mercoledì 1 luglio 2026

Mare e monti

Dagli scogli del mare alle rocce dei sentieri alpini. Si tratta solo di altitudine in fondo, e di momento nel quale si può assistere al tramonto del Sole. Tutto il resto è acqua salata presente o fossile, è brezza di mare o brezza di monte, è il modello che si adatta al mio momento storico. Vedrò ancora il mare delle zone che frequentavo da bambino e poi negli anni giovanili? È possibile, certo, ma non so quando e come. Del resto non so neppure se rivedrò tutti i rifugi e i sentieri che ho percorso con te da quando sono in Trentino. Intanto programmo una giornata nei luoghi che già mi facesti conoscere, non mancherò di parlare di te e porterò in regalo una bottiglia di vino, rosso e rigorosamente fermo. Per oggi si attende un temporale, potrebbe creare problemi, di questi tempi temo i temporali più di una volta. Ripensando al mio mare giovanile nulla sarà però come prima, nulla, troppi mutamenti e troppe perdite. Non sarà come prima ma tenterò di rivederlo, perché questo lo devo alla vita, e lo farò pensando a te.

                                                                                                 Silvano C.©

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martedì 30 giugno 2026

Un diario

Qui le giornate vengono una dopo l’altra e alcune hanno meno fretta delle altre di mettersi in coda per presentarsi puntuali all’appuntamento, quando sarà il loro turno. Quelle passate, che si credono perdute perché nessuno le ricorda più, non smettono però di conservare tutto quanto è successo durante il tempo a loro concesso. Loro conservano e basta, non s’illudono e non sperano. Più sono lontane nel tempo più sono consapevoli del loro destino, eppure anche loro hanno avuto lo spazio necessario, tutto, nulla di meno. Un vecchio amico frequentato per poco più di dodici mesi e perduto di vista dagli anni settanta, sentito al telefono un paio di volte perché è stato lui a chiamarmi, registrava maniacalmente tutto quanto di importante o degno di nota gli succedeva ogni giorno. Il suo diario, quando me ne lesse alcune pagine, mi stupì e mi fece un po' paura. Veramente era successo quello che aveva scritto e io avevo detto e fatto esattamente quello che mi aveva letto? Eppure erano trascorsi pochi mesi e io non ricordavo più quei particolari. Ogni giornata dovrebbe essere descritta in un diario simile, uno per ogni persona senza scordare nessuno. Magari in effetti è già così, anche se non ne ho le prove. Io non tengo alcun diario però. Credo di ricordare, mi illudo di farlo ma naturalmente dimentico. Forse è giusto così.

                                                                                                 Silvano C.©

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lunedì 29 giugno 2026

sindrome dell’arto fantasma

La sindrome dell’arto fantasma è una condizione patologica che si verifica dopo la perdita di un arto. Il cervello continua a funzionare quasi ignorando la realtà e creando sensazioni illusorie come se l’arto ci fosse ancora. Queste sensazioni, che possono generano anche un forte dolore, sono riconducibili a una condizione soggettiva e non generalizzabile per la quale alcuni percepiscono ancora il movimento o la posizione dell’arto nello spazio. Come in quasi tutte le situazioni patologiche sono possibili in questo caso alcune terapie per aiutare chi ne soffre, e possono essere di tipo chimico, fisioterapico o psicologico. Il successo di queste terapie dipende ancora una volta dai soggetti interessati.  

Questo l’ho letto nel sito di una struttura ospedaliera mentre non cercavo esattamente queste informazioni ma mi chiedevo come si affronta la perdita di una persona. Il fatto è che ci penso da anni, da quando tu sei andata via, ma risposte soddisfacenti non ne ho trovate mai. Tanto per cambiare discorso potrei chiederti dov’è casa mia, pure questo mi sto chiedendo da qualche tempo. Ciao, Viz.

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domenica 28 giugno 2026

Un’estate in Algarve

Fummo giovani e arrivammo ai confini del mondo, il mondo raggiungibile in auto affacciato sull’Atlantico, e a Lisbona attraversammo il ponte 25 aprile perché quello intitolato a Vasco da Gama ancora non era stato costruito. Avemmo l’impressione che il Portogallo fosse un paese povero ma chissà se oggi, se potessimo tornare, avremmo ancora questa opinione. Ricordo vagamente le spiagge dell’Algarve, e quando sento dire che occorre fare alcune esperienze prima di morire continuo a chiedermi che senso abbia, in particolare quando si tratta di viaggi e luoghi lontani da vedere. Noi un’estate del 1980 andammo in Algarve ed ora, per te, cosa cambia? Per me cosa cambia? Posso dire per me, ché tu adesso non hai la possibilità di farlo: non cambia nulla, l’Algarve non conta e non conta neppure che io abbia conservato quel galletto portoghese, conta solo che facemmo assieme quel viaggio, non la meta e cosa vedemmo, ma che lo vedemmo assieme. La meta è un riempitivo intercambiabile, un po' come i gusti degli sciroppi per preparare granite. Chissà se saresti d’accordo con me, magari ti potrei convincere se potessimo parlarne, oppure saresti tu a farlo. Ciao, Viz.

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sabato 27 giugno 2026

In vacanza

Come mio padre racconto puntualmente le stesse cose quando mi capita di trovarmi in situazioni ripetitive. Devo controllarmi e tentare di evitarlo anche se so che è una caratteristica legata all’età che avanza. Allo stesso modo capita, ad amici che si incontrano raramente, di ricordare assieme episodi e momenti particolari, quasi sempre gli stessi.

