venerdì 17 aprile 2026

Leggere è un’ipotesi

Quando fuori inizia far troppo caldo sono possibili varie soluzioni, non tutte facili o economiche. Prima di tutto, e questo non costa, è possibile uscire al mattino prima che il sole svolga sino in fondo il suo lavoro oppure verso sera, dopo le ore più calde. In casa è meglio tenere le finestre con gli scuri chiusi o le tapparelle abbassate, in semioscurità. Se si ha un condizionatore si può usare, ma ovviamente questo ha dei costi. Potendo si parte per località di mare, solitamente più ventilate e con la possibilità di fare bagni, oppure verso la montagna, dove la morsa del caldo si allenta. E poi sono possibili altre scelte ovviamente, serve solo fantasia. Quella che mi piace di più, e che qualche effetto lo produce, è immergermi nella lettura di un romanzo ambientato tra i ghiacci in qualche località del nord dell’Europa o dell’America, come in Danimarca, Islanda o Canada. Del resto, se ricordi, andammo realmente in Danimarca, in un nostro viaggio di molti anni fa. In Islanda e in Canada non credo che arriverò mai, troppo lontane come mete per chi non vuole usare l’aereo. E poi viaggiare è faticoso, ora non so se rifarei viaggi che facemmo nel passato assieme. Li rifarei a una sola condizione, se tu venissi con me. Capito mi hai?

                                                                                                                Silvano C.©

                           (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

giovedì 16 aprile 2026

Parole

Quello che si scrive muore e ciò che è scritto è già morto da tempo, solo la parola pronunciata e ascoltata è viva e mantiene la vita. Nessuna pietà per le favole che mio nonno mi raccontava quand’ero bambino, nessuno me le racconta più con la sua voce e con le sue espressioni del volto che non mi stancavo mai di risentire e rivedere. Nessuna pietà per le telefonate con Roberta, che mi ha salutato un’ultima volta lo scorso novembre e dopo non ho più potuto sentire. E ancora nessuna pietà per quando parlavamo assieme di mille cose diverse, discutendo su ciò che avremmo dovuto scegliere o non scegliere. Dovresti parlarmi ancora di te o di quello che ti passa per la mente, sfruttare ogni occasione reale o immaginaria e usare la tua voce, solo quello mi servirebbe.

                                                                                                                Silvano C.©

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mercoledì 15 aprile 2026

Buchi nelle ciambelle

Quando una cosa non mi riesce spesso me ne rendo conto e l’abbandono prima di insistere troppo. In passato, anche molti anni fa, ho capito perfettamente che come pittore non valgo nulla. Ho consumato inutilmente tubetti di colore, pennelli e tavole, che alla fine ho buttato. Come imbianchino però me la cavo. Non mi sono mai azzardato a comprare tele e conservo i miei pochi dipinti (due) per ricordarmi di non riprovarci. Tuo padre, pur senza essere un vero pittore, ci sapeva fare e conservo diversi dei suoi lavori. Piaceva pure a te vederli appesi alle pareti di casa. Anche Roberta, pure lei non pittrice, sapeva realizzare opere degne di nota, e ne conservo un paio. Altre cose che non mi riescono o non fanno per me? Troppe, ma ne tento un elenco brevissimo. Non sono adatto ad andare in montagna su ferrate, troppo rischio e troppo vuoto sotto. Non so cucinare dolci elaborati, al massimo budini e crostate. Non sono uno scrittore anche se continuo a scrivere. Non so comandare, preferisco eseguire anche se a modo mio. Non so giudicare, e se in passato sono stato costretto a farlo senza poterlo evitare, ho tentato di fare meno danni possibili, tranne in un caso del quale mi vergogno ancora adesso, decenni dopo. Ciao, Viz. Quest’ultima mia debolezza-cattiveria non te l’ho mai confessata, ma è avvenuta anni prima che ci incontrassimo. Fingi che l’abbia dimenticata.

                                                                                                                Silvano C.©

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martedì 14 aprile 2026

Il trittico

Quando l’ho conosciuta, a Riva del Garda, mi ha fatto scoprire molte cose, come Escher e le bolle di sapone, mi ha dato lezioni sull’amicizia e sulla vita, non è mai stata invadente come capitava spesso a me. Accoglieva e sapeva capire. Con gli anni, malgrado la distanza fisica, abbiamo mantenuto un dialogo costante. Io nei primi tempi ho fatto per lei piccole cose da artigiano, tra le altre una piccola libreria bassa in legno di larice e la poltrona d'emergenza di Le Corbusier con multistrato marino, dopo averne scoperto il progetto su un libro che penso di aver smarrito. Sono stati anni creativi e senza rete, non avevo neppure il telefono. Lei, tra le altre cose, mi ha regalato un trittico incompleto. Solo la prima tavola è ultimata, Le origini, le altre due tavole ancora aspettano dopo le prime pennellate e abbozzature. E aspetteranno per sempre. Quando lei aveva iniziato a star male le avevo riportato le tre tavole con la scusa di darle un motivo mentre pensavo egoisticamente alla possibilità che lei me le ultimasse. Al telefono, di tanto in tanto, le ricordavo la sua promessa. Non ha potuto mantenerla. È partita lo scorso novembre, il mese dei morti. Ho riavuto da non molto le tre tavole incomplete, e ho riappeso al suo posto, rimasto vuoto per anni, Le origini.

