domenica 24 settembre 2017

preghiera laica


Non so se è giusta la definizione, ne dubito. Tu non ci credevi, sicuramente al sostantivo non ci prestavi attenzione, mentre la laicità era parte del tuo essere. Umanamente laica, e in modo tranquillo, non integralista come alcuni atei si professano nei fatti. Tu accettavi la diversità di idee a condizione che la tua opinione fosse accettata allo stesso modo, con pari dignità, con chiunque tu avessi a che fare.
Devo parlare di te al passato, nel senso che da oltre nove mesi non ho modo alcuno per sentire la tua parola pronunciata dalla tua bocca mentre ti guardo negli occhi. Eppure laicamente ed umanamente ti prego di star bene, di non soffrire più e di essere felice. Questa è la premessa, la cosa principale, anche se basata sul nulla, come hai sempre pensato. E che tu ora non sia nulla ne dubito, come dubito ancor più che tu non abbia lasciato nulla. Quello che vivo e penso e dico e scrivo e spero da oltre (questi pessimi) nove mesi dovrebbe dimostrarlo.
Di molte cose quindi ti prego, oltre alla prima, la fondamentale, la premessa senza la quale tutto il resto perde valore ed interesse, per me.
Ma di tutte queste non ne voglio scrivere né dire. Tu le sai, ti basta leggermi dentro.
Io credo nell’uomo, prima di tutto. Per il resto rimango pieno di dubbi ed incertezze.
Farei persino un patto col diavolo, per avere la soddisfazione di saper realizzata la mia prima preghiera, ed allora sarebbe certamente un buon diavolo, crollerebbe una costruzione di secoli, si arriverebbe a contraddizioni di logica e buon senso.
Però io non credo alle preghiere, e malgrado questo ogni tanto prego, a modo mio. Non lo faccio seguendo vecchie e o nuove religioni, non mi lascio infatuare da filosofie alla moda, rimango un sognatore ed un illuso coi piedi per terra, incapace di volare oltre le mie paure, eppure prego. Laicamente e civilmente. Umanamente e senza pietà, perché non ti devo alcuna pietà, per te vorrei solo giustizia e giusto riconoscimento, una volta per tutte.  
E per chi ti vuol consapevolmente dimenticare provo solo un sano e tranquillo odio. Un semplice odio sul piano personale ed umano, incapace di perdono e di ogni altra azione che non sia la cancellazione dalla mia vita. Che tu sia felice, quindi, prima di ogni altra cosa.

                                                                        Silvano C.©  
 (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

sabato 23 settembre 2017

paura di volare


Ho paura di volare, non ho mai volato su un aereo o un elicottero o una mongolfiera. Sono stato su funivie e cabinovie e seggiovie, ma non mi sono mai distaccato completamente dal suolo. Il motivo vero non lo so.
In fondo non mi dispiacerebbe volare sulle miserie umane, distaccarmene, vederle da lontano e percepirle per quello che devono apparire a chi è più saggio o possiede una visione d’insieme più ampia.

