sabato 19 settembre 2026

Trovarne è difficile

Che poi normali tu ne frequenti? Io no, neppure io lo sono, che mi conosco abbastanza bene e da anni, da quando ne ho avuto consapevolezza. Appurato e concordato di me, e ci vuol poco, sorvolo su di te, che già avermi scelto e sopportato non depone a tuo favore. E tua sorella, che tuo padre temette cadesse preda di una setta? E mio fratello, che lasciò una posizione sicura per un crescente nulla? Confrontavamo mio padre e tua madre, pensavamo a quanto lui fosse tirato e attento con le spese e quanto tua madre comprasse e facesse invecchiare tristemente prosciutto di prima qualità, che a vederne le carte avvolte con le fette sottili in frigorifero facevano rabbia, come le confezioni di generi vari nel frigorifero di mio padre che erano state comprate già scadute, perché costavano meno. E tuo padre, che con la scusa di pescare si allontanava da casa portandoti con sé perché avrebbe voluto un figlio maschio, o mia madre, che una volta fuggì veramente? Normali nessuno, solo persone che raccontano la loro visione del mondo, la loro personale, e che si compiacciono di trovare chi è malato come loro o, se non malato, con idee condivise. Abbiamo bisogno di amore, dicono, di sentirci accettati, capiti, considerati, riconosciuti per il nostro ruolo e valore. E se col tempo gli amici di allora non li capisco più, se è avvenuto qualcosa che ha fatto vacillare la vicinanza? Allora ci si allontana, prima comincia uno dei due, magari a tradimento, poi l’altro capisce e si adegua. Si può pensare che occorra sposarsi perché, da medico, serve una donna che risponda al telefono. Si può sentirsi rispondere non vengo a teatro, grazie, non mi va, poi si scopre che viene lui, quello interessante più di me, e allora ti ritrovo malgrado il tuo rifiuto iniziale. Si possono offrire alcuni giro in giostra sull’autoscontro a qualche ragazza solo per poter dire anch’io. Si può preferire la famiglia degli altri per scoprire, solo più tardi, che ogni famiglia è così, non va invidiata o imitata, si deve semplicemente accettare la propria, che non è la peggiore. Si può aver frenesia di vivere, andare, fare, fuggire sempre ovunque che dopo morti non si potrà più andare. Si deve dubitare poi, assolutamente, di chi ha il figlio migliore con una posizione invidiabile raggiunta solo con le sue forze, e iniziare a non soffrir più chi si racconta compassionevole con amici che stanno morendo. Capita anche che ti si dica che non vivi, e magari non sa nulla di te, come stai invece tentando di vivere. Si deve dubitare sempre, che di certezze ne conosco sempre meno, quasi nessuna.

                                                                                                                              Silvano C.©

                                (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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