lunedì 4 maggio 2026

So perdermi benissimo da solo anche senza navigatore

Non possiedo uno smartphone e non uso alcun navigatore. Ammetto che è utilissimo, se devo andare in città che non conosco ma se resto nelle mie zone non mi serve. Un paio di anni fa andai a Bologna per salutare un’ultima volta un’amica che avevo appena perduto e andai con mio figlio, che lo smartphone lo ha e lo sa usare. Fu bello sentirmi guidare da una voce che mi diceva dove svoltare e dove parcheggiare. Preferivo però quando andavo in giro con Viz per mezza Europa, sempre e solo con cartine e mappe di città sulle guide. Era bello avere accanto un navigatore col quale potevo scambiare anche due parole e, all’occorrenza, discutere sulla strada migliore da fare. E poi ci sono i casi nei quali il navigatore ti suggerisce strade che chi conosce il posto non si sognerebbe mai di scegliere oppure che imposti male la località di destinazione. Mi spiego meglio. A Trento, a Ferrara o a Rovereto ho avuto la prova che il navigatore mi suggerisce percorsi poco comodi o più lunghi del necessario, e questo solo per le informazioni limitate acquisite dall’algoritmo che gestisce le scelte. Anni fa a Riva del Garda un camionista si ritrovò su una strada che passava su un ponticello stretto che non avrebbe mai retto il peso del suo automezzo. Due anni fa circa, su una strada che risale i monti di Rovereto, un grosso autotrasporto si ritrovò bloccato su un tornante per lui impossibile da superare e dovettero intervenire i vigili del fuoco per spostare il mezzo. Nel 2018 aspettavo a Ferrara una coppia di amici partiti dalla provincia di Sondrio. Rispetto ai tempi che immaginavo tardavano ad arrivare. Scesi in strada, al centro dell’incrocio sotto casa, guardando in direzione nord-ovest, quella dalla quale avrebbero dovuto arrivare. Solo un’ora più tardi, forse anche di più, mentre intanto avevo salutato un’amica che portava a passeggio il suo cane, vidi la loro auto arrivare da est, come se arrivassero dal mare. Avevano impostato nella ricerca della destinazione il nome del viale e la provincia, non la città di Ferrara, e arrivarono credo ad Argenta prima di capire che la via da cercare era un’altra. Entrambi scesero dall’auto decisamente stanchi, più stanchi di quello che avrebbero pensato.

                                                                                                            Silvano C.©

                           (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

domenica 3 maggio 2026

Nella tua natura

Ci son cose che prima non potrai mai capire e, dopo, qualcuno non ti crederà se le racconterai. Talvolta converrebbe un taglio veloce, un rapido addio, ma tu ne sei capace? Stai già costruendo piccoli ostacoli malgrado la decisione presa, e ti stupisci che tutti ti dicano che è giusto farlo. E come mai non lo hai capito prima e sei rimasto nel tuo mondo di sogni? Alla fine la soluzione arriverà e, a cose finite, ti chiederai perché tante fatiche e tanti investimenti sono stati finalizzati a ciò che era destinato ad andare, per sua stessa natura. La tua risposta la conosco e l’ho in parte anticipata con quanto ho appena detto, è nella tua natura.

                                                                                                                Silvano C.©

                           (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

sabato 2 maggio 2026

Chiedo per nulla

Ridammi quelle litigate furiose, quei momenti di tenerezza che sembravano destinati a durare senza imbarazzi, quegli sguardi che temevano un rifiuto, quei pomeriggi della domenica senza apparentemente nulla da fare, e poi il tempo dei progetti andati a vuoto o a buon fine. Ridammi indietro tutto, soddisfatto o rimborsato, anche quanto mi ha fatto soffrire e ridere. E il tempo dedicato a costruire inutilmente quello che poi sarebbe stato demolito. Tutto quanto ho regalato per poterlo regalare ancora alle stesse persone. E fammi riaggiornare la scala delle priorità perché credo di poter accettare che nel tempo sia cambiata. Chiedo troppo? Immagino di sì, ma tanto chiedo per nulla.

