sabato 21 marzo 2026

Effimero

Se un grumo di cellule raggiunge la consapevolezza e si crea infiniti mondi immaginari, se avviene tutto questo e la lettura che ne faccio è corretta, da dove arrivano la fantasia e la capacità d'inventare, d’immaginare? Posso pensare che quel grumo di cellule, formate ognuna da elementi chimici tenuti vicini per un tempo limitato e destinate a dissolversi, possa restare in qualche forma, forse immateriale? Posso pensarlo, certo, ma non ho prove a sostegno di nulla del genere. Penso alla possibilità di esistenza eterna, in fondo, una sorta di consolazione. E poi chi potrei incontrare in questo futuro ipotetico, chi? Su una delle nostre calamite da frigorifero una grossa foca dice testualmente a quella vicina “Ti ho donato i miei anni più magri”. Ecco, questa è la sintesi del pensiero che volevo esprimere. L’eterno è effimero, bisogna approfittarne quando arriva a tiro. Ciao, Viz, mi manca il tuo sorriso, mi manca Ferrara, mi mancano persone. Conservo però il tuo sorriso, conservo Ferrara e conservo quelle persone.

                                                                                                          Silvano C.©

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venerdì 20 marzo 2026

Case, cose e persone

Le case sono come chi ci vive, sono come loro. Le case riflettono, in ciò che contengono e conservano, la vita vissuta che non è quella raccontata o che si vorrebbe venisse veramente raccontata. Il grande disordine significa qualcosa, non saprei dire cosa ma ha un motivo. Anche l’ordine quasi maniacale deriva da pensieri non sempre espliciti o consapevoli. A volte le finestre spoglie, senza alcuna tenda se non quelle quasi obbligatorie, vengono da momenti vissuti in altre abitazioni nelle quali ad ogni finestra erano abbinate tende e controtende, magari pesanti e polverose. Un rifiuto insomma, una pretesa di libertà. Ricordo un appartamento in affitto con elementi di arredamento di pregio ma tenuto in modo distratto, spesso con spazzatura accumulata e maleodorante. Credo di aver veramente capito il perché solo quando ho visto la casa di origine, la casa dei genitori insomma. Ogni granello di polvere presente o assente grida e vuol farsi capire. Tutto porta a capire, o dovrebbe aiutare a farlo. Invece di andare da uno bravo potrei semplicemente invitarlo a farmi visita e dargli il permesso di guardare ovunque, in ogni stanza e in ogni armadio, su ogni scaffale e dietro ogni porta. Dopo potrebbe dirmi con maggiore sicurezza di cosa ho veramente bisogno, se di chimica o di fisica, se di rapporti o di nuovi approcci. Tutto potrebbe dirmi, invece di ascoltare ore di racconti di cosa ho fatto, visto, pensato, di verità e menzogne, di sedute piene di parole. Uno bravo capirebbe questo e altro se entrasse in un appartamento a Ferrara e in uno a Rovereto.  Ciao, Viz. Sei presente, lo so, diversamente presente secondo alcuni.

                                                                                                          Silvano C.©

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giovedì 19 marzo 2026

Caro

Siedo al ristorante e tengo il berretto. Perché dovrei toglierlo se mi piace stare così? Abituato da sempre a masticare con la bocca aperta non me ne faccio un cruccio, mi sembra sia un mio diritto. E tu caro, cos’hai da guardare? Mi chiamano al telefono, rispondo, è evidente, e resto seduto. Non mi va di scomodarmi, e neppure di parlare a bassa voce, che poi chi mi sta ascoltando potrebbe non capire. Richiamo con un grugnito la cameriera perché non è veloce a portarmi altro pane, però quando se ne va le guardo insistentemente il culo. Ha un bel culo, notevole. Uscendo e facendo due passi in città incontro un vecchio conoscente, anche lui nato a Ferrara. Parliamo della rotatoria, porca di quella*******, e anche di tutti quelli che vengono a rubarci la casa, il lavoro, gli aiuti, le pensioni e che non fanno altro che spacciare e fregare appena possono. Al negozio, che faccio gestire da un extracomunitario che pago in nero, voglio che emetta meno fatture possibile altrimenti lo mando a cagare e ne prendo un altro. Il lavoro è difficile, i clienti sono stronzi e per mantenermi il minimo devo darmi da fare. Però non mi accontento, e con mia moglie patti chiari, io faccio quello che mi pare ma tu non ti azzardare.

