sabato 22 febbraio 2014

Chiacchiere da bar


Enzo entra nel bar e ordina una birra, si guarda attorno, ascolta un po’ i discorsi che gli arrivano dai pochi presenti e che per un po’ lo distraggono. Luoghi comuni e frasi fatte, oppure vere e proprie mostruosità. 
Finisce di bere, paga ed esce infastidito. Fa due passi, la sera scende piano, non ha impegni urgenti ad inseguirlo, deve ancora cenare e non ha intenzione di vedere nessuno, non le persone che conosce almeno. Si sentirebbe in dovere di raccontare e sfogarsi, e non desidera suscitare la pietà di nessuno. Le strade per fortuna gli permettono di ritrovare un minimo sé stesso, una leggerezza temporanea, ed entra dopo un quarto d’ora in un altro locale, ordina un panino caldo fatto col pane toscano, specialità del posto, ed un’altra birra.
Quando gli servono al banco su un piattino quanto ha chiesto inizia a mangiare con calma. Gli piace stare in piedi, lo trova meno imbarazzante quando è da solo, guarda le stampe alle pareti, luoghi che lui conosce ma immortalati com’erano secoli prima. Stavolta per fortuna nessuno fa discorsi idioti a portata delle sue orecchie, e così si immerge nei pensieri che lo tormentano e che vorrebbe rimuovere. Dopo aver finito sente ancora bisogno di qualcosa, ma è stanco di girare a vuoto, non ci sono film che lo interessino, e del resto tutti o quasi i “suoi” cinema sono ormai chiusi da anni. Esce, cammina ancora, ma stavolta si dirige verso il centro, dove c’è più gente in giro.
Entra in un terzo locale, dove non aveva mai messo piede prima, anche se sa che non dovrebbe ordina una terza birra, si siede su una sedia alta, vicino alla parete, ed appoggia il bicchiere sulla stretta mensola che segue il contorno di tutti i muri ad esclusione del bancone. La testa è sempre più leggera, ora è un po’ brillo e se ne rende conto. Attacca discorso, cosa che gli capita di fare sempre più frequentemente, anche solo per una battuta, con uno sconosciuto che gli siede vicino. Potrebbe avere più o meno la sua età, e probabilmente non ha cose urgenti da fare neppure quello, infatti dopo qualche minuto stanno parlando scambiandosi confidenze.
Enzo gli racconta di suoi problemi col figlio, mentre l'altro ascolta, annuendo di tanto in tanto, intuendo che non serve il suo intervento, ma solo la sua attenzione. Poi è il suo turno di quello, che gli narra di una sua vacanza finita male, si ferma, forse col dubbio di averlo infastidito, ma Enzo gli sorride, e l'altro continua così a raccontare di un suo amico e delle sue vicissitudini. La premessa è che le donne sono più forti degli uomini, e la dimostrazione è nella sua lunga storia. Racconta di questo amico un po’ particolare, sempre pronto a richiudersi in sé stesso e ad ingrandire ogni suo problema, apparentemente aperto ma fondamentalmente egoista, pronto a sparire per mesi o anni e ipocondriaco all’inverosimile. Sua moglie ha avuto grossi problemi di salute, comtinua, cose da far uscire di testa più di una persona, cioè ha dovuto affrontare in sequenza ed a brevissima distanza due interventi chirurgici per due diversi tumori, ed ha dovuto sottoporsi a chemioterapia, ma sembrava che l’ammalato fosse lui, non lei. È un immaturo che talvolta ha momenti di generosità che spiazzano, ma fondamentalmente è inaffidabile. Se non ci fosse stata lei, a sopportarlo, in poche lo avrebbero fatto. Spiega che l'amico probabilmente se ne rende conto, malgrado tutto, e che tenta di ricambiare, ma non sa sino a che punto. Lo frequenta di tanto in tanto, sempre meno a dire il vero. Problemi oggettivi ne ha tanti, certo, ma chi non ne ha, oggi, di questi tempi? No, non c’è nulla da fare. Quel mio amico, senza la moglie accanto, sarebbe probabilmente già crollato da un pezzo.
Enzo lo ha ascoltato, senza intervenire, e conviene senza fatica sull’importanza della moglie nel caso di quel suo amico, ma non è tanto sicuro che la donna sia sempre e solo salvezza per l’uomo. Ed ora, forse assalito da una lucidità di ritorno, non desidera più continuare il discorso, non ha più voglia di ascoltare o di raccontare, probabilmente avverte un certo chè di falso nel suo interlocutore occasionale. I suoi occhi che vagano in giro lo rivelano. Spiega che si è fatto tardi, saluta in modo frettoloso, si alza, paga ed esce.
E' svuotato e leggermente ubriaco,  non tenta neppure di raccogliere le idee che gli sono cadute per terra, le lascia lì, che chi passa le calpesti pure.
Cammina per la strada che conosce, ancora non ha capito nulla e la notte ormai è scesa.
                                                                                      Silvano C.©


( La riproduzione è riservata. Ma non c'è nessun problema se si cita la fonte.  Grazie)

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