venerdì 8 maggio 2026

Le cose perdute

La vita è mutamento, inutile opporvi resistenza. Quello che possiedo oggi domani sarà perduto e anch’io mi perderò senza lasciare troppi a rimpiangermi. Sicuramente come persona conto più delle cose, quindi nessuna delle cose che ho perduto o perderò conta più delle persone alla quali ero e sono legato. La perdita di oggetti, auto, case, biciclette, libri o intere città è solo una conseguenza del mutamento necessario alla vita e quindi delle stesse persone, che col tempo invecchiano e muoiono oppure si allontanano, e non c’è nulla da fare. Del resto invecchiare è una ricchezza non concessa a tutti in egual misura, e poter godere di una porzione maggiore di vita comporta anche i suoi aspetti negativi.

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giovedì 7 maggio 2026

Quanto costa un sogno?

I sogni sono progetti che volte si realizzano altre volte no. Può capitare che le premesse ci siano e poi, in corso d’opera, qualcosa vada storto e, col tempo, la situazione muti tanto da far perdere la forza iniziale e che si nasconda alla vista l’obiettivo finale. Ora, per non essere venale, voglio scordare che per un mio sogno il denaro sia stato importante quindi intendo pensare solo all’investimento emotivo, ai legami con le persone e il territorio, alla mia storia che ha accompagnato tutti i progetti. Ecco, parte di quello che ho realizzato anche grazie a te, ora che non ci sei più, per me vale meno, si è svalutato più che con l’inflazione economica. Quel sogno mi costa perché ha coinvolto desideri, speranze, visioni future, illusioni e pure il senso della vita. Tutto il resto non lo so ma intanto le decisioni le prendo, e vedremo cosa avverrà.

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lunedì 4 maggio 2026

So perdermi benissimo da solo anche senza navigatore

Non possiedo uno smartphone e non uso alcun navigatore. Ammetto che è utilissimo, se devo andare in città che non conosco ma se resto nelle mie zone non mi serve. Un paio di anni fa andai a Bologna per salutare un’ultima volta un’amica che avevo appena perduto e andai con mio figlio, che lo smartphone lo ha e lo sa usare. Fu bello sentirmi guidare da una voce che mi diceva dove svoltare e dove parcheggiare. Preferivo però quando andavo in giro con Viz per mezza Europa, sempre e solo con cartine e mappe di città sulle guide. Era bello avere accanto un navigatore col quale potevo scambiare anche due parole e, all’occorrenza, discutere sulla strada migliore da fare. E poi ci sono i casi nei quali il navigatore ti suggerisce strade che chi conosce il posto non si sognerebbe mai di scegliere oppure che imposti male la località di destinazione. Mi spiego meglio. A Trento, a Ferrara o a Rovereto ho avuto la prova che il navigatore mi suggerisce percorsi poco comodi o più lunghi del necessario, e questo solo per le informazioni limitate acquisite dall’algoritmo che gestisce le scelte. Anni fa a Riva del Garda un camionista si ritrovò su una strada che passava su un ponticello stretto che non avrebbe mai retto il peso del suo automezzo. Due anni fa circa, su una strada che risale i monti di Rovereto, un grosso autotrasporto si ritrovò bloccato su un tornante per lui impossibile da superare e dovettero intervenire i vigili del fuoco per spostare il mezzo. Nel 2018 aspettavo a Ferrara una coppia di amici partiti dalla provincia di Sondrio. Rispetto ai tempi che immaginavo tardavano ad arrivare. Scesi in strada, al centro dell’incrocio sotto casa, guardando in direzione nord-ovest, quella dalla quale avrebbero dovuto arrivare. Solo un’ora più tardi, forse anche di più, mentre intanto avevo salutato un’amica che portava a passeggio il suo cane, vidi la loro auto arrivare da est, come se arrivassero dal mare. Avevano impostato nella ricerca della destinazione il nome del viale e la provincia, non la città di Ferrara, e arrivarono credo ad Argenta prima di capire che la via da cercare era un’altra. Entrambi scesero dall’auto decisamente stanchi, più stanchi di quello che avrebbero pensato.

