martedì 21 aprile 2026

Questione di lato B

Ci siamo regalati anni belli e anni difficili. Ora, dopo tanto tempo, devo ammettere che quando attraversavo momenti nei quali perdevo la testa eri tu che restavi obiettiva e pragmatica. Io mi sfogavo contro incolpevoli porte e tu reagivi andando a far ricerche e colpendo in modo puntuale e legale chi ci aveva ingannati portandoci dentro un duplice fallimento che rischiò di farci andare sotto i ponti. Però sono i momenti belli che rivorrei indietro, tutti, a partire dai giorni nei quali ti scattai quella bellissima foto in bianco e nero nella quale sorridi e sembri una zingara. Eravamo in uno dei lidi di Ferrara, ora noti come lidi di Comacchio. Quando ero in buona ero inarrestabile, una forza della natura, non mi spaventava nulla, ma bastava che arrivasse una nuvola un po' diversa dal solito e cominciavo a prevedere ogni tipo di conseguenze nefaste. Mi servirebbe un setaccio per scartare le cose sbagliate che feci con te e mantenere solo le altre, per fortuna non poche. Ma non si può. Il pacchetto si vende completo. Alla fine sono stato fortunato.

                                                                                                                Silvano C.©

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lunedì 20 aprile 2026

L’utente da lei chiamato non è raggiungibile

Amo le abitudini che mi legano alle persone. È vero che sono un freno all’ideale e irraggiungibile libertà, ma è altrettanto vero che mi danno uno scopo, un perché. Le domande senza risposta sono infinite, e appena una domanda viene esaudita, ecco che almeno un altro paio si presentano ad occuparne il posto. Per fortuna però la duplice domanda fondamentale che a volte mi si forma in testa, anche inconsapevolmente è a cosa servo? come sono utile al mondo?

Al mondo non lo so, forse non servo a nulla, ma a qualcuno vicino sono utile, mi ci posso dedicare, quindi ho un perché.

Tra le mie abitudini secondarie ci sono quelle che eseguo come un insetto programmato per svolgere alcune funzioni, e se mi scordo perché sono andato in cucina mi basta, come un insetto, ritornare al momento precedente, cioè in bagno, e ricordare così che in cucina tengo quella forbicina che mi serviva in bagno. Le abitudini primarie, secondo la mia scala, sono quelle più importanti e riguardano le persone. Mi piaceva, a una certa ora della sera, telefonare ai miei. E mi piaceva molto, quando io ero lontano da Rovereto oppure eri tu ad essere lontana, telefonare a te.

                                                                                                            Silvano C.©

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domenica 19 aprile 2026

Andavo a teatro

Andavo a teatro, per molti anni sono andato a teatro. Ho smesso quando mi sono reso conto che mi addormentavo prima della fine delle recite, appoggiando il viso sulla balaustra ricoperta di velluto rosso del loggione dello Zandonai di Rovereto. Quelle ultime volte siamo andati assieme, e poi ci siamo arresi al fatto che, lavorando come facevamo e alzandoci presto il mattino, non reggevamo. È stato un peccato, lo abbiamo capito, ma non avevamo alternative. Una sola volta però, prima di abbandonare del tutto, siamo andati a Verona con alcuni amici per uno spettacolo pomeridiano, se non ricordo male. Non siamo andati per prosa o balletto, ma per una rivista. Lo spettacolo si chiamava esattamente Bentornata signora Rivista e voleva essere una ripresa nostalgica dello spettacolo di molti anni prima, definito anche avanspettacolo. Quel genere ormai era stato dichiarato morto dopo le sue evoluzioni in forme sempre più erotiche col nudo in scena. Ad uno di queste ultime riviste andai convincendo pure un’amica ad accompagnarmi e lei, alla fine, ne rimase molto imbarazzata. Il teatro era il Verdi, di Ferrara. Ebbene sì, ho fatto pure questo, allora sapevo coinvolgere, nel bene e nel male. Intanto sono finite pure quelle ultime riviste, ombre del passato senza un futuro davanti. Quello che finisce perché cambia il vento non si può far rivivere, lo capisco sempre meglio ogni giorno che passa. E non è solo al teatro che ho rinunciato.

