domenica 9 agosto 2026

Agosto a Riva del Garda nel 1983

Entrare negli archivi della memoria è operazione rischiosa. Meglio sarebbe lasciare che il tempo svolga il suo lavoro e, poco a poco, faccia scordare anche gli scatti fotografici di un’età ormai finita. Meglio sarebbe, certo. Eppure capita che qualcosa ritorni, affiori casualmente, si renda visibile dopo oltre quarant’anni, e non arrivi da mie fotografie. Così ricordo l’estate del 1983. Stavamo a Riva del Garda e, una sera, il caldo divenne soffocante e afoso, non riuscimmo a restare chiusi in casa. Ci spostammo verso le spiagge sul lago e vi trovammo metà della popolazione, persone conosciute e no, tutti sul lago per sfuggire a quell’incredibile momento, accomunati e quasi allegri di trovarci assieme. Chi incontrammo quella sera adesso non lo ricordo più, ma noi fummo una parte di quella marea umana. Ciao, Viz.

                                                                                                 Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

sabato 8 agosto 2026

Guida improvvisata

C’impiegherò del tempo, in fondo è il mio mestiere. Ho preso decisioni per poi ripensarci, ho scelto le cose giuste che col tempo si sono rivelate tali, sono incappato in cantonate impreviste e mi sono ritrovato, in qualche caso, con imposizioni che erano comunque la scelta migliore, malgrado me. Adesso, dopo gli ultimi pochi mesi, mi resta la rabbia difficile da rimuovere legata al fatto che tu l’appartamento di Ferrara non l’hai visto finito e non te lo sei goduto un solo giorno. Hai potuto scegliere alcune rifiniture, come le piastrelle dei rivestimenti, gli infissi e i sanitari, sei venuta a vedere il cantiere quando ancora tutto era in alto mare, poi basta. Quell’appartamento alla fine è bene che sia stato venduto. Con te sarebbe stato diverso ma tu sei andata via da troppi anni e io le cose le capisco con una lentezza esasperante, c’impiego del tempo. Non mi mancherà perché non era casa nostra, ho ricordi come li ha nostro figlio, ma sono ricordi. Mi mancherà Ferrara vissuta in un certo modo, una Ferrara mia, ma questo devo ancora capirlo. So che mi piaceva, quando capitava, spiegare qualche piccola cosa ai turisti che mi capitavano a tiro nel posto giusto al momento giusto, ma quello della guida improvvisata, gratuita e non richiesta, è un ruolo che talvolta svolgo anche a Rovereto. Vabbè. Ciao, Viz.

                                                                                                 Silvano C.©

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venerdì 7 agosto 2026

So cosa ho perduto

Mi serviva una scossa, un motivo, qualcosa che mi smuovesse. Dopo aver venduto l’appartamento a Ferrara nel quale noi due, ormai vecchi ma ancora in grado di fare un po' di scale, avremmo potuto restare alcuni giorni nei mesi belli, non troppo caldi né troppo freddi, dopo la decisione approvata da nostro figlio e dopo un brevissimo momento nel quale l’appartamento è stato in offerta immobiliare, ormai la cosa è fatta, il rogito è ufficialmente compilato, depositato e registrato. Mi serviva una cosa nuova, uno stimolo, un modo per elaborare questa perdita. Del resto non ho mai voluto affittarlo, doveva servire a noi, e se lo avessi affittato non avrei più potuto tornare a Ferrara dormendo a casa mia. Sulla possibilità di affittarlo ho riflettuto, ma non mi andava la cosa. E allora meglio così. Ora non dovrò più pensare a cosa potrebbe succedere a quell’appartamento, non avrò più spese per mantenerlo, e neppure possibili guadagni da far gestire a un’agenzia. Niente più. Ieri però è morto Guccini. Lui aveva cantato Dio è morto, e adesso è morto lui. Tu me lo hai fatto conoscere, non di persona ma in un paio dei suoi concerti e coi suoi libri. Alcuni di questi libri te li ho comprati, come alcuni dei suoi dischi. Adesso l’elaborazione ha fatto un passo avanti. Non so cosa mi aspetterà ma so cosa ho perduto, adesso mi è più chiaro.  