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mercoledì 18 marzo 2026

Il giorno perfetto

Inizia prestissimo, prima dell’alba, alle sei di mattina, colazione e ultimi preparativi poi si parte. Destinazione nota, musica scelta anni prima, molti anni prima, e nessuna notizia in diretta, meglio evitare. Viaggio senza fretta, i tempi non la impongono, mi basta arrivare entro mezzogiorno. Qualche breve sosta tecnica in pochi autogrill, breve passeggiata tra offerte e scaffali. Tutto costa esageratamente, il doppio che nei miei supermercati. Guardo, non m’interessa nulla, non prendo neppure un caffè. Nel viaggio potrei fare mille soste, troppi luoghi mi ricordano una vita precedente, Verona, Mantova, Carpi, Gargallo, Modena gentile, san Luca, Ravenna e oltre. Inizio a vedere il Monte Titano e ormai manca poco. Rimini si presenta con l’Italia in miniatura, dove non mi fermo, e intanto la musica e le canzoni continuano a tenermi compagnia. Entro in città troppo avanti, a sud, mi smarrisco nelle strade ma intanto rivedo la vecchia caserma dove passai ormai cinquant’anni fa, in un gelido gennaio, o forse febbraio. Pensavo di ricordare e invece no, senza navigatore e senza una cartina mi perdo un po' tra sensi unici e traffico imbottigliato. Alla fine arrivo però, dopo aver chiesto come si faceva un tempo. La casa è come ricordo, lei dice che è sporca ma a me sembra ordinatissima e pulita. Io le ho portato poche cose, due per la precisione, e lei mi porge un ricordo, il motivo della mia visita, mi mostra dove sei e non sei. Non dico nulla, vedo il tuo letto, sono venuto per mantenere una promessa con te, non per o con lei, o non prima di tutto per lei, ma per te. E sai bene il perché. Poi usciamo. Una breve passeggiata in spiaggia e rivedo le onde e il mare dopo anni, risento l’odore e cammino sulla sabbia. Mi offre un pranzo, senza fretta, e infatti facciamo tardi parlando e raccontandoci. Usciamo che tutti gli altri se ne sono andati da un pezzo. Poche parole, poi brevi incontri con vicini e un saluto e la partenza. Uscire da Rimini è più facile che entrare, e la via del ritorno per un breve tratto è la stessa, sino alla strada per Ravenna. Anche in questo caso troppi posti dove potrei fermarmi prima di arrivare a Ferrara. Sono stanco e penso che forse non è il momento per la città dove sono nato. Ci ripenso, faccio una sosta dove vedo una piantagione di enormi bambù che sembrano pioppi, fitti fitti. Una telefonata e decido che, proprio perché sono stanco, viaggerò di più e tornerò senza soste per dormire. A Ferrara però mi ho deciso che mi fermo, faccio benzina e un pò di acquisti nei soliti posti, entro in casa per pochi minuti poi riparto, dopo aver preso l'unico caffè della giornata. La colonna sonora musicale è perfetta. Quando sono sull’argine del Po Ray Charles canta Ol' Man River. Non ho voglia di correre, nessuna voglia. La notte e i fari, la musica, il motore che macina tranquillo i chilometri, io che capisco che con un’auto posso ancora arrivare lontano, che ne ho ancora la forza come cantano Guccini e Ligabue. Il giorno è stato perfetto, mancavi solo tu, Roberta, e con te anche Viz.

