mercoledì 25 marzo 2026

Smile

Smile though your heart is aching

Smile even though it's breaking

When there are clouds in the sky, you'll get by

If you smile through your fear and sorrow

Smile and maybe tomorrow

You'll see the sun come shining through

For you

(Nat King Cole sulla musica di Charlie Chaplin)

  Ciao, Viz.

                                                                                                                Silvano C.©

            (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, che in questo caso però non è mia, grazie)

martedì 24 marzo 2026

Cose dolci e anche no

Mi piace il cioccolato, meno la crema, poco le caramelle. La liquirizia la consumavo nella sua forma meno nobile ma per me piacevole di piccole rondelle che compravo quando andavo al cinema, in particolare a Ferrara. Amo i dolci a colazione, e un tempo ero bravo a preparare crostate con le mele o con la marmellata che producevo io in dosi quasi industriali e poi, in barattoli ermetici, regalavo agli amici. Come cuoco non so giudicarmi e per i dolci non so se raggiugerei la sufficienza perché non seguo le ricette quindi le crostate sono state il mio apogeo. Come cuoco tuttavia ci mettevo passione e creatività, e tentavo di ripetere i piatti che si cucinavano a casa quando ero un ragazzino. Malgrado tutto tu apprezzavi la mia cucina, specialmente quando non ti presentavo orzetto ancora non cotto a puntino. Per questo provo un po' di nostalgia, lo ammetto, anche solo ieri dicevo che tento di fuggirne. Per tornare alla crema e al cioccolato con i quali ho iniziato, ripeto che preferisco il cioccolato. Quindi, quando verrà il momento, non vorrei essere cremato, ma cioccolato (o cioccolatato, ma il termine non so se esiste). Ciao, Viz.

                                                                                                                Silvano C.©

                           (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

lunedì 23 marzo 2026

Sul filo

Restando spesso nel ricordo e fuggendo per il possibile il rimpianto. Nell’equilibrismo la labirintite non s’intrometta a far perdere la direzione e a confondere la superficie in alto col profondo degli abissi, dove la pressione schiaccia senza pietà. Eppure il rischio va affrontato, e più ci si avvicina al personale più è alto. Toccando amicizia e amore diviene praticamente impossibile, per me, mantenere la lucidità. So di una persona che, nata a Ferrara, non pensa in alcun modo a tornarci, non ha alcun rimpianto ma solo molti ricordi da dimenticare. Nel mio caso non so se intendo tornarci, non credo, ma i pochi legami che mantengo non li rinnego e i ricordi di quanto ho vissuto a Cassana, Porotto e poi a Ferrara mi accompagnano ancora. E ricordo bene quel giorno che tu venisti per la prima volta a trovarmi dai miei. Allora abitavamo in via Ungarelli e solo dopo la mia famiglia si trasferì in via Oroboni. Quei giorni a Ferrara prima di conoscerti e quelli dopo sono con me. Perché non dovrei mantenerli? Ciao, Viz. Tu intanto non andare via del tutto.

                                                                                                                Silvano C.©

                           (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

domenica 22 marzo 2026

Domeniche a piedi

Per me, che allora avevo poco più di vent’anni, le domeniche a piedi furono una breve e strana stagione. In seguito alla guerra arabo-israeliana e al blocco del canale di Suez la crisi energetica obbligò a una stretta sui consumi petroliferi e per tutti i privati fu vietato l’utilizzo dell’auto personale nelle giornate di domenica. Anche il riscaldamento domestico venne ridotto, gli orari degli spettacoli televisivi, cinematografici e teatrali furono anticipati. La cosa che ricordo bene, visto che allora abitavo a Ferrara, furono gli spostamenti in bicicletta al centro della carreggiata delle strade solitamente occupata dalle auto. Con gli amici di allora andavamo in bicicletta dal centro a Pontelagoscuro, oppure a Borgo Scoline, dopo Porotto. Vedevamo passare solo taxi e autobus, per il resto fu quasi una festa, che durò sino alla primavera del 1974.  Senz'auto la domenica si sopravvive, se a questo utilizzo non è legato il proprio lavoro. Con temperatura più bassa in casa si sopravvive. E si sopravvive pure se i cinema chiudono con l’ultimo spettacolo alle 22. Da allora molto è cambiato ma se finalmente si tornasse a una programmazione televisiva con le trasmissioni di prima serata che iniziano alle 20.30 al massimo e non quasi alle 22 come recentemente non mi spiacerebbe, ma questa è un’altra storia. A quel tempo, Viz, ancora non ci conoscevamo, nessuno dei due sapeva cosa ci stava preparando il futuro.

