mercoledì 13 novembre 2013

Ti scappa?

La pipì
Come da una fontana lei zampilla
è gialla, trasparente e alla luce brilla,
Nasce dai succhi, dall’acqua e dai brodini
Quando sono fuori la faccio anche ai giardini.
Mi scelgo un angolino, mi calo le braghette,
Annaffio i fiorellini, riempio le vaschette.
Un’ultima goccina e poi non ce n’è più,
Mi lavo le manine e in altalena salto su!
(Fulvia Degl'Innocenti )


Se ti scappa e sei in giro in posti dove non vai di solito capisci subito cosa significa essere maschio o femmina, dal punto di vista pratico-sociale. Un uomo spesso se la cava con poco, anche se sicuramente non in modo elegante e spesso fuorilegge, nascondendosi un attimo dietro un angolo o un cespuglio. Per una donna tutto si complica, e le possibilità si riducono. Non è solo un fatto di differenze anatomiche, che ovviamente contano molto, ma è un fatto di cultura e di tradizione.
Sono convinto che se il mondo fosse stato governato per secoli o millenni da donne il problema non si porrebbe, e che mille soluzioni si sarebbero trovate. Oggi avremmo un mondo diverso, dal punto di vista dei bisogni sicuramente.
                                                                      
In India, dove il progresso e il desiderio di emancipazione piena della donna lotta contro tradizioni fortissime non c’è solo Sampat Pal Devi a lottare per i diritti delle donne e per una maggior giustizia, ma stanno sorgendo sempre nuovi gruppi di attivisti, come questo che si è chiamato “Right to pee”, perché nella maggioranza dei distretti di  Mumbai su un totale di 2849 orinatoi per uomini, non ne esiste alcuno per le donne.

in Cina la situazione è diversa e alcuni servizi igienici attirano decisamente la curiosità, ma capita pure che alla Beijing International Marathon 2013  le toilette pubbliche non siano sufficienti, e gli atleti si accostino al muro della Città Proibita. Nel caso citato dal link precedente pure una donna si unisce al gruppo, dimostrando per una volta almeno il raggiungimento di una vera parità.

Sara Deganello in un suo articolo tocca molti punti critici legati alla presenza ed all’uso della toilette pubblica, ed è interessante leggere il suo parere. 

in Italia ovviamente la situazione è quella che tutti conosciamo. Ad esempio a Rovereto esiste ancora un vecchio vespasiano all’aperto, solo per uomini ovviamente, mentre non esiste un equivalente per donne. Nei giardini pubblici ci sono servizi igienici per tutti, ma non di rado sono inagibili. In questi giorni ai giardini Perlasca, quelli vicini al MART, i servizi igienici sono chiusi per vandalismo. Peccato che per colpa di pochi idioti tutti, specialmente donne ed anziani con problemi di prostata ne debbano fare le spese.

                                                                                                     Silvano C.©


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martedì 12 novembre 2013

Le albe non sono che l'illusione della bellezza del mondo


Le albe non sono che l'illusione della bellezza del mondo. Quando il mondo apre gli occhi, la realtà riprende i suoi diritti. E riappare il merdaio.
(Jean-Claude Izzo, Casino Totale)



Un libro ti cerca e ti trova o sei tu che lo cerchi e lo trovi, oppure ancora è assolutamente casuale quello che succede, e non servono né domande né risposte, perché il grande disegno intelligente è stato pensato da chi voleva trovarlo ad ogni costo, quel disegno, e poi ne ha consolato a milioni, raccontando quella storia senza uno straccio di prova, ma affascinante e capace di trattenere l’attenzione di intere popolazioni, come una bella favola, esattamente come quelle che si raccontano ai bambini.
La vita è bella, e chi lo nega? Solo che non è sempre bella, non lo è per tutti allo stesso modo, e la sua bellezza finisce, presto o tardi.
Accettare quello che viene e goderne fa vivere meglio, lamentarsi delle disgrazie invece peggiora la situazione, amplifica il disagio, ed allontana le persone, stanche a loro volta di soffrire o di compatire, desiderose di felicità e di bellezza. Chi sorride innesca attorno a sé in un feedback positivo, inutile ignorarlo.
Quindi fingiamo di credere all’alba e alle sue promesse, ci conviene.


                                                                                 Silvano C.©


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lunedì 11 novembre 2013

Quanto amore sprecato

Quanto amore sprecato, e quanto odio gratuito, inutile e non richiesto, sparato contro chi non ha colpe, solo per gioco.
Basta essere un elemento debole della società, nel senso di non avere protezione adeguata ed armata, o appartenere ad un gruppo che può servire per scegliersi la propria vittima, e la violenza può arrivare, inattesa ed assurda.
Un ragazzo gay, che non fa assolutamente nulla per scandalizzare, ma che il branco usa come se fosse un divertimento sadico, ad allontanare paure profonde ed inconfessabili magari, a difesa di una assurda ed inesistente “normalità”.
Una donna, bella o brutta, giovane o meno giovane, vestita in modo appariscente o assolutamente anonimo, colpevole solo di essere nel posto sbagliato, o di amare l’uomo sbagliato.
Un bambino, o una bambina, scambiati per sfogo sessuale, loro che pensano a giochi e a favole. E trovano un orco, che in realtà è solo uno dei peggiori delinquenti, un essere che non è mai cresciuto o che ha a sua volta subito violenza, da piccolo. Un vigliacco, insomma.
Un uomo o una donna con la pelle di un altro colore, o che si esprime in una lingua diversa, che viene a rubare la nostra casa, il nostro lavoro, il nostro benessere. Un essere inferiore che deve solo essere schiavo e non lamentarsi. Non ha diritti.
E poi ancora il giovane che cerca lavoro, che magari non subisce violenza fisica ma ne subisce una ancora peggiore, perché gli rubano il futuro. Ed i violenti sono quelli ben vestiti ed arrivati, che non cedono nulla di quanto hanno accumulato rubando sui poveri, poveri anche per quello. I violenti sono quelli che guadagnano cifre folli, sia nella pubblica amministrazione che nell’economia privata, e fanno fuggire altrove i loro capitali mascherandosi da difensori della giustizia, contro ogni privilegio.

Ed allora il ragazzo che si perde e non trova più valori da seguire quanto è colpevole? 