                                                                                                            Silvano C.©

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domenica 3 maggio 2026

Nella tua natura

Ci son cose che prima non potrai mai capire e, dopo, qualcuno non ti crederà se le racconterai. Talvolta converrebbe un taglio veloce, un rapido addio, ma tu ne sei capace? Stai già costruendo piccoli ostacoli malgrado la decisione presa, e ti stupisci che tutti ti dicano che è giusto farlo. E come mai non lo hai capito prima e sei rimasto nel tuo mondo di sogni? Alla fine la soluzione arriverà e, a cose finite, ti chiederai perché tante fatiche e tanti investimenti sono stati finalizzati a ciò che era destinato ad andare, per sua stessa natura. La tua risposta la conosco e l’ho in parte anticipata con quanto ho appena detto, è nella tua natura.

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sabato 2 maggio 2026

Chiedo per nulla

Ridammi quelle litigate furiose, quei momenti di tenerezza che sembravano destinati a durare senza imbarazzi, quegli sguardi che temevano un rifiuto, quei pomeriggi della domenica senza apparentemente nulla da fare, e poi il tempo dei progetti andati a vuoto o a buon fine. Ridammi indietro tutto, soddisfatto o rimborsato, anche quanto mi ha fatto soffrire e ridere. E il tempo dedicato a costruire inutilmente quello che poi sarebbe stato demolito. Tutto quanto ho regalato per poterlo regalare ancora alle stesse persone. E fammi riaggiornare la scala delle priorità perché credo di poter accettare che nel tempo sia cambiata. Chiedo troppo? Immagino di sì, ma tanto chiedo per nulla.

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venerdì 1 maggio 2026

0.59.59

Il tempo di aprire un libro non impegnativo, cioè un noir dignitoso ma nulla di più, e poi la mente inizia a immaginare di suo. Non è necessario che gli occhi seguano una riga dopo l’altra. Mi succede spesso quando arrivo alla fine di una pagina dispari. Senza bisogno di muovere la mano continuo da solo e seguo il pensiero che mi viene naturale, automatico, logico e personale. Non è più l’autore che leggo, mi leggo da solo e gli occhi prima si socchiudono, poi si chiudono. In certe condizioni, sapendo come va solitamente a finire e quando sono ragionevolmente sicuro che nessuno mi chiamerà a breve, prima stacco o spengo i telefoni, sia fisso sia cellulare. Nello spazio temporale che mi ricavo posso restare un po' prima di tornare alla realtà consapevole, salvo rumori condominiali inattesi o la gatta che miagola brontolando nel suo modo tipico per farmi capire che non è soddisfatta di quello che le ho messo nella ciotola. E così ecco che sono richiamato dal mondo immaginario e tranquillizzante per esaudire un desiderio al quale lei non vuole rinunciare. Qualche croccantino diverso, non troppi, ma qualcuno le basta. E a me basta per capire che, anche per oggi, la mia pausa si è conclusa. Riaccendo il cellulare e rimetto in linea il telefono fisso. Sullo schermo leggo 0.59.59, quasi un’ora. Poi sistemo un paio di cose, rimetto a posto il libro con segnalibro tra le pagine giuste e vedo la gatta, oggettivamente un po' cicciotta, che si è appallottolata e dorme placidamente.

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giovedì 30 aprile 2026

immaginami

Immaginami dove preferisci, visto che non sono. Immaginami liberamente, su tra le nuvole o a seguire i tuoi passi, dentro o fuori dalla tua mente, ancora come quando mi scattasti quelle foto e dove mi cerchi nelle foto dove non sono, c’ero ma non sulle immagini che conservi. La libertà d’immaginare non è difesa dalla Costituzione ma esiste, sai che esiste per chi sogna e anche per chi non sa sognare. In fondo è quello che ti resta di me, assieme alle mille cose, ai mille ricordi, ai mille viaggi fatti e non fatti. In quella casa assieme non siamo mai stati veramente però, quindi lasciala perdere, lasciala andare, e immaginami.

