mercoledì 21 ottobre 2026

Mi è mancato il coraggio

Sei arrivata come se niente fosse, eri già qui, non lo so. Mi hai detto che domani non lavori e che si potrebbe andare in quel posto a comprarti qualche maglietta, di quelle che usi di solito. Io non ho capito ma sapevo che non dovevi guardare nell’armadio che usavi, non sapevi che non ci sei più da quasi dieci anni, non ho avuto il coraggio di dire nulla.

                                                                                                                Silvano C.©

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martedì 20 ottobre 2026

A km zero

I luoghi nei quali non tornerò più sono tanti, sicuramente moltissimi di quelli nei quali, nel corso della vita, sono stato. E praticamente infiniti sono i luoghi dove non sono mai stato e non andrò mai. Tornando ai luoghi dove sono stato, per alcuni sono ancora convinto, magari sbagliando, che sono alla mia portata e prima o poi ci tornerò. È un mio bisogno psicologico di non avvertire la realtà che non ci tornerò più. eppure, sino a non molto tempo fa, avevo davanti l’illusione di considerare mie certe strade, miei certi quartieri, mie certe case. Non nel senso di possesso personale ma di possibilità di ritornarci, per un mio semplice desiderio di farlo. Ammetto però che desidero sempre meno tornare, sento il bisogno di fermarmi dove sono, con brevi puntate nei dintorni, senza andare chissà dove. Viaggiare, sì, viaggiare. Ecco il mio ideale ecologico di viaggio, quello a km zero.

                                                                                                                Silvano C.©

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lunedì 19 ottobre 2026

Tornare a Venezia

La stanza della pensione sulla Giudecca era decisamente umida, ed erano umide le lenzuola del letto. Altri particolari adesso non li ricordo, sono passati troppi anni. A Venezia poi siamo tornati altre volte, con nostro figlio, e sono tornato anche con alcuni viaggi di istruzione. Mai da solo, non sono mai andato a Venezia da solo e, stupidamente, a volte penso proprio che un giorno potrei farlo, in bassa stagione, andare a Venezia per un solo giorno oppure soggiornarvi anche per una notte. Viaggiare da solo l’ho fatto, alcune volte, quasi sempre con una meta precisa e spesso per andare a trovare qualcuno. Anche una vacanza da solo ho organizzato, ancora la ricordo, nella zona di Chioggia, con un campeggio solitario che, oggi, sconsiglierei a chiunque. Ma da soli un po' si muore, non è come andarci con qualcuno col quale condividere anche i problemi, non solo i momenti belli. A Venezia, in effetti, non credo che ci tornerò più.

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domenica 18 ottobre 2026

Un tavolo

A qualcuno devo ripeterlo, non solo raccontarlo, sapendo di farlo. Non volendo abusare della pazienza di nessuno allora lo racconto a te, che forse mi ascolti, forse no, che forse rivedrò, forse no, ma penso sia una delle possibilità, non togliermela con la logica. Ripensavo a un tavolo col piano in marmo bianco che sicuramente era nella nostra casa di Porotto, poi è stata spostata nell’appartamento in via Ungarelli, in una casa popolare, e infine è arrivata nella casa di via Oroboni, quella che ormai non era più mia per vari motivi. Negli ultimi tempi, quando mia madre ancora cucinava per noi che tornavamo in visita dal Trentino, sopra ci preparava la sfoglia per la pasta al forno, oppure gli gnocchi di patate. Adesso, da un paio di anni, in quella casa che non era già più mia ma della quale ancora avevo le chiavi e potevo entrare, non so che fine abbia fatto quel tavolo col marmo bianco. È appartenuto alla mia famiglia per una sessantina d’anni, ed è sopravvissuto a tanti mutamenti. Ora non ne so più nulla.