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lunedì 13 aprile 2026

obblighi

Salgo le scale facendo attenzione a non inciampare e a non scivolare. Prima di uscire controllo che le finestre siano chiuse. Metto in ordine i documenti con una logica intuitiva in modo da poterli trovare quando mi servono. Telefono sempre agli amici che non sento da qualche giorno. Guardo la data di scadenza di medicinali e prodotti alimentari per evitare di usarli scaduti. Quando vado in bicicletta evito il gradino che spesso si trova all’inizio della ciclabile per non danneggiare o forare le gomme. Bevo ogni giorno l’acqua necessaria mentre per il vino cerco di non esagerare. Evito fritti, grassi, zuccheri semplici, bevande gassate e cibo spazzatura. Riguardo alla cosiddetta spazzatura separo umido, carta, imballaggi, batterie esaurite, vetro e lattine, indifferenziata e oggetti da conferire in discarica. Quando esco porto con me documenti, liquido disinfettante, denaro contante e bancomat, sacchetti in tessuto che mi servono per fare la spesa più altre cose utili. A forza di pensare a tutto questo inizio a perdere colpi, a raccontare balle per non sfigurare o ammettere che col tempo alcune cose non le so più fare. La perfezione non esiste se non come parentesi passeggera che svanisce come la nebbia al sole. Credo di avere alcuni obblighi più importanti di quelli ai quali ho accennato nell’elenco appena fatto, uno di questi è non dimenticare chi amo e ho amato, anche se non c'è più.

                                                                                                           Silvano C.©

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domenica 12 aprile 2026

La mia versione

Qui, tra queste righe battute con la tastiera per alimentare il blog da molti anni, ben poco si può ritenere oggettivo e al di sopra delle parti, inattaccabile, veritiero sino allo scrupolo. Anche quando parlo di te, quando ricordo con dolore o con piacere avvenimenti vissuti assieme, ne fornisco la mia versione, mai la tua. Quello che vorresti e potresti dire tu io lo immagino, lo sospetto, lo temo e lo vorrei sentire con le mie orecchie, ma non si può. A volte penso che in certe notti certi sogni siano una forma parallela della tua vita che si prolunga e interagisce con la mia e non quello che realmente sono i sogni. Non mi contraddici, non fai osservazioni, non critichi né mi obblighi a ragionare diversamente, anche quando ne avrei bisogno. Su alcuni temi solo tu potresti aiutarmi, nessun altro, nessuno. Quindi faccio cose, prendo decisioni che sembrano logiche e, dopo, succedono fatti che mi obbligano a pentirmene. È difficile. Ci provo, a volte, ma è difficile. Ciao, Viz.

                                                                                                                Silvano C.©

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sabato 11 aprile 2026

Oggi polpette

È da tanto tempo che non preparo polpette, veramente tanto. Quando le preparavo per te riuscivo a metterci una quantità industriale di verdure, non solo la carne. E così farò anche oggi. Non seguirò alcuna ricetta, sono refrattario a seguire indicazioni codificate e, quando cedo a leggerne qualcuna so benissimo che, prima o poi abbandonerò la via indicata per seguire il mio istinto o, con nostalgia, i miei ricordi. Oltretutto, come principio basilare principe della mia cucina, tendo a utilizzare quello che ho già in frigo o in dispensa. Se avessi un orto partirei da quello che ottengo dall’orto. Un altro mio principio è quello di non usare certe dosi rigide o quantità consigliate quindi non sopporto l’obbligo di comprare quantità precise di un certo prodotto, visto che mi servo normalmente in supermercati dove alcune cose non sono in vendita a peso. E neppure mi adeguo ad usare solo il tuorlo dell’uovo, ad esempio. Dell’albume cosa dovrei farne, cucinare un altro piatto che non m’interessa o buttarlo? Quindi so già che alcune preparazioni mi sono precluse per mia precisa volontà e le polpette, per loro natura, rispettano le mie scelte. Poi ci sono altri motivi per preparare polpette: il loro nome è simpatico, Polpetta è un nome carino per una gatta e poi mi riportano altri tempi, mi riportano te. Ciao, Viz.

                                                                                                                Silvano C.©

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venerdì 10 aprile 2026

tracce

Se fossi in te probabilmente penserei cose diverse. Forse neppure saprei chi sono io ora, cosa penso, cosa immagino di fare, che paure e che illusioni vivo. Quando superficialmente si dice Se fossi in te credo non si rifletta sino in fondo al significato vero di questa frase banale e allo stesso tempo impossibile. Neppure io basto a capire me stesso, le miserie e le glorie. Gli altri mi vedono, certo che mi vedono, e capiscono molto più di quanto io immagini, dicono molto più di quanto io creda, e non è detto che necessariamente sappiano tutto. Alcune informazioni che mi riguardano so per certo che non mi sono accessibili e dicono di me, esprimono fatti e giudizi, oggettivi e soggettivi. Si tratta di documenti in cartelle anche cartacee che alcuni enti sono tenuti ad avere dei loro dipendenti o di chi è soggetto alla loro discrezionalità. Medici e psicanalisti, segreterie scolastiche, schedature militari e di ogni altra istituzione con la quale sono venuto in contatto hanno di me un’opinione. Un’opinione scritta, depositata e registrata. Tutto verrà archiviato quando non ci sarò più, e lentamente perderà ogni valore. Anche chi pensa di essere in me perderà interesse a farlo e non so chi sparirà per primo. Tracce, si tratta di semplici tracce di vita, personali e legate a fatti, a quanto è accaduto, ad amicizie e amori nati o mai nati. Vento, in ultima analisi, vento che soffia e confonde ogni cosa.

