lunedì 9 gennaio 2017

Il senso della vita


Quando si ha uno scopo da raggiungere e sono presenti una o più persone da curare o seguire la domanda raramente si affaccia, e se succede rimane per poco tempo senza risposta.

Il modo migliore per rispondere, in altri momenti, è estremamente soggettivo. Qualcuno riesce a farlo in modo ironico, destrutturando ampollose immagini sociali e abitudini apparentemente condivise.
Il modo peggiore per cercare una risposta invece è chiederla ripetutamente ad altri. Nessuno la può dare e si finisce per diventare importuni, lamentosi, troppo concentrati su sé stessi sino a far stancare ed allontanare quasi tutti. È una legge che mi sembra di aver ben appreso tanti anni fa e che comporta una buona dose di attitudine alla solitudine, da preferire alla compagnia riempitiva.

Il senso della vita è talmente personale, pur rimanendo entro confini spesso comuni, che si presta a interpretazioni talvolta contrarie. E allora dalle prime battute di un dialogo, entrando in tema, si capisce subito se vale la pena continuare o conviene tentare una veloce retromarcia su temi come la pioggia, la crisi, il lavoro…

E poi saranno alchimie imprevedibili a risolvere la questione, quando sarà maturato il tempo per far arrivare la ricerca alla sua conclusione. Provarci prima è illusorio.
Sino a quando non si è pronti, il senso della vita sfugge e ci prende in giro.
Tentare di catturarlo diventa divertente solo se si trasforma in un gioco di carnevale tra ponti e calli, spazi stretti ed angoli bui, dove si insegue una bella mascherina che cela la sua identità ma non scappa mai troppo veloce da far perdere del tutto le sue tracce. Rimane importante non cadere in un canale perdendo la necessaria prudenza, ma tutto il resto può andare.
Allora ci chiederemo chi si nasconde in quel costume, se è una persona che conosciamo già o non ancora, se ci prende in giro solo per giocare o se invece ci attira dove vuol farci arrivare.
E sarà quella la risposta che cerchiamo?

                                                                                                Silvano C.©  
 (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

domenica 8 gennaio 2017

Equilibrio perfetto

Ci potrebbero usare molte metafore per sintetizzare il tema che mi interessa qui, a partire dal celebre titolo di una canzone di Battiato di molti anni fa. Io uso quella dell’equilibrio, anche se so che non è la più adatta. 

Tendiamo a raggiungere una posizione di equilibrio dinamico, ed una volta raggiunto, sarebbe nostra intenzione prolungare la situazione. Tuttavia questo quasi mai è possibile per sempre, e quando ne cadono alcuni presupposti, il mondo in parte crolla con loro.

Se ci si è adattati, con gli anni, al modo di vedere il mondo in maniera condivisa con un’altra persona e questa, per qualche motivo, ci lascia, la Weltanschauung alla quale ci si era adattati deve essere ripensata, rivista, e non è un compito facile né indolore. 
La perfezione incompleta ora si è rotta, nel mio caso. Ne conservo tutta la struttura, non mi manca quasi nulla del castello logico che la regge, ma so che non sarà più alimentata nel modo al quale mi ero abituato. Col tempo si apriranno falle, che intendo riparare, ma le crepe ci saranno. Non mi illudo. Spero di sbagliarmi, ma non mi creo certezze destinate a sparire. Sono pronto, spero, a difendermi, per difendere anche lei.

Le visioni di altri che mi danno la loro soluzione, che mi dicono cosa succederà, cosa dovrò fare, su cosa puntare, che in perfetta buona fede intendono aiutarmi, sono solo briciole, e non mi sfamano. Inoltre in qualche caso non sono neppure di mio gusto.
L’equilibrio perfetto è solo il mio. Ora quello che possiedo mi basta. Non ne cerco altri. Non intendo accodarmi agli equilibri di altri più fortunati, né cadere nel pessimismo di chi lo cerca e non lo trova, oppure lo ha perso da tempo.

