domenica 1 febbraio 2015

Non è facile


Non è per nulla facile, perché si entra in uno spazio nuovo del quale si aveva nozione solo attraverso discorsi in momenti non maturi, o in brani di letteratura o di grandi poeti della musica che, quando si erano letti o ascoltati, non si erano capiti. O meglio. Si erano capiti, ed erano sembrati coerenti, logici, profondi, ma non si erano ancora vissuti.
Il vivere la situazione cambia in modo a volte drammatico l’ottica e l’importanza degli argomenti, la loro concatenazione, il loro stesso sviluppo finale, con le conseguenze del caso.
Dire che sento di contraddirmi e che di conseguenza non sono certo di alcune conclusioni del passato è facile, persino doveroso.
Non è invece per nulla facile capire veramente.
Lasciare l’intransigenza, e tentare di combatterla, appare sempre più un vero imperativo, scoprendo incongruenze nelle azioni proprie ed altrui. Principalmente proprie, direi.
E poi le parole non dette, lasciate sospese ed ora impossibili da pronunciare. Ma sei veramente sicura (o sicuro) che si sia persa un’occasione, che ora il pensiero è tardivo e che quelle frasi andavano pronunciate dieci anni fa, o venti anni fa? Le parole di oggi, con quello che abbiamo capito oggi, sparate indietro nel tempo ad altre persone, che erano diverse, alcune di loro scomparse, come è scritto nella legge della natura, che effetto avrebbero avuto, e come avrebbero modificato gli eventi, i sentimenti, i rapporti profondi?
Non ci credo, lo ammetto. L’aver fatto o non fatto, l’aver detto o non detto, accettato o non accettato era di allora. Un giorno in più assieme avrebbe mutato le settimane seguenti? Se mi rendessi conto che la risposta corretta potrebbe essere affermativa probabilmente ne uscirei distrutto, e cerco solo di convincermi che non è vero. Elaboro, in altre parole, tento una ricostruzione della storia alla quale ho preso parte, adattandola, tentando un po' di negare per sopravvivere, ma barare al solitario è poco gratificante, e non paga se non con carte rubate.
Se fosse possibile azzerare le passioni e gli egoismi, il narcisismo e la troppa importanza che ci attribuiamo vivremmo tutti molto meglio, e anche gli altri ne trarrebbero benefici. Una vita trascorsa ad insegnare e non aver capito, a ricevere critiche mal digerite e congratulazioni sopravvalutate, come se fossero oggettive.
Ma cosa trasmettiamo ai nostri figli, ai nostri alunni, a coloro che ci ascoltano come se noi potessimo dare loro una via non pensata, nuove speranze, uno scopo?  Mi fa paura il fanatismo che troppo spesso deriva da questi insegnamenti, e vorrei non insegnare nulla a nessuno, abdicando al ruolo che mi è stato assegnato, non solo scelto.
Ed allora le cose non dette diventano macigni insopportabili, anche quelle che non ho permesso di pronunciare perché ero assente, e che ora non potrò più sentire, in alcun modo, se non immaginando, ricostruendo, tentando un’opera di restauro emozionale.
Ora, lo ammetto, non è facile. E forse non lo sarebbe stato in ogni caso, vorrei crederlo.

                                                                                   Silvano C.©

( La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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