                                                                                                                Silvano C.©

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sabato 18 aprile 2026

Com’è il mondo

Inizia sin da piccoli, non è possibile evitarlo. Magari comincia ancora prima di nascere ma non credo si tratti di cosa ereditaria. Si ascolta, s’impara, poi si continua ad ascoltare e a imparare. Si rimane affascinati da chi sa raccontare paesaggi fantastici, da chi inventa la sua realtà e te la trasmette, da chi narra e sa come farlo. Mio nonno mi raccontava favole, è stato il mio primo affabulatore quando non cercavo realtà ma sogni da vedere e, magari da realizzare. Ho avuto un maestro unico in questo, un maestro delle elementari del quale sono un suo indegno ex-alunno. Lui narrava ma era legato a fatti storici, attuali, scientifici, non intendeva raccontare favole, voleva preparare i suoi alunni alla vita. Entrambi, mio nonno e il mio maestro, sono stati onesti, mi hanno raccontato senza mentire, e anche mio nonno mi ha mostrato la realtà non solo il mio maestro. Mio nonno poi mi ha aperto il mondo del cinema, e dopo di lui quel mondo è sempre stato la mia fabbrica di sogni e di confronto anche col vero. Poi ho avuto altri in grado di catturarmi in alcuni momenti della vita con la loro narrazione, che mi hanno convinto non solo con le parole. Alcuni li ho perduti e dimenticati, anche se immagino abbiano lasciato tracce, altri hanno modificato per sempre la mia percezione del mondo. Il fatto fondamentale è questo, del resto: il mondo non è com’è in realtà, il mondo è come si racconta. Il mio mondo è quello che mi sanno raccontare quelli che sanno raccontare.

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venerdì 17 aprile 2026

Leggere è un’ipotesi

Quando fuori inizia far troppo caldo sono possibili varie soluzioni, non tutte facili o economiche. Prima di tutto, e questo non costa, è possibile uscire al mattino prima che il sole svolga sino in fondo il suo lavoro oppure verso sera, dopo le ore più calde. In casa è meglio tenere le finestre con gli scuri chiusi o le tapparelle abbassate, in semioscurità. Se si ha un condizionatore si può usare, ma ovviamente questo ha dei costi. Potendo si parte per località di mare, solitamente più ventilate e con la possibilità di fare bagni, oppure verso la montagna, dove la morsa del caldo si allenta. E poi sono possibili altre scelte ovviamente, serve solo fantasia. Quella che mi piace di più, e che qualche effetto lo produce, è immergermi nella lettura di un romanzo ambientato tra i ghiacci in qualche località del nord dell’Europa o dell’America, come in Danimarca, Islanda o Canada. Del resto, se ricordi, andammo realmente in Danimarca, in un nostro viaggio di molti anni fa. In Islanda e in Canada non credo che arriverò mai, troppo lontane come mete per chi non vuole usare l’aereo. E poi viaggiare è faticoso, ora non so se rifarei viaggi che facemmo nel passato assieme. Li rifarei a una sola condizione, se tu venissi con me. Capito mi hai?

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giovedì 16 aprile 2026

Parole

Quello che si scrive muore e ciò che è scritto è già morto da tempo, solo la parola pronunciata e ascoltata è viva e mantiene la vita. Nessuna pietà per le favole che mio nonno mi raccontava quand’ero bambino, nessuno me le racconta più con la sua voce e con le sue espressioni del volto che non mi stancavo mai di risentire e rivedere. Nessuna pietà per le telefonate con Roberta, che mi ha salutato un’ultima volta lo scorso novembre e dopo non ho più potuto sentire. E ancora nessuna pietà per quando parlavamo assieme di mille cose diverse, discutendo su ciò che avremmo dovuto scegliere o non scegliere. Dovresti parlarmi ancora di te o di quello che ti passa per la mente, sfruttare ogni occasione reale o immaginaria e usare la tua voce, solo quello mi servirebbe.

