mercoledì 14 ottobre 2026

Un senso

Nessuna certezza, ma credo che lui l’abbia amata più di quanto lei abbia amato lui. Era nato prima ed è morto dopo. Hanno vissuto assieme facendo sacrifici come all’epoca in moltissimi facevano. Lei se ne è andata nove anni prima di lui, e in quei nove anni lui ha continuato ad amarla. Lo so perché l’ho visto, e so come vivevano prima. Altre conclusioni non posso trarne, solo impressioni, sollecitazioni, inviti a riflettere. Anche oggi, dopo quasi dodici anni, dopo che ogni cosa è finita, qualcosa forse aleggia in certi spazi, in certe vie, in certe case. Nella memoria di quelli che restano e hanno visto, sempre meno numerosi però. Una vita andrebbe scritta e depositata per sempre in forma inalterabile, non conta che poi qualcuno vada a rileggerla, sarebbe importante, darebbe un senso, o un senso in più.

                                                                                                                           Silvano C.©

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martedì 13 ottobre 2026

Grazie

Stanotte mi hai aiutato a cercare un rifugio, una piccola stanza almeno per le prossime due notti in modo da non dover dormire fuori, in strada. Prima avevamo cercato espedienti per sopravvivere ingannando gli altri, rubando loro fiducia e poco denaro, fingendo di essere chi non eravamo e poi sparendo. Truffatori da pochi spiccioli, giusto sufficienti per qualche ora. Cosa ti/mi abbia indotto a queste situazioni non lo so. Tu ci sei? Ovviamente sì, tutto dipende da come, in che modo, quando e perché. Non ci sto capendo nulla, che viva momenti di preoccupazione è un dato ma sui sogni non ho un potere di decisione consapevole. Loro, e tu, arrivate quando lo decidete, e non posso farci nulla, non mi resta che ringraziare.

                                                                                                                           Silvano C.©

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lunedì 12 ottobre 2026

La vecchiaia

Ti aspettavo per poter mangiare assieme, a volte mi preoccupavo per il viaggio molto lungo che dovevi fare per tornare a Riva del Garda da Tione, da Trento o da Mezzolombardo. Mi ero ripromesso che, se ti fosse successo qualcosa, mi sarei vendicato nei confronti di chi ti aveva assegnato una sede tanto disagiata. Poi concordammo di trasferirci a Rovereto, perché dalla città della Quercia i collegamenti erano più semplici. Il fatto è che in cucina a volte mi lanciavo in preparazioni che ti facevano piacere, altre volte ottenevo risultati deludenti, utilizzavo poco piatti precucinati pronti, magari neppure li vedevo, se c’erano, e coi surgelati non potevo avvicinarmi, non avevamo un frigorifero adatto. Alcuni piatti hanno fatto a loro modo storia, come lo spezzatino con le mele al posto delle patate, perché avevo finito le patate ma avevo molte mele. Col tempo sono migliorato e peggiorato, faccio più attenzione ad alcuni aspetti ma mi sono lasciato andare su altri. Se ora tornassi probabilmente non capiresti più certe mie scelte, a volte non le capisco neppure io, solo sono più comode. Ho smesso di comprarti il the, ormai non lo consuma più nessuno in casa. Mi sono abituato tristemente alla tua assenza, non ho intenzione di sostituire nessuno, né gli amici perduti né tantomeno te. Del resto chi pensi vorrebbe mettersi con uno come me, che con gli anni peggiora sempre di più? Pochi mi sopportano ancora, e io sopporto sempre meno gli altri, divento critico su stupidaggini e piccole cose del tutto umane. La vecchiaia è una brutta bestia da tenere in gabbia e farla uscire il meno possibile, potrebbe fare solo danni.

                                                                                                                           Silvano C.©

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domenica 11 ottobre 2026

Tessera Platino

La conservo anche se da troppi anni non la uso più, è scaduta ma ci sono affezionato. A dire il vero non è Platino, ma Premium, tuttavia il significato è lo stesso, è una tessera esclusiva che mi qualificava come ottimo cliente. Cominciai con una tessera Argento che mi dava diritto a uno sconto sui libri nuovi del 5%, non molto ma meglio di nulla. Passarono pochi mesi e ottenni la tessera Oro, compravo sempre tanti libri e da quel momento li potevo acquistare col 10% di sconto. Magari altrove, in certi grandi negozi, su alcuni libri recenti potevo ottenere anche sconti maggiori, ma quella libreria era molto fornita e trovavo praticamente di tutto. Poi, come sai, quando entravo non ne uscivo senza spendere un po' di soldi, e allora ci entravo spessissimo. Con te poi era una vera festa, facevamo spesa come al supermercato. Fatto sta che ottenni così la tessera Premium, avevo raggiunto la spesa minima annuale che mi definiva un cliente di riguardo col diritto allo sconto del 15% su ogni libro o oggetto della grande libreria. Credo che tra me e te abbiamo lasciato nelle sue casse alcuni stipendi; compravamo di tutto, anche le agende, o i romanzi che leggevi come se fossi una correttrice di bozze. Poi tu sei andata via. Ho perso il motivo di entrare per comprarti qualche libro da regalarti. A Ferrara ho iniziato ad andare meno o comunque a comprare meno libri. Poi quella tessera è stata aggiornata e non più utilizzabile in quella forma, e sono passati ormai circa dieci anni. Questo è successo, e di tanto in tanto vado ancora a leggere alcuni di quei libri comprati allora, magari quelli che ti avevo regalato e che tu mi hai lasciato. E in quella libreria, dove sono entrato tante volte, non so quando rientrerò ancora.

