lunedì 28 settembre 2026

L’ultima volta non sarà l’ultima

Pensavo di vederle, di rivederle, invece no. Ho chiesto di loro. Mi ha risposto uno del posto, mi ha detto che entrambe erano morte di vecchiaia. Come, di vecchiaia? Sì, vivono sette o otto anni, loro ne hanno vissuti dieci, e li hanno vissuti bene, qui, per loro una specie di grande hotel. Sarà, magari hanno vissuto bene, ma ora che pensavo di ritrovarle, di fare loro altre foto, non le ho trovate più. E adesso mi chiedo se è giusto fare foto sinché si può oppure è meglio di no, conservare solo il ricordo e lasciar andare pure quello, quando sarà il suo momento. Non ho una risposta per tutte le stagioni. Adesso penso sia giusto farle, le foto, domani o quando mi rileggerò avrò già cambiato idea, e non sarà per l’ultima volta.

                                                                                                                           Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

domenica 27 settembre 2026

Meglio non aver fretta

Ieri scrivevo che la fine, particolari a parte, è nota. La morte è la conclusione che ci aspetta tutti dopo quello che abbiamo fatto, facciamo e pensavamo di continuare a fare. Mi sembra di partecipare al Concorso dell’Ovvio con questo pensiero, con ottime possibilità di piazzarmi ai primi posti. Il fatto è che conviene tener ben presente questa realtà e, allo stesso tempo, ignorarla, usando tutti i metodi leciti e meno leciti. Come dicevi e scrivevi tu occorre avere sempre un progetto, una meta da raggiungere, dimostrare ottimismo senza mai arrendersi, guardando avanti. Poi una volta è successo che ti ho fotografata e ho visto, dopo, la tristezza che non nascondevi perché non sapevi che ti stavo fotografando. Quella foto è solo mia. Chissà cosa stavi pensando, lo posso solo sospettare, perché al tuo posto non ci sono mai stato. Se arrivo a quanto mi accade di recente devo ammettere che, al tuo confronto, valgo molto meno. Coraggio poco, capacità di dissimulare ai minimi sindacali. Non so perché mi vengono alla mente le parole del Recitativo di Fabrizio De André:

Uomini cui pietà non convien sempre

male accettando il destino comune,

andate, nelle sere di novembre,

a spiar delle stelle al fioco lume,

la morte e il vento, in mezzo ai camposanti,

muover le tombe e metterle vicine

come fossero tessere giganti

di un domino che non avrà mai fine.

Intanto le sere di settembre si avvicinano alla fine e per quelle di novembre c’è ancora da aspettare. Non ho fretta.                                                                                                                            

                                                                                                                           Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

sabato 26 settembre 2026

Cose note, alcune sicuramente

Non si fa così. Non è stato giusto fare così. Magari non sono stato perfetto, per usare un eufemismo, ho sbagliato e tanto, ma non dovevi fare così. Meritavo tante cose ma non questa. So anche che non è stata una tua scelta, che non lo hai voluto, ma il fatto resta, è successo. A lungo ho pensato che avrei preferito farlo io, essere io quello che approfitta dell’occasione favorevole, facilitata anche dall’anagrafe, e invece no. Non so se è destino o qualcosa con una causa diversa da quella ufficiale. Pur senza prove penso di aver avuto una parte di responsabilità, e allora si potrebbe pensare che me la sono voluta. Magari anche altro, di più recente, forse me lo sono voluto. Ma vaneggio, perché le cose vanno comunque in un certo modo e, prima o poi, si muore, tutti lo facciamo. Magari per malattia o per incidente o per vecchiaia, ma la fine, particolari a parte, è nota.

