sabato 3 ottobre 2026

Singapore

È teoricamente possibile trasferirmi altrove, in un’altra città, in un’altra regione, in un altro Paese o anche in un altro continente. Cambiare radicalmente contesto, andare dove non capisco la lingua e neppure sapere come si vive, quali sono le abitudini, le convenzioni, le leggi che valgono localmente. Teoricamente è possibile, e magari si può fare in modo regolare e non sparendo all’improvviso, salutando chi voglio salutare, lasciando chi dovrei lasciare e creando il minor numero di problemi a chi resta. Lo potrei fare venendo meno a un impegno che ritengo di dover rispettare, ma rimane comunque possibile. E poi? Poi tutto di nuovo dall’inizio, sapendo che alla mia età molte possibilità non sono più realizzabili perché è passato il loro tempo. Non avrei pezzi della mia vita precedente come uno specchio, una valigetta, un libro, una raccolta di schede sugli animali, un soprammobile di scarsa qualità o un vecchio giocattolo in metallo. Nulla, solo uno spazio arredato con mobili e oggetti del posto, più nessun contatto né telefonico né in rete, chiusura di ogni profilo personale, magari un nuovo telefono mobile con una nuova utenza aperta sul posto, come un nuovo conto bancario e l’accredito della pensione su quel conto, non so come ma immagino sia fattibile. Ma poi, alla fine, perché andare altrove, come se nulla di me potesse seguirmi? Veramente potrei essere una persona nuova?

                                                                                                                           Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

venerdì 2 ottobre 2026

Tra le parole

Ma si può vivere così? Domanda pleonastica, lo faccio da tempo. Qualcuno dice che non si può, molti magari lo pensano, ma come vivono loro, che giudicano il mio modo di vivere? Pessimi esempi e ancor peggiori giudici. Di tutti potrei tracciare ritratti e descrizioni e magari potrei pure scattare qualche fotografia, a sostegno delle mie tesi, ma chi me lo fa fare. Dedico troppo tempo a cose simili. E quelli ai quali mi riferisco pensano cose che non condivido mai completamente. Solo pochissimi, dovrei dire pochissime, si salvano. Meno delle dita di una mano esprimono il loro numero, ed è naturale sia così. Il fatto è che sopporto con difficoltà crescente la sottile maldicenza, mi vergogno quando pure io ci casco mentre, decenni fa, era un mio punto d’onore non esprimere mai alcun giudizio sugli assenti. Passa ogni cosa, anche le convinzioni e i comportamenti. Quindi vivo così, sai come, commettendo ogni giorno errori stupidi, dedicando tempo ai miei piccoli impegni e a soddisfare, con poco, desideri inconfessabili. Rispettando le scadenze essenziali so adattarmi ai bisogni non miei che danno senso alla vita. Cosa sbaglio allora? Non lo so, molto immagino. Tra le mie priorità non ho un elenco di luoghi da visitare prima di morire o di esperienze obbligatorie da fare, programmo a breve anche se immagino l’infinito.

                                                                                                                           Silvano C.©

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giovedì 1 ottobre 2026

crivello

Parliamo di crivello. Non sai cos’è? Fai una ricerca, apri un dizionario o un’enciclopedia, allarga le tue conoscenze minime. Non hai connessione e nessun supporto cartaceo? Allora non hai queste cose ma hai un potenziale problema. Quindi possiedi qualcosa, è già qualcosa. Del resto, anche se non sai cos’è questo strumento ma hai vissuto una certa parte della vita sai cosa comporta, quali conquiste e quali rinunce. Arriva un anno nel quale, improvvisamente, ti rendi conto di quanto è andato perduto, di quante persone se ne sono andate, di quante case hai visitato o hai addirittura posseduto e ormai non puoi più entrarci. Attraverso le maglie sempre più sottili sfugge ormai anche l’impercettibile, quello è grave, perché non te ne rendi conto. Non è demenza senile, è la natura della nostra essenza, non possiamo mantenere tutto, né fisicamente né mentalmente, anche solo nel ricordo. Selettivamente, per salvarci, dimentichiamo. Volontariamente, per riuscire a vivere, rimuoviamo e ce la raccontiamo inventandoci un passato mai vissuto. Diventiamo diversi, ci conviene, ma non lo siamo veramente, e quando un altro ci dice come ci vede allora può scattare il rifiuto, l’offesa, la reazione di vendetta o di chiusura del rapporto. Sai quante volte mi è successo? Quante volte l’ho subito oppure ne sono stato artefice, non lo so neppure, nessuno forse lo sa. Ecco, questo penso se immagino un crivello. Tu pensa quello che preferisci, e magari rifletti se è meglio mangiare pane bianco o pane integrale con un po' di crusca.

                                                                                                                           Silvano C.©

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mercoledì 30 settembre 2026

i gatti, chissà...