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mercoledì 15 aprile 2026

Buchi nelle ciambelle

Quando una cosa non mi riesce spesso me ne rendo conto e l’abbandono prima di insistere troppo. In passato, anche molti anni fa, ho capito perfettamente che come pittore non valgo nulla. Ho consumato inutilmente tubetti di colore, pennelli e tavole, che alla fine ho buttato. Come imbianchino però me la cavo. Non mi sono mai azzardato a comprare tele e conservo i miei pochi dipinti (due) per ricordarmi di non riprovarci. Tuo padre, pur senza essere un vero pittore, ci sapeva fare e conservo diversi dei suoi lavori. Piaceva pure a te vederli appesi alle pareti di casa. Anche Roberta, pure lei non pittrice, sapeva realizzare opere degne di nota, e ne conservo un paio. Altre cose che non mi riescono o non fanno per me? Troppe, ma ne tento un elenco brevissimo. Non sono adatto ad andare in montagna su ferrate, troppo rischio e troppo vuoto sotto. Non so cucinare dolci elaborati, al massimo budini e crostate. Non sono uno scrittore anche se continuo a scrivere. Non so comandare, preferisco eseguire anche se a modo mio. Non so giudicare, e se in passato sono stato costretto a farlo senza poterlo evitare, ho tentato di fare meno danni possibili, tranne in un caso del quale mi vergogno ancora adesso, decenni dopo. Ciao, Viz. Quest’ultima mia debolezza-cattiveria non te l’ho mai confessata, ma è avvenuta anni prima che ci incontrassimo. Fingi che l’abbia dimenticata.

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martedì 14 aprile 2026

Il trittico

Quando l’ho conosciuta, a Riva del Garda, mi ha fatto scoprire molte cose, come Escher e le bolle di sapone, mi ha dato lezioni sull’amicizia e sulla vita, non è mai stata invadente come capitava spesso a me. Accoglieva e sapeva capire. Con gli anni, malgrado la distanza fisica, abbiamo mantenuto un dialogo costante. Io nei primi tempi ho fatto per lei piccole cose da artigiano, tra le altre una piccola libreria bassa in legno di larice e la poltrona d'emergenza di Le Corbusier con multistrato marino, dopo averne scoperto il progetto su un libro che penso di aver smarrito. Sono stati anni creativi e senza rete, non avevo neppure il telefono. Lei, tra le altre cose, mi ha regalato un trittico incompleto. Solo la prima tavola è ultimata, Le origini, le altre due tavole ancora aspettano dopo le prime pennellate e abbozzature. E aspetteranno per sempre. Quando lei aveva iniziato a star male le avevo riportato le tre tavole con la scusa di darle un motivo mentre pensavo egoisticamente alla possibilità che lei me le ultimasse. Al telefono, di tanto in tanto, le ricordavo la sua promessa. Non ha potuto mantenerla. È partita lo scorso novembre, il mese dei morti. Ho riavuto da non molto le tre tavole incomplete, e ho riappeso al suo posto, rimasto vuoto per anni, Le origini.

