venerdì 31 maggio 2024

Mare trasparente

Non si tratta di fortuna, chiamala in altro modo perché comunque è un’altra cosa. Quello che capita raramente si può considerare così e quasi sempre secondo una visione soggettiva legata al mutare del tempo. Credimi, ti faccio un esempio. Quella di venire in Trentino si può definire fortuna visto che ha comportato mutamenti sicuramente positivi ma anche dolore, nostalgia, sradicamento? O magari sarebbe meglio chiamarla sfortuna? Nessuna delle due, credo, la vita è quello che ci capita, anche in seguito a nostre scelte ma non solo. Credo che tra le poche fortune con il diritto di definirsi tali ci sia la salute, o il vivere in un periodo e in un paese non in guerra. Le altre sono secondarie, non vere fortune. L’età cambia, e non si rimane sempre giovani e scattanti. La bellezza sfuma, si trasforma. La ricchezza va bene ma è necessario non esagerare perché poi avvelena. Avere amori ed amicizie non è legato solo alla fortuna, ma alla volontà di cercare e mantenere vicine le persone. Tutto il resto, per quanto importante, viene dopo. Sarà così veramente? Confesso che a volte ne dubito perché in fondo mi sembra fortuna anche poter nuotare in un mare calmo e trasparente. Ciao, Viz.

                                                                                                              Silvano C.©

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martedì 28 maggio 2024

Levico

Niente da fare, non ci si riesce. Si vorrebbe cristallizzare ogni cosa, mantenere intatta almeno la memoria, che è immateriale e quindi non necessita di grandi spazi, né di scaffali o armadi. Ma anche la memoria va dove vuole, cataloga, dimentica, risistema, riporta alla luce e non è mai come il giorno precedente. Prima ho visto Levico, poi ho visto te, e dopo pensavo che la cosa fosse sistemata. Siano andati a Levico poche volte assieme. Ho rivisto Levico un’ultima volta con te in un periodo sbagliato, venivamo da Borgo. E nemmeno allora è stata l’ultima volta, perché ci sono tornato, anni dopo. E ora non so legare Levico solo a te, si accavallano altre persone che hanno meno importanza per me ma ci sono, fanno rumore di fondo. Non so come prendere tutto questo, non lo so. Che venga come vuole, tanto io posso decidere poco. Ciao, Viz.

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Fumo

Compravo sigarette che non fumavo, alcune solo perché il pacchetto mi incuriosiva o per le immagini o per il nome. L’odore del tabacco mi è sempre piaciuto, molto meno quello del fumo, una delle tante contraddizioni che non devono essere spiegate. Ora, confesso, mi manca anche l’odore del fumo delle sigarette. A volte seguo per pochi passi chi per strada sta fumando. La vita è strana e si diverte a prendere in giro, con una punta di cattiveria o sadismo, ed è una mia discutibile opinione. Il locale che maggiormente associo ai pacchetti di sigarette è il bar Mecki, dove io entravo con la scusa di prendere un caffè mentre tu aspettavi in auto e poi uscivo per portarti il nuovo acquisto. Quanto è durato quel periodo? Pochi anni, pochissimi, e quelle soste non credo siano state molto numerose perché non andavamo tutti i giorni a Riva del Garda. Poi le cose sono andate come sappiamo, ed io resto qui a mettere assieme piccoli pezzetti di vita vissuta e vita immaginata, pensando a cose irrealizzabili. So che non si dovrebbe dire, ma lo dico lo stesso, grazie. Ciao, Viz.