 Una gatta mi guardava mentre passavo e si preparava alla sua notte. Manteneva la sua dignità anche se sapeva che avrebbe dormito al freddo e non sapeva se e quando avrebbe mangiato. Anche noi esseri umani, se siamo sfortunati, non sappiamo e non abbiamo riparo. Chi è fortunato invece, magari solo per nascita, a volte neppure si accorge né dei gatti né degli esseri umani. Del resto non posso accusare nessuno, sono fondamentalmente un egoista, attento agli altri in modo saltuario, e talvolta mi impietosisce di più un gatto, o un cane, di un essere umano. Non so come sia possibile diventare come me, con sentimenti drogati e incapaci dell’empatia necessaria. Mitizzo la fortezza Bastiani, che almeno ha solide basi letterarie oppure la fortezza della solitudine, che mi affascina per il suo nome. Ma non sono un militare né un super eroe, e assolutamente da solo non so restare. E ammiro i gatti, pur sapendo che non avrò mai le loro qualità positive.

                                                                                                                           Silvano C.©

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martedì 29 settembre 2026

Discorsi rubati

Succede, anche senza volerlo. Stavamo seduti al tavolo di un ristorante per una domenica più allegra, non diversa da tante, solo dagli altri giorni della settimana, senza voler festeggiare nulla ma per avere l’occasione di parlare non come a casa e per il piacere di assaggiare piatti non abituali o difficili da preparare nella cucina casalinga. Del resto, a mia giustificazione, lo ritengo un modo alternativo di andare in vacanza, visto che da anni non mi concedo nessuna vera e lunga vacanza, al massimo uno o due giorni e mai in luoghi lontani, come tanti anni fa. Stavamo seduti parlando tra noi e un gruppo di tre persone è arrivato poco dopo, una coppia di mezza età e una signora un po' più anziana, tutti mediamente eleganti. Sento la domanda: hai preparato la valigia? Poi non mi arrivano altre parole e noi pensiamo ai fatti nostri. Credo di avere un buon udito, e dopo alcuni minuti sento uno di loro che accenna a case di riposo dove si sta bene e che sono pure belle. Poi arrivano altri clienti e, poco alla volta, altre voci si accavallano e perdo il senso di quanto stanno discutendo i tre. Ho solo intuito di cosa parlavano. In questi ultimi tempi certi temi mi toccano, in questi ultimi anni a dire il vero, forse da sempre ma non in modo pressante come recentemente. E mi è scesa un po' di tristezza, allontanata con il Müller-Thurgau.

                                                                                                                           Silvano C.©

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lunedì 28 settembre 2026

L’ultima volta non sarà l’ultima

Pensavo di vederle, di rivederle, invece no. Ho chiesto di loro. Mi ha risposto uno del posto, mi ha detto che entrambe erano morte di vecchiaia. Come, di vecchiaia? Sì, vivono sette o otto anni, loro ne hanno vissuti dieci, e li hanno vissuti bene, qui, per loro una specie di grande hotel. Sarà, magari hanno vissuto bene, ma ora che pensavo di ritrovarle, di fare loro altre foto, non le ho trovate più. E adesso mi chiedo se è giusto fare foto sinché si può oppure è meglio di no, conservare solo il ricordo e lasciar andare pure quello, quando sarà il suo momento. Non ho una risposta per tutte le stagioni. Adesso penso sia giusto farle, le foto, domani o quando mi rileggerò avrò già cambiato idea, e non sarà per l’ultima volta.

                                                                                                                           Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

domenica 27 settembre 2026

Meglio non aver fretta

Ieri scrivevo che la fine, particolari a parte, è nota. La morte è la conclusione che ci aspetta tutti dopo quello che abbiamo fatto, facciamo e pensavamo di continuare a fare. Mi sembra di partecipare al Concorso dell’Ovvio con questo pensiero, con ottime possibilità di piazzarmi ai primi posti. Il fatto è che conviene tener ben presente questa realtà e, allo stesso tempo, ignorarla, usando tutti i metodi leciti e meno leciti. Come dicevi e scrivevi tu occorre avere sempre un progetto, una meta da raggiungere, dimostrare ottimismo senza mai arrendersi, guardando avanti. Poi una volta è successo che ti ho fotografata e ho visto, dopo, la tristezza che non nascondevi perché non sapevi che ti stavo fotografando. Quella foto è solo mia. Chissà cosa stavi pensando, lo posso solo sospettare, perché al tuo posto non ci sono mai stato. Se arrivo a quanto mi accade di recente devo ammettere che, al tuo confronto, valgo molto meno. Coraggio poco, capacità di dissimulare ai minimi sindacali. Non so perché mi vengono alla mente le parole del Recitativo di Fabrizio De André:

Uomini cui pietà non convien sempre

male accettando il destino comune,

andate, nelle sere di novembre,

a spiar delle stelle al fioco lume,

la morte e il vento, in mezzo ai camposanti,

muover le tombe e metterle vicine

come fossero tessere giganti

di un domino che non avrà mai fine.

Intanto le sere di settembre si avvicinano alla fine e per quelle di novembre c’è ancora da aspettare. Non ho fretta.                                                                                                                            

                                                                                                                           Silvano C.©

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