mercoledì 1 luglio 2026

Mare e monti

Dagli scogli del mare alle rocce dei sentieri alpini. Si tratta solo di altitudine in fondo, e di momento nel quale si può assistere al tramonto del Sole. Tutto il resto è acqua salata presente o fossile, è brezza di mare o brezza di monte, è il modello che si adatta al mio momento storico. Vedrò ancora il mare delle zone che frequentavo da bambino e poi negli anni giovanili? È possibile, certo, ma non so quando e come. Del resto non so neppure se rivedrò tutti i rifugi e i sentieri che ho percorso con te da quando sono in Trentino. Intanto programmo una giornata nei luoghi che già mi facesti conoscere, non mancherò di parlare di te e porterò in regalo una bottiglia di vino, rosso e rigorosamente fermo. Per oggi si attende un temporale, potrebbe creare problemi, di questi tempi temo i temporali più di una volta. Ripensando al mio mare giovanile nulla sarà però come prima, nulla, troppi mutamenti e troppe perdite. Non sarà come prima ma tenterò di rivederlo, perché questo lo devo alla vita, e lo farò pensando a te.

                                                                                                 Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

martedì 30 giugno 2026

Un diario

Qui le giornate vengono una dopo l’altra e alcune hanno meno fretta delle altre di mettersi in coda per presentarsi puntuali all’appuntamento, quando sarà il loro turno. Quelle passate, che si credono perdute perché nessuno le ricorda più, non smettono però di conservare tutto quanto è successo durante il tempo a loro concesso. Loro conservano e basta, non s’illudono e non sperano. Più sono lontane nel tempo più sono consapevoli del loro destino, eppure anche loro hanno avuto lo spazio necessario, tutto, nulla di meno. Un vecchio amico frequentato per poco più di dodici mesi e perduto di vista dagli anni settanta, sentito al telefono un paio di volte perché è stato lui a chiamarmi, registrava maniacalmente tutto quanto di importante o degno di nota gli succedeva ogni giorno. Il suo diario, quando me ne lesse alcune pagine, mi stupì e mi fece un po' paura. Veramente era successo quello che aveva scritto e io avevo detto e fatto esattamente quello che mi aveva letto? Eppure erano trascorsi pochi mesi e io non ricordavo più quei particolari. Ogni giornata dovrebbe essere descritta in un diario simile, uno per ogni persona senza scordare nessuno. Magari in effetti è già così, anche se non ne ho le prove. Io non tengo alcun diario però. Credo di ricordare, mi illudo di farlo ma naturalmente dimentico. Forse è giusto così.

                                                                                                 Silvano C.©

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lunedì 29 giugno 2026

sindrome dell’arto fantasma

La sindrome dell’arto fantasma è una condizione patologica che si verifica dopo la perdita di un arto. Il cervello continua a funzionare quasi ignorando la realtà e creando sensazioni illusorie come se l’arto ci fosse ancora. Queste sensazioni, che possono generano anche un forte dolore, sono riconducibili a una condizione soggettiva e non generalizzabile per la quale alcuni percepiscono ancora il movimento o la posizione dell’arto nello spazio. Come in quasi tutte le situazioni patologiche sono possibili in questo caso alcune terapie per aiutare chi ne soffre, e possono essere di tipo chimico, fisioterapico o psicologico. Il successo di queste terapie dipende ancora una volta dai soggetti interessati.  

Questo l’ho letto nel sito di una struttura ospedaliera mentre non cercavo esattamente queste informazioni ma mi chiedevo come si affronta la perdita di una persona. Il fatto è che ci penso da anni, da quando tu sei andata via, ma risposte soddisfacenti non ne ho trovate mai. Tanto per cambiare discorso potrei chiederti dov’è casa mia, pure questo mi sto chiedendo da qualche tempo. Ciao, Viz.

                                                                                                 Silvano C.©

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domenica 28 giugno 2026

Un’estate in Algarve

Fummo giovani e arrivammo ai confini del mondo, il mondo raggiungibile in auto affacciato sull’Atlantico, e a Lisbona attraversammo il ponte 25 aprile perché quello intitolato a Vasco da Gama ancora non era stato costruito. Avemmo l’impressione che il Portogallo fosse un paese povero ma chissà se oggi, se potessimo tornare, avremmo ancora questa opinione. Ricordo vagamente le spiagge dell’Algarve, e quando sento dire che occorre fare alcune esperienze prima di morire continuo a chiedermi che senso abbia, in particolare quando si tratta di viaggi e luoghi lontani da vedere. Noi un’estate del 1980 andammo in Algarve ed ora, per te, cosa cambia? Per me cosa cambia? Posso dire per me, ché tu adesso non hai la possibilità di farlo: non cambia nulla, l’Algarve non conta e non conta neppure che io abbia conservato quel galletto portoghese, conta solo che facemmo assieme quel viaggio, non la meta e cosa vedemmo, ma che lo vedemmo assieme. La meta è un riempitivo intercambiabile, un po' come i gusti degli sciroppi per preparare granite. Chissà se saresti d’accordo con me, magari ti potrei convincere se potessimo parlarne, oppure saresti tu a farlo. Ciao, Viz.