                                                                                       Silvano C.©


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domenica 10 novembre 2013

la città



Nella periferia dove l’umanità combatte contro e dove la solidarietà ha confini, traffici poco chiari e gruppi organizzati impongono un loro ordine. Quando un piccolo potente prende possesso di una ristretta area perché intende sfruttare il basso costo degli immobili come per magia una quiete prima impensabile cala attorno, e poi una nuova vita, più solare, più “per bene” arriva a mutare l’atmosfera.
Nella città ci sono zone dove per tradizione si vive tranquilli, sono quartieri come gli altri, solo un po’ più puliti forse, ma con meno vita sulle strade, nobili nella loro apparente ma studiata semplicità. Esservi introdotti può capitare, ma non vi si resta se non si è di quel mondo.
Ora però è in atto un mutamento, la discrezione non è più una virtù e l’emarginato si avvicina. Chi sta in mezzo è strattonato tra razzismo ed apertura, vorrebbe difendere un po’ se stesso senza diventare a sua volta aguzzino, si sente tradito da chi lo rappresenta, perché comunque è lontano, non vive dove vive la gente comune e può ammantarsi di liberalità a spese altrui.
Forse è solo la conoscenza che manca, è la paura del diverso che frena, oppure l’aver scordato la storia e la vita dei nostri padri e dei nostri nonni, che hanno saputo ricostruire dalla macerie senza invidiare, ma con una solidarietà che hanno  ricevuto e restituito.

                                                                                      Silvano C.©


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un segno



Chi teorizzava la “via alcolica al comunismo”, in tempi nei quali il comunismo c’era ancora e alcool si scriveva con due “o” ora non so che faccia. Probabilmente continuerà a corteggiare altre donne lasciando ignara la moglie o forse avrà figli e nipotini e sarà diventato fedelissimo più dell’arma. O magari si sarà separato. Buona vita!

Chissà se col tempo si cambia, o si continua a non capire nulla come da giovanissimi, quando le parole escono senza freni, fottendo te stesso e bruciando le occasioni e le persone che non troverai più, in modo confuso ed impacciato, tentando di imitare chi invece ha già capito tutto e sta soltanto fingendo con te, oppure, pietosamente, ti lascia andare per la tua strada senza uscite.

Nascere vecchi ed evitare gli errori, pensare di essere perfetti, avere risposte e non solo domande senza senso che nessuno capisce più. Tutte balle consolatorie, in fondo, una sorta di autoerotismo mentale dal quale allontanarsi al più presto. E allontanarsi anche dall’autoerotismo?

Scoprire una nuova verità, anche se temporanea, non offre alcuna felicità, perché la consapevolezza può solo essere tale nel dolore, nella necessità di fare cose, di aiutare qualcuno. Non tutti, cosa impossibile, ma qualcuno. E l’impotenza di non poter aiutare chi si vorrebbe, con tutto il cuore, per oggettiva incapacità personale o semplicemente perché ognuno deve aiutare se stesso alimenta sensi di colpa e estraniazione, a volte spinge alla fuga.


                                                                             Silvano C.©

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sabato 9 novembre 2013

Come avviene che infine Aristide Perineo smette di stupirsi



Un primo segnale di avvertimento lo ebbe moltissimi anni fa, ma lui non ci fece alcun caso, anzi, raccontò spesso quell’episodio come aneddoto della sua vita per molti versi normale e per nulla degna di nota, come episodio semplicemente farsesco e singolare al contempo, come argomento da leggerezza conviviale.
Avvenne in questo modo: Aristide guidava l’auto senza eccessiva fretta ma sicuramente un po’ distratto così, quando l’auto che lo precedeva frenò senza motivo apparente lui, come da manuale, la tamponò. Ma per la miseria, come mai ha frenato se non c’era motivo di farlo? La strada è libera, nessuno passa sulle strisce pedonali, solo un’edicola all’angolo, che ovviamente non deve attraversare, e sta bene dove sta.
Il tamponamento aveva provocato pochi danni, ma ovviamente la piccola ammaccatura si vedeva, e lui scese dall’auto per vedere cosa fare. Dall’altra vettura scesero il conducente ed uno dei passeggeri. Apparivano tranquilli, anche se un po’ contrariati. In breve fu chiarissimo che la colpa era solo di Aristide per due evidenti motivi: Primo - Lui aveva tamponato e quindi la sua guida non era sufficientemente prudente. Secondo – Sull’altra auto ci stavano 4 avvocati. L’autista, la moglie ed una coppia di amici. Anche escludendo la moglie del conducente c’erano sempre due testimoni a suo sfavore.

Un secondo avvertimento gli venne ancora dalla sua guida distratta. Senza fretta alcuna stava guidando in un quartiere periferico con suo padre e suo figlio a bordo, dirigendosi ad un ristorante che avrebbe aperto solo più tardi. Discuteva del più e del meno, e non fece caso alla segnaletica modificata. Quella che sino all’ultima volta era una strada con diritto di precedenza ora, a quell’incrocio, aveva un cartello triangolare bianco bordato di rosso.
Traffico quasi nullo, in quell’ora strana della giornata, ma un’auto, guidata da una donna con suo figlio a bordo, comparve all’improvviso davanti agli occhi di Aristide. Lui andava piano, e la frenata fu brevissima, ma tardiva. Alla fine la portiera e la fiancata dell’auto investita riportarono una leggerissima strisciata, roba da nulla, ma in ogni caso visibile. Armato di pazienza tentò di tranquillizzare la donna alla guida, compilò coscienziosamente la constatazione amichevole di sinistro, verificò che nessuno aveva subito alcun danno personale (a parte l’ovvio spavento, anche se un po’ esagerato da parte della ignora, forse timorosa per il figlio che in ogni caso stava bene) e, per scrupolo e prudenza, avendo la fotocamera, fece varie foto del danno. Intervenne pure il marito della donna, visto che loro abitavano poco distante, ma Aristide si assunse ogni responsabilità e si scusò del contrattempo, consegnando il modulo compilato correttamente in ogni sua parte a conferma della sua buona fede.
Il giorno dopo consegnò la dichiarazione di incidente alla sua assicurazione, pensò che burocraticamente la cosa fosse finita lì e che avrebbe solo avuto un aggravio del premio annuale da pagare. Errore. Alcuni giorni dopo ricevette una lettera di una agenzia recupero crediti o giù di lì abbastanza minacciosa nei toni che chiedeva, a nome del suo assistito, piena soddisfazione per i danni subiti. Ad Aristide la cosa sembrò decisamente esagerata ed offensiva. Si recò presso la sua agenzia e cercò di capire cosa stesse succedendo e poi, con iniziativa personale, scrisse al proprietario dell’auto investita che lui non era fuggito per non pagare il danno, che aveva seguito tutte le procedure per ammettere le sue responsabilità, che possedeva prove fotografiche del lieve sinistro provocato e che riteneva del tutto inutile e pure un po’ minacciosa la lettera dell’agenzia a difesa di un diritto che lui per primo aveva riconosciuto e sottofirmato. La cosa non ebbe ulteriori seguiti legali.