                                                                                                                Silvano C.©

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giovedì 9 aprile 2026

Venezia

Venezia è umida, anche la stanza ha il letto con le lenzuola umide, del resto cosa vuoi aspettarti se scegli un piccolo albergo economico sulla Giudecca e non prenoti al Danieli? Il pranzo seduti all’aperto a un tavolino a due passi da piazza San Marco comprende un primo di spaghetti che sembrano scaldati al microonde, e quasi certamente è così. Del resto noi siamo turisti e non conosciamo i locali giusti dove spendere relativamente poco e mangiare decentemente, ci basta respirare l’aria di un luogo magico anche se qualcuno ci marcia e ne approfitta. Oggi con questi, che domani non ci saranno più ma ne verranno altri. Venezia è anche vetri artistici di una bellezza unica, che vediamo esposti in vetrine, musei e anche vetrerie storiche. Ma questi capolavori non ce li possiamo permettere, e ci va bene se riusciamo a comprare qualcosa di non pacchiano e non prodotto altrove. Col terrore poi, continuando a camminare tra le calli e sui ponti, salendo sui vaporetti e arrivando a piazzette con al centro un piccolo pozzo di rompere quel piccolo oggetto di vetro che forse non è stato incartato e protetto nel modo migliore. A Venezia andiamo facciamo una sosta a San Michele, cerchiamo la tomba di Basaglia, ci perdiamo in quell’isola-cimitero e poi riprendiamo il vaporetto per tornare. Per noi Venezia è stata una meta raggiunta raramente ma ci tornerei molto volentieri se tu venissi con me, se potessi, ancora una volta. Da solo non m’interessa più, e con altri non abbastanza. Ciao, Viz.

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mercoledì 8 aprile 2026

Scatole

Sono entrato in appartamenti dove conoscevo persone che vi abitavano e ho incontrato in appartamenti persone che poi avrei frequentato mentre altre sono sparite per sempre senza quasi lasciare tracce. Decine e decine, forse centinaia, ma non mi va di fare un tentativo di elenco ordinato per importanza o cronologia. E intanto leggo un articolo che parla di un grande cimitero nel quale la morte lascia spazio alla vita. Nella capitale che ospita quel cimitero chi non ha mezzi per accedere a un alloggio decente si adatta a vivere tra tombe e loculi, i più fortunati in cappelle con un tetto. La motivazione è che, malgrado questo sia vietato, il cimitero è vicino al centro, alle fermate dei mezzi trasporto e ai luoghi di lavoro. Se si viene costretti ad andarsene ci si ritrova lontani da tutto, e non si riesce a sopravvivere. Ora, Viz, leggere queste cose mi fa riflettere che per noi esiste un posto per i vivi e un posto per i morti. Vengo ogni giorno a trovarti dove non sei e noi due occupiamo il posto giusto. Io resto nella nostra casa e tu resti non lontana dalla nostra casa, in quel non luogo che vedo dalla finestra. Alla fine, come spiega in conclusione l’articolo che ho citato, tutti finiamo in una scatola. Ciao, Viz.

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martedì 7 aprile 2026

Si può vivere senza

Molti anni fa, veramente molti, ero convinto di saper correre molto veloce, più veloce di tutti. Non era vero, ovviamente, ero io che arrivando al limite delle mie capacità pensavo che nessun altro avrebbe potuto fare lo stesso. La prima volta che ebbi un certo dolore al ginocchio mi sembrò che fosse quasi insostenibile, che mi togliesse possibilità che giudicavo irrinunciabili. E lo stesso avvenne quando provai un certo fastidio al piede, o all’occhio destro, allo stomaco e via continuando. Adesso potrei elencare molto in fretta le parti del corpo che nel corso della vita non mi hanno mai dato problemi perché non sono molte. Quindi, col tempo, sono arrivato alla convinzione che si può continuare a vivere anche con problemi che prima giudicavo inaccettabili, convivendo con dolori fisici reali e immaginari, con dolori della mente. Si può anche vivere senza molte cose, e in questo caso l’elenco sarebbe lunghissimo. Da molti anni del resto vivo senza di te, fingo di averti qui vicina ma so che è un’illusione. Malgrado tutto vivo. Sino a quando non so, ma ora vivo. Ciao, Viz.

                                                                                                                Silvano C.©

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lunedì 6 aprile 2026

Invisibilmente

Ora mi permetto di dire cose che tu non avresti approvato. Immagino che tu pensi ciò che non hai mai pensato. Ti attribuisco, a mio piacere, ricordi imprecisi e modificati dal tempo. Nulla è possibile se inventato, anche se in buona fede, per mantenere un sorriso, per far restare viva la memoria quando non si può fare con la persona. Le cose le capisco, le so, me le spiegano e le intuisco a modo mio. Rimpiango le litigate che rimettevano ogni cosa in discussione, che mi rendevano insicuro, che creavano dubbi. Adesso non puoi sfuggire, mi dici ciò che voglio, pensi ciò che voglio, eppure…

Eppure credo che, invisibilmente, tu resti. Ciao, Viz.

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domenica 5 aprile 2026

Perfect Day

Just a perfect day

drink sangria in a park

and then later

when it gets dark we go home

Just a perfect day

feed animals in the zoo

and then later a movie, too

and then home

Oh it's such a perfect day

I'm glad I spend it with you

oh such a perfect dayyou just keep me hangin on

you just keep me hangin on

just a perfect day

problems are left to know

Weekenders all night long

it's such fun

just a perfect day

you make me forget myself

I thought I was someone else

someone good

(Lou Reed - Perfect Day)

Avrebbe potuto essere una giornata perfetta. Una breve passeggiata, un locale dove avevo prenotato il pranzo di Pasqua già più di una settimana prima, il menù adatto ai nostri gusti, il sole arrivato finalmente a scaldare l’aria. Avrebbe potuto essere tutto perfetto, però mancavi tu. A te sarebbe piaciuto, e anche a noi. E avrebbe potuto anche essere migliore se non avessimo incontrato lei. Ma non si può avere tutto, neppure perdere chi preferiremmo perdere. Ciao, Viz.