Io inizio ad oscillare, con attenzione, senza allontanarmi, pronto a ritornare indietro. Se qualcuno mi vuole attirare dove non voglio andare, non devo dargli modo di aver successo. Voglio capire, mantenere viva tutta la mia esperienza, tutto il suo ricordo, tutta la mia vita, e andare avanti, senza sentirmi solo, perché solo, immagino, non lo sarò mai più.

Un metro per giudicare e misurare lo possiedo. Un modello da seguire non mi manca. Molti interessi ora li sento meno vivi, ma poco alla volta riaffiorano. Qualche cosa dal passato ritornerà, e qualche altra novità mi verrà dal futuro che ancora non conosco. Nulla sarà più come prima, ma sono stato fortunato ad aver vissuto prima.

E se tu bambino ora vuoi piangere, puoi farlo, non te ne devi vergognare.
Sai quante volte ho pianto io, e quanto piango ancora?
Credi che chi piange sia un debole? Non crederlo.
Piangere è solo un diverso modo di parlare, un po’ più intimo, forse, ma piangere un po’ ogni tanto non fa male.


                                                                                                                Silvano C.©  
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amore

Dopo tre settimane capire ogni mattino di più quanto amore hai saputo darmi mi rende ogni giorno più forte e molto più fragile allo stesso tempo.

I tanti segni, la memoria di quello che hai vissuto e fatto nell’ultimo anno e mezzo, la tua consapevolezza e la contemporanea volontà ferrea di difendermi da me stesso e dalla mia debolezza mi sono sempre più chiari. Lo sapevo, già da prima, certo che lo sapevo, ma forse in maniera inconscia, come di un fatto naturale, dovuto, per nulla eccezionale.

Ed invece tutto era eccezionale, mai vissuto prima, mai sperimentato prima, anche se condiviso da molta umanità, perché il dolore è una nostra condizione che altri, prima di noi, hanno già sperimentato in tutte le sue declinazioni. Quando la realtà ci tocca siamo immediatamente soli di fronte a un muro, impenetrabile, che esiste e non si può in alcun modo ignorare.

I mesi, le settimane, i giorni, trascorsi assieme a muoverci tra ospedali e medici, piccoli viaggi rubati tra una visita ed una chiusura forzata in casa (perché la legge è stupida) mi hanno fatto vivere come in una bolla strana, nella quale ero consapevole senza esserlo, e questa mia cecità razionale mi ha permesso di trovare la forza per fare ogni cosa. Anche per arrabbiarmi, come è mia natura, come se ogni cosa fosse nomale, mentre nulla lo era.

Avevo la possibilità di distrarmi, malgrado tutto, di pensare anche ad altro, di vivere con gelosia le visite che ricevevi, da perfetto idiota, e da non vedere quello che altri già vedevano. Non volevi farmi capire quanto per te fosse difficile continuare, mi confidavi le tue difficoltà quando sapevi che una soluzione era possibile, almeno momentaneamente. Mi nascondevi una brutta notizia sino al giorno dopo una giornata trascorsa in modo piacevole. Mi hai fatto toccare con mano solo per poche ore la grande difficoltà di aiutarti negli ultimi momenti, quelli nei quali la dignità viene distrutta, ma che hai saputo preservare sino a quando hai potuto, con una forza che io, lo sai, non avrò mai. Dovrei saperti imitare, quando verrà il mio momento, ma sono e resterò un debole che sa solo ruggire, quando non servirebbe, e non sa ancora capire quanto amore mi hai dato. Posso dire che ti amo ogni giorno di più?

