martedì 3 novembre 2026

Perché no

E così è iniziato novembre, il mese che di regola dovrebbe essere freddo e cominciare a far vedere la neve, se non qui non troppo lontano. Certe giornate nuvolose e ventose mi mettono di cattivo umore, forse è per quello che si dice cattivo tempo, anche se solitamente il motivo è un altro. Dovrei smettere di pensare alle stesse cose o di avere un pensiero unico. Dovrei lasciar andare e non frequentare più i cimiteri, qualcuno lo fa e vorrebbe fosse giusto farlo, anche se non so cosa sia veramente giusto. Una soluzione, quando è praticabile, è uscire, camminare e vedere fuori, correre il rischio di incontrare qualcuno per caso e scambiare due parole. Anche di novembre, perché no?

                                                                                                                Silvano C.©

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lunedì 2 novembre 2026

Capito mi hai?

Sono certo che certe sere di novembre, dopo che tutti se ne sono andati, che i cancelli sono stati chiusi e che restano solo fiori e lumini alcuni di loro tornano e vanno anche a trovare altri che hanno conosciuto, si raccontano episodi, rivedono quello che è avvenuto tanto tempo prima e assieme, come fanno vecchi colleghi quando si ritrovano, ricordano. Magari danno importanza a ciò che ci sembra inutile, a una parola mai pronunciata e attesa, a un regalo ricevuto o anche solo a un sorriso. E aspettano, senza fretta, aspettano noi per dirci finalmente quello che non abbiamo capito. E qualcuno, tra loro, finalmente chiederà: Capito mi hai?

                                                                                                                Silvano C.©

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domenica 1 novembre 2026

Sarebbe meglio prima

Motivi per litigare non mancherebbero, magari perché non mi piacerebbe aspettare che cerchi dove spegnere la sigaretta e poi gettare il mozzicone, oppure perché, al solito, ti camminerei davanti. Magari tu ti fermeresti a vedere una vetrina o una bancherella che a me non dicono nulla eppure…

Eppure adesso mi manca quasi del tutto il desiderio di andare e di vedere e visitare, si è sciolto come un ghiacciolo al sole lasciando triste il bambino che lo guarda. E la nostalgia si è solidificata come una cascata in inverno, roba da scalatori professionisti.

Succede che questo avvenga, immagino sia successo troppe volte quando nella vita si sbaglia a capire le cose, cioè si comprendono dopo.

                                                                                                                Silvano C.©

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sabato 31 ottobre 2026

Il Pollo

Era il modo col quale fu soprannominato da un certo momento, un po' perché la sua famiglia commerciava in polli di allevamento e un po' perché se lo meritava. Manifestava un certo malessere tipico di alcune fasi della vita che colpisce i giovani, quasi tutti, e sicuramente io sono stato tra quelli. Lui però era speciale, aveva teorie che giustificavano la sua situazione trovando immancabilmente responsabili le donne, fondamentalmente stronze e decisamente inferiori, incapaci di capire il suo valore. Le mie evidenti difficoltà, contemporanee alle sue nel campo dei rapporti con le ragazze, le affrontavo invece colpevolizzandomi e sentendomi inadatto, magari immaturo o incapace di capire. Invidiavo semplicemente chi, a mio avviso, ci sapeva fare più di me, o semplicemente era più coerente e maturo e sicuro di sé. Lui aveva capito tutto invece e così era facile deriderlo, sembrava nato per questo. Pure io del resto venivo preso in giro, diversamente, ad ognuno secondo giustizia. La sua empatia per gli altri era pari a zero, mentre una colpa che sicuramente non ha avuto è quella di nascondere le sue opinioni, perché ciò che pensava lo diceva senza riguardo per nessuno. Era un pregio che, purtroppo, non lo affrancava dal resto. Alcune sere capitava a casa di un amico comune dopo aver trascorso alcune ore in sale da ballo in provincia di Ferrara o di Rovigo. Puntualmente riferiva dei suoi tentativi di approccio, tutti risolti con un insuccesso. La mia esperienza nel campo era sicuramente inferiore alla sua perché quando avevo visto, le rare volte nelle quali mi ero azzardato a entrare in una balera o in un locale, che prima di tutto non sapevo ballare e che poi sicuramente non ero vestito nel modo corretto e anche l’atteggiamento e il fisico non invogliavano le ragazze ad accettare un mio invito, avevo rinunciato perché non ero fatto, e credo di non esserlo mai stato, per quel tipo di ambiente. Io avevo capito che non era il caso e che avevo bisogno di altri modi, lui insisteva e si incazzava. La cosa grave, se ripenso a quei tempi dopo tanti anni, è che lui alla fine è diventato medico e ha iniziato a lavorare al Sant’Anna di Ferrara. Non ho mai invidiato i suoi pazienti e, la sola volta che mi è capitato di andare a trovarlo in reparto, ho percepito che il personale, specialmente quello femminile, lo aveva perfettamente inquadrato. Così succedeva, così almeno ricordo. Ma io sono di parte, spero di essermi sbagliato.

