mercoledì 23 settembre 2026

Vivere altrove

Adesso che l’estate è finita e la stagione è mite e bella, mi preoccupa il freddo imminente. Fossi ancora in Emilia la mattina avrei già iniziato a trovare foschie e nebbie pronte a sparire col Sole, ma non ci sono più da tempo e ci torno sempre più raramente. Non so cosa sia meglio alla fine, qui in Trentino oppure in Emilia, e se scelte ne ho avute ormai le ho esaurite. Eppure un tempo pensavo, guardando le montagne, di essere in vacanza. Così non era, con gli anni l’ho capito. Ho fatto di un luogo dove non sono nato casa mia. E indietro ormai non m’interessa tornare, certo che ricordo, impossibile non farlo, ma non tornerei. Non tornerei nella mia prima casa di Cassana, non tornerei a Porotto, non tornerei in via Ungarelli, a Ferrara. Se fossi rimasto probabilmente vorrei restarci, credo avvenga così, è avvenuto così a qualcuno che ho conosciuto, la vita fa scegliere e convince pure che sia la scelta migliore. Probabilmente lo è, anche se mi manca la prova dell’alternativa. La vita non è una scienza esatta, con leggi accettate se suffragate da esperimenti ripetibili. Nella vita se si sbaglia non si può ripetere, azzerando, ricominciando e poi confrontando i risultati ottenuti. E lo stesso avviene se si fanno le scelte giuste. Che a questo punto, almeno personalmente, non saprò mai sino a che punto sono state giuste.

                                                                                                                              Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

martedì 22 settembre 2026

Una delle tante cose che non ho mai inventato

Se passa una nuvola non è necessario farsi rabbuiare dall’ombra passeggera che arriva con lei e, se succede, è ancor meno obbligatorio trasmettere il malumore o i sentimenti non positivi che ne possono venire. Con qualcuno può succedere, lo so, con qualcuno scelto e che ci sopporta o ci aiuta, ma non bisogna esagerare. Meglio fare come gli animali feriti o che stanno per andarsene piuttosto, e aspettare che torni il sereno. Questa è filosofia comportamentale spicciola, gratuita e che mi onoro di seguire, indegnamente, ché in effetti non credo di aver inventato nulla, neppure questo.   

                                                                                                                              Silvano C.©

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lunedì 21 settembre 2026

Un’età per l’Università

L’Università dell’Età Libera. Ma libera da che? Libera nos Domine? Ogni età è libera a modo suo, quindi ogni età merita un suo ateneo dedicato. Il bambino piccolo, molto piccolo, è libero da colpe, è innocente per definizione, e io tale non sono da eoni. Ma il bambino piccolo merita pure di non essere invitato a iscriversi ad un corso universitario, fatto salvo per alcuni che, a mia conoscenza, ancora non sono stati istituiti, come petologia applicata, malpancismo e rinotillexomania. Tralascio tutte le età intermedie, che non so neppure quante possano essere, dipende dagli intervalli di tempo ritenuti significativi, immagino. Le tralascio e arrivo alla mia, perché è a me che il Comune di Rovereto ha mandato il piccolo libretto che elenca tali corsi, gratuiti o a pagamento, e che spaziano dalle belle arti all’educazione motoria, dalla salute (dell’anziano, ovvio) agli approfondimenti culturali, sino ai consigli su come gestire i propri risparmi (corso a pagamento, immagino, ché se non hai risparmi che ci vai a fare?). Anni fa, quando mi arrivò il libretto simile a quello ricevuto di recente, ho pensato seriamente di iscrivermi a un corso per impratichirmi nell’uso della macchina da cucire. Da bambino sapevo cucire vestitini per le bambole, rigorosamente senza orlo, per il semplice fatto che nel cortile dove potevo uscire a giocare avevo solo bambine mie coetanee e nessun bambino, ma ammetto che alla fine la cosa non mi spiaceva. È da quegli anni che ho imparato a vivere anche senza giocare a calcio. Però un corso sulla macchina da cucire allora non era previsto, peccato. Cercando meglio nel libretto di oggi forse ne troverei uno dedicato alla cucina, ma non so poi perché dovrei frequentarlo, già sbaglio preparando i piatti per conto mio, non necessito di consigli. Tornando all’educazione motoria leggo che è proposto un corso di Taiji Quan, più di 20 lezioni per un costo non irrisorio. Forse, in anni passati, ho visto persone che eseguivano questi esercizi. Non le ho capite e, sicuramente sbagliando, ho semplicemente pensato che impiegavano mezz’ora per alcuni semplici movimenti che potevo fare in tre minuti. Ovvio che non ho capito la filosofia della pratica, del resto ho visitato la Sicilia in tre giorni (ho interpretato Trinacria a modo mio) quindi non sono naturalmente portato a queste cose. Devo ancora capire se sono nella terza età, nella quarta o cosa. E comunque non mi ritengo libero da dolori, paure, impegni e progetti.