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sabato 10 ottobre 2026

L’ultima volta che…

È un gioco pericoloso, ci si può far male. Tentare a tutti costi di recuperare alla memoria quando è stata l’ultima volta che siamo andati assieme in quel cinema a Verona, o a trovare Katia, o altri momenti del passato. Alcune cose non le scordo ma altre sembra sia sano lasciarle andare. Ho letto che è proprio grazie alla rimozione di informazioni inutili che si è in grado di conservare quelle necessarie, come ad esempio dimenticare dove si è parcheggiata l’auto il 15 dicembre del 2023 è indispensabile per poterla trovare adesso, dove è stata parcheggiata poche ore fa. Forse il gioco è tutto qui, giocarlo sino in fondo ma lasciarlo perdere quando diventa pericoloso. E lo stesso forse dovrei farlo con le centinaia di cartoline che conservo, ricevute o comprate e conservate senza mai spedirle a nessuno, per ricordare luoghi dove siamo stati.

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venerdì 9 ottobre 2026

Dimmi il perché

Dopo essere passati per Finale Emilia in direzione Ferrara, oppure quando viaggiavamo in direzione contraria, durante il periodo natalizio, ci fermavamo a Casumaro per entrare nella chiesa di San Lorenzo, famosa per il suo magnifico presepe che occupava un intero lato della navata. Credo che per diverso tempo non lo abbiano più allestito, anche perché col terremoto del 2012 la chiesa è stata seriamente danneggiata e non è stata più agibile per anni. Con te non so quando ci passammo l’ultima volta, e dopo, senza di te, non credo di essermi più fermato a Casumaro, ormai fuori dai miei percorsi abituali. A conti fatti l’ultima volta che siamo entrati in quella chiesa è stato sicuramente prima del terremoto, quindi sono trascorsi quasi vent’anni. E mi sembra ieri. Penso ancora che tu possa entrare dalla porta di casa e dica: C’è nessuno? Certe persone quando le rivedo dopo anni mi sembrano invecchiate, chissà perché. Certe persone non mi va di rivederle, e so il perché. Altre persone vorrei rivederle, ma come intuisci bene, non mi è possibile. Se tornassi a ripassare per Casumaro mi verrebbe il magone, sarebbe meglio lasciar perdere e pensare ad altro ma, come vedi, non lo faccio. Tu sai il perché. Dimmelo.

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giovedì 8 ottobre 2026

I Babbi Natale

Dopo essere passati per Ponte Motta, nota anche per l’omonima fabbrica di avvolgibili, prima o poi si passava vicino ad una casa non lontana da un incrocio. Una casa isolata come ce ne sono tante nella pianura tra le province di Bologna, Modena e Ferrara, ma particolare durante le feste natalizie. Chissà se è ancora così. Durante le feste la trovavamo invariabilmente assediata e presa d’assalto dai Babbi Natale, che sembravano aumentare di numero ad ogni passaggio. Non riuscivano ad entrare, evidentemente, e restavano aggrappati alle finestre, alle grondaie, magari al tetto, sempre fuori, ignorando chi passava. Questo avveniva e ogni volta ridevamo. Adesso che ho perduto ogni motivo per ripassare mi resterà il dubbio se quei Babbi Natale ogni anno ritornino all’assalto o se magari, anche per loro, è finalmente arrivato il momento di passare ad altro.

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mercoledì 7 ottobre 2026

Ponte Motta

Che ci sia il ponte è chiaro, che di tanto in tanto mi torni alla mente forse è meno chiaro ai più, quindi, anche se non interessa a nessuno, mi piace ricordare alcuni momenti perduti. Ci si passava quando da Carpi venivamo verso Ferrara, e una sosta in quel bar accanto al ponte era divenuto un’abitudine. A volte poi capitava che la Secchia decidesse di essere in piena e ci costringesse a lunghe deviazioni, per fortuna rare. Quella sosta non la facevamo quasi mai quando viaggiavamo in direzione opposta. Scendevo solo io dall’auto, prendevo un caffè e guardavo i giornali e le riviste. A volte compravo un settimanale perché aveva in regalo non so ché. A volte compravo una cioccolata perché la sua confezione mi piaceva, altre volte un film su videocassetta o su DVD. Una sosta breve, e poi si ripartiva in direzione Ferrara, attraversando Cavezzo, San Felice sul Panaro, Finale Emilia, Mirabello…Credo che dopo tanti anni molti posti non li riconoscerei o mi ritroverei nuove rotatorie o percorsi cambiati. Altri sarebbero un tuffo in spazi della memoria dimenticati. Succede così. Mi manca Ponte Motta ma non ho più alcun motivo per ripassarci. Dovrei lasciarlo andare.

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martedì 6 ottobre 2026

un favore dal vento

Una veloce folata di vento e le foglie, che l’attendevano, volano via cadendo al suolo tutt’attorno, anche lontano. È arrivato l’autunno pure nelle sue manifestazioni palesi. Pioviggina, la temperatura scende, si alza un po' il vento e il cielo diventa grigio. Succede ogni anno, succede in ogni vita che, prima o poi arriva l’autunno. Vidi un preside al quale sono stato molto legato, e col quale scambiammo inviti a cena reciproci, l’ultima volta all’ospedale di Arco, e si vedeva che era giù di morale. Sentiva di invecchiare male, secondo lui, e la cosa non gli piaceva, si lamentava e sosteneva che non era giusto. In quegli anni tu c’eri ancora e io non avevo gli acciacchi recenti, abbastanza seri ma non disperati. Pochi anni prima eravamo andati assieme al Festival Nazionale de l’Unità che si teneva credo a Modena o a Reggio Emilia. Passando dietro le quinte di un palco incontrammo un noto attore francese, del quale non ricordo il nome, che con voce bassa e decisamente triste, in italiano, parlando con una persona accanto a lui, diceva che invecchiare era una maledizione, e continuò a spiegare ma non rimanemmo ad ascoltare, non sarebbe stato educato né corretto, quindi non so cosa disse poi. Aveva il viso scuro, si vedeva che non stava bene, e pure lui si lamentava come il mio vecchio preside. Succede che invecchiando ci si lamenti o ne venga la tentazione, adesso credo sia naturale e che tutti prima o poi, almeno i fortunati che non muoiono prima, arrivino a pensarlo. Ma pensarlo va bene, magari è pure giusto, dirlo no, si pesa sugli altri che non hanno parole né mezzi per risolvere questa situazione, l’unica cosa giusta è fingere sempre di non pensarci, sorridere, mostrarsi ancora interessati alla vita e impegnati in qualcosa. Anche chi ci sta vicino non si sentirà coinvolto in un dolore umano che nessuno può togliere dalle spalle altrui. Oggi è arrivato l’autunno, poi sarà il momento dell’inverno ma arriverà anche la primavera. E il vento, quando soffia, deve farci il favore di allontanare certi pensieri.

