venerdì 20 marzo 2015

Un altro punto di vista

Era il 2009, ed in più occasioni sono andato a Verona, rivedendo tutto il centro storico e i più importanti monumenti del periodo romano. Sono passato ovviamente anche da Porta Borsari, provenendo dalla vicina Piazza delle Erbe, e non ho potuto non ammirare l’opera esposta per un breve periodo in quel punto.
Il frutto della fatica dell’artista inglese Marc Quinn raffigura la modella Katherine Ann Moss in una posa molto plastica e ne concretizza l’ammirazione e l’ossessione, come in seguito ho letto, e si tratta di una statua in bronzo imbiancato pesante quattro tonnellate, molto discussa ma di sicuro impatto visivo.

Occorre essere contorsionisti per poter assumere una posizione simile, e non è detto che la famosa modella lo sia. Non so se l’autore immaginava il punto di vista come soggetto e tema principale, o se voleva semplicemente rendere omaggio alla sua musa, seguendo le proprie fantasie estetiche e, perché no, erotiche.
Io ci ho visto tante cose, e sicuramente mi ha colpito la forza della raffigurazione del corpo femminile. Ho ammirato la sua grazia ed il suo distacco, da vera Venere moderna, e non ultimo, come dicevo, il punto di vista.

Immagina di poter trovare, in un mondo che cerca continuamente riferimenti, nuove indicazioni o vie possibili e non ancora percorse semplicemente osservando le cose da una posizione diversa, dal sotto un su, ignorando oltretutto cosa possono pensare gli altri delle stranezze dei tuoi contorcimenti, o facendone, all’opposto, un modello.
Viene suggerita una prospettiva diversa insomma, anche se poi sta ad ognuno trovare la propria, perché semplicemente imitare non è mai la soluzione ideale, tutt’al più un buon punto di partenza, non di arrivo.

Credo possa poi capitare, volendo a tutti i costi contorcersi e ricercare una propria opinione, di ritrovarsi a camminare da soli o con poche persone accanto, o comunque non con la massa di chi segue gli uomini della provvidenza o la protesta sempre molto remunerativa. Che strano però osservare una statua e partire per la tangente, sfiorando appena l’idea dell’artista e seguire un pensiero che se ne allontana. E non è neppure strano, ho sbagliato a pensarlo. Forse questa è una risorsa essenziale che occorre valorizzare, ignorando gli iconoclasti barbari che vorrebbero distruggere il passato e la sua bellezza, il presente con il suo impegno e lo stesso futuro, con le sue speranze.

                                                                                             Silvano C.©

( La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

Future Earth

Quando rientra a casa, un po’ innervosito da svariati contrattempi e da prospettive ben poco rosee sul suo futuro e su quello dell’unico figlio, emigrato in Danimarca ormai da quasi due anni. Saluta con un mugugno Lucilla, va in cucina a bere un bicchiere di acqua, poi rimane un tempo indefinito a fissare la strada sotto casa, dietro i vetri non pulitissimi della finestra.
 
Torna in sala, dove lei aspetta e non gli fa alcune domanda. Sa benissimo che appena entrato lui è una furia, ed ha bisogno di far sedimentare le cose per calmarsi. Deve andare in bagno, bere o mangiare qualche cosa, guardarsi attorno, e sempre con un viso nero che dice: stammi lontano.
Infatti subito dopo sparisce, e va in bagno, dove rimane alcuni minuti.
Quando esce sembra rasserenato, forse si è lavato pure il viso. Si siede accanto al tavolo, e finalmente le chiede cosa è successo durante il giorno e come sta.
Lei gli racconta di una brutta storia di spionaggio industriale nella quale è rimasta coinvolta l’impresa per la quale cura i rapporti con i fornitori, e che sicuramente provocherà danni di immagine e perdite economiche. Lui l’ascolta, senza commentare, annuendo solo di tanto in tanto, la testa persa altrove, già prefigurando le difficoltà che dovrebbero affrontare se la moglie perdesse il lavoro. Non ha voglia di raccontare dei problemi sempre maggiori che incontra pure lui sul mercato della pubblicità in 3D, che sta per essere superata dalle nuovissime proposte che usano la tecnologia LVS, l’unica che si adatta agli schermi flessibili di ultima generazione. Il suo piccolo studio non è in grado di aggiornare le attrezzature secondo i nuovi standard, troppo costosi, e rischia di uscire dal mercato.

La settimana successiva si presentano all’ora convenuta presso la Human Diagnostic dove hanno fissato il loro check-up annuale, e in meno di trenta minuti sono esaminati secondo le procedure di routine e vengono loro prelevati alcuni campioni di liquidi organici e di tessuti per i controlli di laboratorio. Riceveranno le comunicazioni direttamente a casa loro, ognuno secondo le indicazioni delle loro volontà regolarmente registrate dal centro. Tornando a casa passano accanto al cratere ancora transennato dove sino a tre giorni prima esisteva un piccolo teatro negli ultimi tempi oggetto di critiche da parte dei Träger der Wahrheit. I suoi spettacoli diffondevano una blasfema libertà contraria al Libro, e qualcuno l'ha fatto saltare in aria, attori, spettatori e altre persone comprese, provocando oltre 150 vittime. Gli attentati sembra non si possano fermare, malgrado tutti gli sforzi dichiarati e la vita privata di ognuno controllata 24 ore su 24 con ogni strumento possibile.

Nel pomeriggio lui riceve la comunicazione di una gravissima patologia praticamente incurabile per la quale Lucilla è risultata positiva. Lei ha dato indicazioni di non voler essere informata nella eventualità di un caso simile, ma lui ha chiesto a sua volta di conoscere sia la sua che la condizione di sua moglie. Ed ora cade nella depressione, cercando di capire come può comportarsi per non darle l’impressione di sapere quello che lei non vuol sapere, di riuscire a mentirle senza che lei lo intuisca. La cosa gli sembra francamente difficile, lui non sa raccontare storie, non a lei almeno. In quel momento è solo a casa, ha ancora tempo prima che lei torni. Per distrarsi va vedere il piccolo palazzo dove vive suo figlio con la famiglia. Sa che è solo una ripresa statica, non sono ammesse per motivi di sicurezza immagini reali in movimento, ma la cosa gli trasmette un po’ di pace.
Mentre guarda il quartiere vede un pulsante nuovo, Future Earth, e rimane incuriosito. Legge la descrizione. È una proiezione virtuale elaborata sulla base degli avvenimenti del passato recente, delle informazioni di programmazione ottenute dalle varie amministrazioni, e di altri dati più riservati protetti da segreto, ma utilizzabili per scopi generali come quello. Gli sembra di capire che schiacciando può vedere uno dei futuri possibili, il più probabile con le informazioni del sistema, e sempre meno attendibile man mano ci si allontana dal presente. La scala temporale massima si spinge sino a cento anni avanti, ma lui sceglie 5, e poi ritorna a vedere la casa dove vivrà suo figlio.
Esiste solo in grande cratere, e gli edifici vicini sembrano abbandonati.

Dopo la visione rimane paralizzato, senza forze, non pensa più a nulla di razionale per almeno mezz’ora. Poi interrompe ogni collegamento, va in cucina, prepara un cocktail nel quale scioglie un paio di pillole di un derivato della tetradotossina ottenute da un amico medico, e lo ripone in frigorifero. Mette la tovaglietta sul tavolino, prepara due piatti con tramezzini e sottaceti, e aspetta Lucilla, che non tarderà.

