venerdì 28 agosto 2026

voci

Mi basterebbe la voce, anche solo sentirla al telefono. So che non ci sei più, da troppo tempo, e non solo tu. Eppure, quando eri lontana, a volte mi sembrava che tu fossi più vicina, ero stupido, come continuo a dirmi trovandone conferme, e su questo non vedo segni di miglioramento. Io ero lontano da casa, oppure lo eri tu o magari lo eravamo entrambi, ma ci potevamo telefonare. Ora non posso più farlo. Il tuo numero è in memoria, ma non sei raggiungibile. Non posso più telefonare verso le sette di sera ai miei, a Ferrara, come ho fatto per anni. Anche due amiche molto importanti ora sono irraggiungibili per lo stesso tuo motivo. Ne prendo atto, ma ancora non me ne convinco. Ciao, Viz.

                                                                                                                            Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

giovedì 27 agosto 2026

Mio padre e le saponette

Quando iniziò a fare così non lo so, non ricordo. Nel bagno iniziai a notare strane saponette multicolori, piccole, consumate. All’inizio non capii. Poi, mi resi conto che lui, quando una saponetta cominciava ad assottigliarsi, per non gettarla la univa, pressandola e sagomandola, ad altre che si erano consumate ed erano divenute scomode da usare. Sulle prime la cosa mi infastidì, come molte delle cose che faceva mio padre, poi mi resi conto che aveva una sua motivazione e il risparmio non mi sembrava sbagliato. Così ho iniziato pure io. Per evitare figuracce con eventuali ospiti le saponette che ancora oggi unisco dopo averle inumidite e ammorbidite le utilizzo solo nel bagno più piccolo, dove solitamente chi non è di famiglia non entra. Intanto, sempre con le saponette, ho iniziato a grattugiarne un po' e a far cadere la polvere di sapone nel bucato pronto per il lavaggio in lavatrice. Non troppo, per non danneggiare la lavatrice, ma abbastanza per integrare l’azione del detersivo liquido. Chissà cosa direbbe mio padre di questa mia ultima “mania”, gli anni passano e quello che un tempo non mi piaceva adesso mi manca, a conferma che ero, sono e sarò sempre un pirla.

                                                                                                                            Silvano C.©

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mercoledì 26 agosto 2026

La nottata

La rimozione può essere una forma di negazione, ma quando qualcosa finisce mi resta sempre il dubbio se sia preferibile dimenticare oppure continuare a scavare nella memoria, sino a capire e accettare, ammesso che sia possibile. Qualcuno pensa che non sia una scelta, e forse ha ragione. Per chiarire dovrei però partire da quanto ho deciso di recente, cioè di vendere l’appartamento a Ferrara. È stata una mia scelta, motivata ma non obbligata, razionale ma non ancora consapevole di tutte le sue implicazioni e conseguenze. La scelta che mi si pone adesso non è più quella di vendere o meno, ma è quella tra la rimozione e il mantenimento della memoria. Nel primo caso potrei guardare avanti positivamente, come pensano in molti, ed essere soddisfatto di quello che ho. Nel secondo caso mi sembrerebbe di essere condannato al rimpianto e al sentimento di mancanza, come se di cose simili ne avessi ancora bisogno. Magari elaborerò, ma per adesso mi viene quasi voglia di piangere. Non ho pianto, ci ho solo fatto un pensiero, non si piange per una cosa materiale, è stupido, un appartamento è una cosa, non una persona. Però mi manca Ferrara come è sempre stata, per me, malgrado i suoi e miei difetti e i reciproci tradimenti. Le cose sono troppo recenti. Deve passare la nottata, come spiegava Eduardo.

