Noi si andava al mare, ma per cura, mica per divertirci. Il medico aveva detto ai miei che avevo bisogno di mare, e un anno nel quale i miei non potevano spostarsi mi mandarono in una colonia estiva a Igea Marina, e furono le settimane peggiori della mia vita di quel periodo. Non ricordo nulla di piacevole di quei giorni, solo compagnie che non mi andavano, l’inizio di scoperte sulla via di Onan, cibo che subivo e un clima da caserma, quasi peggiore di quello della vera caserma che avrei conosciuto molti anni più tardi, nel veronese. Noi andavamo al mare prima che nascesse mio fratello, e poi anche dopo, a Porto Garibaldi, in un piccolo appartamento in affitto dove solitamente stavamo io e mia madre. Mio padre arrivava il fine settimana perché lui, muratore, non poteva stare con noi gli altri giorni, e arrivava con la corriera. In spiaggia avevamo una tenda quadrata simile a quelle delle barche tenuta da un bastone e due picchetti, da spostare quando l’ombra si spostava, e due pericolose sedie a sdraio. Allora non c’erano gli ombrelloni nel bagno dove avevamo il posto, e di spiaggia libera sicuramente non si parlava. Eppure avremmo risparmiato se ci fossimo andati, ma evidentemente non usava o non si riteneva sicuro, non lo so. Non saprei dire adesso quanti anni durò, non troppi penso. Affittavamo dagli Arveda, un cognome locale molto diffuso. Allora non sapevo nuotare e una volta che mi aggrappai a un piede di mio padre, quando lui lo immerse, finii sott’acqua e bevvi, ad occhi aperti. Uno degli ultimi anni trascorsi quasi tutti i giorni da solo, guardando altri miei coetanei che giocavano, non lontano. Solo verso la fine della nostra permanenza, non so come, il ghiaccio estivo si ruppe e finii col divertirmi con questi ragazzini, in particolare con una ragazzina, chiedendomi perché non fosse successo prima. Ricordando quell’esperienza, molti anni dopo, quando con nostro figlio andavamo in campeggio e restavamo pochi giorni in qualche spiaggia, vedendo che solitamente lui giocava da solo, iniziavo a scavare buche o canali sul bagnasciuga attirando l’attenzione di altri bambini, che a quel punto erano pronti per giocare con nostro figlio, e io mi ritiravo. La cosa peggiore che ricordo delle prime volte a Porto Garibaldi è quel tristissimo costume di lana che, una volta bagnato si sformava e cadeva da tutte le parti. E neppure asciutto era un bel vedere, oltre a non essere per nulla comodo.
Silvano C.©
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