                                                                                                                Silvano C.©

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sabato 4 aprile 2026

Sorpresa mancata

Non l’ho mai fatto, che peccato. Entrare in un laboratorio di pasticceria specializzato nella preparazione di uova di cioccolato con la sorpresa portata dal cliente. L’ho pensato molte volte, veramente molte, poi o era ormai tardi oppure non mi ero organizzato col posto giusto. Se adesso potessi avrei più di un posto dove comprare un bel gioiello etnico con pietre magari quasi grezze o una scatoletta in argento lavorato o quello che sul momento mi ispirerebbe e poi, con questo piccolo oggetto già nella sua confezione regalo, andrei nel laboratorio dove il cioccolato lo sanno modellare e sceglierei l’uovo, magari fondente, incartato poi in modo non appariscente in modo da sembrare un uovo come tanti, non scelto appositamente e con una sorpresa personalizzata. Mi sarebbe piaciuto farlo, ma ormai è troppo tardi, la vita è piena anche di cose mai fatte, di vuoti mai riempiti. Ciao, Viz.

                                                                                                                Silvano C.©

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venerdì 3 aprile 2026

matti

Ci sono matti da legare che nessuno ha il coraggio di bloccare.

C’erano matti che andavano in manicomio perché infastidivano la famiglia. Alcune matte venivano internate perché i mariti volevano divorziare da loro, e farle dichiarare matte per loro era comodo.

Veri matti non ne ho mai conosciuti, sicuramente perone strane sì, a volte strane come me, a volte meno e a volte di più.

Sulla pazzia posso dire poco se non che alcuni matti, per come sono raccontati o rappresentati, li trovo comici, simpatici, vicini.

Poi ci sono matti che bombardano e distruggono, che pensano al mondo come a una cosa loro. Ecco, questi mi spaventano veramente.

                                                                                                                Silvano C.©

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giovedì 2 aprile 2026

Una meta da sogno

Fuggirei dove non sono mai andato, dove gli amici sono per sempre, dove io non tradisco la fiducia di nessuno, dove chi c’è resta e non invecchia né muore. Quel luogo non esiste, come l’isola che non c’è, ma sento il bisogno almeno di sognarlo, di pensarlo e di pensarmici. Mi sono sognato che in quel luogo non ci sono ospedali perché nessuno si ammala. Non ci sono cimiteri perché nessuno muore. Nessuno è in pensione e c’è lavoro per tutti, ma è quel lavoro che piace e si ha l’impressione di giocare, non di lavorare. Sembra che qualcuno sia retribuito per guardare chi passa. Qualcun altro ama cucinare e lo fa per tutti quelli che amano i suoi piatti, facendosi pagare pure molto perché sono tutti ricchi, anche quelli che non hanno casa e dormono sotto gli alberi, perché così preferiscono fare e stanno bene all'aperto, pure di notte. Il tempo è sempre bello, sia in estate sia in inverno. Poi se piove, non so perché, tutti diventano più allegri. Forse perché hanno l’occasione di ripararsi sotto i portici e fare nuove conoscenze. Non esiste, lo so, un posto così, ma sognarlo a volte mi capita, e neppure mi rendo conto di quante volte mi succede.

                                                                                                                Silvano C.©

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mercoledì 1 aprile 2026

Occorre capire, distinguere e non credere a ogni cosa

Seguimi dove voglio portarti. Seguimi se ti va. Non prometto né tutta la verità né completa onestà. Non fidarti di quello che dirò, non ti conviene. Se mi seguirai dovrai usare la tua intelligenza per separare il credibile dal vero e per diradare le nebbie artificiali fatte calare a piacer mio. Alla fine non so cosa resterà, cosa si potrà salvare, e non sai neppure quante volte sono io per primo a pormi questa domanda. Sicuramente non tutto, questa è una certezza. Mi piacerebbe pensare a un’immagine in bianco e nero, a una fotografia come si usava anni fa e come alcuni amatori tendono a usare anche oggi. Se tutto fosse nero sarebbe sicuramente sovraesposta, non si distinguerebbe nulla di nulla. Se tutto fosse bianco il risultato sarebbe lo stesso, anche se la causa potrebbe essere stata, nella fotocamera analogica, che semplicemente non è scattato l’otturatore. Quindi l’immagine visibile è, per forza di cose, un insieme di bianco, nero e quasi infinite gradazioni di grigio. Rifletti tuttavia che quest’ottica fotografica è una visione limitata della realtà perché, da moltissimi anni ormai, la fotografia è a colori, come lo è il mondo che ci circonda.

                                                                                                                Silvano C.©

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martedì 31 marzo 2026

Quella sera a Riva del Garda

Ricordi quella sera di non so quanti anni fa? Credo fosse all’inizio degli anni ottanta, probabilmente attorno alla fine dell’estate. Stavamo facendo due passi nel centro storico di Riva con Roberta e altri amici. Ci trovavamo nella zona davanti alla chiesa di Santa Maria Assunta, la parrocchiale. Incontrammo un gruppo di ragazzi tedeschi o austriaci, ora non sono sicuro della loro nazionalità. Erano tutti abbastanza ubriachi, urlavano e infastidivano un po' i passanti. Noi restammo a debita distanza per evitare coinvolgimenti di ogni genere. Qualcuno, dai piani alti di un palazzo che si affaccia ancora sulla piazzetta, ebbe l’idea di rovesciare loro addosso un secchio d’acqua.  La cosa produsse i suoi effetti e il gruppo si ritrovò inzuppato e azzittito.  Guardando verso l’alto non credo abbiano fatto in tempo a capire da quale finestra era arrivata l’acqua perché dalla loro posizione non potevano vedere quell’imposta chiudersi. La cosa ci fece ridere e per noi fu un argomento di conversazione per un po'. Quei tempi a Riva non torneranno più, e non tornerai neppure tu, con Roberta. Solo io, di tanto in tanto, torno a Riva a cercare qualcosa. Ciao Viz.