Come mia madre ho un occhio che la sera, in certi casi, se mi guardo allo specchio, ha un’espressione particolare ed è un po' più grande dell’altro. Se mi fissassi solo su quell’occhio ed escludessi il resto del viso vedrei solo mia madre, come se fosse qui ora.

Come tanti anni fa mi trovo immerso in un’estate sempre più calda. Era calda anche allora, non sapevo che la temperatura con gli anni sarebbe aumentata tanto, non immaginavo cosa mi sarebbe capitato col tempo, temevo la solitudine e l’isolamento, non era possibile ricreare quello che avevo perduto col trasloco da Porotto a Ferrara. 

Adesso che sono maturati i tempi anche per lasciare l’ultimo legame materiale forte con la mia città natale non so cosa mi aspetta ma so bene che recentemente, quando ero a Ferrara, sentivo la smania di tornare a Rovereto. Per molto tempo non ho voluto capire che interessava solo a me mantenere questo legame, o principalmente a me, e la cosa era legata anche alla tua presenza, ormai irrealizzabile come pensavamo. Del resto il Trentino, quando lo conobbi la prima volta, mi sembrò terra di vacanze e questa sensazione la conservai a lungo. Adesso devo pensare che sono in vacanza e che tu non sei lontana. Ciao, Viz.

                                                                                                  Silvano C.©

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venerdì 26 giugno 2026

Casa di nessuno

C’è una zona di confine chiamata terra di nessuno. È uno spazio fisico che non si limita a una sola linea tracciata sulla cartina o sull’asfalto. Su un lato e sull’altro ci sono trincee, barriere o controlli doganali diversi di due o più Paesi confinanti. In tempo di pace capita di essere fermati sia in uscita sia in entrata. Quando andavamo nell’allora Jugoslavia spesso venivamo controllati due volte, anche solo per mostrare i documenti o per le dichiarazioni relative a valuta, alcolici o sigarette. In questi giorni il nostro appartamento a Ferrara non è più del tutto nostro ma non è ancora a disposizione dell’acquirente; è un periodo intermedio tra due situazioni che solo due mesi fa non ritenevo possibile fossero tanto vicine. Se tu oggi fossi qui con me potremmo tornare a casa nostra, magari non proprio nei mesi caldi dell’estate, ma potremmo farlo ancora e non mi sarebbe venuta l’idea di vendere. La vita però ha calato le sue nuove carte e nella partita iniziata tanti anni fa sono mutate le condizioni e le regole del gioco. Si vince e si perde in modo diverso, e ciò che prima era impensabile è divenuto realtà. La storia e la vita non si fanno coi se. Ci si possono scrivere però bellissime canzoni. Ciao, Viz.

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giovedì 25 giugno 2026

lidi di Ferrara

Campeggiammo una sola volta ai Lidi Ferraresi, erano i primi tempi, la tenda era artigianale e di quei giorni ricordo poco. Ti scattai una foto memorabile però, eri bellissima e se non ero innamorato mi innamorai. Di quel mare non posso dire che fosse ideale, tutto il mare di quelle zone non può competere con quello che si trova più a sud, lungo la costa adriatica, ma è il mare della mia infanzia e dei miei anni giovanili, con le prime gite con amici e compagni di scuola. L’ultima volta che siamo stati a Porto Garibaldi io e Giovanni fu nel periodo di Pasqua del 2004, tu non eri con noi, e pochi giorni dopo sarebbe mancata mia madre. La vita è strana quando accosta ricordi belli a momenti spiacevoli, ma non c’è nulla da fare per impedirlo, sembra che tutto esca casualmente da un’enorme scatola e che il suo contenuto ci sia in larga misura sconosciuto, solo in parte prevedibile. Questo è tutto, per oggi, ma sai bene a cosa penso in questi giorni. Ciao, Viz.

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mercoledì 24 giugno 2026

Una giornata al mare

Mi alzavo presto, mi sistemavo in fretta e partivo in bicicletta verso Vieste. Impiegavo un’ora abbondante, e l’ultimo tratto era una discesa micidiale che avrei dovuto rifare poi in senso inverso, ma la cosa rientrava nell’equilibrio generale. Appena arrivato a Vieste facevo sosta in un bar, latte macchiato e briosce, poi un panificio, per la focaccia coi pomodorini, poi la pescheria dove mi facevo consigliare il pesce da preparare la sera con la griglia e infine al mercato ortofrutticolo, uno spettacolo, dove avrei comprato tutto e mi dovevo trattenere. Avevano incominciato a riconoscermi e mi trattavano ogni giorno meglio. Poi altre piccole spese e riprendevo il viaggio di ritorno sotto un Sole implacabile affrontando, poco dopo la partenza, la salita che non riuscivo e fare pedalando, ma dovevo scendere a piedi. Arrivato al nostro campeggio vi trovavo pronti, aspettavate me per la colazione con le paste fresche, e pure io magari mi rifacevo con una seconda colazione. Iniziava ufficialmente la nostra giornata di mare, era una cosa bella, durata diversi anni ma non tanti, e dopo di allora non sono mai più tornato. Certi luoghi è meglio ricordarli com’erano, non saranno mai più come allora. Malgrado le pedalate e le nuotate dopo le vacanze al mare ero ingrassato…

