martedì 20 maggio 2014

La prima casa antisismica è nata a Ferrara

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La prima casa antisismica venne concepita a Ferrara, colpita da uno sciame sismico tra il 1570 ed il 1574, dall’architetto Pirro Ligorio, già successore di Michelangelo come responsabile della fabbrica di San Pietro, a Roma.  
In seguito ad alcune vicende che gli crearono vari problemi si trasferì a Ferrara, alla corte di Alfonso II d’Este, nel 1568. Visse quindi in prima persona gli anni di quel sisma che sembrava non voler mai finire, ed ebbe occasione di pensare a soluzioni architettoniche atte a ridurre, se non annullare, gli effetti dei terremoti sulle abitazioni.

Fu un periodo, quello, nel quale i movimenti della terra, anche nelle loro tragiche conseguenze sulle opere e sulla stessa vita umana  vennero considerati come fatali, a volte vere e proprie punizioni divine, ed il suo approccio pragmatico dal punto di vista costruttivo, pur cercando di rimanere lontano da altre considerazioni più legate alla cultura ed alla dottrina, fu sicuramente innovativo. 

Il suo testo fondamentale in materia è:
PIRRO LIGORIO  -  LIBRO DI DIVERSI TERREMOTI
Recentemente Il lavoro è stato pubblicato in un volume dell’Edizione Nazionale delle Opere di Pirro Ligorio (coordinata da M.L. Madonna) a cura di E. Guidoboni, De Luca editori d’arte a Roma, nel 2005.

Nella PRESENTAZIONE Enzo Boschi, Presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, scrive:
“...È un testo singolare e complesso, scritto da un grande architetto e storico antiquario mentre era in corso il terremoto di Ferrara iniziato nel novembre 1570 (oggi si direbbe un instant book). Il trattato sviluppa una riflessione sui terremoti riguardante il piano teorico, etico, storico e applicativo, entro i canoni per noi oggi lontanissimi della cultura del suo tempo. Benché questo trattato non esca dalla teoria dominante, quella aristotelica, la delinea come inadeguata, sebbene priva di alternative.
………
Cercare di capire è per Ligorio la ragione di ogni ricerca, in particolare
quando le certezze sono poche...”

Nell’INTRODUZIONE Emanuela Guidoboni aggiunge, tra la altre, queste considerazioni:
...La meta di Ligorio non era però di formulare una nuova teoria, ma piuttosto di capire a fondo i terremoti ferraresi e di definire soluzioni costruttive che oggi sarebbero definite antisismiche. Pur intensamente credente, si allontana così da quello spirito di rassegnata accettazione che la Chiesa aveva per secoli indicato come corollario della devozione. Con notevole modernità, e nel vuoto teorico di quel periodo, Ligorio sostiene che gli effetti sismici sugli edifici devono essere esaminati all’interno di un’analisi, che oggi potremmo definire di ingegneria osservazionale, comprensiva della risposta di tutto l’edifico alle sollecitazioni sismiche; e con notevole acume propone i criteri di un consolidamento edilizio resistente ai terremoti.
……….
Le sue osservazioni erano riferite alla parte medievale della città e non alla parte nuova, costituita dall’addizione urbana del 1494, voluta da Ercole III (così nel testo originale, ma in realtà si tratta di Ercole I d’Este) e progettata da Biagio Rossetti. Al tempo di Ligorio in questa parte della città, chiamata anche “Terranova”, vi erano i recenti insediamenti dell’aristocrazia ferrarese, costituiti da solidi e nuovi palazzi. Alcuni di questi edifici rilevano oggi numerose chiavi di ferro, forse conseguenti ai dissesti causati dal terremoto del 1570. Tuttavia, complessivamente, in questa zona non sono segnalati danni consistenti nelle relazioni dei testimoni. Ligorio, da esperto costruttore, critica infatti la parte medievale di Ferrara, dove vi era concentrato, a suo parere, un eccessivo numero di edifici troppo vecchi, con muri sottili, senza rinforzi e tenuti assieme
da malte scadenti: “questa città non habbi nulla fabrica fatta con prudentia per che tutte sono malamente fabricate et sono molte vecchie et sottili, senza nessuno difesa d’artificio e senza sostanza, et sono veramente pariete caduche”.
Fu infatti questa parte della città a subire i maggiori danni, in particolare la zona sud (area compresa fra il Corso della Giovecca e la via Carlo Mayr) dove, secondo le numerosissime e precise testimonianze del tempo, i danni furono ingenti...”


Senza entrare in ulteriori particolari ribadisco quindi quello che in tanti prima di me hanno già scritto, e cioè che non fu la “gaiola” portoghese il primo progetto di casa antisismica, che si ebbe solo dopo il terremoto che distrusse Lisbona nel 1755, ma la casa di Ligorio, della fine del Cinquecento. 





Il 20 maggio 2013, in occasione del primo anniversario del sisma che ha colpito Ferrara nel 2012, si tenne a Ferrara una cerimonia commemorativa alla presenza della Presidente della Camera, Laura Bodrini, della Presidente della Provincia, Marcella Zappaterra e del Sindaco della citta, Tiziano Tagliani.

Fonti (tra le altre) del mio testo e delle immagini usate:



                                                                                           Silvano C.©


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