domenica 19 aprile 2026

Andavo a teatro

Andavo a teatro, per molti anni sono andato a teatro. Ho smesso quando mi sono reso conto che mi addormentavo prima della fine delle recite, appoggiando il viso sulla balaustra ricoperta di velluto rosso del loggione dello Zandonai di Rovereto. Quelle ultime volte siamo andati assieme, e poi ci siamo arresi al fatto che, lavorando come facevamo e alzandoci presto il mattino, non reggevamo. È stato un peccato, lo abbiamo capito, ma non avevamo alternative. Una sola volta però, prima di abbandonare del tutto, siamo andati a Verona con alcuni amici per uno spettacolo pomeridiano, se non ricordo male. Non siamo andati per prosa o balletto, ma per una rivista. Lo spettacolo si chiamava esattamente Bentornata signora Rivista e voleva essere una ripresa nostalgica dello spettacolo di molti anni prima, definito anche avanspettacolo. Quel genere ormai era stato dichiarato morto dopo le sue evoluzioni in forme sempre più erotiche col nudo in scena. Ad uno di queste ultime riviste andai convincendo pure un’amica ad accompagnarmi e lei, alla fine, ne rimase molto imbarazzata. Il teatro era il Verdi, di Ferrara. Ebbene sì, ho fatto pure questo, allora sapevo coinvolgere, nel bene e nel male. Intanto sono finite pure quelle ultime riviste, ombre del passato senza un futuro davanti. Quello che finisce perché cambia il vento non si può far rivivere, lo capisco sempre meglio ogni giorno che passa. E non è solo al teatro che ho rinunciato.

                                                                                                                Silvano C.©

                           (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

sabato 18 aprile 2026

Com’è il mondo

Inizia sin da piccoli, non è possibile evitarlo. Magari comincia ancora prima di nascere ma non credo si tratti di cosa ereditaria. Si ascolta, s’impara, poi si continua ad ascoltare e a imparare. Si rimane affascinati da chi sa raccontare paesaggi fantastici, da chi inventa la sua realtà e te la trasmette, da chi narra e sa come farlo. Mio nonno mi raccontava favole, è stato il mio primo affabulatore quando non cercavo realtà ma sogni da vedere e, magari da realizzare. Ho avuto un maestro unico in questo, un maestro delle elementari del quale sono un suo indegno ex-alunno. Lui narrava ma era legato a fatti storici, attuali, scientifici, non intendeva raccontare favole, voleva preparare i suoi alunni alla vita. Entrambi, mio nonno e il mio maestro, sono stati onesti, mi hanno raccontato senza mentire, e anche mio nonno mi ha mostrato la realtà non solo il mio maestro. Mio nonno poi mi ha aperto il mondo del cinema, e dopo di lui quel mondo è sempre stato la mia fabbrica di sogni e di confronto anche col vero. Poi ho avuto altri in grado di catturarmi in alcuni momenti della vita con la loro narrazione, che mi hanno convinto non solo con le parole. Alcuni li ho perduti e dimenticati, anche se immagino abbiano lasciato tracce, altri hanno modificato per sempre la mia percezione del mondo. Il fatto fondamentale è questo, del resto: il mondo non è com’è in realtà, il mondo è come si racconta. Il mio mondo è quello che mi sanno raccontare quelli che sanno raccontare.

                                                                                                                Silvano C.©

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venerdì 17 aprile 2026

Leggere è un’ipotesi

Quando fuori inizia far troppo caldo sono possibili varie soluzioni, non tutte facili o economiche. Prima di tutto, e questo non costa, è possibile uscire al mattino prima che il sole svolga sino in fondo il suo lavoro oppure verso sera, dopo le ore più calde. In casa è meglio tenere le finestre con gli scuri chiusi o le tapparelle abbassate, in semioscurità. Se si ha un condizionatore si può usare, ma ovviamente questo ha dei costi. Potendo si parte per località di mare, solitamente più ventilate e con la possibilità di fare bagni, oppure verso la montagna, dove la morsa del caldo si allenta. E poi sono possibili altre scelte ovviamente, serve solo fantasia. Quella che mi piace di più, e che qualche effetto lo produce, è immergermi nella lettura di un romanzo ambientato tra i ghiacci in qualche località del nord dell’Europa o dell’America, come in Danimarca, Islanda o Canada. Del resto, se ricordi, andammo realmente in Danimarca, in un nostro viaggio di molti anni fa. In Islanda e in Canada non credo che arriverò mai, troppo lontane come mete per chi non vuole usare l’aereo. E poi viaggiare è faticoso, ora non so se rifarei viaggi che facemmo nel passato assieme. Li rifarei a una sola condizione, se tu venissi con me. Capito mi hai?