                                                                                              Silvano C.©  
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venerdì 6 gennaio 2017

il campanellino

Ti sei sbagliata l’ora dell’appuntamento.
Un po’ mi sono arrabbiato, perché la cosa sballava i mie piani di rientro a casa, ma alla fine, quel 10 dicembre, il tuo errore è stato utile. Camminando piano, dopo che ti ho raggiunta, siamo arrivati ad un negozietto vicino, pieno di tante cose che sono sempre piaciute ad entrambi. Piccolo bricolage, oggettini natalizi e da regalo, colori, carte e panno Lenci, adesivi e calamite. E molto altro.
Abbiamo fatto acquisti immaginando regali, e tu hai pensato a qualcuno, o anche solo a cose che ti attiravano. Ti piaceva una piccola decorazione da appendere, con sotto un gancetto libero. E poi abbiamo visto campanellini, di tre tipi diversi.
Arrivati a casa, non troppo in ritardo, ho appeso quella decorazione. Poi ho preso i campanellini, e tu hai deciso quello che ti piaceva di più da mettere al gancetto libero.

Poco fa, come mi capita ogni tanto passando, l’ho sfiorata con la testa, ed il campanellino ha suonato. È il tuo regalo per la befana? Forse sì.
Ciao, grazie Viz.
                                                                                         Silvano C.©  
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giovedì 5 gennaio 2017

il tempo per ogni cosa

Un’amica scriveva ieri che lei stava sola, e lui non c’era. Le credo, lei lo sa, lei sa se stava con lui o se lui non c’era.

Come premessa non è molto, è vero, ma ci stavo riflettendo, stamattina. Non mi ha mica convinto quella sua affermazione. Non per me, e neppure per lei. Già il fatto che lei lo ricordi per me ha un significato preciso. E molto altro ha un significato, e credo lei se ne renda conto. Poi, certo, occorre pragmatismo, senso del presente, pensare al futuro che ogni cosa comprende, anche il passato dal quale veniamo.

Come si vede una presenza? Come si avverte? Se io sono fuori casa e non la vedo significa che lei non c’è? Se è partita per un viaggio significa che lei non c’è? In parte è vero. Non le posso telefonare, anche se me ne verrebbe il desiderio. Non le posso confidare direttamente un pensiero, una mia arrabbiatura, una cosa che ho sbagliato o eseguita correttamente. Molte cose ora non le posso più fare, me ne rendo dolorosamente conto.

Poi provo un certo disinteresse per la fotografia, cosa che sino a non molti giorni fa mi attirava moltissimo, ma questa è una fase passeggera. Mi sento meno attratto da discorsi futili, da commenti politici di maniera o schierati in modo prevedibile. Leggo con minore spinta, anche se ho moltissimo da leggere, e non mi mancano libri mai aperti di autori tra i più diversi. Non è una situazione normale, per dirla tutta. Ma è normalissimo viverla così, ci sono passati in tanti. Devo accettare il tempo che mi viene dato.

Cosa voglio ottenere con questa mia negazione di un fatto? Assolutamente nulla. Io non cerco di guadagnarci e neppure di infastidire nessuno. Mi adeguo, e nello stesso tempo marco il mio territorio, nel quale c’è lei. Sono nel giusto in questo mio modo di vedere le cose? Non ne ho la minima idea. Il tempo che verrà mi darà ragione o torto. Ora so che lei è qui, ritrovo i suoi segni, ovunque, le sue parole, le sue indicazioni, la sua stessa volontà ed il suo coraggio, che io non avrò mai. Perderò occasioni future? Qualcuno si allontanerà? Non me ne può fregare di meno. Già alcuni amici di vecchia data per motivi di non comprensione legati anche a questo li ho allontanati prima del tempo. Forse prevedevo, forse li ho allontanati con una scusa occasionale, non lo so. Erano persone importanti. E li ho allontanati assieme. Sono tre. E dal mese di novembre scorso ci siamo salutati. Poi ancora poche cose, ma non con tutti, e ognuno per la sua strada. Non li incontrerò più? Non prevedo il futuro, quindi non nego che tutto possa avvenire. Se qualcuno di loro mi leggerà, qui, forse significa che ci potremo reincontrare e riavvicinare. O forse no.

