sabato 27 luglio 2013

Democrazia e regole in rete


Dunque, la rete è pericolosa, come ho già avuto modo di scrivere alcune volte, ma, come andare in strada è pericoloso e malgrado questo le strade si usano, così è per la rete.
Ovviamente ci sono regole da rispettare, e nessuno si illuda di fare quello che preferisce in assoluta libertà.

Io prima di tutto sfaterei il mito del gratis. Nulla è gratis, se non si paga in denaro si paga in tempo di utilizzo, che diventa denaro per chi fornisce il servizio, si paga in pubblicità che siamo costretti ad accettare, e si paga in imposizione di idee politiche, che è la forma più subdola di mantenimento del potere. Sui social networks poi il gratis si traduce in una mancanza assoluta di diritti e di discrezionalità e di possesso ceduto ad altri del proprio lavoro.

Ma torno alle varie tipologie di regole, da rispettare:
  1. Prima di tutto io metterei la correttezza, l’educazione, che in rete si riassume in un neologismo: netiquette In altre parole norme condivise col solo scopo di rispettare anche gli altri “naviganti”. Ad esempio usare le maiuscole in modo continuo equivale ad urlare, ma qualcuno, fateci caso, questa banalità non la vuol capire.
  2. Subito dopo io inserirei la correttezza di quanto si scrive o si offre alla lettura di tutti. Qui rubo un’idea alla base dell’enciclopedia Wikipedia. Verificare le fonti, quando si affermano fatti o opinioni di altri o letture di una certa realtà. Ovvio che si può e deve poterla pensare diversamente, ma è fondamentale che non si diffondano cose false, bufale, notizie tendenziose o parziali e quindi male interpretabili. Io vorrei a questo proposito un vocabolario condiviso, ma non interessa in realtà a nessuno, non fa comodo cioè a chi deve raccontarci storie per addormentarci.
  3. Da rispettare ovviamente le norme contenute nei codici civile e penale, e su questo non aggiungo molto, se non il fatto che l’anonimato è un’illusione, e conviene evitare di essere sorpresi da chi comunque può vedere quanto scriviamo o postiamo per evitare grossi problemi facilmente immaginabili. I reati legati allo stalking ed alla pedofilia sono sicuramente tra i più odiosi.
  4. Poi ci sono le condizioni d’uso per entrare nelle piattaforme dei vari social networks. E qui, sinceramente, perdo la pazienza. Sono modalità stabilite per comodità di chi “offre” il servizio, sono caratterizzate dalla possibilità molto limitata di difendere le proprie ragioni in caso di contestazioni e dalla caratteristica di far cadere sentenze dall’alto, inappellabili o quasi. Alcune condizioni sono condivisibili quando ricadono ad esempio in uno dei tre punti precedenti, in particolare il terzo. Altre invece assolutamente risibili, solo per una più facile gestione delle piattaforme e della vendibilità della nostra presenza agli inserzionisti pubblicitari, quando va bene.

Se io potessi pagare il servizio, abbonandomi ad esempio, avrei diritti che così non possiedo. Magari pochi, ma ne avrei. In questo modo è facile vedere come sui social sia attiva una forma di censura che ha varie origini, sempre però legate al mantenimento del potere. E si vede come ad esempio, su Facebook, unilateralmente, vengano modificati gruppi, profili, pagine, distruggendo a volte lavori e discussioni di anni, impossibili da archiviare se non salvando tutto il materiale preventivamente. Oppure si veda come è possibile essere sospesi da Twitter solo per il mancato rispetto di regole formali. Eppure, in quest'ultimo caso, basterebbe poco per pre-avvisare i malcapitati utenti di tenere un comportamento non in linea con quanto previsto e permettere quindi di modificarlo prima della sospensione.

                                                                                             Silvano C.©


( La riproduzione è riservata. Ma non c'è nessun problema se si cita la fonte.  Grazie)

2 commenti:

  1. le regole nn son chiare perchè sei sparito di nuovo.. tw ti aspetta prestissimo.

    narcisa

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    Risposte
    1. ho un rapporto sempre più conflittuale con i social. non riesco a rispettare alcune regole, esattamente come vedevo fare i ragazzini a scuola. e non accetto neppure certe imposizioni o annullamento di lavoro. ma il discorso si allargherebbe troppo, e coinvolgerebbe il mio psichiatra (a proposito, forse dovrei trovarne uno, ma uno bravo...)
      Silvano

      Elimina

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