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martedì 23 giugno 2026

Sono successe tante cose

Ma l’ho veramente vissuto oppure me lo immagino soltanto? Penso di non essere in grado di scrivere una mia autobiografia oggettiva anche limitandola ai soli episodi ai quali sono stato presente. Sono un cattivo testimone anche di me stesso, penso di non poter giurare che un certo fatto sia avvenuto esattamente come lo ricordo, che io abbia pronunciato certe parole in quel modo, che abbia discusso con certe persone dicendo quello che adesso mi sembra aver detto. Già come scrittore non valgo nulla e la mia vita non è stata particolarmente interessante o meritevole di essere raccontata, quindi l’idea di una autobiografia è quantomeno immaginaria, ma mi colpisce il fatto di essere arrivato al punto di dubitare veramente di aver vissuto. Si tratta di una sensazione che non so se definire spiacevole o spiazzante, ma mi demolisce alcune piccole certezze tra le poche che mantenevo. Tu quando e come sei arrivata, cosa è successo nei primi momenti, cosa è scattato, come abbiamo proseguito, quanto ho fatto di sbagliato che tu hai subito o sopportato, cosa mi ha salvato e riabilitato, cosa ho fatto di veramente buono? La mia versione è inattendibile, eppure è l’unica che posso produrre e raccontare. Per quello che vale posso dire che sono successe tante cose, veramente tante. Ciao, Viz.

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lunedì 22 giugno 2026

Leggere, ma non solo

Alcuni libri vanno letti, lo so, ma non potrò mai leggerli tutti, e anche se qualcuno che dovrei leggere lo iniziassi dovrei abbandonarlo, non sarei in grado di capirlo o di accettarlo. Ho limiti oggettivi e gusti personali discutibili ma irremovibili, salvo ripensamenti. Possiedo una disordinatissima biblioteca che non consumerò mai, con classici e non, con romanzi russi e francesi, italiani e tedeschi. A volte mi capita di iniziare un libro che pensavo mi stesse aspettano ma che poi mi delude, rivelandosi una vera palla un po' ripetitiva anche se scritta da un grande autore. Se posso non smetto di leggere e arrivo all’ultima pagina, anche se mi concedo alcune eccezioni. In questi casi i libri finisco invariabilmente per lasciarli in posti dove altri, se vorranno, li prenderanno e li leggeranno. Non uso libri elettronici, non mi danno soddisfazione anche se ammetto che hanno vantaggi. A volte leggendo mi appisolo e continuo a vivere nel dormiveglia la vicenda che stavo seguendo. Leggere è necessario, ma è una mia opinione. Chi non legge si perde parte della vita, ne sono convinto, ma sono altrettanto convinto che la vita va pure vissuta e non soltanto letta o scritta o descritta.

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domenica 21 giugno 2026

non è una recensione

La storia inizia con una ragazza che cerca una stanza per la notte in un albergo improbabile, con un portiere di notte pure lui improbabile. Entrambi però sono umani, improbabili e particolari ma umani, diversi e apparentemente incompatibili che a modo loro si cercano. Tutti finirà come ogni storia merita, consolatoria il giusto, ognuno capace di recitare la sua parte stando al suo posto, anche l’ultima comparsa. Le ambientazioni sono particolari, ricercate e, come spesso avviene in questi casi, uscendo da una porta ci si trova catapultati in un altro luogo distante centinaia di chilometri. Eppure tutto sembra vicino, anche il mare. E pure chi all’inizio sembrava indisponente e antipatico si riscatta, rivelando che non è come sembra, che ogni singolo gesto ha un perché ed è la vita che lo giustifica. La vita finta lo vuole, e ancora non so capire dove sia la finzione e dove la realtà. Voglio vivere un film della mia vita come lo scrivo io, con sorprese previste e dolori rimossi anche se vissuti. Voglio perdermi dove non ci si perde se non per un paio di ore, e poi uscire altrove. Quando esco vedo coppie che litigano e sono fortunate a poterlo fare. Vedo bambini fastidiosi e altri che mi sembrano simpatici. Vedo un vecchio, più vecchio di me, che cammina a fatica e aiuta una cagnetta vecchia pure lei a camminare anche se non si regge più bene sulle sue zampe. Una carezza alla cagnetta la faccio volentieri, e lei se lo aspetta. La vita è anche una carezza.

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sabato 20 giugno 2026

Horror vacui

Il posto vuoto non è uno solo, tu ne hai lasciato di più, troppi che neppure conosco e magari non ricordo oppure ho rimosso. Credo sia un bene. Un vuoto che prima era occupato mi lascia spiazzato, disarmato, e se alcuni di questi posti non li ho presenti posso fingermi tranquillo, in parte soddisfatto, ne ricavo consolazione. Nel mio mondo ideale e di fantasia, che molti neppure vogliono prendere in considerazione ritenendolo malato, ho modelli che si adatto e si evolvono, ma con lentezza e non senza dolore. Recupero e mi pento, ricordo e tento un’operazione di mantenimento, da retroguardia che può solo rallentare non fermare. Così colmo alcuni vuoti rioccupandoli di forza, in parte facendomi violenza e abituandomi alla nuova realtà. Potrei egoisticamente avere di più? Credo sia possibile, ma considerando quanto ho dato ammetto che devo ritenermi soddisfatto. La tua sedia, il tuo asciugamano, il tuo spazio nell’armadio… nulla alla fine. Sono trascorsi quasi dieci anni. Sto lasciando un appartamento nel quale il tuo vuoto pesa irrimediabilmente. Dopo dovrò reinventarmi qualcosa. Ciao, Viz.

