La rimozione può essere una forma di negazione, ma quando qualcosa finisce mi resta sempre il dubbio se sia preferibile dimenticare oppure continuare a scavare nella memoria, sino a capire e accettare, ammesso che sia possibile. Qualcuno pensa che non sia una scelta, e forse ha ragione. Per chiarire dovrei però partire da quanto ho deciso di recente, cioè di vendere l’appartamento a Ferrara. È stata una mia scelta, motivata ma non obbligata, razionale ma non ancora consapevole di tutte le sue implicazioni e conseguenze. La scelta che mi si pone adesso non è più quella di vendere o meno, ma è quella tra la rimozione e il mantenimento della memoria. Nel primo caso potrei guardare avanti positivamente, come pensano in molti, ed essere soddisfatto di quello che ho. Nel secondo caso mi sembrerebbe di essere condannato al rimpianto e al sentimento di mancanza, come se di cose simili ne avessi ancora bisogno. Magari elaborerò, ma per adesso mi viene quasi voglia di piangere. Non ho pianto, ci ho solo fatto un pensiero, non si piange per una cosa materiale, è stupido, un appartamento è una cosa, non una persona. Però mi manca Ferrara come è sempre stata, per me, malgrado i suoi e miei difetti e i reciproci tradimenti. Le cose sono troppo recenti. Deve passare la nottata, come spiegava Eduardo.
Silvano C.©
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