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sabato 17 ottobre 2026

Il valore di un sorriso

Mio cugino, uno dei miei cugini, da anni raccoglie dati, fotografie e informazioni sulla nostra famiglia, o meglio sulla sua famiglia, alla quale sono ovviamente legato. Fa ricerche in archivi e racconta che è sempre più difficile riuscire ad andare indietro nel tempo perché, ad esempio, gli archivi parrocchiali sono di difficile accesso e col tempo che passa sono sempre meno aperti. Dice di aver costruito un enorme albero genealogico nel quale risultano presenti mio padre e mia madre, ma non credo abbia nulla sui miei nonni materni, mentre su quelli paterni, è arrivato a scavare molto indietro. Io non ho mai fatto ricerche del genere sul mio albero genealogico, ricordo quello che mi hanno raccontato i miei nonni materni e i miei genitori, e neppure tutto. In compenso mi appartengono personalmente due loculi in Certosa, a Ferrara, incedibili e invendibili, che possono solo essere trasmessi per via ereditaria. In uno dei due loculi ci sono i resti dei miei genitori e dei nonni materni, nell’altro quelli dei nonni paterni oltre a quelli di pochi altri parenti. C’era un periodo nel quale, in Certosa, portavo le persone in visita a vedere le tombe di tutti quelli della mia famiglia delle quali conoscevo la posizione. Per questo solo aspetto comunque io batto mio cugino per 1 a 0, per tutti gli altri perdo. E intanto ho perduto quasi tutti i miei zii, e anche uno dei miei cugini se ne è già andato, era di poco più giovane di me. La memoria storica, i resti, tutto quello che ha fatto parte delle mie radici, rimane a Ferrara. Io me ne sono venuto via definitivamente dalla città natale ma ci tornerò, pur se in modo diverso. Tu non vedevi le cose così, hai sempre avuto meno legami coi cimiteri, per te valeva la vita, valeva quello che era necessario fare per chi amavi, e valeva il sorriso. Avevi capito che sorridere è fondamentale anche quando sembra non ce ne sia un motivo logico.

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venerdì 16 ottobre 2026

Basta aspettare

Non è come sembra. Quasi nulla è come sembra, serve annusare e toccare, leccare un po' magari e a volte provare disgusto, o forse un leggero piacere. Approfondendo si può restare sorpresi per ciò che prima non sapevamo. O meglio. Che io non sapevo ma che gli altri avevano capito già. Non è il caso di generalizzare i miei limiti, non sono di tutti, devo farmene una ragione. Ora mi rendo conto che il prossimo sabato è il 17. Quante volte succede che il 17 capiti di sabato come quasi dieci anni fa? Tante volte, ovviamente, ma si tratta di coincidenze che non significano niente. Le cose che contano le intuisco, altre ancora non le ho capite, e nuove magari potrebbero arrivare. Forse basta aspettare.

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giovedì 15 ottobre 2026

L’impalpabile

Potremmo andare a Fracassi visto che a Frasassi già andammo nel tempo che fu. Fummo a Frasassi, dico, dove sicuramente ci sono sassi e magari massi. Chissà come sarebbe ora andar per grotte con te, che non amavi le altezze di certe scale aeree metalliche a Fiume ma che nelle grotte entravi. E non sembravi aver paura di star sotto il suolo. Oggi, dopo ore a discutere di denaro, che non è necessariamente vile, altro non mi esce dalla fantasia messa a dura prova. Guardo fuori, appena dopo essere rientrato. Penso che andar fuori mi fa bene, credo faccia bene a tutti. Anche a te, sono sicuro, farebbe bene uscire un po', e ne trarrei probabilmente un impalpabile piacere. Magari come la cipria sul sedere.                                                                                                                                                                                                                                     

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mercoledì 14 ottobre 2026

Un senso

Nessuna certezza, ma credo che lui l’abbia amata più di quanto lei abbia amato lui. Era nato prima ed è morto dopo. Hanno vissuto assieme facendo sacrifici come all’epoca in moltissimi facevano. Lei se ne è andata nove anni prima di lui, e in quei nove anni lui ha continuato ad amarla. Lo so perché l’ho visto, e so come vivevano prima. Altre conclusioni non posso trarne, solo impressioni, sollecitazioni, inviti a riflettere. Anche oggi, dopo quasi dodici anni, dopo che ogni cosa è finita, qualcosa forse aleggia in certi spazi, in certe vie, in certe case. Nella memoria di quelli che restano e hanno visto, sempre meno numerosi però. Una vita andrebbe scritta e depositata per sempre in forma inalterabile, non conta che poi qualcuno vada a rileggerla, sarebbe importante, darebbe un senso, o un senso in più.

