martedì 11 novembre 2014

Gli occhiali d’ora


Lo so, è una cosa che non si fa. 
Usare il titolo di un’opera del ciclo del Romanzo di Ferrara di Bassani e distorcerlo così è sbagliato. 
Voglio solo però che sia un omaggio, e che l’assonanza porti qualcuno a rileggerlo, magari, o a leggerlo se non lo ha ancora fatto, quel bellissimo libro.

Del resto non ho mai posseduto occhiali d’oro, ma di occhiali sì, tanti, e non solo da ora.  Tutto iniziò a Berlino, tanti anni fa, quando mi ritrovai quasi per caso (lo racconto qui) a dover usare una piantina della città dove non ero mai stato prima e dove un giorno vorrei ritornare. Il muro era caduto da circa cinque anni. Non avevo guide e quella cartina era preziosa, mi serviva per programmare le escursioni, rigorosamente in bicicletta, e volevo vedere le zone che un tempo appartenevano  Berlino est, quegli enormi edifici, le spianate in piena  ricostruzione. Il problema era che i nomi delle strade sulla cartina non riuscivo a leggerli.

Al KaDeWe comprai una grossa lente di ingrandimento e con quella riuscii a superare in parte le mie difficoltà, riuscendo a mettere a fuoco meglio quello che prima, a causa della mia iniziale presbiopia, mi sembrava solo una macchia scura. E così riuscii a raggiungere luoghi che conoscevo solo di fama, che a volte avevo visto in qualche film o che avevo studiato a scuola.

Fu solo con la ripresa del lavoro, dopo le ferie, che mi fu chiaro il problema che sino ad allora avevo solo rimosso. Un giorno, con una collega, mi ritrovai alle prese con una tabella da interpretare e completare, e solo allontanando il foglio di carta riuscivo a mettere a fuoco le parole e le cifre. Lei, poichè ne aveva un paio in più, mi prestò i suoi occhiali da vista e, improvvisamente, vidi. Mi apparvero chiare le lettere, le imperfezioni della carta, le mie mani, la penna con quei piccoli segni ed ogni cosa sulla quale, a poca distanza, posavo gli occhi. Alla fine del lavoro non volevo restituirle i suoi occhiali.  

Il giorno dopo andai da un oculista per una visita, e nel giro di una settimana mi fu consegnato il mio primo paio di occhiali, con una montatura non particolarmente di moda ma sicuramente comoda, e pure abbastanza costosa. Per mia fortuna i miei occhi non avevano e non hanno  differenze significative l’uno rispetto all’altro, e fu così che capii presto, anche su consiglio di alcuni colleghi, che potevo evitare di portare in giro quei preziosi strumenti comprandone sostituti più economici e meno ansiogeni per le possibili conseguenze in caso di smarrimento o rottura. Da allora ho iniziato a comprare questi occhiali meno costosi, di tutte le fogge e colori, adatti alla lettura o per vedere lo schermo del computer, per leggere la data di scadenza di un prodotto o anche per cucinare.

Gli occhiali d’ora sono tanti, sparsi per casa, tenuti in auto, portati con me in più di un esemplare, conservati in una tasca della valigia che uso quando mi sposto. Ne tengo sempre un paio con me, di default, per così dire, ma se per caso mi ritrovo fuori casa senza quelli, ne ho sempre con me almeno un altro paio, di emergenza. I miei occhiali d’ora mi permettono di vedere cose che altrimenti mi sarebbero negate, cose vicine intendo. I cartelli a distanza li leggo bene, per fortuna, e per la polvere che purtroppo a volte scorgo accumularsi dove non dovrebbe ho trovato un rimedio infallibile: non metto gli occhiali.

                                                                        Silvano C.©


( La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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