                                                                                                                            Silvano C.©

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martedì 25 agosto 2026

Chi resta

Hai detto che era meglio se capitava a te, che io me la sarei cavata meglio, che avrei fatto quello che serviva mentre tu dubitavi di esserne in grado, lo hai scritto, non detto, a dire il vero, e leggerlo mi ha fatto male. Mi fa male ancora, quando ci penso. Mi hai caricato di responsabilità e la cosa non è piacevole, ma ammetto che è anche un atto di fiducia, non so cosa dire. Ripenso a tuo padre vedeva la fine anzitempo, e quando toccò a Tommy gli capitò di dire che era arrivata anche la sua ora. Ci sono pensieri affidati alla memoria di chi resta che, per alcuni, sono come scolpiti sul porfido. Per pochi, certo, ma restano, sino alla fine. E nessuno può dire nulla prima che avvenga, quali pensieri rimarranno nella mente. Se potessi scegliere personalmente, per quanto mi riguarda, mi piacerebbe essere ricordato come il falegname mancato che avrebbe potuto fare grandi mobili in legno massello con particolari preziosi scolpiti da vero artigiano-artista. Alla fine però conta poco, conta solo chi resta. 

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lunedì 24 agosto 2026

Fare e disfare, tenere e lasciare

Quando si deve iniziare a distruggere o, sarebbe più opportuno dire, quando conviene farlo? Se tutto si perderà nel tempo e nello spazio, compreso ciò che ho fatto e che mi ha dato un senso e un motivo per vivere, dovrei cominciare io a far pulizia, non aspettare che siano gli altri. Così darei sollievo a chi, per amore, poi troverebbe difficile farlo e non vorrebbe disfarsi di nulla perché lo avrei anticipato assumendomi oneri e responsabilità. Eviterei giudizi che non mi piacerebbe sentire perché avrei già fatto sparire quello che non volevo restasse. Avrei anticipato il lavoro dell’oblio, al quale comunque mi sarei dovuto piegare. Arrivare senza nulla mantenendo tuttavia sino all’ultimo ciò che è indispensabile, calcolare i tempi, anticipare con prudenza. Strana decisione quella di vendere ciò che è costato tanto, che sembrava destinato a rimanere. Eppure gli anni passano. Quando nuotavo non mi stancavo facilmente, né in piscina né in mare aperto. Poi è bastato un problema a un ginocchio e ho quasi dimenticato come mi sentivo in acqua, che sensazioni provavo immergendomi nell’elemento trasparente e cristallino. Quindi occorre adattarsi e rinunciare, con sottrazioni successive e metodiche. Un po' come estrarre da un blocco di roccia informe la figura che vi sta nascosta da millenni, e poi, una volta scoperta, perdere pure quella.

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domenica 23 agosto 2026

Quanti gatti

Erwin Schrödinger amava i gatti, almeno secondo chi lo conosceva, e il suo famoso esperimento mentale col gatto, un vero paradosso, vedeva l’animale contemporaneamente vivo e morto, senza ovviamente maltrattare alcun gatto reale ma solo ragionando in termini di fisica quantistica. Chissà quanti mondi teorici potrebbero esistere, portando avanti certe riflessioni, che magari esistono pure, ma che nessuno di noi potrà mai conoscere perché ognuno si ritrova a seguire una sola delle possibili sequenze temporali e chi seguirà le altre vivrà altre vite in altri mondi… Ammetto che mi confondo, la fisica non è mai stata il mio forte, e dalla fisica quantistica subisco solo certe fascinazioni. Io arriverei facilmente a conclusioni consolatorie, inutile pensarci oltre. La sola vita che mi tocca sembra essere questa, sinché dura, bella o meno bella, forse per sempre l’unica.