                                                                                                                Silvano C.©

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venerdì 1 maggio 2026

0.59.59

Il tempo di aprire un libro non impegnativo, cioè un noir dignitoso ma nulla di più, e poi la mente inizia a immaginare di suo. Non è necessario che gli occhi seguano una riga dopo l’altra. Mi succede spesso quando arrivo alla fine di una pagina dispari. Senza bisogno di muovere la mano continuo da solo e seguo il pensiero che mi viene naturale, automatico, logico e personale. Non è più l’autore che leggo, mi leggo da solo e gli occhi prima si socchiudono, poi si chiudono. In certe condizioni, sapendo come va solitamente a finire e quando sono ragionevolmente sicuro che nessuno mi chiamerà a breve, prima stacco o spengo i telefoni, sia fisso sia cellulare. Nello spazio temporale che mi ricavo posso restare un po' prima di tornare alla realtà consapevole, salvo rumori condominiali inattesi o la gatta che miagola brontolando nel suo modo tipico per farmi capire che non è soddisfatta di quello che le ho messo nella ciotola. E così ecco che sono richiamato dal mondo immaginario e tranquillizzante per esaudire un desiderio al quale lei non vuole rinunciare. Qualche croccantino diverso, non troppi, ma qualcuno le basta. E a me basta per capire che, anche per oggi, la mia pausa si è conclusa. Riaccendo il cellulare e rimetto in linea il telefono fisso. Sullo schermo leggo 0.59.59, quasi un’ora. Poi sistemo un paio di cose, rimetto a posto il libro con segnalibro tra le pagine giuste e vedo la gatta, oggettivamente un po' cicciotta, che si è appallottolata e dorme placidamente.

                                                                                                                Silvano C.©

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giovedì 30 aprile 2026

immaginami

Immaginami dove preferisci, visto che non sono. Immaginami liberamente, su tra le nuvole o a seguire i tuoi passi, dentro o fuori dalla tua mente, ancora come quando mi scattasti quelle foto e dove mi cerchi nelle foto dove non sono, c’ero ma non sulle immagini che conservi. La libertà d’immaginare non è difesa dalla Costituzione ma esiste, sai che esiste per chi sogna e anche per chi non sa sognare. In fondo è quello che ti resta di me, assieme alle mille cose, ai mille ricordi, ai mille viaggi fatti e non fatti. In quella casa assieme non siamo mai stati veramente però, quindi lasciala perdere, lasciala andare, e immaginami.

                                                                                                                Silvano C.©

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mercoledì 29 aprile 2026

per l’insieme servono tutti i pezzi

Gli indizi, per chi avesse avuto il tempo, la pazienza e l’intelligenza per individuarli c’erano tutti, eppure personalmente non li avevo capiti; dei tre requisiti necessari il secondo e il terzo probabilmente non li possiedo nella dose necessaria, e il tempo, che ho avuto, non l’ho usato in modo proficuo. Sono giorni che bombardo di telefonate persone che mi conoscono da anni e decenni, che sanno di me, eppure con nessuna di queste persone posso dire tutto, arrivare a spiegare sino in fondo e riceverne, in cambio, una consolazione o una comprensione come vorrei. Del resto neppure io so ascoltare sino in fondo e, cosa più importante, non conosco tanto bene qualcuno da poter capire ogni cosa ed ogni lato nascosto che vorrebbe trasmettermi. So che con una persona posso trattare di alcuni temi mentre su altre cose è meglio tacere. So che con le altre persone la situazione si ripete semplicemente spostando l’attenzione su altri aspetti, e così sono io per gli altri. A ciascuno un po', anche con un conoscente occasionale posso confidare un pensiero e sentirmi capito, o ascoltare capendo. Ascoltare è un dono, che si offre e si riceve. Oltre non so dire, il senso finale del discorso che volevo fare o si intuisce oppure non so esprimermi più chiaramente.

                                                                                                                Silvano C.©

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martedì 28 aprile 2026

Avremmo potuto

Non si è mai finito di scegliere cosa tenere e cosa buttare o vendere o regalare. Mi ritrovo, adesso, a fare spazi nuovi in casa, a togliere oggetti che da anni non uso, a ripensare a certi attrezzi che non m’interessano più. E intanto ritrovo libri che per alcuni anni mi hanno accompagnato quando io e te andavamo per prati e boschi e riconoscevamo fiori, arbusti e alberi, ed era sempre una cosa bella. Sono trascorsi anni, tanti. Andavamo nei posti attorno a Riva del Garda, come a Ledro, oppure dove per un anno hai lavorato, a Mezzolombardo. Ora il posto mi serve, devo far spazio per quanto riporterò cose da Ferrara liberando poco alla volta l’appartamento nel quale avremmo potuto trascorrere bei giorni uscendo in centro o andando verso il mare o dove ci avrebbe portato la fantasia. Avremmo potuto. Ciao, Viz.

                                                                                                                Silvano C.©

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