mercoledì 2 settembre 2026

ragioni da accettare

È stupido farlo, ma se è involontario non ne sono responsabile, devo accettarlo e vedere se col tempo riesco a digerire questa cosa, perché il tempo solitamente aiuta a capire, accettare, scordare e superare. Aiuta ma non risolve mai del tutto. Di fatto l’appartamento nel quale ho lavorato mesi, negli anni, per renderlo adatto a noi, l’ho venduto, in accordo con nostro figlio. I ragionamenti che ho fatto sono logici: ci andavo sempre di meno, a lui non interessava perché i suoi legami sono qui e non a Ferrara, inoltre con te non è possibile tornarci. Tutto vero, oggettivamente vero, ma se di notte capita che me lo sogni cosa posso obiettare? Ci sono ragioni che non ammettono ragione.

                                                                                                                            Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

martedì 1 settembre 2026

Errori e casualità

Non dovrei essere qui, mi spiego meglio, probabilmente è un errore che sia arrivato dove mi trovo. O piuttosto uno scherzo del caso. Anni fa feci una breve indagine, scoprii che dove vivevo allora non avevo possibilità. Fu una mia valutazione, che avrebbe potuto essere diversa perché un’amica, appunto, fece una scelta diversa. Da quella valutazione, che veniva da un periodo di ricerca abbastanza demoralizzante, optai per due possibili destinazioni. Il caso fece la sua scelta, visto che personalmente non avevo espresso una preferenza. Quindi arrivai in questa provincia, prima nel capoluogo e poi in altri comuni. Fu in seguito ad aggiustamenti e correzioni successive che arrivai a comprare casa dove mi trovo. Dovrei dire che comprammo casa, io e lei, dopo che ci sposammo e dopo anni nei quali non eravamo sicuri che saremmo rimasti qui. Ora ho ancora il coraggio di pensare che non dovrei esserci dove scegliemmo di vivere, che ci arrivammo o ci arrivai per un errore. Nella vita sono sicuro di aver fatto moltissimi errori, del resto, ma credo che questo non lo sia stato più di altri, e se è stato tale ho fatto molto di peggio.

                                                                                                                            Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

lunedì 31 agosto 2026

Perché?

Ho visto una bambina che sorrideva. Piccola, penso sui 5 anni o meno, con grandi occhiali da sole anche se in quel momento era all’ombra passando nel breve portico davanti all’ingresso del mio condominio. Gli adulti che stavano con lei non sorridevano, eppure avrebbero dovuto, perché non sorridevano?

Dopo anni, troppi anni, rimescolando i libri e abbozzando un ordine che assomiglia ancora al caos ho ritrovato un libro che non cercavo, forse lui cercava me. È Croniche epafaniche di Francesco Guccini, in un’edizione del 1989, l’anno della sua prima pubblicazione. Ma tu, Viz, sai spiegarmi perché te lo regalai o lo comprammo assieme, ora non lo ricordo, e poi non lo lessi?

Nel paese dove sono vissuto in anni giovanili importanti, una piccola frazione a pochi chilometri dalla città, un paese che conservo nella memoria e sicuramente mitizzo, non vorrei sicuramente più tornare a vivere. Sono cambiato io e sono cambiati tutti quelli che conoscevo, ammesso siano ancora vivi. Ma perché non lo scordo e basta?

Con te mi piaceva andare più o meno ovunque. Discutevamo, certo che discutevamo, e poi litigavamo, mi imponevo probabilmente e tu accettavi, salvo nei casi nei quali ero io a cedere, perché era giusto così. Un perché tuttavia, come domanda che faccio più che altro a me, riguarda la scelta di escludere spesso tutti gli altri da quello che facevamo. In realtà però la risposta la conosco già.

                                                                                                                            Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

domenica 30 agosto 2026

progetti

Se la notte, coi sogni e le premonizioni, con gli incubi e le mie peggiori paure visualizzate sotto forma di un film al rallentatore del quale conosco la fine ma che non mi è possibile bloccare, se la notte, intendo, si sostituisse al giorno, e quello che vedo e tocco e ascolto realmente divenisse immateriale come sogni e incubi… Se avvenisse tutto questo non so se vivrei più intensamente. A volte temo che le giornate mi scorrano di fianco, sotto i piedi e davanti senza che io faccia nulla di veramente importante. Colpa mia, ovviamente. Vedo sempre meno persone e mi sembra di essere un appartamento che abbassa presto le serrande e che non apre le porte a nessuno, neppure ai vicini. Colpa mia, ovviamente. Eppure le decisioni, quando devo, le prendo. Poi ci ripenso e ne valuto le conseguenze. E se non lo avessi deciso e fatto? Qualcuno ha detto, in effetti, che la vita è quello che avviene mentre si fanno altri progetti. È stato John Lennon a dirlo, e lui, devo ammetterlo, di cose ne ha fatte diverse.

