venerdì 28 novembre 2014

Il treno non mi piace più


Già su questo blog nel quale raccolgo ormai di tutto, non senza averlo però prima salvato su una mia memoria personale e sicuramente non su una nuvola, come vorrebbero certi guru informatici totalitari ed accentratori di potere, ho scritto del mio rapporto con le biciclette. Ora prendo spunto da quest'idea, per allargare il discorso.

Non ho mai comprato, per me, una bicicletta nuova. Rifiuto l’idea della bici tecnologica, di moda, griffata o superleggera. Sicuramente ottima e funzionale, adatta a professionisti del ciclismo e ad atleti della domenica, per certi aspetti pure bella e, non lo nego, interessante anche ai miei occhi. Ma devo declinare la seducente offerta. No grazie. Mi sentirei a disagio su una bici del valore di più di un centinaio di euro, e contemporaneamente rifiuto le offerte commerciali di certe catene di supermercati di bici luccicanti ma di pessima qualità, economiche ma con componenti di plastica, colorate ma pronte a lasciarti a piedi dopo pochi giorni, e, aggiungo, difficili pure da riparare.

Quindi mi resta solo l’usato, e con un po’ di fortuna trovo quasi sempre quello che mi interessa, col giusto rapporto qualità prezzo, con meno fronzoli e più funzionalità. In altre parole, mi piace la bici euro zero.  Anche l’auto mi piacerebbe euro zero, e vorrei, fatto l’acquisto, che mi durasse una vita, facendo ovviamente le necessarie manutenzioni sia per averla in efficienza sia per rispettare la legge. Ma con l’auto non è possibile. Le norme prevedono che sia anche recente, come motorizzazione, altrimenti scattano spesso penalizzazioni e blocchi nella circolazione, come se chi guida una vecchia auto di 15 anni fosse un delinquente inquinatore del nostro mondo altrimenti pulito ed immacolato.

Ma chi possiede un rombante ed enorme suv di tre mesi ha un comportamento più rispettoso dell’ambiente e della comunità? Quanto costa produrre quel mezzo e per quanto tempo sarà in circolazione prima di essere giudicato a sua volta obsoleto? So bene che quella persona lo cambierà, nel giro di pochissimi anni, fortunata lei, ma il problema del destino di quel mezzo sovradimensionato rimane, perché qualcun altro lo userà, dopo, a meno che non si pensi di demolirlo, con quello che costa, dopo tre anni.    

Tu che leggi mi dirai: ma perché non usi i mezzi pubblici, come autobus e treni? Facile la risposta: non sono funzionali come l’auto privata. Non sono pronti a partire in caso di emergenza. Non mi portano da porta a porta. Non mi consentono di spostare oggetti ingombranti.
O sono economici, ed allora il servizio è sempre più vicino a quello fornito nei paesi emergenti e mi fanno sentire decisamente “povero”, oppure costano un piccolo capitale, e non reggono il confronto con l’auto su certe tratte, ad esempio la Rovereto-Ferrara, linea ferroviaria decisamente sfortunata, con previsto almeno un cambio, se non due, regionalizzata e con coincidenze che non esistono più nemmeno sulla carta, figurarsi in un viaggio reale. Il taxi non lo reputo un servizio pubblico alla stregua dell’autobus, e non mi dilungo a spiegartene i motivi, che spero tu intuisca da sol*.

E poi, con i treni, io inizio ad avere il dente avvelenato. Una volta c’erano la prima e la seconda classe. Si poteva viaggiare di notte. Si poteva programmare in seconda classe un viaggio Ferrara-Roma senza dover recarsi all’agenzia o agire on-line, ma semplicemente andare a comprare il biglietto, senza prenotarlo. Si viaggiava con un minimo di dignità. Ora quel tempo è finito. La dignità si paga. E in tali condizioni io pago la mia auto, lo preferisco.

Se poi mi hai letto sin qui e ti è venuto il dubbio che io parlassi a Caio perché capisse Sempronio, hai ragione. Ho deviato su un tema relativamente neutro una notevole rabbia di fondo causata dall’impotenza di intervenire su certi processi, di fermare le cose belle che il tempo ci porta via e di farmi capire da chi in qualche modo dice di farlo ma, poi, in determinate situazioni, dimostra esattamente il contrario. Ma non mi va di scendere in particolari e mi fermo solo sulla porta, senza entrare.
                                                                       Silvano C.©


( La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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