non ti salvo da quello che conosco.
Forse dovrei, ma non sarei buon padre,
non vivresti la tua vita,
non vivresti la tua morte.
Io vivrò la tua morte al posto tuo
se la sorte mi riserverà questo,
ma lo farò per breve tempo,
prima di uccidermi a mia volta
per i miei imperdonabili errori.
Se potessi mutare il mondo lo farei,
senza pietà, ma poi con mille ripensamenti.
Meglio che io non possa farlo, quindi.
Che la bellezza ti accompagni per sempre,
sino all’ultimo istante.
Questo pensava nella consapevolezza della sua impotenza,
nell’ammissione di una sconfitta epocale e generazionale, offrendo idealmente
il fianco alle mille critiche e le sue scelte immolate al senno del dopo.
E leggeva di vie per la salvezza improbabili, di prime
pietre scagliate da chi per fede non avrebbe mai dovuto farlo, di negazioni di
responsabilità e di sogni per un futuro aleatorio e confuso.
E provava a litigare con chi non lo meritava o, peggio, non
avrebbe capito.
Sarà vero che “si uccide chi si ama”? A volte ne era convinto,
in altri momenti pensava invece che questa fosse solo una visione romantica
decadente, sostanzialmente parziale, perché si uccide anche chi si odia, gli
sembrava evidente.
E se si provasse a non uccidere più?
immagine: Marc Chagall - Lovers in Blu
citazione da Oscar Wilde - La ballata del carcere di Reading.
Silvano C.©
( La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)
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