                                                                                                                Silvano C.©

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lunedì 30 marzo 2026

Un pesce d’aprile

Conservo un piccolo pesciolino di carta attaccato col nastro adesivo allo stipite della porta della nostra camera da letto. Quel pesciolino ha almeno dieci anni, se non di più. Lo hai disegnato e ritagliato tu e lo hai messo sulla mia schiena o su quella di nostro figlio un 1° di aprile ormai passato. Ne hai disegnati e ritagliati diversi nel corso degli anni ma conservo solo quello. Era una cosa che ti piaceva fare, uno scherzo innocente e divertente. Ora mi aspetto altri scherzi, per il primo di aprile, ma temo che non saranno quelli che mi sarebbero piaciuti di più. Ciao Viz.

                                                                                                                Silvano C.©

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domenica 29 marzo 2026

Perdersi e ritrovarsi

Perdersi significa arrivare diversamente e, da un apparente errore, può nascere una scoperta o arrivare la risposta alla domanda mai fatta, solo in attesa di essere formulata. Adesso potrei elencare alcune volte che mi sono perduto, viaggiando in auto o nella vita, ma ne scorderei troppe. Ho rimosso alcuni errori fatti perché giudicati insignificanti e non meritevoli di attenzione, mentre altri episodi, magari più stupidi, li ho messi da parte e pronti ad essere ripresi all’occorrenza. La memoria stratificata funziona così, e neppure ne so il motivo. Perché c’incontrammo? Cosa avvenne la primissima volta che ci vedemmo? Alcuni particolari non li posso più recuperare, qualcuno potrebbe aiutarmi in questo se non fosse partito anzitempo, lasciando un altro vuoto. I vuoti arrivano a occupare spazi prima pieni di vita. Il nulla si sostituisce al senso che giustifica le azioni, sino a quando non avrò più motivi, o saranno divenuti decisamente pochi. Cosa avviene nella mente di chi si perde e non sa più chi è, chi è suo marito o suo figlio, come si chiama la via, dove si trova il tegame e come si accende la luce? Ti ho perduta in un giorno di dicembre, mancava poco a Natale. E ti ritrovo ogni giorno, casualmente o volutamente. Sino a quando scorderò ogni cosa. Ciao Viz.

                                                                                                                Silvano C.©

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sabato 28 marzo 2026

Ordine, pulizia e cura della casa

So di molti che hanno un aiuto per tenere in ordine la casa, anche persone non particolarmente ricche, al mio livello o quasi insomma, ma questo lo rifiuto, pensando a mia madre. Lei verso la fine della sua vita, prima di ammalarsi e dopo aver lavorato a lungo in agricoltura, andò per alcuni anni a servizio, per sbrigare faccende domestiche a casa di altri, a Ferrara. Io non voglio sentirmi dall’altra parte e sino all’ultimo, sino a quando avrò autonomia cioè, sarò io a dedicarmi alla pulizia della casa, non pagherò nessuno per farlo al mio posto. Quando e se arriverò ad essere incapace di badare a me stesso allora sarà un’altra cosa, e ci penserò, con un’ottica diversa. Per il resto so che la casa potrebbe essere più ordinata e pulita, con meno polvere magari, e meno cianfrusaglie sparse ovunque, ma dalle cose non so separarmi, e per la polvere mi basta non mettere gli occhiali. Se ricordi, quando vivevamo in affitto a Riva del Garda, avevamo una stanza o due che tenevamo sempre in disordine, come se fossero un deposito, e le mettevamo a posto solo quando avevamo ospiti. Ciao, Viz. Il futuro non lo conosco, e neppure so cosa riuscirò a buttare finalmente domani, togliendomi qualcosa dai piedi nella nostra casa a Rovereto.

                                                                                                                Silvano C.©

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venerdì 27 marzo 2026

Dove mi porta il vento

Da due giorni qui il vento è fortissimo, non lo ricordo così da anni. Il vento sposta cassonetti e cartacce, oggetti solo appoggiati, fa cadere biciclette e alberi, fa volare tegole dai tetti, sposta anche me che esco per poche commissioni e poi rientro per non farmi portare via. Qualcuno potrebbe andare a vela, se fosse attrezzato per farlo, come le navi che solcavano gli oceani secoli fa. Non durerà, anche il vento si calmerà e permetterà alla primavera di arrivare come è giusto. Intanto mi lascio portare, col vento, in luoghi che ho visto e in altri mai conosciuti. Forse il vento stellare potrebbe farmi arrivare dove neppure potrei immaginare, e chissà cosa potrei trovare lasciandomi trasportare così, se fosse possibile. Invento, immagino, ricostruisco e fantastico, ma non ho ancora trovato come poter arrivare al tuo sorriso, o come tornare alla Ferrara di molti anni fa. Poi potrei raccontare cose che ora non so. Ciao, Viz. Inutile fare certi discorsi però, non è il tempo, ancora.