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venerdì 19 giugno 2026

Cosa lasciare

Nel giorno del grande viaggio devo farmi trovare pronto. Ho voglia di meraviglie, a partire dal mattino. Mi piace poter decidere ad ogni crocevia che incontreremo, senza contare sul fatto che arriveremo esattamente dove pensavamo, magari sarà in un altro posto che spegnerò il motore prima della notte. E se pioverà andrà bene, se ci sarà il Sole ancora meglio, mi piacerà comunque. Dicono che ci si sposta meno, lo dicono ma non ci credo.  Vedo tanti che partono, ne vedo molti che passano, alcuni li colgo nel momento che si fermano. Chissà se è il loro grande viaggio o uno tra i tanti, un semplice viaggio nel quale l’orologio conta. Alcuni mi salutano prima di partire, non tutti. Nel giorno del grande viaggio devo assolutamente farmi trovare pronto, devo pensare sin da ora a cosa portare, e cosa lasciare.

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giovedì 18 giugno 2026

Come ai vecchi tempi

Dopo passo a trovarti. Sarebbe maglio telefonarti prima, lo so, ma se lo faccio che sorpresa è? Molti anni fa, prima che poco alla volta nelle case arrivassero i telefoni a parete, era normale andare a casa di amici per cercarli col rischio di non trovarli. E non c’era modo di avvisarli o prendere appuntamenti, salvo con la posta, ma i tempi si allungavano. Quindi si aspettava che qualcuno potesse suonare o bussare alla porta, oppure si andava a di persona. E capitava magari che ci si incontrasse in giro, al bar o in polisportiva, era quella la modalità comune. Ed ora perché non telefono? Non esiste una spiegazione logica, potrei farlo, anche solo mandare un messaggio, ma ho deciso di no. Esco, prendo la bicicletta e poi con calma pedalo sin sotto casa tua e suono al campanello. Ci sarai?

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mercoledì 17 giugno 2026

perfezione

È questo il momento magnifico, l’irripetibile, il solo, di altri non v’è connezza, sapienza o esperienza. 

Sappimi dire, altrimenti, oltre al presente, cosa c’è. 

Conosco rimpianti e rimorsi, memorie e immagini rubate non più presenti, bellezze svanite e gioventù rimaste ai quei tempi nei quali lo furono. 

Potrei citare alcuni amori, non molti, mai nati e solo fantasticati o neppure questo, perché il timore era troppo, e la fantasia non sufficiente.

Delle cose perdute me ne faccio convinzione, delle persone andate non so se e quando darmi pace, ma ora è tutto perfetto, solo ora, ché stasera avrò già scordato. 

E tu dove sei, adesso? Se ora ho tutto devi essere qui, fatti vedere, dammi un segno, mi basta un sorriso.

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martedì 16 giugno 2026

Come nascono/finiscono gli amori?

La casa è una lavatrice che lava ogni cosa, biancheria e abbigliamento, strofinacci e tovaglie. Il possesso o la possibilità di usare la lavatrice rende autonomi, apre le porte all’indipendenza, alla possibilità di creare una nuova famiglia lasciando, senza scordarla, la famiglia di origine. In misura minore è così anche la lavastoviglie, pure la lavastoviglie aiuta a creare e a mantenere una nuova famiglia. E lo dico sapendo di leggere solo in parte la realtà perché penso a una coppia che durò un interminabile attimo senza sapersi consolidare. Entrambi non amavano lavare i piatti, discutevano su chi dei due era di turno per farlo, e ne discussero sino a quando decisero che la loro convivenza era arrivata al capolinea. Non saprò mai cosa sarebbe successo se avessero comprato una lavastoviglie. Per me lavare i piatti non è come andare in gita ma se devo lo faccio senza troppi problemi, chissà se è per questo che noi due siamo durati, ma pure questo non lo saprò mai, anche perché comprammo, appena potemmo, una lavastoviglie. Ma quello che contribuì a creare la nostra coppia fu la lavatrice della quale tu disponevi quando io ancora portavo la biancheria a casa dei miei, tornando a Ferrara da Riva del Garda. La tua casa in affitto, quando ci conoscemmo, era arredata in modo moderno e con lavatrice. La mia casa di allora era più spartana, senza riscaldamento centrale e senza lavatrice. Per mesi, quando potei avvicinarmi a quella macchina meravigliosa, ricordo che lavai ogni cosa possibile, non solo lenzuola e biancheria, ma tutto quello che poteva essere lavato. Chissà se è anche così che nasce l’amore. Ciao, Viz.

                                                                                                 Silvano C.©

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lunedì 15 giugno 2026

Entropia

Chi è più bravo di me ad affrontare la vita sa come ci si comporta in mille occasioni diverse che personalmente, quando mi capitano, mi lasciano senza forze, senza idee, senza una bussola e senza una prospettiva. In tempi recenti sposto, elimino, riordino, e affronto gli spazi. Viaggio pure, in questo marasma di attività e decisioni. Tendo a riempire gli spazi vuoti e a svuotare gli spazi pieni, non necessariamente in quest’ordine. 

Riempire gli spazi mi permette di svuotare gli ambienti, e magari riuscire a muovermi meglio nell’appartamento dove vivo. Se ho l’accortezza di segnare il contenuto degli spazi riempiti sono quasi certo che io stesso potrò ritrovare tazzine e mutande, libri e posate, pennelli e coperte, e chi verrà dopo di me ne sarà avvantaggiato. Svuotare altri spazi mi permette di verificarne il contenuto, ritrovare cose perdute, decidere di disfami di un maglione infeltrito o di un tegame ammaccato. Tutto questo darmi da fare ha lo scopo di distrarmi da mutamenti seri, da vere e proprie rivoluzioni alle quali mi sto consegnando volontariamente e senza alcuna possibilità di tornare indietro. 

So che alla fine dovrò lasciar andare, che quando verrà il mio turno anche io verrò lasciato andare, è così che funziona, e so anche che nulla di ciò che ho contribuito a realizzare si può definire scientificamente ordinato. L’entropia mi osserva e sorride di tutto il mio darmi da fare, e sotto sotto credo che mi stia anche suggerendo di non prendermi sul serio. O forse sei tu a farlo. Ciao, Viz.

