Con ogni approfondimento si rivede quanto fatto prima e lo si aggiusta, lo si modifica o lo si cambia completamente. A volte avvengono vere e proprie rivoluzioni nel modo di pensare che destabilizzano chi pensava si fosse raggiunto l’apice del possibile. E invece no, tutto cambia, non solo nel modo di affrontare teoricamente un problema ma pure nel modo di agire. I filosofi degli ultimi secoli hanno affrontato aspetti già indagati nel passato riscrivendone e aggiornandone le definizioni. In definitiva chi resta ha il diritto e l’opportunità di ripensare a quanto è stato fatto da chi è andato via, da chi è morto. Un figlio può riconoscere positivamente quanto realizzato dai genitori ma ne vede pure gli aspetti discutibili, e ormai loro non possono più replicare. Chi oggi detiene il potere di vita o di morte su intere popolazioni tra pochi anni sarà morto, e non potrà in alcun modo fermare le critiche che riceverà da chi sarà allora in vita. Tutte le sue azioni potranno essere annullate o completamente modificate; a nulla serviranno i monumenti i monumenti che si sarà fatto costruire. In quest’ottica la faccenda sembra ridursi alla logica del duello. Si vuole ottenere giustizia o ragione, ci si sfida a duello, si combatte e uno dei due contendenti muore. Chi muore ha torto, e chi rimane ha ragione. Chi rimane può continuare la narrazione che ritiene corretta e chi è morto non può più parlare o replicare. A Ferrara esiste il vicolo dei Duelli, una via privata alla quale si accede da via Cortevecchia. In quella stretta via ebbe luogo il 10 ottobre 1364 un duello ricordato da Gerolamo Melchiorri in una sua pubblicazione tra certi Almerico da Meldola e Pietro da Fuligno. Quest’ultimo restò morto, ed ebbe torto!
Silvano C.©
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