venerdì 5 luglio 2013

5 luglio 1571

Le finestre sono chiuse con gli scuri mentre la porta invece oppone alla calura estiva solo la pesante tenda, e basta poco per scostarla e passare. In casa filtra poca luce, e forma raggi precisi che vanno a colpire i poveri oggetti e i pochi mobili, e nel percorso mostrano il moto inarrestabile della polvere che aleggia anche nella più silenziosa calma.
I muri sono spessi, pesanti, costruiti in mattoni rossi e calce. Il pavimento è ottenuto dagli stessi mattoni apparentemente, solo più lucidi per il calpestio. Il soffitto è formato da grosse travi a vista, e, sopra di queste, le assi che fanno anche da pavimento per le stanze del piano superiore.  La struttura trattiene all’interno, a lungo, anche nel pomeriggio, un po’ del fresco della notte.
Sono passati ormai quasi otto mesi da quel 16 novembre, quando è arrivata la prima scossa. Da allora la terra non ha mai smesso di tremare, solo sembra che ora lo faccia in modo indolente, prendendosi lunghi periodi di riposo.

Orsino non può lamentarsi della sua personale situazione, malgrado attorno a lui non regni più la tranquillità e anche l’allegria che ancora l’estate precedente, quella del 1570, allietavano la sua casa. Ora sono tutti fuori, nei campi o a seguire gli animali, perchè bisogna pensare anche a loro. Sarebbe fuori anche lui a lavorare, se l’età e gli acciacchi glie lo permettessero. Da diversi mesi lui ed i suoi ospitano la famiglia dei vicini, che hanno avuto la loro casa seriamente lesionata, ed ora stanno in tanti in quelle loro poche stanze. Ma sono stanze sicure, ed è normale aiutarsi quando la natura sottopone a queste prove.

L’unico motivo che ora lo fa sorridere è pensare che adesso vive con loro, sotto lo stesso tetto, Dorotea, la nipote di Prudenzio, e che questa è da anni nel cuore di Ottavio, suo nipote. Ai due giovani la tragedia che ha colpito la città appare lontanissima, e la cosa è tanto evidente a tutti che è motivo di conforto per entrambe le famiglie, costrette a coabitare.

Fuori la vampa brucia la pelle, il sudore bagna la pelle, e chi segue il carro tirato dai buoi a volte cerca una zona d'ombra, sotto un pioppo, ma chi è chino al raccolto non ha possibilità di fuggire, e si ripara sotto enormi cappellacci di paglia.

Dicono che anche i Duchi non vivano più in castello, ma sotto grandi tende, come se fossero impegnati sul campo in battaglia, lontano da centri abitati. Orsino, che ha vissuto tanto, ora ricorda che ha anche incontrato, quando era più giovane, la duchessa Renata, quando lei stava a Consandolo, circa 20 anni prima. Capisce che vive un momento di passaggio, ma sa pure che non vedrà cosa riserva il futuro ai suoi ed alla sua città. Del resto, si consola, quando mai un uomo può vedere gli sviluppi del tempo? È sufficiente aver vissuto il proprio momento, perché altro non ci aspetta.

                                                                                                Silvano C.©


( La riproduzione è riservata. Ma non c'è nessun problema se si cita la fonte.  Grazie)

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