Io intanto cerco una nuova strada, che non la escluda, ora che è accanto a me in modo diverso, indefinibile, ed è ovviamente lei che non intende farsi escludere.
Oggi mi ha fatto visita un amico, di vecchia data, una visita inattesa ma gradevolissima. Una visita che mi ha fatto capire che, a molti chilometri da dove vivo, la notizia è arrivata, che qualcuno ha letto i giornali, che qualcuno mi ricorda e la ricorda. Ora ditemi come lei potrebbe non essere qui.

Viene il tempo per ogni cosa, è naturale che sia così. Il mio tempo ora è questo, non facile da vivere, ma è mio e ne sono orgoglioso. Non lo cambierei se non potendo intervenire in modo molto pesante sul destino. In mancanza di questo potere, mi tengo il mio tempo.

                                                                                                Silvano C.©  
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mercoledì 4 gennaio 2017

Ho guardato ancora la Luna

Te lo avevo promesso, è l’ho fatto. Ora è alta, in cielo, e poco a poco scenderà dietro le montagne. Ci siamo ritrovati ancora. Tu mi guardi e taci, ed io un po’ mi confondo. Mescolo ancora il reale e la fantasia, vedo le cose come le vorrei e non come sono, mi lascio prendere dall’istinto e non dalla ragione, ma è un difetto che mi porterò sino alla fine, ne sono in parte consapevole e non intendo impegnarmi troppo per correggerlo.
Ti ho raccontato le ultime cose, che già conosci, ma mi fa piacere ripeterle. Del resto non posso mica dire certe stupidaggini a lui, anzi, con lui devo stare più attento, e controllarmi, come mi hai sempre detto.

Per il resto mi perdo nella burocrazia di ogni tipo, e vedo uffici ed impiegati, e mi innervosisco se un bambino fa rumore o se qualche cosa di imprevisto arriva a creare problemi nuovi. Poi però mi calmo subito, e controllandomi ottengo molto più facilmente quello che mi interessa. Le persone hanno la strana tendenza a richiudersi a riccio ed a diventare aggressive se si sentono giudicate o contraddette, mentre tutto si appiana, o quasi, se accetto le lamentele, se capisco le difficoltà, se mi mostro attento ai consigli, e se dimostro la volontà di seguire tutte le istruzioni che mi vengono date.

Che strani siamo. Prima di tutto desideriamo che vengano accettate le regole, e pretendiamo una sorta di resa incondizionata, e, quando la otteniamo, la resa, siamo i primi a tentare di suggerire scorciatoie, a chiudere un occhio, a facilitare il compito a chi si è dimostrato tanto educato e rispettoso. Che strani, e che stupidi, ma siamo tutti umani. In fondo cerchiamo amore anche allo sportello di una banca, non importa da che lato ci troviamo.

Mi sono perso, scusami. Ma poi parlo troppo, me lo dicevi sempre, e ora mi guardi un po’ ironica, perché vedi che non cambio mai, penso solo e sempre a me per primo. È vero. Non cambio mai. Non credo neppure di voler cambiate tanto presto, se devo essere sincero. Per ora mi va bene così, fattene una ragione, esattamente come ho dovuto farmela io ed ancora non ne sono del tutto convinto. Forse un giorno lo accetterò, non lo so. Domani sera cercherò ancora la Luna, in cielo, ma questo resterà tra noi. Magari ti dirò di quello che mi sarà successo, o del fatto che domani sera si preparerà ad arrivare la Befana. Tu sai già cosa le ho chiesto, ed io aspetto.

                                                                                                Silvano C.©  
 (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

La Luna

Stasera abbiamo guardato la Luna.
È stata una sera diversa, l’abbiamo guardata per poco, è vero, ma l’abbiamo fatto.
E la Luna era la solita di sempre, mentre si preparava a tramontare, verso ovest.
Ho pensato che dovesse essere vero quanto ho letto in una frase che spiegava come l’amore potesse essere una forza in grado di far mutare pur rimanendo magari indifferente, uguale a sé stessa, come il Dio aristotelico.
Serviva la tua presenza per rendere possibile tutto questo, e la tua presenza la ritrovo, appena mi sposto leggermente oltre il solito sentiero, o quando rinnovo abitudini, o scopro un pensiero, o mi ritrovo ad usare una tua parola.