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martedì 13 ottobre 2026

Grazie

Stanotte mi hai aiutato a cercare un rifugio, una piccola stanza almeno per le prossime due notti in modo da non dover dormire fuori, in strada. Prima avevamo cercato espedienti per sopravvivere ingannando gli altri, rubando loro fiducia e poco denaro, fingendo di essere chi non eravamo e poi sparendo. Truffatori da pochi spiccioli, giusto sufficienti per qualche ora. Cosa ti/mi abbia indotto a queste situazioni non lo so. Tu ci sei? Ovviamente sì, tutto dipende da come, in che modo, quando e perché. Non ci sto capendo nulla, che viva momenti di preoccupazione è un dato ma sui sogni non ho un potere di decisione consapevole. Loro, e tu, arrivate quando lo decidete, e non posso farci nulla, non mi resta che ringraziare.

                                                                                                                           Silvano C.©

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lunedì 12 ottobre 2026

La vecchiaia

Ti aspettavo per poter mangiare assieme, a volte mi preoccupavo per il viaggio molto lungo che dovevi fare per tornare a Riva del Garda da Tione, da Trento o da Mezzolombardo. Mi ero ripromesso che, se ti fosse successo qualcosa, mi sarei vendicato nei confronti di chi ti aveva assegnato una sede tanto disagiata. Poi concordammo di trasferirci a Rovereto, perché dalla città della Quercia i collegamenti erano più semplici. Il fatto è che in cucina a volte mi lanciavo in preparazioni che ti facevano piacere, altre volte ottenevo risultati deludenti, utilizzavo poco piatti precucinati pronti, magari neppure li vedevo, se c’erano, e coi surgelati non potevo avvicinarmi, non avevamo un frigorifero adatto. Alcuni piatti hanno fatto a loro modo storia, come lo spezzatino con le mele al posto delle patate, perché avevo finito le patate ma avevo molte mele. Col tempo sono migliorato e peggiorato, faccio più attenzione ad alcuni aspetti ma mi sono lasciato andare su altri. Se ora tornassi probabilmente non capiresti più certe mie scelte, a volte non le capisco neppure io, solo sono più comode. Ho smesso di comprarti il the, ormai non lo consuma più nessuno in casa. Mi sono abituato tristemente alla tua assenza, non ho intenzione di sostituire nessuno, né gli amici perduti né tantomeno te. Del resto chi pensi vorrebbe mettersi con uno come me, che con gli anni peggiora sempre di più? Pochi mi sopportano ancora, e io sopporto sempre meno gli altri, divento critico su stupidaggini e piccole cose del tutto umane. La vecchiaia è una brutta bestia da tenere in gabbia e farla uscire il meno possibile, potrebbe fare solo danni.