                                                                                                                              Silvano C.©

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domenica 20 settembre 2026

A volte fotografo troppo

Il luogo lo ricordo bene e non vi associo bei ricordi. Mio padre era ancora vivo e mia madre era morta da diversi anni. Lui era seguito da una badante. Era un pomeriggio di Natale, forse, comunque uno di quei giorni. Ero da solo in giro, faceva freddo e il morale stava a livello stradale, eppure volevo camminare, forse per capire sino in fondo che le cose non andavano come avrei voluto, o semplicemente perché dovevo scaricarmi muovendomi. Lui era in casa nostra e non aveva voluto uscire, credo, tu eri lontana per le nostre tipiche feste separate, quelle che non auguro a nessuno ma che, magra consolazione, potevamo telefonarci. Anni dopo non sarebbe più stato possibile, solo pochi anni dopo. Il luogo è non lontano da un grande parcheggio dove in precedenza ci stava il mercato comunale. Avevo la fotocamera quasi sicuramente e quel giorno, o un altro, avevo scattato foto alle pareti di alcuni edifici nella zona con murales particolari, non belli e non brutti. Le foto le ho ancora e, adesso, non mi va di andare a cercare dove le ho messe, in quale cartella, se mi andrà in futuro lo farò. Perché lo ricordo bene quel luogo, e proprio adesso mi torna alla mente? Forse, mi rispondo senza sicurezza, è per farmi capire che non era tutto bello, che alcune cose vanno lasciate al loro tempo, anche se il loro tempo era già passato mentre erano vive. Ora che però sono morte, sono scritte nel mio passato e in quello di nessun altro, solo nel mio. Se quelle cose (foto, memorie, pensieri) le rimuovessi, una volta per tutte, una alla volta, forse sarebbe pure meglio. Quasi nulla di ciò che è passato dovrebbe restare troppo a lungo, probabilmente dovrei fare delle scelte, e impormele.

                                                                                                                              Silvano C.©

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sabato 19 settembre 2026

Trovarne è difficile

Che poi normali tu ne frequenti? Io no, neppure io lo sono, che mi conosco abbastanza bene e da anni, da quando ne ho avuto consapevolezza. Appurato e concordato di me, e ci vuol poco, sorvolo su di te, che già avermi scelto e sopportato non depone a tuo favore. E tua sorella, che tuo padre temette cadesse preda di una setta? E mio fratello, che lasciò una posizione sicura per un crescente nulla? Confrontavamo mio padre e tua madre, pensavamo a quanto lui fosse tirato e attento con le spese e quanto tua madre comprasse e facesse invecchiare tristemente prosciutto di prima qualità, che a vederne le carte avvolte con le fette sottili in frigorifero facevano rabbia, come le confezioni di generi vari nel frigorifero di mio padre che erano state comprate già scadute, perché costavano meno. E tuo padre, che con la scusa di pescare si allontanava da casa portandoti con sé perché avrebbe voluto un figlio maschio, o mia madre, che una volta fuggì veramente? Normali nessuno, solo persone che raccontano la loro visione del mondo, la loro personale, e che si compiacciono di trovare chi è malato come loro o, se non malato, con idee condivise. Abbiamo bisogno di amore, dicono, di sentirci accettati, capiti, considerati, riconosciuti per il nostro ruolo e valore. E se col tempo gli amici di allora non li capisco più, se è avvenuto qualcosa che ha fatto vacillare la vicinanza? Allora ci si allontana, prima comincia uno dei due, magari a tradimento, poi l’altro capisce e si adegua. Si può pensare che occorra sposarsi perché, da medico, serve una donna che risponda al telefono. Si può sentirsi rispondere non vengo a teatro, grazie, non mi va, poi si scopre che viene lui, quello interessante più di me, e allora ti ritrovo malgrado il tuo rifiuto iniziale. Si possono offrire alcuni giro in giostra sull’autoscontro a qualche ragazza solo per poter dire anch’io. Si può preferire la famiglia degli altri per scoprire, solo più tardi, che ogni famiglia è così, non va invidiata o imitata, si deve semplicemente accettare la propria, che non è la peggiore. Si può aver frenesia di vivere, andare, fare, fuggire sempre ovunque che dopo morti non si potrà più andare. Si deve dubitare poi, assolutamente, di chi ha il figlio migliore con una posizione invidiabile raggiunta solo con le sue forze, e iniziare a non soffrir più chi si racconta compassionevole con amici che stanno morendo. Capita anche che ti si dica che non vivi, e magari non sa nulla di te, come stai invece tentando di vivere. Si deve dubitare sempre, che di certezze ne conosco sempre meno, quasi nessuna.

