mercoledì 11 marzo 2015

Fisica etica


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Immagina uno spazio vuoto, e attorno la materia che vuole entrarci, che si accalca e spinge come se si trattasse di una massa di spettatori che vogliono assistere ad uno spettacolo senza rispettare alcuna fila. Questo è stato realizzato di un esperimento famoso di Otto von Guericke, che ha sfruttato la proprietà fisica per un’esibizione spettacolare passata alla storia. 
 
Ed adesso immagina l’opposto del vuoto, il suo contrario logico e fisico, uno spazio occupato da materia tanto densa e concentrata da perdere ogni riferimento con la nostra esperienza e con le leggi fisiche che ci permettono di interagire tra noi e con quanto conosciamo. Questo spazio superdenso attira, con una forza di gravità enorme, tutto ciò che gli si avvicina oltre un certo limite, anche la stessa luce. Stavolta però è la materia esterna ad essere attirata, come il vortice che si forma in un lavello e cattura tutta l’acqua, inghiottendola.

Il movimento apparentemente è simile, cioè centripeto, ma le cause, le “volontà”, sono ben diverse.

Chi tende verso il nulla, immaginando un’etica fisica trasferibile al comportamento umano, troverà uno spazio da occupare. Chi invece si lascia trascinare da forze che non controlla, sarà annullato, trasformato in altro, ridotto a qualche cosa difficile da distinguere individualmente, una sorta di fusione in un crogiuolo fine e forse inizio di tutto.

Dando per ammesso che la nostra vita, autodefinita intelligente, si sia generata nell’universo in un modo per certi versi casuale e, in un’altra ottica, come conseguenza necessaria dell’organizzazione della materia sino alla convinzione, per alcuni, di un disegno ben preciso, risulta difficile non associare ai comportamenti umani ed al giudizio morale che spesso vi è associato le due diverse forze descritte in precedenza.

La scala dei valori che ne deriva tuttavia potrebbe essere interpretata in tanti modo diversi, e non so quale logica mi potrebbe far supporre una modalità prevalente sull’altra.

Credo sia sufficiente, tra non molto, con la stagione più mite ormai vicina, allontanarsi dai grandi centri urbani fonte di inquinamento luminoso e distendersi sull’erba, il naso al cielo, e lasciarsi precipitare in quello spazio immenso sotto di noi, tale da dare le vertigini, da far paura, per iniziare vagamente a capire. Nelle stelle, nelle galassie lontane, nelle nubi cosmiche è il segreto che noi cerchiamo qui a volte nei libri, nelle scritture che per alcuni sono sacre, negli occhi dell’amore, nel pozzo meraviglioso del sesso che ci fa fuggire dalla morte. Quel senso segreto, etico e fisico, che a volte la musica ci permette di sfiorare, anche se solo per un attimo. 


                                                                                             Silvano C.©

( La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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