                                                                                                                           Silvano C.©

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domenica 11 ottobre 2026

Tessera Platino

La conservo anche se da troppi anni non la uso più, è scaduta ma ci sono affezionato. A dire il vero non è Platino, ma Premium, tuttavia il significato è lo stesso, è una tessera esclusiva che mi qualificava come ottimo cliente. Cominciai con una tessera Argento che mi dava diritto a uno sconto sui libri nuovi del 5%, non molto ma meglio di nulla. Passarono pochi mesi e ottenni la tessera Oro, compravo sempre tanti libri e da quel momento li potevo acquistare col 10% di sconto. Magari altrove, in certi grandi negozi, su alcuni libri recenti potevo ottenere anche sconti maggiori, ma quella libreria era molto fornita e trovavo praticamente di tutto. Poi, come sai, quando entravo non ne uscivo senza spendere un po' di soldi, e allora ci entravo spessissimo. Con te poi era una vera festa, facevamo spesa come al supermercato. Fatto sta che ottenni così la tessera Premium, avevo raggiunto la spesa minima annuale che mi definiva un cliente di riguardo col diritto allo sconto del 15% su ogni libro o oggetto della grande libreria. Credo che tra me e te abbiamo lasciato nelle sue casse alcuni stipendi; compravamo di tutto, anche le agende, o i romanzi che leggevi come se fossi una correttrice di bozze. Poi tu sei andata via. Ho perso il motivo di entrare per comprarti qualche libro da regalarti. A Ferrara ho iniziato ad andare meno o comunque a comprare meno libri. Poi quella tessera è stata aggiornata e non più utilizzabile in quella forma, e sono passati ormai circa dieci anni. Questo è successo, e di tanto in tanto vado ancora a leggere alcuni di quei libri comprati allora, magari quelli che ti avevo regalato e che tu mi hai lasciato. E in quella libreria, dove sono entrato tante volte, non so quando rientrerò ancora.

                                                                                                                           Silvano C.©

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sabato 10 ottobre 2026

L’ultima volta che…

È un gioco pericoloso, ci si può far male. Tentare a tutti costi di recuperare alla memoria quando è stata l’ultima volta che siamo andati assieme in quel cinema a Verona, o a trovare Katia, o altri momenti del passato. Alcune cose non le scordo ma altre sembra sia sano lasciarle andare. Ho letto che è proprio grazie alla rimozione di informazioni inutili che si è in grado di conservare quelle necessarie, come ad esempio dimenticare dove si è parcheggiata l’auto il 15 dicembre del 2023 è indispensabile per poterla trovare adesso, dove è stata parcheggiata poche ore fa. Forse il gioco è tutto qui, giocarlo sino in fondo ma lasciarlo perdere quando diventa pericoloso. E lo stesso forse dovrei farlo con le centinaia di cartoline che conservo, ricevute o comprate e conservate senza mai spedirle a nessuno, per ricordare luoghi dove siamo stati.

                                                                                                                           Silvano C.©

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venerdì 9 ottobre 2026

Dimmi il perché

Dopo essere passati per Finale Emilia in direzione Ferrara, oppure quando viaggiavamo in direzione contraria, durante il periodo natalizio, ci fermavamo a Casumaro per entrare nella chiesa di San Lorenzo, famosa per il suo magnifico presepe che occupava un intero lato della navata. Credo che per diverso tempo non lo abbiano più allestito, anche perché col terremoto del 2012 la chiesa è stata seriamente danneggiata e non è stata più agibile per anni. Con te non so quando ci passammo l’ultima volta, e dopo, senza di te, non credo di essermi più fermato a Casumaro, ormai fuori dai miei percorsi abituali. A conti fatti l’ultima volta che siamo entrati in quella chiesa è stato sicuramente prima del terremoto, quindi sono trascorsi quasi vent’anni. E mi sembra ieri. Penso ancora che tu possa entrare dalla porta di casa e dica: C’è nessuno? Certe persone quando le rivedo dopo anni mi sembrano invecchiate, chissà perché. Certe persone non mi va di rivederle, e so il perché. Altre persone vorrei rivederle, ma come intuisci bene, non mi è possibile. Se tornassi a ripassare per Casumaro mi verrebbe il magone, sarebbe meglio lasciar perdere e pensare ad altro ma, come vedi, non lo faccio. Tu sai il perché. Dimmelo.

