maleodorante. Credo di aver veramente capito il perché solo quando
ho visto la casa di origine, la casa dei genitori insomma. Ogni granello di
polvere presente o assente grida e vuol farsi capire. Tutto porta a capire, o
dovrebbe aiutare a farlo. Invece di andare da uno bravo potrei semplicemente
invitarlo a farmi visita e dargli il permesso di guardare ovunque, in ogni
stanza e in ogni armadio, su ogni scaffale e dietro ogni porta. Dopo potrebbe
dirmi con maggiore sicurezza di cosa ho veramente bisogno, se di chimica o di
fisica, se di rapporti o di nuovi approcci. Tutto potrebbe dirmi, invece di
ascoltare ore di racconti di cosa ho fatto, visto, pensato, di verità e
menzogne, di sedute piene di parole. Uno bravo
capirebbe questo e altro se entrasse in un appartamento a Ferrara e in uno
a Rovereto. Ciao, Viz. Sei presente, lo
so, diversamente presente secondo alcuni.
Silvano C.©
(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la
fonte, grazie)