Frequento i cimiteri da sempre, una volta un po' meno ma già lo facevo da giovane. Per anni poi a Ferrara sono stato molto legato alla zia di mio padre, Antonia, che chiamavo zia pure io, o semplicemente le dicevo ciao. Lei in Certosa ci andava spesso, aveva troppe persone in quel posto che a molti non piace e che se possibile eviterebbero sempre, anche nel momento nel quale ci vengono portati quando ormai non possono evitarlo. Ad un certo punto mi è venuta la mania della lavorazione della cera e lei, andando al cimitero, poteva recuperare quella fusa che era divenuta un rifiuto e sporcava le tombe dopo essere uscita dagli spazi nei quali i ceri e i grossi lumini erano stati messi accesi. Me ne procurava a sacchetti, e io, con quel materiale, inventavo e scoprivo un mio lato artigianale che ancora non avevo esplorato. Producevo candele nuove, colorate, con un nuovo stoppino in corda sottile adatta. La cera a grumi la facevo sciogliere in un tegamino che ponevo sul fuoco e la coloravo con pastelli a cera. Quando iniziava a raffreddarsi e diventava tiepida era possibile manipolarla e darle la forma che intendevo. Non ho mai ottenuto veri capolavori, anzi, ne ero ben lontano, e poco alla volta ho lasciato perdere, non avevo le capacità per andare oltre e arrivare a quello che volevo vedere. Ricordo diverse candele, una relativamente tozza con attorno qualcosa che voleva essere un tralcio di vite con una foglia e un grappolo d’uva. Niente di che. Ricordo invece la volta che con la cera leggermente colorata con pastelli giallo ocra avevo ottenuto una lastra abbastanza estesa e me la ero appoggiata al viso quando era ancora tiepida, facendola aderire alle guance, al naso, agli occhi chiusi. Quando la tolsi con attenzione e ne appiattii i margini ottenni una sorta di maschera mortuaria, decisamente particolare e un po' inquietante. L’appesi ma ebbi vari commenti abbastanza critici e alla fine la eliminai. Non so se il mio modello era stato quello, ma alla fine assomigliava, in peggio, alla famosa maschera di Agamennone. Si fa per dire.
Silvano C.©
(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)