Il terzo avvertimento riguarda una situazione condominiale. Aristide si trova a vivere in un appartamento che appartiene ad un complesso oggetto di sequestro in seguito a fallimento. Situazione pesantissima, ovviamente. In questo difficile e lungo periodo uno degli appartamenti è occupato quasi semiabusivamente ma con copertura di un notaio coinvolto nel fallimento da un personaggio solare ed esuberante, dedito a vita spensierata, che organizza spesso feste e che ama le auto di grossa cilindrata, ma che non ama le spese condominiali comuni, e neppure ama pagare il consumo dell’acqua che parte da un contatore comune ma che poi ha singoli contatori per ogni unità immobiliare. Per farla breve, stanco di pagare per questo personaggio, l’ingenuo Aristide mette un avviso nell’ingresso invitando tutti a farsi carico delle loro spese individuali, e facendo il nome del refrattario a tali obblighi.
Errore gravissimo. Un avvocato di sinistra, esponente di spicco del partito a livello locale, spesso nelle cronache per le sue posizioni avanzate in difesa della verità e della giustizia, amico personale del simpatico evasore condominiale, manda una dura e laconica lettera su carta intestata del suo studio al malcapitato calunniatore signor Perineo, spiegando come il suo assistito non abbia alcuna intenzione di non pagare le spese e che pertanto, a scanso di ulteriori conseguenze, il Perineo debba scusarsi e sospendere da quel momento in poi qualsiasi azione atta a infangare il buon nome del signor xxx. Perineo capisce l’antifona, e il signor xxx, circa un anno dopo, si trasferirà senza aver mai pagato una sola volta le spese comuni o quelle legate al suo consumo personale.

L’ultimo avvertimento è di questi giorni. Aristide è un professore, conosciuto e tutto sommato abbastanza stimato, senza particolari meriti se non una certa dedizione al proprio lavoro, che è sottopagato e sicuramente non è una missione come alcuni pensano, ma resta oggettivamente un lavoro bello e gratificante, creativo e con un contatto costante con tanti giovani ragazzi e con le loro energie vitali. A volte pensa di essere non un insegnante che offre la propria capacità, ma un parassita che ricava forza dalla loro giovinezza, e che riceve spesso più di quello che da. È vero che recentemente i rapporti stanno mutando, che il ruolo dell’insegnante è sempre più oggetto di critiche, che il riconoscimento sociale è sempre più basso e che non di rado ha a che fare con genitori molto più problematici dei figli, ma ancora nutre illusioni e speranze.
Un mattino, visto che certe cose le sa vedere e non gli sfuggono, nota un ragazzo di una classe non sua che armeggia con un cellulare. Sa cosa potrebbe significare e quindi, appena iniziata la prima ora, lascia per pochi minuti la sua classe alla sorveglianza di un bidello e si reca nell’aula del ragazzo. Chiede scusa al collega, fa alzare l’alunno e gli chiede se per caso ha il cellulare acceso in classe, cosa vietata dal regolamento dell’Istituto. Prima il ragazzo nega, poi cede e mostra il cellulare, spegnendolo nel momento stesso in cui lo fa vedere. Aristide, senza perdere tempo, prende il cellulare e lo deposita sulla cattedra del collega, affidando a questo la composizione del caso, visto che i fatti non hanno bisogno di spiegazioni e che il regolamento è noto a tutti.
Non passa molto che il Dirigente convoca Aristide, gli spiega che c’è un reclamo pesante che lo coinvolge e che potrebbe comportare una denuncia, ma non gli offre alcuna spiegazione particolare, facendogli vivere diversi giorni decisamente poco rilassanti. Il giorno stabilito il Dirigente, assiso come giudice, a capotavola in biblioteca, tre docenti da una parte e alcuni genitori dall’altra, legge una lettera di un avvocato che, a nome di alcuni genitori, stigmatizza il comportamento di tre docenti uno dei quali è Aristide. Quest’ultimo avrebbe sequestrato un cellulare senza averne alcun diritto, perquisendo un alunno, cosa assolutamente proibita, e senza alcuna motivazione. Aristide alla fine capisce.
Quell’idiota di dirigente non ha neppure pensato di condurre un minino di indagine per stabilire come sono andati in realtà i fatti.
Quell’idiota di ragazzino, che è l'unico che si possa giustificare data la sua età e che dai genitori spesso le prende perché sono professionisti senza tempo da perdere, ha inventato una balla per motivare un'iniziativa della scuola e nascondere la sua responsabilità (in sostanza una normalissima ragazzata, neppure troppo grave).
Quegli idioti di genitori hanno pensato bene di rivolgersi ad un avvocato ancora prima di chiedere spiegazioni a insegnanti o dirigente. 
Ora Aristide non si stupisce più se al mondo la banalità dell’idiozia ha tanto credito, e getta la spugna, sconfitto.
                                                                                    Silvano C.©


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venerdì 8 novembre 2013

Sogno



Vivo al quarto piano, e avverto una sensazione strana, mi affaccio al balcone, che sembra il mio ma non è il mio, e vedo acqua schiumosa, bianca, che sembra risalire da aperture della strada, tombini forse. Osservo in modo distaccato, e vedo che sale di livello. Sommerge ogni cosa, penso al garage, interrato, e realizzo che ormai sarà completamente sommerso. Ho fatto bene a non cambiare la vecchia auto. Ora se ne avessi una nuova, magari con motorizzazione recente e meno soggetta a blocchi del traffico sarebbe da buttare, come quella vecchia. Mio figlio è fuori, credo che sia lontano, ma non ho sue notizie, e i telefoni non funzionano. Il livello dell’acqua cresce sempre di più nel silenzio assordante di chi dovrebbe lanciare allarmi o cercare aiuto ed invece tace. Tutto sembra tranquillo, con la schiuma che ormai lambisce il mio balcone. Sotto di me almeno 10 metri di edificio sono scomparsi, e attorno non so che succede. Eppure mi sveglio, non capisco cosa significa tutto questo, e riprendo poi a dormire. Il mattino ricordo questo strano sogno, questa paura che nascondo in me e non ammetto, o che semplicemente voglio esorcizzare
                                                                                  Silvano C.©


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giovedì 7 novembre 2013

Cerco

Cerco un centro di gravità permanente
che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose sulla gente (Franco Battiato)


Cerco inutilmente da tanto tempo qualche cosa che non ho mai trovato se non fugacemente. Un interesse che tutto fuga e annienta, una fede assoluta ed appagante, una motivazione profonda ed inossidabile. Nulla di tutto questo, nelle cose materiali, e poco anche in quelle spirituali. Un perché vero non esiste, e se esiste è personale, limitato, soggetto a critiche e dubbi, ripensamenti e mutamenti repentini. Eppure a qualche cosa ancora mi aggrappo.