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giovedì 8 ottobre 2026

I Babbi Natale

Dopo essere passati per Ponte Motta, nota anche per l’omonima fabbrica di avvolgibili, prima o poi si passava vicino ad una casa non lontana da un incrocio. Una casa isolata come ce ne sono tante nella pianura tra le province di Bologna, Modena e Ferrara, ma particolare durante le feste natalizie. Chissà se è ancora così. Durante le feste la trovavamo invariabilmente assediata e presa d’assalto dai Babbi Natale, che sembravano aumentare di numero ad ogni passaggio. Non riuscivano ad entrare, evidentemente, e restavano aggrappati alle finestre, alle grondaie, magari al tetto, sempre fuori, ignorando chi passava. Questo avveniva e ogni volta ridevamo. Adesso che ho perduto ogni motivo per ripassare mi resterà il dubbio se quei Babbi Natale ogni anno ritornino all’assalto o se magari, anche per loro, è finalmente arrivato il momento di passare ad altro.

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mercoledì 7 ottobre 2026

Ponte Motta

Che ci sia il ponte è chiaro, che di tanto in tanto mi torni alla mente forse è meno chiaro ai più, quindi, anche se non interessa a nessuno, mi piace ricordare alcuni momenti perduti. Ci si passava quando da Carpi venivamo verso Ferrara, e una sosta in quel bar accanto al ponte era divenuto un’abitudine. A volte poi capitava che la Secchia decidesse di essere in piena e ci costringesse a lunghe deviazioni, per fortuna rare. Quella sosta non la facevamo quasi mai quando viaggiavamo in direzione opposta. Scendevo solo io dall’auto, prendevo un caffè e guardavo i giornali e le riviste. A volte compravo un settimanale perché aveva in regalo non so ché. A volte compravo una cioccolata perché la sua confezione mi piaceva, altre volte un film su videocassetta o su DVD. Una sosta breve, e poi si ripartiva in direzione Ferrara, attraversando Cavezzo, San Felice sul Panaro, Finale Emilia, Mirabello…Credo che dopo tanti anni molti posti non li riconoscerei o mi ritroverei nuove rotatorie o percorsi cambiati. Altri sarebbero un tuffo in spazi della memoria dimenticati. Succede così. Mi manca Ponte Motta ma non ho più alcun motivo per ripassarci. Dovrei lasciarlo andare.

                                                                                                                           Silvano C.©

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martedì 6 ottobre 2026

un favore dal vento

Una veloce folata di vento e le foglie, che l’attendevano, volano via cadendo al suolo tutt’attorno, anche lontano. È arrivato l’autunno pure nelle sue manifestazioni palesi. Pioviggina, la temperatura scende, si alza un po' il vento e il cielo diventa grigio. Succede ogni anno, succede in ogni vita che, prima o poi arriva l’autunno. Vidi un preside al quale sono stato molto legato, e col quale scambiammo inviti a cena reciproci, l’ultima volta all’ospedale di Arco, e si vedeva che era giù di morale. Sentiva di invecchiare male, secondo lui, e la cosa non gli piaceva, si lamentava e sosteneva che non era giusto. In quegli anni tu c’eri ancora e io non avevo gli acciacchi recenti, abbastanza seri ma non disperati. Pochi anni prima eravamo andati assieme al Festival Nazionale de l’Unità che si teneva credo a Modena o a Reggio Emilia. Passando dietro le quinte di un palco incontrammo un noto attore francese, del quale non ricordo il nome, che con voce bassa e decisamente triste, in italiano, parlando con una persona accanto a lui, diceva che invecchiare era una maledizione, e continuò a spiegare ma non rimanemmo ad ascoltare, non sarebbe stato educato né corretto, quindi non so cosa disse poi. Aveva il viso scuro, si vedeva che non stava bene, e pure lui si lamentava come il mio vecchio preside. Succede che invecchiando ci si lamenti o ne venga la tentazione, adesso credo sia naturale e che tutti prima o poi, almeno i fortunati che non muoiono prima, arrivino a pensarlo. Ma pensarlo va bene, magari è pure giusto, dirlo no, si pesa sugli altri che non hanno parole né mezzi per risolvere questa situazione, l’unica cosa giusta è fingere sempre di non pensarci, sorridere, mostrarsi ancora interessati alla vita e impegnati in qualcosa. Anche chi ci sta vicino non si sentirà coinvolto in un dolore umano che nessuno può togliere dalle spalle altrui. Oggi è arrivato l’autunno, poi sarà il momento dell’inverno ma arriverà anche la primavera. E il vento, quando soffia, deve farci il favore di allontanare certi pensieri.