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sabato 22 agosto 2026

Una piccola città

Allora mi sembrava enorme e non la conoscevo tutta. Ogni strada percorsa la prima volta era una sorpresa, come avvenne quando arrivai, senza rendermene conto, nella zona ormai definitivamente cancellata e modificata da anni di via delle Vigne, a est della Certosa e vicino al cimitero ebraico. Quasi sessanta anni fa era un incredibile campo agricolo entro le mura, poi è divenuto altro. La spiegazione del perché Ferrara mi apparisse tanto grande è relativamente semplice e quasi banale perché venivo da una piccola frazione, Porotto, e tendevo a frequentare sempre gli stessi luoghi allargando raramente gli interessi. Adesso che in città non ci sono più mi manca, e non ho ancora realizzato quanto e sino a quando. Mi torna alla mente un pomeriggio nel quale feci visita a una amica e compagna di classe. Lei era la figlia del segretario del liceo che stavo frequentando. Si mise al piano che aveva in sala e suonò un pezzo classico che ora non ricordo. Solo vederla ascoltando la sua musica mi colpì profondamente, mi fece sentire inadeguato e piccolo. La frequentai per pochi anni poi le nostre strade si divisero. Molti anni dopo mio padre ebbe, come medico di base, suo fratello, che una volta incontrai nel suo studio. La sua famiglia abitava in un grande palazzo che si affaccia su viale Cavour e, di recente, sono tornato esattamente in quel palazzo. Il cognome della famiglia non c’è più sui campanelli, sono trascorsi troppi anni. Adesso all’esterno c’è la targa dello studio notarile dove ho firmato il passaggio di proprietà dell’appartamento in città dove pensavo che io e Viz avremmo potuto andare negli anni della nostra pensione. Niente da fare, progetti naufragati e città lasciata. Quella città mi aveva attirato con le sue luci del centro e col suo farmi sentire quasi anonimo dopo la vita di paese che non lascia l’anonimato a nessuno. Poco alla volta ritornerò completamente sconosciuto, a Ferrara e altrove.

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venerdì 21 agosto 2026

le persone non restano

Pochi giorni fa pensavo che le giornate estive soffocanti fossero destinate a non finire, che il ronzare degli insetti sarebbe continuato, che la pioggia non sarebbe mai arrivata, e invece le stagioni passano, basta avere pazienza. Però a me la pazienza difetta, e mal sopporto i mutamenti. Anche quelli positivi, almeno sino a quando non capisco che sono giusti e che alla fine mi potrebbero far bene. Così mi torna alla memoria quando amavo scattare poi sviluppare e stampare i miei scatti analogici. Credo di essere stato bravo con la fotografia, anche se come semplice amatore. Avrei potuto probabilmente fare di meglio ma tutto era costoso e certi mezzi non me li potevo permettere quindi, anche se mi sarebbe piaciuto esplorare ancora, ho dovuto accettare i miei limiti. Conservo ancora le due bacinelle per lo sviluppo e il fissaggio delle stampe su carta o cartoncino. Sono semplici bacinelle da cucina di ottima plastica, ancora intatte dopo oltre cinquant’anni, una gialla e una verde. Mi hanno seguito da Ferrara a Riva del Garda e infine a Rovereto. Alcuni oggetti restano, purtroppo non restano le persone.

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giovedì 20 agosto 2026

Mi perdo nei sogni

Nel tempo dei soggiorni estivi al mare, quando tradizionalmente sceglievamo i campeggi e le vicine spiagge libere, capitava che, con l’avvicinarsi dell’alta stagione, ci sentissimo sempre più circondati dai nuovi arrivi. Avevamo l’impressione che ci venisse tolto lo spazio che sino al giorno prima era nostro. Era raro che si arrivasse però a situazioni di sovraffollamento ed evitavamo sempre, per quanto possibile, certe situazioni; camminavamo anche molto per trovare un tratto di spiaggia o di costa adatta a noi. Più raramente ci è capitato di andare in quei luoghi dopo il Ferragosto, e la cosa che personalmente mi metteva tristezza era veder sparire da un giorno all’altro persone che sino a un momento prima sembravano far parte stabile dell’ambiente. Sparivano tende, roulotte e camper, le piazzole restavano vuote e, in spiaggia, gli ombrelloni calavano. Ma un mondo stabile, senza troppi nuovi arrivi e poche partenze non esiste? Un mondo nel quale la perfezione percepita resti inalterata dove potrei trovarlo? È inutile cercarlo, lo so, sono solo un vecchio che si aggrappa a sogni nostalgici.