                                                                                                 Silvano C.©

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mercoledì 1 luglio 2026

Mare e monti

Dagli scogli del mare alle rocce dei sentieri alpini. Si tratta solo di altitudine in fondo, e di momento nel quale si può assistere al tramonto del Sole. Tutto il resto è acqua salata presente o fossile, è brezza di mare o brezza di monte, è il modello che si adatta al mio momento storico. Vedrò ancora il mare delle zone che frequentavo da bambino e poi negli anni giovanili? È possibile, certo, ma non so quando e come. Del resto non so neppure se rivedrò tutti i rifugi e i sentieri che ho percorso con te da quando sono in Trentino. Intanto programmo una giornata nei luoghi che già mi facesti conoscere, non mancherò di parlare di te e porterò in regalo una bottiglia di vino, rosso e rigorosamente fermo. Per oggi si attende un temporale, potrebbe creare problemi, di questi tempi temo i temporali più di una volta. Ripensando al mio mare giovanile nulla sarà però come prima, nulla, troppi mutamenti e troppe perdite. Non sarà come prima ma tenterò di rivederlo, perché questo lo devo alla vita, e lo farò pensando a te.

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martedì 30 giugno 2026

Un diario

Qui le giornate vengono una dopo l’altra e alcune hanno meno fretta delle altre di mettersi in coda per presentarsi puntuali all’appuntamento, quando sarà il loro turno. Quelle passate, che si credono perdute perché nessuno le ricorda più, non smettono però di conservare tutto quanto è successo durante il tempo a loro concesso. Loro conservano e basta, non s’illudono e non sperano. Più sono lontane nel tempo più sono consapevoli del loro destino, eppure anche loro hanno avuto lo spazio necessario, tutto, nulla di meno. Un vecchio amico frequentato per poco più di dodici mesi e perduto di vista dagli anni settanta, sentito al telefono un paio di volte perché è stato lui a chiamarmi, registrava maniacalmente tutto quanto di importante o degno di nota gli succedeva ogni giorno. Il suo diario, quando me ne lesse alcune pagine, mi stupì e mi fece un po' paura. Veramente era successo quello che aveva scritto e io avevo detto e fatto esattamente quello che mi aveva letto? Eppure erano trascorsi pochi mesi e io non ricordavo più quei particolari. Ogni giornata dovrebbe essere descritta in un diario simile, uno per ogni persona senza scordare nessuno. Magari in effetti è già così, anche se non ne ho le prove. Io non tengo alcun diario però. Credo di ricordare, mi illudo di farlo ma naturalmente dimentico. Forse è giusto così.

                                                                                                 Silvano C.©

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lunedì 29 giugno 2026

sindrome dell’arto fantasma

La sindrome dell’arto fantasma è una condizione patologica che si verifica dopo la perdita di un arto. Il cervello continua a funzionare quasi ignorando la realtà e creando sensazioni illusorie come se l’arto ci fosse ancora. Queste sensazioni, che possono generano anche un forte dolore, sono riconducibili a una condizione soggettiva e non generalizzabile per la quale alcuni percepiscono ancora il movimento o la posizione dell’arto nello spazio. Come in quasi tutte le situazioni patologiche sono possibili in questo caso alcune terapie per aiutare chi ne soffre, e possono essere di tipo chimico, fisioterapico o psicologico. Il successo di queste terapie dipende ancora una volta dai soggetti interessati.  

Questo l’ho letto nel sito di una struttura ospedaliera mentre non cercavo esattamente queste informazioni ma mi chiedevo come si affronta la perdita di una persona. Il fatto è che ci penso da anni, da quando tu sei andata via, ma risposte soddisfacenti non ne ho trovate mai. Tanto per cambiare discorso potrei chiederti dov’è casa mia, pure questo mi sto chiedendo da qualche tempo. Ciao, Viz.

                                                                                                 Silvano C.©

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domenica 28 giugno 2026

Un’estate in Algarve

Fummo giovani e arrivammo ai confini del mondo, il mondo raggiungibile in auto affacciato sull’Atlantico, e a Lisbona attraversammo il ponte 25 aprile perché quello intitolato a Vasco da Gama ancora non era stato costruito. Avemmo l’impressione che il Portogallo fosse un paese povero ma chissà se oggi, se potessimo tornare, avremmo ancora questa opinione. Ricordo vagamente le spiagge dell’Algarve, e quando sento dire che occorre fare alcune esperienze prima di morire continuo a chiedermi che senso abbia, in particolare quando si tratta di viaggi e luoghi lontani da vedere. Noi un’estate del 1980 andammo in Algarve ed ora, per te, cosa cambia? Per me cosa cambia? Posso dire per me, ché tu adesso non hai la possibilità di farlo: non cambia nulla, l’Algarve non conta e non conta neppure che io abbia conservato quel galletto portoghese, conta solo che facemmo assieme quel viaggio, non la meta e cosa vedemmo, ma che lo vedemmo assieme. La meta è un riempitivo intercambiabile, un po' come i gusti degli sciroppi per preparare granite. Chissà se saresti d’accordo con me, magari ti potrei convincere se potessimo parlarne, oppure saresti tu a farlo. Ciao, Viz.

                                                                                                 Silvano C.©

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