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venerdì 30 ottobre 2026

La gatta lo ha visto

È successo nel 2018, una vita fa ma mai dimenticata. Tu eri ormai andata via da quasi due anni, e noi tornavamo ogni tanto per le cose che interessavano più che altro a lui. Una volta siamo scesi a Ferrara con la gatta, una sola volta, e lei si è lamentata per tutto il tempo del viaggio, ma appena entrata nell’appartamento e averlo ispezionato con prudenza, ci si è trovata a suo agio. Siamo rimasti un po' con lei poi abbiamo dovuto uscire, anche per andare a pranzo. Non ci siamo dimenticati di portarle qualche bocconcino di carne, che lei ha decisamente gradito. Era piccola ancora, ma camminava sempre con la cosa alta. Una volta è passata di fianco a un letto e si è vista solo la sua coda che si spostava, come un’antenna. Lei ha visto l’appartamento come era sistemato, e anche altri l’hanno visto. Solo tu no, lo hai fatto esclusivamente attraverso i miei occhi.

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giovedì 29 ottobre 2026

Il gatto con gli occhiali

In alcune civiltà legate alla natura più della nostra, con tradizioni che sono iniziate in epoche diverse e in certi casi ancora mantenute, la legge della vita segue molto da vicino quella degli altri esseri viventi, specialmente degli animali. Per farla breve in alcuni casi i vecchi, arrivati al momento nel quale sanno o capiscono di essere divenuti un peso per la società, oppure quando si verificano condizioni particolari ed estreme per la sopravvivenza di tutti, scelgono di morire. Oppure sono accompagnati a farlo. Tra gli animali che vivono in branco, del resto, questa regola esiste da sempre. Non sono a conoscenza di un vecchio lupo saggio al quale il branco si sottoponga anche quando non è più in grado di cacciare, o di un leone, o di altri animali. In natura ogni animale se è autonomo ed è in grado di procurarsi il cibo sopravvive, altrimenti, quando ha incidenti gravi o si ammala in modo tale da non poter più vivere come prima, muore, e in qualche caso lo fa allontanandosi dagli altri. Forse è per questo che ancora non ho visto un gatto con gli occhiali, un gatto randagio intendo.

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mercoledì 28 ottobre 2026

C’è altro

Leggo libri, alcuni che mi fanno pensare e altri che mi tengono compagnia. Di alcuni autori ho letto molto sino ad arrivare a togliermi il desiderio di leggerli ancora. All’inizio avevo l’impressione di ritrovare amici, situazioni che ritenevo da sviluppare, poi ho provato la tristezza di vedere la ripetizione senza alcun nuovo stimolo. E così li ho amati, e anche lasciati. Leggo libri gialli o noir non per capire o indovinare chi è il responsabile di un certo delitto ma per calarmi nel mondo descritto e nel quale vivono i protagonisti, magari città italiane o luoghi lontani come il Canada, la Norvegia o la Groenlandia. Un bravo scrittore fa entrare nelle case e nelle abitudini di chi vive diversamente, con altri punti di riferimento. Apre prospettive o fa un po' sognare di esserci stati. Alcuni romanzi hanno lo stesso effetto di libri di viaggio o di guide, e mi fanno desiderare di approfondire per altre vie.  Che sia una forma di fuga dalla realtà? È possibile, ma credo sia pure molto altro.

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martedì 27 ottobre 2026

In culo

Ieri sera guardavo fuori dalla finestra, vedevo le cose che vedevi tu, e ho capito. Ho realizzato parte di quello che vivo in questi ultimi mesi. Tu sei qui con me che guardi coi miei occhi, ma guardi ciò che hai già visto con me, non altre cose, guardi esattamente questi posti abituali, quella facciata, questo piazzale, quegli alberi. L’appartamento di Ferrara non hai fatto in tempo a vederlo finito, non ci sei più entrata dopo che ci è stato riconsegnato e poi l’ho riarredato e ci ho fatto lavori. Non ci hai vissuto dentro un solo minuto e non è stato possibile farlo più dopo che te ne sei andata. Ecco perché è giusto quello che è successo, anche se in parte non mi piace. Lo so che non dovrei dirlo, ma mi viene quasi naturale una battuta citando Danny Boodman T.D. Lemon Novecento. In culo l’appartamento di Ferrara!

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lunedì 26 ottobre 2026

Le memorie degli altri

Ci sono periodi, dovrei dire ce ne sono stati molti, nei quali ho ascoltato, e fatti miei, i ricordi di altri, non di tutti, è ovvio, ma di molti. Sono entrato accanto a loro nelle loro vite, nelle parti che mi volevano mostrare e in quelle che intuivo. Alcune di queste memorie sono in una certa misura divenute le mie memorie. A volte una sola frase mi scodellava davanti il piatto pronto che non avevo né cucinato né ordinato, e che ricordavo di aver già mangiato. Ho parteggiato e mi sono rallegrato, mi sono innervosito e ho anche preso in giro, come lo spettatore che prende parte alla recita, e che per questo solo motivo dovrebbe vedersi restituita una piccola parte del biglietto pagato. Forse è questo che, specialmente quando mi capita di uscire di sera, mi piace guardare le finestre illuminate, dal basso, e vedo ombre muoversi all’interno dietro i vetri. Sono un voyeur da sempre, mi piace essere negli altri, vedere che fanno gli altri, che siano consapevoli o no. E se capita che qualcuno che m’interessa per un qualsiasi motivo mi racconta di suoi fatti personali, di episodi che ha vissuto, succede che poi io diventi parte della vicenda, dentro di me. Deve essere una malattia, non semplice e umana normale curiosità, ma è pure una cosa positiva ascoltare gli altri, cosa che un tempo mi riusciva meglio. Oppure sono solo io che me la racconto in modo tale da crederci.

