sabato 31 gennaio 2026

La Luna piena

Con la Luna piena sciolgo la catena

Mi oriento facilmente anche se la strada è strana

Vedo una sottana, se ne trovano sempre meno

La moda cambia, io cambio, qualcosa si rinnova e qualcosa invecchia

Ricordo le nebbie di quando andavamo assieme in auto nella campagna bolognese, una vita fa. Molti di allora non ci sono più, anche tu non ci sei più, io non sono più lo stesso.

Eppure, con la Luna piena, non penso alla catena e alle strade perdute. Anche le gonne sono sempre meno perché le donne amano indossare i pantaloni

Spero che ciò che cambia porti serenità a chi resta. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

                           (La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)

venerdì 30 gennaio 2026

Circolo vizioso senza fine

Il dolore, ho letto, potrebbe trascinare in una spirale fatta di barbonismo domestico, alcol, gioco e anche allucinazioni, ossessioni di vendetta. Succede quando si rompe la quotidianità tutta ripiegata sulla famiglia, con pochi rapporti sociali, senza una dimensione di impegno. Quello che ho letto mi ha preoccupato. Da 0 a 10 a che livello mi trovo? Il livello 0 immagino di non averlo mai vissuto, dopo i primissimi mesi infantili, se non in rari momenti. La tua assenza che si prolunga ormai da quasi un decennio e sembra non sia possibile interrompere crea quel tipo pericoloso di dolore del quale dovrei diffidare. Non evitare, quello mi sembra ingiusto, ma controbilanciare con altro che a volte penso di trovare e altre volte è simile all’Araba Fenice. Fare, sempre e comunque, magari fare e disfare e poi rifare nuovamente. Riordinare nel giusto contenitore le viti per lunghezza e diametro, tutte nel cassettino tra simili se non proprio identiche. Poi ripetere l’operazione con i chiodi. Poi farlo coi libri. Poi con i vestiti negli armadi. Poi con le scarpe. Poi con gli album fotografici. Poi con ogni cosa mi ritrovi davanti e, in questo riordino generale, scegliere cosa scartare scordando per una volta l’associazione col ricordo. Più di una volta. Anestetizzare per sottrazione, questo è uno dei segreti che non so applicare se non risvegliando il dolore, e allora il circolo vizioso ricomincia. Senza fine. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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mercoledì 28 gennaio 2026

Centellinare

Dal vocabolario Treccani: Centellinare v. tr. [der. di centellino] (io centellìno, ecc.; erronea l’accentazione centèllino, ecc.). – Bere a centellini, a piccolissimi sorsi e assaporando: c. il tè, il caffè, un bicchiere di porto. In senso fig., compiere lentamente un’azione, per trarne un piacere più intenso e prolungato: leggeva la poesia centellinandone le parole.

Per mesi, anni, me ne tengo alla larga, poi affronto il dolore e mi metto all’opera, rivisito spazi, valuto volumi, decido che devo mettere ordine e valuto in solitudine cosa tenere e cosa no. Sento che tu mi osservi, anche se dici che non è vero. So che approvi ma che spiace pure a te. Quel che è tuo è tuo quel che è mio è mio, ma non è vero, ora è tutto mio. Devo assaporare poco a poco questo liquore invecchiato. Centellinare sottintende un piacere lento, ma nel mio caso è l’opposto di piacere, è solo lento. Di positivo c’è il fatto che non ci saranno altri a doverlo bere, almeno per le scelte che mi accingo a fare e poi a realizzare sino in fondo. Oggi un altro tassello di quest’operazione infinita e che mi sopravviverà. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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Una granita a Natale