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mercoledì 19 agosto 2026

Talvolta si rimanda a quando verrà il tempo

Gli ultimi giorni sono stati difficili, è innegabile. Il caldo soffocante, il piccolo trasloco necessario fatto di viaggi andata e ritorno in poche ore, la scelta difficile che ci ha portato a conservare anche ciò che sarebbe stato meglio buttare o lasciare, i pranzi in alcuni ristoranti con le specialità ferraresi, le puntate al supermercato per comprate quello che a Rovereto non si trova e, anche, per restare un po' al fresco mentre fuori la temperatura era vicino ai 40°. Quei giorni, lentamente, diventano passato, mi convinco che la decisione era quella giusta, pure mia zia pensa che abbiamo fatto bene anche se ha voluto l’assicurazione che, quando la stagione sarà favorevole, andrò a trovarla. Il futuro è avanti, come sempre, e si trova qui, dove anche tu non ci sei. 

Avrebbe potuto andare diversamente? Immagino di sì, tutto avrebbe potuto andare in modo diverso, ma non saprò mai cosa sarebbe successo se alcune premesse fossero state altre, lo posso solo immaginare. Quegli ultimi giorni, poi, lentamente diventano memoria, restano nelle immagini conservate e ordinate nei miei archivi, restano nel lavoro che devo ancora concludere qui, dopo aver messo in scatoloni e accumulato in disordine rimandando a quando verrà il tempo.

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martedì 18 agosto 2026

estate on demand

Solo dall’estate di quell’anno e sino all’estate di quell’altro, tutte le altre via, sistemate ordinatamente nelle stanze della dimenticanza, nelle soffitte e nelle cantine di case vendute o abbandonate. Vivo periodi nei quali, per non gettare nulla, conservo persino gli scontrini, poi viene il momento nel quale il vento spira da una direzione inattesa e tutto si scompagina, si confonde e, naturalmente, si dimentica. Ho vissuto molte estati prima, te le ho raccontate quasi tutte, ma adesso non mi piacciono più, non mi procurano il piacere della memoria, le persone erano diverse con me, io ero diverso con loro, non avevo il mio spazio, e di quello che avevo me ne facevo una ragione, mi accontentavo. Accettavo viaggi con altri per non stare da solo, e non sempre andava come mi sarebbe piaciuto, o sceglievo volutamente di andare da solo, neppure cercavo di coinvolgere quelli che frequentavo in quei tempi. Archeologia della memoria, stratificata, sedimentata, da mettere in contenitori museali non aperti al pubblico e neppure a me stesso. Un’estate on demand, chissà se sarebbe possibile ancora, temo di no.

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lunedì 17 agosto 2026

La fortuna di avere un prato con trifoglio

Ho camminato su un piccolo prato con trifoglio, sapevo che sopporta bene il calpestio. Ho camminato senza chinarmi e guardare con attenzione, semplicemente sono passato nel modo più veloce possibile e sono andato a fare la spesa. Magari ho calpestato qualche quadrifoglio, ho calpestato la fortuna. Tornato a casa mi sono perso su alcuni consigli letti su un sito che parla di come tenere in ordine un prato. Per chi gestisce il sito il trifoglio è una pianta infestante che quindi va opportunamente estirpata, anche facendo uso di diserbanti specifici affidandosi a personale specializzato. Il fatto interessante è che il trifoglio arricchisce naturalmente il terreno di azoto e non ha bisogno di essere innaffiato con frequenza, e nello stesso sito si consiglia, una volta tolto il trifoglio, di aggiungere fertilizzante e di curare la sua irrigazione costante. Cosa non mi torna in questi consigli? Varie cose, ma sicuramente non devo preoccuparmi del mio prato perché non possiedo alcun giardino ma solo qualche vaso con fragoline, violette, basilico, papiro e aspidistra.

