Scendo di corsa le scale,
sono in ritardo, davanti a me una signora con la quale non ho buoni rapporti.
Potrei superarla in modo spiccio ed abbozzare un saluto veloce. Se invece perdo
alcuni secondi, la precedo e le tengo poi aperta la porta, con un sorriso, ho
seminato la speranza di una convivenza più civile.
Arrivo in un parcheggio, non
so se prima io o lui, e quando un’auto sta per lasciare libero un posto, ci
troviamo muso contro muso e, come conseguenza, arriviamo ad alzare la voce ed a
dire cose spiacevoli, rimanendo poi entrambi alterati mentre le rispettive
mogli cercano semplicemente di tenerci calmi. Siamo stanchi, ed abbiamo
probabilmente molte giustificazioni per il nostro comportamento. Il fatto è che
poco dopo entrambi ci ritroviamo nella stessa palestra per assistere ad una
prova dei nostri figli, e scatta la vergogna per un comportamento infantile ed
inutilmente violento. Ci scusiamo con sorrisi imbarazzati, e vorremmo che
quanto appena avvenuto non fosse successo.
Il motociclista arriva,
parcheggia la sua moto esattamente davanti all’unico accesso condominiale, e
poi se ne va per sbrigare i fatti suoi. Quando gli si fa notare che la moto
potrebbe parcheggiarla in un altro posto, senza rendere difficoltoso agli altri
il passaggio, la sua espressione diventa di supponenza, e assume l’aria di chi,
per bontà sua, ammette che gli altri possano vagamente aver ragione.
Il giovane passero vola
ormai senza paura, si appoggia ad una rete di recinzione e guarda interessato e
curioso un umano che gli passa vicino, un po’ sotto di lui. Ad un certo punto
l’umano sembra fissarlo ed emette un suono strano, stridulo, incomprensibile,
che potrebbe essere una minaccia. Il passero se ne vola via, non si fida
troppo.
Il professore fa una battuta
scherzosa nei confronti dell’alunno, e questi reagisce nel modo migliore
possibile, cioè ricambia con una punzecchiatura non volgare. Una barriera in
questo caso viene abbattuta. Nessuno perde di vista il proprio ruolo nella
relazione, o vuole tradire il proprio compito, ma si instaura una nuova
complicità.
L’8 marzo, tradizionalmente,
compra mimosa e la regala alle donne che ha occasione di vedere quel giorno.
Non è l’ipocrisia di un giorno particolare e poi, per tutto l’anno,
dimentichiamo questo impiccio. È piuttosto l’omaggio in una ricorrenza densa di
significati, che vanno oltre quelle ore, che confermano le idee di una vita.
I ragazzi passano per
strada, scrivono oscenità con una bomboletta su alcuni muri e buttano per terra
bottiglie di birra che vanno in frantumi. Uno di loro urina sul portoncino di
una piccola palazzina e gli altri fanno battute. Sulla via del ritorno scoprono
un nuovo gioco: scuotendo i lampioni
del vialetto privato questi si danneggiano e si spengono.
Esce dalla clinica in auto,
dopo la visita specialistica per un fastidio tra i tanti, e conferma la sua
prima impressione sul nuovo parcheggio interrato; oltre che gratuito è comodo e
funzionale. Oltretutto la giornata è piovosa, e raggiungere la struttura sulla
collina in bicicletta sarebbe stato pure scomodo. Appena all’aria aperta vede una signora anziana, con un bastone
che si sta incamminando verso il centro, scendendo per la strada ripida e
scomodo. Si ferma, abbassa il vetro, le offre un passaggio, questa spiega che l’autobus
è appena passato, il prossimo tra un’ora, si, grazie, accetta. Lui l’accompagna
sin quasi sotto casa, poi prosegue, e va a fare la spesa.
Silvano C.©
( La riproduzione è riservata. Ma non c'è nessun problema se si cita la fonte. Grazie)
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