sabato 23 novembre 2013

L’Aquila andava rasa al suolo e ricostruita


L’Aquila andava rasa al suolo e ricostruita, salvando solo i monumenti più importanti.



Il 6 aprile 2009, oltre quattro anni fa, la terra ha tremato a L’Aquila e in molti centri vicini. 308 persone hanno perso la vita, moltissimi sono rimasti feriti e a decine di migliaia hanno perso la loro casa. Questa è storia recente, nessun italiano la ignora.


Non ha senso oggi ritornare a quei giorni, dopo le nuove tragedie che hanno toccato altri luoghi; ci sono cose più urgenti, visto che tutti gli sfollati di allora hanno trovato una nuova sistemazione. Forse alcuni questo lo credono.

Io però non cedo a questa logica. È da quei giorni che ci penso, ed è solo per pudore e rispetto che sino ad ora non ho quasi mai espresso in modo esplicito, se non occasionalmente e quasi sempre privatamente un’idea che mi cresce dentro, con rabbia.

Premesso che la cultura ed i nostri beni artistici sono valori fondamentali, tra i pochi che ci siano rimasti, e che quindi vanno salvaguardati, assieme al nostro paesaggio, e che i centri medievali sono preziosi e vanno difesi, non bisogna oltrepassare il limite invalicabile del rispetto delle persone.

Questo limite con gli aquilani è stato superato ed oggi sembrano essere stati colpiti da una maledizione divina e costretti a subire una nuova diaspora.

Non entro nelle polemiche e negli scandali che hanno coinvolto persone intercettate poche ore dopo il sisma a far calcoli sui loro affari futuri, non mi riferisco ai potenti a capo di organizzazioni che avrebbero dovuto proteggerci, non parlo di ricostruzione con materiali scadenti e neppure di accuse reciproche tra membri della comunità scientifica sull’allarme che andava dato e sulla prevedibilità o meno dei terremoti. Non mi interesso, qui, neppure dello sciacallaggio politico operato su quelle vittime, tutto immagine e niente sostanza. 
No, io qui voglio riflettere su una scelta di fondo, e cioè quella di mantenere il patrimonio artistico e di sacrificare la popolazione che quel patrimonio rendeva vivo, attuale, pulsante, e non un'immagine da cartolina come ormai è ridotta Venezia, senza quasi più abitanti e tuttavia piena di operatori turistici di ogni specie. Una Venezialand insomma, snaturata e ormai quasi persa.

Aver costruito altrove abitazioni semipermanenti allontanando i residenti ha ucciso per sempre L’Aquila. Non sarà più come prima. Non avremo mai i fondi per ricostruirla salvando tutto l’originale, e quando finalmente sarà ricostruita (mai completamente) vi abiteranno altri, non quelli che vi hanno perso la casa e che ora vivono altrove.

Cerco di spiegarmi meglio. A Rovereto si sta ultimando il recupero del teatro Zandonai, bisognoso di interventi urgenti legati alla sua stabilità e sicurezza. Un amico geologo mi ha spiegato che abbatterlo e ricostruirlo sarebbe costato molto meno, forse la metà. Ma non si è fatto, perché è un edificio protetto dalla Commissione Beni Culturali, e quindi da preservare in toto.

A Ferrara, colpita dal sisma del 20 e 29 maggio 2012, moltissimi palazzi sono stati dichiarati inagibili, non certo come è avvenuto a L’Aquila, ma questo ha comunque obbligato centinaia di persone a cercare una sistemazione provvisoria, in attesa di opere di messa in sicurezza. Per molti di questi palazzi l’abbattimento e la ricostruzione sarebbero stati meno onerosi degli interventi programmati, e gli edifici avrebbero potuto conservare l’aspetto originale portando inoltre al 100% la sicurezza, secondo gli aggiornati parametri richiesti per le nuove costruzioni nella zona. Gli interventi decisi non porteranno mai a tale percentuale di sicurezza antisismica i vecchi ma non particolarmente pregiati palazzi.

A Venezia, per tornare alla laguna, il campanile di San Marco, posto in una delle piazze più famose del mondo, crollò il 14 luglio 1902 ma venne ricostruito “dov’era e com’era” ed oggi non tutti ricordano quell’episodio. La piazza non è per questo meno bella o meno visitata. 


Io però non sono un geologo, né un ingegnere o un architetto, un urbanista o un politico. Io conto nulla. Esprimo solo opinioni personali. Resto convinto che se L’Aquila fosse stata rasa al suolo e ricostruita, almeno per quanto riguarda molti degli edifici abitativi non di particolare pregio, oggi gli aquilani sarebbero già tornati esattamente dove vivevano prima, e la città sarebbe più viva. E sono trascorsi 4 anni e 7 mesi.
                                                                                                     Silvano C.©


( La riproduzione è riservata. Ma non c'è nessun problema se si cita la fonte.  Grazie)

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