Un mese dopo i fatti descritti, mentre il figlio di Ennio e Lucilla è ancora nell’appartamento dei genitori, è ormai chiaro che il gesto disperato del padre è stato dettato dall’informazione sbagliata ricevuta dalla Human Diagnostic, perché una lettera arrivata solo due giorni dopo invitava a non considerare le note inviate precedentemente ma a passare presso il centro per chiarimenti.
Durante le cerimonie di commiato un collaboratore di suo padre, Vincenzo, che lui conosce sin da piccolo, gli ha raccontato di quanto il genitore fosse preoccupato per il suo futuro ma che tale pensiero fosse del tutto fuori luogo, visto che ben altre prospettive si stavano aprendo nel loro campo, e che il pessimismo era sbagliato.

Il figlio ora valuta seriamente se non è il caso di rinunciare al sogno danese, già parzialmente infranto di suo, e tornare nel paese dove è nato portando con se la famiglia. Potrebbe prendere il posto che fu di suo padre, e con l’aiuto di Vincenzo entrare nel mondo della pubblicità. Stasera ne parlerà con Gloria.

                                                                                             Silvano C.©

( La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

mercoledì 18 marzo 2015

Cielo stellato, legge morale e ...



Il cielo stellato lo vedo, sembra un dato reale, che esiste, ma non è così. Quello che si vede, che tutti vediamo, inquinamento luminoso permettendo, non è il cielo com’è, ma com’era anni fa, migliaia di anni fa, milioni di anni fa.
La legge morale invece non la vedo neppure, ma la posso immaginare o intuire. Posso pensare che esista, e devo esprimere un atto di fede per crederci, malgrado tanti filosofi o teologi vi si siano dedicati da millenni.

Quando il bambino immagina di uccidere un coetaneo solo perché ha un difetto sul viso, e non lo fa, significa che ha intrapreso il lento cammino verso la responsabilità, oppure, più prosaicamente, che ha capito che alcune norme o consuetudini lo vietano e subirebbe pesanti conseguenze se si abbandonasse a quel desiderio assurdo e razionalmente immotivato.
Quando invece lo stesso ragazzino, solo un po’ più grande, commette un piccolo furto, le motivazioni che lo spingono possono essere tante. Sicuramente la legge morale non lo ha fermato, e neppure la paura delle conseguenze se venisse scoperto. Ha accettato il rischio per ottenere un compenso a lui gradito, in quel momento.

Il progressivo allargarsi delle esperienze induce all’adozione di modalità di comportamento adeguate alle varie situazioni, e le differenze tra pubblico e privato diventano più complesse, aggiungendo vari gradi di diversificazione tra i due estremi. Esiste il privato assolutamente intimo, nascosto, celato a tutti, indicibile, soltanto rappresentabile parzialmente, e sempre mediato. Poi esiste il privato degli affetti e delle persone, racchiuso in cerchi sempre più estesi, sino ad arrivare al pubblico, al visibile a tutti. E la legge morale, in questi passaggi, muta, in modo impercettibile e perfettamente lecito, oppure in maniera sostanziale, tanto da arrivare a negare, nei comportamenti nascosti, che tale direttiva esista, o che meriti il rispetto.

Gli esempi di corruzione e di malaffare quando si tratta di bene pubblico, quello che prevederebbe un rispetto anche formale di regole etiche, dimostrano che la legge morale è prima di tutto una legge umana, che va rispettata perché viviamo in una società ma che si tende a infrangere perché così conviene e perché si pensa di non essere scoperti o di poter trovare in ogni caso, col proprio potere, il modo per evitare la punizione. Ma non mi fermo solo ai casi di cronaca nazionale che coinvolgono persone famose. Ogni infrazione o furto o comportamento delittuoso (e l’elenco potrebbe continuare) se crea danno agli altri rientra in questa considerazione.
Il  semplice parcheggio dell’auto in doppia fila e il furto di denaro ad un anziano, l’occupare un posto in pizzeria che per precedenza spetterebbe ad altri, la distruzione di un cartello stradale, l’evasione fiscale pagando in nero un piccolo artigiano o la collaboratrice domestica, il chiedere aiuto per ottenere un vantaggio altrimenti non alla portata e negato a chi ne avrebbe diritto (e qui gli esempi possibili sono migliaia), il voler mantenere a tutti i costi il proprio tenore di vita malgrado la crisi colpisca sempre più persone, il disturbare inutilmente i vicini con comportamenti scorretti, il… il…il…

Serve il cielo stellato, sopra di noi. Serve la legge morale, dentro di noi, e fatta rispettare fuori da noi. Ma serva anche chi, quando inizi ad usare l’auto e hai la patente ancora fresca in tasca, ti si sieda accanto e tenga la mano pronta a scattare sul freno. Se il cielo è lontano quasi quanto il senso di rispetto per la legge, occorre che qualcuno sappia tirare il freno a mano, al momento opportuno, nell’attesa di tempi migliori, più maturi, quelli nei quali si ha la forza di resistere alle tentazioni, fosse anche solo per motivi anagrafici.

                                                                                 Silvano C.©

( La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

martedì 17 marzo 2015

Il metodo



Liceo Scientifico Statale “Orazio Coclite”, con annessa sezione di Liceo Classico, Vigonza Terme, AZ. Classe 5° C. Secondo giorno di lezione. Terza ora. Anna entra in classe:  “Buongiorno ragazzi, io sono la vostra nuova insegnante di storia e filosofia.”