                                                                                                                           Silvano C.©

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lunedì 5 ottobre 2026

Di cosa parlo è evidente

Inutile negarlo, li guardo. In certe stagioni più che in altre, i motivi sono intuitivi. Immagino sia una forma simile al feticismo, ma quello è più di nicchia, riguarda ammirazioni particolari e meno condivise, mentre nel mio caso sono uno tra i tanti, senza alcun merito particolare né, immagino, colpe. Li vedo orgogliosi, o dimessi, a volte tristi, ed è un peccato. Quelli di bottiglia mi interessano relativamente e quelli di sacco vorrei evitarli. Tutti gli altri, quando vado in giro, ovunque sia, non posso evitare di osservarli, a volte ammirarli e magari farci fantasie. Un po' come il bambino che passa davanti a una gelateria e desidera un cono al cioccolato oppure davanti a uno scaffale pieno di giochi dove si ferma e guarda e tocca una confezione particolare che lo interessa. Ecco, quasi lo stesso, con la differenza che non tocco, non mi permetto di fare come Cirano che, al fin della licenza io non perdono e tocco come canta Francesco Guccini. Non sarò mai Guccini e tantomeno il suo Cirano.

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domenica 4 ottobre 2026

Non è necessario rubare un’auto

Ho vissuto gli anni della solitudine adolescenziale e delle grandi scoperte personali degli anni settanta, ho fotografato e registrato in modo analogico dove potevo arrivare coi miei mezzi limitati, mi sono passati sopra come un vento impalpabile gli anni dei figli dei fiori e dell’amore libero. Di questo amore, che hanno affermato esistesse, personalmente non potrei darne conferma, ma evidentemente è un mio problema, uno tra i tanti. Per un periodo non preciso ho cercato molto senza sapere cosa, o meglio, pensavo di saperlo ma sbagliavo. Ho vissuto con un’infelicità di fondo che ho mascherato con stupida allegria o leggerezza, mentre, dentro, mi rodevo, invidiavo, tentavo la mia strada che non portava a nulla, solo a situazioni tragicomiche o squallide o senza soluzione. Per questo sono stato preso in giro e ho abbozzato, sino a quando ho iniziato a capire. Non ho capito tutto, certo, ma almeno come iniziare a muovermi, e cosa m’importava veramente. Ho chiesto con umiltà e poi con determinazione, ho capito che certe scorciatoie non facevano per me. Con la lenta cottura e l’ancor più lenta maturazione sono arrivati risultati, dovuti spesso al caso e non necessariamente a scelte consapevoli. Adesso, se ritorno a quegli anni particolari, non saprei darne un giudizio ragionato e attendibile. Nei giorni scorsi ho rivisto il film Radiofreccia e confesso che sono tornato indietro nel tempo, anche se non ho vissuto quelle vicende. Non sono mai arrivato a quei livelli ma sono entrato, questo lo ricordo bene, nel Supercinema 70 di Carpi, senza mai rubare un’auto.

                                                                                                                           Silvano C.©

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sabato 3 ottobre 2026

Singapore

È teoricamente possibile trasferirmi altrove, in un’altra città, in un’altra regione, in un altro Paese o anche in un altro continente. Cambiare radicalmente contesto, andare dove non capisco la lingua e neppure sapere come si vive, quali sono le abitudini, le convenzioni, le leggi che valgono localmente. Teoricamente è possibile, e magari si può fare in modo regolare e non sparendo all’improvviso, salutando chi voglio salutare, lasciando chi dovrei lasciare e creando il minor numero di problemi a chi resta. Lo potrei fare venendo meno a un impegno che ritengo di dover rispettare, ma rimane comunque possibile. E poi? Poi tutto di nuovo dall’inizio, sapendo che alla mia età molte possibilità non sono più realizzabili perché è passato il loro tempo. Non avrei pezzi della mia vita precedente come uno specchio, una valigetta, un libro, una raccolta di schede sugli animali, un soprammobile di scarsa qualità o un vecchio giocattolo in metallo. Nulla, solo uno spazio arredato con mobili e oggetti del posto, più nessun contatto né telefonico né in rete, chiusura di ogni profilo personale, magari un nuovo telefono mobile con una nuova utenza aperta sul posto, come un nuovo conto bancario e l’accredito della pensione su quel conto, non so come ma immagino sia fattibile. Ma poi, alla fine, perché andare altrove, come se nulla di me potesse seguirmi? Veramente potrei essere una persona nuova?