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lunedì 13 aprile 2026

obblighi

Salgo le scale facendo attenzione a non inciampare e a non scivolare. Prima di uscire controllo che le finestre siano chiuse. Metto in ordine i documenti con una logica intuitiva in modo da poterli trovare quando mi servono. Telefono sempre agli amici che non sento da qualche giorno. Guardo la data di scadenza di medicinali e prodotti alimentari per evitare di usarli scaduti. Quando vado in bicicletta evito il gradino che spesso si trova all’inizio della ciclabile per non danneggiare o forare le gomme. Bevo ogni giorno l’acqua necessaria mentre per il vino cerco di non esagerare. Evito fritti, grassi, zuccheri semplici, bevande gassate e cibo spazzatura. Riguardo alla cosiddetta spazzatura separo umido, carta, imballaggi, batterie esaurite, vetro e lattine, indifferenziata e oggetti da conferire in discarica. Quando esco porto con me documenti, liquido disinfettante, denaro contante e bancomat, sacchetti in tessuto che mi servono per fare la spesa più altre cose utili. A forza di pensare a tutto questo inizio a perdere colpi, a raccontare balle per non sfigurare o ammettere che col tempo alcune cose non le so più fare. La perfezione non esiste se non come parentesi passeggera che svanisce come la nebbia al sole. Credo di avere alcuni obblighi più importanti di quelli ai quali ho accennato nell’elenco appena fatto, uno di questi è non dimenticare chi amo e ho amato, anche se non c'è più.

                                                                                                           Silvano C.©

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domenica 12 aprile 2026

La mia versione

Qui, tra queste righe battute con la tastiera per alimentare il blog da molti anni, ben poco si può ritenere oggettivo e al di sopra delle parti, inattaccabile, veritiero sino allo scrupolo. Anche quando parlo di te, quando ricordo con dolore o con piacere avvenimenti vissuti assieme, ne fornisco la mia versione, mai la tua. Quello che vorresti e potresti dire tu io lo immagino, lo sospetto, lo temo e lo vorrei sentire con le mie orecchie, ma non si può. A volte penso che in certe notti certi sogni siano una forma parallela della tua vita che si prolunga e interagisce con la mia e non quello che realmente sono i sogni. Non mi contraddici, non fai osservazioni, non critichi né mi obblighi a ragionare diversamente, anche quando ne avrei bisogno. Su alcuni temi solo tu potresti aiutarmi, nessun altro, nessuno. Quindi faccio cose, prendo decisioni che sembrano logiche e, dopo, succedono fatti che mi obbligano a pentirmene. È difficile. Ci provo, a volte, ma è difficile. Ciao, Viz.

                                                                                                                Silvano C.©

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sabato 11 aprile 2026

Oggi polpette

È da tanto tempo che non preparo polpette, veramente tanto. Quando le preparavo per te riuscivo a metterci una quantità industriale di verdure, non solo la carne. E così farò anche oggi. Non seguirò alcuna ricetta, sono refrattario a seguire indicazioni codificate e, quando cedo a leggerne qualcuna so benissimo che, prima o poi abbandonerò la via indicata per seguire il mio istinto o, con nostalgia, i miei ricordi. Oltretutto, come principio basilare principe della mia cucina, tendo a utilizzare quello che ho già in frigo o in dispensa. Se avessi un orto partirei da quello che ottengo dall’orto. Un altro mio principio è quello di non usare certe dosi rigide o quantità consigliate quindi non sopporto l’obbligo di comprare quantità precise di un certo prodotto, visto che mi servo normalmente in supermercati dove alcune cose non sono in vendita a peso. E neppure mi adeguo ad usare solo il tuorlo dell’uovo, ad esempio. Dell’albume cosa dovrei farne, cucinare un altro piatto che non m’interessa o buttarlo? Quindi so già che alcune preparazioni mi sono precluse per mia precisa volontà e le polpette, per loro natura, rispettano le mie scelte. Poi ci sono altri motivi per preparare polpette: il loro nome è simpatico, Polpetta è un nome carino per una gatta e poi mi riportano altri tempi, mi riportano te. Ciao, Viz.