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domenica 25 ottobre 2026

Meno pensieri

Una sensazione strana e prima imprevedibile mi sta prendendo la mano. Una scelta fatta, che ritengo tutto sommato logica e necessaria, che poteva solo essere rimandata di un po' ma non evitata, adesso sembra ricadermi addosso con alcune sue conseguenze. Sento una sorta di rifiuto a pensare a Ferrara. Il fatto è che ora posso sicuramente tornare quando voglio per un giorno, rinunciando ad una bicicletta che da sempre mi aspettava, ma se voglio farlo per due o più giorni devo andare in un albergo. Ancora non è successo, non lo so fare, per ora. Se tu fossi qui non sarebbe cambiato nulla, andremmo a casa nostra seguendo i nostri desideri o necessità. Lo stesso se ora fossi solo, probabilmente non avrei pensato a lui, mi sarei disinteressato della cosa, ancora per molto tempo. Quindi, per essere pragmatico, posso sicuramente adattarmi anche se le cose sono mutate, ma ammetto che non è più come prima, e pensare a Ferrara in questo periodo mi fa male.

                                                                                                                Silvano C.©

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sabato 24 ottobre 2026

Alla prossima volta

Vi sento, so che ci siete. In una giornata piovosa e nuvolosa, guardando fuori dalla finestra, ritornate. E allora ripenso a cucine piene di vapore che bisognava un po' aprire, e le confondo una con l’altra, in tempi e luoghi diversi. Non saprei spiegare con parole logiche, non ha senso, è solo una sensazione che provo ma che mi fa rivivere semplici momenti ai quali, un tempo, non davo importanza. E invece tutto ha valore, ogni singola immagine rubata all’oblio, ma voi restate sempre nell’ombra, non so individuarvi. Vorrei essere libero da ogni dolore, da ogni pensiero o paura, e vorrei essere sempre giovane, se possibile magari pure bello e ricco, ovviamente sano. Oggi ho detto a un paio di persone che devono restare giovani, due donne di diversa età che a modo loro e per la loro professione mi hanno ascoltato. Una mi ha fatto notare che giovane lo è stata, ma non ha importanza, ci siamo sorrisi, e fuori pioveva. Tornando a casa voi non c’eravate più ma immagino che tornerete, non ne sono sicuro ma lo spero. Alla prossima volta, allora.

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venerdì 23 ottobre 2026

L’ultima o quasi

Quando ricordo mia nonna ho sensi di colpa per non esserle stato vicino a sufficienza gli ultimi anni ma mi fa piacere pensare che a Riva del Garda l’ho portata, una volta, quando ormai mio nonno non c'era più, ed è rimasta con me e Viz per una settimana. È venuta con me a raccogliere legna in giro quando ancora non avevo capito che mi sarebbe convenuto comprarla ed averla pronta per l’inverno. Sono tante le cose che non posso scordare di lei, le parole che mi diceva, la sua pasta e fagioli, le uova sode col prezzemolo, il polpettone povero ma ottimo, la zuppa di pane, i sughi d’uva. Mi offriva le primizie e poi a volte capitava che, dopo avermi quasi lasciato finire il piattino di ciliegie, quando me ne erano rimaste solo due o tre, mi chiedesse se gliene davo una.

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giovedì 22 ottobre 2026

memorie

Una volta andammo in un ristorante sul Po, non saprei dire ora quale, e chissà se è ancora aperto. Capitava relativamente spesso, quando tornavamo a Carpi, che tuo zio ci invitasse fuori a pranzo, probabilmente per ricambiare le volte nelle quali era invitato lui a pranzo a casa dei tuoi. Godeva di un’ottima pensione ma viveva da solo, quindi spesso andava a casa dei tuoi, anzi, quando io conobbi la tua famiglia, lui viveva nella stessa palazzina, in un appartamento piccolo al piano terra. Noi a quei tempi avevamo poche occasioni di uscire a pranzo o a cena, le nostre finanze non ce lo permettevano. Andavamo spesso alla trattoria Santa Croce, a due passi da Carpi, oppure in un ristorante agritur nella zona di Reggio, se non ricordo male, ma sul Po andammo una volta sola. Ricordo un pranzo a base di pesce, ottimo, e anche una giornata bella, con una breve passeggiata dopo pranzo nella zona golenale del fiume. Non facevo tante foto allora, la fotocamera analogica richiedeva un certo risparmio di pellicola, ma alcune immagini di tanto in tanto le fermavo, non di quella volta. Possiedo invece qualche fotografia di un’altra uscita in un altro ristorante vicino ai laghetti di Campogalliano, creati durante i lavori per l’autostrada. In quella foto tuo padre tiene per mano nostro figlio, che allora era molto piccolo. Sembrano passati secoli. Di quelle persone, ormai, ne restano poche, molto poche.

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mercoledì 21 ottobre 2026

Mi è mancato il coraggio

Sei arrivata come se niente fosse, eri già qui, non lo so. Mi hai detto che domani non lavori e che si potrebbe andare in quel posto a comprarti qualche maglietta, di quelle che usi di solito. Io non ho capito ma sapevo che non dovevi guardare nell’armadio che usavi, non sapevi che non ci sei più da quasi dieci anni, non ho avuto il coraggio di dire nulla.

