mercoledì 4 marzo 2026

Mi servirebbe…

Porte che si aprono e altre che sono sempre rimaste chiuse. 

Ci fu un periodo nel quale presentai domande di lavoro in due province diverse, e per due soli giorni mi risposero prima dalla provincia di Trento. Se avessero risposto prima da Belluno cosa sarebbe successo? E se invece avessi scelto, come un’amica di allora, di non spostarmi da Ferrara accettando anni di incertezza che ormai mi pesavano sempre di più? Non saprò mai quello che avrebbe potuto succedere alla mia vita, che persone avrei potuto incontrare, migliori o peggiori, come mi sarei trovato. A conti fatti non posso lamentarmi, è andata nel modo che doveva e forse era il modo migliore. Avrei perso te, Roberta, Giorgio, Gianna e Gabriella, Paolo e Laura. Avrei perso Sandro e forse molte altre persone e cose. In quei primi anni Ferrara mi mancava molto, e molto mi mancò anche dopo che ci conoscemmo. Ora, lo ammetto, mi manca ma non come un tempo. Le cose vanno e non tornano. I rimpianti li lascio a chi li vuole, a me servirebbe altro che non posso avere. Ciao, Viz.

                                                                                                      Silvano C.©

                           (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

martedì 3 marzo 2026

Perché non torno

Più di uno mi chiede perché non torno, qualcuno che non mi conosce a fondo e si lascia ingannare dalle mie memorie vedendoci soltanto nostalgie e desideri di recuperare le mie origini. Nella realtà questa scelta non era tanto balzana anni fa, l’avevo messa in conto e tu ne eri una motivazione fondamentale. Tutto era predisposto perché tornassimo assieme dove ora, sinceramente, non m’interessa più tornare se non per qualche visita, qualche breve viaggio. Il mio mondo è qui adesso, dove vivo, dove vedo poca gente e, ancor meno, ne vedrei a Ferrara, perché il tempo passa e fa sparire ogni cosa, tra poco anche i ricordi. A Ferrara avremmo dovuto andare spessissimo, trasferirci per settimane o mesi, e da Ferrara poi spaziare altrove, verso il mare e verso gli Appennini, a visitare luoghi solo immaginati ma non lontani. E invece no, tu te ne sei andata e i nostri progetti sono finiti, me ne sono rimasti altri, cerco di mantenere gli impegni che entrambi ci siamo dati, tento di fare la mia parte e, spesso, sbaglio e commetto errori gravi, dei quali mi vergogno. Errori che giustifico con questi impegni, ma so che è una scusa. Il fatto è che non torno perché dovrei andare senza di te e, una volta che ci sono, sento il bisogno di tornare qui, esattamente dove non sei. Qualcuno per questo mi giudica a modo suo, lo so, e non me ne faccio troppi problemi. Ciao, Viz.

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lunedì 2 marzo 2026

Senza effetti collaterali

Ridendo e scherzando la vita si affronta in leggerezza. La malinconia si perde di vista, le prese in giro benevoli stimolano i circuiti parasimpatici e fanno rilasciare dopamina, si ottiene l’effetto di un sonno ristoratore, sembra di essere brilli in modo perfetto senza aver bevuto alcol. A volte ad innescare il tutto è una parola, un sorriso. Ma servono le persone, almeno una, da soli si ottiene poco o nulla. La felicità non è mai onanismo, occorre che ci sia almeno una persona o che ci si pensi, a cosa si sta facendo per lei, che sorpresa si vuole prepararle. L’animale sociale ha questo di bello, che è anche un suo limite. Da solo, lentamente, muore. Ciao, Viz.

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domenica 1 marzo 2026

Per qualcuno sembra facile

Cosa mi piacerebbe fare che potesse piacere pure a te? Ad ogni anno che passa, e gli anni passano, sono sempre meno sicuro della risposta giusta. Mi piaceva, un tempo, andare a trovare Licia a Bologna in quell’appartamento in via Ferrarese al quinto o sesto piano, con sotto quei grandi portici moderni, prima che Licia e Willi cambiassero casa. Mi piaceva partire per le vacanze con tutto quanto era possibile e pensabile portare. Mi piaceva anche uscire di casa una domenica pomeriggio partendo da Riva del Garda e metterci in colonna sulla Gardesana occidentale, quella con tante gallerie, e arrivare addirittura a Brescia, senza un vero perché, e senza mai più tornarci una sola volta. Ma la cosa migliore possibile sarebbe fare cose mai fatte prima, e tu dovresti darmi idee, ma non me le dai. Dovrei smettere di vivere nel passato, lasciarmelo alle spalle, accettare e andare avanti. Quello però non so se mi piacerebbe farlo. Ciao, Viz.

