domenica 3 agosto 2014

Gioie e dolori della villeggiatura (senza troppi rimpianti se non quelli della gioventù)


Informativa sulla privacy

Scorda gli abiti bianchi della decadente morte a Venezia, rivisitata e confermata capolavoro anche cinematografico, e scorda pure i presagi molesiniani, sempre legati a tempi ormai finiti di un mondo altro, distaccato, elegante, minato alle basi da debolezze inconfessabili ma affascinante, essenza ed apparenza fuse inestricabilmente.
Dimentica quel tempo legato alle ultime illusioni prima del baratro; non l’ho conosciuto, non intendo parlarne qui. Mi sarebbe stato lontano e mi avrebbe escluso anche se fossi vissuto in quegli anni.
Sarei maggiormente attratto dalle atmosfere più esplicite di Genet, ma per quelle non ho la stoffa, e le indiscutibili inclinazioni alla perversione sono frenate dall’insicurezza e dalla mancanza di coraggio, dalla settorialità delle tendenze e delle deviazioni. E poi non sono villeggiatura, queste ultime, ma a volte vera a propria prigione.
La villeggiatura che vagheggio credo di non averla mai vissuta secondo i crismi classici della medio-bassa borghesia, ne ho solo respirato le atmosfere. Le pensioni e gli alberghi della riviera emiliano-romagnola, i riti immutabili, le amicizie estive rinnovate di anno in anno, a volte gli amori. Però i tempi lunghi quelli sì che li ho vissuti. Non ci si muoveva per pochi giorni, in quegli anni, non si guardava il meteo, si prenotava, se era necessario, anche con mesi di anticipo, e prima si andava direttamente sul posto, o si telefonava se la località e la sistemazione scelta si conoscevano già. Addirittura si usava la vecchia e cara posta, quella che prevedeva carta, busta, indirizzo e francobollo, buchetta delle lettere o ufficio postale. Oltre ai portalettere, ovviamente, rigorosamente delle Poste Italiane.
Se pioveva o il tempo era brutto, in villeggiatura,  era l’occasione per fare altre cose ugualmente piacevoli e sostitutive del bagno in mare: giocare a carte con amici oppure leggere di tutto, uscire per un breve giro ripetuto mille volte attorno ai soliti quattro ritrovi, ad ascoltare sempre quei dieci o quindici brani musicali che dopo, in autunno, sarebbero rimasti più a lungo dell’abbronzatura a ricordarci le tristezze e le risate dell’estate, con la nostalgia ed il piacere di ritrovare anche la propria consolatoria nebbia.
È durata un attimo, quell’estate, poi si è trasformata in qualche cosa di diverso, nella sete del viaggio, nella spedizione sempre più a sud, nel bisogno di novità e di nuove scoperte. Ed è tutto finito, il giocattolo si è rotto, spezzato da me stesso quando lo tiravo verso quei luoghi ideali dei primi anni e contemporaneamente verso lidi sempre nuovi. Quello che è stato non sarà mai più, non lo volevo ammettere, ma ora lo so, e non rimpiango troppo quei tempi, ma quello che ero. Sono stato fortunato, devo ricordarmelo sempre, quando mi viene la tristezza e vedo quanto di più bello e più interessante hanno fatto gli altri. Ora nessuno pensa più alla villeggiatura, e quel vocabolo probabilmente anche Goldoni lo eviterebbe se dovesse prenotare un viaggio on line last minute.  

                                                                            Silvano C.©


( La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

Nessun commento:

Posta un commento

I commenti offensivi o spam saranno cancellati. Grazie della comprensione.

Post più popolari di sempre

Post più popolari nell'ultimo anno

Post più popolari nell'ultimo mese

Post più popolari nell'ultima settimana