                                                                                                                           Silvano C.©

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lunedì 5 ottobre 2026

Di cosa parlo è evidente

Inutile negarlo, li guardo. In certe stagioni più che in altre, i motivi sono intuitivi. Immagino sia una forma simile al feticismo, ma quello è più di nicchia, riguarda ammirazioni particolari e meno condivise, mentre nel mio caso sono uno tra i tanti, senza alcun merito particolare né, immagino, colpe. Li vedo orgogliosi, o dimessi, a volte tristi, ed è un peccato. Quelli di bottiglia mi interessano relativamente e quelli di sacco vorrei evitarli. Tutti gli altri, quando vado in giro, ovunque sia, non posso evitare di osservarli, a volte ammirarli e magari farci fantasie. Un po' come il bambino che passa davanti a una gelateria e desidera un cono al cioccolato oppure davanti a uno scaffale pieno di giochi dove si ferma e guarda e tocca una confezione particolare che lo interessa. Ecco, quasi lo stesso, con la differenza che non tocco, non mi permetto di fare come Cirano che, al fin della licenza io non perdono e tocco come canta Francesco Guccini. Non sarò mai Guccini e tantomeno il suo Cirano.

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domenica 4 ottobre 2026

Non è necessario rubare un’auto

Ho vissuto gli anni della solitudine adolescenziale e delle grandi scoperte personali degli anni settanta, ho fotografato e registrato in modo analogico dove potevo arrivare coi miei mezzi limitati, mi sono passati sopra come un vento impalpabile gli anni dei figli dei fiori e dell’amore libero. Di questo amore, che hanno affermato esistesse, personalmente non potrei darne conferma, ma evidentemente è un mio problema, uno tra i tanti. Per un periodo non preciso ho cercato molto senza sapere cosa, o meglio, pensavo di saperlo ma sbagliavo. Ho vissuto con un’infelicità di fondo che ho mascherato con stupida allegria o leggerezza, mentre, dentro, mi rodevo, invidiavo, tentavo la mia strada che non portava a nulla, solo a situazioni tragicomiche o squallide o senza soluzione. Per questo sono stato preso in giro e ho abbozzato, sino a quando ho iniziato a capire. Non ho capito tutto, certo, ma almeno come iniziare a muovermi, e cosa m’importava veramente. Ho chiesto con umiltà e poi con determinazione, ho capito che certe scorciatoie non facevano per me. Con la lenta cottura e l’ancor più lenta maturazione sono arrivati risultati, dovuti spesso al caso e non necessariamente a scelte consapevoli. Adesso, se ritorno a quegli anni particolari, non saprei darne un giudizio ragionato e attendibile. Nei giorni scorsi ho rivisto il film Radiofreccia e confesso che sono tornato indietro nel tempo, anche se non ho vissuto quelle vicende. Non sono mai arrivato a quei livelli ma sono entrato, questo lo ricordo bene, nel Supercinema 70 di Carpi, senza mai rubare un’auto.

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sabato 3 ottobre 2026

Singapore

È teoricamente possibile trasferirmi altrove, in un’altra città, in un’altra regione, in un altro Paese o anche in un altro continente. Cambiare radicalmente contesto, andare dove non capisco la lingua e neppure sapere come si vive, quali sono le abitudini, le convenzioni, le leggi che valgono localmente. Teoricamente è possibile, e magari si può fare in modo regolare e non sparendo all’improvviso, salutando chi voglio salutare, lasciando chi dovrei lasciare e creando il minor numero di problemi a chi resta. Lo potrei fare venendo meno a un impegno che ritengo di dover rispettare, ma rimane comunque possibile. E poi? Poi tutto di nuovo dall’inizio, sapendo che alla mia età molte possibilità non sono più realizzabili perché è passato il loro tempo. Non avrei pezzi della mia vita precedente come uno specchio, una valigetta, un libro, una raccolta di schede sugli animali, un soprammobile di scarsa qualità o un vecchio giocattolo in metallo. Nulla, solo uno spazio arredato con mobili e oggetti del posto, più nessun contatto né telefonico né in rete, chiusura di ogni profilo personale, magari un nuovo telefono mobile con una nuova utenza aperta sul posto, come un nuovo conto bancario e l’accredito della pensione su quel conto, non so come ma immagino sia fattibile. Ma poi, alla fine, perché andare altrove, come se nulla di me potesse seguirmi? Veramente potrei essere una persona nuova?

