sabato 26 settembre 2015

Quando Giulio si fuse in Giulia





Non so mai come iniziare, ma da qualche punto devo farlo e allora inizio da Ercole I d’Este, uno dei signori di Ferrara più illuminati e visionari, oltre che grande diplomatico ed abile nelle alleanze (pure un po’ fortunato, occorre dirlo), mecenate, accogliente, e, non ultimo, amante delle donne. Suo è il sostegno dato al progetto della città moderna, concepito e realizzato da Biagio Rossetti con l’addizione erculea. Sua è l’accoglienza offerta agli ebrei sefarditi, cacciati dalla cattolicissima Spagna. Sempre suo il sostegno dato alle arti ed alla musica. Sua fu pure la decisione di far sposare suo figlio, il futuro duca Alfonso I, con Lucrezia Borgia, figlia del papa Borgia, Alessandro VI. Del resto, grazie al suo amore per le donne, di figli ne ebbe tanti, almeno nove. Oltre al ricordato Alfonso, tra gli altri, ebbe Isabella, che sposò un Gonzaga, Beatrice, che sposò uno Sforza, Ippolito, cardinale suo malgrado, e lo sfortunatissimo Giulio.
Negli ultimi anni della sua vita venne ad una alleanza col papa Alessandro VI, continuando nella tradizione del ducato di non sottomettersi mai del tutto al potere di Roma ma, nello stesso tempo, di evitare, per quanto possibile, scontri diretti se non necessari.
Del resto le alleanze in quegli anni erano precarie e mutevoli.

Poi, nel 1503 morì il Borgia, e nel 1505 morì Ercole.

Quando Alfonso divenne il terzo duca di Ferrara al suo fianco aveva Lucrezia, perfettamente in grado di sopperire alle eventuali minori attenzioni del nuovo duca per la cultura ed il mecenatismo. Alfonso infatti era più portato per l’azione, e non aveva problemi, oltre che a combattere quando e dove conveniva, a mescolarsi ai suoi bombardieri e fonditori, che aveva in massima considerazione.
Il duca infatti, nelle sue officine, produsse una tale quantità di armi e di tale innovativa qualità da diventare in breve tempo famoso nell’intera Europa, e con questo facendo acquistare prestigio alla città.
Un episodio, adesso, vale la pena di ricordare, legato alle sue armi migliori, le colubrine, portate ad un livello di assoluta eccellenza. Già durante il ducato del padre aveva prodotto alcuni di questi cannoni divenuti famosi, come il Gran diavolo e Terremoto. Ma poi avvennero i fatti di Bologna.

Papa Giulio II riconquistò Bologna cacciando i Bentivoglio attorno al 1506, e pensò di approfittare dell’incontro nella città con Michelangelo Buonarroti per commissionargli una statua da porre, davanti a San Petronio, a monito del potere papale. La statua venne posizionata nel 1508, ma ebbe vita brevissima. Nel 1511 i Bentivoglio riconquistarono, grazie ai francesi, la loro città, e distrussero ogni segno del passaggio papale.
La stessa opera michelangiolesca finì in pezzi, ed il Giulio benedicente distrutto.
Estensi e Bentivoglio erano alleati, ed Alfonso mandò a Bologna il suo bombardiere più fidato, Quirino, per avere quel metallo prezioso e portarlo nelle sue fonderie. La statua di Giulio quindi, finalmente nelle mani dell’estense, si fuse in Giulia, una delle più belle colubrine che uscirono dalle fucine di Alfonso. 

(Ricordo che oggi, in piazza Castello a Ferrara, si può ammirare la copia di una colubrina non troppo diversa da quella Giulia qui sopra raccontata. È una sua sorella maggiore e di qualche anno dopo però, la Regina)


Origine dell'immagine.

                                                                                                        Silvano C.©   


(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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