                                                                                                                              Silvano C.©

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venerdì 18 settembre 2026

Ci sono case dove si riposa

A contarla non conviene mica, anche se lo faccio da tempo, da anni, troppi. Conviene fare altro, smettere di fantasticare come se il bello fosse tutto andato e che domani non succederà nulla di interessante. Cambiamenti che mi piacerebbero però, ancora, non ne vedo. Contarla sempre allo stesso modo, senza vie d’uscita, è deleterio e poi bisogna porvi rimedio. Ma mica come chi, vecchio ormai, si ritrova con altri vecchi, sai che allegria, l’anticipo del ricovero, o della casa di riposo, o peggio della residenza sanitaria per anziani, chiamata con l’acronimo RSA che suona più ufficiale, anche se dentro resta sempre lo stesso odore. Conviene piuttosto andare dove ci stanno giovani, che se si hanno nipotini forse viene naturale ma non tutti li hanno. In questo senso capisco i vecchi uomini che vanno con ragazze molto giovani, che un po' fanno tristezza e rabbia perché in qualche caso abbandonano o tradiscono chi non lo merita ma non fanno che seguire il bisogno dovuto a regressione quasi infantile di non invecchiare. Ho detto quasi perché, da bambini si vuole diventare grandi e poi, da grandi, succede questo. Che poi questi vecchi invecchiano, è evidente, ma a loro sembra di no se attorno hanno chi è giovane, pensano di mimetizzarsi, se la raccontano, e non sentono chi li critica o semplicemente li prende per il culo. E capisco allo stesso modo le vecchie che cercano ragazzi giovani, anche se sono meno, mi sembra cosa meno diffusa. Triste pure loro però se i motivi sono gli stessi. E se conto di quando andavo per luoghi di mare, anche se non sono mai stato marinaio, solo sulla costa, su spiagge anche non vicine a casa, è che vorrei tornarci con chi dico io, non con chi magari andai che adesso non lo farei più allo stesso modo, meglio da solo. Il fatto è che la voglia di andare in realtà la perdo ogni giorno di più. E anche quell’appartamento non l’ho perduto da poco ma da anni, perché è da anni che non era più come prima, anche se mi pareva. Del resto qui vivo anche senza, faccio le cose di sempre. Le persone non le vedevo quasi più neanche prima, inutile cercare capri che non ci sono, era già così, non è successo tutto alla fine di luglio. E poi sono fortunato, ho chi seguire, è un impegno che devo onorare, ora che non puoi più tu lo posso fare io, sinché ne avrò la possibilità. Ala faza dal v’scec e dla v’sciàssa.

                                                                                                                              Silvano C.©

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giovedì 17 settembre 2026

Vai via

Tu vai (sei andata) via. Io vado (andrò) via. Alcuni momenti sono noti (a me) altri no. Nel presente esiste la memoria di quello che è stato e l’attesa (il timore, la speranza) di quanto avverrà. Purché finisca bene, ma non avverrà, non per tutti, e questa è un’ingiustizia della quale non sono responsabile se non in misura limitata e per pochissimi. Da piccolo quale sono mi lego a cose che potrei lasciar andare a che non contano nulla. Un po' come una gondola in plastica comprata con le lucine che allora si accendevano e poi si sono scaricate le batterie. Ma veramente l’ho posseduta? Ora mi vengono dubbi, forse era a casa dei miei, una vita fa, oppure l’ho vista in altre case. Quello che conta è che si va via, e ancora di più conta che, prima, si era arrivati e qualcuno ci aveva visti e che su di noi aveva puntato le sue carte. Vecchi giochi, insomma, io che non ho mai giocato per denaro e che al massimo, quando dovevo, erano 10 Lire, e mi spiaceva pure perderle. Chissà se è così l’amicizia, forse l’amore, che si deve puntare forte e rischiare di perdere tutto. Ma se non lo si fa non si vive, e un po', ogni tanto, occorre vivere, non solo sopravvivere nella routine e nella memoria. Irreparabilmente comunque conservo la memoria di quanto ho vissuto.

                                                                                                                              Silvano C.©

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