domenica 12 aprile 2026

La mia versione

Qui, tra queste righe battute con la tastiera per alimentare il blog da molti anni, ben poco si può ritenere oggettivo e al di sopra delle parti, inattaccabile, veritiero sino allo scrupolo. Anche quando parlo di te, quando ricordo con dolore o con piacere avvenimenti vissuti assieme, ne fornisco la mia versione, mai la tua. Quello che vorresti e potresti dire tu io lo immagino, lo sospetto, lo temo e lo vorrei sentire con le mie orecchie, ma non si può. A volte penso che in certe notti certi sogni siano una forma parallela della tua vita che si prolunga e interagisce con la mia e non quello che realmente sono i sogni. Non mi contraddici, non fai osservazioni, non critichi né mi obblighi a ragionare diversamente, anche quando ne avrei bisogno. Su alcuni temi solo tu potresti aiutarmi, nessun altro, nessuno. Quindi faccio cose, prendo decisioni che sembrano logiche e, dopo, succedono fatti che mi obbligano a pentirmene. È difficile. Ci provo, a volte, ma è difficile. Ciao, Viz.

                                                                                                                Silvano C.©

                           (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

sabato 11 aprile 2026

Oggi polpette

È da tanto tempo che non preparo polpette, veramente tanto. Quando le preparavo per te riuscivo a metterci una quantità industriale di verdure, non solo la carne. E così farò anche oggi. Non seguirò alcuna ricetta, sono refrattario a seguire indicazioni codificate e, quando cedo a leggerne qualcuna so benissimo che, prima o poi abbandonerò la via indicata per seguire il mio istinto o, con nostalgia, i miei ricordi. Oltretutto, come principio basilare principe della mia cucina, tendo a utilizzare quello che ho già in frigo o in dispensa. Se avessi un orto partirei da quello che ottengo dall’orto. Un altro mio principio è quello di non usare certe dosi rigide o quantità consigliate quindi non sopporto l’obbligo di comprare quantità precise di un certo prodotto, visto che mi servo normalmente in supermercati dove alcune cose non sono in vendita a peso. E neppure mi adeguo ad usare solo il tuorlo dell’uovo, ad esempio. Dell’albume cosa dovrei farne, cucinare un altro piatto che non m’interessa o buttarlo? Quindi so già che alcune preparazioni mi sono precluse per mia precisa volontà e le polpette, per loro natura, rispettano le mie scelte. Poi ci sono altri motivi per preparare polpette: il loro nome è simpatico, Polpetta è un nome carino per una gatta e poi mi riportano altri tempi, mi riportano te. Ciao, Viz.

                                                                                                                Silvano C.©

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venerdì 10 aprile 2026

tracce

Se fossi in te probabilmente penserei cose diverse. Forse neppure saprei chi sono io ora, cosa penso, cosa immagino di fare, che paure e che illusioni vivo. Quando superficialmente si dice Se fossi in te credo non si rifletta sino in fondo al significato vero di questa frase banale e allo stesso tempo impossibile. Neppure io basto a capire me stesso, le miserie e le glorie. Gli altri mi vedono, certo che mi vedono, e capiscono molto più di quanto io immagini, dicono molto più di quanto io creda, e non è detto che necessariamente sappiano tutto. Alcune informazioni che mi riguardano so per certo che non mi sono accessibili e dicono di me, esprimono fatti e giudizi, oggettivi e soggettivi. Si tratta di documenti in cartelle anche cartacee che alcuni enti sono tenuti ad avere dei loro dipendenti o di chi è soggetto alla loro discrezionalità. Medici e psicanalisti, segreterie scolastiche, schedature militari e di ogni altra istituzione con la quale sono venuto in contatto hanno di me un’opinione. Un’opinione scritta, depositata e registrata. Tutto verrà archiviato quando non ci sarò più, e lentamente perderà ogni valore. Anche chi pensa di essere in me perderà interesse a farlo e non so chi sparirà per primo. Tracce, si tratta di semplici tracce di vita, personali e legate a fatti, a quanto è accaduto, ad amicizie e amori nati o mai nati. Vento, in ultima analisi, vento che soffia e confonde ogni cosa.

