Inizia prestissimo, prima dell’alba, alle sei di mattina,
colazione e ultimi preparativi poi si parte. Destinazione nota, musica scelta
anni prima, molti anni prima, e nessuna notizia in diretta, meglio evitare. Viaggio
senza fretta, i tempi non la impongono, mi basta arrivare entro mezzogiorno. Qualche
breve sosta tecnica in pochi autogrill, breve passeggiata tra offerte e
scaffali. Tutto costa esageratamente, il doppio che nei miei supermercati. Guardo,
non m’interessa nulla, non prendo neppure un caffè. Nel viaggio potrei fare
mille soste, troppi luoghi mi ricordano una vita precedente, Verona, Mantova,
Carpi, Gargallo, Modena gentile, san Luca, Ravenna e oltre. Inizio a vedere il
Monte Titano e ormai manca poco. Rimini si presenta con l’Italia in miniatura, dove
non mi fermo, e intanto la musica e le canzoni continuano a tenermi compagnia. Entro
in città troppo avanti, a sud, mi smarrisco nelle strade ma intanto rivedo la
vecchia caserma dove passai ormai cinquant’anni fa, in un gelido gennaio, o
forse febbraio. Pensavo di ricordare e invece no, senza navigatore e senza una
cartina mi perdo un po' tra sensi unici e traffico imbottigliato. Alla fine
arrivo però, dopo aver chiesto come si faceva un tempo. La casa è come ricordo,
lei dice che è sporca ma a me sembra ordinatissima e pulita. Io le ho portato
poche cose, due per la precisione, e lei mi porge un ricordo, il motivo della
mia visita, mi mostra dove sei e non sei. Non dico nulla, vedo il tuo letto,
sono venuto per mantenere una promessa con te, non per o con lei, o non prima di
tutto per lei, ma per te. E sai bene il perché. Poi usciamo. Una breve
passeggiata in spiaggia e rivedo le onde e il mare dopo anni, risento l’odore e
cammino sulla sabbia. Mi offre un pranzo, senza fretta, e infatti facciamo
tardi parlando e raccontandoci. Usciamo che tutti gli altri se ne sono andati
da un pezzo. Poche parole, poi brevi incontri con vicini e un saluto e la
partenza. Uscire da Rimini è più facile che entrare, e la via del ritorno per un breve
tratto è la stessa, sino alla strada per Ravenna. Anche in questo caso troppi
posti dove potrei fermarmi prima di arrivare a Ferrara. Sono stanco e penso che
forse non è il momento per la città dove sono nato. Ci ripenso, faccio una sosta dove vedo una piantagione di enormi bambù che sembrano pioppi, fitti fitti. Una telefonata e decido che, proprio perché sono stanco, viaggerò di più e tornerò
senza soste per dormire. A Ferrara però mi ho deciso che mi fermo, faccio benzina e un pò di acquisti
nei soliti posti, entro in casa per pochi minuti poi riparto, dopo aver preso l'unico caffè della giornata. La colonna sonora
musicale è perfetta. Quando sono sull’argine del Po Ray Charles canta Ol'
Man River. Non ho voglia di correre, nessuna voglia. La notte e i fari, la
musica, il motore che macina tranquillo i chilometri, io che capisco che con un’auto
posso ancora arrivare lontano, che ne ho ancora la forza come cantano Guccini e
Ligabue. Il giorno è stato perfetto, mancavi solo tu, Roberta, e con te anche Viz.
Silvano C.©
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