martedì 6 ottobre 2026

un favore dal vento

Una veloce folata di vento e le foglie, che l’attendevano, volano via cadendo al suolo tutt’attorno, anche lontano. È arrivato l’autunno pure nelle sue manifestazioni palesi. Pioviggina, la temperatura scende, si alza un po' il vento e il cielo diventa grigio. Succede ogni anno, succede in ogni vita che, prima o poi arriva l’autunno. Vidi un preside al quale sono stato molto legato, e col quale scambiammo inviti a cena reciproci, l’ultima volta all’ospedale di Arco, e si vedeva che era giù di morale. Sentiva di invecchiare male, secondo lui, e la cosa non gli piaceva, si lamentava e sosteneva che non era giusto. In quegli anni tu c’eri ancora e io non avevo gli acciacchi recenti, abbastanza seri ma non disperati. Pochi anni prima eravamo andati assieme al Festival Nazionale de l’Unità che si teneva credo a Modena o a Reggio Emilia. Passando dietro le quinte di un palco incontrammo un noto attore francese, del quale non ricordo il nome, che con voce bassa e decisamente triste, in italiano, parlando con una persona accanto a lui, diceva che invecchiare era una maledizione, e continuò a spiegare ma non rimanemmo ad ascoltare, non sarebbe stato educato né corretto, quindi non so cosa disse poi. Aveva il viso scuro, si vedeva che non stava bene, e pure lui si lamentava come il mio vecchio preside. Succede che invecchiando ci si lamenti o ne venga la tentazione, adesso credo sia naturale e che tutti prima o poi, almeno i fortunati che non muoiono prima, arrivino a pensarlo. Ma pensarlo va bene, magari è pure giusto, dirlo no, si pesa sugli altri che non hanno parole né mezzi per risolvere questa situazione, l’unica cosa giusta è fingere sempre di non pensarci, sorridere, mostrarsi ancora interessati alla vita e impegnati in qualcosa. Anche chi ci sta vicino non si sentirà coinvolto in un dolore umano che nessuno può togliere dalle spalle altrui. Oggi è arrivato l’autunno, poi sarà il momento dell’inverno ma arriverà anche la primavera. E il vento, quando soffia, deve farci il favore di allontanare certi pensieri.

                                                                                                                           Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

lunedì 5 ottobre 2026

Di cosa parlo è evidente

Inutile negarlo, li guardo. In certe stagioni più che in altre, i motivi sono intuitivi. Immagino sia una forma simile al feticismo, ma quello è più di nicchia, riguarda ammirazioni particolari e meno condivise, mentre nel mio caso sono uno tra i tanti, senza alcun merito particolare né, immagino, colpe. Li vedo orgogliosi, o dimessi, a volte tristi, ed è un peccato. Quelli di bottiglia mi interessano relativamente e quelli di sacco vorrei evitarli. Tutti gli altri, quando vado in giro, ovunque sia, non posso evitare di osservarli, a volte ammirarli e magari farci fantasie. Un po' come il bambino che passa davanti a una gelateria e desidera un cono al cioccolato oppure davanti a uno scaffale pieno di giochi dove si ferma e guarda e tocca una confezione particolare che lo interessa. Ecco, quasi lo stesso, con la differenza che non tocco, non mi permetto di fare come Cirano che, al fin della licenza io non perdono e tocco come canta Francesco Guccini. Non sarò mai Guccini e tantomeno il suo Cirano.

                                                                                                                           Silvano C.©

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domenica 4 ottobre 2026

Non è necessario rubare un’auto

Ho vissuto gli anni della solitudine adolescenziale e delle grandi scoperte personali degli anni settanta, ho fotografato e registrato in modo analogico dove potevo arrivare coi miei mezzi limitati, mi sono passati sopra come un vento impalpabile gli anni dei figli dei fiori e dell’amore libero. Di questo amore, che hanno affermato esistesse, personalmente non potrei darne conferma, ma evidentemente è un mio problema, uno tra i tanti. Per un periodo non preciso ho cercato molto senza sapere cosa, o meglio, pensavo di saperlo ma sbagliavo. Ho vissuto con un’infelicità di fondo che ho mascherato con stupida allegria o leggerezza, mentre, dentro, mi rodevo, invidiavo, tentavo la mia strada che non portava a nulla, solo a situazioni tragicomiche o squallide o senza soluzione. Per questo sono stato preso in giro e ho abbozzato, sino a quando ho iniziato a capire. Non ho capito tutto, certo, ma almeno come iniziare a muovermi, e cosa m’importava veramente. Ho chiesto con umiltà e poi con determinazione, ho capito che certe scorciatoie non facevano per me. Con la lenta cottura e l’ancor più lenta maturazione sono arrivati risultati, dovuti spesso al caso e non necessariamente a scelte consapevoli. Adesso, se ritorno a quegli anni particolari, non saprei darne un giudizio ragionato e attendibile. Nei giorni scorsi ho rivisto il film Radiofreccia e confesso che sono tornato indietro nel tempo, anche se non ho vissuto quelle vicende. Non sono mai arrivato a quei livelli ma sono entrato, questo lo ricordo bene, nel Supercinema 70 di Carpi, senza mai rubare un’auto.