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domenica 16 agosto 2026

Estate tra i ghiacci

Col gran caldo posso leggere un giallo ambientato tra gli Inuit, in Groenlandia. Non so se abbassa la temperatura percepita ma sicuramente mi distrae dandomi informazioni su come vengono chiamati i buchi creati dalle foche nella banchisa in formazione, e da come vi si possa rimanere mortalmente intrappolati, con l’abbassamento rapido della temperatura. Il sogno di arrivare al Circolo Polare Artico lo abbiamo abbandonato presto, siamo arrivati solo sino al nord della Danimarca, abbiamo intravisto la Svezia oltre lo stretto e non siamo mai arrivati in Norvegia, figurarsi poi la Groenlandia, la Terra Verde. Eppure abbiamo viaggiato, non sollevati in volo ma toccando sempre terra o mare, lentamente, vedendo il paesaggio attorno a noi passandovi attraverso. Vorrei indietro certi giorni, cosa impossibile, e vorrei non scordarli, cosa che per ora mi riesce ancora. Intanto è passato Ferragosto, la barriera psicologica che mi ha sempre fatto intuire la fine dell’estate lasciandomi ancora la sensazione di vacanze possibili e di avventure realizzabili prima delle nebbie autunnali. Va bene, non posso mentire, mi va sempre meno di muovermi, mi basta leggere di luoghi lontani dove catapultare l’immaginazione.Ciao, Viz.

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sabato 15 agosto 2026

non chiedetemi perché

Voglio tutto e l’opposto di tutto, essere santo e peccatore, stare all’Inferno in inverno, al caldo, e in Paradiso d’estate, dove si dovrebbe star sempre bene ma che dopo un po', dicono, ci si annoi. Il marito pieno e il bottiglione ubriaco, entrambi, essere entrambi, non avere entrambi. Si può mangiare benissimo senza esagerare con le quantità e spendere relativamente molto o anche, a un livello solo di poco inferiore, mangiare bene, un po' troppo magari e spendere meno. Oppure mangiare in una bettola ai limiti dell’ispezione di igiene e sanità ma trovare ricordi, rivedere chi non c’è più, sentire presenze che neppure un grande ristorante stellato può restituire. Tutto e ancora altro, in contraddizione. Amico e traditore, a modo mio e come solo così so essere, inaffidabile e in fondo fedele, perché alcune persone non le lascio mai, anche se neppure telefono. Parlare per ore, giorni, settimane e mesi, e anche tacere e rimuginare e ripensare e rivedermi come avrei agito se…

Non posso aver tutto e il suo opposto, non so neppure immaginare cosa possa significare se aggiungo uno all’infinito; magari si perde nel tutto o forse mantiene la sua individualità. Tu, dove stai ora, potresti darmi risposte, chissà se lo hai già fatto, chissà se lo farai, chissà se sarò io a farlo con chi resterà. Non so nulla e, se bevo, penso di sapere di più, ma non devo dirlo in giro, e non chiedetemi perché.

                                                                                                 Silvano C.©

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venerdì 14 agosto 2026

attori

Indossando l’abito adatto al ruolo non fingo, raffiguro esattamente ciò che mi fa corrispondere a chi dovrei essere. Chi sa recitare può farne un mestiere e diventare all’occorrenza frate o assassino, ladro comico o amante invidiato. Poi si cambia città e si scoprono lati personali nascosti. Succede, non a tutti, certo, di incontrare chi ci ritiene migliori, e tali diventiamo. Quando indosso abiti nuovi, adatti all’occasione, divento quello che in precedenza non ero, anche se chi mi ha conosciuto prima non si fa ingannare dall’apparenza. Desidero tornare ai miei anni giovanili, con quel gruppo di amici? Non potrei comunque, lo so, e malgrado lo abbia desiderato a lungo ormai non m’interessa più. Sino a quando sentirò la tua mancanza? Me lo chiedo, inizio a chiedermelo, me lo chiedevo anche quando c’eri e immagino che lo farò a lungo. Tu chiamala nostalgia, ma non è così, ha un altro nome, è paura di perdermi e di non sapere più chi sono, chi sono stato, chi volevo essere e pensavo di essere divenuto.