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sabato 28 febbraio 2026

Il mese peggiore

Un po' di tempo fa ho letto un romanzo giallo sul mese peggiore o, per essere più preciso, sul più crudele dei mesi. Adesso, senza alcuna attinenza con le vicende narrate in quel romanzo ambientato in Canada, dove inglese e francese convivono, mi ritrovo a riflettere sulle opinioni che mutano, che l’essere migliore o peggiore non è cosa eterna. Dipende dai punti divista e, principalmente, dalle situazioni che cambiano col tempo. Per me, per noi, marzo è stato ed è un mese particolare. Troppo pieno di anniversari, compleanni, ricordi e legami con le persone. Quello che per anni è stato un mese quasi di feste continue è divenuto, poco alla volta, un mese di ricordi. Nessuno mi porta via i ricordi, certo che no, ma le persone sì, mi sono state portate via, e anche marzo per me è diventato altro. Ciao, Viz.

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venerdì 27 febbraio 2026

Prima

C’era un periodo durante il quale il martedì restavo fuori casa tutto il giorno e tornare per mangiare, da solo, non mi andava granché. Abitavo a Levico, lavoravo a Borgo Valsugana e in una piccola frazione vicina, ancora più a est. Andavo a farmi un panino o due alla drogheria, l’acqua la portavo con una borraccia e un frutto non mi mancava. Mi serviva il droghiere, che aveva la BMW parcheggiata poco lontano mentre io, il signor professore, giravo con una Fiat 850 usata e pranzavo fuori, spesso accanto a un torrente che immetteva e immette nel Brenta. Dopo pranzo lavoravo spostando massi e sassi, divertendomi a realizzare piccole dighe che costringevano l’acqua a deviazioni, manco fossi stato un castoro con i tronchi. Costruivo gratuitamente e così miglioravo l’ossigenazione dell’acqua. Nessuno mi ha mai pagato per questo, né ringraziato. Questo lo facevo prima di conoscerti, e cose simili le avevo già fatte in spiaggia, al mare. Con te, più tardi, non persi quest’abitudine di piccole modifiche ambientali in zone dove non creavo danni. Cose che sono successe, cose belle se le ricordo così, adesso. Ciao, Viz.

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mercoledì 25 febbraio 2026

Tre giorni


Ci sono solo due giorni all’anno in cui non puoi fare niente: uno si chiama ieri, l’altro si chiama domani, perciò oggi è il giorno giusto per amare, credere, fare e, principalmente, vivere. (frase attribuita al Dalai Lama)

Ieri mi riempie la vita, letteralmente. Ogni stanza, ogni scaffale, tutti gli spazi in cantina, in garage, nelle soffitte, negli armadi, nelle scatole piene di ogni oggetto possibile, le tue cose che ho conservato, molti dei regali che ti ho fatto, quelli che tu hai fatto a me, tutto questo riguarda ieri, e anche le mie azioni belle e brutte, i miei errori, i miei successi, ciò di cui vado fiero e di cui mi vergogno, tutto è ieri, è così, fissato e non più modificabile. Ieri mi sono innamorato di te.

Domani è attesa, paura e speranza, un po' di illusione e desiderio di restare ancora molti giorni per finire, devo ancora finire, non ho mai finito e il tempo per ogni cosa sicuramente non lo avrò. Non credo che mi innamorerò ancora.

Oggi è il giorno nel quale posso fare, agire, modificare, non sono convinto di poter amare oggi come amai te, anche se di amore posso darne e riceverne, l’amore ha mille forme. Oggi posso vivere, e in effetti, vista anche l’ora, ho vissuto. Non ho fatto nulla di sensazionale o indimenticabile, le ore sono passate ed è quasi sera. Tu resti ancora con me, oggi. Ciao, Viz.

                                                                                                      Silvano C.©

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