                                                                                                                Silvano C.©

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martedì 20 ottobre 2026

A km zero

I luoghi nei quali non tornerò più sono tanti, sicuramente moltissimi di quelli nei quali, nel corso della vita, sono stato. E praticamente infiniti sono i luoghi dove non sono mai stato e non andrò mai. Tornando ai luoghi dove sono stato, per alcuni sono ancora convinto, magari sbagliando, che sono alla mia portata e prima o poi ci tornerò. È un mio bisogno psicologico di non avvertire la realtà che non ci tornerò più. eppure, sino a non molto tempo fa, avevo davanti l’illusione di considerare mie certe strade, miei certi quartieri, mie certe case. Non nel senso di possesso personale ma di possibilità di ritornarci, per un mio semplice desiderio di farlo. Ammetto però che desidero sempre meno tornare, sento il bisogno di fermarmi dove sono, con brevi puntate nei dintorni, senza andare chissà dove. Viaggiare, sì, viaggiare. Ecco il mio ideale ecologico di viaggio, quello a km zero.

                                                                                                                Silvano C.©

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lunedì 19 ottobre 2026

Tornare a Venezia

La stanza della pensione sulla Giudecca era decisamente umida, ed erano umide le lenzuola del letto. Altri particolari adesso non li ricordo, sono passati troppi anni. A Venezia poi siamo tornati altre volte, con nostro figlio, e sono tornato anche con alcuni viaggi di istruzione. Mai da solo, non sono mai andato a Venezia da solo e, stupidamente, a volte penso proprio che un giorno potrei farlo, in bassa stagione, andare a Venezia per un solo giorno oppure soggiornarvi anche per una notte. Viaggiare da solo l’ho fatto, alcune volte, quasi sempre con una meta precisa e spesso per andare a trovare qualcuno. Anche una vacanza da solo ho organizzato, ancora la ricordo, nella zona di Chioggia, con un campeggio solitario che, oggi, sconsiglierei a chiunque. Ma da soli un po' si muore, non è come andarci con qualcuno col quale condividere anche i problemi, non solo i momenti belli. A Venezia, in effetti, non credo che ci tornerò più.

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domenica 18 ottobre 2026

Un tavolo

A qualcuno devo ripeterlo, non solo raccontarlo, sapendo di farlo. Non volendo abusare della pazienza di nessuno allora lo racconto a te, che forse mi ascolti, forse no, che forse rivedrò, forse no, ma penso sia una delle possibilità, non togliermela con la logica. Ripensavo a un tavolo col piano in marmo bianco che sicuramente era nella nostra casa di Porotto, poi è stata spostata nell’appartamento in via Ungarelli, in una casa popolare, e infine è arrivata nella casa di via Oroboni, quella che ormai non era più mia per vari motivi. Negli ultimi tempi, quando mia madre ancora cucinava per noi che tornavamo in visita dal Trentino, sopra ci preparava la sfoglia per la pasta al forno, oppure gli gnocchi di patate. Adesso, da un paio di anni, in quella casa che non era già più mia ma della quale ancora avevo le chiavi e potevo entrare, non so che fine abbia fatto quel tavolo col marmo bianco. È appartenuto alla mia famiglia per una sessantina d’anni, ed è sopravvissuto a tanti mutamenti. Ora non ne so più nulla.

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sabato 17 ottobre 2026

Il valore di un sorriso

Mio cugino, uno dei miei cugini, da anni raccoglie dati, fotografie e informazioni sulla nostra famiglia, o meglio sulla sua famiglia, alla quale sono ovviamente legato. Fa ricerche in archivi e racconta che è sempre più difficile riuscire ad andare indietro nel tempo perché, ad esempio, gli archivi parrocchiali sono di difficile accesso e col tempo che passa sono sempre meno aperti. Dice di aver costruito un enorme albero genealogico nel quale risultano presenti mio padre e mia madre, ma non credo abbia nulla sui miei nonni materni, mentre su quelli paterni, è arrivato a scavare molto indietro. Io non ho mai fatto ricerche del genere sul mio albero genealogico, ricordo quello che mi hanno raccontato i miei nonni materni e i miei genitori, e neppure tutto. In compenso mi appartengono personalmente due loculi in Certosa, a Ferrara, incedibili e invendibili, che possono solo essere trasmessi per via ereditaria. In uno dei due loculi ci sono i resti dei miei genitori e dei nonni materni, nell’altro quelli dei nonni paterni oltre a quelli di pochi altri parenti. C’era un periodo nel quale, in Certosa, portavo le persone in visita a vedere le tombe di tutti quelli della mia famiglia delle quali conoscevo la posizione. Per questo solo aspetto comunque io batto mio cugino per 1 a 0, per tutti gli altri perdo. E intanto ho perduto quasi tutti i miei zii, e anche uno dei miei cugini se ne è già andato, era di poco più giovane di me. La memoria storica, i resti, tutto quello che ha fatto parte delle mie radici, rimane a Ferrara. Io me ne sono venuto via definitivamente dalla città natale ma ci tornerò, pur se in modo diverso. Tu non vedevi le cose così, hai sempre avuto meno legami coi cimiteri, per te valeva la vita, valeva quello che era necessario fare per chi amavi, e valeva il sorriso. Avevi capito che sorridere è fondamentale anche quando sembra non ce ne sia un motivo logico.