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lunedì 27 maggio 2024

Con distaccata passione

Sempre, assolutamente sempre, dovrei affrontare con distaccata passione ciò che accade a me e a chi amo. Un’amica mi ha detto chiaramente che se viviamo ci succedono cose, a volte imprevedibili. Penso come lei che possano essere belle e brutte, e che comunque, anche le brutte, in effetti vadano valutate per quello che contano veramente, se si possono affrontare e superare o se invece sono troppo gravi per farlo. Il fatto è che poi, nei fatti, mi comporto diversamente da quello che ho appena scritto, e mi lascio prendere da eccessivo coinvolgimento per ogni piccola avversità. Mi risulta difficile restare partecipe e anche distaccato trovando un equilibrio necessario tra la razionalità pragmatica e l’emotività poco logica. Sembra che le donne ci riescano meglio degli uomini, non saprei giurarlo ma le mie limitate esperienze sembrano confermarlo. È un apparente ossimoro, un po' come la locuzione latina Festina lente (affrettati lentamente), è un modo d’intendere la vita, un atteggiamento filosofico ma prima ancora una scelta tra estremi da evitare. Troppa passione può provocare danni, far perdere il giudizio oggettivo, può far alzare inutilmente la voce e vanificare pure quello di buono che si è fatto. Lo vedo ogni tanto, e mi spiace per chi è coinvolto. Ma come si può vivere senza anche una piccola infatuazione, un interesse che ruba un po' di tempo, l’attenzione eccessiva per un amico di tanto in tanto? Resto senza parole davanti alla morte perché quella sì che dice la parola finale e, in qualche caso, permette di capire quello che prima non si era capito o non si era detto. Nessuna disillusione, nessun dolore, solo necessità di capire quando è il momento giusto per farlo, cercando di superare il rancore che avvelena quanto si potrebbe ancora salvare. Che dire ancora senza dire? Sai a cosa penso, quasi più di me perché sai come finirà. Un amico, pochi giorni fa, mi ha detto che alcune cose sono già scritte sul libro che non voglio leggere, magari ha ragione pure lui, non lo so. So però che era molto tempo che non lo sentivo. Anche di lui sai molte cose. Ciao, Viz.

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domenica 26 maggio 2024

Se me lo dicevi prima

Non morire, se puoi, non prima di me almeno.

Dopo avrai tutto il tempo del mondo, potrai decidere se farlo attorno a mezzanotte o a sei minuti all’alba.

Grazie di esistere, ripeterei se non avessi paura di interrompere il suono del silenzio.

Il ponte passa su acque poco tranquille, lo vedi anche tu, resta qui con me.

Dovrei sapere che è difficile capire se non hai capito già, e so che è così. Capito mi hai?

Se me lo dicevi prima

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sabato 25 maggio 2024

Dare e prendere, ma non è così facile

È possibile ridurre i rapporti umani ad un semplice dare-prendere, al rapporto domanda-offerta insomma, o ancor di più ad operazioni matematiche elementari di addizione e sottrazione? La risposta è quasi certamente no. I primi tempi, se ricordi, tu capisti la mia sostanziale avarizia in termini di denaro e chiaristi la faccenda in modo che io compresi. Certo che amo sentirmi generoso, ci mancherebbe, ma la realtà di fondo non la posso modificare, solo controllare. Ed è possibile che prima di conoscerti abbia avuto più di quello che ho dato, con qualcuno a me molto vicino, e me ne sia reso conto solo a posteriori quando ormai il danno era stato fatto e ricominciare era impossibile. Dopo di allora ho solo rivissuto col ricordo queste esperienze senza poterle più ripetere. L’ho capito, col senno di poi, e me ne vergogno ora. E ripenso alla scelta di evitare situazioni simili quando assieme abbiamo iniziato a conoscere altri amici, altre persone. Volevamo e dovevamo ricambiare sempre quando possibile e non accettare mai oltre il necessario, tentavamo di non pesare su nessuno, di non approfittare troppo, anche nei momenti di bisogno. Quindi, per arrivare al punto, ora credo che in alcuni casi abbiamo conosciuto persone generose di carattere, forti, capaci di mettere in conto la possibilità di perdere senza darci peso. Ed abbiamo pure conosciuto persone diverse, portate a chiedere direttamente o indirettamente e a farsi circondare preferibilmente da chi sapevano che avrebbero portato vantaggi, anche solo come contatti sociali o introduzione nel bel mondo, quello che da sempre non appartiene al mio livello né alla mia natura. Tu sei di un’altra specie, eri di un’altra specie, molto più immediata e schietta di quanto potrò mai essere io, che resto incapace di togliere le tante maschere. Posso sintetizzare, adesso, che quando una persona generosa, disponibile e introdotta incontra chi per sua natura e indole è abituato a chiedere per averne vantaggi, e magari tra loro scatta pure attrazione, allora si instaura un rapporto squilibrato, destinato a durare magari sino alla fine ma capace di procurare più dolore al primo e meno al secondo. Non è giusto pensare in tali termini venali, lo so, i sentimenti umani sono cosa complessa, impossibile da capire sino in fondo dall’esterno, eppure un po' di verità credo di averla capita solo ora. E noi? Cioè, intendo, noi cosa abbiamo fatto con queste due persone, con questi che in passato furono nostri amici? Dal secondo ci siamo allontanati e siamo stati allontanati, è venuto naturale, senza rimorsi, solo con un po' di rabbia da parte mia. Anche per come ti ha trattata verso la fine e dopo la fine. E del primo solo ora capisco che era stato generoso senza secondi fini, e che l’abbiamo offeso non accettando sino in fondo quello che ci offriva. Noi non intendevamo pesare su di lui né approfittarne oltre un certo limite, e lo abbiamo ferito, perdendolo. Sarà vera questa chiave di lettura? Se è così forse abbiamo sbagliato assieme, e io continuo a sbagliare ora. Mi viene adesso da pensare ad una piccola cartina al Tornasole: a chi abbiamo mai dato le nostre chiavi di casa, e chi invece ce la ha mai date effettivamente? Sai la risposta. È difficile riuscire a non ferire, non deludere, non illudere, ed è difficile specialmente per me. Ciao Viz, mi manchi.