Mi capita di leggere, negli ultimi anni, romanzi di generi vari come autobiografici, polizieschi, di avventura, storici e raccolte di racconti. Da tempo ho lasciato quelli di fantascienza, dopo averne letti tantissimi, e quelli erotici, che pure ho frequentato non poco. Non è esattamente come diceva Eco quando spiegava che chi legge vive molte vite ma come imitazione non è male. Quando poi mi capita di appassionarmi a un libro mi spiace quando arrivo alla fine, mi sembra di perdere un amico. Così corro il rischio di leggere molti libri di quell’autore e arrivare a un senso di sazietà, quasi di pesantezza per aver esagerato quando rendo conto che l’autore non ha più nulla da dirmi. Anche nel poliziesco trovo spunti d’interesse non legati alla vicenda ma all’ambientazione e alla descrizione dei personaggi. Se, ad esempio, leggo in questi mesi invernali un libro ambientato in Australia nei giorni che precedono il Natale vengo catapultato nell’emisfero dove si usano i costumi da bagno e nel caldo afoso fa piacere sia un gelato al limone sia una granita. Come conseguenza possibile mi capita anche di sognare di quello che ho letto e, sotto le coperte pesanti, mi vedo in una spiaggia assolata.

                                                                  Silvano C.©

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martedì 27 gennaio 2026

Saper cogliere la bellezza

Entrate signore e signori, entrate se siete maggiorenni, sia vaccinati sia non vaccinati. Grandi meraviglie vi aspettano oltre questa porta d’ingresso con la tenda rossa. Più persone entreranno più animali vedrete. Incontrerete veri mostri viventi con tre o più gambe. Immaginerete l’impossibile, come tutte le donne senza vestiti, ma solo per voi se siete uomini, e tutti gli uomini col muso da porco se siete donne, ma solo per le donne. Sentirete col naso odori del tutto sgradevoli, come in presenza di cadaveri in putrefazione e avrete conati di vomito. Voci assordanti vi penetreranno invitandovi alle peggiori nefandezze e forse non tutti ne uscirete vivi. Il vostro corpo vi punirà per le vostre colpe, anche se limitate ai soli sensi (di colpa). Vi scoprirete razzisti, ma solo un po'. Se resterete morti, quindi non uscirete, non potrà esservi rimborsato il prezzo del biglietto ma, in cambio, avrete un compenso per la vostra permanenza dietro le quinte dove contribuirete, involontariamente certo, alla produzione dell’odore pestilenziale destinato agli spettatori che verranno dopo di voi. Sarà nostra cura depositare il compenso sul vostro conto che andrà così ai vostri eredi. Non tutto il male, capirete, produce male, anzi, produce profitti, e il profitto è oggi il bene assoluto. Entrate signore e signori, entrate per soddisfare la vostra libidine curiosa, il vostro disprezzo, il desiderio di denaro e bellezza. Certo, anche bellezza, dipende solo da voi coglierla e, se non entrate, non saprete mai cosa avete perso.

                                                                  Silvano C.©

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domenica 25 gennaio 2026

Ci si perde facilmente lasciando il sentiero

La vita come un giallo, alla ricerca dell’assassino dei sogni. Se fosse un romanzo autobiografico potrei dire di sapere chi ha ucciso i miei sogni, e dovrei ammettere, più meno presto nella narrazione, di essere stato io. La vita tuttavia non si può costringere a un solo genere letterario, sono troppi e li può toccare tutti o quasi. Certi momenti poi è musica, oppure appare monumentale e destinata a durare millenni. La realtà personale è molto più modesta però, e se io sono il centro del mondo significa solo che sono enormemente ignorante. Altrove si vive diversamente e io non conto nulla. Del resto quanti ricordano te? Molti, credo, ma sempre di meno anno dopo anno. E nuove possibilità non le hai. Qualcuno forse, curiosando su quanto scrivo, scopre particolari ma non sa se sono reali, immaginati o inventati. Tu resti viva in me e in chi vive e ti ha amato. Il resto è una foresta dove ci si perde se si lascia il sentiero. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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sabato 24 gennaio 2026

