Chi è più bravo di me ad affrontare la vita sa come ci si comporta in mille occasioni diverse che personalmente, quando mi capitano, mi lasciano senza forze, senza idee, senza una bussola e senza una prospettiva. In tempi recenti sposto, elimino, riordino, e affronto gli spazi. Viaggio pure, in questo marasma di attività e decisioni. Tendo a riempire gli spazi vuoti e a svuotare gli spazi pieni, non necessariamente in quest’ordine.
Riempire gli spazi mi permette di svuotare gli ambienti, e magari riuscire a muovermi meglio nell’appartamento dove vivo. Se ho l’accortezza di segnare il contenuto degli spazi riempiti sono quasi certo che io stesso potrò ritrovare tazzine e mutande, libri e posate, pennelli e coperte, e chi verrà dopo di me ne sarà avvantaggiato. Svuotare altri spazi mi permette di verificarne il contenuto, ritrovare cose perdute, decidere di disfami di un maglione infeltrito o di un tegame ammaccato. Tutto questo darmi da fare ha lo scopo di distrarmi da mutamenti seri, da vere e proprie rivoluzioni alle quali mi sto consegnando volontariamente e senza alcuna possibilità di tornare indietro.
So che alla fine dovrò lasciar andare, che quando verrà il mio turno anche io verrò lasciato andare, è così che funziona, e so anche che nulla di ciò che ho contribuito a realizzare si può definire scientificamente ordinato. L’entropia mi osserva e sorride di tutto il mio darmi da fare, e sotto sotto credo che mi stia anche suggerendo di non prendermi sul serio. O forse sei tu a farlo. Ciao, Viz.
Silvano C.©
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