Poi penso a chi non si è mai allontanato dalla città nella quale è nato, e quindi non ha vissuto in un altrove conoscendo altri mondi, più o meno familiari. E allora verifico che alcuni, malgrado questo, hanno la mente aperta, sanno capire il diverso, o intuire almeno che non è il nemico, mentre altri restano piccoli piccoli, racchiusi tra le loro mura mentali e materiali.
Quindi forse, se non sono stupido del tutto, posso ovviare in altro modo alla mancata esperienza del volo. Del resto non ho bisogno di provarlo personalmente per sapere che se vado a sbattere contro una parete di roccia in auto a 100 all’ora ci resto spiaccicato. Non devo fare tutte le esperienze del mondo per capire almeno quanto mi serve a livello elementare e pratico.
Ammetto che volare quindi mi fa paura ma che sarebbe una bella esperienza. Uno dei problemi che sorgerebbe è che per forza di cose sarebbe limitata, temporanea, ed io non vorrei esperienze precarie, momentanee, una tantum. Cerco una stabilità, anche se non una certezza impossibile.
Con altre parole io, una volta che mi alzassi da terra e provassi emozioni nuove e capissi l’imprevedibile, poi dovrei in ogni caso scendere, e ritrovarmi nella condizione precedente, solo con un altro ricordo in più. Sarei ancora del tutto sovrastato dalla miseria umana, da quella esterna a me e da quella che conservo nascosta dentro ed ogni tanto emerge con desideri incoffessabili, con paure irrazionali, con immancabili sensi di colpa e con mille altri mostri tenuti a bada con fatica e non sempre con successo.
Come si può vivere la bellezza e poi rinunciarvi a cuor leggero? Salire e poi precipitare in basso? Avere e poi non avere più?
La parte che odio della vita è esattamente questa, la perdita. So che è naturale, ho perso tante cose, che sarebbero nulla, ma ho perduto anche persone vicine. Tu Viz ne sai qualche cosa. Tu, che per alcuni sei volata in cielo, e quindi hai volato, capisci cosa intendo. E non solo tu, ovviamente.
Del resto non posso lamentarmi di una condizione umana e comune, non più di tutti gli altri almeno, devo solo farmene una ragione ed accettarla.
Se poi aggiungo significati fittizi e metaforici del volo solo per trovar scuse alla mia paura non lo so. È che a volte la mia mente (quella sì) vola, come un biplano, lento sopra la valle e con un gran rumore prodotto dal suo grosso motore. Oggi ne ho visto uno di biplani, a proposito, che volava verso Trento, verso l’aeroporto Caproni, per la manifestazione Festivolare. Ed un po’ ho invidiato quel pilota senza le mie paure.


                                                                        Silvano C.©  
 (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

venerdì 22 settembre 2017

assenza e nostalgia

Strano lo sei, lo eri e credo ci morirai. Scusa se ti dico che morirai come sei, io alla morte mi ci sto abituando, ed è diversa da come la pensi, ma non ti voglio sciupare la sorpresa. Del resto non potrei farlo, neppure se volessi.
Ricordi come mi telefonavi spesso quando eri lontano? E magari come mi ignoravi a volte quando eri in casa con me? Ecco, questo mi faceva piacere nel primo caso, ma mi faceva invece molto male nel secondo, ed ora lo stai capendo, ovviamente in ritardo, è un classico. Sono tante le cose che non hai capito in tempo, e forse è stata una tua fortuna, chi può dirlo? In fondo ti sei preservata una certa ingenuità, o hai vissuto meglio alcuni momenti, a scapito di qualcun altro, ti sarà chiaro ormai.
La tua necessità di sentirmi vicina quando eri lontano scattava in particolare in alcune situazioni, quando volevi trasmettermi tue emozioni, o dirmi di cose comuni, o chiedermi consigli, o anche solo per sentire la mia voce. Era la mia assenza a far emergere questo tuo bisogno, mentre quando stavo in casa vicino a te ti bastava poco per dirmi le stesse cose, anche se, lo ammetto, a volte mi parlavi pure troppo.
Ora la mia assenza è divenuta pesante, materiale, completa. Devi ricorrere a giochi logici per parlare con me, o per illuderti di farlo.