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giovedì 13 agosto 2026

Tutti mentono

Tutti mentono, credo, non ne sono sicuro ma lo ritengo probabile. Tutti lo fanno o lo hanno fatto anche una sola volta. Certezze no, penso di avere dalla mia solo la legge della probabilità. Aggiungo che mentire non è necessariamente sbagliato per un principio morale o di correttezza, anzi. Mio padre, quando mia madre venne ricoverata a pagamento in una clinica nei suoi difficili anni finali, quando lei gli chiese se spendeva molto per la sua degenza, lui le mentì spiegandole che la sua pensione copriva tutte le spese. Quindi si mente per amore, ma si mente pure per ingannare qualcuno quando si è in trattative di affari, si mente per paura di essere scoperti o per vantarsi di risultati mai ottenuti. Si può mentire a volte senza farci caso in ascensore quando si incontra qualcuno e, alla domanda che non si dovrebbe mai fare, si risponde che va tutto bene. Ritengo poi la sincerità, in certe situazioni, una pura e semplice cattiveria inutile, che ci si potrebbe risparmiare. Anche raccontare favole è mentire, significa far immaginare mondi immaginari nei quali la giustizia vince sempre. L’invenzione e la fantasia possono essere menzogna. Vendere biglietti del gratta e vinci è un groviglio di menzogne. Ho mentito tante volte, spero che nella maggior parte dei casi sia stato per amore, o almeno a fin di bene. Di quello che fanno gli altri non so, di alcuni posso pensare che siano più sinceri, quindi più onesti di me.

                                                                                                 Silvano C.©

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mercoledì 12 agosto 2026

m'intenda, annaffi sempre i dubbi

M’intenda, m’ascolti, poi decida cosa pensar di me.

Non vuol farlo, ne ha facoltà, poi non creda di aver capito.

Sapesse quanto ho sbagliato e continuo a sbagliare, non mi imiti in questo.

Non che personalmente conti granché, anzi, conto veramente poco, conto per pochi, e gli altri possono ignorarmi senza conseguenze.

Si tratta di un modo di essere, di proporsi davanti al mondo, di interagire con chi è altro, diverso, alternativo, magari creativo non come tutti.

Annaffi sempre i suoi dubbi, ché in periodi di siccità vanno curati ancor più che nella stagione favorevole.

                                                                                                 Silvano C.©

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lunedì 10 agosto 2026

In tenda

Non ci sono più i campeggi di una volta, un po' perché alcuni hanno chiuso ma principalmente perché sono mutati i tempi e il modo di intenderli. Ancora prima di conoscerti la vacanza per me era sinonimo di campeggio, con tende più o meno piccole. A volte anche da solo, come al Conero o a Chioggia, ma più spesso con amici di Ferrara, sono stato in molti campeggi del sud, come a Soverato, alle Tremiti o in Calabria. Poi abbiamo iniziato ad andare assieme, prima con una canadese, poi un anno trasformando la Panda in modo da dormirci dentro, poi con una tenda sul tetto e infine con un camper. Sempre e solo campeggio, anche se abbiamo visto che poco per volta stavano cambiando. Sempre meno spazi liberi per tende e sempre più bungalow e vere e proprie seconde case. Dicono poi che i prezzi siano aumentati molto e che ormai il campeggio non sia più la scelta di chi vuole risparmiare. Pazienza. Non ci andremo più, neppure dove siamo stati bene. Ora mi sembra tutto più faticoso, la voglia mi è passata e, anche se è la stagione, nulla di quello che facemmo è più possibile.

