
Magari a correre qualche rischio sono coloro che lo ricevono
il tuo dono, perché potrebbe portare malattie non ancora scoperte o per altri diversi
motivi che per fortuna, con i progressi della medicina, diventano sempre più
improbabili.
Io conosco una persona che ha donato sangue a lungo, nella
sua vita, ma per un motivo strano, per qualcuno difficile da capire. Non lo ha
fatto per un senso di solidarietà, anche se non era neppure del tutto assente. Non per soldi, cioè non ha ricevuto compensi in denaro per le sue donazioni,
ma solo un piccolo omaggio che tradizionalmente si fa ai donatori: una
consumazione al bar oppure un pacchetto di pasta. Non lo ha fatto neppure perché
chiamata per un’emergenza, non le è mai successo. Neppure per ottenere analisi
gratuite o per averne vantaggi sul posto di lavoro, cioè per farsi un giorno o
qualche ora di vacanza extra e retribuita.
Macché. Ha donato il sangue perché aveva paura di farlo, e
voleva dimostrare prima di tutto a sé stessa che quella paura la sapeva
controllare, superare. Incredibile,
vero? Donare come sfida, come dimostrazione di poterlo fare. Senza inutili
altruismi, buoni sentimenti, solidarietà. Donare per una sorta di egoistica
affermazione della propria volontà. Del resto cosa spinge un uomo a conquistare
una vetta o lo spazio se non il bambino che ancora si nasconde dentro l’adulto e vuole misurarsi col mondo?
Silvano C.©
( La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)
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