Sembra che molti sentano il bisogno di dirmi come fare, ed io ascolto, lo faccio sempre. A volte sono io stesso che stimolo o richiedo un consiglio, ma poi, sono sincero, ogni suggerimento che ricevo non mi interessa. Ascolto educatamente, a volte annuisco, ma non riesco a farmi convincere. Non ricevo la soluzione. E allora si parla d’altro, è meglio così.

Con gli altri, in fondo, è preferibile essere una maschera. Solo tu sai come mi hai mutato, come ero e come sono. Ad ascoltare troppo mi perdo, rischio di tornare indietro nel tempo, ed è la sola cosa che, decisamente, non mi interessa fare. Voi che mi foste amici, ora, e non per colpa vostra, mi dite come dovrei essere, mi dite come vorreste il mio mondo. Solo che non lo conoscete, o non lo conoscete più. Mi sono allontanato da quello che ero, pur restando sempre io, e quelle stagioni sono finite.

Non rinnego nulla di quello che fui, tu lo sai, perché ogni cosa che è stata la porto con me, ma non mi lascio convincere ad essere diverso da come mi vedi tu. Ed io intendo andare avanti, con te, anche se ancora non so bene verso quale direzione andrò domani. Non so se andrò diritto senza girarmi o se invece cambierò qualche cosa, magari poco a poco, come mi sembra verosimile. Certo non intendo seguire i modelli suggeriti da altri.

Domani sera guarderò ancora la Luna, e forse capirò meglio.

                                                                                                    Silvano C.©  
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martedì 3 gennaio 2017

il segreto della vita


Se leggi sperando di trovarlo, il segreto, devo deluderti. Credo che la vita abbia troppi segreti per poterli anche solo mettere in ordine e catalogarli.

La vita è bella, prima di tutto, è magnifica e imprevedibile, tremenda ma in un senso troppo difficile da spiegare nel suo significato intimo. Io trascorro gli ultimi giorni spesso pensando al passato, rimpiangendo e piangendo, e poi scopro che anche il dolore è vita, e che più è grande un dolore più devo essere grato (non mi chiedere a chi) del fatto che se provo quel dolore per una perdita, prima ancora devo essere consapevole di aver avuto un immenso regalo, un onore, un riguardo, una vicinanza, uno sguardo vigile, attento, pieno di amore, pronto a sgridarmi ed a riprendermi, a farmi rimettere in carreggiata, a darmi comprensione magari muta e silenziosa.

La vita non è un parco a tema, non è come pagare ed entrare a Gardaland, troppo falso ed artificiale, come una polpetta sintetica piena di additivi, come un pranzo economico (solo in apparenza) presso uno dei tanti fast-food. Per nulla.
La vita è delusione, ricerca, paura di sbagliare e restare soli, consapevolezza della difficoltà per ogni piccolo passo che ci attende, e che i passi da fare, se ci siamo, ci sono ancora. La vita è un progetto di infinito. E se il nostro infinito vede la sua fine, ci basta poterlo dare ad altri, affidarlo a chi resta, o lasciarlo al vento, alla terra, al cielo ed al fuoco, al domani che vivranno gli altri dopo di noi.

Non so nulla di quello che capiterà dopo la vita, assolutamente nulla. So, per certo, che chi ho amato ora è qui con me, in modo diverso da come era pochi giorni fa, o pochi anni fa, o anche molto tempo fa. Altro non so. Il mio segreto si esaurisce in questo.

                                                                                               Silvano C.©  
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lunedì 2 gennaio 2017

Casa in affitto

Ciao.
Ciao.
E così oggi è arrivato il giorno, tu lo avresti pensato, solo poco tempo fa?
No, sapevo che sarebbe arrivato, lo sapevo, ma non pensavo tanto presto. In ogni caso è stato meglio così, visto come stavano andando le cose.
Non lo so, non so nulla, forse hai ragione, ma …
Stai tranquillo, preferivo stare in casa mia, lo sai bene, ma anche in una casa in affitto, con un contratto regolare, non starò male. Non come prima, certo, ma neppure troppo lontana da dove abitavo. Potrai ancora venire a trovarmi, quando vorrai. Io non credo che per un po’ mi sposterò molto.
Verrò…
Lo so, e mi racconterai quello che succede, come sempre, no?