                                                                                                 Silvano C.©

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domenica 9 agosto 2026

Agosto a Riva del Garda nel 1983

Entrare negli archivi della memoria è operazione rischiosa. Meglio sarebbe lasciare che il tempo svolga il suo lavoro e, poco a poco, faccia scordare anche gli scatti fotografici di un’età ormai finita. Meglio sarebbe, certo. Eppure capita che qualcosa ritorni, affiori casualmente, si renda visibile dopo oltre quarant’anni, e non arrivi da mie fotografie. Così ricordo l’estate del 1983. Stavamo a Riva del Garda e, una sera, il caldo divenne soffocante e afoso, non riuscimmo a restare chiusi in casa. Ci spostammo verso le spiagge sul lago e vi trovammo metà della popolazione, persone conosciute e no, tutti sul lago per sfuggire a quell’incredibile momento, accomunati e quasi allegri di trovarci assieme. Chi incontrammo quella sera adesso non lo ricordo più, ma noi fummo una parte di quella marea umana. Ciao, Viz.

                                                                                                 Silvano C.©

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sabato 8 agosto 2026

Guida improvvisata

C’impiegherò del tempo, in fondo è il mio mestiere. Ho preso decisioni per poi ripensarci, ho scelto le cose giuste che col tempo si sono rivelate tali, sono incappato in cantonate impreviste e mi sono ritrovato, in qualche caso, con imposizioni che erano comunque la scelta migliore, malgrado me. Adesso, dopo gli ultimi pochi mesi, mi resta la rabbia difficile da rimuovere legata al fatto che tu l’appartamento di Ferrara non l’hai visto finito e non te lo sei goduto un solo giorno. Hai potuto scegliere alcune rifiniture, come le piastrelle dei rivestimenti, gli infissi e i sanitari, sei venuta a vedere il cantiere quando ancora tutto era in alto mare, poi basta. Quell’appartamento alla fine è bene che sia stato venduto. Con te sarebbe stato diverso ma tu sei andata via da troppi anni e io le cose le capisco con una lentezza esasperante, c’impiego del tempo. Non mi mancherà perché non era casa nostra, ho ricordi come li ha nostro figlio, ma sono ricordi. Mi mancherà Ferrara vissuta in un certo modo, una Ferrara mia, ma questo devo ancora capirlo. So che mi piaceva, quando capitava, spiegare qualche piccola cosa ai turisti che mi capitavano a tiro nel posto giusto al momento giusto, ma quello della guida improvvisata, gratuita e non richiesta, è un ruolo che talvolta svolgo anche a Rovereto. Vabbè. Ciao, Viz.

                                                                                                 Silvano C.©

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venerdì 7 agosto 2026

So cosa ho perduto

Mi serviva una scossa, un motivo, qualcosa che mi smuovesse. Dopo aver venduto l’appartamento a Ferrara nel quale noi due, ormai vecchi ma ancora in grado di fare un po' di scale, avremmo potuto restare alcuni giorni nei mesi belli, non troppo caldi né troppo freddi, dopo la decisione approvata da nostro figlio e dopo un brevissimo momento nel quale l’appartamento è stato in offerta immobiliare, ormai la cosa è fatta, il rogito è ufficialmente compilato, depositato e registrato. Mi serviva una cosa nuova, uno stimolo, un modo per elaborare questa perdita. Del resto non ho mai voluto affittarlo, doveva servire a noi, e se lo avessi affittato non avrei più potuto tornare a Ferrara dormendo a casa mia. Sulla possibilità di affittarlo ho riflettuto, ma non mi andava la cosa. E allora meglio così. Ora non dovrò più pensare a cosa potrebbe succedere a quell’appartamento, non avrò più spese per mantenerlo, e neppure possibili guadagni da far gestire a un’agenzia. Niente più. Ieri però è morto Guccini. Lui aveva cantato Dio è morto, e adesso è morto lui. Tu me lo hai fatto conoscere, non di persona ma in un paio dei suoi concerti e coi suoi libri. Alcuni di questi libri te li ho comprati, come alcuni dei suoi dischi. Adesso l’elaborazione ha fatto un passo avanti. Non so cosa mi aspetterà ma so cosa ho perduto, adesso mi è più chiaro.  

                                                                                                 Silvano C.©

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