Meglio sparire, ma forse no

Conosco il direttore di un museo che varie volte ho visitato, il museo, non il direttore. Ora lui non è più direttore, il museo si è rinnovato ed ha cambiato sede e io da tempo non lo vedo, né il museo né il direttore. L’ultima volta che incontrai il direttore, ormai molti anni fa, lui era visibilmente ingrassato, si vedeva che non stava bene ma simulava l’opposto. Il suo ruolo di responsabile e animatore del museo durato a lungo gli era stato tolto dalle nuove opportunità politiche, era stato scalzato, era stata demolita l’immagine che lui aveva di sé. La sua inventiva, il suo entusiasmo, perduti. Mi ha fatto male vederlo così. Ora, tempo dopo, credo si sia ripreso, in parte, accettando e ricostruendo. Del resto è destino comune avere un termine e non l'eternità. Chi lavora va in pensione perché le capacità col tempo scemano dopo aver raggiunto il picco massimo, e sotto un certo livello è bene non scendere mai se si deve guidare un autobus, eseguire un intervento chirurgico o sgorgare un lavello. Forse è meglio sparire alla vista del mondo e vivere da eremiti gli ultimi periodi. O forse si deve restare tra gli altri e continuare a seguire i propri interessi aiutando, potendo farlo. Non so quale sia la via migliore ma è bello avere la possibilità di una scelta e non dover cedere all’aggressività di un tumore o cadere da un ponteggio. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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venerdì 23 gennaio 2026

Il nome di nostro figlio

I miei nonni li hai conosciuti, erano i loro ultimi anni, e sono stati anni brutti per loro. In famiglia le cose non andavano più bene da troppo tempo, e io o non potevo far nulla o facevo finta di nulla. Tutto si era rotto con quel maledetto appartamento al piano rialzato della casa popolare dove ci eravamo trasferiti. I vicini sopra di noi facevano un rumore che mia madre non sopportava. Che dire poi del fatto che io ero cresciuto più vicino ai nonni materni che non ai miei genitori, sempre fuori casa per lavoro. Pure le mie abitudini da figlio unico per quasi otto anni hanno influito nei rapporti familiari, tutto ha contribuito, anche a far nascere gelosie interne e cose non dette o, peggio, urlate. Avrei voluto forse una famiglia diversa, anche tu in fondo l’avresti voluta nel tuo caso, per motivi diversi ma analoghi. Sia mio nonno sia mia nonna vennero poi nostri ospiti, a Riva del Garda, prima lui da solo e poi, quando lui morì, lei da sola. Di mio nonno hai accettato che il suo nome andasse a nostro figlio. Il ciclo in qualche modo si è chiuso, e poi le cose sono andate come sono andate. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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giovedì 22 gennaio 2026

Che ne sarà stato di Zio Martino

A Innsbruck, la prima volta che arrivammo in centro, trovammo un parcheggio relativamente comodo che già quando vi ritornammo, pochissimi anni dopo, era sparito. Nulla di strano, quel parcheggio è stato usato come parcheggio provvisorio ma si trattava di un’area edificabile che poi fu occupata da qualche nuovo edificio che non fummo in grado di individuare, e del resto non c’interessava. 

Il primo campeggio dove ci trovammo bene in Puglia, situato in quel tratto magnifico di costa tra Peschici e Vieste, anno dopo anno subì modifiche peggiorative e occupazione sempre più invadente della spiaggia. 

Santa Vittoria, il piccolo paese in provincia di Sassari al quale si deve il tuo nome, lo visitammo due volte. La prima in viaggio di nozze. Con gli anni si è spopolato e anche nella sua chiesa non so se viene ancora celebrata la Messa. 