                                                                                                                Silvano C.©

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venerdì 16 ottobre 2026

Basta aspettare

Non è come sembra. Quasi nulla è come sembra, serve annusare e toccare, leccare un po' magari e a volte provare disgusto, o forse un leggero piacere. Approfondendo si può restare sorpresi per ciò che prima non sapevamo. O meglio. Che io non sapevo ma che gli altri avevano capito già. Non è il caso di generalizzare i miei limiti, non sono di tutti, devo farmene una ragione. Ora mi rendo conto che il prossimo sabato è il 17. Quante volte succede che il 17 capiti di sabato come quasi dieci anni fa? Tante volte, ovviamente, ma si tratta di coincidenze che non significano niente. Le cose che contano le intuisco, altre ancora non le ho capite, e nuove magari potrebbero arrivare. Forse basta aspettare.

                                                                                                                Silvano C.©

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giovedì 15 ottobre 2026

L’impalpabile

Potremmo andare a Fracassi visto che a Frasassi già andammo nel tempo che fu. Fummo a Frasassi, dico, dove sicuramente ci sono sassi e magari massi. Chissà come sarebbe ora andar per grotte con te, che non amavi le altezze di certe scale aeree metalliche a Fiume ma che nelle grotte entravi. E non sembravi aver paura di star sotto il suolo. Oggi, dopo ore a discutere di denaro, che non è necessariamente vile, altro non mi esce dalla fantasia messa a dura prova. Guardo fuori, appena dopo essere rientrato. Penso che andar fuori mi fa bene, credo faccia bene a tutti. Anche a te, sono sicuro, farebbe bene uscire un po', e ne trarrei probabilmente un impalpabile piacere. Magari come la cipria sul sedere.                                                                                                                                                                                                                                     

                                                                                                                Silvano C.©

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mercoledì 14 ottobre 2026

Un senso

Nessuna certezza, ma credo che lui l’abbia amata più di quanto lei abbia amato lui. Era nato prima ed è morto dopo. Hanno vissuto assieme facendo sacrifici come all’epoca in moltissimi facevano. Lei se ne è andata nove anni prima di lui, e in quei nove anni lui ha continuato ad amarla. Lo so perché l’ho visto, e so come vivevano prima. Altre conclusioni non posso trarne, solo impressioni, sollecitazioni, inviti a riflettere. Anche oggi, dopo quasi dodici anni, dopo che ogni cosa è finita, qualcosa forse aleggia in certi spazi, in certe vie, in certe case. Nella memoria di quelli che restano e hanno visto, sempre meno numerosi però. Una vita andrebbe scritta e depositata per sempre in forma inalterabile, non conta che poi qualcuno vada a rileggerla, sarebbe importante, darebbe un senso, o un senso in più.

                                                                                                                           Silvano C.©

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martedì 13 ottobre 2026

Grazie

Stanotte mi hai aiutato a cercare un rifugio, una piccola stanza almeno per le prossime due notti in modo da non dover dormire fuori, in strada. Prima avevamo cercato espedienti per sopravvivere ingannando gli altri, rubando loro fiducia e poco denaro, fingendo di essere chi non eravamo e poi sparendo. Truffatori da pochi spiccioli, giusto sufficienti per qualche ora. Cosa ti/mi abbia indotto a queste situazioni non lo so. Tu ci sei? Ovviamente sì, tutto dipende da come, in che modo, quando e perché. Non ci sto capendo nulla, che viva momenti di preoccupazione è un dato ma sui sogni non ho un potere di decisione consapevole. Loro, e tu, arrivate quando lo decidete, e non posso farci nulla, non mi resta che ringraziare.

                                                                                                                           Silvano C.©

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lunedì 12 ottobre 2026

La vecchiaia

Ti aspettavo per poter mangiare assieme, a volte mi preoccupavo per il viaggio molto lungo che dovevi fare per tornare a Riva del Garda da Tione, da Trento o da Mezzolombardo. Mi ero ripromesso che, se ti fosse successo qualcosa, mi sarei vendicato nei confronti di chi ti aveva assegnato una sede tanto disagiata. Poi concordammo di trasferirci a Rovereto, perché dalla città della Quercia i collegamenti erano più semplici. Il fatto è che in cucina a volte mi lanciavo in preparazioni che ti facevano piacere, altre volte ottenevo risultati deludenti, utilizzavo poco piatti precucinati pronti, magari neppure li vedevo, se c’erano, e coi surgelati non potevo avvicinarmi, non avevamo un frigorifero adatto. Alcuni piatti hanno fatto a loro modo storia, come lo spezzatino con le mele al posto delle patate, perché avevo finito le patate ma avevo molte mele. Col tempo sono migliorato e peggiorato, faccio più attenzione ad alcuni aspetti ma mi sono lasciato andare su altri. Se ora tornassi probabilmente non capiresti più certe mie scelte, a volte non le capisco neppure io, solo sono più comode. Ho smesso di comprarti il the, ormai non lo consuma più nessuno in casa. Mi sono abituato tristemente alla tua assenza, non ho intenzione di sostituire nessuno, né gli amici perduti né tantomeno te. Del resto chi pensi vorrebbe mettersi con uno come me, che con gli anni peggiora sempre di più? Pochi mi sopportano ancora, e io sopporto sempre meno gli altri, divento critico su stupidaggini e piccole cose del tutto umane. La vecchiaia è una brutta bestia da tenere in gabbia e farla uscire il meno possibile, potrebbe fare solo danni.