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mercoledì 29 aprile 2026

per l’insieme servono tutti i pezzi

Gli indizi, per chi avesse avuto il tempo, la pazienza e l’intelligenza per individuarli c’erano tutti, eppure personalmente non li avevo capiti; dei tre requisiti necessari il secondo e il terzo probabilmente non li possiedo nella dose necessaria, e il tempo, che ho avuto, non l’ho usato in modo proficuo. Sono giorni che bombardo di telefonate persone che mi conoscono da anni e decenni, che sanno di me, eppure con nessuna di queste persone posso dire tutto, arrivare a spiegare sino in fondo e riceverne, in cambio, una consolazione o una comprensione come vorrei. Del resto neppure io so ascoltare sino in fondo e, cosa più importante, non conosco tanto bene qualcuno da poter capire ogni cosa ed ogni lato nascosto che vorrebbe trasmettermi. So che con una persona posso trattare di alcuni temi mentre su altre cose è meglio tacere. So che con le altre persone la situazione si ripete semplicemente spostando l’attenzione su altri aspetti, e così sono io per gli altri. A ciascuno un po', anche con un conoscente occasionale posso confidare un pensiero e sentirmi capito, o ascoltare capendo. Ascoltare è un dono, che si offre e si riceve. Oltre non so dire, il senso finale del discorso che volevo fare o si intuisce oppure non so esprimermi più chiaramente.

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martedì 28 aprile 2026

Avremmo potuto

Non si è mai finito di scegliere cosa tenere e cosa buttare o vendere o regalare. Mi ritrovo, adesso, a fare spazi nuovi in casa, a togliere oggetti che da anni non uso, a ripensare a certi attrezzi che non m’interessano più. E intanto ritrovo libri che per alcuni anni mi hanno accompagnato quando io e te andavamo per prati e boschi e riconoscevamo fiori, arbusti e alberi, ed era sempre una cosa bella. Sono trascorsi anni, tanti. Andavamo nei posti attorno a Riva del Garda, come a Ledro, oppure dove per un anno hai lavorato, a Mezzolombardo. Ora il posto mi serve, devo far spazio per quanto riporterò cose da Ferrara liberando poco alla volta l’appartamento nel quale avremmo potuto trascorrere bei giorni uscendo in centro o andando verso il mare o dove ci avrebbe portato la fantasia. Avremmo potuto. Ciao, Viz.

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lunedì 27 aprile 2026

Cosa conta alla fine

Parlando con amici li convinco e mi convinco. I dubbi restano oppure vengono sostituiti da altri. Certezze non ne ho ma tento di allontanare le ipotesi peggiori, ammesso sia possibile prevederle. Alla fine si tratta solo di sogni, sostanze immateriali insomma, o cose che hanno un valore economico, ma non persone. Nelle mie scelte le persone dovrebbero venire prima, e in effetti quasi sempre ho seguito questo principio, anche quando pensavo al denaro. Nel mio modo bacato di ragionare il denaro mi permette la libertà di andare o restare, di avere attorno le persone che cerco, di costruire per chi mi sta vicino. A volte però il denaro ha preso il sopravvento e mi ha fregato, lo ammetto. E qualcuno mi ha pure fregato per bene, parlando di denaro, fingendosi l’amico che non è mai stato e che quando mi capita di rivedere in giro mi rovina ancora la giornata. A volte comunque è sufficiente aver qualcuno di cui prendersi cura e il resto si scioglie come un ghiacciolo tolto dal freezer. Quello che conta, alla fine, è l’amore. Ciao, Viz.

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domenica 26 aprile 2026

Come un turista

Si ama di più ciò che si sta per lasciare, è un fatto. È dimostrato scientificamente e sentimentalmente, nessuno è in grado di negarlo. Appartiene alla specie umana e forse non solo a quella, però su questo devo astenermi. Sono in procinto di lasciare una città amata da sempre, nella quale sono nato, alla quale mi sono tenuto aggrappato perdendo per strada molte persone o morte o andate via dalla mia vita o da me dimenticate. Ho tentato di fartela amare, di portartici quando potevo, a volte litigando perché è nella mia natura, salvo poi pentirmene, pure quello nella mia natura. Non sono ancora in grado di dire quando me ne allontanerò definitivamente, so però che con te non ci potrò più tornare, e questo da quanto sei tu ad essertene andata, malgrado nostri progetti diversi, miei e tuoi. Anche solo pensarlo mi fa male, ma non credo ci siano alternative se non quella di rimandare una scelta modificabile solo per i tempi. Quello che avrebbe dovuto essere non sarà. In questi giorni telefono a chi mi conosce, spiego quello che intendo fare, un po' mi capiscono ma non come avresti fatto tu. Del resto, se tu ora fossi qui con me, ora saremmo a Ferrara. Tra un po' quando le cose saranno state compiute, a Ferrata tornerò solo da turista. Ciao, Viz.