I luoghi della nostra memoria perdono parti, si modificano, le persone spariscono e pure il mio desiderio di tornarci si avvicina sempre più a zero. Intanto, magari, sarà morto anche Zio Martino, chi può dirlo? Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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mercoledì 21 gennaio 2026

Uccidere chi si ama

Potrei citare Wilde, Genet, Fassbinder, Moreau e qualcun altro perché oggi, leggendo un breve articolo sul turismo eccessivo che finisce per distruggere i luoghi che vorrebbe difendere, mi è tornato alla mente una cosa che scrissi nel luglio del 2013, una vita fa, forse uno degli ultimi anni belli, quando ancora eri con me. Non so se ho fatto morire chi amavo, sicuramente non ho ucciso nessuno e penso di avere amato e di amare ancora. Magari non ho amato abbastanza, questo è possibile, probabile, certo. Forse non ho dato motivi in più per vivere, ma su questo ho dubbi. Leggendo un testo di altro genere, un racconto, scopro la vita scorrere velocissima e lasciare dietro di sé i decenni, e poi ritornare indietro a reinterpretare quello che è successo, visto sotto altre luci. Tutto sembra più chiaro se spiegato per le vite altrui, anche i dubbi sono tali che si capiscono, che appaiono come i miei ma detti meglio. Alla fine non serve uccidere nessuno per questo e, purtroppo, si muore anche se a qualcuno non fa piacere e crea dolore, si muore a basta. Dove posso arrivare con questo discorso inutile? Esattamente a quanto successe a noi quando, dopo aver iniziato a comprare una rivista di natura, viaggi e turismo, cominciammo ad andare nei luoghi non troppo lontani che venivano citati negli articoli. E puntualmente li trovammo sempre troppo affollati. Vuoi vedere, pensammo, che tutti hanno avuto la nostra idea dopo aver letto quella rivista? Smettemmo di farlo, prima smettemmo di andare in certi posti consigliati, poi anche di comprare quella rivista. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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martedì 20 gennaio 2026

Unicità

Non sono solo gli inquirenti che eseguono prove irripetibili, non solo loro. Nella vita sono molte centinaia le prove irripetibili alle quali mi sono prestato o che ho realizzato. Ogni giorno che ho vissuto è stato riempito di momenti irripetibili, con testimoni o senza testimoni, memorabili e no, fondamentali per il resto della vita o del tutto insignificanti. Insignificanti ma unici, quindi irripetibili. Un cane che mi abbaiava ogni volta che passavo, quando gli offrii un pezzetto di pane secco capì la mia gentilezza e da allora mi rispettò. Una ragazza mi disse che non vivevo, ma me lo disse una volta sola. Un amico una sera partì con l’auto e non sarebbe più stato come prima, anche se poi abbiamo continuato a vederci, ma mai più come prima. Ho perso colpevolmente il momento della prima ecografia di mio figlio, non ce ne fu una seconda. Ogni sorriso non fatto è una colpa imperdonabile. Quel pranzo tutti assieme con la mia famiglia, che giudicai inutile, non ebbe mai una seconda occasione. Anche la colazione di stamattina, tanto uguale a mille altre, è stata irripetibile. Per fortuna non tutto ciò che è avvenuto e avverrà, anche se unico, è legato sempre a sensi di colpa per quanto non avevo capito. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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lunedì 19 gennaio 2026

Un crivello, datemi un crivello

Su alcune cose ho idee personali, magari discutibili ma basate su esperienze. Su altre non ho alcuna esperienza, neppure indiretta, quindi dovrei essere più cauto nell’esprimerle. Così mi capita di leggere qualche frase in un libro o di ascoltare alcune parole e mi arrivano pensieri, ragionamenti, sollecitazioni, consigli o sistemi minimi di pensiero. Parte di ciò che mi passa per la testa è fantasia non mia, importata dall’esterno. Se permane a lungo, magari per anni, diventa una quasi verità. Quando capita, e capita, che venga messa in discussione da fatti reali e sperimentati, crolla qualcosa di sicuro per lasciare un vuoto occupato dall’insicurezza e dal dubbio. Saper discernere sulle certezze che restano, cioè distinguere sulla loro genesi, potrebbe essere un metodo, e per seguirlo è necessario eliminare senza pietà strati e strati di tranquillità o abitudine. Serve forza per farlo, e il rischio è quello di ritrovarsi abbastanza indifesi. Ammesso che le mura fittizie fossero una vera difesa. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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domenica 18 gennaio 2026