                                                                                                                Silvano C.©

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giovedì 16 aprile 2026

Parole

Quello che si scrive muore e ciò che è scritto è già morto da tempo, solo la parola pronunciata e ascoltata è viva e mantiene la vita. Nessuna pietà per le favole che mio nonno mi raccontava quand’ero bambino, nessuno me le racconta più con la sua voce e con le sue espressioni del volto che non mi stancavo mai di risentire e rivedere. Nessuna pietà per le telefonate con Roberta, che mi ha salutato un’ultima volta lo scorso novembre e dopo non ho più potuto sentire. E ancora nessuna pietà per quando parlavamo assieme di mille cose diverse, discutendo su ciò che avremmo dovuto scegliere o non scegliere. Dovresti parlarmi ancora di te o di quello che ti passa per la mente, sfruttare ogni occasione reale o immaginaria e usare la tua voce, solo quello mi servirebbe.

                                                                                                                Silvano C.©

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mercoledì 15 aprile 2026

Buchi nelle ciambelle

Quando una cosa non mi riesce spesso me ne rendo conto e l’abbandono prima di insistere troppo. In passato, anche molti anni fa, ho capito perfettamente che come pittore non valgo nulla. Ho consumato inutilmente tubetti di colore, pennelli e tavole, che alla fine ho buttato. Come imbianchino però me la cavo. Non mi sono mai azzardato a comprare tele e conservo i miei pochi dipinti (due) per ricordarmi di non riprovarci. Tuo padre, pur senza essere un vero pittore, ci sapeva fare e conservo diversi dei suoi lavori. Piaceva pure a te vederli appesi alle pareti di casa. Anche Roberta, pure lei non pittrice, sapeva realizzare opere degne di nota, e ne conservo un paio. Altre cose che non mi riescono o non fanno per me? Troppe, ma ne tento un elenco brevissimo. Non sono adatto ad andare in montagna su ferrate, troppo rischio e troppo vuoto sotto. Non so cucinare dolci elaborati, al massimo budini e crostate. Non sono uno scrittore anche se continuo a scrivere. Non so comandare, preferisco eseguire anche se a modo mio. Non so giudicare, e se in passato sono stato costretto a farlo senza poterlo evitare, ho tentato di fare meno danni possibili, tranne in un caso del quale mi vergogno ancora adesso, decenni dopo. Ciao, Viz. Quest’ultima mia debolezza-cattiveria non te l’ho mai confessata, ma è avvenuta anni prima che ci incontrassimo. Fingi che l’abbia dimenticata.

                                                                                                                Silvano C.©

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martedì 14 aprile 2026

Il trittico

Quando l’ho conosciuta, a Riva del Garda, mi ha fatto scoprire molte cose, come Escher e le bolle di sapone, mi ha dato lezioni sull’amicizia e sulla vita, non è mai stata invadente come capitava spesso a me. Accoglieva e sapeva capire. Con gli anni, malgrado la distanza fisica, abbiamo mantenuto un dialogo costante. Io nei primi tempi ho fatto per lei piccole cose da artigiano, tra le altre una piccola libreria bassa in legno di larice e la poltrona d'emergenza di Le Corbusier con multistrato marino, dopo averne scoperto il progetto su un libro che penso di aver smarrito. Sono stati anni creativi e senza rete, non avevo neppure il telefono. Lei, tra le altre cose, mi ha regalato un trittico incompleto. Solo la prima tavola è ultimata, Le origini, le altre due tavole ancora aspettano dopo le prime pennellate e abbozzature. E aspetteranno per sempre. Quando lei aveva iniziato a star male le avevo riportato le tre tavole con la scusa di darle un motivo mentre pensavo egoisticamente alla possibilità che lei me le ultimasse. Al telefono, di tanto in tanto, le ricordavo la sua promessa. Non ha potuto mantenerla. È partita lo scorso novembre, il mese dei morti. Ho riavuto da non molto le tre tavole incomplete, e ho riappeso al suo posto, rimasto vuoto per anni, Le origini.

                                                                                                                Silvano C.©

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lunedì 13 aprile 2026

obblighi

Salgo le scale facendo attenzione a non inciampare e a non scivolare. Prima di uscire controllo che le finestre siano chiuse. Metto in ordine i documenti con una logica intuitiva in modo da poterli trovare quando mi servono. Telefono sempre agli amici che non sento da qualche giorno. Guardo la data di scadenza di medicinali e prodotti alimentari per evitare di usarli scaduti. Quando vado in bicicletta evito il gradino che spesso si trova all’inizio della ciclabile per non danneggiare o forare le gomme. Bevo ogni giorno l’acqua necessaria mentre per il vino cerco di non esagerare. Evito fritti, grassi, zuccheri semplici, bevande gassate e cibo spazzatura. Riguardo alla cosiddetta spazzatura separo umido, carta, imballaggi, batterie esaurite, vetro e lattine, indifferenziata e oggetti da conferire in discarica. Quando esco porto con me documenti, liquido disinfettante, denaro contante e bancomat, sacchetti in tessuto che mi servono per fare la spesa più altre cose utili. A forza di pensare a tutto questo inizio a perdere colpi, a raccontare balle per non sfigurare o ammettere che col tempo alcune cose non le so più fare. La perfezione non esiste se non come parentesi passeggera che svanisce come la nebbia al sole. Credo di avere alcuni obblighi più importanti di quelli ai quali ho accennato nell’elenco appena fatto, uno di questi è non dimenticare chi amo e ho amato, anche se non c'è più.

                                                                                                           Silvano C.©

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