Era il modo col quale fu soprannominato da un certo momento, un po' perché la sua famiglia commerciava in polli di allevamento e un po' perché se lo meritava. Manifestava un certo malessere tipico di alcune fasi della vita che colpisce i giovani, quasi tutti, e sicuramente io sono stato tra quelli. Lui però era speciale, aveva teorie che giustificavano la sua situazione trovando immancabilmente responsabili le donne, fondamentalmente stronze e decisamente inferiori, incapaci di capire il suo valore. Le mie evidenti difficoltà, contemporanee alle sue nel campo dei rapporti con le ragazze, le affrontavo invece colpevolizzandomi e sentendomi inadatto, magari immaturo o incapace di capire. Invidiavo semplicemente chi, a mio avviso, ci sapeva fare più di me, o semplicemente era più coerente e maturo e sicuro di sé. Lui aveva capito tutto invece e così era facile deriderlo, sembrava nato per questo. Pure io del resto venivo preso in giro, diversamente, ad ognuno secondo giustizia. La sua empatia per gli altri era pari a zero, mentre una colpa che sicuramente non ha avuto è quella di nascondere le sue opinioni, perché ciò che pensava lo diceva senza riguardo per nessuno. Era un pregio che, purtroppo, non lo affrancava dal resto. Alcune sere capitava a casa di un amico comune dopo aver trascorso alcune ore in sale da ballo in provincia di Ferrara o di Rovigo. Puntualmente riferiva dei suoi tentativi di approccio, tutti risolti con un insuccesso. La mia esperienza nel campo era sicuramente inferiore alla sua perché quando avevo visto, le rare volte nelle quali mi ero azzardato a entrare in una balera o in un locale, che prima di tutto non sapevo ballare e che poi sicuramente non ero vestito nel modo corretto e anche l’atteggiamento e il fisico non invogliavano le ragazze ad accettare un mio invito, avevo rinunciato perché non ero fatto, e credo di non esserlo mai stato, per quel tipo di ambiente. Io avevo capito che non era il caso e che avevo bisogno di altri modi, lui insisteva e si incazzava. La cosa grave, se ripenso a quei tempi dopo tanti anni, è che lui alla fine è diventato medico e ha iniziato a lavorare al Sant’Anna di Ferrara. Non ho mai invidiato i suoi pazienti e, la sola volta che mi è capitato di andare a trovarlo in reparto, ho percepito che il personale, specialmente quello femminile, lo aveva perfettamente inquadrato. Così succedeva, così almeno ricordo. Ma io sono di parte, spero di essermi sbagliato.
Silvano C.©
(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)
Nessun commento:
Posta un commento
I commenti offensivi o spam saranno cancellati. Grazie della comprensione.