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venerdì 24 maggio 2024

Un amico perduto

Ha deciso che la terra non lo coprirà, che volerà ovunque portato dal vento partendo dai luoghi che ha amato. Non ha scelto la soluzione comune malgrado la consapevolezza che nessuno ci rimane davvero. Sbrigate poche pratiche, le ultime, sarà libero. Era un nostro amico, perduto per noi da tempo, ed è da quando tu sei andata via che non lo vedevo più e ricevevo notizie su di lui solo per interposte persone. Le stagioni mutano, anche noi siamo cambiati con le stagioni e di lui non so come fosse cambiato negli ultimi anni. Ha viaggiato molto più di noi, ha vissuto più di noi con esperienze che non abbiamo mai fatto. Alla fine ha dato tanto, qualcosa ha avuto, e piaceva a nostro figlio, che quando lo ha saputo ha accusato il colpo. Giornata strana, con notizie strane, non belle. Che bisogno c’è di dirtele così se le conosci prima di me? Sai il perché. Sono andato a salutarlo ma ho preferito non vederlo, meglio ricordarlo sorridente. Ho invece visto e salutato un’altra amica comune. Questa è la vita, e quello che succede quando si conclude. Quindi nulla di nuovo, Viz. Ciao.

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giovedì 23 maggio 2024

Nulla di nuovo né di bello

Parte della vita, da un certo momento imprecisato e diverso per ognuno, è una continua elaborazione del lutto destinata a non finire mai, forse solo ad essere trasmessa per via ereditaria ma non con eguale modalità o intensità. In questa ipotetica trasmissione da una persona all’altra dovrebbe agire una sorta di evoluzione che probabilmente è anche ciclica, riprendendo il già vissuto da altri, e questo credo spieghi come gli psicologi possano affrontare tale situazione con i loro assistiti. I meccanismi della memoria legata al lutto hanno schemi che si possono leggere perché il loro linguaggio elementare è universale. Detto questo c’è un momento nel quale ognuno diventa consapevole di una mancanza determinante, insostituibile, enorme. Anche prima erano avvenute perdite, ma non di tale soggettiva portata. Prima tutto sembrava accettabile, doloroso ma naturale. Dopo i parametri cambiano. Diventano evidenti il prima e il dopo, e l‘impossibilità di tornare indietro. Nulla di nuovo, Viz. L’alternativa è fare il passaggio, diventare per altri e in modo preventivo l’oggetto dell’elaborazione del lutto. Ciao.

