giovedì 19 marzo 2026

Caro

Siedo al ristorante e tengo il berretto. Perché dovrei toglierlo se mi piace stare così? Abituato da sempre a masticare con la bocca aperta non me ne faccio un cruccio, mi sembra sia un mio diritto. E tu caro, cos’hai da guardare? Mi chiamano al telefono, rispondo, è evidente, e resto seduto. Non mi va di scomodarmi, e neppure di parlare a bassa voce, che poi chi mi sta ascoltando potrebbe non capire. Richiamo con un grugnito la cameriera perché non è veloce a portarmi altro pane, però quando se ne va le guardo insistentemente il culo. Ha un bel culo, notevole. Uscendo e facendo due passi in città incontro un vecchio conoscente, anche lui nato a Ferrara. Parliamo della rotatoria, porca di quella*******, e anche di tutti quelli che vengono a rubarci la casa, il lavoro, gli aiuti, le pensioni e che non fanno altro che spacciare e fregare appena possono. Al negozio, che faccio gestire da un extracomunitario che pago in nero, voglio che emetta meno fatture possibile altrimenti lo mando a cagare e ne prendo un altro. Il lavoro è difficile, i clienti sono stronzi e per mantenermi il minimo devo darmi da fare. Però non mi accontento, e con mia moglie patti chiari, io faccio quello che mi pare ma tu non ti azzardare.

                                                                                                          Silvano C.©

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mercoledì 18 marzo 2026

Il giorno perfetto

Inizia prestissimo, prima dell’alba, alle sei di mattina, colazione e ultimi preparativi poi si parte. Destinazione nota, musica scelta anni prima, molti anni prima, e nessuna notizia in diretta, meglio evitare. Viaggio senza fretta, i tempi non la impongono, mi basta arrivare entro mezzogiorno. Qualche breve sosta tecnica in pochi autogrill, breve passeggiata tra offerte e scaffali. Tutto costa esageratamente, il doppio che nei miei supermercati. Guardo, non m’interessa nulla, non prendo neppure un caffè. Nel viaggio potrei fare mille soste, troppi luoghi mi ricordano una vita precedente, Verona, Mantova, Carpi, Gargallo, Modena gentile, san Luca, Ravenna e oltre. Inizio a vedere il Monte Titano e ormai manca poco. Rimini si presenta con l’Italia in miniatura, dove non mi fermo, e intanto la musica e le canzoni continuano a tenermi compagnia. Entro in città troppo avanti, a sud, mi smarrisco nelle strade ma intanto rivedo la vecchia caserma dove passai ormai cinquant’anni fa, in un gelido gennaio, o forse febbraio. Pensavo di ricordare e invece no, senza navigatore e senza una cartina mi perdo un po' tra sensi unici e traffico imbottigliato. Alla fine arrivo però, dopo aver chiesto come si faceva un tempo. La casa è come ricordo, lei dice che è sporca ma a me sembra ordinatissima e pulita. Io le ho portato poche cose, due per la precisione, e lei mi porge un ricordo, il motivo della mia visita, mi mostra dove sei e non sei. Non dico nulla, vedo il tuo letto, sono venuto per mantenere una promessa con te, non per o con lei, o non prima di tutto per lei, ma per te. E sai bene il perché. Poi usciamo. Una breve passeggiata in spiaggia e rivedo le onde e il mare dopo anni, risento l’odore e cammino sulla sabbia. Mi offre un pranzo, senza fretta, e infatti facciamo tardi parlando e raccontandoci. Usciamo che tutti gli altri se ne sono andati da un pezzo. Poche parole, poi brevi incontri con vicini e un saluto e la partenza. Uscire da Rimini è più facile che entrare, e la via del ritorno per un breve tratto è la stessa, sino alla strada per Ravenna. Anche in questo caso troppi posti dove potrei fermarmi prima di arrivare a Ferrara. Sono stanco e penso che forse non è il momento per la città dove sono nato. Ci ripenso, faccio una sosta dove vedo una piantagione di enormi bambù che sembrano pioppi, fitti fitti. Una telefonata e decido che, proprio perché sono stanco, viaggerò di più e tornerò senza soste per dormire. A Ferrara però mi ho deciso che mi fermo, faccio benzina e un pò di acquisti nei soliti posti, entro in casa per pochi minuti poi riparto, dopo aver preso l'unico caffè della giornata. La colonna sonora musicale è perfetta. Quando sono sull’argine del Po Ray Charles canta Ol' Man River. Non ho voglia di correre, nessuna voglia. La notte e i fari, la musica, il motore che macina tranquillo i chilometri, io che capisco che con un’auto posso ancora arrivare lontano, che ne ho ancora la forza come cantano Guccini e Ligabue. Il giorno è stato perfetto, mancavi solo tu, Roberta, e con te anche Viz.