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sabato 25 aprile 2026

Memorie legate a te e a Ferrara

Quello che mi fa rabbia, veramente rabbia, è che tu non hai visto l’appartamento finito. Quando andammo a Ferrara l’ultima volta assieme hai potuto dire la tua su alcune scelte, come i sanitari, le piastrelle, i pavimenti. Hai visto il cantiere, e poi siamo andati assieme a mangiare in quel locale che conoscevamo, in via Adelardi, accanto alla cattedrale. Prima eravamo passati in via Mazzini e hai visto la vetrina del negozio dove tante volte ero entrato per comprarti piccoli oggetti etnici come collane e scatole di argento particolari. Il proprietario, che aveva già chiuso, avrebbe aperto volentieri per noi, se avessimo voluto entrare. Allora ero un cliente di riguardo, non so quanto ho speso da lui nel corso degli anni. Poi, pochi mesi dopo, tutto è finito. In quel negozio non sono più entrato, o meglio, sono entrato una sola volta, alcuni anni dopo, per salutare e per spiegare che tu non c’eri più. Ecco, un ciclo si sta per chiudere, un ramo secco sta per essere tagliato, e questo mi fa tornare alla mente i mesi invernali nei quali, quando mio nonno ancora lavorava, andava a potare gli alberi come sapeva fare. E mi ritornano alla mente le nebbie di Ferrara, e le tante volte che siamo usciti assieme in centro per andare al cinema o in pizzeria, o a casa di amici. E le tante cose che ho vissuto a Ferrara, prima di spostarmi in Trentino e di conoscerti, a Riva del Garda. Le cose, e le case, devono seguire il loro corso, e perderle non è grave. La cosa grave è perdere le persone e non poter più fare progetti con loro, o realizzare i sogni che si erano immaginati assieme. Ciao, Viz.

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venerdì 24 aprile 2026

Il primo timido passo

Partire è necessario, come lo è tornare. A volte si aspetta che cambi il vento, che succeda un fatto nuovo, che si alzi la marea, che qualcuno ci chiami. Altre volte succede come con una piccola crepa che nasce nascosta e lentamente emerge in superficie. Quando avviene non vengono fugati dubbi e paure, le incertezze restano, ma si sa che occorre partire, o tornare. I primi passi sono incerti, poi sarà l’onda a decidere come proseguire, e a me succede, ora, di iniziare questo cammino necessario nel quale spero di poter dire la mia, di imporre un po' la mia volontà. Dove e quando arriverò esattamente non lo so, e neppure so prevedere cosa perderò veramente. Perderò per non far perdere ad altri dopo di me, è questa la motivazione. Per anni sapevo che avrei dovuto arriva a una decisione ma solo due giorni fa non avevo ancora capito che il momento era questo. Di alcuni nostri sogni non ne faremo più nulla, ma questo era evidente già quasi dieci anni fa. Ciao, Viz.

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Lasciar andare

Quello che pensavo realizzabile, cioè alcuni progetti nati molti anni fa, ho capito finalmente e tardivamente che non hanno più un futuro. Dopo aver investito sogni, denaro e molto lavoro ora devo lasciare andare una casa, o meglio un appartamento. Ci vado sempre meno, e quando ci vado non incontro più come prima chi conoscevo e conosco ancora. Avremmo dovuto tornarci assieme, trascorrervi momenti piacevoli, vivere in quella città dove sono nato, ma tu sei partita prima. Hai visto i lavori dopo il sisma ma non sei mai entrata nell’appartamento finito e arredato. Adesso sono stanco, l’idea di abbandonare tutto è diventata quasi insostenibile, e devo realizzarla quanto prima, nel modo migliore, recuperando il minimo e gettando tutto il resto, che non vale poi molto. Quanto valgono i sogni e quanto le cose? Non ho risposte.

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mercoledì 22 aprile 2026

C’eri e non c’eri

L’ultima volta che sono andato a Porto Garibaldi, il più storico dei lidi della provincia di Ferrara, è stato nel periodo di Pasqua 2005, poco prima che morisse mia madre. Ero andato con nostro figlio, e tu non c’eri, eri a Carpi, dai tuoi. Da allora sono passati più di vent’anni, una vita. Se vado indietro nel tempo e posso controllare tra le foto che possiedo mi sembra incredibile che siano avvenute certe cose in un particolare periodo, eppure ne ho le prove. È facile prevedere quello che succederà quando è già avvenuto, del resto, ed è un pensiero abbastanza ricorrente quello che mi viene di immaginare il futuro di alcuni giorni del passato. Poi serve guardare avanti, serve sempre, è necessario come lo è navigare per un marinaio o per quei pescherecci che vedemmo nel porto canale. Per molti anni, anche quando tu non c’eri, c’eri comunque. Pure oggi, a dispetto della logica, molti giorni ti ritrovo ancora.

