sabato 24 gennaio 2015

Scrivere non è più una virtù


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Forse non lo è mai stato, o forse solo per pochi grandissimi, irraggiungibili. Saper scrivere, come leggere e far di conto è tutta un’altra questione, e fa parte del bagaglio minimo di competenze richieste per il vivere ed il partecipare civile. Ma non confondiamo una presentazione personale per trovare lavoro o un verbale condominiale con la scrittura che trasmette emozione e cultura, che matura, che aiuta la società intera a riflettere e a crescere.
Anche notissimi autori di oggi che leggo, lo ammetto, non appartengono alla schiera dei grandi. Scrivono bene ma trasmettono piccole emozioni. Intrattengono ma oltre non vanno. E sorvolo sulla paccottiglia prodotta dai tanti personaggi baciati dalla notorietà che vomitano le loro immense idiozie ben confezionate ma vuote più dello spazio cosmico. Se mi regalano un libro di quest’ultimo tipo mi offendo, la prendo molto male.
Leggere un libro non è mai piacevole. Se lo è probabilmente è un libro sbagliato. Oppure stiamo solo illudendoci di leggere mentre invece ci stiamo banalmente facendo rassicurare nelle nostre convinzioni, cerchiamo citazioni colte da usare a sostegno di quanto già sappiamo. Guadagno zero, insomma, escludendo quelli economici e professionali di autore ed editore.
Io, che scrittore non sono, non sono in grado di sconvolgere il mondo con quello che scrivo. Se potessi sarei uno scrittore.

Scrivere è una virtù, che è dote riservata a ben pochi, non alla maggioranza. Quindi per quasi tutti non è una virtù, ma un bisogno di dire cose, un’esigenza insomma, a volte pure dettata da spinte abbastanza discutibili, come narcisismo, bisogno di guadagno, rispetto di impegni, sfogo di istinti, presenzialismo, mancanza di generosità e così continuando.
Trovare il nuovo libro di un autore che ho contribuito ad arricchire mi fa ritrovare le parole consolatorie di un amico che mi blandisce, non la sferzata brusca di un maestro che mi corregge. Quello però non vende. O se vende, ed è famoso, spesso non è letto. Fa tendenza avere certi titoli in libreria, basta averli. Un po’ come dipingerseli addosso, insomma. Epidermicamente.

E poi chi scrive, legge? Non ho alcun dubbio che quasi ogni cosa sia già stata detta. È praticamente impossibile non plagiare almeno in parte altri autori. O addirittura sé stessi, colmo dell’ironia o dell’inganno consapevole.
Io vorrei che alcune persone che hanno cose da dire, che scrivono bene e che potrebbero trovare lettori venissero aiutate in questo mondo dove i giovani trovano ogni porta chiusa, bloccata dall’interno da chi è solo arrivato prima e non intende mollare la sua posizione di rendita. Che tristezza, e che rabbia, leggendo di editoria puttana e di concorsi letterari truffa. Si salvano alcuni blog, dove esiste ancora la possibilità di mostrarsi, sperimentare, tentare di farsi conoscere. Io alcuni di questi li seguo. Non tutti. Alcuni autori non scriveranno forse per virtù, ma con onestà sì. E questa mi basta.

                                                                                   Silvano C.©

( La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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