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mercoledì 22 maggio 2024

Loro sanno

Gli animali capiscono la morte, la vivono e l’accettano in modo più razionale di noi umani. Sicuramente del sottoscritto. Anche quando penso di avere tratti animaleschi, in questo senso, non mi avvicino mai alla loro perfezione che non è altro che far pienamente parte della natura, mentre io credo di essere loro superiore, di avere chissà quali di diritti aggiuntivi di sopravvivenza oltre alla vita che vivo. Non ho prove oggettive ma illusioni, speranze, proiezioni, costruzioni sul nulla. Quante bellissime parole tutti noi umani sappiamo esprimere per rimuovere una realtà che ogni canarino, cane, cavallo, gatto, formica, ape, serpente, scarafaggio e ogni altro animale conosce e accetta da sempre. Ovvio che loro difendano la loro vita se attaccati o quando sono in pericolo, ma questa è cosa diversa, è un istinto che in questo senso è simile al nostro, che ci riteniamo superiori perché componiamo musica o scriviamo poesie e andiamo in chiesa o nei cimiteri. Delle piante, sulle quali superficialmente mi interessai negli studi universitari, non saprei dire nulla in proposito. A quei tempi il fatto che le piante potessero avere una sorta di coscienza, volontà o consapevolezza era l’ultimo dei miei pensieri. Ora sono quasi certo che i gatti che ti stavano a volte vicina dove non sei non ci sono più. Non ne so nulla e non li vedo da oltre un mese. Loro avevano capito cose che io mi rifiuto di capire. Loro sapevano, io non so. Ciao, Viz.

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martedì 21 maggio 2024

Ci sono possibilità inesplorate

Non sono in grado di approfondire, non ne ho conoscenze né competenze, ma mi ha colpito sapere che nel mondo quantistico c’è qualcosa di reversibile, con tutte le conseguenze del caso. La fantasia mi permette di ricamarci sopra liberamente e per una volta non si tratta solo di fantascienza, ma di vera scienza. Da ignorante quale sono devo fermarmi, aspettare, avere altre spiegazioni più al mio livello e sognare. Sai perfettamente dove vorrei arrivare però, tu lo sai. Ciao, Viz.

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lunedì 20 maggio 2024

Vivere in superficie

Apro il cassetto e prendo il primo strofinaccio, quello che mi serve, quelli sporchi sono pochi e sono già pronti nel cesto della biancheria da lavare. Nell’armadio la camicia che voglio mettere è esattamente quella, e i prossimi giorni so già quali indosserò e quali invece sono da lavare. Sempre poche, meno di una decina, le solite. Per i libri stratifico in modo indicibile e non trovo mai quelli che ricordo di possedere e so di aver messo da qualche parte, ma non c’è verso di trovarli se non quasi per caso, a parte quelli di uso più costante, non troppi. Con le attrezzature da cucina la stessa cosa. Un tempo, con te e con più desiderio di provare e assaggiare piatti nuovi, avevo mille attrezzi che col tempo ho smesso di usare. Alcuni hanno sempre avuto un’utilità dubbia, altri sono stati acquisti poco oculati ed altri ancora regali non sempre ideali. Ma ricordi quando andavamo in vacanza e ci portavamo appresso praticamente la casa intera? Col camper ci sembrava normale, poi finivamo per indossare sempre la stessa biancheria e le stesse magliette perché la sera lavavo ciò che avevamo indossato di giorno e, il mattino dopo, tutto era asciutto o quasi. Avevamo persino il piccolo ferro da stiro, credo mai usato. La cosa che pensavo raccogliendo il bucato ormai da riporre perché il sole non è mancato dopo averlo steso, è che io stratifico, e un tempo stratificavamo assieme, accumulando oltre il necessario e senza mai disfarci di ciò che non usavamo quasi più. Ogni tanto, lo ammetto, qualche angolo di casa lo affronto e butto o riciclo. La realtà è che ancora oggi vivo accontentandomi della superficie, solo raramente mi spingo sotto, non sono un geologo. Coi ricordi è diverso, insisto a scavare molto oltre il consentito dalla sanità mentale, ma in quel caso mi ritengo un basagliano autoassolvendomi. Ciao, Viz.