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sabato 27 giugno 2026

In vacanza

Come mio padre racconto puntualmente le stesse cose quando mi capita di trovarmi in situazioni ripetitive. Devo controllarmi e tentare di evitarlo anche se so che è una caratteristica legata all’età che avanza. Allo stesso modo capita, ad amici che si incontrano raramente, di ricordare assieme episodi e momenti particolari, quasi sempre gli stessi.

Come mia madre ho un occhio che la sera, in certi casi, se mi guardo allo specchio, ha un’espressione particolare ed è un po' più grande dell’altro. Se mi fissassi solo su quell’occhio ed escludessi il resto del viso vedrei solo mia madre, come se fosse qui ora.

Come tanti anni fa mi trovo immerso in un’estate sempre più calda. Era calda anche allora, non sapevo che la temperatura con gli anni sarebbe aumentata tanto, non immaginavo cosa mi sarebbe capitato col tempo, temevo la solitudine e l’isolamento, non era possibile ricreare quello che avevo perduto col trasloco da Porotto a Ferrara. 

Adesso che sono maturati i tempi anche per lasciare l’ultimo legame materiale forte con la mia città natale non so cosa mi aspetta ma so bene che recentemente, quando ero a Ferrara, sentivo la smania di tornare a Rovereto. Per molto tempo non ho voluto capire che interessava solo a me mantenere questo legame, o principalmente a me, e la cosa era legata anche alla tua presenza, ormai irrealizzabile come pensavamo. Del resto il Trentino, quando lo conobbi la prima volta, mi sembrò terra di vacanze e questa sensazione la conservai a lungo. Adesso devo pensare che sono in vacanza e che tu non sei lontana. Ciao, Viz.

                                                                                                  Silvano C.©

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venerdì 26 giugno 2026

Casa di nessuno

C’è una zona di confine chiamata terra di nessuno. È uno spazio fisico che non si limita a una sola linea tracciata sulla cartina o sull’asfalto. Su un lato e sull’altro ci sono trincee, barriere o controlli doganali diversi di due o più Paesi confinanti. In tempo di pace capita di essere fermati sia in uscita sia in entrata. Quando andavamo nell’allora Jugoslavia spesso venivamo controllati due volte, anche solo per mostrare i documenti o per le dichiarazioni relative a valuta, alcolici o sigarette. In questi giorni il nostro appartamento a Ferrara non è più del tutto nostro ma non è ancora a disposizione dell’acquirente; è un periodo intermedio tra due situazioni che solo due mesi fa non ritenevo possibile fossero tanto vicine. Se tu oggi fossi qui con me potremmo tornare a casa nostra, magari non proprio nei mesi caldi dell’estate, ma potremmo farlo ancora e non mi sarebbe venuta l’idea di vendere. La vita però ha calato le sue nuove carte e nella partita iniziata tanti anni fa sono mutate le condizioni e le regole del gioco. Si vince e si perde in modo diverso, e ciò che prima era impensabile è divenuto realtà. La storia e la vita non si fanno coi se. Ci si possono scrivere però bellissime canzoni. Ciao, Viz.

                                                                                                 Silvano C.©

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giovedì 25 giugno 2026

lidi di Ferrara

Campeggiammo una sola volta ai Lidi Ferraresi, erano i primi tempi, la tenda era artigianale e di quei giorni ricordo poco. Ti scattai una foto memorabile però, eri bellissima e se non ero innamorato mi innamorai. Di quel mare non posso dire che fosse ideale, tutto il mare di quelle zone non può competere con quello che si trova più a sud, lungo la costa adriatica, ma è il mare della mia infanzia e dei miei anni giovanili, con le prime gite con amici e compagni di scuola. L’ultima volta che siamo stati a Porto Garibaldi io e Giovanni fu nel periodo di Pasqua del 2004, tu non eri con noi, e pochi giorni dopo sarebbe mancata mia madre. La vita è strana quando accosta ricordi belli a momenti spiacevoli, ma non c’è nulla da fare per impedirlo, sembra che tutto esca casualmente da un’enorme scatola e che il suo contenuto ci sia in larga misura sconosciuto, solo in parte prevedibile. Questo è tutto, per oggi, ma sai bene a cosa penso in questi giorni. Ciao, Viz.

                                                                                                 Silvano C.©

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