sabato 22 agosto 2026

Una piccola città

Allora mi sembrava enorme e non la conoscevo tutta. Ogni strada percorsa la prima volta era una sorpresa, come avvenne quando arrivai, senza rendermene conto, nella zona ormai definitivamente cancellata e modificata da anni di via delle Vigne, a est della Certosa e vicino al cimitero ebraico. Quasi sessanta anni fa era un incredibile campo agricolo entro le mura, poi è divenuto altro. La spiegazione del perché Ferrara mi apparisse tanto grande è relativamente semplice e quasi banale perché venivo da una piccola frazione, Porotto, e tendevo a frequentare sempre gli stessi luoghi allargando raramente gli interessi. Adesso che in città non ci sono più mi manca, e non ho ancora realizzato quanto e sino a quando. Mi torna alla mente un pomeriggio nel quale feci visita a una amica e compagna di classe. Lei era la figlia del segretario del liceo che stavo frequentando. Si mise al piano che aveva in sala e suonò un pezzo classico che ora non ricordo. Solo vederla ascoltando la sua musica mi colpì profondamente, mi fece sentire inadeguato e piccolo. La frequentai per pochi anni poi le nostre strade si divisero. Molti anni dopo mio padre ebbe, come medico di base, suo fratello, che una volta incontrai nel suo studio. La sua famiglia abitava in un grande palazzo che si affaccia su viale Cavour e, di recente, sono tornato esattamente in quel palazzo. Il cognome della famiglia non c’è più sui campanelli, sono trascorsi troppi anni. Adesso all’esterno c’è la targa dello studio notarile dove ho firmato il passaggio di proprietà dell’appartamento in città dove pensavo che io e Viz avremmo potuto andare negli anni della nostra pensione. Niente da fare, progetti naufragati e città lasciata. Quella città mi aveva attirato con le sue luci del centro e col suo farmi sentire quasi anonimo dopo la vita di paese che non lascia l’anonimato a nessuno. Poco alla volta ritornerò completamente sconosciuto, a Ferrara e altrove.

                                                                                                                            Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

venerdì 21 agosto 2026

le persone non restano

Pochi giorni fa pensavo che le giornate estive soffocanti fossero destinate a non finire, che il ronzare degli insetti sarebbe continuato, che la pioggia non sarebbe mai arrivata, e invece le stagioni passano, basta avere pazienza. Però a me la pazienza difetta, e mal sopporto i mutamenti. Anche quelli positivi, almeno sino a quando non capisco che sono giusti e che alla fine mi potrebbero far bene. Così mi torna alla memoria quando amavo scattare poi sviluppare e stampare i miei scatti analogici. Credo di essere stato bravo con la fotografia, anche se come semplice amatore. Avrei potuto probabilmente fare di meglio ma tutto era costoso e certi mezzi non me li potevo permettere quindi, anche se mi sarebbe piaciuto esplorare ancora, ho dovuto accettare i miei limiti. Conservo ancora le due bacinelle per lo sviluppo e il fissaggio delle stampe su carta o cartoncino. Sono semplici bacinelle da cucina di ottima plastica, ancora intatte dopo oltre cinquant’anni, una gialla e una verde. Mi hanno seguito da Ferrara a Riva del Garda e infine a Rovereto. Alcuni oggetti restano, purtroppo non restano le persone.

                                                                                                                  Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

giovedì 20 agosto 2026

Mi perdo nei sogni

Nel tempo dei soggiorni estivi al mare, quando tradizionalmente sceglievamo i campeggi e le vicine spiagge libere, capitava che, con l’avvicinarsi dell’alta stagione, ci sentissimo sempre più circondati dai nuovi arrivi. Avevamo l’impressione che ci venisse tolto lo spazio che sino al giorno prima era nostro. Era raro che si arrivasse però a situazioni di sovraffollamento ed evitavamo sempre, per quanto possibile, certe situazioni; camminavamo anche molto per trovare un tratto di spiaggia o di costa adatta a noi. Più raramente ci è capitato di andare in quei luoghi dopo il Ferragosto, e la cosa che personalmente mi metteva tristezza era veder sparire da un giorno all’altro persone che sino a un momento prima sembravano far parte stabile dell’ambiente. Sparivano tende, roulotte e camper, le piazzole restavano vuote e, in spiaggia, gli ombrelloni calavano. Ma un mondo stabile, senza troppi nuovi arrivi e poche partenze non esiste? Un mondo nel quale la perfezione percepita resti inalterata dove potrei trovarlo? È inutile cercarlo, lo so, sono solo un vecchio che si aggrappa a sogni nostalgici.