Breve sintesi antefatti: Anna Pascali è al suo terzo anno di incarico annuale, e per il terzo anno consecutivo si ritrova in una nuova sede. In graduatoria arriva sempre qualcuno che la precede dove ha insegnato l’anno prima, e il punteggio è determinante per arrivare ad una certa stabilità.
La provincia è ricca, ma anche difficile per chi viene dal sud. Ogni anno deve ripartire da zero con l’inserimento in un nuovo ambiente. Per fortuna gli insegnanti dopo un po’ si riconoscono, in particolare quelli che vengono da altre regioni, e creano momenti di aggregazione che fanno sentire di meno la solitudine e lo sradicamento dalle proprie terre.
Il Liceo Scientifico Statale “Orazio Coclite” è frequentato dall’elite della cittadina e dei paesi vicini, e la sezione di Liceo Classico è la crema dell’elite. In altre parole è una sezione di stronzi con la puzza sotto il naso, tutti rigorosamente figli di primari, notai, albergatori, dentisti, avvocati affermati, politici e piccoli industriali. Alcuni insegnanti resistono da anni in quella sezione, tutti gli altri si alternano anno dopo anno, e solitamente lo staff del preside li sceglie sempre tra i nuovi arrivati. Quindi poco più della metà dei docenti garantiscono la continuità didattica, per gli altri è solo il caso che decide, oltre ovviamente alle graduatorie ed alle immancabili conoscenze.
Tra i fissi l’insegnante di ginnastica, il prof. Felin, soprannominato Gattone, superpalestrato e con palestra personale frequentata dalla Vigonza bene. Arriva con la sua BMW ultimo modello e tratta tutti i ragazzi, maschi e femmine, con malcelato disprezzo, quindi incute rispetto, e durante le sue lezioni, in palestra, gli unici rumori che si avvertono da fuori sono quelli del rimbalzo dei palloni su pareti e pavimento o il suono del suo fischietto. Lui non ama sgolarsi.
Poi c’è il prof Artemio Verdi. Qualcuno si azzarda a prenderlo in giro per il suo nome, ma mai alla sua presenza. Lui conosce vita, morte e miracoli di ognuno dei suoi alunni, dei loro genitori, dei parenti e degli amici. Quando entra in classe tutti scattano in piedi e: “Buona giornata professor Verdi.” Una sola volta un ragazzo distratto non si alzò in piedi e tutta la classe seppe cosa aveva fatto suo padre da giovane. L’alunno Burli non fece mai più quell’errore con l’insegnante di greco.
La terza insegnante fissa che voglio ricordare è la Professoressa Natali, sposata Vico, di origini nobili, e ricca sia di suo che per parte di marito. Praticamente insegna storia dell’arte per puro sadismo. Non spiega nulla, il suo voto massimo è 7, e interroga tutti una volta al mese. Tre domande soltanto, poi al posto. Qualcuno, il primo trimestre, ha la media del 4. Spesso fioccano i debiti in storia dell’arte, a fine anno.
Altri docenti non sono tanto diversi, solo meno caratteristici, leggermente più anonimi. 
Anna, nell’appartamento ammobiliato al terzo piano di Via Discoboli, piange, in silenzio, guardando quello spazio impersonale e da turisti. La proprietaria lo affitta, solitamente da metà giugno a metà settembre, in nero, e ci guadagna molto più che in tutti i mesi durante i quali lo cede ad insegnanti di passaggio, nel periodo invernale.
Anna piange, e non sa vedere nulla di positivo in quel posto se non il fatto che potrà guadagnare un po’ e non vivere sulle spalle dei genitori. Anche l’indipendenza per lei è importante, cioè poter vivere fuori casa, ma se potesse lo farebbe nella città dove è nata, non in quel posto frequentato, in estate, da vacanzieri di mezza Europa.

Esauriti gli antefatti essenziali, non tutti ovviamente, perché molti non sono determinanti al fine di capire il senso della piccola storia che tento di raccontare, passo appunto a quella.

La prima ora di lezione Anna prende le misure alla classe, e la classe prende le sue, di misure. Anticipa quello che intende svolgere, da programma, scrivendo alla lavagna i grandi temi che dovranno affrontare. Poi dice poche cose su di sé, e subito dopo, stupendo un po’ i ragazzi, li fa alzare tutti, uno dopo l’altro, e chiede loro due parole di autopresentazione. Alcuni lo fanno in modo annoiato, altri ridacchiando. Tutti raccontano brevemente, su richiesta precisa di Anna, cosa pensano di fare dopo la maturità. Il giro di presentazioni finisce appena in tempo prima del suono della campanella. Ha saputo calcolare bene i tempi, guardando l’orologio a parete. Per adesso può andare. La classe non ha saputo ancora individuare bene con chi hanno a che fare. Non hanno fretta, i ragazzi. L’aspetteranno al varco la seconda lezione.

Anna il pomeriggio decide di fare due passi, la stagione è ancora bella, sembra quasi estate. Incontra Claudia, una collega nello stesso consiglio di classe, pure lei nuova nel liceo e nella cittadina, e questa inizia a lamentarsi. Racconta che ha iniziato da subito a far lezione con quei delinquenti, che spiegava, e che loro sembravano provare gusto a farle domande per metterla in difficoltà. Ha chiesto di farla finire, visto che non era sicura delle risposte da dare, e quelli hanno smesso di seguirla. Ha dovuto alzare la voce.
Quando torna a casa, nel suo appartamento vuoto, è depressa. Quella collega le ha dato una mazzata. Avrebbe potuto invitarla, Claudia, aveva capito che non avrebbe rifiutato, ma non se la sentiva di farle da spalla per le sue lamentele. Non per adesso, almeno.

La seconda lezione nella classe 5° C per Anna inizia due giorni dopo, e quando entra in aula quella è l’ultima ora, una delle più pesanti. Un paio di alunni, in fondo, sembrano disinteressarsi a quanto lei ha iniziato a dire. Si ferma, li guarda e: “Sonia e Mattia, per favore, avete qualche cosa da raccontare pure a noi? “. Questi si bloccano, sentendo i loro nomi, e smettono di parlare tra di loro. Anna può continuare, ed iniziare ad entrare nel vivo di quanto si è preparata il giorno prima. Bistroni alza la mano, e fa una domanda per metterla in difficoltà, con le medesime modalità descritte da Claudia un paio di pomeriggi prima. Lei non si scompone, spiega che non sa rispondere, che è un quesito difficile, ma che potranno trovare assieme la risposta, o almeno provarci.

Un paio di settimane dopo Anna ha già conosciuto Mimmo, che viene da Caserta, Lucia, originaria di Ravenna, le sorelle Banna, della zona di Orvieto, e Ica Puddu, sarda, capelli nerissimi e carattere chiuso, ma sotto la scorza una ragazza dolcissima. E, ovviamente, Marco e Matteo, due istituzioni locali, supplenti da anni, nati e cresciuti a Vigonza, senza alcuna intenzione di allontanarsi da quel posto, e disposti per questo ad accettare semplici supplenze, grazie alle conoscenze di tutti i presidi della zona, senza ambire ai preziosi e ricercatissimi incarichi, che però comporterebbero la necessità di spostarsi. Tutti vengono invitati nella mansarda ammobiliata dalle sorelle Banna per quel sabato sera. Loro prepareranno specialità umbre, e chi vuole potrà portare qualche cosa della propria regione.

È passato un mese dall’inizio delle lezioni. Anna ha individuato un problema nella classe. Nicoletta, la figlia del notaio, una delle poche sempre corretta e mai provocatoria,  attenta durante le sue ore, è isolata. Durante l’intervallo non la vede mai avvicinare anima viva. E nessuno sembra cercarla. Si informa. I genitori sono opprimenti e non vogliono amici della figlia, unica, per casa. Lei aveva un’amica, nella stessa classe, ma hanno rotto. Entrambe erano attratte dallo stesso ragazzo, e l’amica, la sola sua amica, ha pensato bene di non frequentarla più, di non cercarla e neppure di rispondere ai suoi tentativi di dialogo. Nicoletta è entrata in crisi.
Anna osserva e incasella i fatti, attribuisce loro importanza diversa, ma li tiene tutti presenti, ed a casa, spesso, si ritrova a ripensare a quando è successo in classe. Vede i suoi errori, vede le tecniche che le hanno dato risposte positive, vede gli sguardi che si lanciano i ragazzi, scopre rapporti che forse ancora non sono nati, ma nasceranno, e sa abbastanza sicuramente quali probabilmente finiranno male. Il Pazotti è una testa calda, obbligato a frequentare il liceo dal padre avvocato che per il figlio non concepisce nulla di meno, ovviamente ammiratore sfegatato del Gattone, ma, stranamente, per alchimie inspiegabili, attirato da Nicoletta. Lei non lo vede neppure, troppo bello per certi aspetti, e pure troppo stupido. E lui non ci pensa neppure, invece, anche se la vede benissimo. Lo prenderebbero tutti per il culo se  mostrasse anche un minimo di simpatia per quella nullità.