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domenica 19 maggio 2024

Fermarsi in tempo

Scavare sia realmente sia metaforicamente è un’attività che non disprezzo, anche se la coltivo in modo poco razionale e lasciandomi prendere da amori o semplici infatuazioni casuali e scordando ciò che sarebbe più importante. Approfondire e capire un rapporto solitamente mette al riparo anche gli altri da possibili delusioni, e purtroppo questo mi è successo sin da giovane con persone fondamentali, a partire dalla mia famiglia. Scavare in questo senso significa cercare un nesso, entrare in empatia e immedesimarsi nei pensieri altrui superando l’immancabile egoismo centripeto, del quale sono un campione. Poi qualcuno dirà che anch’io sono stato ripagato con moneta simile, ma questa è altra storia. A volte è necessario scavare nelle vite altrui, magari limitandosi ad approfondire solo con poche persone ma senza dimenticare, almeno un po', nessuno. E scavare anche dentro di me, ovviamente, magari con l’aiuto esterno di amici e occasionalmente di professionisti. Ricordi, ne sono sicuro, di quando ti spiegavo che secondo me era meglio un amico di uno psicologo, ma questo ormai fa parte del nostro comune passato. Scavare necesse, potrei dire, e mi viene da aggiungere una postilla, che è quella di sapersi fermare in tempo. Nella realtà è logico scavare la terra sino a quanto serve per le fondamenta, per la fossa, per un piccolo canale di scolo. Anche in una ricerca in biblioteca quando si è trovato ciò che si cercava si smette di sfogliare libri sul tema e si passa ad altro. Nella metafora è bene fermarsi quando si arriva allo strato roccioso oltre il quale non è utile andare per non farsi male o per non far male agli altri. Occorre accettare l’imperfezione, bere l’acqua anche se contiene qualche impurità perché l’acqua distillata va bene per il ferro da stiro a vapore ma non per dissetarsi. Ciao, Viz.

                                                                                                              Silvano C.©

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sabato 18 maggio 2024

Qualsiasi cosa, ma fatta bene

Stare in coda per ore al posto di un altro non era il massimo per realizzare grandi sogni ma lo aiutava a distrarsi, non richiedeva troppo coinvolgimento emotivo e gli permetteva di sopravvivere. Anche se sarebbero state necessarie maggiori assicurazioni sul futuro non le giudicava ancora impellenti, la vita era lunga e ogni cosa sarebbe venuta al momento giusto, prima che diventasse troppo tardi. Il contratto in nero che stabiliva ogni volta era semplice, persino elementare e sempre verbale. La giudicava una fase di transizione della vita, di attesa o passaggio; di sicurezze non era in grado di ottenerne da nessuno. Senza una casa propria né un rapporto sentimentale serio, senza amici che lo completassero come avveniva solo due anni prima si immergeva in piccoli impegni senza prospettive che, non capiva come mai, trovava con grande facilità. Sembrava che ci fosse una sorta di passaparola sotterraneo e che il suo numero di telefono, il solo punto di riferimento lavorativo che aveva, fosse sufficiente a dargli impegni settimanali irregolari ma tali da riempirgli il tempo. Scarpe da ginnastica, jeans e felpa anonima senza cappuccio né scritte. Non indossava mai nulla di appariscente ma era sempre pulito, in questo la famiglia lo aiutava, oltre a dargli una stanza e un letto. Per tutto il resto si affidava alla giornata, al caso e alle necessità di chi lo contattava. Aveva la patente ma non l’auto che costava troppo. Accompagnava chi voleva visitare la città facendo da guida perché la conosceva bene, e magari era suo ospite a pranzo o a cena. Faceva code in qualche ufficio pubblico, anche se sempre più raramente. Si spostava in treno per far arrivare di persona oggetti di valore che i mittenti non affidavano a corrieri tradizionali, e sempre piccole cose, nulla di illegale. Per due settimane si era finto il figlio di una signora, giunta ormai alla fine, perché il vero figlio non voleva far sapere che in realtà della madre non gli interessava nulla e aveva di meglio da fare. Ancora non aveva svolto il ruolo di controfigura di un politico, ma chissà. E intanto conosceva occasionalmente persone che non avrebbe forse mai più rivisto. Cominciava a farsi venire qualche idea per una professione più tradizionale ma, una dopo l’altra, le scartava tutte. Raramente poi trovava qualcuno che gli chiedesse cosa faceva per vivere, e i suoi avevano imparato a non fare domande. Questo succedeva in un mondo irreale che a volte qualcuno si azzarda a descrivere con parziali riferimenti a vite conosciute, temute o solo immaginate.