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martedì 21 aprile 2026

Questione di lato B

Ci siamo regalati anni belli e anni difficili. Ora, dopo tanto tempo, devo ammettere che quando attraversavo momenti nei quali perdevo la testa eri tu che restavi obiettiva e pragmatica. Io mi sfogavo contro incolpevoli porte e tu reagivi andando a far ricerche e colpendo in modo puntuale e legale chi ci aveva ingannati portandoci dentro un duplice fallimento che rischiò di farci andare sotto i ponti. Però sono i momenti belli che rivorrei indietro, tutti, a partire dai giorni nei quali ti scattai quella bellissima foto in bianco e nero nella quale sorridi e sembri una zingara. Eravamo in uno dei lidi di Ferrara, ora noti come lidi di Comacchio. Quando ero in buona ero inarrestabile, una forza della natura, non mi spaventava nulla, ma bastava che arrivasse una nuvola un po' diversa dal solito e cominciavo a prevedere ogni tipo di conseguenze nefaste. Mi servirebbe un setaccio per scartare le cose sbagliate che feci con te e mantenere solo le altre, per fortuna non poche. Ma non si può. Il pacchetto si vende completo. Alla fine sono stato fortunato.

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lunedì 20 aprile 2026

L’utente da lei chiamato non è raggiungibile

Amo le abitudini che mi legano alle persone. È vero che sono un freno all’ideale e irraggiungibile libertà, ma è altrettanto vero che mi danno uno scopo, un perché. Le domande senza risposta sono infinite, e appena una domanda viene esaudita, ecco che almeno un altro paio si presentano ad occuparne il posto. Per fortuna però la duplice domanda fondamentale che a volte mi si forma in testa, anche inconsapevolmente è a cosa servo? come sono utile al mondo?

Al mondo non lo so, forse non servo a nulla, ma a qualcuno vicino sono utile, mi ci posso dedicare, quindi ho un perché.

Tra le mie abitudini secondarie ci sono quelle che eseguo come un insetto programmato per svolgere alcune funzioni, e se mi scordo perché sono andato in cucina mi basta, come un insetto, ritornare al momento precedente, cioè in bagno, e ricordare così che in cucina tengo quella forbicina che mi serviva in bagno. Le abitudini primarie, secondo la mia scala, sono quelle più importanti e riguardano le persone. Mi piaceva, a una certa ora della sera, telefonare ai miei. E mi piaceva molto, quando io ero lontano da Rovereto oppure eri tu ad essere lontana, telefonare a te.

                                                                                                            Silvano C.©

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domenica 19 aprile 2026

Andavo a teatro

Andavo a teatro, per molti anni sono andato a teatro. Ho smesso quando mi sono reso conto che mi addormentavo prima della fine delle recite, appoggiando il viso sulla balaustra ricoperta di velluto rosso del loggione dello Zandonai di Rovereto. Quelle ultime volte siamo andati assieme, e poi ci siamo arresi al fatto che, lavorando come facevamo e alzandoci presto il mattino, non reggevamo. È stato un peccato, lo abbiamo capito, ma non avevamo alternative. Una sola volta però, prima di abbandonare del tutto, siamo andati a Verona con alcuni amici per uno spettacolo pomeridiano, se non ricordo male. Non siamo andati per prosa o balletto, ma per una rivista. Lo spettacolo si chiamava esattamente Bentornata signora Rivista e voleva essere una ripresa nostalgica dello spettacolo di molti anni prima, definito anche avanspettacolo. Quel genere ormai era stato dichiarato morto dopo le sue evoluzioni in forme sempre più erotiche col nudo in scena. Ad uno di queste ultime riviste andai convincendo pure un’amica ad accompagnarmi e lei, alla fine, ne rimase molto imbarazzata. Il teatro era il Verdi, di Ferrara. Ebbene sì, ho fatto pure questo, allora sapevo coinvolgere, nel bene e nel male. Intanto sono finite pure quelle ultime riviste, ombre del passato senza un futuro davanti. Quello che finisce perché cambia il vento non si può far rivivere, lo capisco sempre meglio ogni giorno che passa. E non è solo al teatro che ho rinunciato.