                                                                                                 Silvano C.©

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domenica 14 giugno 2026

Casa pasquale

Cerco disperatamente una casa pasquale, non una normale casa natale. A proposito, la mia casa natale quale sarebbe? Mi hanno detto che sono nato in ospedale, non in casa, quindi io ho un ospedale natale, che è esattamente quello in viale della Giovecca, a Ferrara, la vecchia sede intendo. La nuova sede dell’Arcispedale Sant’Anna di Ferrara è stata spostata tristemente fuori dalle mura, ma molto fuori, a Cona. In altre parole la mia casa natale non è più quella che era, e nessuno ha pensato di mettere una targa per ricordare che proprio lì venni al mondo. Le cose cambiano, tutte, una alla volta o in gruppo, sistematicamente o in ordine casuale, ma sicuramente cambiano. Sempre per tornare a luoghi storici che mi/ci riguardano anche la sala dove ci sposammo non c’è più. Nei giorni scorsi sono tornato a Riva del Garda per rivedere il mio amico dentista, e dopo averlo salutato mi è venuta la curiosità di rivedere quel posto. Sono entrato nel Palazzo del Municipio, anche noto come Palazzo Pretorio, in quel momento aperto al pubblico. Sono salito sino all’ultimo piano, nessuno mi ha fermato o chiesto cosa cercavo perché solitamente so essere abbastanza discreto se non incontro controlli inflessibili, poi mi sono arreso e ho dovuto entrare in un ufficio, scelto a caso, e chiedere informazioni. Tutti sono stati gentilissimi. In particolare un impiegato mi ha spiegato che il palazzo è stato ristrutturato a partire dal 1984, più o meno, e quella sala che cercavo io non esiste più. Malgrado questo ha provato a farmi vedere la struttura dell’edificio, ha persino tentato di farmi entrare in una sala consigliare, se ho capito bene, ma era occupata, pazienza. Però avevo esordito dicendo che cerco una casa pasquale, cioè una casa nella quale si risorga, non una semplice casa dove tutti sanno nascere, almeno chi è nato. Ecco, a Riva del Garda sembra non ci sia. A Ferrara non mi risulta. A Rovereto non so, ma è il posto che adesso trovo più probabile posso essere, quindi vada per Rovereto. Ciao, Viz.

                                                                                                 Silvano C.©

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sabato 13 giugno 2026

Fantasmi

È successo anche a te, ne sono certo. Guardi un luogo all’aperto, una casa, un negozio, un angolo della città e vedi immagini che si sovrappongono.  Vedi la realtà e anche ciò che reale non è. Può essere che l’immagine a colori che hai davanti si confonda con un tuo ricordo in bianco e nero. Oppure capita che vedi una persona che hai conosciuto in quella casa ma che non è presente adesso, magari non c’è più da anni. O ancora il presente e un momento passato si legano e si richiamano a vicenda obbligandoti a vedere le differenze portate dal tempo. Personalmente mi capita così di incontrare fantasmi, presenze mai dimenticate o spuntate dal nulla, venute a rimescolare il presente e a confondermi ancora di più. Mettendo da parte tutto quello che rischia di portare solo nostalgia mi può capitare anche di vedere quello che ancora non c’è ma mi aspetto che sarà. In questo caso non ci sono fantasmi, immagino sia il futuro che si presenta per farmi preparare a quello che verrà.

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venerdì 12 giugno 2026

Malgrado me

Scelsi te, una donna, per amico. Era l’anno nel quale Lucio Battisti cantava quel pezzo, sembrava che le parole di Mogol mi riguardassero direttamente, e quello che vissi in quel periodo per certi aspetti fu una copia carbone di quelle parole. Dopo aver perso per strada e mai più recuperato come prima il mio più grande amico, per il quale un paio di volte pensai di avere anche sentimenti diversi oltre all’amicizia, incontrai te. Allora cercavo l’amore, qualcosa di superiore all’amicizia che pure avevo avuto, e dopo varie vicissitudini capitò d’incontrarci. Tu vincesti la mia dichiarata refrattarietà a dichiararmi amico di qualcuno, sostenevo che l’amicizia non esiste, ero influenzato da quello che mi era successo anche per colpa mia. In quel periodo tu mi regalasti una piccola tesserina con le figure di Snoopy e Woodstock che conservo. Sulla faccia anteriore c’è la scritta Hai mai pensato ad un mondo senza amicizia? Sul retro c’era la risposta: Io nemmeno! Oggi sono andato a Riva del Garda, e non ho potuto evitare di pensarti. Sei andata via nel mese di novembre dell’anno scorso, sei stata amica mia e di Viz, dimenticare non è possibile. Grazie di quello che mi hai dato, malgrado me.

                                                                                                 Silvano C.©

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giovedì 11 giugno 2026

Dove?

Contare nulla e capirlo. O contare per pochissimi. Quindi posso permettermi di dire che non hai mai visto e conosciuto le giornate estive di Ferrara, sotto il Sole e l’afa ferrarese, nel silenzio interrotto solo dal ronzio degli insetti e nella solitudine di interminabili pomeriggi festivi. Camminare alle due per andare in centro e rinchiudermi in una sala cinematografica a vedere qualsiasi cosa con l’intenzione di stare un po' al fresco, al buio, e distrarmi aspettando il giorno dopo. Non mi mancano quei giorni anche se li ho vissuti. Forse mi mancherà Ferrara, un po', non so quanto, ma tu non ci sei più e allora per chi o cosa ci dovrei tornare? Pensavo a cose alle quali non penso più, e se le ricordo ancora spero di dimenticarle presto. La vita va, dove non lo so.

