lunedì 1 luglio 2013

La rete a volte serve a pescare


Per anni ho avuto a che fare con ragazzi che usano la rete, che sono nati con la rete, che trovano naturale fare cose che quando io avevo la loro età neppure la fantascienza aveva previsto, ed io allora di fantascienza ne leggevo tanta.
La rete è una opportunità, come lo sono l’auto, la televisione, la medicina moderna e quanto di nuovo ha prodotto l’ingegno umano. Non deve essere demonizzata, ma neppure accettata come il regno dell’anarchia e della libertà assolute.
In rete si corrono rischi.
Gli adulti corrono meno rischi, hanno esperienze che permettono loro di autoregolarsi. Un adulto in rete può fare cose illegali, ovviamente, e rischia di essere scoperto ed incriminato per reati legati a pedofilia, truffe, privacy e furto di dati ed identità, oltre ad altre cose.
Un minore invece corre rischi potenzialmente enormi, legati alla sua naturale sete di scoprire, all’imprudenza, all’inesperienza.
Una ragazza o un ragazzo, a volte una bambina ed un bambino, possono essere vittime e carnefici allo stesso tempo.
Alcuni mettono enormi quantità di foto, nome e cognome, indirizzo, numero di cellulare, scrivono sui social i loro spostamenti, danno informazioni sul loro giro di amicizie, lasciano aperti a tutti i loro profili, cercano il maggior numero possibile di contatti, fanno da tramite tra altri coetanei o presunti tali, sono spinti talvolta ad emulare piccole idiozie o veri e propri atti teppistici o da bulli, riprendendosi e mettendo ogni filmato in rete. Tutti scaricano illegalmente musica o film come se fosse la cosa più normale del mondo, ignorando i diritti d’autore e le norme che regolano questo campo. Altri si spingono ad utilizzare i nuovi cellulari per riprendere insegnanti durante le lezioni, compagne e compagni negli spogliatoi o in momenti privati che dovrebbero rimanere tali.
Mi viene naturale quindi elencare una serie di comportamenti che sarebbe bene seguire per proteggere sé stessi, sia la propria privacy che la propria sicurezza. Nulla di nuovo ovviamente, o di originale, perchè di questo tema la rete, i blog, le librerie e le biblioteche, la televisione e tutti i media si sono interessati molto più esaustivamente di quanto possa sperare di fare qui io. Ma ecco la mia sintesi:
·        Evitare, se proprio non è necessario, di mettere per esteso il proprio nome e la propria immagine.
·        Non inserire mai numeri di telefono, indirizzo o altre indicazioni per essere facilmente rintracciabili. (la polizia postale, in caso di bisogno, sa risalire alle identità, quindi non è un dovere che abbiamo nei confronti del mondo quello di dire chi siamo)
·        Non esprimere opinioni politiche, sessuali, religiose e simili se non in modo tale da essere pronti a difenderle in ogni situazione, e considerando che i dati immessi in rete non sono più nostri, ma diventano patrimonio di tutti, facilmente riproducibili. In alcuni casi diventano, per condizioni d’uso, proprietà esplicita del social o della piattaforma che li diffonde.
·        Non riprendere per nessuna ragione minori e poi immettere tali riprese in rete senza l’approvazione degli adulti responsabili di quei minori. Da anni ormai, ad esempio, in molte scuole sono vietate per regolamento riprese di ogni tipo.
·        Non lasciare libero uso di cellulari di ultima generazione ai ragazzi. Uno di questi cellulari può infatti, oltre a telefonare e mandare messaggi, riprendere clip e scattare foto, registrare dialoghi, navigare in rete, chattare, scaricare ogni tipo di file, compreso materiale pornografico o pedo-pornografico, immettere in rete in pochi istanti quanto appena ripreso, e prestarsi ad usi che solo la scarsa fantasia può limitare.
·        Fornire ai ragazzi, e anche agli adulti che ne sono responsabili, tutte le informazioni necessarie per l’uso corretto delle nuove tecnologie, mostrando loro i pericoli che corrono in prima persona, ed il rischio di commettere reati anche gravi, con l’intervento in certi casi pure del tribunale per i minori.

 Non facciamoci quindi prendere da una errato senso della correttezza e del rispetto per gli altri dicendo esattamente tutto in chiaro su di noi. La rete è piena di sconosciuti, non tutti tranquilli e bene intenzionati.  Rendiamo loro almeno un po’ più complesso il compito di aggredirci, tormentarci, infastidirci o farci oggetto di vero o proprio stalking.
Più di una donna mi ha confessato su facebook o su twitter di essere oggetto di attenzioni non desiderate. E alcune di queste mi hanno scritto o detto esplicitamente che si destabilizzano o trovano inaccettabile nascondersi dietro uno pseudonimo, un nicknale insomma, oppure dietro una immagine di fantasia.
Bene, penso io, ammiro la correttezza, l’onestà, la coerenza, tuttavia non ci casco sino in fondo.
Appena entrato in Facebook  col mio nome e cognome, e con la mia foto, ho cercato l’amicizia di chi conoscevo, dopo aver individuato facilmente questi amici. Ho iniziato a capire che ritrovavo persone dei tempi del liceo, o pure di periodi precedenti. Per me quel passato è passato. È artificioso mantenerlo vivo ora. E con gli amici non mi serve un social, ma il telefono o una visita di persona. Inoltre, col mio lavoro, non mi andava di far sapere a tutti le mie idee personali in tema di etica, politica e così via. Per farla breve ho disattivato l’account in meno di un mese, e non me ne sono mai pentito.
Sono rimasto attivo poi con altre identità su Facebook, con scopi diversi, nessuno illegale, ed una di queste ancora oggi la uso, pur se con una frequenza molto ridotta rispetto ad un tempo. Mi sono studiato un nome a tavolino, un nome unico, ed in effetti non ne esiste uno uguale in tutto il mondo, e per lunghi anni ho usato una specie di diavoletto come immagine, o meglio, come PIC, come si dice ora.
 In conclusione, ognuno sia libero di fare ciò che desidera in rete, ma poi non si lamenti delle conseguenze della sua mancata prudenza.
E, cosa ancora più importante, aiutiamo i ragazzi a non rischiare inutilmente.

                                                                                                     Silvano C.©


( La riproduzione è riservata. Ma non c'è nessun problema se si cita la fonte.  Grazie)

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