Ciao, Viz. Nulla da aggiungere, per oggi.

                                                                                                              Silvano C.©

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venerdì 17 maggio 2024

Affronta maggio con coraggio

Da anni non ricevo un tuo sms, da troppi anni e per il noto motivo, mi spiace aver cancellati quelli che mi mandavi. Mi spiace molto di più però non poterti telefonare ancora o ricevere le tue telefonate. Non so in alcun modo come recuperare quei giorni, la finzione non basta e il ricordo si ferma davanti ai dubbi e alla paura di essere incompleto. In effetti poco alla volta tu ti allontani e io ti sostituisco con le immagini che richiamo e in parte reinvento. Il dialogo fittizio che continuo, so che lo è, mi è necessario e allo stesso tempo controproducente. Creo invenzioni e falsi episodi, o semplicemente li altero. Credo che nulla sia più inutile del lottare contro il tempo o contro i fatti che sono già avvenuti. Ricordo il tuo sorriso perché ne ho le prove, come ricordo la tua tristezza per lo stesso identico motivo. E cosa mi succede ieri? Che ricevo un sms che inizia testualmente con “Affronta maggio con coraggio”, e poi continua con un’offerta commerciale. Ma perché non me lo hai mandato tu invece? O magari lo hai fatto, e non me ne rendo conto. Ciao, Viz.

                                                                                                              Silvano C.©

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giovedì 16 maggio 2024

C’è nessuno?

“Prima di scendere prendi le chiavi, che poi se esco pure io tu non entri”. Questo dicevo e pensavo, ma era una vita fa. Quando rientravi tu eri solita chiedere “C’è nessuno?”, e pure questo avveniva una vita fa. Ora il tuo posto, letteralmente, a volte lo occupa una gatta. Lei non è consapevole di quello che è avvenuto prima, e del resto non solo i gatti ma anche le persone non sanno molto di chi è passato prima di loro magari negli stessi posti. Sono convinto che, ad esempio, se fosse possibile per qualcuno tracciare tutti i percorsi a piedi a Venezia realizzati nel corso degli anni e visualizzarli su una pianta della città si creerebbe un groviglio di nodi nei quali le linee si incrociano e magari per certi tratti si sovrappongono. E se poi prendessi tutte queste cartine con le visite a Venezia di più persone, come quelle di mia madre e mio padre, le mie, le nostre assieme, le tue prima di conoscermi e via continuando sarebbe impossibile distinguere chi e quando è effettivamente passato in quella stradina o su quel ponte. Ecco perché la gatta quando sceglie quel punto del divano, della poltrona o del letto obbliga le linee del tempo e la memoria a capire che chi c’era allora e ora non c’è più, mentre la stessa memoria vorrebbe sovrapporre e non rimuovere mai nulla, a costo di mantenere talmente tante informazioni da renderle tutte quasi inutili, come dopo aver esagerato nella visita ad un museo ed aver visto troppi quadri che poi si confondono tra loro e si perdono, come se non si fossero mai visti. Le persone alla fine sono così? Destinate a sparire comunque? Anche se si sono conosciute, amate, frequentate, vissute? E noi con loro, ovviamente, perché nulla, lo so, mi rende diverso in questo da te a da tutti quelli che non ci sono più. “C’è nessuno?”. Io per adesso ci sono, e tu?