                                                                                                                           Silvano C.©

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venerdì 2 ottobre 2026

Tra le parole

Ma si può vivere così? Domanda pleonastica, lo faccio da tempo. Qualcuno dice che non si può, molti magari lo pensano, ma come vivono loro, che giudicano il mio modo di vivere? Pessimi esempi e ancor peggiori giudici. Di tutti potrei tracciare ritratti e descrizioni e magari potrei pure scattare qualche fotografia, a sostegno delle mie tesi, ma chi me lo fa fare. Dedico troppo tempo a cose simili. E quelli ai quali mi riferisco pensano cose che non condivido mai completamente. Solo pochissimi, dovrei dire pochissime, si salvano. Meno delle dita di una mano esprimono il loro numero, ed è naturale sia così. Il fatto è che sopporto con difficoltà crescente la sottile maldicenza, mi vergogno quando pure io ci casco mentre, decenni fa, era un mio punto d’onore non esprimere mai alcun giudizio sugli assenti. Passa ogni cosa, anche le convinzioni e i comportamenti. Quindi vivo così, sai come, commettendo ogni giorno errori stupidi, dedicando tempo ai miei piccoli impegni e a soddisfare, con poco, desideri inconfessabili. Rispettando le scadenze essenziali so adattarmi ai bisogni non miei che danno senso alla vita. Cosa sbaglio allora? Non lo so, molto immagino. Tra le mie priorità non ho un elenco di luoghi da visitare prima di morire o di esperienze obbligatorie da fare, programmo a breve anche se immagino l’infinito.

                                                                                                                           Silvano C.©

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giovedì 1 ottobre 2026

crivello

Parliamo di crivello. Non sai cos’è? Fai una ricerca, apri un dizionario o un’enciclopedia, allarga le tue conoscenze minime. Non hai connessione e nessun supporto cartaceo? Allora non hai queste cose ma hai un potenziale problema. Quindi possiedi qualcosa, è già qualcosa. Del resto, anche se non sai cos’è questo strumento ma hai vissuto una certa parte della vita sai cosa comporta, quali conquiste e quali rinunce. Arriva un anno nel quale, improvvisamente, ti rendi conto di quanto è andato perduto, di quante persone se ne sono andate, di quante case hai visitato o hai addirittura posseduto e ormai non puoi più entrarci. Attraverso le maglie sempre più sottili sfugge ormai anche l’impercettibile, quello è grave, perché non te ne rendi conto. Non è demenza senile, è la natura della nostra essenza, non possiamo mantenere tutto, né fisicamente né mentalmente, anche solo nel ricordo. Selettivamente, per salvarci, dimentichiamo. Volontariamente, per riuscire a vivere, rimuoviamo e ce la raccontiamo inventandoci un passato mai vissuto. Diventiamo diversi, ci conviene, ma non lo siamo veramente, e quando un altro ci dice come ci vede allora può scattare il rifiuto, l’offesa, la reazione di vendetta o di chiusura del rapporto. Sai quante volte mi è successo? Quante volte l’ho subito oppure ne sono stato artefice, non lo so neppure, nessuno forse lo sa. Ecco, questo penso se immagino un crivello. Tu pensa quello che preferisci, e magari rifletti se è meglio mangiare pane bianco o pane integrale con un po' di crusca.

                                                                                                                           Silvano C.©

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mercoledì 30 settembre 2026

i gatti, chissà...

 Una gatta mi guardava mentre passavo e si preparava alla sua notte. Manteneva la sua dignità anche se sapeva che avrebbe dormito al freddo e non sapeva se e quando avrebbe mangiato. Anche noi esseri umani, se siamo sfortunati, non sappiamo e non abbiamo riparo. Chi è fortunato invece, magari solo per nascita, a volte neppure si accorge né dei gatti né degli esseri umani. Del resto non posso accusare nessuno, sono fondamentalmente un egoista, attento agli altri in modo saltuario, e talvolta mi impietosisce di più un gatto, o un cane, di un essere umano. Non so come sia possibile diventare come me, con sentimenti drogati e incapaci dell’empatia necessaria. Mitizzo la fortezza Bastiani, che almeno ha solide basi letterarie oppure la fortezza della solitudine, che mi affascina per il suo nome. Ma non sono un militare né un super eroe, e assolutamente da solo non so restare. E ammiro i gatti, pur sapendo che non avrò mai le loro qualità positive.

                                                                                                                           Silvano C.©

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martedì 29 settembre 2026

Discorsi rubati

Succede, anche senza volerlo. Stavamo seduti al tavolo di un ristorante per una domenica più allegra, non diversa da tante, solo dagli altri giorni della settimana, senza voler festeggiare nulla ma per avere l’occasione di parlare non come a casa e per il piacere di assaggiare piatti non abituali o difficili da preparare nella cucina casalinga. Del resto, a mia giustificazione, lo ritengo un modo alternativo di andare in vacanza, visto che da anni non mi concedo nessuna vera e lunga vacanza, al massimo uno o due giorni e mai in luoghi lontani, come tanti anni fa. Stavamo seduti parlando tra noi e un gruppo di tre persone è arrivato poco dopo, una coppia di mezza età e una signora un po' più anziana, tutti mediamente eleganti. Sento la domanda: hai preparato la valigia? Poi non mi arrivano altre parole e noi pensiamo ai fatti nostri. Credo di avere un buon udito, e dopo alcuni minuti sento uno di loro che accenna a case di riposo dove si sta bene e che sono pure belle. Poi arrivano altri clienti e, poco alla volta, altre voci si accavallano e perdo il senso di quanto stanno discutendo i tre. Ho solo intuito di cosa parlavano. In questi ultimi tempi certi temi mi toccano, in questi ultimi anni a dire il vero, forse da sempre ma non in modo pressante come recentemente. E mi è scesa un po' di tristezza, allontanata con il Müller-Thurgau.

                                                                                                                           Silvano C.©

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lunedì 28 settembre 2026

L’ultima volta non sarà l’ultima

Pensavo di vederle, di rivederle, invece no. Ho chiesto di loro. Mi ha risposto uno del posto, mi ha detto che entrambe erano morte di vecchiaia. Come, di vecchiaia? Sì, vivono sette o otto anni, loro ne hanno vissuti dieci, e li hanno vissuti bene, qui, per loro una specie di grande hotel. Sarà, magari hanno vissuto bene, ma ora che pensavo di ritrovarle, di fare loro altre foto, non le ho trovate più. E adesso mi chiedo se è giusto fare foto sinché si può oppure è meglio di no, conservare solo il ricordo e lasciar andare pure quello, quando sarà il suo momento. Non ho una risposta per tutte le stagioni. Adesso penso sia giusto farle, le foto, domani o quando mi rileggerò avrò già cambiato idea, e non sarà per l’ultima volta.