Durante una delle tradizionali cene del sabato sera a casa delle sorelle, dopo abbondanti bevute a base di Vermentino, Sangiovese, Bonarda, Galluccio e Sylvaner, tutti sono molto più eccitati del solito, e le allusioni sessuali iniziano farsi sempre più spinte. La proposta di uno strip poker viene bocciata a stretta minoranza, ma l’atmosfera è sempre più elettrica. Marco spegne tutte le luci tranne una, un blocco di salgemma in un angolo, che trasforma la mansarda in una sorta di camera oscura da vecchie stampe fotografiche. Matteo, contemporaneamente, cerca sulla radio un pezzo musicale adatto, e la camera oscura diventa un locale notturno. Marco chiede a Ica di ballare, Matteo si propone a Lucia. Mimmo, a quel punto, si avvicina a lei, e le chiede di ballare con lui. Le sorelle Banna ballano assieme, come se non avessero mai fatto altro tutta la vita. E le mani esplorano i corpi, spingendosi dove solo la fantasia sino a quel momento aveva permesso. Anna sta al gioco, è solo un gioco, e sono in tanti, li conosce bene tutti. Si sente toccare ovunque, ballando stretta a Mimmo. Lui non le dispiace neppure, deve ammetterlo, anche se non è il suo tipo ideale. Si lascia prendere dalla curiosità ed esplora anche lei, a tentoni, il corpo di lui. Intanto lui la stringe sempre di più, e le fa sentire in modo chiaro la sua eccitazione, sino a quando, entrambi, decidono di sedersi sulla moquette in un angolo, ed iniziano a baciarsi, mentre le mani non stanno ferme.

Ultimi giorni dell’anno scolastico. Anna sa che il prossimo anno non vedrà più quei ragazzi ai quali, alla fine, malgrado tutto, si è affezionata. Alcuni erano, sono e saranno sempre stronzi, ma con tutti è arrivata, come minimo, ad un fermate le armi. Si sono presi le misure, alla fine. Lei ha ammesso le sue debolezze e anche alcune ignoranze, nel corso dell’anno, ma ha fornito loro, contemporaneamente, il metodo corretto per affrontarle. Ha dimostrato, con le mille attenzioni delle quali è stata capace, di considerare ognuno come unico, diverso dagli altri.
Il successo personale del quale va più orgogliosa è quello di essere riuscita a far intuire al Pazotti di essere meno scemo di quello che pensava lui stesso e di aver convinto di questo anche Nicoletta.
Entrambi ora sanno che le opinioni preconfezionate degli altri contano molto poco, e la cosa divertente, ad essere sinceri, è che adesso sono gli altri che li ammirano, invece di deriderli, perché nulla è più attraente e suscita invidia di ciò che si autoalimenta, indifferente alle critiche esterne.

Anna ha avuto una breve storia con Mimmo, si sono consolati a vicenda, hanno sperimentato i loro corpi, poi hanno capito che non poteva durare, ed hanno deciso di lasciar perdere. Sono rimasti amici, non è mai stato amore, e l’anno prossimo il loro cuore non andrà in pezzi perché lontani, ma entrambi ricorderanno con nostalgia e piacere quella parentesi.


                                                                             Silvano C.©

( La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

lunedì 16 marzo 2015

Un panino con lo speck



Prepara le cose con un certo ordine e metodo. Vuole evitare di mancare l’obiettivo finale e di rimanere semplicemente ammaccato o solo con le ossa rotte e poi recuperato alla vita, quella che gli resta. E soprattutto non vuole rimanere in qualche modo incapace di muoversi, paralizzato, ma sempre cosciente, a vivere in un inferno peggiore di quello che già deve subire, obbligato ad essere un’infestante inutile ma non estirpabile.
Ci ha riflettuto a lungo, e gli sembra la cosa migliore. Vivere da solo in quella casa che non ha più alcun desiderio di mantenere in ordine, di riparare, di ripulire è decisamente frustrante. Ogni giorno si sveglia con un dolore nuovo, una piccola cosa magari, ma che si aggiunge a tutti quelli precedenti, che non intendono lasciarlo.
La sintesi additiva, ricorda, è una modalità di formazione del colore che arriva ai nostri occhi,ed ora potrebbe riformulare benissimo quella teoria non solo per l’ottica ma per l’età: la sintesi senile.
Si arriva con aggiunte successive e metodiche di dolore alla comprensione. Senza dolore non si può capire la realtà, è un pedaggio necessario che ha pagato quando gli è stato richiesto, ma ad ogni cosa c’è un limite, personale, certo, discutibile, ma esiste.
Anche l’acqua è preferibile all’alcol, e fa sicuramente bene berne tanta, ma se si esagera anche l’acqua fa ubriacare, letteralmente, ed uccide più di una ubriacatura da vino o altri alcolici. Lui sta per ubriacarsi, insomma. È da molto che lo pensa, ed è già da qualche mese che, con calma, distrugge in tutti i modi possibili le tracce del suo passato delle quali non è particolarmente fiero, in modo che chi verrà a curiosare, come è naturale che avvenga, non trovi nulla che lui non sia disposto a far trovare.

Nel giro di alcune settimane elimina fotografie stampate su carta, negativi, vecchie diapositive ed altre immagini recenti legate ai suoi ultimi anni in rete. Certe sue deviazioni sessuali o manie e debolezze possono tranquillamente sparire, agli altri non devono interessare. Brucia le tracce che conservava tra i suoi documenti di una vecchia condanna per furto. Una leggerezza pagata molto cara, a suo tempo, che ha rischiato di compromettere la sua carriera lavorativa. Difficilmente del resto l’unica erede avrà la curiosità di fare una ricerca su di lui al casellario giudiziario. La cosa è stata conosciuta solo da  Margherita, a suo tempo, e pure lei lo ha aiutato a non farla scoprire alla figlia.
Getta alcuni libri e lettere. Butta nel fiume, dove è più profondo, una vecchia pistola lanciarazzi che possiede da quando tali armi erano ancora in libera vendita ed era facile procurarsele. Ripulisce il cellulare da quasi tutti i numeri memorizzati, e cancella messaggi e traffico. Passa al suo computer, procede ad eliminare ogni traccia delle sue navigazioni e cestina tutti i dati. Poi riempie tutta la memoria disponibile con le stesse immagini di paesaggi ripetute decine e decine di volte, in cartelle sempre più grandi, in modo da cancellare tracce residue di vecchi file. Poi cancella pure quelle.

Per settimane si è battuto contro la polvere ed ha cercato di ricordare gli anni sepolti nelle scatole accatastate in cantina ed in soffitta, alla ricerca di particolari da eliminare.

Ora è arrivato al momento giusto, ha finito e si siede per un po’ sul divano che mantiene la sua impronta anche quando lui è altrove. Chiude gli occhi, rivive l’infanzia, con le scoperte e le cattiverie. Alcune le ha ancora fissate in modo indelebile, e ora saprebbe cosa fare. Ma ora non è allora.
Pensa ai suoi, ai fratelli, ai parenti con i quali ha sempre avuto rapporti molto allentati. Pensa agli amici, tanti in fondo, ma pure pochi. Quelli veri quanti saranno stati? Nessuno? E lui è stato amico di qualcuno? Ne dubita fortemente. Se avesse saputo tenersi gli amici, dedicando loro il tempo che meritavano, ora non sarebbe arrivato a quel punto. O forse invece sì. E le donne? Mica tante, ad essere sincero. Non ci ha quasi mai provato, però, perché quando lo ha fatto le cose non sono andate sempre male. E poi Margherita, lei, compagna di una vita, passione e amicizia, sogni e tragedie, dolcezze e litigate folli, e senza di lei si è perduto.

