sabato 4 gennaio 2014

Darwinismo economico



Nessuna paura, non sono un economista e non ho mai saputo fare affari. Anche un bambino può fregarmi in una trattativa economica, perché se esiste un tranello ci casco come una pera matura.
Malgrado ciò ho mie idee sull’economia e sulle scienze, e qui ne elencherò alcune, partendo però dalle scienze, che forse conosco un po’ meglio.
Per Darwin le specie si evolvono grazie a due motori molto potenti: la variabilità individuale all’interno della stessa specie e la selezione naturale.
La variabilità è un fattore estremamente vantaggioso per la specie ma alquanto seccante per i singoli individui, per alcuni almeno. La variabilità è indotta da errori naturali, durante la trasmissione dei caratteri ereditari, o da errori dovuti a fattori esterni come presenza di agenti mutageni non naturali (principalmente radiazioni causate dall’uomo e inquinamento). Ora, dopo millenni di evoluzione, la probabilità che una mutazione porti miglioramenti è estremamente bassa, anche se non è mai da escludere, quindi le mutazioni sono normalmente intese come negative e dannose.
La selezione naturale invece agisce come una specie di setaccio. Lascia liberi di vivere, e favorisce, gli individui adatti ad un certo luogo, a certe condizioni, in un certo tempo. Se qualcosa muta sono dolori. Quelli che erano adatti prima sono eliminati, e alcuni di quelli precedentemente sfortunati ora hanno la loro grande occasione.
Ricostruzione di Wiwaxia in esposizione 
al MUSE di Trento
C’è un disegno intelligente in tutto questo? Non lo so e non ne ho alcuna prova, ma ho forti dubbi nel ritenere la sofferenza di milioni di esseri viventi sacrificati solo perché con le zampe troppo corte, o un enzima in meno, un disegno intelligente.  Inoltre la rete alimentare nella quale tutti siamo compresi funziona solo grazie al continuo divorarsi l’un l’altro, con buona pace non solo dei credenti ma anche degli animalisti e dei vegani Io posso anche decidere di vivere senza mangiare carne, altri esseri semplicemente morirebbero se lo facessero. E vorrei ricordare che anche un vegano potrebbe essere, colmo dell’ironia, preda di un grosso carnivoro.
Dopo questa premessa un po’ fuori luogo, lo ammetto, rifletto sulle leggi economiche, alla base delle nostre società.
Un mercato libero e senza leggi agisce semplicemente su paradigma darwiniano: sopravvive solo il più adatto. Giusto o sbagliato che sia, parte del capitalismo liberista è questo che pensa, credo. Il Comunismo, la grande illusione, ha fallito in tutti i suoi tentativi di realizzazione, ed è pure stato osteggiato dalla Chiesa, da una sua parte almeno, quando è divenuto Teologia della Liberazione.
L’uomo tuttavia non appartiene pienamente alla natura nel senso comunemente inteso per tutti gli altri animali, possiede una corteccia molto più sviluppata di quella degli altri vertebrati, può quindi operare scelte diverse, emancipandosi in qualche modo. E può anche tentare di elaborare modelli economici alternativi che dimostrino una visione un po’ più evoluta rispetto a quelli sino ad ora dominanti.
Economia, politica, potere, mercato, unione, alleanza o lotta monetaria, livello sociale raggiunto, diritti e violenze neocoloniali, flussi migratori e integrazione, questione delle grandi religioni, esplosione demografica senza controllo e… e basta, direi. Servirebbero grandi sognatori in grado di convincerci del bisogno di una visione meno egoistica, cioè meno darwiniana, ma saremmo noi a dover rinunciare per primi a molti dei nostri privilegi perché siamo noi che apparteniamo alla parte più fortunata del mondo. Sino ad oggi, che mi risulti, questo non è mai avvenuto nella storia, e nessun popolo ha mai rinunciato a potere e benessere in favore di altri, e, nel nostro stesso Paese, le classi sociali non sono mai state così contrapposte e rigide dai tempi del boom economico, con conseguente allentamento del patto sociale.
Poiché io non sono un grande sognatore e, sicuramente, non ho le capacità per realizzare alcun sogno, eviterò di esprimermi in modo più chiaro, per evitare il ridicolo e anche per lasciare aperte le soluzioni globali a chi vorrà provarci.

In tempi di saldi mi viene solo da pensare, per concludere, che almeno la metà di quanto si venderà in questo periodo nel settore dell’abbigliamento è destinato a vita breve, anche se di buona qualità. La moda, nella quale noi italiani eccelliamo, è quanto di più antieconomico io possa immaginare. Un capo comprato oggi, in certi casi, tra un anno ci si vergognerà di indossarlo, con spreco di creatività, lavoro, materie prime, trasporti e punti vendita. 
Ecco, questo dovremmo scordarlo, per iniziare a cambiare qualcosa. E non solo questo ovviamente.
                                                                            Silvano C.©


( La riproduzione è riservata. Ma non c'è nessun problema se si cita la fonte.  Grazie)

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