Chi parla dell'avvenire è un cialtrone, è l'adesso che conta. Invocare i posteri, è parlare ai vermi (Louis-Ferdinand Céline)

Come dare ai giovani un fine ed una speranza partendo da queste parole, o far capire che il bullismo distruttivo di persone o cose non ha motivazione? Tutto senza rete di protezione, senza santi in Paradiso o potenti sulla Terra, senza un argomento per far capire che non serve distruggere l’autobus che ti trasporta a casa da scuola, che è autolesionista distruggere quei servizi pubblici che pure usi tutti i giorni, e ti servono. Cerco ma non trovo spiegazioni né soluzioni.

La violenza che nutrendosi di cinismo va in cerca del morto da santificare, che per trovarlo scaglia pietre o estintori contro il carabiniere terrorizzato. La violenza che nutrendosi di cretineria imbratta le facciate degli antichi palazzi, frantuma le vetrine, saccheggia i Mac Donald, brucia le automobili. Che occupa le case e le banche e le fabbriche, che distrugge i giornali e le sedi degli avversari. Che (non avendo studiato la storia loro non lo sanno) ripete gli sconci cari ai fascisti di Mussolini e ai nazisti di Hitler" (Oriana Fallaci)


Condivido abbastanza poco Oriana Fallaci in molte delle sue opere ma le riconosco un coraggio ed una dignità umana rari, uniti a coerenza e lucidità.  Io non so spiegarmi la violenza se non come una forma di guerra e che come ogni guerra è combattuta da poveri diavoli mandati ubriachi al massacro, usati come pedine dal potere che nasconde le sue vere intenzioni, che tuttavia, anche se non ho le prove, so (come diceva Pasolini) che i mandanti hanno il solo interesse di mantenere il loro potere. Quindi cerco, ma so che non troverò.

                                                                            Silvano C.©


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domenica 3 novembre 2013

Melagrana



È un frutto poco diffuso, conosciuto da almeno 5mila anni, simbolo di fertilità, dotato di proprietà preziose, e presente in molti miti e leggende.
Il suo succo si può conservare per alcuni giorni, e poiché ora è di stagione, l’occasione è buona per provare anche a consumarlo così.


Io posso solo aggiungere che il melograno che si trova su una passeggiata dove vado ogni tanto ha ormai regalato tutti i suoi frutti a chi, passando, non ha saputo resistere.


                           Silvano C.©


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sabato 2 novembre 2013

Librerie



Quante librerie piccole e meno piccole hanno chiuso negli ultimi anni, e non solo in questo momento di crisi che colpisce tutto e tutti (tranne chi si può permettere auto da 80mila euro), io non lo so. Vedo però che locali un tempo vivaci e pieni di libri ora ospitano bazar cinesi o hanno le serrande semplicemente abbassate.
Per chi vive o ha vissuto a Ferrara, ad esempio, la libreria Bovolenta si trovava in Viale Biagio Rossetti (l’architetto dell’addizione erculea voluta principalmente da Ercole I d’Este), al numero 29. Oggi il suo fantasma è in rete, come un vecchio spirito che aleggia nelle stanze segrete di un’antica dimora. Basta inserire le parole chiave in un motore di ricerca e magicamente compare, compreso un numero di telefono, ma se si lancia Google Earth e si digita Ferrara, Viale Rossetti 29 si scopre al suo posto un mercatone-sartoria pieno di ogni genere di mercanzia, tranne i libri di un tempo.  
Il passato glorioso delle nostre città si dimentica, chi arriva ora non sa come si viveva un tempo in quel luogo che per noi è rimasto magico, ma che magico non è più.
E penso alle biblioteche, che i libri li prestano, e che permettono a molti di leggere opere di autori attuali o immortali senza comprarli, quei libri. Se tutti andassimo solo in biblioteca le case editrici chiuderebbero una dopo l’altra, come le librerie. Specialmente le piccole, quelle indipendenti, non le grosse, spesso diffuse su scala nazionale.
Ma è bello comprare libri, cercando anche di comprarli dove non fanno sconti, perché un piccolo negozio non può permettersi di farli. Io non sempre mi comporto correttamente, lo ammetto. A me uno sconto fa comodo, ed io di libri ne compro, molti, sicuramente molto sopra la media nazionale. Mia moglie li divora, io da qualche tempo leggo più di una volta, specialmente romanzi, mentre prima mi interessavano solo i libri “utili” cioè i saggi o quelli per il lavoro.
Chi ha la possibilità forse non dovrebbe farseli prestare in biblioteca i libri, ma comprarli.

Per concludere consiglio a chi si trova a Ferrara anche per pochi giorni una visita alla libreria Sognalibro, in Via Saraceno 43.

                                                                       Silvano C.©


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venerdì 1 novembre 2013

timidi segnali di ripresa


Mario entra in casa e accende automaticamente il televisore su un canale a caso. 
Visto che il televisore è intelligente ricorda su quale rete si trovava quando è stato spento e va direttamente su quella.
- …in economia si avvertono i primi timidi segnali di ripresa. Il ministro al convegno di…-
Apre il frigorifero e ripone latte, burro e surgelati.
-  … l’efferato crimine ha sconvolto la pacifica cittadina …-
Il telegiornale lo indispone, e cambia canale.
- … ed ora andiamo a versare sull’omelette al tofu la crema … - si distrae, guardando il piatto che ha un’aria immangiabile e – … ed adesso passiamo a quello che è il piatto forte del nostro pranzo, l’involtino capriccioso di mango su un letto di asparagi selvatici di Fossombrone……-
A questo punto, dopo aver messo ogni cosa appena comprata al suo posto, con un leggero senso di disgusto riprende il telecomando per spegnere il televisore ma sbaglia e cambia solo canale.
- … l’ondata eccezionale di maltempo ha messo l’agricoltura in ginocchio ed intere reg…-
Spegne, stavolta senza sbagliare. Non ha più fame. In casa è solo. Gli scende la tristezza. Prende le chiavi ed esce, in cerca di vita intelligente.


