Lo
so, sorridi, è fuori di dubbio. Invidiano il nostro amore ma non sanno che tipo
di amore è stato, come è nato, come è durato e come resiste irrazionalmente oltre
la fine. Non sanno neppure se è stato vero amore oppure altro, una sua
imitazione o una nostra interpretazione personale, una variazione sul tema. Io, ora, non so definirlo. Ne parlo da mesi,
lo esploro, lo ricordo. Spaccherei non so cosa per la rabbia, cerco
consolazione e cura dalle parole che portano altre parole ma non riportano
te. E
quella è la sola cosa che vorrei.
Non so però se è stato vero amore, non lo so dire.
Non so però se è stato vero amore, non lo so dire.
Metterei
la mano sul fuoco per provare che il tuo lo è stato. Il tuo senza dubbio. Tu mi
hai amato perché hai capito, perdonato, sopportato, aiutato, sofferto e
continuato. E tanto altro, tanto, che sarebbe inutile specificare ma tutti
possono intuire. Sul mio non avrei tanto coraggio. Credo di esserne uscito con
un onorevole pareggio, di aver ripagato in parte quello che ho avuto. Ora
ancora conosco le mie mancanze, come fossi imperfetto e latitante, e tu mi
accettavi malgrado questo.
La
perfezione non esiste e neppure tu la rappresentavi, lo sappiamo e lo sapevamo. Il fatto
è che non c’era alternativa, ne eri la sua approssimazione più fedele. E
lo sei.
Un’amica
dice che da nessuno è riuscita a farsi amare così, ma io credo che possa
sbagliare. A volte siamo amati e non lo capiamo, o non capiamo quanto lo siamo.
Credo che sbagli, ma le auguro di non capirlo mai, o di esserne consapevole
molto tardi, molto avanti nel tempo.
Un’altra
amica che recentemente vedo con una certa frequenza è rimasta colpita dal mio
modo testardo di cercarti, oppure l’ho convinta con alcuni discorsi che le ho
fatto sul suo rapporto col marito; è partita per andare a trovarlo e restare assieme
un po’ di tempo, visto che lui sta seguendo un fratello ammalato e non può
essere accanto a lei. E prima faceva discorsi insofferenti nei suoi confronti,
quasi che volesse separarsi.
Posso
influenzare così le persone, o posso dare quest’impressione di ciò che sono e
siamo? Non ridere, tu sai la verità, ma non dirla. Lascia che credano che il
nostro è stato un amore unico, irripetibile, perfetto, senza sbavature e di
comprensione continua dei reciproci bisogni. Tu non dir nulla di ciò che avrebbe
potuto essere e non è stato, non svelare le colpe e quanto non ha funzionato
come avrebbe dovuto o potuto.
Citano
a volte la rosa che ha spine eppure è magnifica quando raggiunge il suo massimo
splendore. Che sia il paragone giusto? Sinceramente non mi interessa. Io cerco
te, cerco risposte e voglio trovare una strada.
Ed
intanto cammino, appena posso. E leggo, non abbastanza.
Ed
è leggendo Camminare, di Hesse, che
ho trovato questa poesia:
-
Il
viandante alla morte -
Anche da me arriverai
un giorno,
non mi
dimentichi,
si spezza la catena
ed il dolore avrà fine.
Sembri ancora lontana ed estranea
sorella morte,
Come stella gelida incombi
sul mio destino.
Ma un giorno più vicina,
ricolma di fiamme arriverai.
Vieni amata, sono qui,
prendimi, sono tuo.
si spezza la catena
ed il dolore avrà fine.
Sembri ancora lontana ed estranea
sorella morte,
Come stella gelida incombi
sul mio destino.
Ma un giorno più vicina,
ricolma di fiamme arriverai.
Vieni amata, sono qui,
prendimi, sono tuo.
Silvano C.©
(La
riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte,
grazie)
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