                                                                                                 Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

mercoledì 19 agosto 2026

Talvolta si rimanda a quando verrà il tempo

Gli ultimi giorni sono stati difficili, è innegabile. Il caldo soffocante, il piccolo trasloco necessario fatto di viaggi andata e ritorno in poche ore, la scelta difficile che ci ha portato a conservare anche ciò che sarebbe stato meglio buttare o lasciare, i pranzi in alcuni ristoranti con le specialità ferraresi, le puntate al supermercato per comprate quello che a Rovereto non si trova e, anche, per restare un po' al fresco mentre fuori la temperatura era vicino ai 40°. Quei giorni, lentamente, diventano passato, mi convinco che la decisione era quella giusta, pure mia zia pensa che abbiamo fatto bene anche se ha voluto l’assicurazione che, quando la stagione sarà favorevole, andrò a trovarla. Il futuro è avanti, come sempre, e si trova qui, dove anche tu non ci sei. 

Avrebbe potuto andare diversamente? Immagino di sì, tutto avrebbe potuto andare in modo diverso, ma non saprò mai cosa sarebbe successo se alcune premesse fossero state altre, lo posso solo immaginare. Quegli ultimi giorni, poi, lentamente diventano memoria, restano nelle immagini conservate e ordinate nei miei archivi, restano nel lavoro che devo ancora concludere qui, dopo aver messo in scatoloni e accumulato in disordine rimandando a quando verrà il tempo.

                                                                                                 Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

martedì 18 agosto 2026

estate on demand

Solo dall’estate di quell’anno e sino all’estate di quell’altro, tutte le altre via, sistemate ordinatamente nelle stanze della dimenticanza, nelle soffitte e nelle cantine di case vendute o abbandonate. Vivo periodi nei quali, per non gettare nulla, conservo persino gli scontrini, poi viene il momento nel quale il vento spira da una direzione inattesa e tutto si scompagina, si confonde e, naturalmente, si dimentica. Ho vissuto molte estati prima, te le ho raccontate quasi tutte, ma adesso non mi piacciono più, non mi procurano il piacere della memoria, le persone erano diverse con me, io ero diverso con loro, non avevo il mio spazio, e di quello che avevo me ne facevo una ragione, mi accontentavo. Accettavo viaggi con altri per non stare da solo, e non sempre andava come mi sarebbe piaciuto, o sceglievo volutamente di andare da solo, neppure cercavo di coinvolgere quelli che frequentavo in quei tempi. Archeologia della memoria, stratificata, sedimentata, da mettere in contenitori museali non aperti al pubblico e neppure a me stesso. Un’estate on demand, chissà se sarebbe possibile ancora, temo di no.

                                                                                                 Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

lunedì 17 agosto 2026

La fortuna di avere un prato con trifoglio

Ho camminato su un piccolo prato con trifoglio, sapevo che sopporta bene il calpestio. Ho camminato senza chinarmi e guardare con attenzione, semplicemente sono passato nel modo più veloce possibile e sono andato a fare la spesa. Magari ho calpestato qualche quadrifoglio, ho calpestato la fortuna. Tornato a casa mi sono perso su alcuni consigli letti su un sito che parla di come tenere in ordine un prato. Per chi gestisce il sito il trifoglio è una pianta infestante che quindi va opportunamente estirpata, anche facendo uso di diserbanti specifici affidandosi a personale specializzato. Il fatto interessante è che il trifoglio arricchisce naturalmente il terreno di azoto e non ha bisogno di essere innaffiato con frequenza, e nello stesso sito si consiglia, una volta tolto il trifoglio, di aggiungere fertilizzante e di curare la sua irrigazione costante. Cosa non mi torna in questi consigli? Varie cose, ma sicuramente non devo preoccuparmi del mio prato perché non possiedo alcun giardino ma solo qualche vaso con fragoline, violette, basilico, papiro e aspidistra.

                                                                                                 Silvano C.©

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domenica 16 agosto 2026

Estate tra i ghiacci

Col gran caldo posso leggere un giallo ambientato tra gli Inuit, in Groenlandia. Non so se abbassa la temperatura percepita ma sicuramente mi distrae dandomi informazioni su come vengono chiamati i buchi creati dalle foche nella banchisa in formazione, e da come vi si possa rimanere mortalmente intrappolati, con l’abbassamento rapido della temperatura. Il sogno di arrivare al Circolo Polare Artico lo abbiamo abbandonato presto, siamo arrivati solo sino al nord della Danimarca, abbiamo intravisto la Svezia oltre lo stretto e non siamo mai arrivati in Norvegia, figurarsi poi la Groenlandia, la Terra Verde. Eppure abbiamo viaggiato, non sollevati in volo ma toccando sempre terra o mare, lentamente, vedendo il paesaggio attorno a noi passandovi attraverso. Vorrei indietro certi giorni, cosa impossibile, e vorrei non scordarli, cosa che per ora mi riesce ancora. Intanto è passato Ferragosto, la barriera psicologica che mi ha sempre fatto intuire la fine dell’estate lasciandomi ancora la sensazione di vacanze possibili e di avventure realizzabili prima delle nebbie autunnali. Va bene, non posso mentire, mi va sempre meno di muovermi, mi basta leggere di luoghi lontani dove catapultare l’immaginazione.Ciao, Viz.

                                                                                                 Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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