La storia inizia con una ragazza che cerca una stanza per la notte in un albergo improbabile, con un portiere di notte pure lui improbabile. Entrambi però sono umani, improbabili e particolari ma umani, diversi e apparentemente incompatibili che a modo loro si cercano. Tutti finirà come ogni storia merita, consolatoria il giusto, ognuno capace di recitare la sua parte stando al suo posto, anche l’ultima comparsa. Le ambientazioni sono particolari, ricercate e, come spesso avviene in questi casi, uscendo da una porta ci si trova catapultati in un altro luogo distante centinaia di chilometri. Eppure tutto sembra vicino, anche il mare. E pure chi all’inizio sembrava indisponente e antipatico si riscatta, rivelando che non è come sembra, che ogni singolo gesto ha un perché ed è la vita che lo giustifica. La vita finta lo vuole, e ancora non so capire dove sia la finzione e dove la realtà. Voglio vivere un film della mia vita come lo scrivo io, con sorprese previste e dolori rimossi anche se vissuti. Voglio perdermi dove non ci si perde se non per un paio di ore, e poi uscire altrove. Quando esco vedo coppie che litigano e sono fortunate a poterlo fare. Vedo bambini fastidiosi e altri che mi sembrano simpatici. Vedo un vecchio, più vecchio di me, che cammina a fatica e aiuta una cagnetta vecchia pure lei a camminare anche se non si regge più bene sulle sue zampe. Una carezza alla cagnetta la faccio volentieri, e lei se lo aspetta. La vita è anche una carezza.
Silvano C.©
(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)