                                                                                                                              Silvano C.©

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venerdì 25 settembre 2026

L’altra metà del cielo

Il monte ha il profilo del viso di un gigante appoggiato al suolo a fissare il cielo. Lo abbiamo visto migliaia di volte passando su quella strada che dal lago sale verso il passo, uno dei più bassi del Trentino e dell’intera Italia. Mi capita di passare di tanto in tanto su quel tratto che è vietato al traffico pesante perché alla fine della lunga e ripida discesa in passato un autocarro (forse più di uno) arrivò con i freni ormai esauriti quasi sul lungolago e per fortuna non vi furono vittime, solo danni e un grande spavento. Quello che mi sembra il profilo di un gigante mi appare identico da decenni, e probabilmente, se si tratta di un gigante assopito, non si stanca di guardare verso l’alto, pensando chissà a cosa, estate e inverno, notte e giorno. Nella sua posizione, se è un gigante, forse è soddisfatto di essere sulla giostra della Terra che continua a ruotate sul suo asse ma, forse, prova invidia per chi, molto più piccolo di lui ma non bloccato al suolo, può permettersi di volare verso sud, e vedere l’altra metà del cielo.

                                                                                                                              Silvano C.©

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giovedì 24 settembre 2026

È un gioco, o forse no

Insegnami a puntare sui numeri vincenti, su ciò che conta e resterà per sempre, anche oltre il mio limitato sempre. Chi ha puntato sull’amicizia a volte ha vinto a volte ha perduto. Anche chi ha puntato sulla sua assenza, scegliendo altre carte, a volte ha vinto e altre ha perduto. Succede così di ritrovarsi soli, senza averlo cercato esplicitamente. Certo ci son stati errori, chi lo sa quali, il fatto è che è solo che il banco, o chi ne ha il suo posto, a non perdere mai. E io non so giocare.

                                                                                                                              Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

mercoledì 23 settembre 2026

Vivere altrove

Adesso che l’estate è finita e la stagione è mite e bella, mi preoccupa il freddo imminente. Fossi ancora in Emilia la mattina avrei già iniziato a trovare foschie e nebbie pronte a sparire col Sole, ma non ci sono più da tempo e ci torno sempre più raramente. Non so cosa sia meglio alla fine, qui in Trentino oppure in Emilia, e se scelte ne ho avute ormai le ho esaurite. Eppure un tempo pensavo, guardando le montagne, di essere in vacanza. Così non era, con gli anni l’ho capito. Ho fatto di un luogo dove non sono nato casa mia. E indietro ormai non m’interessa tornare, certo che ricordo, impossibile non farlo, ma non tornerei. Non tornerei nella mia prima casa di Cassana, non tornerei a Porotto, non tornerei in via Ungarelli, a Ferrara. Se fossi rimasto probabilmente vorrei restarci, credo avvenga così, è avvenuto così a qualcuno che ho conosciuto, la vita fa scegliere e convince pure che sia la scelta migliore. Probabilmente lo è, anche se mi manca la prova dell’alternativa. La vita non è una scienza esatta, con leggi accettate se suffragate da esperimenti ripetibili. Nella vita se si sbaglia non si può ripetere, azzerando, ricominciando e poi confrontando i risultati ottenuti. E lo stesso avviene se si fanno le scelte giuste. Che a questo punto, almeno personalmente, non saprò mai sino a che punto sono state giuste.

                                                                                                                              Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

martedì 22 settembre 2026

Una delle tante cose che non ho mai inventato

Se passa una nuvola non è necessario farsi rabbuiare dall’ombra passeggera che arriva con lei e, se succede, è ancor meno obbligatorio trasmettere il malumore o i sentimenti non positivi che ne possono venire. Con qualcuno può succedere, lo so, con qualcuno scelto e che ci sopporta o ci aiuta, ma non bisogna esagerare. Meglio fare come gli animali feriti o che stanno per andarsene piuttosto, e aspettare che torni il sereno. Questa è filosofia comportamentale spicciola, gratuita e che mi onoro di seguire, indegnamente, ché in effetti non credo di aver inventato nulla, neppure questo.   

                                                                                                                              Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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