                                                                                                                           Silvano C.©

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domenica 27 settembre 2026

Meglio non aver fretta

Ieri scrivevo che la fine, particolari a parte, è nota. La morte è la conclusione che ci aspetta tutti dopo quello che abbiamo fatto, facciamo e pensavamo di continuare a fare. Mi sembra di partecipare al Concorso dell’Ovvio con questo pensiero, con ottime possibilità di piazzarmi ai primi posti. Il fatto è che conviene tener ben presente questa realtà e, allo stesso tempo, ignorarla, usando tutti i metodi leciti e meno leciti. Come dicevi e scrivevi tu occorre avere sempre un progetto, una meta da raggiungere, dimostrare ottimismo senza mai arrendersi, guardando avanti. Poi una volta è successo che ti ho fotografata e ho visto, dopo, la tristezza che non nascondevi perché non sapevi che ti stavo fotografando. Quella foto è solo mia. Chissà cosa stavi pensando, lo posso solo sospettare, perché al tuo posto non ci sono mai stato. Se arrivo a quanto mi accade di recente devo ammettere che, al tuo confronto, valgo molto meno. Coraggio poco, capacità di dissimulare ai minimi sindacali. Non so perché mi vengono alla mente le parole del Recitativo di Fabrizio De André:

Uomini cui pietà non convien sempre

male accettando il destino comune,

andate, nelle sere di novembre,

a spiar delle stelle al fioco lume,

la morte e il vento, in mezzo ai camposanti,

muover le tombe e metterle vicine

come fossero tessere giganti

di un domino che non avrà mai fine.

Intanto le sere di settembre si avvicinano alla fine e per quelle di novembre c’è ancora da aspettare. Non ho fretta.                                                                                                                            

                                                                                                                           Silvano C.©

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sabato 26 settembre 2026

Cose note, alcune sicuramente

Non si fa così. Non è stato giusto fare così. Magari non sono stato perfetto, per usare un eufemismo, ho sbagliato e tanto, ma non dovevi fare così. Meritavo tante cose ma non questa. So anche che non è stata una tua scelta, che non lo hai voluto, ma il fatto resta, è successo. A lungo ho pensato che avrei preferito farlo io, essere io quello che approfitta dell’occasione favorevole, facilitata anche dall’anagrafe, e invece no. Non so se è destino o qualcosa con una causa diversa da quella ufficiale. Pur senza prove penso di aver avuto una parte di responsabilità, e allora si potrebbe pensare che me la sono voluta. Magari anche altro, di più recente, forse me lo sono voluto. Ma vaneggio, perché le cose vanno comunque in un certo modo e, prima o poi, si muore, tutti lo facciamo. Magari per malattia o per incidente o per vecchiaia, ma la fine, particolari a parte, è nota.

                                                                                                                              Silvano C.©

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venerdì 25 settembre 2026

L’altra metà del cielo

Il monte ha il profilo del viso di un gigante appoggiato al suolo a fissare il cielo. Lo abbiamo visto migliaia di volte passando su quella strada che dal lago sale verso il passo, uno dei più bassi del Trentino e dell’intera Italia. Mi capita di passare di tanto in tanto su quel tratto che è vietato al traffico pesante perché alla fine della lunga e ripida discesa in passato un autocarro (forse più di uno) arrivò con i freni ormai esauriti quasi sul lungolago e per fortuna non vi furono vittime, solo danni e un grande spavento. Quello che mi sembra il profilo di un gigante mi appare identico da decenni, e probabilmente, se si tratta di un gigante assopito, non si stanca di guardare verso l’alto, pensando chissà a cosa, estate e inverno, notte e giorno. Nella sua posizione, se è un gigante, forse è soddisfatto di essere sulla giostra della Terra che continua a ruotate sul suo asse ma, forse, prova invidia per chi, molto più piccolo di lui ma non bloccato al suolo, può permettersi di volare verso sud, e vedere l’altra metà del cielo.

                                                                                                                              Silvano C.©

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giovedì 24 settembre 2026

È un gioco, o forse no

Insegnami a puntare sui numeri vincenti, su ciò che conta e resterà per sempre, anche oltre il mio limitato sempre. Chi ha puntato sull’amicizia a volte ha vinto a volte ha perduto. Anche chi ha puntato sulla sua assenza, scegliendo altre carte, a volte ha vinto e altre ha perduto. Succede così di ritrovarsi soli, senza averlo cercato esplicitamente. Certo ci son stati errori, chi lo sa quali, il fatto è che è solo che il banco, o chi ne ha il suo posto, a non perdere mai. E io non so giocare.