È stanco di fare ancora queste operazioni dolorose, inutili rimescolamenti di sentimenti, ed è stanco anche del dolore alla testa, al ventre, alle ginocchia ed al polso. E poi i denti ipersensibili e rovinati, la schiena, la spalla, il giro vita che gli ricorda il suo disordine alimentare, e la vista, sempre più ridotta. Ora deve tenere quasi sempre gli occhiali, per ogni cosa.
Ha sentito di qualcuno che prende pillole magiche e ritrova serenità e buonumore. Conosce persone iperattive che vanno in montagna, corrono, nuotano, si ritrovano per cucinare o per andare a teatro, vanno a visitare musei e superano in compagnia le depressioni che lui invece coltiva con cura.

Sa perfettamente quanto costa farsi assistere da una badante, e potrebbe reggere probabilmente diversi anni, ma non all’infinito, e sicuramente non potrebbe far fronte con i risparmi ad un ricovero prolungato presso un lungodegenti. Potrebbe se vendesse la nuda proprietà, ma quello non lo vuole fare. La figlia, che vede sempre meno, non ha un lavoro stabile, ancora, ma tenta di farsi strada, in qualche modo, in questo modo difficile che emargina i vecchi e non offre possibilità ai giovani. Non vuole lasciare anche debiti, oltre i problemi che le ha creato la sua generazione. Nadia deve poter vivere con un po’ di tranquillità, quando lui non ci sarà più. E potrà anche godere dei frutti di quella piccola assicurazione che avevano stipulato molti anni prima lui e la moglie, a favore della figlia, in caso di incidenti ad entrambi i genitori.

Tutto è pianificato. Dovrà sembrare un banale incidente, e nessuno dovrà pensare al suicidio. Non lascerà nulla di scritto, come una lettera estrema o cose simili. In un tornante della salita, o della discesa, meglio della discesa, lui perderà il controllo e l’auto farà un volo di un centinaio di metri. Fine.
L’auto del resto ha i suoi anni, e potrebbe sempre avere qualche problema. Anche a quello ha pensato. Ad esempio ha usato moltissimo i freni, negli ultimi giorni, per consumarli il più possibile pur non arrivando al limite. Va bene. Si parte. Inutile pensarci ancora.

È in strada da circa trenta  minuti, ormai è fuori dai soliti giri che ogni tanto si concede, e comincia a cercare il punto adatto. Il paesaggio è bello, deve ammetterlo, e sembra dimenticare quel fastidioso nuovo dolore al petto che avverte da qualche ora. Salendo, subito dietro la curva di un tornante, c’è una piazzola, ed una donna che si sbraccia per richiamare la sua attenzione. Visto che sale piano, si ferma senza difficoltà, e si toglie dalla strada, parcheggiando nel piccolo spiazzo. La donna sembra impaurita, e sicuramente è molto agitata. Appena sceso tenta di capire, ma più che ascoltare lei, che dice cose poco comprensibili, vede la situazione. Lei, facendo manovra, è finita con una delle due ruote posteriori quasi nel vuoto. Sotto solo un po’ di vegetazione leggera, qualche arbusto, e poi lo strapiombo. Chiede alla donna di farlo pensare. È vecchio, malandato, ma non rincoglionito. Non si fida a salire sull’auto per spostarla. La ruota senza appoggio potrebbe girare inutilmente mentre il differenziale non farebbe muovere l’altra, e l’operazione potrebbe pure far mettere in bilico la macchina che, miracolosamente sembra stabile e per nulla inclinata.

-         Senta, mi sembra che l’unica cosa da fare è che io la traini mezzo metro avanti. Poi potrà muoversi e ripartire, senza pericolo. Ho una corda adatta, bel bagagliaio, in dieci minuti risolviamo la faccenda.
-         Ma è sicuro? Non è che poi avremo incidenti? Io ho paura…
-         Stia tranquilla. Avrebbe potuto forse cadere, prima, ma si è fermata in tempo. Mi dia un pò per organizzarmi.
Lui apre il suo bagagliaio. Trova la corda robusta in una borsa dove tiene anche piccoli attrezzi, si avvicina all’auto della donna, trova un punto sul muso dove far passare la fune e legarla stretta. Gli fanno male le gambe, le ginocchia e la testa, ma vuole risolvere la faccenda. Un capo è assicurato. Ora valuta la distanza tra i due mezzi, e sposta la sua vecchia Punto, che ha quasi quattordici anni, in modo da poter legare l’altro capo della corda. Pochi minuti, e pure questo è fatto.
-         Bene, signora. Io ora salgo sulla mia auto e lei sulla sua. Io comincio a tendere la corda, con delicatezza, e lei, quando si sente tirare, abbassa il freno a mano e così mi seguirà. Le basta fare un metro. Io mi fermerò subito e lei, per favore, freni di nuovo, altrimenti mi tampona.-
Un solo minuto e la situazione è di nuovo sotto controllo. Lui scende. Slega la corda e la rimette nel bagagliaio.
-         Alla fine tutto è finito bene, no? – Lui sorride e fa per salutarla.
-         Non vada via, per favore. Mi permetta di ringraziarla per quello che ha fatto…-
-         Signora, la prego, non ho fatto n…-
-         Insisto, mi farà star meglio se mi permetterà di farlo. A cinquecento metri c’è un locale, venga, per favore, mi segua, le voglio offrire qualche cosa. –
Non gli permette di replicare. Sale sulla sua giapponese o coreana, una di quelle auto che lui non comprerebbe mai, e con una manovra gli è davanti, e lo aspetta. Lui cede. In fondo per morire non c’è urgenza.
Si ritrovano così in un’imitazione di rifugio alpino, seduti ad un tavolino, lui con un caffè e lei con un tè. Scopre che è la moglie di un noto imprenditore locale, ed è costretto a raccontare alcune cose della sua vita. Tralascia i problemi personali, parla della figlia però, perché il fatto che lei non abbia un lavoro come si deve lo fa star male, e la cosa è palpabile. La donna lo ascolta, mentre si sfoga, e poi è lei a mettere fine, in modo abbastanza imprevisto, allo scambio di parole. Però è stranamente sorridente, e prima di dargli la mano e uscire dal locale, perché si è ricordata che la stanno aspettando, gli mette in mano un biglietto con un numero. 
-         Mi chiami domani, verso mezzogiorno, per favore. Credo di avere qualche cosa da dirle.-
Lui rimane senza parole, svuotato, e si risiede di nuovo, dopo che lei è uscita ed è ripartita. Non pensa più al suicidio. Si è pure reso conto che è una bella donna, ora  lo capisce, ma prima non lo voleva ammettere. 
Gli è venuta fame. Chiede un panino con lo speck.


                                                                                             Silvano C.©

( La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

domenica 15 marzo 2015

Delirio




Confesso che più scopro fatti e vedo situazioni meno credo a quanto scopro e vedo.
Posto (metto) su un social un chiarissimo e geniale fotomontaggio (non mio) che mostra le gondole a Ferrara e trovo qualcuno che ci crede, e pensa che la laguna si sia prosciugata per eventi climatici, come avevo scritto nella convinzione che tutti ridessero dello scherzo o della curiosità, e nulla di più.

