domenica 2 luglio 2017

io li conoscevo bene




Io li conoscevo bene. Potrei descriverti come vissero prima del loro incontro, come per destino si conobbero, e come vissero assieme a lungo, anche se non troppo, non tanto da stancarsi reciprocamente.
Quei due non hanno avuto il tempo di stancarsi, la morte li ha separati, per sua decisione irrevocabile, come è sua abitudine.

Li ha separati quando avrebbero avuto ancora alcuni anni da vivere assieme, lasciando uno dei due a pensare, ed a ripensare, e a pensare ancora.

Fu il bisogno reciproco a farli avvicinare, e la cosa particole, se ti interessa, fu che lei fu attratta dal lato femminile di lui, e lui dal lato maschile di lei. Questo almeno in parte, ovviamente, perché i meccanismi segreti e le alchimie alla base di quella loro unione non sono del tutto noti neppure a me, e credo che pure loro non ne fossero del tutto consapevoli. Ognuno dei due era cosciente di una parte della verità, ma quella parte in fondo bastava ad entrambi, ed è stata sufficiente sino alla fine. Resto convinto che lei abbia capito molto più di lui, ma questa è solo una mia opinione.

Per spiegarmi meglio ti racconterò che lui, quando scoprì che lei disponeva nel suo appartamento in affitto ed ammobiliato di una lavatrice, iniziò a lavare ogni cosa, sia sua che di lei, e talvolta sfiorò persino il ridicolo con questa sua mania del pulito a portata di mano. Pure lui in quel momento viveva in un appartamento in affitto, ma meno moderno, e ovviamente senza lavatrice. Lei invece era una sportiva, ed aveva esperienze che lui non aveva. Per certi versi le fu maestra, e a lui la cosa non fu mai di peso, anzi, l’ammirò di più.

Da un giorno all’altro entrambi furono catapultati in un altro mondo e tutta la loro vita precedente, col dolore ed i problemi, le insoddisfazioni e le speranze deluse, svanì. A volte il destino fa questi scherzi alle persone. Improvvisamente cambia la maschera che aveva un secondo prima ed inizia a recitare in un ruolo diverso, depone la tragedia greca e indossa la commedia della vita.

Ebbero i loro problemi, non credere, e ne ebbero tanti. La passione travolgente col passare degli anni si trasformò in altro. Ebbero crisi e anche difficoltà economiche non da poco. Eppure, se ora il loro rapporto vogliamo chiamarlo amore, non si allontanarono mai veramente uno dall’altra, e la loro intesa mantenne sempre quella complicità dei primi giorni, e così il loro bisogno di confrontarsi, di vedersi o di sentirsi se capitava che fossero lontani.

Li conoscevo e posso dire che non furono una coppia perfetta, ammesso che questa possa esistere, ma unita, sicuramente unita, così unita da escludere, da una certa fase in avanti, quasi tutti gli amici in alcuni loro momenti particolari. Avevano bisogno di una sorta di esclusiva, della quale erano pure consapevoli e della quale talvolta si accusavano a vicenda, come se non fossero entrambi e cercarla. Del resto, dirai, è normale che a volte capitino dinamiche simili nelle coppie. Vero. Entrambi però, te lo garantisco, avevano intenzione di cambiare le cose, di invertire quella loro abitudine e di ritornare un po’ alle origini, quando invitavano ed erano invitati da un discreto giro di amici.

Le cose precipitarono quando lei si ammalò. All’inizio furono solo avvisaglie, e nessuno dei due capì esattamente cosa si stava addensando sulle loro teste, pronto a precipitare. Vissero ancora scampoli non dimenticabili di felicità (ora si può chiamare così) prima dell’ultimo periodo, tragico nella sua conclusione. Ora tralascio quel momento, quella serie di complicazioni imprevedibile da parte di chiunque che si accanì contro di lei.

Quando lei si dovette arrendere, ed alla fine se ne andò, lui rimase a chiedersi a lungo il perché, si creò sensi di colpa, si chiese se ci fosse stato un momento nel quale entrambi avrebbero potuto invertire il corso degli eventi, anticipando qualche azione mirata e quasi preveggente. Passò più di un anno senza che lui accettasse veramente quanto era successo, e spesso si ritrovò a piangere, anche se intanto imparò a convivere con quelle lacrime ed un po’ a controllarle, sino a ridurle, ed a riprendersi in fretta, distraendosi.

Ed ora mi chiederai? Ora lui continua a vivere, senza di lei accanto ma avendola sempre dentro di sé. Si è ricreato un piccolo giro di persone che ha ripreso a frequentare, ha riscoperto vecchi interessi e si è impegnato in alcune nuove attività. Ha seguito alla lettera alcune parole che lei si teneva accanto alla scrivania: avere sempre un progetto, uno scopo, un sogno… e guardare avanti con ottimismo.


                                                                        Silvano C.©  
 (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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