
Scrivere soltanto, a testa bassa, esprimendo prepotentemente
sé stessi, usando il proprio ego come misura del mondo. Essere miopi nei
confronti delle parole scritte o pronunciare dagli altri, praticamente non
ascoltarle né leggerle, come succede quando due persone parlano
contemporaneamente durante una conversazione telefonica. Nessuno ascolta l’altro
ma segue esclusivamente il filo del proprio ragionamento; per ascoltare occorre
anche tacere. Oppure dare lezioni dalla cattedra,
trasmettere soltanto e non ricevere, come un televisore quando è acceso.
Quale scegliere tra le due posizioni estreme, ammesso che esistano
esemplari umani che rientrino a pieno titolo esclusivamente in una delle due?
Il titolo del post sintetizza esattamente la risposta che cerco: equilibrio.
La diversità individuale potrà portare a prediligere una
modalità o l’altra, è evidente. Una stessa persona nel corso della vita muterà
atteggiamento, magari più di una volta.
La variabilità è una ricchezza nella nostra società. Non siamo una monocoltura di
mais o di patate, ma una foresta, almeno un bosco, o, se proprio non è
possibile altro, un campo, meglio se abbandonato, dove cresce un po’ di tutto,
e dove la natura poco a poco tende alla sua perfezione ecologica, il climax.
L’umanista che non sono potrebbe dire altro, con maggior
cognizione di causa, e intanto leggo chi sa citare autori che non conosco, ne
subisco il fascino e provo ammirazione. Io, in parte, fui attratto o distratto da mille altri stimoli,
e provai vera soddisfazione quando da artigiano vidi oggetti, non certo
perfetti, nascere dalle mie mani.
Non leggerò mai abbastanza, né scriverò mai abbastanza.
Silvano C.©
( La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)
Leggere ti riempie il cuore di gioia, vivi intensamente la storia, qualsiasi sia e se importante l''autore o ci piace perché intravediamo qualcosa di noi stessi allora apprezziamo ancora piu', alla ricerca di novità belle che scopriamo solo alla fine della lettura.
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