venerdì 24 ottobre 2014

Come si negano i diritti perché c’è altro di più urgente da fare


Lo so, questo post ha un titolo che ricorda quello di certi film della Wertmüller, e praticamente ho quasi svelato il finale, ma lo scrivo lo stesso, per scaricare il nervoso che mi ha preso non più di qualche ora fa dopo aver discusso con un ex collega. Fortunatamente ex. Purtroppo collega.
Ho perso mezz’ora del mio tempo, forse pure di più, per arrivare a capire che era meglio ignorarlo, cioè salutarlo in modo affrettato e poi proseguire ognuno per la propria strada.
Ed invece prima ci siamo scambiati saluti di cortesia, poi abbiamo parlato della situazione politica e delle pensioni, del lavoro e della crisi, e poi del voto che abbiamo dato alle ultime elezioni, guarda caso a fronti opposti. A quel punto avrei dovuto capire, e lasciar perdere. Ed invece no, ho continuato a discutere, sino ad arrivare a parlare dei diritti delle persone omosessuali.  
Lui ha detto chiaramente che con tante cose più urgenti da fare non gli sembrava il caso di perdere tempo con queste cose, che ci sono problemi più urgenti da affrontare prima.
Non credevo alle mie orecchie, lo giuro. Ho replicato che i diritti sono a costo zero, non pesano sull’economia, che il valore di una persona è la prima cosa che una società deve riconoscere.
Niente da fare. Il problema, per lui, non era la priorità, in effetti. Lui questi diritti non li vuole dare e basta. Gli fanno schifo gli omosessuali che si mostrano con “tutto di fuori”, che prova repulsione quando questi si abbandonano ad effusioni in pubblico, che sono malati, e via con tutta la sequela delle idiozie del caso. Non ripeto cosa mi ha detto di Vladimir Luxuria. Io gli ho ricordato dei lager nazisti, niente. Poi gli ho parlato di Vendola e di Giulio Cesare, e poi dei tanti eterosessuali che abusano di bambini. Niente da fare. I gay sono pure pedofili, ha aggiunto.
Io a dirgli che sono essenzialmente gli etero che violentano i minori ed uccidono le donne, troppe, sempre, quasi ogni giorno. Nulla da fare. Mi ha replicato che ne conosce due che vivono assieme, che a lui non danno fastidio e che non danno scandalo perché stanno al loro posto e non si fanno notare.
Mi sono spazientito, gli ho replicato che se sono in affitto a nome di uno dei due l’altro non ha diritti, in caso di eredità non sono tutelati come una coppia e che se uno di loro va in ospedale l’altro non è detto che possa andare ed avere lo stesso trattamento che avrebbe se loro fossero una coppia sposata o comunque riconosciuta con le medesime condizioni sul piano civile. E poi l’ho salutato, ormai troppo tardi. Mi aveva già rovinato la passeggiata prima di cena.

                                                                                                      Silvano C.©


( La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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