Prima e dopo

Il giorno prima vivevo come sempre, attese, speranze, figuracce e riconoscimenti, segni di amicizia e di disinteresse, sensazione di sopravvivere senza tuttavia realizzare la cosa più importante, bisogno di far finta di star bene anche in situazioni poco piacevoli e, allo stesso tempo, rifiuto e bisogno di solitudine in attesa di qualcosa di diverso. Le vie già tentate sembravano vicoli ciechi, inutile ritornarci, salvo in quelle delle manie e dei vizi da tener nascoste a tutti, quelle delle quali vergognarsi, da non ammettere mai con nessuno di esserci passati e da dimenticare appena usciti, sino alla prossima volta. Il giorno dopo fu diverso, d’un colpo spazzati via decenni di umore nero e di senso di fallimento. E adesso? Adesso il mio compito e ricordare, quello è il mio dovere, e domani si vedrà. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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sabato 17 gennaio 2026

C’è sempre un motivo

Lei mi obbliga a prendermene cura, senza di lei ormai sarei morto, sarei rimasto a sedere sul divano per ore tutto il giorno invece di portarla fuori a fare le sue passeggiate. Poi è socievole, appena se ne parla e le si fanno complimenti lo capisce e si avvicina, si aspetta una carezza. Da quando manca mia moglie so che mi potrebbe capitare ogni momento, ho impiantato un defibrillatore e una volta mi ha salvato. Mi sono ritrovato in piedi, con sangue in testa, senza ricordare nulla della caduta. Ora non so se ho paura di morire, solo vorrei non soffrire, e non attaccarmi stupidamente alla vita.

Più di uno scrittore dice che la vita va descritta, che serve a mantenere chi è mancato e non c’è più. Occorre scrivere libri per questo, è necessario per non chiudere definitivamente tutte le porte.

Datemi un motivo, anche stupido, per restare e resterò. Se poi sentirò il peso dei doveri sarà pure meglio, dovrò continuare a fare la mia parte, fosse anche per stare vicino a una sola persona. Io conto nulla, il mio valore, se esiste, è un riflesso che viene da fuori. Queste cose le avevo intuite già, quando ci parlavamo guardandoci. A volte litigando anche. Ora, senza meriti, ci sono. Domani si vedrà. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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venerdì 16 gennaio 2026

A e B

Comunque vada, qualsiasi cosa succeda, come finirà è già scritto. Potrebbe essere come con Samarcanda, chi può dire e può portare prove? Un’altra via non è concessa, le supposizioni si confondono con la fede cieca, il bene e il male sono valori che forse giocano un ruolo ma non ne sono certo. Se sostengo che si parte da A e si arriva a B e non conta il percorso, non conta che sia topologicamente lineare o che ne incroci altri ugualmente sottoposti alle stesse regole, se insisto che conta solo l’inizio e la fine, che non ho prove se non un ragionamento personale, tu puoi credermi o dirmi che sono scemo. O semplicemente sorridere senza dare troppo peso ai miei vaneggiamenti. La tua ragione, Viz, e il tuo buonsenso mi mancano, è evidente. E attendo il mio B.

                                                                  Silvano C.©

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giovedì 15 gennaio 2026

scelte fondamentali

La scelta definitiva dovrebbe riguardare, al bivio, l’utilità o l’inutilità. Non serve spiegarlo, lo si sa sempre. Sono ammessi i dubbi, certo, e con loro le correzioni, gli aggiustamenti, anche le retromarce. Il bivio può risultare complesso e non tanto evidente e definitivo come invece è, abbine certezza. L’utilità poi, questo è evidente, riguarda il dopo di te. La scelta esclusivamente egoista è perdente, anche se gode di immeritata considerazione. È quella inutile.