                                                                                                                Silvano C.©

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venerdì 10 aprile 2026

tracce

Se fossi in te probabilmente penserei cose diverse. Forse neppure saprei chi sono io ora, cosa penso, cosa immagino di fare, che paure e che illusioni vivo. Quando superficialmente si dice Se fossi in te credo non si rifletta sino in fondo al significato vero di questa frase banale e allo stesso tempo impossibile. Neppure io basto a capire me stesso, le miserie e le glorie. Gli altri mi vedono, certo che mi vedono, e capiscono molto più di quanto io immagini, dicono molto più di quanto io creda, e non è detto che necessariamente sappiano tutto. Alcune informazioni che mi riguardano so per certo che non mi sono accessibili e dicono di me, esprimono fatti e giudizi, oggettivi e soggettivi. Si tratta di documenti in cartelle anche cartacee che alcuni enti sono tenuti ad avere dei loro dipendenti o di chi è soggetto alla loro discrezionalità. Medici e psicanalisti, segreterie scolastiche, schedature militari e di ogni altra istituzione con la quale sono venuto in contatto hanno di me un’opinione. Un’opinione scritta, depositata e registrata. Tutto verrà archiviato quando non ci sarò più, e lentamente perderà ogni valore. Anche chi pensa di essere in me perderà interesse a farlo e non so chi sparirà per primo. Tracce, si tratta di semplici tracce di vita, personali e legate a fatti, a quanto è accaduto, ad amicizie e amori nati o mai nati. Vento, in ultima analisi, vento che soffia e confonde ogni cosa.

                                                                                                                Silvano C.©

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giovedì 9 aprile 2026

Venezia

Venezia è umida, anche la stanza ha il letto con le lenzuola umide, del resto cosa vuoi aspettarti se scegli un piccolo albergo economico sulla Giudecca e non prenoti al Danieli? Il pranzo seduti all’aperto a un tavolino a due passi da piazza San Marco comprende un primo di spaghetti che sembrano scaldati al microonde, e quasi certamente è così. Del resto noi siamo turisti e non conosciamo i locali giusti dove spendere relativamente poco e mangiare decentemente, ci basta respirare l’aria di un luogo magico anche se qualcuno ci marcia e ne approfitta. Oggi con questi, che domani non ci saranno più ma ne verranno altri. Venezia è anche vetri artistici di una bellezza unica, che vediamo esposti in vetrine, musei e anche vetrerie storiche. Ma questi capolavori non ce li possiamo permettere, e ci va bene se riusciamo a comprare qualcosa di non pacchiano e non prodotto altrove. Col terrore poi, continuando a camminare tra le calli e sui ponti, salendo sui vaporetti e arrivando a piazzette con al centro un piccolo pozzo di rompere quel piccolo oggetto di vetro che forse non è stato incartato e protetto nel modo migliore. A Venezia andiamo facciamo una sosta a San Michele, cerchiamo la tomba di Basaglia, ci perdiamo in quell’isola-cimitero e poi riprendiamo il vaporetto per tornare. Per noi Venezia è stata una meta raggiunta raramente ma ci tornerei molto volentieri se tu venissi con me, se potessi, ancora una volta. Da solo non m’interessa più, e con altri non abbastanza. Ciao, Viz.

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mercoledì 8 aprile 2026

Scatole

Sono entrato in appartamenti dove conoscevo persone che vi abitavano e ho incontrato in appartamenti persone che poi avrei frequentato mentre altre sono sparite per sempre senza quasi lasciare tracce. Decine e decine, forse centinaia, ma non mi va di fare un tentativo di elenco ordinato per importanza o cronologia. E intanto leggo un articolo che parla di un grande cimitero nel quale la morte lascia spazio alla vita. Nella capitale che ospita quel cimitero chi non ha mezzi per accedere a un alloggio decente si adatta a vivere tra tombe e loculi, i più fortunati in cappelle con un tetto. La motivazione è che, malgrado questo sia vietato, il cimitero è vicino al centro, alle fermate dei mezzi trasporto e ai luoghi di lavoro. Se si viene costretti ad andarsene ci si ritrova lontani da tutto, e non si riesce a sopravvivere. Ora, Viz, leggere queste cose mi fa riflettere che per noi esiste un posto per i vivi e un posto per i morti. Vengo ogni giorno a trovarti dove non sei e noi due occupiamo il posto giusto. Io resto nella nostra casa e tu resti non lontana dalla nostra casa, in quel non luogo che vedo dalla finestra. Alla fine, come spiega in conclusione l’articolo che ho citato, tutti finiamo in una scatola. Ciao, Viz.