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sabato 18 aprile 2026

Com’è il mondo

Inizia sin da piccoli, non è possibile evitarlo. Magari comincia ancora prima di nascere ma non credo si tratti di cosa ereditaria. Si ascolta, s’impara, poi si continua ad ascoltare e a imparare. Si rimane affascinati da chi sa raccontare paesaggi fantastici, da chi inventa la sua realtà e te la trasmette, da chi narra e sa come farlo. Mio nonno mi raccontava favole, è stato il mio primo affabulatore quando non cercavo realtà ma sogni da vedere e, magari da realizzare. Ho avuto un maestro unico in questo, un maestro delle elementari del quale sono un suo indegno ex-alunno. Lui narrava ma era legato a fatti storici, attuali, scientifici, non intendeva raccontare favole, voleva preparare i suoi alunni alla vita. Entrambi, mio nonno e il mio maestro, sono stati onesti, mi hanno raccontato senza mentire, e anche mio nonno mi ha mostrato la realtà non solo il mio maestro. Mio nonno poi mi ha aperto il mondo del cinema, e dopo di lui quel mondo è sempre stato la mia fabbrica di sogni e di confronto anche col vero. Poi ho avuto altri in grado di catturarmi in alcuni momenti della vita con la loro narrazione, che mi hanno convinto non solo con le parole. Alcuni li ho perduti e dimenticati, anche se immagino abbiano lasciato tracce, altri hanno modificato per sempre la mia percezione del mondo. Il fatto fondamentale è questo, del resto: il mondo non è com’è in realtà, il mondo è come si racconta. Il mio mondo è quello che mi sanno raccontare quelli che sanno raccontare.

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venerdì 17 aprile 2026

Leggere è un’ipotesi

Quando fuori inizia far troppo caldo sono possibili varie soluzioni, non tutte facili o economiche. Prima di tutto, e questo non costa, è possibile uscire al mattino prima che il sole svolga sino in fondo il suo lavoro oppure verso sera, dopo le ore più calde. In casa è meglio tenere le finestre con gli scuri chiusi o le tapparelle abbassate, in semioscurità. Se si ha un condizionatore si può usare, ma ovviamente questo ha dei costi. Potendo si parte per località di mare, solitamente più ventilate e con la possibilità di fare bagni, oppure verso la montagna, dove la morsa del caldo si allenta. E poi sono possibili altre scelte ovviamente, serve solo fantasia. Quella che mi piace di più, e che qualche effetto lo produce, è immergermi nella lettura di un romanzo ambientato tra i ghiacci in qualche località del nord dell’Europa o dell’America, come in Danimarca, Islanda o Canada. Del resto, se ricordi, andammo realmente in Danimarca, in un nostro viaggio di molti anni fa. In Islanda e in Canada non credo che arriverò mai, troppo lontane come mete per chi non vuole usare l’aereo. E poi viaggiare è faticoso, ora non so se rifarei viaggi che facemmo nel passato assieme. Li rifarei a una sola condizione, se tu venissi con me. Capito mi hai?

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giovedì 16 aprile 2026

Parole

Quello che si scrive muore e ciò che è scritto è già morto da tempo, solo la parola pronunciata e ascoltata è viva e mantiene la vita. Nessuna pietà per le favole che mio nonno mi raccontava quand’ero bambino, nessuno me le racconta più con la sua voce e con le sue espressioni del volto che non mi stancavo mai di risentire e rivedere. Nessuna pietà per le telefonate con Roberta, che mi ha salutato un’ultima volta lo scorso novembre e dopo non ho più potuto sentire. E ancora nessuna pietà per quando parlavamo assieme di mille cose diverse, discutendo su ciò che avremmo dovuto scegliere o non scegliere. Dovresti parlarmi ancora di te o di quello che ti passa per la mente, sfruttare ogni occasione reale o immaginaria e usare la tua voce, solo quello mi servirebbe.