                                                                                                                           Silvano C.©

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venerdì 2 ottobre 2026

Tra le parole

Ma si può vivere così? Domanda pleonastica, lo faccio da tempo. Qualcuno dice che non si può, molti magari lo pensano, ma come vivono loro, che giudicano il mio modo di vivere? Pessimi esempi e ancor peggiori giudici. Di tutti potrei tracciare ritratti e descrizioni e magari potrei pure scattare qualche fotografia, a sostegno delle mie tesi, ma chi me lo fa fare. Dedico troppo tempo a cose simili. E quelli ai quali mi riferisco pensano cose che non condivido mai completamente. Solo pochissimi, dovrei dire pochissime, si salvano. Meno delle dita di una mano esprimono il loro numero, ed è naturale sia così. Il fatto è che sopporto con difficoltà crescente la sottile maldicenza, mi vergogno quando pure io ci casco mentre, decenni fa, era un mio punto d’onore non esprimere mai alcun giudizio sugli assenti. Passa ogni cosa, anche le convinzioni e i comportamenti. Quindi vivo così, sai come, commettendo ogni giorno errori stupidi, dedicando tempo ai miei piccoli impegni e a soddisfare, con poco, desideri inconfessabili. Rispettando le scadenze essenziali so adattarmi ai bisogni non miei che danno senso alla vita. Cosa sbaglio allora? Non lo so, molto immagino. Tra le mie priorità non ho un elenco di luoghi da visitare prima di morire o di esperienze obbligatorie da fare, programmo a breve anche se immagino l’infinito.

                                                                                                                           Silvano C.©

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giovedì 1 ottobre 2026

crivello

Parliamo di crivello. Non sai cos’è? Fai una ricerca, apri un dizionario o un’enciclopedia, allarga le tue conoscenze minime. Non hai connessione e nessun supporto cartaceo? Allora non hai queste cose ma hai un potenziale problema. Quindi possiedi qualcosa, è già qualcosa. Del resto, anche se non sai cos’è questo strumento ma hai vissuto una certa parte della vita sai cosa comporta, quali conquiste e quali rinunce. Arriva un anno nel quale, improvvisamente, ti rendi conto di quanto è andato perduto, di quante persone se ne sono andate, di quante case hai visitato o hai addirittura posseduto e ormai non puoi più entrarci. Attraverso le maglie sempre più sottili sfugge ormai anche l’impercettibile, quello è grave, perché non te ne rendi conto. Non è demenza senile, è la natura della nostra essenza, non possiamo mantenere tutto, né fisicamente né mentalmente, anche solo nel ricordo. Selettivamente, per salvarci, dimentichiamo. Volontariamente, per riuscire a vivere, rimuoviamo e ce la raccontiamo inventandoci un passato mai vissuto. Diventiamo diversi, ci conviene, ma non lo siamo veramente, e quando un altro ci dice come ci vede allora può scattare il rifiuto, l’offesa, la reazione di vendetta o di chiusura del rapporto. Sai quante volte mi è successo? Quante volte l’ho subito oppure ne sono stato artefice, non lo so neppure, nessuno forse lo sa. Ecco, questo penso se immagino un crivello. Tu pensa quello che preferisci, e magari rifletti se è meglio mangiare pane bianco o pane integrale con un po' di crusca.

                                                                                                                           Silvano C.©

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