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martedì 7 aprile 2026

Si può vivere senza

Molti anni fa, veramente molti, ero convinto di saper correre molto veloce, più veloce di tutti. Non era vero, ovviamente, ero io che arrivando al limite delle mie capacità pensavo che nessun altro avrebbe potuto fare lo stesso. La prima volta che ebbi un certo dolore al ginocchio mi sembrò che fosse quasi insostenibile, che mi togliesse possibilità che giudicavo irrinunciabili. E lo stesso avvenne quando provai un certo fastidio al piede, o all’occhio destro, allo stomaco e via continuando. Adesso potrei elencare molto in fretta le parti del corpo che nel corso della vita non mi hanno mai dato problemi perché non sono molte. Quindi, col tempo, sono arrivato alla convinzione che si può continuare a vivere anche con problemi che prima giudicavo inaccettabili, convivendo con dolori fisici reali e immaginari, con dolori della mente. Si può anche vivere senza molte cose, e in questo caso l’elenco sarebbe lunghissimo. Da molti anni del resto vivo senza di te, fingo di averti qui vicina ma so che è un’illusione. Malgrado tutto vivo. Sino a quando non so, ma ora vivo. Ciao, Viz.

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lunedì 6 aprile 2026

Invisibilmente

Ora mi permetto di dire cose che tu non avresti approvato. Immagino che tu pensi ciò che non hai mai pensato. Ti attribuisco, a mio piacere, ricordi imprecisi e modificati dal tempo. Nulla è possibile se inventato, anche se in buona fede, per mantenere un sorriso, per far restare viva la memoria quando non si può fare con la persona. Le cose le capisco, le so, me le spiegano e le intuisco a modo mio. Rimpiango le litigate che rimettevano ogni cosa in discussione, che mi rendevano insicuro, che creavano dubbi. Adesso non puoi sfuggire, mi dici ciò che voglio, pensi ciò che voglio, eppure…

Eppure credo che, invisibilmente, tu resti. Ciao, Viz.

                                                                                                                Silvano C.©

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domenica 5 aprile 2026

Perfect Day

Just a perfect day

drink sangria in a park

and then later

when it gets dark we go home

Just a perfect day

feed animals in the zoo

and then later a movie, too

and then home

Oh it's such a perfect day

I'm glad I spend it with you

oh such a perfect dayyou just keep me hangin on

you just keep me hangin on

just a perfect day

problems are left to know

Weekenders all night long

it's such fun

just a perfect day

you make me forget myself

I thought I was someone else

someone good

(Lou Reed - Perfect Day)

Avrebbe potuto essere una giornata perfetta. Una breve passeggiata, un locale dove avevo prenotato il pranzo di Pasqua già più di una settimana prima, il menù adatto ai nostri gusti, il sole arrivato finalmente a scaldare l’aria. Avrebbe potuto essere tutto perfetto, però mancavi tu. A te sarebbe piaciuto, e anche a noi. E avrebbe potuto anche essere migliore se non avessimo incontrato lei. Ma non si può avere tutto, neppure perdere chi preferiremmo perdere. Ciao, Viz.

                                                                                                                Silvano C.©

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sabato 4 aprile 2026

Sorpresa mancata

Non l’ho mai fatto, che peccato. Entrare in un laboratorio di pasticceria specializzato nella preparazione di uova di cioccolato con la sorpresa portata dal cliente. L’ho pensato molte volte, veramente molte, poi o era ormai tardi oppure non mi ero organizzato col posto giusto. Se adesso potessi avrei più di un posto dove comprare un bel gioiello etnico con pietre magari quasi grezze o una scatoletta in argento lavorato o quello che sul momento mi ispirerebbe e poi, con questo piccolo oggetto già nella sua confezione regalo, andrei nel laboratorio dove il cioccolato lo sanno modellare e sceglierei l’uovo, magari fondente, incartato poi in modo non appariscente in modo da sembrare un uovo come tanti, non scelto appositamente e con una sorpresa personalizzata. Mi sarebbe piaciuto farlo, ma ormai è troppo tardi, la vita è piena anche di cose mai fatte, di vuoti mai riempiti. Ciao, Viz.