                                                                                                 Silvano C.©

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mercoledì 10 giugno 2026

Per amore

Amori sacri e amori profani sono sempre amori, non ne conosco la differenza, non ne ho approfondito lo studio, mi sono capitati, li ho vissuti e confusi. Credo di aver dato amore e di averlo ricevuto, non chiedermi di spiegarti oltre, sono cose mie, sono la vita che ho vissuto e che ho voluto o mi è capitata. Non di rado mi succede di associare la mia malattia o la malattia di chi ho avuto vicino come momenti anche positivi e non solo patologici. Essere stato aiutato e curato quando stavo male è stata una delle cose più belle che ho vissuto, e credo di aver aiutato qualche volta qualcuno, anche se non sempre quando e quanto avrei dovuto. L’aiuto e la cura possono essere divisi tra sacro e profano? Non credo, non lo immagino possibile e immagino sia inumano pensarlo. La cura e l’amore sono coinquilini che abitano gli stessi spazi, sono loro che rendono bella la vita e meno faticosa ogni impresa. La mia più grande colpa è non aver ricambiato sempre, per quello sono da condannare, oppure da assolvere, per amore.

                                                                                                 Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

martedì 9 giugno 2026

Nebbia nella mente

Nebbia a Riva del Garda e limpido a Trento. Non sono osservazioni meteorologiche, sono quello che vedo nelle mie sfere di vetro che ho portato a Rovereto dall’appartamento di Ferrara che lentamente stiamo lasciando. Evidentemente la neve dentro la sfera di Riva del Garda col tempo si è leggermente decomposta in polvere minuta che resta in sospensione e l’improbabile centro storico rivano rimane così avvolto nella nebbia. Non ricordo quando comprai o comprammo queste due sfere, era un modo per stare a Ferrara senza dimenticare il nostro Trentino. 

La situazione da poco meno di due mesi è mutata, adesso dovrei recuperare una sfera di Ferrara per ricordarla qui, a Rovereto. Se le cose vanno secondo i tempi previsti, con la fine di settembre, quell’appartamento dove avremmo potuto andare assieme tante volte avrà nuovi proprietari. Uno dei motivi principali che mi spinsero a coinvolgerti in quell’acquisto era la volontà di mantenere un legame con la mia città natale e l’idea di tornarci assieme quando saremmo stati in pensione è venuta successivamente. Del resto allora l’idea della pensione era lontana e non ci pensavamo. Quando la cosa sarebbe stata poi realizzabile la vita ha deciso diversamente. 

Negli ultimi anni, ogni volta che tornavo nel nostro appartamento, quasi subito mi scattava l’istinto di fuga. Mi trovavo a casa mia ma non mi sentivo più a casa mia, Ferrara mi stava lentamente allontanando, impercettibilmente, ogni volta di più. Oppure sono io che me ne sono poco a poco allontanato, perdendo inconsciamente il desiderio di mantenere contatti con le persone che conoscevamo. Non saprei rispondere, magari col tempo mi farò una narrazione alla quale darò la dignità di verità, e ci crederò, come del resto sto già raccontando e raccontandomi. La certezza è che nulla resta com’era, che i progetti sono per chi ci crede sinché ci crede e che la vita viene dal passato ma ha bisogno di proiettarsi nel futuro, prendendo atto di quello che cambia. In ultima analisi la nebbia resta solo nella mia mente. Ciao, Viz.

                                                                                                 Silvano C.©

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lunedì 8 giugno 2026

Prima di morire

Potrei vivere spendendo di più, togliendomi voglie e curiosità costose, potrei viaggiare andando in Paesi lontani e vederli almeno una volta prima di morire, potrei chiamare persone per fare al posto mio tutti i lavori domestici senza fingere di non vedere la polvere del tempo che si accumula sulle cose e sugli stessi ricordi. Potrei forse incontrare chissà chi, anche se quello che fui non sono più e nulla potrebbe ridarmi alcune emozioni vissute e conservate sotto vetro. Non vale neppure il vorrei ma non posso, almeno non per molte delle idee che a volte mi frullano in testa. Potrei ma non m’interessa, dovrei dire, o potrei ma non voglio. Intendiamoci. Nella vita ho sprecato molto, anche denaro, e ho rubato giovinezza a chi ne aveva in eccesso senza danneggiare nessuno. E poi la frase prima di morire non mi convince né lo ha fatto mai. Se cedessi alla sua logica dove sarebbe il mio nuovo limite, visto che un limite devo comunque averlo? Se andassi prima in Brasile e dopo in Cina mi basterebbe o poi vorrei le Antille? E se m’immaginassi Don Giovanni (cosa decisamente non alla mia portata) dove sarebbe la pace, che arriverebbe comunque. No, il fatto è che ho alcune priorità, una in particolare. I miei desideri di pancia esistono, è innegabile, tuttavia assieme prendemmo un impegno e di fronte a quello il mio egoismo si arrende. Non sarò perfetto mai, e neppure del tutto sbagliato. Ciao, Viz.

                                                                                                 Silvano C.©

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sabato 6 giugno 2026

Importanza dei tempi

A forza di ripetermelo me ne convinco. Sperando che intanto qualcuno non mi apra diversamente gli occhi e mi faccia venire dubbi. Si tratta di questo: del vivere il presente. È logico vivere il presente, tutti viviamo a modo nostro il presente, è l’unico tempo reale. La memoria però vive nel passato e condiziona il mio presente. Inoltre dal presente non posso evitarmi proiezioni nel futuro. Non riesco a vivere solo nel presente, mi è impossibile. In questi giorni sto pian piano rinunciando a Ferrara, a quanto avevo pensato realizzabile e possibile ma divenuto poi irrealizzabile. 