Poi scrivo delle scuole paritarie e spiego che secondo me gli insegnanti sono sottopagati, più che in quelle pubbliche statali, dicendo pure che a mio avviso tali scuole “private” che svolgono un servizio pubblico non accolgono tanti alunni problematici o con specificità ( DSA, casi con famiglie problematiche, extracomunitari, figli di fedeli di religioni diverse dalla cattolica, handicap fisici e così via) come quelle statali ed una persona mi fa notare che seguire questi alunni costa, e che i soldi delle tasse vanno allo Stato. Io cerco di tagliare spiegando che ognuno la può pensare come vuole e questo semplicemente mi dice che scrivo idiozie, offendendo. Così lo blocco e non ci perdo più tempo.

Una altro spiega, sul suo blog, che “Facebook poteva essere un grande spazio per confrontarsi e crescere, è diventato un pollaio. Siamo tutti galli in gara a chi strilla più forte”. Indago appena un po’ e vedo che costui è presente sia su Twitter che su Facebook. E mi viene da dire che lo stesso capita pure su Twitter, e, aggiungo qui, anche in tutto il resto della rete e pure nella vita reale, non solo quella 3.0. Per risolvere il problema sarebbe sufficiente circondarsi delle persone giuste, oppure, volendo essere aperti con tutti, dare fiducia solo a quelle che la fiducia la meritano, ignorando provocatori, disinformati e manipolatori.

Su Wikipedia italiana uno dei pochissimi amministratori (circa un centinaio in tutto) per sostenere la posizione di un suo beniamino si permette di valutare l’operato di un altro utente e di giudicarlo solo in un limitato arco temporale, senza approfondirne l’attività complessiva e sminuendone ad arte la posizione. Impossibile non vedere in questo malafede o quantomeno leggerezza, in particolare trattandosi non del primo venuto, ma di persona che ricopre un ruolo riconosciuto nell’enciclopedia.

Una altro personaggio, un pazzo, non so come meglio definirlo, vuole eliminare la Pubblica Amministrazione, vuole che nessuno abbia un contratto a tempo indeterminato e che la scuola non perda tempo a far studiare fatti del passato. Resto allucinato, rispondo un po’, poi lascio perdere.

Potrei continuare, ma mi sono stancato. Chi vuole casi simili ne trova a centinaia. Il delirio sembra inarrestabile, in ogni ambiente. Nessuno crede più a nulla, e le parole si confondono, sino a snaturarle. E non solo in rete.

La parola politica è fraintesa ad arte, e per alcuni è IL MALE. Recentemente anche gli addetti ai lavori parlano di un Landini che non fa più il sindacalista ma fa politica. E vorrei pure vedere che non ne facesse, senza entrare nel merito delle sue scelte e delle sue azioni.
Un sindacalista DEVE far politica, deve operare scelte, esprimere opinioni e indirizzare i suoi iscritti, ascoltandoli e svolgendo il ruolo al quale è chiamato. Pure io faccio una scelta politica se compro il giornale o le sigarette in quella rivendita che non ha slot machine, o se faccio la spesa in quel posto invece che in quell’altro, scegliendo quei prodotti e scartando gli altri. Tutti facciamo politica, anche gli indivanati. Ma per favore, non confondiamo la politica con l’appartenenza a un partito o l’impegno in un  movimento. Sono cose diverse, e se ancora non abbiamo iniziato a delirare lo capiamo benissimo.

Pare che Salvador Dalì abbia detto: L'unica differenza tra me e un folle è che io non sono folle

                                                                                             Silvano C.©

( La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

Confessione



Datosi che sto per morire, voglio rendere piena confessione di un fatto riprovevole da me commesso nella primavera del 1979.


Stava finendo il mio ultimo anno di liceo. Fu organizzato uno di quei viaggi di istruzione che nella scuola di oggi sono comunissimi, ma che allora erano un’impresa rara e quasi titanica. La meta ovviamente fu Firenze, col suo patrimonio artistico che poche città al mondo potevano vantare.


Per me e per molti miei compagni di classe si trattava del primo viaggio nella penisola. Chissà che sacrifici fecero i miei genitori per pagarmi il viaggio. Ne ebbi percezione solo molti anni dopo.

sabato 14 marzo 2015

Vento


Il vento soffia e porta in giro la nostra cattiva coscienza, con le cartacce ed i sacchetti di plastica, gli scontrini gettati nei posti sbagliati e i pacchetti di sigarette ormai vuoti. Sembra ripulire, ma in realtà sposta solo le cose, le accumula dove la sua forza si placa o viene smorzata, e le toglie forse un po’ dalla vista.
Rimuove le polveri ed i veleni dall’aria, spazza via le nuvole, libera il panorama e permette di vedere dove poco prima lo sguardo non arrivava. Possiede una forza naturale mostruosa, come il mare quando si infuria, o la terra, quando decide di scuotersi di dosso le nostre orgogliose costruzioni, che sono anche la nostra vita, la nostra breve storia.

Fa muovere i morti, trascinati lontani dai luoghi dove sono vissuti, in modo che vedano altri fiumi, altre case, altri alberi e montagne. E poi li riconduce a spiare chi hanno lasciato, a vedere come vivono senza di loro, se li pensano ancora, se hanno avuto la fortuna che loro hanno sperato di lasciare come estremo regalo.
Solleva talvolta le tegole, asciuga i panni stesi, sbatte le porte e le finestre, fa cadere vasi appoggiati malamente sui davanzali e talvolta abbatte alberi dove non dovrebbe, perché quando soffia non si sa sempre trattenere. 


Poi improvvisamente si quieta, ritorna tranquillo, si traveste da leggera brezza o si riposa del tutto, smettendo di alzare le gonne delle donne, di far girare girandole, di portare sollievo a chi soffre il caldo, quando fa caldo, o di rendere tanti tanto nervosi.

Se io ti parlo, vento, è perché le mie parole vorrei le portassi a chi sai tu, ma senza dire da chi vengono, senza tradirmi, senza far sapere quello che penso, e tu conosci bene. Puoi essere messaggero, non ti costa tanto, andresti lo stesso, con o senza i  miei pensieri. Del resto devi andare indietro nel tempo a cercare personaggi immaginati, per farmi rivivere quelle emozioni, quegli anni, che non so dove cercare se non in te.

                                                                       Silvano C.©

( La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte.  Grazie)

GATTI


bibolottymoments





 

adoro la diffidenza dei gatti, la loro cautela scorbutica. odiano essere vezzeggiati. detestano le nostre mani umane.


siamo esseri abietti, così abituati a misurare i bisogni altrui attraverso i nostri, incapaci di adattarci ad altri modi.

(continua a leggere) 


Immagine

venerdì 13 marzo 2015

#Brustlina 41 – parcheggio?


Ma dico io.  


Tu che parcheggi rispettando le strisce bianche, non intralci la circolazione e non ti permetti di lasciare l’auto in seconda fila. Tu che magari non commetti alcuna imprudenza alla guida e possiedi oltretutto un’utilitaria, non un’ingombrante automezzo alla moda delle dimensioni di un furgone, perché non ti fermi appena inizia lo spazio previsto, senza lasciare più di un metro inutilmente sprecato e togliere così spazio ad altri, che potrebbero sostare davanti o dietro di te? In fondo basterebbe poco, no?