                                                                                                                Silvano C.©

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giovedì 26 marzo 2026

Cuore a pezzi

A Riva del Garda resta parte del mio cuore anche se ci trasferimmo pochi anni dopo esserci conosciuti a Rovereto. Un’altra parte del mio cuore rimane a Ferrara, dove sono nato e dove pure tu sei venuta molte volte. A Ferrara avremmo dovuto andare molte volte quando tu saresti andata in pensione, ma come sappiamo sei andata altrove. Alcune parti un po' più piccole del mio cuore le ho lasciate a Carpi, dove abitavano i tuoi, poi a Modena, a Bologna, a Levico. E un pezzetto pure in Sardegna, nel nord dell’isola, a Castelsardo e a Santa Vittoria. Ciao, Viz. Inutile fare progetti, a volte, perché possono ridurre il cuore a pezzi, ma anche semplicemente vivendo le cose non cambiano.

                                                                                                                Silvano C.©

                           (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

mercoledì 25 marzo 2026

Smile

Smile though your heart is aching

Smile even though it's breaking

When there are clouds in the sky, you'll get by

If you smile through your fear and sorrow

Smile and maybe tomorrow

You'll see the sun come shining through

For you

(Nat King Cole sulla musica di Charlie Chaplin)

  Ciao, Viz.

                                                                                                                Silvano C.©

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martedì 24 marzo 2026

Cose dolci e anche no

Mi piace il cioccolato, meno la crema, poco le caramelle. La liquirizia la consumavo nella sua forma meno nobile ma per me piacevole di piccole rondelle che compravo quando andavo al cinema, in particolare a Ferrara. Amo i dolci a colazione, e un tempo ero bravo a preparare crostate con le mele o con la marmellata che producevo io in dosi quasi industriali e poi, in barattoli ermetici, regalavo agli amici. Come cuoco non so giudicarmi e per i dolci non so se raggiugerei la sufficienza perché non seguo le ricette quindi le crostate sono state il mio apogeo. Come cuoco tuttavia ci mettevo passione e creatività, e tentavo di ripetere i piatti che si cucinavano a casa quando ero un ragazzino. Malgrado tutto tu apprezzavi la mia cucina, specialmente quando non ti presentavo orzetto ancora non cotto a puntino. Per questo provo un po' di nostalgia, lo ammetto, anche solo ieri dicevo che tento di fuggirne. Per tornare alla crema e al cioccolato con i quali ho iniziato, ripeto che preferisco il cioccolato. Quindi, quando verrà il momento, non vorrei essere cremato, ma cioccolato (o cioccolatato, ma il termine non so se esiste). Ciao, Viz.

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lunedì 23 marzo 2026

Sul filo

Restando spesso nel ricordo e fuggendo per il possibile il rimpianto. Nell’equilibrismo la labirintite non s’intrometta a far perdere la direzione e a confondere la superficie in alto col profondo degli abissi, dove la pressione schiaccia senza pietà. Eppure il rischio va affrontato, e più ci si avvicina al personale più è alto. Toccando amicizia e amore diviene praticamente impossibile, per me, mantenere la lucidità. So di una persona che, nata a Ferrara, non pensa in alcun modo a tornarci, non ha alcun rimpianto ma solo molti ricordi da dimenticare. Nel mio caso non so se intendo tornarci, non credo, ma i pochi legami che mantengo non li rinnego e i ricordi di quanto ho vissuto a Cassana, Porotto e poi a Ferrara mi accompagnano ancora. E ricordo bene quel giorno che tu venisti per la prima volta a trovarmi dai miei. Allora abitavamo in via Ungarelli e solo dopo la mia famiglia si trasferì in via Oroboni. Quei giorni a Ferrara prima di conoscerti e quelli dopo sono con me. Perché non dovrei mantenerli? Ciao, Viz. Tu intanto non andare via del tutto.

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domenica 22 marzo 2026

Domeniche a piedi

Per me, che allora avevo poco più di vent’anni, le domeniche a piedi furono una breve e strana stagione. In seguito alla guerra arabo-israeliana e al blocco del canale di Suez la crisi energetica obbligò a una stretta sui consumi petroliferi e per tutti i privati fu vietato l’utilizzo dell’auto personale nelle giornate di domenica. Anche il riscaldamento domestico venne ridotto, gli orari degli spettacoli televisivi, cinematografici e teatrali furono anticipati. La cosa che ricordo bene, visto che allora abitavo a Ferrara, furono gli spostamenti in bicicletta al centro della carreggiata delle strade solitamente occupata dalle auto. Con gli amici di allora andavamo in bicicletta dal centro a Pontelagoscuro, oppure a Borgo Scoline, dopo Porotto. Vedevamo passare solo taxi e autobus, per il resto fu quasi una festa, che durò sino alla primavera del 1974.  Senz'auto la domenica si sopravvive, se a questo utilizzo non è legato il proprio lavoro. Con temperatura più bassa in casa si sopravvive. E si sopravvive pure se i cinema chiudono con l’ultimo spettacolo alle 22. Da allora molto è cambiato ma se finalmente si tornasse a una programmazione televisiva con le trasmissioni di prima serata che iniziano alle 20.30 al massimo e non quasi alle 22 come recentemente non mi spiacerebbe, ma questa è un’altra storia. A quel tempo, Viz, ancora non ci conoscevamo, nessuno dei due sapeva cosa ci stava preparando il futuro.

