venerdì 26 maggio 2017

cane





Si aggira in periferia, annusa le carogne dei piccioni ma anche se è affamato non si interessa a loro. Conosce l’ora precisa durante la quale alcuni ristoranti gettano un po’ di cibo avanzato, ma sempre più spesso deve competere con qualche umano e gli sta poco a poco venendo un sentimento nuovo, che si potrebbe definire pietà se non fosse che un cane come lui non ha sentimenti da secoli.

Tanto tempo prima aveva un nome col quale era chiamato, un vero nome. Ora è solo un cane, uno dei tanti, che non si vuol mettere in banda. Sarebbe facile. Dovrebbe solo accettare i capi ed avrebbe cibo e protezione. Ma è nato abituato in modo diverso, con un guinzaglio che non gli stringeva il collo, nutrito spesso più del necessario, ed ancora non cede alle barbarie che lo circondano.

Stare solo è una compagnia. Il tempo lo decidono il sole, la luna, la pioggia ed il ghiaccio. Sa come evitare i suoi simili, che ormai considera nemici, e appena si rende conto di avvicinarsi a qualche branco organizzato si allontana di molti chilometri. Vaga senza meta, si direbbe ad osservarlo, ma dentro ha un’immagine che lo mantiene sano, vigile, sempre attento ad ogni minimo mutamento.

In poche ore capisce se un posto è adatto a lui, anche solo per alcuni giorni, e subito cerca tre o quattro ripari adatti, in caso di bisogno. Poi individua le possibili fonti di cibo. E poi, raramente, si accovaccia protetto in qualche zona poco frequentata e pensa.

Non sa da quanto ha imparato a pensare, ma ormai pensa. E ha capito che alcuni uomini vorrebbero ucciderlo, altri semplicemente lo temono, e pochissimi o lo ignorano del tutto o, caso strano, a volte gli allungano un osso o un pezzo di carne.

Ha il pelo non più curato tuttavia, a parte l’aspetto estetico, si sente forte. Se fosse umano potrebbe avere una quarantina d’anni. Ha fame ma si sente bene.

E poi la periferia è vasta, non ha limiti precisi, ci sono meno pericoli. Per lui almeno.

Quel mattino sta girando senza meta, ma annusa un odore di branco umano. Loro non lo possono avvertire, quindi si avvicina. Una bambina si trova tra alcuni umani adulti. Urla. Lui percepisce il terrore che esce dalla sua gola, ma resta ad osservare cosa succede. Il branco umano si avvicina a lei, e lei urla ancora di più, e solo lui può sentire.

Il suo istinto lo fa scattare. Azzanna il primo umano che cade a terra imprecando, poi si avventa sul secondo e gli morde un braccio. Gli altri sono due, uno dei due è armato di un coltello. Si mettono in posizione di difesa. Lui attacca di nuovo e la lama del coltello si infila senza fatica di fianco al suo collo.

Gli umani fuggono, la bambina ora non urla più, e rimane muta all’angolo di quel viottolo di campagna quasi città. Lui si sente bene, ma avverte anche la vita scorrere via veloce. Solo 5 ore più tardi, per caso, un giovane balordo con un motocarro vede una bambina stesa per terra ed un cane morto a poca distanza. In fretta carica la bambina e la porta in un bar non lontano dove altri umani danno l’allarme. Il cane è morto, intanto. E prima di morire aveva iniziato a pensare da cane libero. È morto felice. Quello che cercava era un senso. E lo ha trovato.


                                                                        Silvano C.©  
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