                                                                                                                              Silvano C.©

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mercoledì 23 settembre 2026

Vivere altrove

Adesso che l’estate è finita e la stagione è mite e bella, mi preoccupa il freddo imminente. Fossi ancora in Emilia la mattina avrei già iniziato a trovare foschie e nebbie pronte a sparire col Sole, ma non ci sono più da tempo e ci torno sempre più raramente. Non so cosa sia meglio alla fine, qui in Trentino oppure in Emilia, e se scelte ne ho avute ormai le ho esaurite. Eppure un tempo pensavo, guardando le montagne, di essere in vacanza. Così non era, con gli anni l’ho capito. Ho fatto di un luogo dove non sono nato casa mia. E indietro ormai non m’interessa tornare, certo che ricordo, impossibile non farlo, ma non tornerei. Non tornerei nella mia prima casa di Cassana, non tornerei a Porotto, non tornerei in via Ungarelli, a Ferrara. Se fossi rimasto probabilmente vorrei restarci, credo avvenga così, è avvenuto così a qualcuno che ho conosciuto, la vita fa scegliere e convince pure che sia la scelta migliore. Probabilmente lo è, anche se mi manca la prova dell’alternativa. La vita non è una scienza esatta, con leggi accettate se suffragate da esperimenti ripetibili. Nella vita se si sbaglia non si può ripetere, azzerando, ricominciando e poi confrontando i risultati ottenuti. E lo stesso avviene se si fanno le scelte giuste. Che a questo punto, almeno personalmente, non saprò mai sino a che punto sono state giuste.

                                                                                                                              Silvano C.©

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martedì 22 settembre 2026

Una delle tante cose che non ho mai inventato

Se passa una nuvola non è necessario farsi rabbuiare dall’ombra passeggera che arriva con lei e, se succede, è ancor meno obbligatorio trasmettere il malumore o i sentimenti non positivi che ne possono venire. Con qualcuno può succedere, lo so, con qualcuno scelto e che ci sopporta o ci aiuta, ma non bisogna esagerare. Meglio fare come gli animali feriti o che stanno per andarsene piuttosto, e aspettare che torni il sereno. Questa è filosofia comportamentale spicciola, gratuita e che mi onoro di seguire, indegnamente, ché in effetti non credo di aver inventato nulla, neppure questo.   

                                                                                                                              Silvano C.©

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lunedì 21 settembre 2026

Un’età per l’Università

L’Università dell’Età Libera. Ma libera da che? Libera nos Domine? Ogni età è libera a modo suo, quindi ogni età merita un suo ateneo dedicato. Il bambino piccolo, molto piccolo, è libero da colpe, è innocente per definizione, e io tale non sono da eoni. Ma il bambino piccolo merita pure di non essere invitato a iscriversi ad un corso universitario, fatto salvo per alcuni che, a mia conoscenza, ancora non sono stati istituiti, come petologia applicata, malpancismo e rinotillexomania. Tralascio tutte le età intermedie, che non so neppure quante possano essere, dipende dagli intervalli di tempo ritenuti significativi, immagino. Le tralascio e arrivo alla mia, perché è a me che il Comune di Rovereto ha mandato il piccolo libretto che elenca tali corsi, gratuiti o a pagamento, e che spaziano dalle belle arti all’educazione motoria, dalla salute (dell’anziano, ovvio) agli approfondimenti culturali, sino ai consigli su come gestire i propri risparmi (corso a pagamento, immagino, ché se non hai risparmi che ci vai a fare?). Anni fa, quando mi arrivò il libretto simile a quello ricevuto di recente, ho pensato seriamente di iscrivermi a un corso per impratichirmi nell’uso della macchina da cucire. Da bambino sapevo cucire vestitini per le bambole, rigorosamente senza orlo, per il semplice fatto che nel cortile dove potevo uscire a giocare avevo solo bambine mie coetanee e nessun bambino, ma ammetto che alla fine la cosa non mi spiaceva. È da quegli anni che ho imparato a vivere anche senza giocare a calcio. Però un corso sulla macchina da cucire allora non era previsto, peccato. Cercando meglio nel libretto di oggi forse ne troverei uno dedicato alla cucina, ma non so poi perché dovrei frequentarlo, già sbaglio preparando i piatti per conto mio, non necessito di consigli. Tornando all’educazione motoria leggo che è proposto un corso di Taiji Quan, più di 20 lezioni per un costo non irrisorio. Forse, in anni passati, ho visto persone che eseguivano questi esercizi. Non le ho capite e, sicuramente sbagliando, ho semplicemente pensato che impiegavano mezz’ora per alcuni semplici movimenti che potevo fare in tre minuti. Ovvio che non ho capito la filosofia della pratica, del resto ho visitato la Sicilia in tre giorni (ho interpretato Trinacria a modo mio) quindi non sono naturalmente portato a queste cose. Devo ancora capire se sono nella terza età, nella quarta o cosa. E comunque non mi ritengo libero da dolori, paure, impegni e progetti.

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domenica 20 settembre 2026

A volte fotografo troppo

Il luogo lo ricordo bene e non vi associo bei ricordi. Mio padre era ancora vivo e mia madre era morta da diversi anni. Lui era seguito da una badante. Era un pomeriggio di Natale, forse, comunque uno di quei giorni. Ero da solo in giro, faceva freddo e il morale stava a livello stradale, eppure volevo camminare, forse per capire sino in fondo che le cose non andavano come avrei voluto, o semplicemente perché dovevo scaricarmi muovendomi. Lui era in casa nostra e non aveva voluto uscire, credo, tu eri lontana per le nostre tipiche feste separate, quelle che non auguro a nessuno ma che, magra consolazione, potevamo telefonarci. Anni dopo non sarebbe più stato possibile, solo pochi anni dopo. Il luogo è non lontano da un grande parcheggio dove in precedenza ci stava il mercato comunale. Avevo la fotocamera quasi sicuramente e quel giorno, o un altro, avevo scattato foto alle pareti di alcuni edifici nella zona con murales particolari, non belli e non brutti. Le foto le ho ancora e, adesso, non mi va di andare a cercare dove le ho messe, in quale cartella, se mi andrà in futuro lo farò. Perché lo ricordo bene quel luogo, e proprio adesso mi torna alla mente? Forse, mi rispondo senza sicurezza, è per farmi capire che non era tutto bello, che alcune cose vanno lasciate al loro tempo, anche se il loro tempo era già passato mentre erano vive. Ora che però sono morte, sono scritte nel mio passato e in quello di nessun altro, solo nel mio. Se quelle cose (foto, memorie, pensieri) le rimuovessi, una volta per tutte, una alla volta, forse sarebbe pure meglio. Quasi nulla di ciò che è passato dovrebbe restare troppo a lungo, probabilmente dovrei fare delle scelte, e impormele.