                                                                                                       Silvano C.©  
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domenica 1 gennaio 2017

un anno orribile

Il calendario mi dice che si è concluso un anno, un anno orribile, unico, che mi ha tolto quasi tutto e mi ha fatto regali insperati, che non ho ancora capito quali conseguenze porterà con sé. Che mi ha tolto quasi tutto è ingiusto pensarlo, ma che mi ha rubato la persona migliore questo sì, devo accettarlo ed ammetterlo, o iniziare a farlo.

Sarà dura, ora, come tutti mi dicono, durissima, eppure ho avuto una lezione formidabile, che dovrebbe darmi indicazioni chiare, a saperle interpretare, capire, vedere nel loro senso ultimo.

Ho toccato con mano il vero coraggio, io che credevo di essere l’uomo forte. E sapevo di avere alle mie spalle una forza incrollabile, che mi permetteva di dedicarmi a mille interessi, di pensare anche a me, di preoccuparmi di enormi stupidaggini, di dar peso a cose senza peso, oltre che di curare interessi importanti, di leggere libri, di fotografare, di studiare e fare ricerche, di prevedere e pensare ad un futuro che sarebbe arrivato, e lei era nel mio futuro. Per lei da anni avevo messo in secondo piano tutte le altre persone, tutti gli amici, e me ne sono allontanato. È stata una scelta mia, assolutamente mia. La rifarei ora ancora come allora, come venti anni fa, o dieci, o anche solo pochi mesi. Non che gli altri non contassero, e neppure che io non pensassi a tutti coloro che mi erano stati vicini, nel tempo. Solo venivano dopo di lei. Anche quando guardavo altrove, a volte in modo irresponsabile, sentivo di poterlo fare perché lei mi dava la forza per farlo.

Ora non posso che dirle grazie, di questo anno terribile che è iniziato più di un anno fa, che non si è concluso con San Silvestro appena trascorso, e che non ho volutamente festeggiato col classico brindisi di mezzanotte. A casa di amici abbiamo deciso, eravamo rimasti solo in tre, che non valeva la pena stappare una bottiglia per festeggiare, e pure il fatidico momento ci è passato addosso senza che ce ne accorgessimo. In fondo è solo una data convenzionale. Oggi è un giorno su un calendario nuovo, lei è con me in modo non visibile e tra poco inizierò a preparare per il pranzo di Capodanno.

Spero mi ricordi, poco a poco, quello che io tendo a scordare, e non per rimuovere, ma perché a volte perdo nel tempo momenti che ho vissuto, e li perdo per sempre se lei non me li riporta. Ma lei me li farà rivivere, ancora.
                                                                                              Silvano C.©  
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giovedì 29 dicembre 2016

quel giorno che tutte le feste porta via

non è l’epifania.
È un altro giorno. È il giorno nel quale tu hai deciso di portar via tutte le feste, che stavano per iniziare. Hai deciso di non partecipare più. Ed a quel punto pure a me non è rimasto molto da dire, o da festeggiare.
Ora mi confronto con tante idee incompiute, con i risultati raggiunti che non sono stati solo merito mio, con obiettivi che hanno perso motivazione, con un vuoto assoluto dai contorni ancora poco chiari, e con progetti fondamentali che restano vivi, uno in particolare, al quale avevi dedicato la tua vita, ed io la mia. Quel progetto è una persona, ed è il solo che ora valga la pena.
Ciò che verrà da adesso in poi lo affronterò come ho affrontato con te altre prove difficilissime. Tu non sei mai stata credente, e neppure io, quindi se resterai, per sempre, sarà dentro di me.

                                                                                                                  Silvano C.©  
               (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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