Vivere solo nel presente, come qualcuno suggerisce, significherebbe amputarmi qualcosa. A questo punto mi sono convinto che, fissato a 100 il tempo totale che m’interessa, dedico al passato almeno 50, al presente 10 e al futuro, che è pur sempre quello che mi aspetta e gli altri si aspettano da me, 40. Per certi versi il passato così ingombrante è dovuto alla mia età. Sicuramente ho superato da molto l’età di mezzo e gli anni che mi restano da vivere non saranno mai tanti come quelli vissuti.

                                                                                                 Silvano C.©

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venerdì 5 giugno 2026

Punti di vista

Postumo è un aggettivo bellissimo, significa continuità anche dopo, interesse che rimane.

Fallimento non sempre viene per far male, talvolta permette una seconda o terza volta. Fa male solo se è definitivo ma se permette crescita sia benvenuto.

Dolore fisico, difficile da accettare e dirne bene, eppure, quando ci lascia, quando ci libera…

Morte che ci separa, che rimane in attesa, che aspetta senza fretta ma inesorabile. Dovrebbe far apprezzare la vita, anche la morte ha un suo perché.

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giovedì 4 giugno 2026

È stato un bel sogno

I cicli, per loro tipicità, tendono a ripetersi in modo uguale o simile, ma non sono necessariamente destinati agli stessi individui. In altre parole quello che vivo ora è possibile sia un ciclo vissuto già da un numero inimmaginabile di persone, ed è anche ugualmente possibile che le mie esperienze si susseguano in modo ripetitivo conservando analogie legate alle mie tipicità, alle abitudini, ai vizi e alle virtù. La vita mi si ripresenta sotto vesti che coprono la vecchia continuità. Potrei pensare, e lo penso in effetti, che mi mancherà Ferrara, tuttavia non è la nebbia di Ferrara che mi mancherà, o le sue strade, i suoi cinema e il suo mare non troppo lontano. Sono piuttosto i miei anni di allora che mi mancano già, sono le persone, le cose perdute, la vita di un tempo che ormai non è più. In fondo non vorrei tornare indietro seguendo una nostalgia insana e irrealizzabile e quegli anni particolari non sono stati solo rose e spettacolo, anzi, parte di quel periodo non avrei mai voluto viverlo. C’è stato un lungo momento nel quale ho pensato che con te un giorno sarei tornato nel nostro appartamento, che avremmo trascorso giornate piacevoli tra le vie medievali e nelle librerie cittadine, che saremmo andati al cinema o a teatro, che avremmo trascorso serate piacevoli con gli amici. Tutto è finito, e l’ho capito in modo chiaro da poco più di un mese. Avrei dovuto rendermene conto molto prima, i segnali li avevo avuti tutti.

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mercoledì 3 giugno 2026

Alla ricerca (di)sperata

I modelli climatici e politici che mi(ci) hanno permesso di prevedere con qualche attendibilità le precipitazioni tra qualche giorno o i rapporti tra Paesi nel medio periodo sono ormai superati e quelli esistenti non mi(ci) danno affidamento. Nei giorni nei quali sto concretizzando significativi mutamenti nei rapporti con la mia città natale, Ferrara, mi chiedo cosa potrà avvenire nella parte finale dell’anno. La domanda è come, quando e se tornerò. Non ho modelli applicabili neppure in questo caso, come nei due precedenti, poiché la situazione è del tutto nuova e in una certa misura non prevista. La vita percorre strade sue, prosegue per chi sarà ancora in vita ma non risparmierà sorprese a nessuno. Credo che la mia ricerca di risposte o rassicurazioni, ora, sia alquanto disperata.

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martedì 2 giugno 2026

Gnocchi e pazienza

Cosa mi manca? Alla domanda non posso rispondere, è sbagliata. Mi si dovrebbe chiedere chi mi manca. In quel caso potrei tentare un elenco relativamente breve di persone che mi sono state vicine in un tratto del mio percorso e che ora non ci sono più. Se ancora ci sono significa che non mi mancano, che se lo desidero posso ritrovarle, che se alcune di loro mi cercano possono trovarmi, e se col tempo ci siamo persi vuol dire che sopravviviamo ugualmente, che non siamo vicendevolmente importanti. Tuttavia posso tentare di elencare alcune cose che mi mancano, per tornare alla domanda iniziale, in parte contraddicendomi ma così far capire meglio. Mi mancano gli gnocchi di patate che mia madre poi condiva col ragù. Mi manca la minestra di fagioli che cucinava mia nonna. Mi mancano le favole che mi raccontava mio nonno. Mi manca la pazienza di mio padre. Mi mancano le parole di tanti amici. Più di ogni altra cosa mi mancano la tua voce e il tuo sorriso.

                                                                                                 Silvano C.©

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lunedì 1 giugno 2026

Assenza

Quando l’assenza diventa quotidiana presenza gli assenti arrivano segretamente, ritornano diversamente, si manifestano in forme adatte ai tempi. Ci capita quindi di conversare con qualcuno di loro e chi ci osserva pensa che parliamo da soli, che la mente sia scivolata su strade da evitare. Del resto oggi stavo prendendo un caffè a un distributore automatico e mi si è avvicinata una donna che prima pensavo parlasse con me e poi che parlasse da sola. Invece era in linea con qualcuno al telefono. Ho evitato la figuraccia di risponderle a sproposito quando l’ho capito, e lo stesso consiglio di fare a chiunque sorprenda chi sembra parlare da solo. Non si parla mai da soli, magari si risponde per le rime ad un commentatore televisivo che neppure se ne renderà conto oppure, come naturalmente avviene, si parla con qualcuno che è assente e del quale si sente la mancanza.