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sabato 21 marzo 2026

Effimero

Se un grumo di cellule raggiunge la consapevolezza e si crea infiniti mondi immaginari, se avviene tutto questo e la lettura che ne faccio è corretta, da dove arrivano la fantasia e la capacità d'inventare, d’immaginare? Posso pensare che quel grumo di cellule, formate ognuna da elementi chimici tenuti vicini per un tempo limitato e destinate a dissolversi, possa restare in qualche forma, forse immateriale? Posso pensarlo, certo, ma non ho prove a sostegno di nulla del genere. Penso alla possibilità di esistenza eterna, in fondo, una sorta di consolazione. E poi chi potrei incontrare in questo futuro ipotetico, chi? Su una delle nostre calamite da frigorifero una grossa foca dice testualmente a quella vicina “Ti ho donato i miei anni più magri”. Ecco, questa è la sintesi del pensiero che volevo esprimere. L’eterno è effimero, bisogna approfittarne quando arriva a tiro. Ciao, Viz, mi manca il tuo sorriso, mi manca Ferrara, mi mancano persone. Conservo però il tuo sorriso, conservo Ferrara e conservo quelle persone.

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venerdì 20 marzo 2026

Case, cose e persone

Le case sono come chi ci vive, sono come loro. Le case riflettono, in ciò che contengono e conservano, la vita vissuta che non è quella raccontata o che si vorrebbe venisse veramente raccontata. Il grande disordine significa qualcosa, non saprei dire cosa ma ha un motivo. Anche l’ordine quasi maniacale deriva da pensieri non sempre espliciti o consapevoli. A volte le finestre spoglie, senza alcuna tenda se non quelle quasi obbligatorie, vengono da momenti vissuti in altre abitazioni nelle quali ad ogni finestra erano abbinate tende e controtende, magari pesanti e polverose. Un rifiuto insomma, una pretesa di libertà. Ricordo un appartamento in affitto con elementi di arredamento di pregio ma tenuto in modo distratto, spesso con spazzatura accumulata e maleodorante. Credo di aver veramente capito il perché solo quando ho visto la casa di origine, la casa dei genitori insomma. Ogni granello di polvere presente o assente grida e vuol farsi capire. Tutto porta a capire, o dovrebbe aiutare a farlo. Invece di andare da uno bravo potrei semplicemente invitarlo a farmi visita e dargli il permesso di guardare ovunque, in ogni stanza e in ogni armadio, su ogni scaffale e dietro ogni porta. Dopo potrebbe dirmi con maggiore sicurezza di cosa ho veramente bisogno, se di chimica o di fisica, se di rapporti o di nuovi approcci. Tutto potrebbe dirmi, invece di ascoltare ore di racconti di cosa ho fatto, visto, pensato, di verità e menzogne, di sedute piene di parole. Uno bravo capirebbe questo e altro se entrasse in un appartamento a Ferrara e in uno a Rovereto.  Ciao, Viz. Sei presente, lo so, diversamente presente secondo alcuni.

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giovedì 19 marzo 2026

Caro

Siedo al ristorante e tengo il berretto. Perché dovrei toglierlo se mi piace stare così? Abituato da sempre a masticare con la bocca aperta non me ne faccio un cruccio, mi sembra sia un mio diritto. E tu caro, cos’hai da guardare? Mi chiamano al telefono, rispondo, è evidente, e resto seduto. Non mi va di scomodarmi, e neppure di parlare a bassa voce, che poi chi mi sta ascoltando potrebbe non capire. Richiamo con un grugnito la cameriera perché non è veloce a portarmi altro pane, però quando se ne va le guardo insistentemente il culo. Ha un bel culo, notevole. Uscendo e facendo due passi in città incontro un vecchio conoscente, anche lui nato a Ferrara. Parliamo della rotatoria, porca di quella*******, e anche di tutti quelli che vengono a rubarci la casa, il lavoro, gli aiuti, le pensioni e che non fanno altro che spacciare e fregare appena possono. Al negozio, che faccio gestire da un extracomunitario che pago in nero, voglio che emetta meno fatture possibile altrimenti lo mando a cagare e ne prendo un altro. Il lavoro è difficile, i clienti sono stronzi e per mantenermi il minimo devo darmi da fare. Però non mi accontento, e con mia moglie patti chiari, io faccio quello che mi pare ma tu non ti azzardare.

