giovedì 5 febbraio 2026

Una semplice canzone

Mi ritrovo a pensare a una canzone, rivedo quel tempo e chi frequentavo allora. Poi la memoria mi riporta a ciò che si nasconde sotto la scorza, alle amicizie e alle situazioni. Alcune cose che ricordo mi fanno rabbia perché col tempo ho rivisto quei rapporti, me ne sono fatto un giudizio diverso, adesso non mi comporterei più in quel modo, non accetterei certe risposte e certi atteggiamenti che allora sembravano senza alternative e senza possibilità di rifiuto. Solo dopo, molti anni dopo, ho iniziato a chiedere pretendendo, e in caso di rifiuto o mi rivolgevo altrove oppure mi leccavo le ferite, standoci male. Adesso la musica di allora, quella che magari ascoltavo col giradischi oppure col registratore, è diventata un archivio da maneggiare con attenzione, dovrei mettere il segnale di pericolo su certi LP o certe audiocassette, e anche su certi CD. La realtà è che giradischi e registratori musicali li uso ormai molto raramente, anche se dovrei ricominciare, e in fondo preferisco la musica in diretta che mi arriva dalla radio. Se non mi va cambio canale. Ray Charles mi riporta un amico quasi perduto, ma Ray lo abbiamo pure visto dal vivo assieme, a Trento, tanto tempo fa. Adesso vorrei solo la musica che mi riporta te, che ancora non esiste, mentre compositori, cantanti, esecutori e maestri continuano a creare cose nuove per far nascere nuove memorie in chi verrà dopo. Ciao Viz, grazie

                                                                                                      Silvano C.©

                           (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

mercoledì 4 febbraio 2026

Siamo sicuri della primavera

Domani non sarà ancora primavera, sono previste giornate di pioggia e forse anche neve, del resto è normale, in febbraio. Sono tante le cose che a rifletterci anche poco non dovrebbero stupire perché, appunto, sono normali. Non serve arrabbiarsi se l’anormale non arriva e neppure arrampicarsi sugli specchi inventando narrazioni senza basi oggettive. I sentimenti sono reali, sono oggettivi, e sono anche soggetti ai mutamenti che impone loro il tempo. Non si può in alcun modo volere che qualcuno ci ami, e se siamo fortunati perché questo avviene allo stesso tempo non avremo certezza che saremo ancora amati domani. Ho letto che la cosa che conta di più è essere stati amati, e aver amato, anche se poi l’amore è finito, anche se poi qualcuno è partito per un viaggio senza ritorno. Una probabile certezza, basata su osservazioni durate millenni, e che prima o poi arriverà la primavera, anche se non domani. Ciao, Viz.

                                                                                                      Silvano C.©

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lunedì 2 febbraio 2026

Una ragazza di settant’anni

Era lo scorso novembre, il mese dei morti. Un’amica aveva organizzato una cena tra ex colleghi, come di tanto in tanto è solita fare. Le ultime volte avevo dato buca, per mie fisime e anche per motivi seri di salute. Alla fine ci siamo ritrovato solo in otto, neppure la mia amica aveva potuto venire perché influenzata. Il ristorante scelto è legato ad una nota cantina locale, quindi sicuramente il vino sarebbe stato ottimo. Mi sarei aspettato più persone, ma forse il mese dei morti voleva far pesare il suo influsso e ci siamo ritrovati a parlare di noi e degli assenti. Tra gli assenti abbiano ricordato pure chi ci ha lasciati per sempre, un numero che aumenta di anno in anno. Tra i presenti un’amica di vecchia data che non ho mai frequentato se non in queste occasioni. Caso vuole che due giorni fa lei mi telefoni, avevo da tempo il suo numero in memoria e colpevolmente non l’avevo mai chiamata. Siamo stati al telefono un pò, mi ha parlato del suo compagno abbastanza anziano (la mia età, sic) e di un amico con problemi sanitari simili ai miei e di molti uomini. Mi ha parlato di come conoscesse Viz prima di sapere che era mia moglie e di essersi stupita della nostra differenza. Mi ha spiegato che idea si era fatta di me, in parte smentita da alcuni fatti e osservazioni. Siamo rimasti col mio impegno di farmi vivo tra un paio di mesi, in una cena a casa sua. Durante il nostro dialogo telefonico mi ha detto di avere settant’anni. Ammetto che la pensavo più giovane, e io mi vedo più giovane. Sic transit…

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domenica 1 febbraio 2026

All you can eat

Te ne sei andato troppo presto, nel 2014, prima di quest’incredibile esplosione ovunque vada o veda di ristoranti nei quali paghi un fisso, bevande escluse, e poi puoi mangiare tutto quello che vuoi, sino a star male se insisti. Di recente anche una pizzeria ha adottato questa formula, una volta a settimana. Malgrado ci vada, di tanto in tanto, lo trovo un modo sbagliato di offrire ristorazione, quindi da frequentare con molta moderazione. Credo che tu ne avresti approfittato, ne sono sicuro. Negli ultimi tempi, quando uscivamo assieme a cena, a Ferrara, ordinavi quello che ti piaceva ma poi guardavi con interesse e desiderio i piatti degli altri, come se a te fossero stati negati. Lo capivo il perché, la tua storia lo spiegava, hai avuto un’infanzia e molti anni dopo di miseria e di poche cose. La guerra non ti ha aiutato a vincere questa fame di ogni cosa, di tutto, dando sempre la precedenza alla quantità rispetto alla qualità. Anche Viz ti ha conosciuto, anche lei ha capito com’eri, anche lei se n’è andata troppo presto, solo due anni dopo di te. Ed ora mi mancate entrambi.                                                                                                                                                                                              Silvano C.©