                                                                                   Silvano C.©


( La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte.  Grazie)

Il culo dei signori

Appoggiato su un faraonico lettino da spiaggia, mentre il proprietario guarda i culi altrui, si annulla nell’ozio piacevole del sole dei tropici e ascolta la risacca dell’oceano corallino. L’orologio non è importante, altri lo guarderanno, pronti alle sue esigenze ed ai di lui più piccoli desideri, prevenendoli anzi, per ottenerne uno sguardo compiaciuto, forse anche altro, magari anche altro…

Orgoglioso della sua importanza, esibizionista e cafone se conviene, ritroso se di antica nobiltà e sensibilità, di modella che posa per immagini che spera la renderanno famosa o almeno nota, eppur sempre culo, oggetto e soggetto, materializzazione di parte fisica dell’essere, consapevole a volte delle sue caducità e marginalità nella scala universale, legato al tempo della giovinezza, e schiavo come ogni cosa di dio Crono, che non perdonato non perdona a sua volta.
Ben diverso da quello dei comuni mortali, che se lo fanno, letteralmente, per vivere una vita appena decente, a volte ai margini, talvolta quasi inutile, se tale si può definire una vita che comunque è iniziata.

La natura non inizia mai nulla inutilmente, occorre precisarlo. Nel caso peggiore gioca a fare esperimenti, ignorando il dolore che questo comporta. Altre volte fa nascere, volutamente, vittime destinate a una fine precoce e ingiusta, ma funzionale al suo volere che non prova pietà. E pure il culo deve chinarsi, offrirsi al gioco che è comunque più grande di lui; tentare, se è fortunato, di cogliere l’attimo favorevole, che non a tutti è concesso. E dopo si vedrà. La fine arriverà in ogni caso, precoce o tardiva non conta.

Si accomoda sulla pelle avvolgente del sedile di una lussuosissima auto, mentre gli altri usano vetture meno esclusive e curate, a volte utilitarie, quando spesso poi neppure quelle possono avere. Si può permettere, anche se cadente e flaccido, culi ben più tonici, se lo vuole, trovandone sempre di pronti, indipendentemente dal sesso, spinti dall’ambizione dei loro possessori al miglioramento delle condizioni materiali originariamente sfavorevoli, ma fortunatamente, o per culo, come forse conviene qui dire, dotati di attraenti e non nascoste qualità.

Eppure, inguainato in preziose sete o avvolto in tessuti esclusivi, ammirato in quanto tale o per il suo proprietario, oggetto di concupiscenza e trofeo non da bacheca, sempre tale rimane, e il culo dei signori sempre merda produce.

                                                                                             Silvano C.©

( La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)


giovedì 12 marzo 2015

Quando è tuo padre a insegnarti la libertà

By · Lascia un commento E’ autosabotaggio. Non so dare altra spiegazione. Autosabotaggio romantico.

Sono una psicologa, dovrei saperne molto degli esseri umani, invece quel che non ti dà un buon libro dovrò prenderlo dall’esperienza. Non ne ho abbastanza, e per esistere senza compiere troppi errori mi affido a mio padre, uomo sensibile, colto, curioso, ironico. Non va d’accordo con mia madre e anzi hanno litigato parecchio in passato per ogni piccola cosa. Mio padre andò via di casa che io avevo 12 anni. L’ho visto poco, per via del fatto che serviva a tutti tempo per una minima riorganizzazione familiare e perché mia madre non vedeva di buon occhio che frequentassi casa di mio padre ché era sempre piena di varia gente.

(continua a leggere)

mercoledì 11 marzo 2015

Fisica etica


Immagina uno spazio vuoto, e attorno la materia che vuole entrarci, che si accalca e spinge come se si trattasse di una massa di spettatori che vogliono assistere ad uno spettacolo senza rispettare alcuna fila. Questo è stato realizzato di un famoso esperimento di Otto von Guericke, che ha sfruttato la proprietà fisica per un’esibizione spettacolare passata alla storia. 

 
Ed adesso immagina l’opposto del vuoto, il suo contrario logico e fisico, uno spazio occupato da materia tanto densa e concentrata da perdere ogni riferimento con la nostra esperienza e con le leggi fisiche che ci permettono di interagire tra noi e con quanto conosciamo. Questo spazio superdenso attira, con una forza di gravità enorme, tutto ciò che gli si avvicina oltre un certo limite, anche la stessa luce. Stavolta però è la materia esterna ad essere attirata, come il vortice che si forma in un lavello e cattura tutta l’acqua, inghiottendola.

Il movimento apparentemente è simile, cioè centripeto, ma le cause, le “volontà”, sono ben diverse.

Chi tende verso il nulla, immaginando un’etica fisica trasferibile al comportamento umano, troverà uno spazio da occupare. Chi invece si lascia trascinare da forze che non controlla, sarà annullato, trasformato in altro, ridotto a qualche cosa difficile da distinguere individualmente, una sorta di fusione in un crogiuolo fine e forse inizio di tutto.

Dando per ammesso che la nostra vita, autodefinita intelligente, si sia generata nell’universo in un modo per certi versi casuale e, in un’altra ottica, come conseguenza necessaria dell’organizzazione della materia sino alla convinzione, per alcuni, di un disegno ben preciso, risulta difficile non associare ai comportamenti umani ed al giudizio morale che spesso vi è associato le due diverse forze descritte in precedenza.

La scala dei valori che ne deriva tuttavia potrebbe essere interpretata in tanti modo diversi, e non so quale logica mi potrebbe far supporre una modalità prevalente sull’altra.

Credo sia sufficiente, tra non molto, con la stagione più mite ormai vicina, allontanarsi dai grandi centri urbani fonte di inquinamento luminoso e distendersi sull’erba, il naso al cielo, e lasciarsi precipitare in quello spazio immenso sotto di noi, tale da dare le vertigini, da far paura, per iniziare vagamente a capire. Nelle stelle, nelle galassie lontane, nelle nubi cosmiche è il segreto che noi cerchiamo qui a volte nei libri, nelle scritture che per alcuni sono sacre, negli occhi dell’amore, nel pozzo meraviglioso del sesso che ci fa fuggire dalla morte. Quel senso segreto, etico e fisico, che a volte la musica ci permette di sfiorare, anche se solo per un attimo. 

                                                                                             Silvano C.©

( La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

lunedì 9 marzo 2015

Sono stato nominato



 
Sono stato nominato da Monica Spicciani, che mi propone qui dieci domande, partendo da una sorta di gioco iniziato, se ho ben capito, da Nadia Mogni in arte EVAPORATA. Prima di tutto ho guardato il blog evaporato poi mi sono divertito a stilare le mie 10 risposte a Monica, che trovi qui di seguito:

1 – Perché ho deciso di aprire un blog? Per molti motivi, mutati nel tempo. All’inizio come esperimento, quando ho scoperto questa opportunità. In quel periodo ho disseminato il web di cose che poi ho scordato. Poi ho fatto ancora esperimenti, ma più maturi. Infine sono arrivato a questo blog attuale, fuggendo da gruppi Facebook, per raccogliere le mie cose e non lasciarle in balia delle decisioni unilaterali di quella piattaforma, e anche per mantenere un minimo di diritti su quanto scrivo, visto che tutto quanto va su Facebook diventa proprietà di Facebook. Affrancato da queste motivazioni in seguito ho iniziato ad usarlo come diario, e come luogo fisico dove raccogliere idee ed opinioni, oltre a racconti, ricordi e altro ancora.

