Me la prendo anche coi morti, con quelli che mi hanno detto o
fatto cose che adesso non accetterei più ma ai quali, all’epoca, non seppi
replicare. Potrei fare nomi e cognomi, a riprova della mia difficoltà a
dimenticare i torti, ma sarebbe accanimento inutile e controproducente. Un "amico" che frequentai per una breve stagione mi disse in
particolare che gli occhiali da sole che usavo erano di cattivo gusto
e pessima qualità mentre i suoi, oltre a essere migliori, non costavano molto. In
seguito, approfondendo la questione, ho realizzato che i suoi occhiali erano di
una marca molto costosa che non mi sono mai permesso in tutta la mia vita, oltretutto
senza averne alcun problema perché in seguito ho sì comprato occhiali migliori, ma molto
più economici di quelli.
La realtà più interessante però non è che me la prenda coi morti.
Il fatto è che passo dalla vita vissuta ora a quella vissuta negli anni
settanta e anche prima, e viceversa. Inoltre confondo episodi vissuti veramente
e altri solo letti in un libro o visti in un film o in una serie televisiva. In
definitiva è come se mi trovassi in una casa della quale ho letto mentre parlo
con l’attrice che interpreta il personaggio di una serie televisiva e lei mi
risponde con le parole della cassiera del supermercato: un delirio onirico e
dissociato.
Ormai uno bravo non mi basta più, avrei bisogno di una equipe
che esaminasse la situazione da più punti di vista, con specialisti del corpo e
della mente, con un approccio multidisciplinare che non ignorasse neppure le
opportunità offerte dalle intelligenze artificiali più adatte al caso.
Silvano
C.©
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nessun problema se si cita la fonte, grazie)