sabato 10 ottobre 2026

L’ultima volta che…

È un gioco pericoloso, ci si può far male. Tentare a tutti costi di recuperare alla memoria quando è stata l’ultima volta che siamo andati assieme in quel cinema a Verona, o a trovare Katia, o altri momenti del passato. Alcune cose non le scordo ma altre sembra sia sano lasciarle andare. Ho letto che è proprio grazie alla rimozione di informazioni inutili che si è in grado di conservare quelle necessarie, come ad esempio dimenticare dove si è parcheggiata l’auto il 15 dicembre del 2023 è indispensabile per poterla trovare adesso, dove è stata parcheggiata poche ore fa. Forse il gioco è tutto qui, giocarlo sino in fondo ma lasciarlo perdere quando diventa pericoloso. E lo stesso forse dovrei farlo con le centinaia di cartoline che conservo, ricevute o comprate e conservate senza mai spedirle a nessuno, per ricordare luoghi dove siamo stati.

                                                                                                                           Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

venerdì 9 ottobre 2026

Dimmi il perché

Dopo essere passati per Finale Emilia in direzione Ferrara, oppure quando viaggiavamo in direzione contraria, durante il periodo natalizio, ci fermavamo a Casumaro per entrare nella chiesa di San Lorenzo, famosa per il suo magnifico presepe che occupava un intero lato della navata. Credo che per diverso tempo non lo abbiano più allestito, anche perché col terremoto del 2012 la chiesa è stata seriamente danneggiata e non è stata più agibile per anni. Con te non so quando ci passammo l’ultima volta, e dopo, senza di te, non credo di essermi più fermato a Casumaro, ormai fuori dai miei percorsi abituali. A conti fatti l’ultima volta che siamo entrati in quella chiesa è stato sicuramente prima del terremoto, quindi sono trascorsi quasi vent’anni. E mi sembra ieri. Penso ancora che tu possa entrare dalla porta di casa e dica: C’è nessuno? Certe persone quando le rivedo dopo anni mi sembrano invecchiate, chissà perché. Certe persone non mi va di rivederle, e so il perché. Altre persone vorrei rivederle, ma come intuisci bene, non mi è possibile. Se tornassi a ripassare per Casumaro mi verrebbe il magone, sarebbe meglio lasciar perdere e pensare ad altro ma, come vedi, non lo faccio. Tu sai il perché. Dimmelo.

                                                                                                                           Silvano C.©

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giovedì 8 ottobre 2026

I Babbi Natale

Dopo essere passati per Ponte Motta, nota anche per l’omonima fabbrica di avvolgibili, prima o poi si passava vicino ad una casa non lontana da un incrocio. Una casa isolata come ce ne sono tante nella pianura tra le province di Bologna, Modena e Ferrara, ma particolare durante le feste natalizie. Chissà se è ancora così. Durante le feste la trovavamo invariabilmente assediata e presa d’assalto dai Babbi Natale, che sembravano aumentare di numero ad ogni passaggio. Non riuscivano ad entrare, evidentemente, e restavano aggrappati alle finestre, alle grondaie, magari al tetto, sempre fuori, ignorando chi passava. Questo avveniva e ogni volta ridevamo. Adesso che ho perduto ogni motivo per ripassare mi resterà il dubbio se quei Babbi Natale ogni anno ritornino all’assalto o se magari, anche per loro, è finalmente arrivato il momento di passare ad altro.

                                                                                                                           Silvano C.©

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mercoledì 7 ottobre 2026

Ponte Motta

Che ci sia il ponte è chiaro, che di tanto in tanto mi torni alla mente forse è meno chiaro ai più, quindi, anche se non interessa a nessuno, mi piace ricordare alcuni momenti perduti. Ci si passava quando da Carpi venivamo verso Ferrara, e una sosta in quel bar accanto al ponte era divenuto un’abitudine. A volte poi capitava che la Secchia decidesse di essere in piena e ci costringesse a lunghe deviazioni, per fortuna rare. Quella sosta non la facevamo quasi mai quando viaggiavamo in direzione opposta. Scendevo solo io dall’auto, prendevo un caffè e guardavo i giornali e le riviste. A volte compravo un settimanale perché aveva in regalo non so ché. A volte compravo una cioccolata perché la sua confezione mi piaceva, altre volte un film su videocassetta o su DVD. Una sosta breve, e poi si ripartiva in direzione Ferrara, attraversando Cavezzo, San Felice sul Panaro, Finale Emilia, Mirabello…Credo che dopo tanti anni molti posti non li riconoscerei o mi ritroverei nuove rotatorie o percorsi cambiati. Altri sarebbero un tuffo in spazi della memoria dimenticati. Succede così. Mi manca Ponte Motta ma non ho più alcun motivo per ripassarci. Dovrei lasciarlo andare.