2 – Cosa mi spinge a seguire i blog altrui? Interesse per le cose scritte, per le fotografie, le riflessioni. Non sono metodico tuttavia. E non posso dedicare tutto il tempo a questo. Anche altre cose mi reclamano. Libri, attività pratiche, uscite, oltre ovviamente alla famiglia, senza la quale non avrei la necessaria tranquillità per fare altre cose.

3 –   E’ più importante la veste grafica dei Blog oppure il contenuto? Mi piace che la grafica sia “amichevole”, non colori violenti o testi difficili da decifrare visivamente o in continuo movimento (cioè troppo animati). Inoltre amo argomenti facili da trovare nell’organizzazione generale, suddivisi per temi, ed un motore di ricerca interno adatto a questo scopo non guasta.

4 – Mi piace la pittura? L’apprezzo, ma sono un conoscitore abbastanza carente. Vengo da studi scientifici. Non mi azzardo a giudizi sul tema.

5 – Cosa mi attrae in un quadro? Tecnica, soggetto, in modo assolutamente personale ed amatoriale. A volte approfondisco alcune cose, ma mi limito spesso alla superficie. Conosco i miei limiti.

6 – Acquisto opere d'arte o mi accontento delle pareti bianche? Non servono opere d’arte per non avere pareti bianche, e possiedo poche opere d’arte degne di questo nome.

7 – Qual è il mio peccato capitale preferito? Non faccio differenze. Li amo tutti.

8 – Secondo me è peggio l'ignoranza o la superbia? Pare che la superbia sia figlia dell’ignoranza, e poiché indubbiamente sono ignorante riguardo a molte cose sono per forza di cose anche superbo. In quest’ottica nessuna delle due è peggiore dell’altra, ed entrambe sono pessime, da combattere, sin dove è possibile. Ovviamente non è automatico che mi ci impegni in modo regolare.

9 – Quanta fiducia ho nel genere umano? Oscillo tra sfiducia completa e un certo ottimismo. Fiducia assoluta quasi mai. Mi fido solo dopo.

10 – Cosa voglio trovare in un blog? I motivi che mi spingono a leggerlo lo spiegano. Retrocedi sino alla casella 2.

Ed ora vengo alle dolenti note.
Non nomino nessuno, o, meglio, nomino tutti i blog che seguo. Chi, tra gli autori di detti blog, vorrà continuare il gioco, per quanto mi riguarda, dovrà rispondere ad una sola ma complessa domanda, la seguente:

Cosa ti aspetti dalla tua attività di blogger e ne sei soddisfatta/o? In altre parole sono interessato alle motivazioni che spingono ad investire tempo in questa attività. Si cerca pubblicità per una propria iniziativa commerciale? Si vuole solo uno spazio per un diario pubblico? Ci si aspetta di interagire con chi lo legge? Si mira a pubblicare?

Conclusione
Mi spiace quindi di non rispettare le regole, ma un po’ al gioco ci sono stato. Del resto nei miei vari account io già mi presto a pubblicizzare profili o blog o siti che ritengo interessanti, e chi conosce la mia attività in rete questo lo sa. Non aspiro invece a vincere assolutamente nulla, sicuramente non a breve ed a medio termine. Mi basta che qualcuno ogni tanto mi legga. Oltre, sinceramente, non oso chiedere.


                                                                                             Silvano C.©

( La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

Mani sapienti

Durante l’infanzia le mani mi facevano scoprire il mondo. Esploravo le cose, e la natura, e  poi ammiravo la sapienza racchiusa nelle mani degli altri. I gesti di un tornitore, che da un disco di alluminio, o di un metallo simile, sapeva ricavare forme di vasi, di piatti e di altri oggetti. Mio nonno che sapeva scegliere i rami e potare quelli giusti. Mia nonna che cucinava, con gesti abituali, sicuri. Poiché in casa non c’erano libri (difficile trovarne nella case di operai in quei tempi) la mia cultura è stata prima di tutto manuale, legata ai gesti dettati dalla tradizione, e solo dopo, con la scuola, è arrivata da altre vie.

Da questo mi deriva una certa ammirazione per il lavoro artigianale, quello fatto bene però, che cura i particolari, sceglie gli utensili giusti e i materiali adatti. Non devono essere necessariamente attrezzi tradizionali, so che i tempi cambiano, e possono essere strumenti all’avanguardia. Confesso lo stupore e l’ammirazione provati per un idraulico che, per liberarmi uno scarico intasato, ha fatto sfoggio di un endoscopio con uno schermo a colori che mi mostrava lo stato interno dei miei tubi, sino a oltre una decina di metri di distanza. Se ne avessi la scusa confesso che lo comprerei, ignorando ogni logica, e fingendo di non sapere che non sono un idraulico e che sarebbero soldi quasi sprecati.

Un bel legno grezzo prima piallato, sagomato, levigato e poi lucidato mi trasmette piacere. Lo stesso di una parete appena imbiancata, di una finestra ben rifinita, di un motore che funziona come si deve, e anche di un gioco costruito con i mattoncini Lego. La sublimazione di insoddisfazioni sentimentali e sessuali ha sicuramente avuto un ruolo in tutto questo, e non pochi sostengono che è dal dolore che vengono le spinte al progresso, dalle situazioni non risolte, dalla ricerca. In seguito sicuramente il gusto della ricerca e del fare materialmente si è autoalimentato, portandomi dove voleva, come se le scelte non fossero più mie, ma semplicemente dettate dalle circostanze.

Le mani del resto hanno permesso la nascita della vera cultura, quella che si sa tramandare non solo oralmente o per trasmissione diretta, ma attraverso la scrittura, che a sua volta ha separato la preistoria dalla storia. Ciò che ci è arrivato dal passato attraverso documenti che usavano simboli, non oggetti, ed ora appartiene all’intera umanità. Vedere con ciclicità la distruzione di reperti inestimabili operata da ignoranza integralista mi addolora, ma non riesco a non essere, malgrado tutto, fiducioso. La memoria collettiva ormai è nostra. Distruggere un tassello originale porta danni ma non elimina la conoscenza, non ferma il progresso. Lo rallenta, o momentaneamente lo annulla, ma le mani poi sanno recuperarne il ricordo, e alimentano la rabbia della reazione, che di solito, per un apparentemente strano abbinamento, è legata all’affermazione della donna.
La misura della civiltà di un paese, ormai è evidente anche ai ciechi, si ottiene in modo sicuro dalla misura della dignità della donna in quella società. Se le donne, con le loro mani, imbracciano le armi, con quelle stesse mani che sanno donare e allevare la vita, non lo fanno per difendere solo loro stesse dall’umiliazione di chi le vorrebbe sottomesse e schiave, ma per tutti noi.

Le mani sono espressione di quanto di più umano possediamo, della nostra ambizione di migliorare il mondo.

                                                                                             Silvano C.©

( La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

Post più popolari di sempre

Post più popolari nell'ultimo anno

Post più popolari nell'ultimo mese

Post più popolari nell'ultima settimana