venerdì 7 febbraio 2014

Il Paese si salva salvandone la sua cultura


A volte sono timidamente ottimista, altre volte fortemente pessimista, e somatizzo situazioni, mescolo pubblico e privato, sono riflessivo solo in superficie, credo che corpo e mente (o anima) siano una cosa sola. Sono contraddittorio ed insofferente nei confronti dell’italiano medio furbo, sostanzialmente di destra e moderato anche se si pensa o si spaccia progressista. 
Il fatto che abbiano avuto il voto di un italiano su due un neomovimento che non vuole approfondire ma parlare alla pancia esprimendo essenzialmente dissenso ed una formazione politica che difende la libertà di essere al di sopra delle leggi, della magistratura o del dovere di pagare le tasse mi spaventa. Mi spaventa ancor di più che la sinistra storica sia ormai in mano ad esponenti della defunta Democrazia Cristiana, e che chi si professa di sinistra rischia ormai di diventare un extraparlamentare, cioè un estremista. 
E nessuno, dico, nessuno, che abbia il coraggio di puntare sull’educazione e sulla cultura, cioè sui nostri beni più preziosi. I governi che si succedono non fanno che sacrificare la Scuola Pubblica dello Stato senza mai toccare i fondi per le scuole confessionali e non statali, arrivando ad abolire persino il nome dal ministero. Ministero della Pubblica Istruzione evidentemente sembrava troppo marxista, meglio un più moderato MIUR. Musei e siti archeologici, che possono essere fonte di reddito ed impiego, sono visti in modo miope come un peso insostenibile in momenti di crisi. Il teatro a tutti i livelli, la musica, il nostro patrimonio culturale intero è sempre meno aiutato, e poco a poco muore. Si tolgono o si riducono dai piani di studio le materie che riguardano l’arte. Il territorio è visto come merce da consumare, non come un bene comune da difendere, un aspetto della nostra italianità.
Ecco, io somatizzo tutto questo, e provo una crescente avversione per gli italiani che tutto questo lo permettono, che non vogliono o non sanno leggere un testo che sia più lungo di quello contenuto in un foglio A4, scritto neppure troppo in piccolo, ma che si limitano a slogan da stadio, e preferiscono il tifo al silenzio per pensare. E sopporto ancor meno chi, da traditore, esporta capitali, per pararsi il culo puntando sul nostro fallimento come Paese, oppure chi prende cittadinanza fiscale all’estero per pura convenienza, non per motivazioni religiose o di persecuzione in Italia. Ormai ci si esporta direttamente in toto, capitali e vita, abbandonandoci. Io, sinceramente, ho la peggior opinione possibile di questi personaggi, siano essi cantanti, artisti, imprenditori, sportivi, politici o altro, e non vorrei più trovarmeli davanti spacciati per italiani. Ai miei occhi non lo sono più e non meritano di esserlo.
Io vorrei un Paese orgoglioso della propria cultura, riconosciuta in tutto il mondo tranne che da noi stessi, un Paese nel quale impegno e sacrificio recuperino il valore di un tempo.
Con la cultura solitamente  non si diventa ricchi velocemente a livello individuale, ma lo diventiamo tutti di più, preparando inoltre per i nostri figli un luogo dove vivere meglio, con minori differenze sociali.
                                                                     Silvano C.©


( La riproduzione è riservata. Ma non c'è nessun problema se si cita la fonte.  Grazie)

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