                                                                                        Silvano C.©


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giovedì 31 ottobre 2013

cimiteri

Quello di Venezia, sull’isola di San Michele, è unico. Vi si arriva con il vaporetto, i morti hanno un’isola solo per loro, sulla terra e non in fondo al mare. Credo che vi si possa dormire bene, tranquilli nella laguna, quando i visitatori se ne vanno e i cancelli si chiudono. Tra gli altri vi è sepolto Franco Basaglia ed ho voluto sostare per un breve omaggio davanti alla sua tomba durante la mia sola visita a quel luogo. Da alcune finestre dell’ospedale SS. Giovanni e Paolo si vedono le tombe, non troppo lontane, prima di Murano. E per alcuni l’ultimo viaggio non sarà lungo.

La certosa di Ferrara ha una storia antica, è situata dentro la cerchia delle mura e compresa nell’addizione erculea. Appartiene al comune di Ferrara dal 1813 e si trova in un antico monastero certosino. Dentro non mi ci perdo, anche se non ci vado spesso. Vi sono sepolti in tanti della mia famiglia, e persone che ho conosciute. Ha un’aria antica, con nobili statue, percorsi nascosti e gatti che fanno compagnia ai morti. Non lontano, sempre nella zona degli angeli, c’è anche il cimitero ebraico dove dorme Giorgio Bassani.

In uno dei due cimiteri di Rovereto c’è una zona ordinata dove riposano frati e suore, rigorosamente ed ordinatamente separati. Nell’altro, più vicino a casa mia, col campanile della chiesa che  vedo dal mio balcone, riposa una piccola che se ne è andata troppo presto e che ho conosciuto quando sono venuto ad abitare dove vivo ora.

Il cimitero di Novellara, in provincia di Reggio Emilia, è un piccolo cimitero di paese. Dal 1992 è lì che dorme Augusto Daolio, perché dopo aver cantato Dio è morto è morto pure lui. E vedere la sua tomba fa capire quanto sia ancora amato, oggi, ad oltre 20 anni dalla sua scomparsa.

Il cimitero di Porotto, un piccolo paese che si incontra andando da Ferrara a Carpi, appena entrati, sulla sinistra, ha una zona nuova dove è tumulato Adriano Franceschini. Riposa in una tomba semplice uno degli studiosi ed epigrafi più importanti del ‘900 a Ferrara. Io però non lo ricordo per i suoi studi, ma perché è stato il mio maestro, tanti anni fa, in quella scuola che ora porta il suo nome.
                                                                                             Silvano C.©

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mercoledì 30 ottobre 2013

Il sesso debole

Quanto sei forte, uomo, capace di sollevare di peso la donna e di usarle violenza se così il tuo cervello infantile ti suggerisce, di aggredire un tuo rivale e di ucciderti contro un guard rail solo per dimostrare a lei quanto sei abile e coraggioso, sprezzante della morte.
E quanto sei debole invece quando cadi letteralmente stregato da due occhi, da una lusinga che ti solletica l’ego da tempo intristito dai rifiuti o dalla solitudine che dici di cercare ma che in realtà non puoi evitare.
Cerchi la tua musa, la tua immortale, la tua ispiratrice e dispensatrice di sicurezza, quella sicurezza che da solo non sai trovare in te stesso.

Se lei ti lascia crolli come un castello di carte che sembrava fortezza, ti ritrovi ad ammettere che anche un uomo a volte piange. Capita che la tua anima debole lotti inutilmente per riavere quello che non ti spetta più, e tu decida che se non può essere tua non sarà di nessun altro, e così diventi uno stupido assassino, un banale essere che si rifugia nel male, non trovando in sé sufficiente forza o grandezza. La tua forza era solo lei, ed agendo così non fai che ammettere la tua debolezza.
Quante donne sono morte inutilmente a causa di uomini che si dicono forti senza esserlo, che andrebbero privati dagli altri per sempre del loro status di esseri umani, perché non sono né umani né animali, ma esseri irrazionali, o non-esseri come le valanghe, dalle quali ci si deve solo proteggere e mai esserne amici.
La tua forza poi diventa nulla di fronte all’impotenza - quella innominabile misura della tua virilità negata - o di fronte al confronto da bambini sulle dimensioni del tuo sesso.
Solo la donna giusta che ti capisce, che ti ama oppure ha pietà di te e ti illude senza ferirti, ti cura le immani insicurezze nascoste sotto la pelle dura, più dura della sua, certo, ma solo perché dentro tu sei più morbido.

                                                                                Silvano C.©

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A volte leggo Femminismo a Sud

Leggo, non assiduamente è vero, ma leggo Femminismo a Sud, il blog che molti conosceranno. 
Sul blog ho letto:
“Fate così, tutti quanti. Non importa davvero che pronunciate termini tra l’altro oramai obsoleti in relazione ai generi. Che importa se parli di donne, uomini, trans, gay, lesbiche, bisex. Il punto è che se parli di persone, di soggetti invece che di oggetti, devi rispettarne l’autodeterminazione e dovrai ascoltare quanto hanno da dire. E proporre. E ci sta anche che non abbiano nulla da dire a Renzi in se’, non perché sia una cattiva persona, ma più che altro perché c’è chi rifiuta di delegare al leader istanze che vuole rivendicare per se’.

Fate così. EVITATE di parlare di donne nel vostro scazzo interno a farvi belli a chi se ne occupa di più. Evitate. O imparate tutti a dare spazio a temi complessi a cominciare dal fatto che non si può fare un decreto legge in nome delle donne senza tenere conto dell’opinione delle donne”

Poiché io qualche opinione personale sul tema in tanti anni me la sono fatta ora la esprimo, partendo da questi brani e rifacendomi ovviamente anche a cose che ho già pubblicato su questo blog e che ognuno con una ricerca grazie alle etichette o digitando in alto sotto l’intestazione una parola specifica può trovare.