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mercoledì 18 marzo 2026

Il giorno perfetto

Inizia prestissimo, prima dell’alba, alle sei di mattina, colazione e ultimi preparativi poi si parte. Destinazione nota, musica scelta anni prima, molti anni prima, e nessuna notizia in diretta, meglio evitare. Viaggio senza fretta, i tempi non la impongono, mi basta arrivare entro mezzogiorno. Qualche breve sosta tecnica in pochi autogrill, breve passeggiata tra offerte e scaffali. Tutto costa esageratamente, il doppio che nei miei supermercati. Guardo, non m’interessa nulla, non prendo neppure un caffè. Nel viaggio potrei fare mille soste, troppi luoghi mi ricordano una vita precedente, Verona, Mantova, Carpi, Gargallo, Modena gentile, san Luca, Ravenna e oltre. Inizio a vedere il Monte Titano e ormai manca poco. Rimini si presenta con l’Italia in miniatura, dove non mi fermo, e intanto la musica e le canzoni continuano a tenermi compagnia. Entro in città troppo avanti, a sud, mi smarrisco nelle strade ma intanto rivedo la vecchia caserma dove passai ormai cinquant’anni fa, in un gelido gennaio, o forse febbraio. Pensavo di ricordare e invece no, senza navigatore e senza una cartina mi perdo un po' tra sensi unici e traffico imbottigliato. Alla fine arrivo però, dopo aver chiesto come si faceva un tempo. La casa è come ricordo, lei dice che è sporca ma a me sembra ordinatissima e pulita. Io le ho portato poche cose, due per la precisione, e lei mi porge un ricordo, il motivo della mia visita, mi mostra dove sei e non sei. Non dico nulla, vedo il tuo letto, sono venuto per mantenere una promessa con te, non per o con lei, o non prima di tutto per lei, ma per te. E sai bene il perché. Poi usciamo. Una breve passeggiata in spiaggia e rivedo le onde e il mare dopo anni, risento l’odore e cammino sulla sabbia. Mi offre un pranzo, senza fretta, e infatti facciamo tardi parlando e raccontandoci. Usciamo che tutti gli altri se ne sono andati da un pezzo. Poche parole, poi brevi incontri con vicini e un saluto e la partenza. Uscire da Rimini è più facile che entrare, e la via del ritorno per un breve tratto è la stessa, sino alla strada per Ravenna. Anche in questo caso troppi posti dove potrei fermarmi prima di arrivare a Ferrara. Sono stanco e penso che forse non è il momento per la città dove sono nato. Ci ripenso, faccio una sosta dove vedo una piantagione di enormi bambù che sembrano pioppi, fitti fitti. Una telefonata e decido che, proprio perché sono stanco, viaggerò di più e tornerò senza soste per dormire. A Ferrara però mi ho deciso che mi fermo, faccio benzina e un pò di acquisti nei soliti posti, entro in casa per pochi minuti poi riparto, dopo aver preso l'unico caffè della giornata. La colonna sonora musicale è perfetta. Quando sono sull’argine del Po Ray Charles canta Ol' Man River. Non ho voglia di correre, nessuna voglia. La notte e i fari, la musica, il motore che macina tranquillo i chilometri, io che capisco che con un’auto posso ancora arrivare lontano, che ne ho ancora la forza come cantano Guccini e Ligabue. Il giorno è stato perfetto, mancavi solo tu, Roberta, e con te anche Viz.

                                                                                                          Silvano C.©

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lunedì 16 marzo 2026

gioventù

Ecco, è così che inizia: la prima volta che ti chiedi se è quella l’ultima volta. La prima volta che quel pensiero ti sfiora significa che inizi ad invecchiare. E non conta che succeda a venti o a settant’anni. Prima lo spazio era infinito e così il tempo. Dopo sono arrivati steccati, barriere, muri e separazioni. E quel vecchio modo di dire “Non scoparmi i piedi altrimenti non mi sposo più” appare col suo vero significato. Ho iniziato a capire cose che prima neppure immaginavo, e se lo immaginavo fingevo di non capire. Non posso più fingere. Domani non sarà l’ultimo viaggio, probabilmente no, ma questo non lo so. L’ultima volta mi è stata chiara, ma non sempre, a cose avvenute. Ma così è facile, tutti lo sanno. Il difficile è pensarlo prima, prevederlo, senza sfiorare pessimismo e delusione, nostalgia e dolore, solo come osservazione distaccata e oggettiva. So di un grande attore che sin da giovane recitava parti da vecchio, e così sembrava che per lui il tempo non passasse. Purtroppo non ho potuto vederlo a teatro, quando andavo a teatro, era troppo lontano e poi è morto. So di altri che affrontano diversamente il tempo che passa e lo negano, cercano di apparire più giovani diventando patetici. Ero giovane da giovane, non sapevo di esserlo, mi sentivo un po' sfigato e un po' geniale nella mia diversità, stupido sino a fare scherzi atroci tuttavia divertendomi e facendomi, in qualche modo, perdonare. Ma avveniva a Ferrara, una vita fa, una vita che non torna più e non ricordo l’ultima volta che… 

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domenica 15 marzo 2026

Pioggia di marzo

Giornata di festa

Giornata di marzo

Giornata di pioggia

Una cosa non esclude l’altra e può piovere a maggio, la festa arrivare anche a dicembre e marzo ha tante giornate. Una canzone che cantai molti anni prima di conoscerti mi mette ancora allegria, se la canticchio. Non è un capolavoro ma è leggera, argentina, allontana i problemi. Oggi doveva essere una giornata di pioggia ma non è stata solo di pioggia, anzi, non è stato necessario aprire l’ombrello, per quanto mi riguarda. Siamo andati alla fiera di San Giuseppe, abbiamo comprato i papassini che piacciono pure a te, e abbiamo parlato della Sardegna con isolani di Cagliari. Uno di loro mi ha detto che devo andare in Sardegna, che un volo costa poco. Ma io ho paura di volare. Mica guida lei, no? Poi mi piace girare in auto. Le auto si noleggiano. Ma io sono vecchio, non ne ho più la voglia. Ma che vecchio, io sono più vecchio di lei. Ma lei di che anno è, scusi? Sono del ’51… ecco, lo sapevo. Capito mi hai?

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sabato 14 marzo 2026

Rimini

L’ultima volta a Rimini fu nel 2018, prima della pandemia, prima delle recenti guerre, quando ancora Roberta c’era. Fu un viaggio al limite dell’inizio d’estate e al ritorno, col condizionatore dell’auto fuori uso, soffrii un po' di caldo. A breve ci tornerò, Roberta non c’è più ma questo viaggio lo devo a lei, l’ho promesso a lei. Poi avrò modo di fare una sosta a Ferrara, è da alcuni mesi che non vado, non so cosa farò in città, se vedrò qualcuno oppure no, se sarà solo una toccata e fuga. Del resto, Viz, tu mi avevi chiamato anche Fugantil, lo ricordo bene, avevi colto un lato essenziale del mio modo di essere, discutibile certamente ma reale. A Rimini vieni con me, a rivedere Roberta.

                                                                                                      Silvano C.©

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