                                                                                                                   Silvano C.©

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mercoledì 15 maggio 2024

Ferie passate

Ciao Viz. Ci sono serate azzurre e serate di colori diversi, le vedi anche tu, non so da dove le osservi ma non può che essere così, se te lo dico e mi ascolti. Io per abitudine guardo le previsioni del tempo che, puntualmente, sono approssimative e a volte semplicemente mi tradiscono. Un po' come leggere gli oroscopi, che prevedono o danno idea di quanto succederà prima che succeda. E su questi taccio, anche se occasionalmente li leggo. Tu li leggevi e ti ci divertivi. Non ci credevi ma li leggevi. Il fatto che io li legga e non li abbia mai presi sul serio si deduce facilmente dal fatto che non ho mai veramente affrontato il problema di tenere da parte gli oroscopi passati e di verificare ciò che è poi avvenuto. Semplicemente non ne vale la pena. Sono altre le cose che contano, e a volte ti confesso che un po' perdo l’orientamento. Il mese di maggio intanto è passato per metà, coi suoi maggiociondoli, con l’attesa di un tempo della fine delle scuole, con i progetti che si facevano per le ferie estive e il pensiero rivolto alle novità che non è mai venuto meno.

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martedì 14 maggio 2024

Libri mai scritti

Gli amori tra le formiche sembra siano cose folli, vere e proprie ammucchiate che quando iniziano creano lunghe file che è impossibile non aver mai notato, ma quello che poi fanno realmente non è stato ancora scritto. Alcuni, che si spacciano per entomologi, vagheggiano di una formica regina che produrrebbe uova per tutta la vita ma è evidente che si tratta di una forma di autocensura per non ammettere che loro se la spassano molto più di noi. La regola empirica in questo caso è che più si è piccoli più ci si diverte.

Tra le crepe del muro ci sono interi mondi abituati a vivere nella penombra o nel buio quasi completo. Sono mondi smisurati, inimmaginabili per chi non ci vive, fluidi e col sapore di albicocca.

Dopo aver inventato sé stesso si compiacque e si premiò concedendosi il primo premio. Nella motivazione citò esplicitamente il fatto che nella gara era arrivato al traguardo con un distacco assoluto su tutti gli altri, che in effetti non aveva mai visto. Decise che la sua era una condizione perfetta, priva di inutili distrazioni, invidie, confronti, delusioni e sconfitte.

L’enciclopedia completa di Augusto Formentera, uomo di frontiera, con tutte le voci in rigoroso ordine alfabetico che descrivono la sua vita intera a partire dal concepimento, che per alcuni non è ancora vita, sino all’ultimo respiro prima della morte, che per altri non è neppure la fine. Il dubbio, acquistando quest’opera in 330 volumi, è se non convenga prenotare anche i supplementi sul dopo la morte del Formentera.

Il più bello ancora non so se l’ho letto, immagino che possa succedere anche questo. Ciao, Viz.

                                                                                                                   Silvano C.©

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lunedì 13 maggio 2024

Polpetta

Ingannare non significa sempre tradire la fiducia. S’inganna per amore e per gioco, si fa per scherzare e prendere bonariamente in giro. Se si fa credere a qualcuno di essere bello in fondo non si tratta neppure d’ingannare perché la bellezza è una qualità soggettiva, non quantificabile anche se è codificata da parametri locali, sociali, culturali e storici. Si può anche ingannare dicendo di amare senza pensarlo veramente ma per stare maggiormente vicini, e anche questa è una forma d’amore. Gli altri inganni non mi piacciono, le menzogne cattive e utilizzate in malafede dovrebbero avere la cortesia di tornare al mittente. Ingannare dicendo che nella polpetta non ci sono verdure non è sbagliato, probabilmente è solo amore. Esattamente come regalare un fiore, un gioiello, un cioccolatino. E poi il nome Polpetta mi piace, è allegro. Ieri incontrando una vicina che vedo raramente col suo cane le ho detto che quando la vedo mi mette allegria. Ha sorriso, io non ho aggiunto altro e abbiamo proseguito la nostra strada. A volte succede anche questo. Ciao, Viz.