Quante cose da dire, troppe. Innanzitutto inizio con l’esprimere l’impressione che per alcune donne di oggi 40 anni e più di storia siano trascorsi inutilmente, e che si torni agli anni 60 e 70, quando la stupidità e l’arretratezza diffuse nel mondo maschile giustificavano ampiamente la ricerca di una riflessione autonoma delle donne, che escludevano il maschio per un bisogno fondamentale di capire prima cosa era giusto dal loro punto di vista, dopo secoli di predominio maschile, e che ogni intrusione di compagni, amici, amanti o altro avrebbe finito per condizionare la ricerca di una nuova idea, la comprensione di nuovi bisogni, l’affermazione della propria femminilità, inizialmente contro l’idea dominante del mondo maschile.

Ora ci risiamo, il maschio è ancora contro, è un ostacolo sulla strada. Possibile che nessuno nel frattempo non abbia capito ancora e che quindi si debba essere accusati  genericamente di usare categorie obsolete come donne, uomini, trans, gay, lesbiche, bisex, come se non si parlasse di persone ma di oggetti? L’accusa è rivolta a Renzi ed a tutto un mondo politico che usurperebbe il diritto di parlare a nome di altri, in questo caso delle donne, e si rivendica esplicitamente il diritto politico di non delegare nessuno a parlare di donne, ma di farlo solo in prima persona.  
Se c’è una cosa che non capisco, nella mia ottica novecentesca, e come ci si possa affidare, politicamente, a gruppi che rappresentano solamente le proprie istanze, magari assolutamente corrette e adeguate ai tempi, ma prive di una visione d'insieme, che comprenda tutti i temi dei quali la politica si deve occupare: solidarietà e giustizia sociale e fiscale, evasione, rapporto tra laici e credenti, temi etici come igv, sostanze stupefacenti ed eutanasia, politica estera, grandi opere, difesa, scuola pubblica laica o confessionale, sanità, giustizia, ordine pubblico, immigrazione ed integrazione, violenza sui soggetti deboli e così via. Non credo quindi che un movimento o un partito di donne siffatto verrebbe votato neppure dalle donne, e, se non vado errato, non esiste (e se esiste non ha potere decisionale né rappresentanza istituzionale).
Ovvio che molte idee del post sono condivisibili, ed infatti sono pure le mie, solo che non sono disponibile ad offrire la mia comprensione, malgrado io sia ovviamente ottuso e superato dai tempi, se in cambio ricevo chiusure, in certi casi insulti o, in prospettive migliori, un atteggiamento di accettazione mista a commiserazione. Non sono mai stato masochista, né amo far soffrire. Nella vita sia alla luce del sole che nella sfera intima non amo la degradazione; essere il padrone o l’oggetto esula dalla mia logica.

La cosa che sinceramente mi incuriosisce è poi come alcune donne pensino di raggiungere, nella logica sopra citata, i loro sacrosanti obiettivi di piena realizzazione di ogni donna e di ogni uomo secondo i propri inviolabili desideri,  inclinazioni e scelte. Io ho insegnato per una vita, ed è stata mia cura fare in modo, pur nei miei limiti, che ognuno, ragazza o ragazzo, avesse le giuste informazioni, che capisse l’importanza del rispetto reciproco, che raggiungesse le giuste conoscenze anche sulla sessualità e sulle differenze tra i sessi. Come è possibile fare a meno, nel cammino verso la piena realizzazione dell’individuo, dell’apporto degli insegnanti uomini, che magari sono padri, e trasmettono anche ai figli le basi della loro visione del mondo, e che magari votano un partito politico, che potrebbe essere il PD, e potrebbero aver sposato una donna, condividendo con lei cose belle e molto meno belle della vita, ma sempre senza la pretesa di una mitica e malintesa superiorità maschile.

Impossibile poi reagire alle sfide che il mondo moderno ci pone, con questo melting pot nel quale chi ha raggiunto diritti condivisi si mescola a chi tali diritti non li ammette per cultura, origine, storia o fede religiosa se non ci si allea, donne e uomini, deponendo atteggiamenti di chiusura e di critica ad ogni tentativo onesto di dialogo.

                                                                                  Silvano C.©


( La riproduzione è riservata. Ma non c'è nessun problema se si cita la fonte.  Grazie)

martedì 29 ottobre 2013

Sindrome



Avvertì prima un sapore strano in bocca, ma non aveva mangiato nulla da diverse ore, e poi un fastidio crescente a stare tra la gente: parlavano tutti a voce altissima, urlavano.
Telefonò a casa per chiedere se la moglie veniva prima a dargli il cambio nella rivendita di giornali posta all’incrocio tra la Seconda strada e corso Libertà.
Neppure dopo dieci minuti violenti attacchi di vomito lo costrinsero a piegarsi in due dal dolore, e quindi dallo stomaco, passando dall’esofago ed infine dalla bocca gli uscì tutto quanto aveva consumato al mattino, creando dentro il gabbiotto che era il suo spazio di lavoro una pozzanghera puzzolente. Rimase più stupito ed impaurito dal colore strano del suo vomito che non dal fatto di aver rimesso senza alcun apparente motivo, e la moglie lo trovò in quello stato pietoso quando arrivò.
Lei lo fece sedere fuori, in strada, all’ombra, mentre puliva e gettava nella spazzatura quello che aveva raccolto, buttando poi sulla pedana interna dell’edicola un disinfettante profumato.
Fuori il giornalaio si riprese dal fastidio allo stomaco, ma non gli passò il cattivissimo sapore in bocca e si rese conto di avvertire sempre più alto il tono di voce delle persone che passavano, magari distanti decine di metri da lui.
Quando si sentì un po’ meglio, e la moglie vide che aveva ripreso un po’ di colore naturale, si azzardò ad andare verso casa da solo. La strada da fare era poca, due soli isolati, nemmeno un chilometro, e si sarebbe steso a letto, a vedere se il malessere gli passava.

Due settimane dopo la situazione era ancora la stessa. Il mattino si sentiva male poi puntualmente vomitava, sia che avesse mangiato sia che fosse a digiuno, e il sapore cattivo in bocca non lo lasciava più. Non avvertiva più alcun piacere mangiando cose che prima lo attiravano molto. La cosa che era sicuramente peggiorata era il fastidio crescente che ormai provava al suono delle voci umane, che gli arrivava a volumi altissimi, ormai insopportabili. Anche la moglie, unica persona a condividere con lui l’appartamento, visto che erano senza figli, doveva bisbigliare per non creargli fastidio. Lo specialista visto pochi giorni prima non si era sbilanciato con loro esprinendo una diagnosi, esattamente come del resto aveva fatto il medico di famiglia consultato subito dopo i primi sintomi. Lo specialista aveva solo usato la parola “sindrome”, a significare che la cosa era complessa e non ci capiva nulla, cioè non aveva scoperto per quale motivo i sintomi si presentavano in quel modo e da cosa dipendevano.