                                                                                                                           Silvano C.©

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domenica 11 ottobre 2026

Tessera Platino

La conservo anche se da troppi anni non la uso più, è scaduta ma ci sono affezionato. A dire il vero non è Platino, ma Premium, tuttavia il significato è lo stesso, è una tessera esclusiva che mi qualificava come ottimo cliente. Cominciai con una tessera Argento che mi dava diritto a uno sconto sui libri nuovi del 5%, non molto ma meglio di nulla. Passarono pochi mesi e ottenni la tessera Oro, compravo sempre tanti libri e da quel momento li potevo acquistare col 10% di sconto. Magari altrove, in certi grandi negozi, su alcuni libri recenti potevo ottenere anche sconti maggiori, ma quella libreria era molto fornita e trovavo praticamente di tutto. Poi, come sai, quando entravo non ne uscivo senza spendere un po' di soldi, e allora ci entravo spessissimo. Con te poi era una vera festa, facevamo spesa come al supermercato. Fatto sta che ottenni così la tessera Premium, avevo raggiunto la spesa minima annuale che mi definiva un cliente di riguardo col diritto allo sconto del 15% su ogni libro o oggetto della grande libreria. Credo che tra me e te abbiamo lasciato nelle sue casse alcuni stipendi; compravamo di tutto, anche le agende, o i romanzi che leggevi come se fossi una correttrice di bozze. Poi tu sei andata via. Ho perso il motivo di entrare per comprarti qualche libro da regalarti. A Ferrara ho iniziato ad andare meno o comunque a comprare meno libri. Poi quella tessera è stata aggiornata e non più utilizzabile in quella forma, e sono passati ormai circa dieci anni. Questo è successo, e di tanto in tanto vado ancora a leggere alcuni di quei libri comprati allora, magari quelli che ti avevo regalato e che tu mi hai lasciato. E in quella libreria, dove sono entrato tante volte, non so quando rientrerò ancora.

                                                                                                                           Silvano C.©

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sabato 10 ottobre 2026

L’ultima volta che…

È un gioco pericoloso, ci si può far male. Tentare a tutti costi di recuperare alla memoria quando è stata l’ultima volta che siamo andati assieme in quel cinema a Verona, o a trovare Katia, o altri momenti del passato. Alcune cose non le scordo ma altre sembra sia sano lasciarle andare. Ho letto che è proprio grazie alla rimozione di informazioni inutili che si è in grado di conservare quelle necessarie, come ad esempio dimenticare dove si è parcheggiata l’auto il 15 dicembre del 2023 è indispensabile per poterla trovare adesso, dove è stata parcheggiata poche ore fa. Forse il gioco è tutto qui, giocarlo sino in fondo ma lasciarlo perdere quando diventa pericoloso. E lo stesso forse dovrei farlo con le centinaia di cartoline che conservo, ricevute o comprate e conservate senza mai spedirle a nessuno, per ricordare luoghi dove siamo stati.

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venerdì 9 ottobre 2026

Dimmi il perché

Dopo essere passati per Finale Emilia in direzione Ferrara, oppure quando viaggiavamo in direzione contraria, durante il periodo natalizio, ci fermavamo a Casumaro per entrare nella chiesa di San Lorenzo, famosa per il suo magnifico presepe che occupava un intero lato della navata. Credo che per diverso tempo non lo abbiano più allestito, anche perché col terremoto del 2012 la chiesa è stata seriamente danneggiata e non è stata più agibile per anni. Con te non so quando ci passammo l’ultima volta, e dopo, senza di te, non credo di essermi più fermato a Casumaro, ormai fuori dai miei percorsi abituali. A conti fatti l’ultima volta che siamo entrati in quella chiesa è stato sicuramente prima del terremoto, quindi sono trascorsi quasi vent’anni. E mi sembra ieri. Penso ancora che tu possa entrare dalla porta di casa e dica: C’è nessuno? Certe persone quando le rivedo dopo anni mi sembrano invecchiate, chissà perché. Certe persone non mi va di rivederle, e so il perché. Altre persone vorrei rivederle, ma come intuisci bene, non mi è possibile. Se tornassi a ripassare per Casumaro mi verrebbe il magone, sarebbe meglio lasciar perdere e pensare ad altro ma, come vedi, non lo faccio. Tu sai il perché. Dimmelo.

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giovedì 8 ottobre 2026

I Babbi Natale

Dopo essere passati per Ponte Motta, nota anche per l’omonima fabbrica di avvolgibili, prima o poi si passava vicino ad una casa non lontana da un incrocio. Una casa isolata come ce ne sono tante nella pianura tra le province di Bologna, Modena e Ferrara, ma particolare durante le feste natalizie. Chissà se è ancora così. Durante le feste la trovavamo invariabilmente assediata e presa d’assalto dai Babbi Natale, che sembravano aumentare di numero ad ogni passaggio. Non riuscivano ad entrare, evidentemente, e restavano aggrappati alle finestre, alle grondaie, magari al tetto, sempre fuori, ignorando chi passava. Questo avveniva e ogni volta ridevamo. Adesso che ho perduto ogni motivo per ripassare mi resterà il dubbio se quei Babbi Natale ogni anno ritornino all’assalto o se magari, anche per loro, è finalmente arrivato il momento di passare ad altro.

