sabato 29 agosto 2026

era il 30 luglio

Il giorno lo ricordo bene, era il 30 luglio. Pure l’ora, più o meno, erano circa le tre del pomeriggio. Stavo guidando l’auto in corso della Giovecca, a Ferrara. Il traffico non era eccessivo ma, anche per i semafori, non si poteva procedere a una velocità media superiore a quella delle biciclette. Me la sono trovata davanti già dalle parti della vecchia sede del Sant’Anna e poi, visto che tendeva a stare un po' troppo verso il centro della carreggiata, l’ho superata con difficoltà. Ovviamente, al primo semaforo rosso mi ha raggiunto e superato a sua volta. Questo si è ripetuto sino all’incrocio col teatro comunale e il Castello Estense, dove lei ha proseguito e l’ho persa di vista. Perché la ricordo? Già, perché? Mi sembrava elegante, vestita di bianco, non l’ho vista bene in viso e sull’età quindi non saprei cosa dire, attorno alla trentina forse o poco di più. Non ricordo neppure se avesse una gonna o i pantaloni, ma era magra, una bella donna, sicuramente. Eppure ne ho viste tante di donne belle in giro, più di lei, a piedi o in bicicletta. Lei mi ha colpito però, pedalava eretta, alta, dritta come un fuso, come se le avessero messo un bastone su per il culo. Ecco, queste parole esatte ho detto a mio figlio, quando le siamo passati accanto una delle tante volte.

                                                                                                                            Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

venerdì 28 agosto 2026

voci

Mi basterebbe la voce, anche solo sentirla al telefono. So che non ci sei più, da troppo tempo, e non solo tu. Eppure, quando eri lontana, a volte mi sembrava che tu fossi più vicina, ero stupido, come continuo a dirmi trovandone conferme, e su questo non vedo segni di miglioramento. Io ero lontano da casa, oppure lo eri tu o magari lo eravamo entrambi, ma ci potevamo telefonare. Ora non posso più farlo. Il tuo numero è in memoria, ma non sei raggiungibile. Non posso più telefonare verso le sette di sera ai miei, a Ferrara, come ho fatto per anni. Anche due amiche molto importanti ora sono irraggiungibili per lo stesso tuo motivo. Ne prendo atto, ma ancora non me ne convinco. Ciao, Viz.

                                                                                                                            Silvano C.©

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giovedì 27 agosto 2026

Mio padre e le saponette

Quando iniziò a fare così non lo so, non ricordo. Nel bagno iniziai a notare strane saponette multicolori, piccole, consumate. All’inizio non capii. Poi, mi resi conto che lui, quando una saponetta cominciava ad assottigliarsi, per non gettarla la univa, pressandola e sagomandola, ad altre che si erano consumate ed erano divenute scomode da usare. Sulle prime la cosa mi infastidì, come molte delle cose che faceva mio padre, poi mi resi conto che aveva una sua motivazione e il risparmio non mi sembrava sbagliato. Così ho iniziato pure io. Per evitare figuracce con eventuali ospiti le saponette che ancora oggi unisco dopo averle inumidite e ammorbidite le utilizzo solo nel bagno più piccolo, dove solitamente chi non è di famiglia non entra. Intanto, sempre con le saponette, ho iniziato a grattugiarne un po' e a far cadere la polvere di sapone nel bucato pronto per il lavaggio in lavatrice. Non troppo, per non danneggiare la lavatrice, ma abbastanza per integrare l’azione del detersivo liquido. Chissà cosa direbbe mio padre di questa mia ultima “mania”, gli anni passano e quello che un tempo non mi piaceva adesso mi manca, a conferma che ero, sono e sarò sempre un pirla.

                                                                                                                            Silvano C.©

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mercoledì 26 agosto 2026

La nottata

La rimozione può essere una forma di negazione, ma quando qualcosa finisce mi resta sempre il dubbio se sia preferibile dimenticare oppure continuare a scavare nella memoria, sino a capire e accettare, ammesso che sia possibile. Qualcuno pensa che non sia una scelta, e forse ha ragione. Per chiarire dovrei però partire da quanto ho deciso di recente, cioè di vendere l’appartamento a Ferrara. È stata una mia scelta, motivata ma non obbligata, razionale ma non ancora consapevole di tutte le sue implicazioni e conseguenze. La scelta che mi si pone adesso non è più quella di vendere o meno, ma è quella tra la rimozione e il mantenimento della memoria. Nel primo caso potrei guardare avanti positivamente, come pensano in molti, ed essere soddisfatto di quello che ho. Nel secondo caso mi sembrerebbe di essere condannato al rimpianto e al sentimento di mancanza, come se di cose simili ne avessi ancora bisogno. Magari elaborerò, ma per adesso mi viene quasi voglia di piangere. Non ho pianto, ci ho solo fatto un pensiero, non si piange per una cosa materiale, è stupido, un appartamento è una cosa, non una persona. Però mi manca Ferrara come è sempre stata, per me, malgrado i suoi e miei difetti e i reciproci tradimenti. Le cose sono troppo recenti. Deve passare la nottata, come spiegava Eduardo.