                                                                                                          Silvano C.©

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lunedì 16 marzo 2026

gioventù

Ecco, è così che inizia: la prima volta che ti chiedi se è quella l’ultima volta. La prima volta che quel pensiero ti sfiora significa che inizi ad invecchiare. E non conta che succeda a venti o a settant’anni. Prima lo spazio era infinito e così il tempo. Dopo sono arrivati steccati, barriere, muri e separazioni. E quel vecchio modo di dire “Non scoparmi i piedi altrimenti non mi sposo più” appare col suo vero significato. Ho iniziato a capire cose che prima neppure immaginavo, e se lo immaginavo fingevo di non capire. Non posso più fingere. Domani non sarà l’ultimo viaggio, probabilmente no, ma questo non lo so. L’ultima volta mi è stata chiara, ma non sempre, a cose avvenute. Ma così è facile, tutti lo sanno. Il difficile è pensarlo prima, prevederlo, senza sfiorare pessimismo e delusione, nostalgia e dolore, solo come osservazione distaccata e oggettiva. So di un grande attore che sin da giovane recitava parti da vecchio, e così sembrava che per lui il tempo non passasse. Purtroppo non ho potuto vederlo a teatro, quando andavo a teatro, era troppo lontano e poi è morto. So di altri che affrontano diversamente il tempo che passa e lo negano, cercano di apparire più giovani diventando patetici. Ero giovane da giovane, non sapevo di esserlo, mi sentivo un po' sfigato e un po' geniale nella mia diversità, stupido sino a fare scherzi atroci tuttavia divertendomi e facendomi, in qualche modo, perdonare. Ma avveniva a Ferrara, una vita fa, una vita che non torna più e non ricordo l’ultima volta che… 

                                                                                                          Silvano C.©

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domenica 15 marzo 2026

Pioggia di marzo

Giornata di festa

Giornata di marzo

Giornata di pioggia

Una cosa non esclude l’altra e può piovere a maggio, la festa arrivare anche a dicembre e marzo ha tante giornate. Una canzone che cantai molti anni prima di conoscerti mi mette ancora allegria, se la canticchio. Non è un capolavoro ma è leggera, argentina, allontana i problemi. Oggi doveva essere una giornata di pioggia ma non è stata solo di pioggia, anzi, non è stato necessario aprire l’ombrello, per quanto mi riguarda. Siamo andati alla fiera di San Giuseppe, abbiamo comprato i papassini che piacciono pure a te, e abbiamo parlato della Sardegna con isolani di Cagliari. Uno di loro mi ha detto che devo andare in Sardegna, che un volo costa poco. Ma io ho paura di volare. Mica guida lei, no? Poi mi piace girare in auto. Le auto si noleggiano. Ma io sono vecchio, non ne ho più la voglia. Ma che vecchio, io sono più vecchio di lei. Ma lei di che anno è, scusi? Sono del ’51… ecco, lo sapevo. Capito mi hai?

                                                                                                      Silvano C.©

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sabato 14 marzo 2026

Rimini

L’ultima volta a Rimini fu nel 2018, prima della pandemia, prima delle recenti guerre, quando ancora Roberta c’era. Fu un viaggio al limite dell’inizio d’estate e al ritorno, col condizionatore dell’auto fuori uso, soffrii un po' di caldo. A breve ci tornerò, Roberta non c’è più ma questo viaggio lo devo a lei, l’ho promesso a lei. Poi avrò modo di fare una sosta a Ferrara, è da alcuni mesi che non vado, non so cosa farò in città, se vedrò qualcuno oppure no, se sarà solo una toccata e fuga. Del resto, Viz, tu mi avevi chiamato anche Fugantil, lo ricordo bene, avevi colto un lato essenziale del mio modo di essere, discutibile certamente ma reale. A Rimini vieni con me, a rivedere Roberta.

                                                                                                      Silvano C.©

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