                                                                                                                      Silvano C.©

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domenica 12 maggio 2024

Perché?

La risposta non c’è. Non una sola almeno e le mie possono essere condivisibili o ritenute strane, stupide, ingenue, superficiali e anche peggio. Ma sono le mie. Ne voglio elencare alcune, in assoluto disordine come mi escono secondo loro premura, in parte accalcandosi all’uscita come avviene talvolta al cinema o al teatro finito lo spettacolo. E la prima risposta è quella che ho appena scritta. Un’altra è che questo mi permette di evitare sedute da una o uno bravi, che mi ascoltano e cercano di farmi capire quello che già so di me senza esserne consapevole. Poi non voglio dimenticarti, e parlando con te ogni giorno, a volte divagando senza un vero filo conduttore, ti trattengo. Qualcuno potrebbe definirti fantasma, ectoplasma, invisibile, assente, morta, idealizzata, amata più adesso di quando sarebbe stato il momento migliore, tutto giusto e tutto parzialmente sbagliato. Sicuramente tra i perché non c’è quello di sentimi originale, non lo sono mai stato e non posso esserlo neppure in questo caso. Rubo idee ai libri che leggo, ai film che vedo, ai discorsi che mi capita di ascoltare, a quanto mi dicono gli altri, alle notizie che mi arrivano, rubo a tutti qualcosa e so che anche gli altri lo fanno. Chi ruba di meno vuol dire che ha lavorato molto e ci ha aggiunto del suo, ma è sempre partito dal lavoro non suo, dopo averlo visto e approfondito. Ecco spiegati alcuni motivi, Viz. Poi ce ne sono altri ovviamente, che possono riguardare sensi di colpa, riconoscenza, ricordo, anore, desiderio di ricominciare come se nulla fosse e tanti altri, praticamente in un numero indefinibile e crescente. E poi mi piacerebbe che ogni cosa finisse bene, e questo per ora è l’ultimo perché.     

                                                                                                                    Silvano C.©

                           (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

sabato 11 maggio 2024

non ragioniam di lor, ma guarda e passa

La giusta reazione a un insulto o a una provocazione è ignorarli. Fingere di non aver sentito è sbagliato perché potrebbe spingere chi ha iniziato a continuare anche solo per il dubbio di non essere stato udito. Bisogna invece ignorarli ma dar segni di aver perfettamente capito il senso delle parole. Ognuno poi deciderà se affidarsi a uno sguardo, a un atteggiamento, a un’alzata di spalle o semplicemente girarsi dall’altra parte. Cadere nella trappola della risposta mette a rischio la propria credibilità e la propria autostima, che vanno difese con altri mezzi. Solo in un caso è ammessa la risposta verbale, cioè quando si possiede l’argomento definitivo, quello in grado di zittire ogni possibile reazione. Possono venire in aiuto la propria cultura, le abitudini personali, la capacità innata di rispondere prontamente mentre giocano sempre a sfavore la poca lucidità indotta dal sentirsi attaccati più o meno ingiustamente, la stanchezza fisica o un particolare periodo di insicurezza e crisi dovuta a fattori diversi. Non si tratta di gioco d’azzardo nel quale alcuni sanno solo alzare la posta sino a scoprire che era meglio perdere poco invece di perdere tutto. E neanche di movimenti preparatori ad un altro tipo di aggressione, stavolta fisica. Secondo un noto generale statunitense, in caso di attacco bellico la prassi vuole che chi attacca abbia almeno forze in quantità tripla rispetto a chi viene attaccato, ma non sempre chi scatena una guerra poi figura tra i vincitori. Un insulto o una provocazione tuttavia non sono l’inizio di una guerra, un momento di una partita a poker, è semplicemente l’azione sbagliata di chi così dimostra la propria debolezza. Perché stare a questo gioco assurdo allora? Ciao Viz. Questo me lo hai spiegato in mille modi diversi. E quando si giocava sul serio sapevi dove stare.

                                                                                                            Silvano C.©

                           (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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