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lunedì 16 marzo 2026

gioventù

Ecco, è così che inizia: la prima volta che ti chiedi se è quella l’ultima volta. La prima volta che quel pensiero ti sfiora significa che inizi ad invecchiare. E non conta che succeda a venti o a settant’anni. Prima lo spazio era infinito e così il tempo. Dopo sono arrivati steccati, barriere, muri e separazioni. E quel vecchio modo di dire “Non scoparmi i piedi altrimenti non mi sposo più” appare col suo vero significato. Ho iniziato a capire cose che prima neppure immaginavo, e se lo immaginavo fingevo di non capire. Non posso più fingere. Domani non sarà l’ultimo viaggio, probabilmente no, ma questo non lo so. L’ultima volta mi è stata chiara, ma non sempre, a cose avvenute. Ma così è facile, tutti lo sanno. Il difficile è pensarlo prima, prevederlo, senza sfiorare pessimismo e delusione, nostalgia e dolore, solo come osservazione distaccata e oggettiva. So di un grande attore che sin da giovane recitava parti da vecchio, e così sembrava che per lui il tempo non passasse. Purtroppo non ho potuto vederlo a teatro, quando andavo a teatro, era troppo lontano e poi è morto. So di altri che affrontano diversamente il tempo che passa e lo negano, cercano di apparire più giovani diventando patetici. Ero giovane da giovane, non sapevo di esserlo, mi sentivo un po' sfigato e un po' geniale nella mia diversità, stupido sino a fare scherzi atroci tuttavia divertendomi e facendomi, in qualche modo, perdonare. Ma avveniva a Ferrara, una vita fa, una vita che non torna più e non ricordo l’ultima volta che… 

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domenica 15 marzo 2026

Pioggia di marzo

Giornata di festa

Giornata di marzo

Giornata di pioggia

Una cosa non esclude l’altra e può piovere a maggio, la festa arrivare anche a dicembre e marzo ha tante giornate. Una canzone che cantai molti anni prima di conoscerti mi mette ancora allegria, se la canticchio. Non è un capolavoro ma è leggera, argentina, allontana i problemi. Oggi doveva essere una giornata di pioggia ma non è stata solo di pioggia, anzi, non è stato necessario aprire l’ombrello, per quanto mi riguarda. Siamo andati alla fiera di San Giuseppe, abbiamo comprato i papassini che piacciono pure a te, e abbiamo parlato della Sardegna con isolani di Cagliari. Uno di loro mi ha detto che devo andare in Sardegna, che un volo costa poco. Ma io ho paura di volare. Mica guida lei, no? Poi mi piace girare in auto. Le auto si noleggiano. Ma io sono vecchio, non ne ho più la voglia. Ma che vecchio, io sono più vecchio di lei. Ma lei di che anno è, scusi? Sono del ’51… ecco, lo sapevo. Capito mi hai?

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sabato 14 marzo 2026

Rimini

L’ultima volta a Rimini fu nel 2018, prima della pandemia, prima delle recenti guerre, quando ancora Roberta c’era. Fu un viaggio al limite dell’inizio d’estate e al ritorno, col condizionatore dell’auto fuori uso, soffrii un po' di caldo. A breve ci tornerò, Roberta non c’è più ma questo viaggio lo devo a lei, l’ho promesso a lei. Poi avrò modo di fare una sosta a Ferrara, è da alcuni mesi che non vado, non so cosa farò in città, se vedrò qualcuno oppure no, se sarà solo una toccata e fuga. Del resto, Viz, tu mi avevi chiamato anche Fugantil, lo ricordo bene, avevi colto un lato essenziale del mio modo di essere, discutibile certamente ma reale. A Rimini vieni con me, a rivedere Roberta.

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venerdì 13 marzo 2026

Amore palliativo, amore placebo, amore per finta

Avevo capito tutto, lo giuro, tutto, ma adesso mi confondo se cerco di spiegarlo. Non riesco neppure a ricordare il senso di quello che prima mi era chiarissimo in testa. Ricordo che pensavo a odori, profumi di donna. A che proposito ora non so più. Miscelavo placebo e palliativo, sostituivo con un’operazione ragionevole - tale mi appariva - l’amore col sesso, l’amore con l’amicizia, il desiderio e il ricordo presente. Ora, nel reale, penso di aver solo sognato o dimenticato, di aver tentato una via nascosta ai più che magari non esiste neppure. Del resto l’amore esiste, ne ho prove, e così l’amicizia, non serve fingere.

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giovedì 12 marzo 2026

Dire o no?

Le cose dette e le cose non dette. Che ho detto e non ho detto. Due elenchi separati. Due pile di elementi che si fronteggiano e fanno a gara su quella che arriva più in alto. Qualcuno che osserva pensa che si dovrebbe considerare pure l’importanza di queste raccolte e che il loro numero ha un valore relativo. Non saprei cosa dire su questo, se conti di più il numero o la sostanza, entrambi sono importanti. E le menzogne, le mezze verità, i sottintesi? Sono sicuro di aver sbagliato sia dicendo cose che avrei potuto risparmiarmi e risparmiare, sia tacendo quando avrei fatto piacere a dire. E sicuramente continuerò, sino alla fine, a dire e a non dire. L’errore fa parte della mia vita, come il ripensamento postumo, e anche la scelta giusta, perché pure quella non mi è estranea. Se dovessi essere sottoposto a giudizio mi converrebbe prima di tutto chiedere scusa per gli errori in malafede, poi per tutti quelli che hanno provocato danni o dolore, e poi tacere, aspettando. So già di alcune cose che vorresti aggiungere, lo so, e non lo posso scordare. Ciao, Viz.

                                                                                                      Silvano C.©

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