L’edicolante aveva iniziato di nuovo ad uscire di casa, dopo aver vomitato in casa la solita inspiegabile poltiglia della quale aveva rinunciato a pensare alle possibili cause, per ora, in attesa degli accertamenti ai quali si era sottoposto. Aveva capito che dopo l’attacco violento allo stomaco per il resto della giornata poteva fare praticamente le cose di prima, salvo assaporare un cioccolatino o un pezzetto di pane croccante. L’unico sapore che aveva in bocca era quello amaro e putrido, di pianta medicinale forse, o di carne andata a male, e non c’era modo di eliminarlo. Per le orecchie aveva iniziato a mettere tappi, prima comprati in farmacia, e poi costruiti in casa da solo, semplicissimi, con cera vergine fusa e poi rimodellata a formare dei morbidi coni tronchi che infilava a fondo nel condotto uditivo esterno sino a sigillarlo, ed abbattendo praticamente ogni suono, riuscendo talvolta sentire così il suo stesso battito cardiaco.

Malgrado questo espediente, che per alcuni giorni sembrò dargli sollievo, poco a poco si rese conto che riusciva ad udire ugualmente ancora le parole delle persone, e, stranissimo, senza che questi aprissero la bocca o pronunciassero fisicamente le parole.
Togliendo i tappi, perché ovviamente fece vari esperimenti, gli tornava il rumore infernale delle urla di tutti coloro che lo attorniavano nel raggio di quasi un centinaio di metri. Se entrava in un palazzo molto alto sentiva quello che dicevano sino a vari piani sopra o sotto quello nel quale si trovava, ma rimettendo i tappi il caos di parole gli arrivava in sordina, e non erano più le parole, ormai lo aveva capito, erano i pensieri.

Le analisi cliniche e le visite specialistiche continuavano a dare esito negativo, aveva trascorso solo pochi giorni in day-hospital, ma i posti nelle strutture ospedaliere erano preziosi, lui non peggiorava, non era infettivo, e tutto sommato poteva condurre una vita quasi normale, quindi poco a poco i medici persero interesse per la sua sindrome, e questa rimase una curiosità scientifica e nulla più, destinata ad essere dimenticata. Rimase una curiosità senza seguito tuttavia perché lui per primo giudicò inutile e controproducente spiegare il quarto e più importante sintomo di quella stranezza che lo aveva colpito e cioè la capacità che aveva acquisito di ascoltare i pensieri.

La sua giornata tipo, ad oltre sei mesi da quel primo malessere, si era stabilizzata e il giornalaio aveva trovato un equilibrio che gli aveva permesso di riprendere il lavoro, apparentemente senza mutamenti esteriori. Il mattino la moglie andava all’edicola, lui restava a casa, e dopo aver vomitato in bagno si ripuliva, mangiava qualcosa ed andava a sostituirla. Teneva quasi costantemente i tappi nelle orecchie. Si era allenato ed era diventato bravissimo a non ascoltare i pensieri che non lo interessavano direttamente. Ora era in grado di leggere nella mente solo di coloro che aveva di fronte e vedeva fisicamente. Neppure lui aveva capito come, ma era riuscito ad escludere la massa, ed a fissarsi su una persona per volta o su un gruppo di persone che parlavano tra loro.

Aveva letto i pensieri della moglie, curioso e con sensi di colpa da guardone, scoprendo un paio di suoi amori segreti ed un tradimento non del tutto volontario e comunque ormai passato. Vi aveva letto delle sue insoddisfazioni, del non sentirsi più bella e desiderata come un tempo, della pietà per quel marito che ora un po’ le pesava, ma che non voleva lasciare, perché era tutto sommato un brav’uomo, con molti difetti, ma non peggio di altri, e che a modo suo le voleva bene, anche se non abbastanza. Si era sentito giudicato in modo crudo ma giusto. E da quel momento aveva iniziato a prestare attenzione ad alcuni particolari che sino ad allora aveva ignorato, o che aveva solo dimenticato. Ed il rapporto con la moglie, anche grazie ai suoi fastidi sempre più sopportabili, iniziò a migliorare, e lei riprese a sorridere, come non faceva da anni.

Smise di frequentare alcuni amici, adducendo sempre nuove scuse o motivazioni solo in parte plausibili, concluse alcuni buoni affari con la compravendita di piccoli oggetti di antiquariato, un suo vecchio hobby sino ad allora occasione solo di spese, e stabilizzò la sua situazione finanziaria entrando come socio in una cooperativa libraria che, unica in tutto il quartiere, riusciva, grazie ad alcune sue felici “intuizioni” a proporre sempre libri nuovi o improbabili ma in fondo attesi, che stimolavano chi passava per caso davanti alle vetrine della libreria e spesso facevano varcare la soglia di quell’ambiente che presto divenne troppo angusto per la clientela che aveva iniziato a frequentarla.

Il giornalaio e sua moglie vendettero presto l’edicola e la licenza della rivendita di giornali posta all’incrocio tra la Seconda strada e corso Libertà con un ottimo guadagno, perché era ben avviata ed era in una buona posizione. La moglie, spinta dal marito, iniziò a scrivere un libro. Lui, trascorsa la mattina in casa con lei, si recava ogni pomeriggio nella libreria cooperativa, a consigliare ad ogni cliente il libro giusto, trattando tutti in modo speciale.

L’ormai ex giornalaio aveva anche pensato di utilizzare meglio lo strano potere che gli era capitato, ma poco a poco, prima che potesse realizzare questo proposito, smise di vomitare e il cattivo sapore sparì, e questo secondo sintomo di punto in bianco. Un giorno si alzò con la lingua normale e nessun sapore in bocca, con lo stomaco rilassato, con un silenzio assordante nella testa, e, quando tolse i tappi, si trovò immerso in un normale rumore di vita domestica: passi, interruttore, radio in sottofondo, vicini che parlavano e le loro voci attenuate che arrivavano attraverso le finestre aperte del balcone. Guardando sua moglie non percepì i suoi pensieri con la mente, ma solo con gli occhi e col cuore.