                                                                                                                           Silvano C.©

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martedì 6 ottobre 2026

un favore dal vento

Una veloce folata di vento e le foglie, che l’attendevano, volano via cadendo al suolo tutt’attorno, anche lontano. È arrivato l’autunno pure nelle sue manifestazioni palesi. Pioviggina, la temperatura scende, si alza un po' il vento e il cielo diventa grigio. Succede ogni anno, succede in ogni vita che, prima o poi arriva l’autunno. Vidi un preside al quale sono stato molto legato, e col quale scambiammo inviti a cena reciproci, l’ultima volta all’ospedale di Arco, e si vedeva che era giù di morale. Sentiva di invecchiare male, secondo lui, e la cosa non gli piaceva, si lamentava e sosteneva che non era giusto. In quegli anni tu c’eri ancora e io non avevo gli acciacchi recenti, abbastanza seri ma non disperati. Pochi anni prima eravamo andati assieme al Festival Nazionale de l’Unità che si teneva credo a Modena o a Reggio Emilia. Passando dietro le quinte di un palco incontrammo un noto attore francese, del quale non ricordo il nome, che con voce bassa e decisamente triste, in italiano, parlando con una persona accanto a lui, diceva che invecchiare era una maledizione, e continuò a spiegare ma non rimanemmo ad ascoltare, non sarebbe stato educato né corretto, quindi non so cosa disse poi. Aveva il viso scuro, si vedeva che non stava bene, e pure lui si lamentava come il mio vecchio preside. Succede che invecchiando ci si lamenti o ne venga la tentazione, adesso credo sia naturale e che tutti prima o poi, almeno i fortunati che non muoiono prima, arrivino a pensarlo. Ma pensarlo va bene, magari è pure giusto, dirlo no, si pesa sugli altri che non hanno parole né mezzi per risolvere questa situazione, l’unica cosa giusta è fingere sempre di non pensarci, sorridere, mostrarsi ancora interessati alla vita e impegnati in qualcosa. Anche chi ci sta vicino non si sentirà coinvolto in un dolore umano che nessuno può togliere dalle spalle altrui. Oggi è arrivato l’autunno, poi sarà il momento dell’inverno ma arriverà anche la primavera. E il vento, quando soffia, deve farci il favore di allontanare certi pensieri.

                                                                                                                           Silvano C.©

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lunedì 5 ottobre 2026

Di cosa parlo è evidente

Inutile negarlo, li guardo. In certe stagioni più che in altre, i motivi sono intuitivi. Immagino sia una forma simile al feticismo, ma quello è più di nicchia, riguarda ammirazioni particolari e meno condivise, mentre nel mio caso sono uno tra i tanti, senza alcun merito particolare né, immagino, colpe. Li vedo orgogliosi, o dimessi, a volte tristi, ed è un peccato. Quelli di bottiglia mi interessano relativamente e quelli di sacco vorrei evitarli. Tutti gli altri, quando vado in giro, ovunque sia, non posso evitare di osservarli, a volte ammirarli e magari farci fantasie. Un po' come il bambino che passa davanti a una gelateria e desidera un cono al cioccolato oppure davanti a uno scaffale pieno di giochi dove si ferma e guarda e tocca una confezione particolare che lo interessa. Ecco, quasi lo stesso, con la differenza che non tocco, non mi permetto di fare come Cirano che, al fin della licenza io non perdono e tocco come canta Francesco Guccini. Non sarò mai Guccini e tantomeno il suo Cirano.

                                                                                                                           Silvano C.©

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domenica 4 ottobre 2026

Non è necessario rubare un’auto

Ho vissuto gli anni della solitudine adolescenziale e delle grandi scoperte personali degli anni settanta, ho fotografato e registrato in modo analogico dove potevo arrivare coi miei mezzi limitati, mi sono passati sopra come un vento impalpabile gli anni dei figli dei fiori e dell’amore libero. Di questo amore, che hanno affermato esistesse, personalmente non potrei darne conferma, ma evidentemente è un mio problema, uno tra i tanti. Per un periodo non preciso ho cercato molto senza sapere cosa, o meglio, pensavo di saperlo ma sbagliavo. Ho vissuto con un’infelicità di fondo che ho mascherato con stupida allegria o leggerezza, mentre, dentro, mi rodevo, invidiavo, tentavo la mia strada che non portava a nulla, solo a situazioni tragicomiche o squallide o senza soluzione. Per questo sono stato preso in giro e ho abbozzato, sino a quando ho iniziato a capire. Non ho capito tutto, certo, ma almeno come iniziare a muovermi, e cosa m’importava veramente. Ho chiesto con umiltà e poi con determinazione, ho capito che certe scorciatoie non facevano per me. Con la lenta cottura e l’ancor più lenta maturazione sono arrivati risultati, dovuti spesso al caso e non necessariamente a scelte consapevoli. Adesso, se ritorno a quegli anni particolari, non saprei darne un giudizio ragionato e attendibile. Nei giorni scorsi ho rivisto il film Radiofreccia e confesso che sono tornato indietro nel tempo, anche se non ho vissuto quelle vicende. Non sono mai arrivato a quei livelli ma sono entrato, questo lo ricordo bene, nel Supercinema 70 di Carpi, senza mai rubare un’auto.

                                                                                                                           Silvano C.©

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