                                                                                                                            Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

sabato 29 agosto 2026

era il 30 luglio

Il giorno lo ricordo bene, era il 30 luglio. Pure l’ora, più o meno, erano circa le tre del pomeriggio. Stavo guidando l’auto in corso della Giovecca, a Ferrara. Il traffico non era eccessivo ma, anche per i semafori, non si poteva procedere a una velocità media superiore a quella delle biciclette. Me la sono trovata davanti già dalle parti della vecchia sede del Sant’Anna e poi, visto che tendeva a stare un po' troppo verso il centro della carreggiata, l’ho superata con difficoltà. Ovviamente, al primo semaforo rosso mi ha raggiunto e superato a sua volta. Questo si è ripetuto sino all’incrocio col teatro comunale e il Castello Estense, dove lei ha proseguito e l’ho persa di vista. Perché la ricordo? Già, perché? Mi sembrava elegante, vestita di bianco, non l’ho vista bene in viso e sull’età quindi non saprei cosa dire, attorno alla trentina forse o poco di più. Non ricordo neppure se avesse una gonna o i pantaloni, ma era magra, una bella donna, sicuramente. Eppure ne ho viste tante di donne belle in giro, più di lei, a piedi o in bicicletta. Lei mi ha colpito però, pedalava eretta, alta, dritta come un fuso, come se le avessero messo un bastone su per il culo. Ecco, queste parole esatte ho detto a mio figlio, quando le siamo passati accanto una delle tante volte.

                                                                                                                            Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

venerdì 28 agosto 2026

voci

Mi basterebbe la voce, anche solo sentirla al telefono. So che non ci sei più, da troppo tempo, e non solo tu. Eppure, quando eri lontana, a volte mi sembrava che tu fossi più vicina, ero stupido, come continuo a dirmi trovandone conferme, e su questo non vedo segni di miglioramento. Io ero lontano da casa, oppure lo eri tu o magari lo eravamo entrambi, ma ci potevamo telefonare. Ora non posso più farlo. Il tuo numero è in memoria, ma non sei raggiungibile. Non posso più telefonare verso le sette di sera ai miei, a Ferrara, come ho fatto per anni. Anche due amiche molto importanti ora sono irraggiungibili per lo stesso tuo motivo. Ne prendo atto, ma ancora non me ne convinco. Ciao, Viz.

                                                                                                                            Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

giovedì 27 agosto 2026

Mio padre e le saponette

Quando iniziò a fare così non lo so, non ricordo. Nel bagno iniziai a notare strane saponette multicolori, piccole, consumate. All’inizio non capii. Poi, mi resi conto che lui, quando una saponetta cominciava ad assottigliarsi, per non gettarla la univa, pressandola e sagomandola, ad altre che si erano consumate ed erano divenute scomode da usare. Sulle prime la cosa mi infastidì, come molte delle cose che faceva mio padre, poi mi resi conto che aveva una sua motivazione e il risparmio non mi sembrava sbagliato. Così ho iniziato pure io. Per evitare figuracce con eventuali ospiti le saponette che ancora oggi unisco dopo averle inumidite e ammorbidite le utilizzo solo nel bagno più piccolo, dove solitamente chi non è di famiglia non entra. Intanto, sempre con le saponette, ho iniziato a grattugiarne un po' e a far cadere la polvere di sapone nel bucato pronto per il lavaggio in lavatrice. Non troppo, per non danneggiare la lavatrice, ma abbastanza per integrare l’azione del detersivo liquido. Chissà cosa direbbe mio padre di questa mia ultima “mania”, gli anni passano e quello che un tempo non mi piaceva adesso mi manca, a conferma che ero, sono e sarò sempre un pirla.

                                                                                                                            Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

Post più popolari di sempre

Post più popolari nell'ultimo anno

Post più popolari nell'ultimo mese

Post più popolari nell'ultima settimana