                                                                                                        Silvano C.©

                           (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

sabato 21 marzo 2026

Effimero

Se un grumo di cellule raggiunge la consapevolezza e si crea infiniti mondi immaginari, se avviene tutto questo e la lettura che ne faccio è corretta, da dove arrivano la fantasia e la capacità d'inventare, d’immaginare? Posso pensare che quel grumo di cellule, formate ognuna da elementi chimici tenuti vicini per un tempo limitato e destinate a dissolversi, possa restare in qualche forma, forse immateriale? Posso pensarlo, certo, ma non ho prove a sostegno di nulla del genere. Penso alla possibilità di esistenza eterna, in fondo, una sorta di consolazione. E poi chi potrei incontrare in questo futuro ipotetico, chi? Su una delle nostre calamite da frigorifero una grossa foca dice testualmente a quella vicina “Ti ho donato i miei anni più magri”. Ecco, questa è la sintesi del pensiero che volevo esprimere. L’eterno è effimero, bisogna approfittarne quando arriva a tiro. Ciao, Viz, mi manca il tuo sorriso, mi manca Ferrara, mi mancano persone. Conservo però il tuo sorriso, conservo Ferrara e conservo quelle persone.

                                                                                                          Silvano C.©

                           (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

venerdì 20 marzo 2026

Case, cose e persone

Le case sono come chi ci vive, sono come loro. Le case riflettono, in ciò che contengono e conservano, la vita vissuta che non è quella raccontata o che si vorrebbe venisse veramente raccontata. Il grande disordine significa qualcosa, non saprei dire cosa ma ha un motivo. Anche l’ordine quasi maniacale deriva da pensieri non sempre espliciti o consapevoli. A volte le finestre spoglie, senza alcuna tenda se non quelle quasi obbligatorie, vengono da momenti vissuti in altre abitazioni nelle quali ad ogni finestra erano abbinate tende e controtende, magari pesanti e polverose. Un rifiuto insomma, una pretesa di libertà. Ricordo un appartamento in affitto con elementi di arredamento di pregio ma tenuto in modo distratto, spesso con spazzatura accumulata e maleodorante. Credo di aver veramente capito il perché solo quando ho visto la casa di origine, la casa dei genitori insomma. Ogni granello di polvere presente o assente grida e vuol farsi capire. Tutto porta a capire, o dovrebbe aiutare a farlo. Invece di andare da uno bravo potrei semplicemente invitarlo a farmi visita e dargli il permesso di guardare ovunque, in ogni stanza e in ogni armadio, su ogni scaffale e dietro ogni porta. Dopo potrebbe dirmi con maggiore sicurezza di cosa ho veramente bisogno, se di chimica o di fisica, se di rapporti o di nuovi approcci. Tutto potrebbe dirmi, invece di ascoltare ore di racconti di cosa ho fatto, visto, pensato, di verità e menzogne, di sedute piene di parole. Uno bravo capirebbe questo e altro se entrasse in un appartamento a Ferrara e in uno a Rovereto.  Ciao, Viz. Sei presente, lo so, diversamente presente secondo alcuni.

                                                                                                          Silvano C.©

                           (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

giovedì 19 marzo 2026

Caro

Siedo al ristorante e tengo il berretto. Perché dovrei toglierlo se mi piace stare così? Abituato da sempre a masticare con la bocca aperta non me ne faccio un cruccio, mi sembra sia un mio diritto. E tu caro, cos’hai da guardare? Mi chiamano al telefono, rispondo, è evidente, e resto seduto. Non mi va di scomodarmi, e neppure di parlare a bassa voce, che poi chi mi sta ascoltando potrebbe non capire. Richiamo con un grugnito la cameriera perché non è veloce a portarmi altro pane, però quando se ne va le guardo insistentemente il culo. Ha un bel culo, notevole. Uscendo e facendo due passi in città incontro un vecchio conoscente, anche lui nato a Ferrara. Parliamo della rotatoria, porca di quella*******, e anche di tutti quelli che vengono a rubarci la casa, il lavoro, gli aiuti, le pensioni e che non fanno altro che spacciare e fregare appena possono. Al negozio, che faccio gestire da un extracomunitario che pago in nero, voglio che emetta meno fatture possibile altrimenti lo mando a cagare e ne prendo un altro. Il lavoro è difficile, i clienti sono stronzi e per mantenermi il minimo devo darmi da fare. Però non mi accontento, e con mia moglie patti chiari, io faccio quello che mi pare ma tu non ti azzardare.

                                                                                                          Silvano C.©

                           (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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