                                                                                                                           Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

sabato 3 ottobre 2026

Singapore

È teoricamente possibile trasferirmi altrove, in un’altra città, in un’altra regione, in un altro Paese o anche in un altro continente. Cambiare radicalmente contesto, andare dove non capisco la lingua e neppure sapere come si vive, quali sono le abitudini, le convenzioni, le leggi che valgono localmente. Teoricamente è possibile, e magari si può fare in modo regolare e non sparendo all’improvviso, salutando chi voglio salutare, lasciando chi dovrei lasciare e creando il minor numero di problemi a chi resta. Lo potrei fare venendo meno a un impegno che ritengo di dover rispettare, ma rimane comunque possibile. E poi? Poi tutto di nuovo dall’inizio, sapendo che alla mia età molte possibilità non sono più realizzabili perché è passato il loro tempo. Non avrei pezzi della mia vita precedente come uno specchio, una valigetta, un libro, una raccolta di schede sugli animali, un soprammobile di scarsa qualità o un vecchio giocattolo in metallo. Nulla, solo uno spazio arredato con mobili e oggetti del posto, più nessun contatto né telefonico né in rete, chiusura di ogni profilo personale, magari un nuovo telefono mobile con una nuova utenza aperta sul posto, come un nuovo conto bancario e l’accredito della pensione su quel conto, non so come ma immagino sia fattibile. Ma poi, alla fine, perché andare altrove, come se nulla di me potesse seguirmi? Veramente potrei essere una persona nuova?

                                                                                                                           Silvano C.©

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venerdì 2 ottobre 2026

Tra le parole

Ma si può vivere così? Domanda pleonastica, lo faccio da tempo. Qualcuno dice che non si può, molti magari lo pensano, ma come vivono loro, che giudicano il mio modo di vivere? Pessimi esempi e ancor peggiori giudici. Di tutti potrei tracciare ritratti e descrizioni e magari potrei pure scattare qualche fotografia, a sostegno delle mie tesi, ma chi me lo fa fare. Dedico troppo tempo a cose simili. E quelli ai quali mi riferisco pensano cose che non condivido mai completamente. Solo pochissimi, dovrei dire pochissime, si salvano. Meno delle dita di una mano esprimono il loro numero, ed è naturale sia così. Il fatto è che sopporto con difficoltà crescente la sottile maldicenza, mi vergogno quando pure io ci casco mentre, decenni fa, era un mio punto d’onore non esprimere mai alcun giudizio sugli assenti. Passa ogni cosa, anche le convinzioni e i comportamenti. Quindi vivo così, sai come, commettendo ogni giorno errori stupidi, dedicando tempo ai miei piccoli impegni e a soddisfare, con poco, desideri inconfessabili. Rispettando le scadenze essenziali so adattarmi ai bisogni non miei che danno senso alla vita. Cosa sbaglio allora? Non lo so, molto immagino. Tra le mie priorità non ho un elenco di luoghi da visitare prima di morire o di esperienze obbligatorie da fare, programmo a breve anche se immagino l’infinito.

                                                                                                                           Silvano C.©

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giovedì 1 ottobre 2026

crivello

Parliamo di crivello. Non sai cos’è? Fai una ricerca, apri un dizionario o un’enciclopedia, allarga le tue conoscenze minime. Non hai connessione e nessun supporto cartaceo? Allora non hai queste cose ma hai un potenziale problema. Quindi possiedi qualcosa, è già qualcosa. Del resto, anche se non sai cos’è questo strumento ma hai vissuto una certa parte della vita sai cosa comporta, quali conquiste e quali rinunce. Arriva un anno nel quale, improvvisamente, ti rendi conto di quanto è andato perduto, di quante persone se ne sono andate, di quante case hai visitato o hai addirittura posseduto e ormai non puoi più entrarci. Attraverso le maglie sempre più sottili sfugge ormai anche l’impercettibile, quello è grave, perché non te ne rendi conto. Non è demenza senile, è la natura della nostra essenza, non possiamo mantenere tutto, né fisicamente né mentalmente, anche solo nel ricordo. Selettivamente, per salvarci, dimentichiamo. Volontariamente, per riuscire a vivere, rimuoviamo e ce la raccontiamo inventandoci un passato mai vissuto. Diventiamo diversi, ci conviene, ma non lo siamo veramente, e quando un altro ci dice come ci vede allora può scattare il rifiuto, l’offesa, la reazione di vendetta o di chiusura del rapporto. Sai quante volte mi è successo? Quante volte l’ho subito oppure ne sono stato artefice, non lo so neppure, nessuno forse lo sa. Ecco, questo penso se immagino un crivello. Tu pensa quello che preferisci, e magari rifletti se è meglio mangiare pane bianco o pane integrale con un po' di crusca.

                                                                                                                           Silvano C.©

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mercoledì 30 settembre 2026

i gatti, chissà...

 Una gatta mi guardava mentre passavo e si preparava alla sua notte. Manteneva la sua dignità anche se sapeva che avrebbe dormito al freddo e non sapeva se e quando avrebbe mangiato. Anche noi esseri umani, se siamo sfortunati, non sappiamo e non abbiamo riparo. Chi è fortunato invece, magari solo per nascita, a volte neppure si accorge né dei gatti né degli esseri umani. Del resto non posso accusare nessuno, sono fondamentalmente un egoista, attento agli altri in modo saltuario, e talvolta mi impietosisce di più un gatto, o un cane, di un essere umano. Non so come sia possibile diventare come me, con sentimenti drogati e incapaci dell’empatia necessaria. Mitizzo la fortezza Bastiani, che almeno ha solide basi letterarie oppure la fortezza della solitudine, che mi affascina per il suo nome. Ma non sono un militare né un super eroe, e assolutamente da solo non so restare. E ammiro i gatti, pur sapendo che non avrò mai le loro qualità positive.

                                                                                                                           Silvano C.©

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