                                                                                                                Silvano C.©

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giovedì 9 aprile 2026

Venezia

Venezia è umida, anche la stanza ha il letto con le lenzuola umide, del resto cosa vuoi aspettarti se scegli un piccolo albergo economico sulla Giudecca e non prenoti al Danieli? Il pranzo seduti all’aperto a un tavolino a due passi da piazza San Marco comprende un primo di spaghetti che sembrano scaldati al microonde, e quasi certamente è così. Del resto noi siamo turisti e non conosciamo i locali giusti dove spendere relativamente poco e mangiare decentemente, ci basta respirare l’aria di un luogo magico anche se qualcuno ci marcia e ne approfitta. Oggi con questi, che domani non ci saranno più ma ne verranno altri. Venezia è anche vetri artistici di una bellezza unica, che vediamo esposti in vetrine, musei e anche vetrerie storiche. Ma questi capolavori non ce li possiamo permettere, e ci va bene se riusciamo a comprare qualcosa di non pacchiano e non prodotto altrove. Col terrore poi, continuando a camminare tra le calli e sui ponti, salendo sui vaporetti e arrivando a piazzette con al centro un piccolo pozzo di rompere quel piccolo oggetto di vetro che forse non è stato incartato e protetto nel modo migliore. A Venezia andiamo facciamo una sosta a San Michele, cerchiamo la tomba di Basaglia, ci perdiamo in quell’isola-cimitero e poi riprendiamo il vaporetto per tornare. Per noi Venezia è stata una meta raggiunta raramente ma ci tornerei molto volentieri se tu venissi con me, se potessi, ancora una volta. Da solo non m’interessa più, e con altri non abbastanza. Ciao, Viz.

                                                                                                                Silvano C.©

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mercoledì 8 aprile 2026

Scatole

Sono entrato in appartamenti dove conoscevo persone che vi abitavano e ho incontrato in appartamenti persone che poi avrei frequentato mentre altre sono sparite per sempre senza quasi lasciare tracce. Decine e decine, forse centinaia, ma non mi va di fare un tentativo di elenco ordinato per importanza o cronologia. E intanto leggo un articolo che parla di un grande cimitero nel quale la morte lascia spazio alla vita. Nella capitale che ospita quel cimitero chi non ha mezzi per accedere a un alloggio decente si adatta a vivere tra tombe e loculi, i più fortunati in cappelle con un tetto. La motivazione è che, malgrado questo sia vietato, il cimitero è vicino al centro, alle fermate dei mezzi trasporto e ai luoghi di lavoro. Se si viene costretti ad andarsene ci si ritrova lontani da tutto, e non si riesce a sopravvivere. Ora, Viz, leggere queste cose mi fa riflettere che per noi esiste un posto per i vivi e un posto per i morti. Vengo ogni giorno a trovarti dove non sei e noi due occupiamo il posto giusto. Io resto nella nostra casa e tu resti non lontana dalla nostra casa, in quel non luogo che vedo dalla finestra. Alla fine, come spiega in conclusione l’articolo che ho citato, tutti finiamo in una scatola. Ciao, Viz.

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martedì 7 aprile 2026

Si può vivere senza

Molti anni fa, veramente molti, ero convinto di saper correre molto veloce, più veloce di tutti. Non era vero, ovviamente, ero io che arrivando al limite delle mie capacità pensavo che nessun altro avrebbe potuto fare lo stesso. La prima volta che ebbi un certo dolore al ginocchio mi sembrò che fosse quasi insostenibile, che mi togliesse possibilità che giudicavo irrinunciabili. E lo stesso avvenne quando provai un certo fastidio al piede, o all’occhio destro, allo stomaco e via continuando. Adesso potrei elencare molto in fretta le parti del corpo che nel corso della vita non mi hanno mai dato problemi perché non sono molte. Quindi, col tempo, sono arrivato alla convinzione che si può continuare a vivere anche con problemi che prima giudicavo inaccettabili, convivendo con dolori fisici reali e immaginari, con dolori della mente. Si può anche vivere senza molte cose, e in questo caso l’elenco sarebbe lunghissimo. Da molti anni del resto vivo senza di te, fingo di averti qui vicina ma so che è un’illusione. Malgrado tutto vivo. Sino a quando non so, ma ora vivo. Ciao, Viz.

                                                                                                                Silvano C.©

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lunedì 6 aprile 2026

Invisibilmente

Ora mi permetto di dire cose che tu non avresti approvato. Immagino che tu pensi ciò che non hai mai pensato. Ti attribuisco, a mio piacere, ricordi imprecisi e modificati dal tempo. Nulla è possibile se inventato, anche se in buona fede, per mantenere un sorriso, per far restare viva la memoria quando non si può fare con la persona. Le cose le capisco, le so, me le spiegano e le intuisco a modo mio. Rimpiango le litigate che rimettevano ogni cosa in discussione, che mi rendevano insicuro, che creavano dubbi. Adesso non puoi sfuggire, mi dici ciò che voglio, pensi ciò che voglio, eppure…

Eppure credo che, invisibilmente, tu resti. Ciao, Viz.

                                                                                                                Silvano C.©

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