giovedì 11 luglio 2013

il falegname di via Sabbioni


L’insegna a forma di statua scolpita in legno di roverella  rappresenta un guerriero saraceno, a grandezza naturale, armato di tutto punto, con elmo, corazza, scudo e lancia. La pone davanti all’ingresso della sua bottega di falegname mastro Genesio, l’artigiano più conosciuto di tutta via Sabbioni, noto per aver costruito mobili raffinatissimi presenti nelle più ricche dimore cittadine. Questi è particolarmente soddisfatto di come gli è riuscito il lavoro.

Pur essendo abbastanza avaro e scarsamente incline a dedicare il suo tempo ad attività poco remunerative, ha una debolezza: la vanità. Non nasce ricco, ma sesto fratello tra nove, ed impara presto il mestiere andando come aiutante ancora giovanissimo presso un mastro che ha la sua bottega vicino alla porta San Pietro. Rimane a lavorare ben oltre il tempo che gli viene richiesto e non ha ancora venti anni quando supera il maestro in abilità, precisione e fantasia, tanto che per vari anni è lui a fare i lavori che il vecchio Mattia spaccia ancora per suoi con i clienti. Genesio desidera che si sappia chi è l’autore dei mobili e degli scaffali, delle porte intarsiate e delle piccole scatole in ulivo o in ciliegio che le dame e le nobili donne fanno a gara per comprarsi, ma non può rivelare agli altri la verità, teme di essere cacciato e di ritrovarsi senza un lavoro né un posto per guadagnarsi da vivere.

Mattia è vecchio, non intende ritirarsi, e non intende neppure lasciare a lui la sua bottega. Pensa al suo figlio maggiore, che tuttavia è incapace di distinguere un pioppo da un noce, ed è altresì assolutamente negato per gli affari, capace solo di spendere in vino, gioco e donne il denaro che gli passa il padre. È stata dura, agli inizi, pensa Genesio. Ed è solo verso i 24 anni che ha la fortuna di essere chiamato per la costruzione del monastero di San Benedetto, poiché la fama della sua abilità non è ormai più un segreto per nessuno.

Da quel momento la sorte muta il suo corso. Inizia a lavorare prima dentro il monastero in costruzione, poi ottiene uno spazio solo suo, in via Sabbioni, dove riesce ad assumere due garzoni  che svolgono i lavori più pesanti e meno creativi, e, cosa per lui ben più importante, si sposa con Caterina, bellissima figlia del ricco lanaiolo di via Salinguerra, realizzando l’antico desiderio di pavoneggiarsi col popolo e godere dell’invidia che suscita in chi lo guarda passare, al fianco della bella e giovane moglie, salutato da ricchi e potenti, finalmente con una bottega tutta sua.

Le opere a San Benedetto sono fonte di ricchi guadagni per lui, ed il suo carro che trasporta porte ed altri ornamenti lignei per il monastero comincia ad essere riconosciuto lungo le vie che dalla vecchia Ferrara portano alla nuova zona progettata dal Rossetti, l’architetto di Corte. Lui personalmente vuole che il tragitto passi accanto al fossato del Castello di San Michele, in modo da ottenere maggior fama dal suo lavoro.

È la vanità che lo spinge a costruire quella statua, come se fosse lui il guerriero che ha vinto i nemici in terra stranera. Non rappresenta propriamente un guerriero cristiano, ma in quella via non molti anni prima passavano i cavalieri che andavano alla giostra, alcuni in abiti ed armi saracene. In ogni caso è pensando alla sua fortuna che espone questa statua, ed è guardandola che viene colpito da un attacco fortissimo al cuore che lo lascia senza vita, davanti all’ingresso del suo regno faticosamente conquistato, pochi giorni prima di compiere il trentaquattresimo anno.

(Storia parzialmente ispirata a fatti ferraresi, non necessariamente avvenuti come immaginati dal sottoscritto)

                                                                             Silvano C.©


( La riproduzione è riservata. Ma non c'è nessun problema se si cita la fonte.  Grazie)

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