                                                                                                 Silvano C.©

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domenica 31 maggio 2026

Sofferenza

Questo avremmo fatto assieme, nel nostro vocabolario condiviso ed esclusivo, non accessibile agli altri. Avrebbe potuto diventare una nuova lingua in parte inventata nel significato dato ai singoli termini ma un linguaggio sicuramente lo era già. Assieme avremmo dato il nome anche a lui. Lui che arriva e assaggia la merce in vendita, che sposta senza troppa cura le confezioni in offerta creando qualche danno, che è impossibile da scordare una volta che lo si è incontrato e notato tra le corsie del supermercato con l’aria mesta e tristissima, tirata, con l’espressione adatta a un funerale. L’avremmo chiamato Sofferenza

Ciao, Viz.

                                                                                                 Silvano C.©

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sabato 30 maggio 2026

Meccanica umana

La biografia solo per chi si è amato. Gli altri non meritano alcun ricordo e se vengono ignorati e scordati ancora in vita è pure meglio. Scrivere una biografia è un atto d’amore postumo, inutile perdere tempo con chi non si è stimato e non ha meritato la nostra attenzione se non per suoi aspetti negativi. La vita è troppo breve per dedicarla a odiare e denigrare, in questo sbaglio e lo so. Rancoroso e critico, capace di legarmela al dito quasi in modo perenne, votato alla solitudine piuttosto che alla comprensione dei limiti umani dei quali sono campione, capisco sempre meno del mondo che mi sta attorno e appena arrivo a qualche risultato utile subito le regole del gioco cambiano e devo ripartire facendo passi indietro. Del mutamento ne farei volentieri a meno, lo trovo faticoso e chi amo oppure ho amato rimane il mio solo punto fermo ed esclusivo, nel senso che esclude. Dovrei scrivere solo di amore, in definitiva, quindi di ben poche persone. I luoghi, le case, le città, i fatti, le scelte e le conoscenze sono temi importanti solo perché legati alle persone. È l’unificazione della meccanica umana.

                                                                                                       Silvano C.©

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venerdì 29 maggio 2026

restò morto, ed ebbe torto!

Con ogni approfondimento si rivede quanto fatto prima e lo si aggiusta, lo si modifica o lo si cambia completamente. A volte avvengono vere e proprie rivoluzioni nel modo di pensare che destabilizzano chi pensava si fosse raggiunto l’apice del possibile. E invece no, tutto cambia, non solo nel modo di affrontare teoricamente un problema ma pure nel modo di agire. I filosofi degli ultimi secoli hanno affrontato aspetti già indagati nel passato riscrivendone e aggiornandone le definizioni. In definitiva chi resta ha il diritto e l’opportunità di ripensare a quanto è stato fatto da chi è andato via, da chi è morto. Un figlio può riconoscere positivamente quanto realizzato dai genitori ma ne vede pure gli aspetti discutibili, e ormai loro non possono più replicare. Chi oggi detiene il potere di vita o di morte su intere popolazioni tra pochi anni sarà morto, e non potrà in alcun modo fermare le critiche che riceverà da chi sarà allora in vita. Tutte le sue azioni potranno essere annullate o completamente modificate; a nulla serviranno i monumenti i monumenti che si sarà fatto costruire. In quest’ottica la faccenda sembra ridursi alla logica del duello. Si vuole ottenere giustizia o ragione, ci si sfida a duello, si combatte e uno dei due contendenti muore. Chi muore ha torto, e chi rimane ha ragione. Chi rimane può continuare la narrazione che ritiene corretta e chi è morto non può più parlare o replicare. A Ferrara esiste il vicolo dei Duelli, una via privata alla quale si accede da via Cortevecchia. In quella stretta via ebbe luogo il 10 ottobre 1364 un duello ricordato da Gerolamo Melchiorri in una sua pubblicazione tra certi Almerico da Meldola e Pietro da Fuligno. Quest’ultimo restò morto, ed ebbe torto!

                                                                                                 Silvano C.©

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giovedì 28 maggio 2026

Causa di dolore

Nessun dolore viene senza motivo. Potrebbe essere evocato da lontano, da sorgenti destinate a rimanere segrete o arrivare come avviso, come segnale del quale tener conto in seguito a cose che avvengono nella vita. A volte cedo all’idea romantica e morale che vorrebbe ogni fatto umano soggetto a una sorta di giustizia superiore: se ho commesso un errore dovrò in qualche modo pagare e se ho aiutato per pietà o per amore ne avrò compenso. Inutile tentare di convincere chi non ne è già convinto, del resto i dubbi in proposito non mi mancano. E anche solo restando nella mia famiglia o tra i parenti più prossimi sono avvenute troppe cose che non potrei spiegare con questa logica. Il dolore del mondo, non solo il mio, forse non ha come motivo l’espiazione di qualche colpa, e probabilmente neppure la durata e la qualità della vita  sono legate a simili speculazioni. Si tratta di fantasie oziose o forse di una forma distorta di fede laica che si auto-contraddice. Il grande mare della conoscenza credo sia nulla al confronto degli infiniti oceani dell’ignoranza, quindi devo accettare, osservare, galleggiare senza poter vedere il fondo nell’attesa di scendere verso il basso. 

                                                                   Silvano C.© 

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