Il pomeriggio, in libreria, malgrado le paure che gli erano aumentate ad ogni passo che lo aveva portato lì da casa sua, si ritrovò di nuovo in un ambiente a sua misura. Alla prima cliente che si avvicinò a lui diede il consiglio giusto, leggendole ancora dentro ma in modo diverso ora. Era nato per essere un libraio, non un giornalaio, e ne aveva fatto una malattia, o meglio, una sindrome, ma poi ne era uscito.

Alessia Franc
http://www.dipalermo.it/2012/08/06/quando-il-piccolo-libraio-diventa-il-tuo-psicologo/  )

                                                                          Silvano C.©


( La riproduzione è riservata. Ma non c'è nessun problema se si cita la fonte.  Grazie)

lunedì 28 ottobre 2013

Anche le piante soffrono



Le piante ”Sono capaci di vedere, ascoltare, scegliere e ricordare. Dormono, riconoscono i 'parenti', comunicano fra loro e ciascuna ha il suo carattere: le piante non sono solo intelligenti, ma addirittura brillanti. A dirlo è la ricerca scientifica, come affermano Stefano Mancuso e Alessandra Viola in 'Verde brillante. Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale' (Giunti editore)”.

La neurobiologia vegetale quindi non ha dubbi in proposito, i viventi, tutti i viventi, sono sensibili, e ogni essere vivente capace di sensibilità è capace anche di provare sofferenza.
Non soffrono quindi solo il maiale allevato ed ucciso per nutrire l’uomo, o il piccolo roditore che finisce preda del falco, o il cane preso a bastonate inutilmente dal ragazzo idiota o tenuto alla catena giorno e notte dal padrone poco rispettoso dell’animale.
Del resto la natura non è vegana, ma ha prodotto una rete alimentare nella quale ogni essere vivente è vittima e carnefice, è nessun uomo può pensare di emanciparsi da questa condizione ascoltando musiche rilassanti, parlando di pace col mondo o illudendosi di poter non far soffrire qualche altro essere vivente.

Esiste un solo modo per non far soffrire più alti esseri nutrendosi dei loro tessuti: morire.
Ed esiste un solo modo umano e rispettoso per vivere: non provocare sofferenze se sono inutili. Tutto il resto lo lascio al fanatismo di chi parla di amare più un gatto del fratello, e che preferisce la violenza contro l’uomo che “sbaglia” piuttosto di quella contro un animale.

Per concludere quindi rimane sicuramente importante, come sostengono dietologi, ecologisti ed economisti, ridurre il consumo di carne, e le considerazioni precedenti servono solo come stimolo per approfondire sempre di più questo tema, ma non offrono risposte consolatorie a nessuno. Il vegano non è autorizzato a denigrare chi non lo è e neppure il cacciatore deve sentirsi a posto con la coscienza.
La consapevolezza dell’uomo è solo un percorso continuo, e, per ora, la sola cosa che mi sembra appurata è un livello del dolore legato ai livelli evolutivo e di coscienza. Un essere ipoteticamente più evoluto e sensibile dell’uomo avrebbe potenzialità di dolore enormemente maggiori, mentre un insetto, o una pianta di lattuga, molto inferiori.
A volte poi dobbiamo far soffrire anche qualche essere umano, non solo qualche animale. Credo sia importante ridurre al minimo indispensabile queste occasioni, ma senza l’illusione di poterle eliminare accusando quindi tutti gli altri di insensibilità colpevole quando questo non avviene. 

                                                                                       Silvano C.©

( La riproduzione è riservata. Ma non c'è nessun problema se si cita la fonte.  Grazie)

domenica 27 ottobre 2013

Granturco

Molti anni fa un laureando in scienze biologiche girava per tutta la provincia di Ferrara con l’obiettivo di raccogliere erbe infestanti nelle colture, specialmente di frumento e mais, da portare poi in laboratorio, dove le avrebbe classificate in modo sicuro, magari con l’aiuto di un professore assistente dell’Istituto Botanico. 
Dopo averle ordinate come da istruzioni e averne tabulato su enormi fogli dattiloscritti ogni dato utile alla ricerca curava anche la loro conservazione in un erbario che cresceva di giorno in giorno. 
Ogni rilievo veniva segnato in modo preciso per data e località, e riportava una stima percentuale della presenza di ogni singola specie infestante.
La tesi in preparazione era sperimentale, non semplicemente una ricerca bibliografica, e prevedeva moltissime uscite “sul campo”.


Durante quel vagabondare dentro quei confini solo relativamente ristretti scoprì luoghi sino ad allora per lui poco conosciuti, come ad esempio un paesino, nella bassa, rimasto inalterato dai tempi del ventennio fascista. 

La cosa strana è che in seguito, malgrado gli sforzi fatti in alcune occasioni, non riuscì più a ritrovare quel luogo, che rimase quindi mitico nella sua  memoria tanto da fargli venire il dubbio di averlo veramente visto o che piuttosto non fosse stato frutto di allucinazioni dovute al gran caldo estivo che pesava sulla pianura in quei giorni di campionature.

Quando si spingeva verso est, cioè verso il mare, non mancava mai di fare una puntata a qualche spiaggia, dove si metteva un po’ al sole e consumava il pasto della giornata, un paio di panini e poco altro, beandosi della vista e degli odori di quei luoghi, guardando ovviamente le poche bagnanti che gli capitava di incontrare, ma riprendendo quasi subito il suo peregrinare e prevedendo sempre, sulla cartina, un itinerario di ritorno diverso da quello di andata, per ampliare l’area osservata.

L’episodio più comico che gli capitò durante questo suo lavoro fu quando, uscendo tranquillamente dal folto di un campo di granturco quasi pronto per il raccolto con un grosso sacchetto di plastica gonfio più del solito fu sorpreso da un paio di contadini con un trattore che lo bloccarono e gli chiesero in modo abbastanza brusco cosa stesse portando via dal campo, pensando ovviamente alle loro preziose pannocchie.
Lo studente aprì un po' stupito il sacchetto pieno di erbacce infestanti e, ovviamente, nessuna pannocchia. Loro restarono immobili, lo guardarono senza dir nulla e quasi non ascoltarono le sue spiegazioni sulla ricerca che stava portando avanti, o le assicurazioni che non aveva fatto danni.
Lo lasciarono andare con un'espressione che non riusciva a nascondere la commiserazione.

                                                                                Silvano C.©

( La riproduzione è riservata. Ma non c'è nessun problema se si cita la fonte.  Grazie)

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