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sabato 19 settembre 2026

Trovarne è difficile

Che poi normali tu ne frequenti? Io no, neppure io lo sono, che mi conosco abbastanza bene e da anni, da quando ne ho avuto consapevolezza. Appurato e concordato di me, e ci vuol poco, sorvolo su di te, che già avermi scelto e sopportato non depone a tuo favore. E tua sorella, che tuo padre temette cadesse preda di una setta? E mio fratello, che lasciò una posizione sicura per un crescente nulla? Confrontavamo mio padre e tua madre, pensavamo a quanto lui fosse tirato e attento con le spese e quanto tua madre comprasse e facesse invecchiare tristemente prosciutto di prima qualità, che a vederne le carte avvolte con le fette sottili in frigorifero facevano rabbia, come le confezioni di generi vari nel frigorifero di mio padre che erano state comprate già scadute, perché costavano meno. E tuo padre, che con la scusa di pescare si allontanava da casa portandoti con sé perché avrebbe voluto un figlio maschio, o mia madre, che una volta fuggì veramente? Normali nessuno, solo persone che raccontano la loro visione del mondo, la loro personale, e che si compiacciono di trovare chi è malato come loro o, se non malato, con idee condivise. Abbiamo bisogno di amore, dicono, di sentirci accettati, capiti, considerati, riconosciuti per il nostro ruolo e valore. E se col tempo gli amici di allora non li capisco più, se è avvenuto qualcosa che ha fatto vacillare la vicinanza? Allora ci si allontana, prima comincia uno dei due, magari a tradimento, poi l’altro capisce e si adegua. Si può pensare che occorra sposarsi perché, da medico, serve una donna che risponda al telefono. Si può sentirsi rispondere non vengo a teatro, grazie, non mi va, poi si scopre che viene lui, quello interessante più di me, e allora ti ritrovo malgrado il tuo rifiuto iniziale. Si possono offrire alcuni giro in giostra sull’autoscontro a qualche ragazza solo per poter dire anch’io. Si può preferire la famiglia degli altri per scoprire, solo più tardi, che ogni famiglia è così, non va invidiata o imitata, si deve semplicemente accettare la propria, che non è la peggiore. Si può aver frenesia di vivere, andare, fare, fuggire sempre ovunque che dopo morti non si potrà più andare. Si deve dubitare poi, assolutamente, di chi ha il figlio migliore con una posizione invidiabile raggiunta solo con le sue forze, e iniziare a non soffrir più chi si racconta compassionevole con amici che stanno morendo. Capita anche che ti si dica che non vivi, e magari non sa nulla di te, come stai invece tentando di vivere. Si deve dubitare sempre, che di certezze ne conosco sempre meno, quasi nessuna.

                                                                                                                              Silvano C.©

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venerdì 18 settembre 2026

Ci sono case dove si riposa

A contarla non conviene mica, anche se lo faccio da tempo, da anni, troppi. Conviene fare altro, smettere di fantasticare come se il bello fosse tutto andato e che domani non succederà nulla di interessante. Cambiamenti che mi piacerebbero però, ancora, non ne vedo. Contarla sempre allo stesso modo, senza vie d’uscita, è deleterio e poi bisogna porvi rimedio. Ma mica come chi, vecchio ormai, si ritrova con altri vecchi, sai che allegria, l’anticipo del ricovero, o della casa di riposo, o peggio della residenza sanitaria per anziani, chiamata con l’acronimo RSA che suona più ufficiale, anche se dentro resta sempre lo stesso odore. Conviene piuttosto andare dove ci stanno giovani, che se si hanno nipotini forse viene naturale ma non tutti li hanno. In questo senso capisco i vecchi uomini che vanno con ragazze molto giovani, che un po' fanno tristezza e rabbia perché in qualche caso abbandonano o tradiscono chi non lo merita ma non fanno che seguire il bisogno dovuto a regressione quasi infantile di non invecchiare. Ho detto quasi perché, da bambini si vuole diventare grandi e poi, da grandi, succede questo. Che poi questi vecchi invecchiano, è evidente, ma a loro sembra di no se attorno hanno chi è giovane, pensano di mimetizzarsi, se la raccontano, e non sentono chi li critica o semplicemente li prende per il culo. E capisco allo stesso modo le vecchie che cercano ragazzi giovani, anche se sono meno, mi sembra cosa meno diffusa. Triste pure loro però se i motivi sono gli stessi. E se conto di quando andavo per luoghi di mare, anche se non sono mai stato marinaio, solo sulla costa, su spiagge anche non vicine a casa, è che vorrei tornarci con chi dico io, non con chi magari andai che adesso non lo farei più allo stesso modo, meglio da solo. Il fatto è che la voglia di andare in realtà la perdo ogni giorno di più. E anche quell’appartamento non l’ho perduto da poco ma da anni, perché è da anni che non era più come prima, anche se mi pareva. Del resto qui vivo anche senza, faccio le cose di sempre. Le persone non le vedevo quasi più neanche prima, inutile cercare capri che non ci sono, era già così, non è successo tutto alla fine di luglio. E poi sono fortunato, ho chi seguire, è un impegno che devo onorare, ora che non puoi più tu lo posso fare io, sinché ne avrò la possibilità. Ala faza dal v’scec e dla v’sciàssa.