                                                                                                                           Silvano C.©

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mercoledì 7 ottobre 2026

Ponte Motta

Che ci sia il ponte è chiaro, che di tanto in tanto mi torni alla mente forse è meno chiaro ai più, quindi, anche se non interessa a nessuno, mi piace ricordare alcuni momenti perduti. Ci si passava quando da Carpi venivamo verso Ferrara, e una sosta in quel bar accanto al ponte era divenuto un’abitudine. A volte poi capitava che la Secchia decidesse di essere in piena e ci costringesse a lunghe deviazioni, per fortuna rare. Quella sosta non la facevamo quasi mai quando viaggiavamo in direzione opposta. Scendevo solo io dall’auto, prendevo un caffè e guardavo i giornali e le riviste. A volte compravo un settimanale perché aveva in regalo non so ché. A volte compravo una cioccolata perché la sua confezione mi piaceva, altre volte un film su videocassetta o su DVD. Una sosta breve, e poi si ripartiva in direzione Ferrara, attraversando Cavezzo, San Felice sul Panaro, Finale Emilia, Mirabello…Credo che dopo tanti anni molti posti non li riconoscerei o mi ritroverei nuove rotatorie o percorsi cambiati. Altri sarebbero un tuffo in spazi della memoria dimenticati. Succede così. Mi manca Ponte Motta ma non ho più alcun motivo per ripassarci. Dovrei lasciarlo andare.

                                                                                                                           Silvano C.©

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martedì 6 ottobre 2026

un favore dal vento

Una veloce folata di vento e le foglie, che l’attendevano, volano via cadendo al suolo tutt’attorno, anche lontano. È arrivato l’autunno pure nelle sue manifestazioni palesi. Pioviggina, la temperatura scende, si alza un po' il vento e il cielo diventa grigio. Succede ogni anno, succede in ogni vita che, prima o poi arriva l’autunno. Vidi un preside al quale sono stato molto legato, e col quale scambiammo inviti a cena reciproci, l’ultima volta all’ospedale di Arco, e si vedeva che era giù di morale. Sentiva di invecchiare male, secondo lui, e la cosa non gli piaceva, si lamentava e sosteneva che non era giusto. In quegli anni tu c’eri ancora e io non avevo gli acciacchi recenti, abbastanza seri ma non disperati. Pochi anni prima eravamo andati assieme al Festival Nazionale de l’Unità che si teneva credo a Modena o a Reggio Emilia. Passando dietro le quinte di un palco incontrammo un noto attore francese, del quale non ricordo il nome, che con voce bassa e decisamente triste, in italiano, parlando con una persona accanto a lui, diceva che invecchiare era una maledizione, e continuò a spiegare ma non rimanemmo ad ascoltare, non sarebbe stato educato né corretto, quindi non so cosa disse poi. Aveva il viso scuro, si vedeva che non stava bene, e pure lui si lamentava come il mio vecchio preside. Succede che invecchiando ci si lamenti o ne venga la tentazione, adesso credo sia naturale e che tutti prima o poi, almeno i fortunati che non muoiono prima, arrivino a pensarlo. Ma pensarlo va bene, magari è pure giusto, dirlo no, si pesa sugli altri che non hanno parole né mezzi per risolvere questa situazione, l’unica cosa giusta è fingere sempre di non pensarci, sorridere, mostrarsi ancora interessati alla vita e impegnati in qualcosa. Anche chi ci sta vicino non si sentirà coinvolto in un dolore umano che nessuno può togliere dalle spalle altrui. Oggi è arrivato l’autunno, poi sarà il momento dell’inverno ma arriverà anche la primavera. E il vento, quando soffia, deve farci il favore di allontanare certi pensieri.

                                                                                                                           Silvano C.©

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lunedì 5 ottobre 2026

Di cosa parlo è evidente

Inutile negarlo, li guardo. In certe stagioni più che in altre, i motivi sono intuitivi. Immagino sia una forma simile al feticismo, ma quello è più di nicchia, riguarda ammirazioni particolari e meno condivise, mentre nel mio caso sono uno tra i tanti, senza alcun merito particolare né, immagino, colpe. Li vedo orgogliosi, o dimessi, a volte tristi, ed è un peccato. Quelli di bottiglia mi interessano relativamente e quelli di sacco vorrei evitarli. Tutti gli altri, quando vado in giro, ovunque sia, non posso evitare di osservarli, a volte ammirarli e magari farci fantasie. Un po' come il bambino che passa davanti a una gelateria e desidera un cono al cioccolato oppure davanti a uno scaffale pieno di giochi dove si ferma e guarda e tocca una confezione particolare che lo interessa. Ecco, quasi lo stesso, con la differenza che non tocco, non mi permetto di fare come Cirano che, al fin della licenza io non perdono e tocco come canta Francesco Guccini. Non sarò mai Guccini e tantomeno il suo Cirano.

                                                                                                                           Silvano C.©

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domenica 4 ottobre 2026

Non è necessario rubare un’auto

Ho vissuto gli anni della solitudine adolescenziale e delle grandi scoperte personali degli anni settanta, ho fotografato e registrato in modo analogico dove potevo arrivare coi miei mezzi limitati, mi sono passati sopra come un vento impalpabile gli anni dei figli dei fiori e dell’amore libero. Di questo amore, che hanno affermato esistesse, personalmente non potrei darne conferma, ma evidentemente è un mio problema, uno tra i tanti. Per un periodo non preciso ho cercato molto senza sapere cosa, o meglio, pensavo di saperlo ma sbagliavo. Ho vissuto con un’infelicità di fondo che ho mascherato con stupida allegria o leggerezza, mentre, dentro, mi rodevo, invidiavo, tentavo la mia strada che non portava a nulla, solo a situazioni tragicomiche o squallide o senza soluzione. Per questo sono stato preso in giro e ho abbozzato, sino a quando ho iniziato a capire. Non ho capito tutto, certo, ma almeno come iniziare a muovermi, e cosa m’importava veramente. Ho chiesto con umiltà e poi con determinazione, ho capito che certe scorciatoie non facevano per me. Con la lenta cottura e l’ancor più lenta maturazione sono arrivati risultati, dovuti spesso al caso e non necessariamente a scelte consapevoli. Adesso, se ritorno a quegli anni particolari, non saprei darne un giudizio ragionato e attendibile. Nei giorni scorsi ho rivisto il film Radiofreccia e confesso che sono tornato indietro nel tempo, anche se non ho vissuto quelle vicende. Non sono mai arrivato a quei livelli ma sono entrato, questo lo ricordo bene, nel Supercinema 70 di Carpi, senza mai rubare un’auto.

