sabato 18 luglio 2015

#casa (tasse sulla prima…)



Quando sento parlare di tasse sulla casa mi viene l’orticaria. 
Non perché non le voglia pagare, anzi, io le VOGLIO pagare, ma devono essere giuste, e se si vuole discutere dell’argomento, sia che si tratti dell’ultimo ed impreparato frequentatore di bar o social, sia che si tratti di un primo ministro, vorrei un po’ di onestà nell’affrontare il tema e la riduzione a zero di ogni demagogia, che, guarda caso, favorisce solo i ceti ricchi, non il ceto medio e ancor meno i più sfortunati.
Abolire le tasse sulla prima casa è sbagliato, profondamente sbagliato.
La sola soluzione praticabile e socialmente corretta è abolire le tasse su tutte le abitazioni possedute da un contribuente sino al raggiungimento di una certa franchigia.
Sulla franchigia stessa, sulla quota di valore immobiliare esente cioè, poi si può discutere. A me va bene che si paghi a partire dal valore di 10mila Euro, da 100mila Euro o da 1milione di Euro. Quello lo si deciderà, a livello nazionale, senza differenze assurde tra comuni, perché così mi pare dica la Costituzione, a leggerla con attenzione.
Se vuoi un esempio per spiegarti il mio pensiero, eccolo: io ed un altro contribuente abbiamo situazioni diverse. Io possiedo due immobili, lui uno solo. Io, per uno di questi, se viene abolita la tassa sulla prima casa, non pagherei più certe tasse, mentre per l’altro le pagherei, probabilmente maggiorate. Lui invece non pagherebbe certe tasse su TUTTO il suo patrimonio immobiliare. Ora mi spieghi dove sta l’equità fiscale se possediamo entrambi immobili per uno stesso valore commerciale?
Ti spiego questo particolare come lo spiegherei ad un bambino di scuola elementare: le mie due case, A (100 Euro)  e B (100 Euro), sommate, valgono esattamente come la casa C (200 Euro) dell’altro contribuente. Così mi sembra abbastanza chiaro.
La casa l’hai comprata con tanti sacrifici? Te l’hanno lasciata i tuoi? Non puoi rovinarti per pagarci le tasse? Sei disoccupato e non li hai proprio questi soldi? Tutte obiezioni validissime, basta però non voler fare i furbi con questo ragionamento, e non puntare semplicemente a non pagare le tasse, come slogan, come mantra ripetuto all’infinito sino a quando tutti ci credono.
La franchigia elevata toglierebbe molte obiezioni. Difficilmente un operaio, un pensionato o una persona con pochi soldi possiede una casa di pregio o una villa. Nessuno intende colpire chi non ha oppure è in difficoltà. Sicuramente non io. Vogliamo essere ancora più giusti? Valutiamo pure il reddito, e teniamone conto. Oppure valutiamo i mutui che si pagano sulla casa, che quindi, formalmente, non è neppure di piena proprietà (ci sono ipoteche). 
Difficile però giustificare il nullatenente che si lamenta perché non può mantenere la villa milionaria di famiglia. In quel caso qualche cosa non torna. 
Se tutto quando possiedo sotto forma di mattone fosse soggetto allo stesso trattamento, saprei che per una buona quota non pago, prima seconda o terza casa che sia. Dove sta il problema in questo caso? Che i ricchi con appartamenti in centro classificati prima casa non pagherebbero? Ecco, appunto. È quello il problema, non che sia esentata una prima o seconda casa di poco valore.
Inoltre come si può classificare come seconda casa l’unica posseduta, solo perché si deve vivere in affitto altrove? E perché chi possiede un appartamento, una cantina ed un garage in uno stesso condominio deve ritrovarsi accatastate come particelle diverse quelle che sono, a tutti gli effetti, parti dell’abitazione principale? E chi vive in un comune perché deve pagare di più di chi vive in altri comuni, a parità di valore posseduto?
No, sempre e solo demagogia, ripeto, quando si affronta questo tema, e chi più possiede, al solito, è meno disposto a contribuire come dovrebbe (fatta salva pure in quel caso una franchigia che può essere molto elevata), ai bilanci comunali come invece sarebbe corretto, in un paese civile.


