lunedì 12 giugno 2017

Il gigante




Dopo gli anni giovanili, durante i quali visse le difficoltà di tutti i suoi coetanei, anzi, qualcuna in più, trovò la sua strada.

Prima iniziò allegramente a distruggere ogni muro o muretto che incontrava sul suo percorso, e non per una qualche sua forma di anarchia, ma semplicemente per il fatto che camminando se ne sentiva intralciato.

Poi fu la volta dei castelli. Quando ne vide uno, così bello e isolato su una punta di roccia, gli fece rabbia. Non per la sua bellezza, perché in fondo la sua impressione iniziale fu di ammirazione, ma per un profondo senso di malessere che gli procurava il vedere quella costruzione magnifica dominare distese di piccole e fangose baracche abitate da una umanità derelitta e passiva. Con un urlo fece fuggire tutti gli abitanti del maniero, dal signore al più umile degli stallieri, ed in meno di due ore distrusse quello che ingegneri di guerra e grandi artisti avevano edificato in anni ed anni di lavoro.

Tutte le costruzioni fortificate ed imponenti che incontrò da quel giorno in poi fecero senza eccezione alcuna la stessa fine. Nel giro di pochi anni dove prima sorgevano queste meraviglie la vegetazione naturale riprese pieno possesso di ogni spazio.

Da un certo momento in poi se la prese pure con orsi, lupi e altri animali selvatici che sbranavano agnelli, capretti e poveri somari. Con loro usò una tecnica diversa.
Non uccise mai alcun animale, ma quando qualcuno di questi si avvicinava troppo alle case ed ai ricoveri costruiti dai contadini lui si avvicinava, lo terrorizzava con le sue urla inumane e poi urinava tutto attorno, per marcare il territorio. Nessun orso scese mai più nelle zone dove rimaneva per anni quell’odore particolare, e nessun agnello venne inutilmente sgozzato da branchi di lupi affamati. Si trovarono il cibo più in alto, tra i monti, dove solitamente l’uomo non si spingeva.

Non sentì mai il bisogno di accoppiarsi con qualche suo simile sino a quando non vide lei. Non era una gigantessa come lui, ma da subito se ne innamorò perdutamente. Avrebbe potuto farla sua in pochi secondi, ma il suo sguardo lo trattenne, e quel viso divenne, poco a poco, lo specchio magico vivente che gli permetteva di capire meglio il giusto e lo sbagliato.

Dove si nascosero per vivere ancora oggi rimane un mistero. Sembra quasi certo che non ebbero figli. Ogni tanto il gigante compariva, faceva sentire a tutti le sue urla e dava prova di una forza senza eguali. L’enorme regione nella quale aveva trovato rifugio divenne una sorta di oasi senza guerre, senza inutili soprusi o violenze, senza eserciti o gendarmi, senza armi o inutili muri. Chi vi arrivava, a volte per puro caso, poi non se ne andava più via.

Si racconta che lui non invecchiasse, per non si sa quale strano motivo, ma che lei invece subisse il tempo che trascorreva, e poco a poco si spegnesse.
Questo si racconta, perché nessuno lo poté testimoniare direttamente. Quello che successe però fu visibile a tutti. Il gigante ad un certo punto sparì. Che fine avesse fatto nessuno fu in grado di dirlo, ma la sua voce non venne più udita da nessuno (e quando la usava, quella voce, la si sentiva da un estremo all’altro della valli montane maggiori).

Col tempo il mondo civilizzato riconquistò come gramigna ogni spazio prima interdetto. Ricomparvero orsi tra le case ed orde di lupi. Arrivarono eserciti di paesi diversi a farsi la guerra. Quasi tutti i castelli vennero ricostruiti, più solidi e moderni di prima. Ed ognuno eresse, attorno alle proprie piccole proprietà o accanto ai sentieri, un numero enorme di muri di ogni genere.

                                                                        Silvano C.©  
 (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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