lunedì 23 marzo 2015

Non voglio uguaglianza


Non voglio l’uguaglianza, e sarei un illuso se pensassi che un giorno tutti gli uomini avranno le stesse identiche opportunità pur nascendo da genitori diversi per posizione sociale ed economica.
Non la voglio, certo, ma desidero continuare a pensare che sia un sogno da non uccidere, da non umiliare e deridere.

Nei primi anni secondo dopoguerra l’Italia era diversa da quella di oggi. Il boom economico, a costo di enormi sacrifici (ed anche di errori di programmazione che stiamo pagando ancora oggi) permetteva a tutti di vedere realizzabile un miglioramento tangibile in pochi anni, a breve e a medio termine.
La cosa che mi è sempre rimasta dentro di quel periodo era la grande disponibilità dei ricchi di sentirsi ancora vicini e solidali con i meno fortunati, senza per questo rinunciare ai loro vantaggi ed alla loro condizione.
Per ricchi intendo il ceto medio-alto, cioè coloro che potevano permettersi l’auto, la bella casa con servizi all’interno, un parco o un grande giardino. Questi accoglievano ed aiutavano anche i meno fortunati. Ad esempio facevano prestiti sull’onore, senza avere garanzie se non l’onestà delle persone beneficiate. Oppure non nascondevano la loro condizione, che non era mai esageratamente lontana da quella degli altri, gli operai ed i proletari (si chiamavano così, ricordate?).
Nella vita sociale era normale accettare sia chi aveva di più sia chi di meno, anche perché chi possedeva di più non aveva solitamente motivo di vergognarsene, essendo chiara l’origine del suo benessere, e sicuramente non ne faceva uno sfoggio insensibile e cafone.
In altre parole chi faticava per comprarsi un paio di scarpe nuove non odiava chi ne possedeva qualche paio in più, ma semplicemente aspirava ad arrivare ad una condizione migliore, e ne vedeva le possibilità. C’erano diversità politiche, è chiaro, e anche lotte dure e manifestazioni, eppure anche il rispetto, entro certi limiti.
La differenza essenziale comunque era la distanza non così marcata come quella oggi, sempre più evidente, tra gli uni e gli altri.

Adesso, o meglio, circa 30 anni fa, le cose hanno iniziato a mutare, ad incattivirsi. La difesa dei propri privilegi è diventata una ragione di vita, prima ancora dell'espressione delle proprie idee o dei propri ideali di condivisione e redistribuzione. Se notissimi personaggi di sinistra (politici di professione e sindacalisti) ancora oggi impegnati attivamente in molti casi, non disdegnano la seconda o la terza pensione, non intendono restituire benefici e trattamenti di favore ad altri negati, ricevono molto più di quanto hanno mai dato alla società, qualche cosa non funziona più.
E chi ha raggiunto il benessere senza entrare nella vita pubblica ora è meno disponibile a spartirlo, seppure in parte, con chi ha bisogno ancora dell’essenziale. La differenza tra strati sociali si è allargata in modo ormai inaccettabile, e qualcuno accusa il sindacato (che ha oggettivamente le sue colpe) solo per depistare dalla volontà sempre meno nascosta di costruire una cittadella per chi ha mezzi e potere, lasciando fuori dalle mura tutti gli altri, anche il ceto medio destinato, se le cose non mutano corso, a sparire.

Io ci vedo grande miopia, in tutto questo, e stupidità intellettuale. Alla lunga non basta dare culo e calcio agli sfigati per farli sentire appagati, occorre fornire anche pane, lavoro e casa. E poi non bisogna chiamarli sfigati e poco furbi, come se solo chi non paga le tasse e frega lo Stato (cioè tutti noi) meritasse rispetto. E non è neppure il caso di farli incazzare raccontando solo, da nuovi e demagogici guru, di quanto sono puri ed onesti alcuni e sporchi e venduti gli altri.
Magari fosse vero che qualcuno ci può salvare. Il guaio è che possiamo farlo solo individualmente, partendo da noi stessi, non credendo alle parole ma ricercando la via dopo aver tentato di capire, informandoci, senza esprimere solo critiche, ed evitando, ad esempio, chi in questo ambiente chiamato web, fa la pecora al seguito o l’agitatore di professione, il diffusore di malcontento solo per canalizzare consenso o il passaparola di bufale interessate.


                                                                                             Silvano C.©

( La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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