lunedì 10 agosto 2015

Le teragnòle




Le teragnòle erano forti, dure, come si conveniva a quei tempi nei quali
invecchiare era un lusso, un’eccezione, non una speranza per tutti.
Erano così chiamate le donne che, dalla zona di Terragnolo, ancora attorno alla metà dell’ottocento, scendevano verso Rovereto. Partivano quando non era sorto il sole, si facevano luce con lumini ad olio, camminavano in fila indiana e portavano i prodotti da vendere al mercato con la zerla, o bilanciere. Davanti il raminel, col latte fresco, e dietro una fascina, da contrappeso, oppure formaggi, uova, o altri prodotti della terra. Camminavano con scarpe di pezza, che poi si cambiavano poco prima di entrare in città, dalle due Valbuse, la grande e la piccola. Un punto di ritrovo era la fontanella, nella piazzetta detta delle scotinére.
Il percorso che seguivano, ora riscoperto come itinerario storico e turistico, percorreva un’antica mulattiera sistemata nel 1701, per motivi militari, dal Principe Eugenio di Savoia, e che venne poi detta strada vecia.
Erano anni di povertà. I contadini si dovevano accontentare di polenta e vendevano i loro prodotti migliori e più nutrienti per sopravvivere. In quel tempo sull’Adige era l’epopea degli zattieri, che risiedevano a Borgo Sacco, allora comune autonomo.
Solo nel 1854, grazie alla concessione di Vienna, in quel quartiere di Rovereto venne costruita la Regia Imperiale Manifattura Tabacchi, il gigante che ha dominato l’economia della zona per circa 150 anni, e che ha chiuso definitivamente, dopo anni di riduzioni sempre maggiori di personale e cambio di proprietà, nel 2008. Con la chiusura della manifattura si è chiusa anche la storia delle zigherane, altre donne che hanno idealmente raccolto il testimone lasciato da teragnòle e zattieri

 (Altre immagini le trovi qui)

Fonti utilizzate per il testo ed una immagine. La foto della fontana è mia.
  1. Rivive l'epopea delle “scotinére”
  2. Le fatiche delle «teragnòle»
  3. Un sentiero ricorda le “teragnole”
                                                                                                         Silvano C.©   


(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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