                                                                                                                              Silvano C.©

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giovedì 17 settembre 2026

Vai via

Tu vai (sei andata) via. Io vado (andrò) via. Alcuni momenti sono noti (a me) altri no. Nel presente esiste la memoria di quello che è stato e l’attesa (il timore, la speranza) di quanto avverrà. Purché finisca bene, ma non avverrà, non per tutti, e questa è un’ingiustizia della quale non sono responsabile se non in misura limitata e per pochissimi. Da piccolo quale sono mi lego a cose che potrei lasciar andare a che non contano nulla. Un po' come una gondola in plastica comprata con le lucine che allora si accendevano e poi si sono scaricate le batterie. Ma veramente l’ho posseduta? Ora mi vengono dubbi, forse era a casa dei miei, una vita fa, oppure l’ho vista in altre case. Quello che conta è che si va via, e ancora di più conta che, prima, si era arrivati e qualcuno ci aveva visti e che su di noi aveva puntato le sue carte. Vecchi giochi, insomma, io che non ho mai giocato per denaro e che al massimo, quando dovevo, erano 10 Lire, e mi spiaceva pure perderle. Chissà se è così l’amicizia, forse l’amore, che si deve puntare forte e rischiare di perdere tutto. Ma se non lo si fa non si vive, e un po', ogni tanto, occorre vivere, non solo sopravvivere nella routine e nella memoria. Irreparabilmente comunque conservo la memoria di quanto ho vissuto.

                                                                                                                              Silvano C.©

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mercoledì 16 settembre 2026

Una credenza non è Dio, e neppure una bicicletta, o una macchina per cucire

Quei lampadari li scegliemmo assieme, e alcuni li ho abbandonati a Ferrara. Strano, se mi pensi e ancora hai la pazienza di osservarmi, chissà se lo fai, che a casa nostra, qui a Rovereto, avevamo ancora in certi angoli semplici lampadine al posto di punti luce più curati. Eppure quella di Ferrara doveva essere la nostra seconda casa, non la prima. E in effetti a lungo l’abbiamo usata come rifugio per i pezzi di arredamento che qui non ci andavano più, per ciò che non volevamo buttare e conservare per sempre. Il sempre - che non è mai però - ha fatto sì che lasciassi la macchina da cucire di mia madre, la bicicletta un po' scassata di mio padre, quella credenza datata che però comprammo a Riva del Garda, chiaramente usata, e a lungo, dopo averla restaurata, fu nel nostro appartamento a Rovereto. Ci venne venduta da conoscenti che, non escludo, ci fecero la cresta, e io l’ho lasciata, non ho neppure tentato di guadagnarci. Sarebbe stata poca cosa, del resto, non era un mobile di pregio anche se in legno massello, ma era più adatta a una cucina anni quaranta, non ai tempi attuali. Una credenza non troppo diversa da quella fa arredamento in una pizzeria sotto casa, ma le cose vanno così. Qualcuno vende di tutto in rete, cose vecchie che sembra interessino, io non ci provo neppure. Non so fare questi affari, non ci sono portato, preferisco lasciare o regalare, che magari chi ne ha bisogno può approfittarne. E così, per tornare a quanto dicevo all’inizio, un paio di quei lampadari, o meglio, un lampadario e una plafoniera, li ho portati e li ho sistemerò qui, e saranno ricordi di Ferrara e di quanto a lungo pensammo assieme a quell’appartamento questo mi terrà compagnia. Del resto non posso conservare tutto, è già molto se conservo la memoria di quanto ho vissuto.

                                                                                                                              Silvano C.©

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martedì 15 settembre 2026

Fotografare e legarsela al dito

Sono stato a visitare e a fotografare la chiesa di San Lorenzo, quella che vedo tutti i giorni in alto sulla montagna, sopra Castel Noarna e un po' più a sinistra, che sembra così essere più verso di me mentre invece si trova più a nord, ci sono stato, dicevo, nei giorni che precedevano di poco il look down, la chiusura di tutto e tutti. Ho fotografato i festoni e le casette pronte per il carnevale imminente, atteso e poi annullato. Niente festa. E niente andrà tutto bene, come qualcuno cominciò da lì a poco a dire e a scrivere. Alle donne di un forno non lontano da casa, dove andavo perché i grissini li facevano buoni, adesso non lo so, che avevano esposto questa scritta - andrà tutto bene - spiegai che non sarebbe andato tutto bene perché molti avrebbero perso o già avevano perduto irreparabilmente l’attività che gestivano, che molte famiglie erano state aggredite dal lutto, che la vita di tutti ne era stata duramente provata, che la società si stava incattivendo con persone contrarie anche alle elementari norme di buonsenso, che da quel momento non sarebbe più stato possibile entrare come prima in uffici e palazzi e istituzioni se non con nuove limitazioni. Io spiegai quasi tutte queste cose a quelle donne ma la scritta rimase a lungo in vetrina, visibile a chiunque passava per strada. Da quel momento non sono più entrato in quel forno, e dei grissini non sento la mancanza, e sono passati anni. A conferma che non sarebbe andato tutto bene basta ricordare cosa sta succedendo in questi ultimi tempi. Ma di questo non posso far loro una colpa, mi basta il loro atteggiamento poco rispettoso nei confronti di chi era stato già colpito per legarmela al dito da allora e a mantenermela legata. Poi non sono più salito a vedere quella chiesa da vicino, era un periodo che fotografavo le chiese non lontano da casa, poi ho smesso, qualcun altro le faceva forse meglio di me, quelle foto, e non mi andava di competere con nessuno. Adesso che tante cose sono cambiate, che le fotografie hanno altri soggetti, che ormai a Ferrara non ci tornerò più come prima, che i miei archivi lentamente invecchiano anche se, nostalgicamente, ogni tanto cercherò nelle varie cartelle immagini che vorrei rivedere mi creo attività diverse, vedo sempre meno gente e telefono meno e ricevo sempre meno telefonate. Non so se passerà questa nottata, quando avverrà e cosa farò dopo. Tu Viz forse lo sai, io ancora no.

                                                                                                                              Silvano C.©

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