venerdì 7 giugno 2013

per prevenire la violenza sulle donne


Premessa
indagare sul perché si uccide una donna per il fatto che è una donna, cioè per una motivazione legata al suo genere è importante principalmente per un motivo: realizzare una seria prevenzione, per salvare le donne che sarebbero le prossime vittime predestinate.

Tesi
Ogni seria azione di prevenzione deve partire da famiglia, educazione, società civile e diritti riconosciuti dalle leggi. Se si attuassero alcune misure che dovrebbero appartenere ad ogni Paese moderno e democratico sparirebbe l’emergenza che viviamo, e che le donne vivono in prima persona.

La famiglia
In famiglia avviene la formazione principale dei giovani, ed in famiglia avvengono il maggior numero di atti di violenza contro donne e minori. In famiglia la donna è praticamente isolata, abbandonata talvolta in ruoli di cura ed assistenza, vincolata a tradizioni ataviche residue dure a morire o di recente importazione. La donna cioè non è autonoma, o almeno non quanto l’uomo. Le manifestazioni come i famigerati family day e le marce per la vita non fanno che ribadire questo suo ruolo succube, e la rispediscono al ruolo di “fattrice”, non padrona delle proprie scelte. La famiglia, specialmente per il mondo clericale e di destra, è quella fondata sull’unione tra uomo e donna. Ogni altra interpretazione è inaccettabile. Sono quindi inaccettabili lesbiche e gay, è inaccettabile l’interruzione volontaria della gravidanza, ed è inaccettabile che una donna aspiri ad una indipendenza economica e personale al di fuori di una famiglia tradizionale

L’educazione
È almeno dai tempi del libro “Dalla parte delle bambine” che è chiaro, a chi vuol leggere il fenomeno, che la differenza di genere è in larga misura indotta nelle prime fasi della vita dal mondo culturale di riferimento. Il bambino deve essere esuberante e la bambina riflessiva. Questa impostazione ci viene da tempi antichi, e sarebbe ora, in Italia, di demolire questo pregiudizio, visto che altrove questo è stato fatto. È una rivoluzione culturale che dovremmo realizzare, che coinvolga famiglia, scuola, mezzi di comunicazione ed istituzioni. Una bambina dovrebbe crescere con l’identica formazione di un bambino, almeno per quanto riguarda le sue attese di riconoscimento, di inserimento e di ruolo sociale. Se una bambina impara che deve tacere e subire perché è naturale che sia così la battaglia è persa prima di essere combattuta.

La società
Anni fa l’uomo andava al casino, perché doveva fare esperienza, o poteva avere avventure quante voleva o poteva, solo per sfogare il suo naturale essere. La donna invece, ancora dopo la seconda guerra mondiale, doveva essere vergine per il marito, ed era una puttana se aveva le identiche esperienze concesse ai maschi. Per fortuna non siamo rimasti a quel punto, almeno per alcuni. Ma la società muta molto lentamente, il giudizio e la morale sono macigni che si spostano in tempi geologici, mentre il mondo con i suoi mutamenti incalza. È ancora del tutto normale un welfare centrato sulla donna, che cura marito, figli ed anziani senza un suo reddito riconoscibile che la emancipi economicamente. La donna più realizzata spesso imita l’uomo, come se quello fosse il modello, e solo poche vedono una via personale femminile, o almeno riescono a realizzarla ed a farla accettare. Ci mancano le strutture a sostegno di questo. Le classi sociali meno fortunate producono sacche di arretratezza anche culturale che poi si manifestano in comportamenti sociali reazionari ed arretrati. Non abbiamo strutture per l’infanzia, alcune di queste sono gestite da religiosi (e quindi politicamente indirizzate), non abbiamo stato sociale, non abbiamo un capillare servizio di educazione alla sessualità responsabile e consapevole, non abbiamo un uguale trattamento economico per i due sessi, non abbiamo la piena difesa della madre quando questa è una donna che lavora, in particolare nel settore privato ed autonomo.

La legislazione
Senza essere un esperto nel campo è facile intuire che un intervento legislativo, in assenza di premesse che facilitino un certo comportamento, non può essere che punitivo o, nelle migliori ipotesi, avere semplicemente compito di indirizzo. La Convenzione di Istanbul ad esempio ricopre questa seconda funzione. È una dichiarazione di intenti, di facciata, che ad esempio non tocca l’aspetto religioso, e che quindi nasce, in partenza, assolutamente mutilata ed inefficace. 
Se uno Stato non ribadisce che ogni suo atto civile deve essere al di sopra di qualsiasi manifestazione di fede la donna non potrà mai uscire da una situazione di oggettiva sottomissione all’uomo (uno Stato cioè deve rivendicare la sua laicità) E questo si manterrà sino a quando lei non potrà uscire da sola o non potrà guidare l’auto, non potrà accedere ai massimi livelli delle gerarchie religiose, per pregare dovrà separarsi dai maschi, non potrà avere più mariti, e così via.
Anche una legislazione di emergenza sul femminicidio appare una soluzione punitiva e non preventiva, sicuramente non risolutiva.
Meglio diffondere cultura antiviolenza istituendo centri di ascolto, formazione ed informazione sul territorio, ma pubblici e statali e non gestititi da organizzazioni di parte o da obiettori a vario titolo. Questi centri, oltretutto, sarebbero un presidio in grado di monitorare sul territorio anche altri fenomeni oltre alla violenza sulle donne: tossicodipendenze, abuso sui minori, devianze, dipendenze e così via. Questo per fortuna esiste già, e funziona in molte realtà. È la sola via che può portare a modificare la situazione, magari arrivando a proposte operative che realizzino, nei fatti, i grandi indirizzi di principi.


Postilla - Un richiamo agli articoli della nostra Costituzione che riguardano il tema trattato:

Art. 3 “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

 Art. 29 “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare”.

Art. 37 “La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale e adeguata protezione.
La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato.
La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione”.

Art. 51 “Tutti i cittadini dell’uno e dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini”.

Art. 117 “Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive”.
                                                                                                  Silvano C.©
 

PS - Un anonimo ha scritto: un omicidio è un omicidio, senza storie 

( La riproduzione è riservata. Ma non c'è nessun problema se si cita la fonte.  Grazie)

1 commento:

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