                                                                                                                Silvano C.©

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venerdì 3 aprile 2026

matti

Ci sono matti da legare che nessuno ha il coraggio di bloccare.

C’erano matti che andavano in manicomio perché infastidivano la famiglia. Alcune matte venivano internate perché i mariti volevano divorziare da loro, e farle dichiarare matte per loro era comodo.

Veri matti non ne ho mai conosciuti, sicuramente perone strane sì, a volte strane come me, a volte meno e a volte di più.

Sulla pazzia posso dire poco se non che alcuni matti, per come sono raccontati o rappresentati, li trovo comici, simpatici, vicini.

Poi ci sono matti che bombardano e distruggono, che pensano al mondo come a una cosa loro. Ecco, questi mi spaventano veramente.

                                                                                                                Silvano C.©

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giovedì 2 aprile 2026

Una meta da sogno

Fuggirei dove non sono mai andato, dove gli amici sono per sempre, dove io non tradisco la fiducia di nessuno, dove chi c’è resta e non invecchia né muore. Quel luogo non esiste, come l’isola che non c’è, ma sento il bisogno almeno di sognarlo, di pensarlo e di pensarmici. Mi sono sognato che in quel luogo non ci sono ospedali perché nessuno si ammala. Non ci sono cimiteri perché nessuno muore. Nessuno è in pensione e c’è lavoro per tutti, ma è quel lavoro che piace e si ha l’impressione di giocare, non di lavorare. Sembra che qualcuno sia retribuito per guardare chi passa. Qualcun altro ama cucinare e lo fa per tutti quelli che amano i suoi piatti, facendosi pagare pure molto perché sono tutti ricchi, anche quelli che non hanno casa e dormono sotto gli alberi, perché così preferiscono fare e stanno bene all'aperto, pure di notte. Il tempo è sempre bello, sia in estate sia in inverno. Poi se piove, non so perché, tutti diventano più allegri. Forse perché hanno l’occasione di ripararsi sotto i portici e fare nuove conoscenze. Non esiste, lo so, un posto così, ma sognarlo a volte mi capita, e neppure mi rendo conto di quante volte mi succede.

                                                                                                                Silvano C.©

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mercoledì 1 aprile 2026

Occorre capire, distinguere e non credere a ogni cosa

Seguimi dove voglio portarti. Seguimi se ti va. Non prometto né tutta la verità né completa onestà. Non fidarti di quello che dirò, non ti conviene. Se mi seguirai dovrai usare la tua intelligenza per separare il credibile dal vero e per diradare le nebbie artificiali fatte calare a piacer mio. Alla fine non so cosa resterà, cosa si potrà salvare, e non sai neppure quante volte sono io per primo a pormi questa domanda. Sicuramente non tutto, questa è una certezza. Mi piacerebbe pensare a un’immagine in bianco e nero, a una fotografia come si usava anni fa e come alcuni amatori tendono a usare anche oggi. Se tutto fosse nero sarebbe sicuramente sovraesposta, non si distinguerebbe nulla di nulla. Se tutto fosse bianco il risultato sarebbe lo stesso, anche se la causa potrebbe essere stata, nella fotocamera analogica, che semplicemente non è scattato l’otturatore. Quindi l’immagine visibile è, per forza di cose, un insieme di bianco, nero e quasi infinite gradazioni di grigio. Rifletti tuttavia che quest’ottica fotografica è una visione limitata della realtà perché, da moltissimi anni ormai, la fotografia è a colori, come lo è il mondo che ci circonda.

                                                                                                                Silvano C.©

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