venerdì 17 luglio 2015

#Decluttering


 
Comincio col dire che la trovo un’americanata, tipica di quel modo di vivere dei cittadini che vivono a sud del Canada ed a nord del Messico (senza scordare Alaska e Hawaii).
Se un Paese ha il coraggio (o la pazzia, non so come altrimenti definirla) di abbattere suoi edifici storici importanti senza altra motivazione che il far posto al nuovo, a volte discutibile, quasi sempre molto più razionale e funzionale, certo, ma dimenticando la sua memoria storica, anche se recente, allora posso benissimo capire che questa filosofia di buttare ciò che si pensa superfluo sia partita da lì.
Poi noi siamo bravissimi a copiare, magari trovando ispirazione per svecchiare alcune nostre abitudini di pensiero. Ed allora arrivano gli stilisti, i guru di tendenza, gli articolisti da periodici o pagine culturali. Ed arrivano anche molte persone che trovano corretto questo modo di vivere, che è lontanissimo dal mio, credo sia chiaro dalle premesse.
Io se potessi non butterei mai nulla. Ovviamente esagero, in tal modo, perché così mi ritrovo a conservare abiti che non userò mai più, per molte intuitive ragioni. Ma, esattamente con lo stesso spirito, non getto una vecchia foto, un biglietto che mi ricorda un momento felice, alcune viti che ho recuperato smontando un mobile, e pure il vecchio mobile, che potrebbe tornarmi utile.
E qui arrivo ad uno dei punti essenziali del mio ragionamento. Chi si può permettere di buttare qualche cosa che, potenzialmente, potrebbe tornare utile un po’ di tempo dopo? La mia risposta è chiara, non ho dubbi: lo può fare chi, in caso di bisogno, è disposto a ricomprare cioè che aveva ed ha buttato.
Nel mio caso poi c’è un’aggravante, non secondaria. Vivo accampato da quando, per cause esterne (terremoto in Emilia), ho dovuto svuotare un appartamento ed ora sono in attesa che i lavori riprendano e finiscano, ma sono purtroppo rallentati o bloccati da problemi burocratici nei quali non posso intervenire. La stratificazione di oggetti e l’ingombro oggettivo sono palpabili e condizionanti, ma non posso buttare mobili, biancheria ed altro che mi serviranno, spero presto, per riarredare quelle poche stanze. Non posso fare a meno di pensarci, ogni giorno, lo ammetto, ed ogni tanto il tema traspare da quanto scrivo, ma ritorno subito al tema scrostandolo dalle considerazioni di situazione eccezionale per riportarlo tra i binari dello stile di vita, in senso lato.

Io non posso rinunciare al mio passato, a quell’asse di legno, a quelle diapositive, a quei VHS e a quei LP. E non rinuncio neppure ai tantissimi libri, o al materiale scolastico accumulato in anni di lavoro e ricerca personale.

Sono in contatto con un professionista, che quando va in vacanza parte in moto quasi senza bagaglio. Prenota on line gli alberghi quando si trova davanti all’ingresso, dopo aver visto che quella sistemazione gli interessa, e per ogni altra sua esigenza ha con se il denaro, contante o elettronico, in quantità adeguata al suo stile di vita.
Io invece, quando parto, mi porto tutto quanto posso, sino ad ora sono andato pochissimo in albergo dando da sempre la preferenza ai campeggi, e viaggio quindi, è ovvio, in modo meno dispendioso di questa persona.

Poter avere una casa arredata in modo moderno e spoglio, che esalta elegantemente pochi pezzi, curati e ricercati, lo ammiro, mi affascina, ma è troppo lontano dalla mia portata, anche economica. Io poi, non di rado, alcuni mobili sino ad ora me li sono costruiti da solo, e per farlo, ovviamente, mi servono attrezzi e materiali per costruirli, e gli scarti di lavorazione mi tornano utili, ogni tanto, per nuovi mobiletti senza che debba ricomprare un pannello intero avendo gettato le parti residue del precedente lavoro. Un’ultima riflessione. Tenere spazi vuoti, in un appartamento moderno, è sicuramente alla moda, e farà certo la gioia delle riviste di arredamento, ma col costo al metro quadrato delle abitazioni, tasse comprese, chi si può permettere di tenerle vuote?

In altre parole, io, sinceramente, non posso essere un modello se la tua aspirazione è il decluttering.

                                                                                                         Silvano C.©   


( La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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