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mercoledì 15 aprile 2026

Buchi nelle ciambelle

Quando una cosa non mi riesce spesso me ne rendo conto e l’abbandono prima di insistere troppo. In passato, anche molti anni fa, ho capito perfettamente che come pittore non valgo nulla. Ho consumato inutilmente tubetti di colore, pennelli e tavole, che alla fine ho buttato. Come imbianchino però me la cavo. Non mi sono mai azzardato a comprare tele e conservo i miei pochi dipinti (due) per ricordarmi di non riprovarci. Tuo padre, pur senza essere un vero pittore, ci sapeva fare e conservo diversi dei suoi lavori. Piaceva pure a te vederli appesi alle pareti di casa. Anche Roberta, pure lei non pittrice, sapeva realizzare opere degne di nota, e ne conservo un paio. Altre cose che non mi riescono o non fanno per me? Troppe, ma ne tento un elenco brevissimo. Non sono adatto ad andare in montagna su ferrate, troppo rischio e troppo vuoto sotto. Non so cucinare dolci elaborati, al massimo budini e crostate. Non sono uno scrittore anche se continuo a scrivere. Non so comandare, preferisco eseguire anche se a modo mio. Non so giudicare, e se in passato sono stato costretto a farlo senza poterlo evitare, ho tentato di fare meno danni possibili, tranne in un caso del quale mi vergogno ancora adesso, decenni dopo. Ciao, Viz. Quest’ultima mia debolezza-cattiveria non te l’ho mai confessata, ma è avvenuta anni prima che ci incontrassimo. Fingi che l’abbia dimenticata.

                                                                                                                Silvano C.©

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martedì 14 aprile 2026

Il trittico

Quando l’ho conosciuta, a Riva del Garda, mi ha fatto scoprire molte cose, come Escher e le bolle di sapone, mi ha dato lezioni sull’amicizia e sulla vita, non è mai stata invadente come capitava spesso a me. Accoglieva e sapeva capire. Con gli anni, malgrado la distanza fisica, abbiamo mantenuto un dialogo costante. Io nei primi tempi ho fatto per lei piccole cose da artigiano, tra le altre una piccola libreria bassa in legno di larice e la poltrona d'emergenza di Le Corbusier con multistrato marino, dopo averne scoperto il progetto su un libro che penso di aver smarrito. Sono stati anni creativi e senza rete, non avevo neppure il telefono. Lei, tra le altre cose, mi ha regalato un trittico incompleto. Solo la prima tavola è ultimata, Le origini, le altre due tavole ancora aspettano dopo le prime pennellate e abbozzature. E aspetteranno per sempre. Quando lei aveva iniziato a star male le avevo riportato le tre tavole con la scusa di darle un motivo mentre pensavo egoisticamente alla possibilità che lei me le ultimasse. Al telefono, di tanto in tanto, le ricordavo la sua promessa. Non ha potuto mantenerla. È partita lo scorso novembre, il mese dei morti. Ho riavuto da non molto le tre tavole incomplete, e ho riappeso al suo posto, rimasto vuoto per anni, Le origini.

                                                                                                                Silvano C.©

                           (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

lunedì 13 aprile 2026

obblighi

Salgo le scale facendo attenzione a non inciampare e a non scivolare. Prima di uscire controllo che le finestre siano chiuse. Metto in ordine i documenti con una logica intuitiva in modo da poterli trovare quando mi servono. Telefono sempre agli amici che non sento da qualche giorno. Guardo la data di scadenza di medicinali e prodotti alimentari per evitare di usarli scaduti. Quando vado in bicicletta evito il gradino che spesso si trova all’inizio della ciclabile per non danneggiare o forare le gomme. Bevo ogni giorno l’acqua necessaria mentre per il vino cerco di non esagerare. Evito fritti, grassi, zuccheri semplici, bevande gassate e cibo spazzatura. Riguardo alla cosiddetta spazzatura separo umido, carta, imballaggi, batterie esaurite, vetro e lattine, indifferenziata e oggetti da conferire in discarica. Quando esco porto con me documenti, liquido disinfettante, denaro contante e bancomat, sacchetti in tessuto che mi servono per fare la spesa più altre cose utili. A forza di pensare a tutto questo inizio a perdere colpi, a raccontare balle per non sfigurare o ammettere che col tempo alcune cose non le so più fare. La perfezione non esiste se non come parentesi passeggera che svanisce come la nebbia al sole. Credo di avere alcuni obblighi più importanti di quelli ai quali ho accennato nell’elenco appena fatto, uno di questi è non dimenticare chi amo e ho amato, anche se non c'è più.

                                                                                                           Silvano C.©

                           (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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