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sabato 31 gennaio 2026

La Luna piena

 Con la Luna piena sciolgo la catena

Mi oriento facilmente anche se la strada è strana

Vedo una sottana, se ne trovano sempre meno

La moda cambia, io cambio, qualcosa si rinnova e qualcosa invecchia

Ricordo le nebbie di quando andavamo assieme in auto nella campagna bolognese, una vita fa. Molti di allora non ci sono più, anche tu non ci sei più, io non sono più lo stesso.

Eppure, con la Luna piena, non penso alla catena e alle strade perdute. Anche le gonne sono sempre meno perché le donne amano indossare i pantaloni

Spero che ciò che cambia porti serenità a chi resta. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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venerdì 30 gennaio 2026

Circolo vizioso senza fine

Il dolore, ho letto, potrebbe trascinare in una spirale fatta di barbonismo domestico, alcol, gioco e anche allucinazioni, ossessioni di vendetta. Succede quando si rompe la quotidianità tutta ripiegata sulla famiglia, con pochi rapporti sociali, senza una dimensione di impegno. Quello che ho letto mi ha preoccupato. Da 0 a 10 a che livello mi trovo? Il livello 0 immagino di non averlo mai vissuto, dopo i primissimi mesi infantili, se non in rari momenti. La tua assenza che si prolunga ormai da quasi un decennio e sembra non sia possibile interrompere crea quel tipo pericoloso di dolore del quale dovrei diffidare. Non evitare, quello mi sembra ingiusto, ma controbilanciare con altro che a volte penso di trovare e altre volte è simile all’Araba Fenice. Fare, sempre e comunque, magari fare e disfare e poi rifare nuovamente. Riordinare nel giusto contenitore le viti per lunghezza e diametro, tutte nel cassettino tra simili se non proprio identiche. Poi ripetere l’operazione con i chiodi. Poi farlo coi libri. Poi con i vestiti negli armadi. Poi con le scarpe. Poi con gli album fotografici. Poi con ogni cosa mi ritrovi davanti e, in questo riordino generale, scegliere cosa scartare scordando per una volta l’associazione col ricordo. Più di una volta. Anestetizzare per sottrazione, questo è uno dei segreti che non so applicare se non risvegliando il dolore, e allora il circolo vizioso ricomincia. Senza fine. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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mercoledì 28 gennaio 2026

Centellinare

Dal vocabolario Treccani: Centellinare v. tr. [der. di centellino] (io centellìno, ecc.; erronea l’accentazione centèllino, ecc.). – Bere a centellini, a piccolissimi sorsi e assaporando: c. il tè, il caffè, un bicchiere di porto. In senso fig., compiere lentamente un’azione, per trarne un piacere più intenso e prolungato: leggeva la poesia centellinandone le parole.

Per mesi, anni, me ne tengo alla larga, poi affronto il dolore e mi metto all’opera, rivisito spazi, valuto volumi, decido che devo mettere ordine e valuto in solitudine cosa tenere e cosa no. Sento che tu mi osservi, anche se dici che non è vero. So che approvi ma che spiace pure a te. Quel che è tuo è tuo quel che è mio è mio, ma non è vero, ora è tutto mio. Devo assaporare poco a poco questo liquore invecchiato. Centellinare sottintende un piacere lento, ma nel mio caso è l’opposto di piacere, è solo lento. Di positivo c’è il fatto che non ci saranno altri a doverlo bere, almeno per le scelte che mi accingo a fare e poi a realizzare sino in fondo. Oggi un altro tassello di quest’operazione infinita e che mi sopravviverà. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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Una granita a Natale

Mi capita di leggere, negli ultimi anni, romanzi di generi vari come autobiografici, polizieschi, di avventura, storici e raccolte di racconti. Da tempo ho lasciato quelli di fantascienza, dopo averne letti tantissimi, e quelli erotici, che pure ho frequentato non poco. Non è esattamente come diceva Eco quando spiegava che chi legge vive molte vite ma come imitazione non è male. Quando poi mi capita di appassionarmi a un libro mi spiace quando arrivo alla fine, mi sembra di perdere un amico. Così corro il rischio di leggere molti libri di quell’autore e arrivare a un senso di sazietà, quasi di pesantezza per aver esagerato quando rendo conto che l’autore non ha più nulla da dirmi. Anche nel poliziesco trovo spunti d’interesse non legati alla vicenda ma all’ambientazione e alla descrizione dei personaggi. Se, ad esempio, leggo in questi mesi invernali un libro ambientato in Australia nei giorni che precedono il Natale vengo catapultato nell’emisfero dove si usano i costumi da bagno e nel caldo afoso fa piacere sia un gelato al limone sia una granita. Come conseguenza possibile mi capita anche di sognare di quello che ho letto e, sotto le coperte pesanti, mi vedo in una spiaggia assolata.

                                                                  Silvano C.©

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