                                                                                                         Silvano C.©   


( La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

2 commenti:

  1. Questo spazio mi piace, e ne approfitto. Tu hai elencato dati e fatti esatti, ma io vorrei darne una visione differente, se ci riesco, se ne sono in grado. La tassa sulla prima casa e la sua iniquità…grande tema. La tassa sugli immobili è l’entrata che maggiormente contribuisce al buon funzionamento delle amministrazioni comunali, quindi serve per pagare gli stipendi ai dipendenti, la cancelleria, la tecnologia ecc..potrei continuare ma non serve. Prima del 1992, quando è stata create la tassa ICI, esisteva oltre all’IRPEF, anche la tassa ILOR , che veniva versata nelle cassa nazionali, e successivamente trasmessa ai comuni. Io la rimpiango, e mi spiego meglio. Personalmente mi fido dei nostri amministratori locali, che tolto qualche eccezione, cercano di rendere i nostri paesi, e le nostre città funzionali,al meglio delle loro possibilità, ma che faticano molto a farlo. I paesi, le città, non sono tutte uguali, abbiamo paesi e città ricche, perché hanno industrie che non hanno subito la crisi; abbiamo paesi e città povere, con cittadini che non hanno lavoro, ed industrie che sono fallite. Questo per logica, dovrebbe portare ad avere città che pagano maggiormente e altre che hanno esenzioni…invece la tassa sulla casa funziona esattamente all’opposto. Le località con industrie fiorenti, hanno entrate sugli immobili, talmente alte, da potersi permettere di tenere le tasse sulle abitazioni quasi nulle…contrariamente le località prive di industrie, abitate quindi da pendolari, disoccupati, o solo pensionati, sono costrette ad avere imposizioni fiscali sugli immobili,elevate… potrei qui citare località precise, lo evito…chi segue questo discorso, sa bene cosa intendo.
    I comuni inoltre, devono versare una parte di queste entrate, allo stato centrale, ma questo contributo tiene conto unicamente dal numero degli abitanti delle località, e non dalla qualità di vita dei suoi cittadini.
    Il problema quindi di mettere un tetto di esenzione su queste tasse, o una eventuale valutazione redittuaria diventa secondaria, se le amministrazioni comunali devono comunque mantenere il funzionamento corretto del proprio comune. Se per il suo mantenimento, una amministrazione comunale necessita di una cifra TOT, quella cifra dovrà entrare nelle sua casse, con una imposizione fiscale. Non vi è alternativa. Io sogno il ritorno ad una centralità, che dia corretta sussistenza alle diverse casse comunali. Lasciare la possibilità di elevarle a questi tetti del 10,6%, è un poco fare come Pilato, che vede, conosce, sa bene…ma se ne lava le mani.
    Ringrazio questo spazio,non so se sono stat* un poco chiar* ed esaustiv*, ma è il mio limite.

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    1. Grazie. Condivido assolutamente la correzione di ottica. Io pensavo solo all'aspetto del contribuente, e di questo ho trattato. So perfettamente che i Comuni devovo vivere, per tutti i servizi che poi offrono, e non solo per mantenere correttamente sè stessi, come fai notare. Quindi anche quella parte del discorso la condivido, integra perfettamente il mio. Non sarei arrivato, questo lo devo ammettere, alle altre considerazioni di carattere generale e di tipo di imposizione che si è succeduta nel tempo. Su questo non sono preparato. Condivido però, dopo averle lette, tutte le tue considerazioni. in particolare mi piace questa: Io sogno il ritorno ad una centralità, che dia corretta sussistenza alle diverse casse comunali.... questa è l'Italia solidale che vorrei io...quindi grazie...carissim* Anonim*.... Silvano

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