                                                                                                                            Silvano C.©

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martedì 25 agosto 2026

Chi resta

Hai detto che era meglio se capitava a te, che io me la sarei cavata meglio, che avrei fatto quello che serviva mentre tu dubitavi di esserne in grado, lo hai scritto, non detto, a dire il vero, e leggerlo mi ha fatto male. Mi fa male ancora, quando ci penso. Mi hai caricato di responsabilità e la cosa non è piacevole, ma ammetto che è anche un atto di fiducia, non so cosa dire. Ripenso a tuo padre vedeva la fine anzitempo, e quando toccò a Tommy gli capitò di dire che era arrivata anche la sua ora. Ci sono pensieri affidati alla memoria di chi resta che, per alcuni, sono come scolpiti sul porfido. Per pochi, certo, ma restano, sino alla fine. E nessuno può dire nulla prima che avvenga, quali pensieri rimarranno nella mente. Se potessi scegliere personalmente, per quanto mi riguarda, mi piacerebbe essere ricordato come il falegname mancato che avrebbe potuto fare grandi mobili in legno massello con particolari preziosi scolpiti da vero artigiano-artista. Alla fine però conta poco, conta solo chi resta. 

                                                                                                                            Silvano C.©

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lunedì 24 agosto 2026

Fare e disfare, tenere e lasciare

Quando si deve iniziare a distruggere o, sarebbe più opportuno dire, quando conviene farlo? Se tutto si perderà nel tempo e nello spazio, compreso ciò che ho fatto e che mi ha dato un senso e un motivo per vivere, dovrei cominciare io a far pulizia, non aspettare che siano gli altri. Così darei sollievo a chi, per amore, poi troverebbe difficile farlo e non vorrebbe disfarsi di nulla perché lo avrei anticipato assumendomi oneri e responsabilità. Eviterei giudizi che non mi piacerebbe sentire perché avrei già fatto sparire quello che non volevo restasse. Avrei anticipato il lavoro dell’oblio, al quale comunque mi sarei dovuto piegare. Arrivare senza nulla mantenendo tuttavia sino all’ultimo ciò che è indispensabile, calcolare i tempi, anticipare con prudenza. Strana decisione quella di vendere ciò che è costato tanto, che sembrava destinato a rimanere. Eppure gli anni passano. Quando nuotavo non mi stancavo facilmente, né in piscina né in mare aperto. Poi è bastato un problema a un ginocchio e ho quasi dimenticato come mi sentivo in acqua, che sensazioni provavo immergendomi nell’elemento trasparente e cristallino. Quindi occorre adattarsi e rinunciare, con sottrazioni successive e metodiche. Un po' come estrarre da un blocco di roccia informe la figura che vi sta nascosta da millenni, e poi, una volta scoperta, perdere pure quella.

                                                                                                                            Silvano C.©

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domenica 23 agosto 2026

Quanti gatti

Erwin Schrödinger amava i gatti, almeno secondo chi lo conosceva, e il suo famoso esperimento mentale col gatto, un vero paradosso, vedeva l’animale contemporaneamente vivo e morto, senza ovviamente maltrattare alcun gatto reale ma solo ragionando in termini di fisica quantistica. Chissà quanti mondi teorici potrebbero esistere, portando avanti certe riflessioni, che magari esistono pure, ma che nessuno di noi potrà mai conoscere perché ognuno si ritrova a seguire una sola delle possibili sequenze temporali e chi seguirà le altre vivrà altre vite in altri mondi… Ammetto che mi confondo, la fisica non è mai stata il mio forte, e dalla fisica quantistica subisco solo certe fascinazioni. Io arriverei facilmente a conclusioni consolatorie, inutile pensarci oltre. La sola vita che mi tocca sembra essere questa, sinché dura, bella o meno bella, forse per sempre l’unica.

                                                                                                                            Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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