mercoledì 4 marzo 2015

I mangiatori di patate



Si ritrovavano nello stanzone buio e ripassavano a mano, una dopo l’altra, tutte le patate di un enorme mucchio (che poco a poco si riduceva facendone crescere uno simile a fianco) per toglierne i germogli che avrebbero voluto dar vita ad una nuova pianta ma che avrebbero reso del tutto immangiabili i poveri ma preziosi tuberi.

Mentre lo facevano si raccontavano storie, ridevano e trasformavano quel momento di lavoro, non troppo faticoso, in svago, socialità. Era un momento di filò, tanto importante quanto ormai dimenticato.

Da bambino amavo quando capitava, e mi sentivo pure coinvolto, perché anche io potevo contribuire al lavoro, ma dovevo ascoltare, non disturbare o intervenire. Erano i vecchi che raccontavano, sempre i soliti, quelli che lo sapevano fare, e tutti gli altri intervenivano poco, anche loro ascoltavano. Talvolta gli affabulatori si alternavano, invece, ed ognuno portava il suo contributo, secondo le sue esperienze e la propria sensibilità, mantenendo viva questa modalità di trasmissione della cultura popolare e contadina, andando indietro nel tempo della memoria personale e di quella della comunità, della famiglia o del luogo. 

Quando si incontravano persone di origini lontane, accomunate da uno stesso destino anche se nate in regioni distanti, si scopriva che le incompatibilità erano poche, molto meno di quanto le inflessioni dialettali o i modi esteriori facessero sospettare. E le vere differenze erano a quel punto percepite come ricchezza da condividere come, ad esempio, nuovi modi di cucinare, di conservare, di lavorare, di intendere la stessa vita.

I vecchi erano pochi, molti di più i giovani. Era normale avere cinque o sei fratelli, ed il controllo delle nascite lo eseguiva in modo spietato la natura, a posteriori, con una mortalità infantile molto più elevata di oggi.

Allora non era certo il caso di far notare che le patate germogliate sono potenzialmente pericolose, e nessuno le avrebbe buttate, salvo nel caso si fossero trovate marce. I mangiatori di patate che eravamo non si potevano permettere queste raffinatezze che oggi definiamo caratteristiche nutrizionali, tossicità, culinaria e così via. Quello che importava era prima di tutto mangiare, perché non era assolutamente garantito il poterlo fare e le malattie legate all’eccesso di cibi erano decisamente rare, da ricchi.  Inoltre la carne consumata era decisamente poca, e non solo in quaresima. Si mangiavano patate.

                                                                                             Silvano C.©

( La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

Nessun commento:

Posta un commento

I commenti offensivi o spam saranno cancellati. Grazie della comprensione.

Post più popolari di sempre

Post più popolari nell'ultimo anno

Post più popolari nell'ultimo mese

Post più popolari nell'ultima settimana