Questo sembra riprodurre, in parte, lo schema del tuo comportamento e delle tue emozioni dopo la morte di tuo padre. Ricordi? Ti è mancata a lungo la telefonata con lui, tutte le sere verso le sette. Per molto tempo il fatto di non vederlo, e di sapere che lui viveva lontano, ti ha fatto pensare in modo inconscio che lui fosse sempre a casa sua, e che sarebbe bastato un tuo viaggio per andare a trovarlo, per rivederlo, e magari ritrovartelo davanti com’era molti anni prima.
È così che è andata, pure tu lo hai detto, me lo hai detto varie volte. La tua mente ragiona in questo modo.
E se non mi vedi, adesso, pensi ancora che basti poco per ritrovarmi dietro una curva mentre arrivo in auto, o nella stanza di fianco, o al telefono se componi il mio numero. Il non vedermi non ti fa capire, ancora, che non è tanto facile ritrovarmi, ammesso che sia possibile. Io lo spero, tu lo speri, ma non è detto che avvenga. È un’eventualità vicina all’impossibile, lo sai.
Non arrivare alla nostomania, per favore. Ora che hai letto sul dizionario cosa significa cerca di evitare il morboso e il patologico. Non mi coinvolgere in una cosa che non sia sana, logica, naturale ed umana.
Ricorda che io sono morta al posto tuo, letteralmente, e sappiamo cosa significa, non serve spiegarlo a chi non sa, lasciamo fare congetture, in questo caso non c’è nulla di strano o di innaturale.
Io resto ancora adesso coi piedi per terra, anche se in senso figurato. Resto pragmatica. Tu ami sognare e rincorrere fantasie, pensare all’impossibile, costruire dal nulla castelli e poi vederli crollare con grande dolore e delusione. Questo mi ha sempre stregata. Ti ho seguito anche perché sapevi raccontare quello che non vedevo e mi sarebbe piaciuto vivere. E mi facevi sorridere, nei momenti migliori. Alla fine sorridevo a fatica, lo hai capito, ma era troppo bello ed importante per smettere proprio sul più bello, verso la fine. E se non puoi telefonarmi, scrivimi. Anche quello è un modo.


                                                                        Silvano C.©  
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giovedì 21 settembre 2017

ovunque soli


Ovunque siamo e saremo soli. Anche nei momenti migliori, quelli di massima felicità e condivisione, quelli vissuti se siamo fortunati, quelli ricordati per sempre come la nostra età dell’oro, anche in quei momenti siamo infinitamente soli, in parte incompresi, e nascondiamo quella nostra inquietudine sotto strati di vita, di compagnia ed amore, di amicizia e promesse. Credo che dovremmo semplicemente farci i conti, una volta per tutte, ed accettarlo. Dal momento della nostra nascita e di quella prima separazione traumatica sentiamo il distacco dagli altri come una nostra profonda solitudine in tutto l’universo. Eppure è quel momento che ci rende individui indipendenti, capaci di decisioni autonome, in grado di stabilire se diventare assassini o santi, se nasconderci o semplicemente di vivere senza inutili illusioni. Essere ovunque soli è una maledizione, forse, o una via di salvezza. Ci rende unici, e comunque, ovunque, non abbiamo scelta.

Ovunque soli restare
lì ti vorrei trovare.
E parlare, raccontare, ascoltare e sognare.
E non ti faccio andare, mi piace ricordare, rivedere, riascoltare
e sentire di te, ancora, anche se per alcuni è tardi. Anche se la logica dice che non sono più in tempo, che mi invento luoghi e momenti, e sensazioni finite.
Non sono tanto stupido da illudermi, ma nemmeno tanto idiota da lasciarti fuggire.

Ovunque soli splendono, ovunque, in qualunque direzione possa volgere lo sguardo. In ogni luogo dello spazio so che la luce in qualche modo può
risplendere, o apparire anche se lontana, e pure se in quel luogo regna il buio, so che altrove la luce di un sole arriva. Io so che la luce esiste, ci vivo dentro, e non riesco ad immaginare come potrei essere se non ne avessi esperienza, neppure descritta da altri essendo cieco. Non so cosa significhi tutto questo, se posso permettermi di estrapolare fantasie a mio comodo. Credo sarebbe rischioso. Mi limito alla considerazione che in questo momento il sole è altro e che la giornata è fresca ma piacevole. Oltre non posso prevedere.

Ovunque so, lì ci sei. Tu sei ovunque io vada, o pensi di andare. Già ti pregai di usare i miei occhi, e gli altri sensi. Continua a farlo. E se lo scordi, verrò a ricordartelo. Mentivo dicendo di essere solo, non lo sono da molto. Uso anche questi trucchi per ricordarlo a me, non solo a te.  


                                                                        Silvano C.©  
 (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

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