Il tempo di aprire un libro non impegnativo, cioè un noir
dignitoso ma nulla di più, e poi la mente inizia a immaginare di suo. Non è necessario che gli occhi seguano una riga dopo l’altra. Mi succede spesso quando arrivo
alla fine di una pagina dispari. Senza bisogno di muovere la mano continuo da
solo e seguo il pensiero che mi viene naturale, automatico, logico e personale.
Non è più l’autore che leggo, mi leggo da solo e gli occhi prima si socchiudono, poi
si chiudono. In certe condizioni, sapendo come va solitamente a finire e quando
sono ragionevolmente sicuro che nessuno mi chiamerà a breve, prima stacco o spengo i
telefoni, sia fisso sia cellulare. Nello spazio temporale che mi ricavo posso restare
un po' prima di tornare alla realtà consapevole, salvo rumori condominiali
inattesi o la gatta che miagola brontolando nel suo modo tipico per farmi
capire che non è soddisfatta di quello che le ho messo nella ciotola. E così
ecco che sono richiamato dal mondo immaginario e tranquillizzante per esaudire
un desiderio al quale lei non vuole rinunciare. Qualche croccantino diverso,
non troppi, ma qualcuno le basta. E a me basta per capire che, anche per oggi,
la mia pausa si è conclusa. Riaccendo il cellulare e rimetto in linea il
telefono fisso. Sullo schermo leggo 0.59.59, quasi un’ora. Poi sistemo un paio
di cose, rimetto a posto il libro con segnalibro tra le pagine giuste e vedo la
gatta, oggettivamente un po' cicciotta, che si è appallottolata e dorme placidamente.
Silvano C.©
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