                                                                                                                           Silvano C.©

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sabato 3 ottobre 2026

Singapore

È teoricamente possibile trasferirmi altrove, in un’altra città, in un’altra regione, in un altro Paese o anche in un altro continente. Cambiare radicalmente contesto, andare dove non capisco la lingua e neppure sapere come si vive, quali sono le abitudini, le convenzioni, le leggi che valgono localmente. Teoricamente è possibile, e magari si può fare in modo regolare e non sparendo all’improvviso, salutando chi voglio salutare, lasciando chi dovrei lasciare e creando il minor numero di problemi a chi resta. Lo potrei fare venendo meno a un impegno che ritengo di dover rispettare, ma rimane comunque possibile. E poi? Poi tutto di nuovo dall’inizio, sapendo che alla mia età molte possibilità non sono più realizzabili perché è passato il loro tempo. Non avrei pezzi della mia vita precedente come uno specchio, una valigetta, un libro, una raccolta di schede sugli animali, un soprammobile di scarsa qualità o un vecchio giocattolo in metallo. Nulla, solo uno spazio arredato con mobili e oggetti del posto, più nessun contatto né telefonico né in rete, chiusura di ogni profilo personale, magari un nuovo telefono mobile con una nuova utenza aperta sul posto, come un nuovo conto bancario e l’accredito della pensione su quel conto, non so come ma immagino sia fattibile. Ma poi, alla fine, perché andare altrove, come se nulla di me potesse seguirmi? Veramente potrei essere una persona nuova?

                                                                                                                           Silvano C.©

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venerdì 2 ottobre 2026

Tra le parole

Ma si può vivere così? Domanda pleonastica, lo faccio da tempo. Qualcuno dice che non si può, molti magari lo pensano, ma come vivono loro, che giudicano il mio modo di vivere? Pessimi esempi e ancor peggiori giudici. Di tutti potrei tracciare ritratti e descrizioni e magari potrei pure scattare qualche fotografia, a sostegno delle mie tesi, ma chi me lo fa fare. Dedico troppo tempo a cose simili. E quelli ai quali mi riferisco pensano cose che non condivido mai completamente. Solo pochissimi, dovrei dire pochissime, si salvano. Meno delle dita di una mano esprimono il loro numero, ed è naturale sia così. Il fatto è che sopporto con difficoltà crescente la sottile maldicenza, mi vergogno quando pure io ci casco mentre, decenni fa, era un mio punto d’onore non esprimere mai alcun giudizio sugli assenti. Passa ogni cosa, anche le convinzioni e i comportamenti. Quindi vivo così, sai come, commettendo ogni giorno errori stupidi, dedicando tempo ai miei piccoli impegni e a soddisfare, con poco, desideri inconfessabili. Rispettando le scadenze essenziali so adattarmi ai bisogni non miei che danno senso alla vita. Cosa sbaglio allora? Non lo so, molto immagino. Tra le mie priorità non ho un elenco di luoghi da visitare prima di morire o di esperienze obbligatorie da fare, programmo a breve anche se immagino l’infinito.

                                                                                                                           Silvano C.©

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giovedì 1 ottobre 2026

crivello

Parliamo di crivello. Non sai cos’è? Fai una ricerca, apri un dizionario o un’enciclopedia, allarga le tue conoscenze minime. Non hai connessione e nessun supporto cartaceo? Allora non hai queste cose ma hai un potenziale problema. Quindi possiedi qualcosa, è già qualcosa. Del resto, anche se non sai cos’è questo strumento ma hai vissuto una certa parte della vita sai cosa comporta, quali conquiste e quali rinunce. Arriva un anno nel quale, improvvisamente, ti rendi conto di quanto è andato perduto, di quante persone se ne sono andate, di quante case hai visitato o hai addirittura posseduto e ormai non puoi più entrarci. Attraverso le maglie sempre più sottili sfugge ormai anche l’impercettibile, quello è grave, perché non te ne rendi conto. Non è demenza senile, è la natura della nostra essenza, non possiamo mantenere tutto, né fisicamente né mentalmente, anche solo nel ricordo. Selettivamente, per salvarci, dimentichiamo. Volontariamente, per riuscire a vivere, rimuoviamo e ce la raccontiamo inventandoci un passato mai vissuto. Diventiamo diversi, ci conviene, ma non lo siamo veramente, e quando un altro ci dice come ci vede allora può scattare il rifiuto, l’offesa, la reazione di vendetta o di chiusura del rapporto. Sai quante volte mi è successo? Quante volte l’ho subito oppure ne sono stato artefice, non lo so neppure, nessuno forse lo sa. Ecco, questo penso se immagino un crivello. Tu pensa quello che preferisci, e magari rifletti se è meglio mangiare pane bianco o pane integrale con un po' di crusca.

                                                                                                                           Silvano C.©

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