lunedì 25 maggio 2015

Artificiale (Sì, va bene, e dopo?)


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Quello che leggi ora non è naturale ma artificiale, cioè è frutto di elaborazione, di manipolazione, di trasferimento e successiva trasmissione di dati in un sistema che sino a qualche decennio fa in pochi avevano immaginato.

Questa realtà virtuale, unita ad altri mutamenti che nel frattempo sono avvenuti, fa pensare che tra non molto noi stessi saremo artificiali, cioè che avremo una intelligenza sintetica in grado di soppiantare in tutti gli aspetti quella umana.

Già circa un anno fa un computer ha superato il test di Turing, ed il momento del sorpasso completo della macchina sull'uomo sembra avvicinarsi.  Nel frattempo le cose vanno sempre più veloci, senza aspettare di superare quella barriera. Semplici programmi automatici ad esempio simulano account di persone reali su Twitter e su Facebook, i cosiddetti Fakebots con scopi non del tutto trasparenti. Molti strumenti, elettrodomestici e mezzi di trasporto prendono già decisioni al nostro posto. E non parlo del semplice termostato che fa partire il riscaldamento in inverno, ovviamente, ma di sistemi che iniziano a guidare da soli un’automobile, per limitarmi ad un caso del quale si parla recentemente.

Poi la mente inizia a vagare, e vedo il mondo che mi circonda, l’umanità quasi impazzita, la paura di alcuni, l’arroganza di altri, la guerra, la fame, le migrazioni epocali e il processo di disgregazione di costruzioni di civiltà che sembravano solidi, ma ora sono rimessi in discussione. E poi il lavoro, che per molti sparisce, o neppure si presenta, perché il potere economico egoista prende il sopravvento sulla politica e concentra ricchezza mentre diffonde miseria. Una proiezione pessimista prevede che in una decina di anni, o al massimo una ventina, quasi il 50% dei lavori potrabbo essere svolti semplicemente da macchine guidate da intelligenza artificiale.
Qualche ottimista invece spiega che occorre vedere tutto questo come opportunità, che se si cade nell’ottica della crisi si sbaglia, perché molti, sfruttando le nuove tecnologie, ci guadagnano. 

Io in questo caso non sono per nulla ottimista. L’applicazione che permette di prenotare l’albergo spendendo meno farà abbassare il livello qualitativo dell’offerta, e il personale che lavorava in quella struttura, per forza di cose, o sarà licenziato o sottopagato. 
L’altra applicazione che fa trovare un’auto con autista a noleggio farà poco a poco sparire i tassisti, creando un’alternativa nelle mani di qualcuno che probabilmente non paga neppure le tasse in Italia. 
La posta elettronica fa chiudere gli uffici postali, e la concorrenza sul mercato di nuovi soggetti che usano personale meno garantito e pagato sta facendo il resto. 
Un Ebook è virtuale, non fa abbattere alberi, ma non fa neppure lavorare decine di migliaia di addetti. Lo stesso è già successo con la fotografia digitale, e le grandi case produttrici di carta e pellicola hanno chiuso ormai da anni. 
Chi invita a casa propria, a pagamento, qualcuno a cena, usando l’apposita piattaforma, non credo faccia lavorare di più i ristoratori tradizionali, che forse, se il fenomeno si diffonde, si ridurranno di numero, per il vantaggio, sempre, di una rete che premia l’inventiva e lo scardinamento di regole e garanzie precedentemente conquistate e codificate.

E poi c’è il car sharing, la condivisione del proprio appartamento, addirittura del materasso da andare a prendere (igiene permettendo) solo se ci capitano ospiti. Io capisco che l’auto individuale sia oggettivamente un lusso, e lo sia sempre di più, come lo sta diventando la casa, eppure, se ho bisogno di andare in emergenza da qualche parte, come mi è capitato di recente, il car sharing non è la soluzione, specialmente se poi i mezzi pubblici non sono assolutamente all’altezza delle esigenze, oppure estremamente costosi.

Io non riesco ancora a vedere tutte queste opportunità offerte dalla tecnologia, insomma, e, anzi, noto la concentrazione ulteriore del potere economico nelle mani di pochi. Ad ogni genio fortunato che ha successo faranno da contrappeso, necessariamente, migliaia di precari sottopagati che continueranno a produrre, per lui, il pane, la verdura, la maglietta, le scarpe, i mobili e la casa, oltre allo stesso tablet col quale manda avanti il suo e-commerce.

                                                                                                         Silvano C.©   


( La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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