Oggi, poche ore fa, mi hanno chiesto quanti anni hai. Avrei avuto la possibilità di uno sconto. Il prezzo intero, che ho pagato, è stato di due Euro. Non so che sconto mi avrebbero fatto se avessi dichiarato che hai più di settant’anni. Ho accennato una spiegazione ma non ho dovuto insistere, la responsabile allo sportello ha capito o ha intuito, e si è dimostrata gentile non solo per questo. L’ho ringraziata più di una volta. So che tu condividi, dove sei, il pagamento di quel bollettino. Forse avresti anche pagato per un importo maggiore. E domani non so cosa avverrà.  È tutto, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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mercoledì 14 gennaio 2026

non basta il pensiero

Piccoli pensieri idioti, lo so, scorretti e un po' cinici. A Natale non si è per natura più buoni, lo si è se si vuole e magari è meglio esserlo tutto l’anno. Personalmente non credo di essere stato più buono. Vorrei essere più amato, più ricordato, più telefonato, più cercato, giudicato migliore da tutti, indispensabile, tuttavia non è così, lo so. E allora mi aspetto qualche parola, da qualcuno, qualche regalo da qualcun altro, mi basta un semplice pensiero che tuttavia non mi faccia pensare a qualcosa di riciclato. In effetti non mi basta il pensiero, sono venale, vorrei che il pensiero diventasse almeno parola, o piccola cosa. Riguardo a te confido, come mi scrivesti in un biglietto di auguri del 2013 che conservo, che un regalo me lo manderai con la trasmissione del pensiero. Ora è il tempo, ora è giusto, ora credo sarebbe possibile. Ciao, Viz.

                                                                  Silvano C.©

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martedì 13 gennaio 2026

Dove arrivo se voglio tornare?

Camminavamo in una stretta calle, attorno non troppa gente, il tempo nuvoloso, non estate né inverno, solo noi due in certi tratti e il rumore dei nostri passi. Tornare l’ho pensato, ma non è possibile. Nessun ritorno è mai possibile, occorre saperlo bene prima di partire, occorre scolpirlo sul granito, affidarlo a un’opera immortale. E quando si arriva in un luogo, qualunque esso sia, bisogna restarci per non perderlo. Queste cose le so e le sanno tutti quelli con un po' di cervello, non serve essere particolarmente intelligenti, basta un po' di esperienza. E malgrado questo, come quasi tutti, parto e vorrei tornare. Esattamente dove sei. Ma arrivo solo dove non sei. Ciao, Viz.

                                                                Silvano C.©

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lunedì 12 gennaio 2026

La decisione finale non è mia

La cosa bella del tempo è che tende a proporre cose nuove, situazioni non preventivate, sorprese anche se non sempre piacevoli. Sopravvivendo al tempo che scorre, limitatamente a quanto ci è concesso, ci si rende conto che non torna indietro salvando le persone che vorremmo trattenere, le lascia andare, come lascerà andare pure noi, arrivato il momento. Il tempo è così, non è buono né cattivo, non è umano, credo non abbia volontà e che semplicemente sia una delle caratteristiche dell’insieme che ci contiene. Per nostra abitudine e convenzione pensiamo di misurarlo con orologi e calendari, con clessidre e meridiane, guardando le foglie e i fiori, passeggiando tra le lapidi che ricordano chi abbiamo amato e anche tanti altri. Quindi io progetto per domani, prendo appuntamenti per dopodomani o per marzo, immagino che andrò a cena con qualche amico quando capiterà, ma non sono in realtà sicuro di nulla, sarà il tempo a decidere. Ciao, Viz.

                                                                Silvano C.©

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venerdì 9 gennaio 2026

eredità

Mi manca il tuo sorriso Viz, quello vero, non quello sulle foto. Lo ricordo, non abbastanza, a volte penso di sognarlo, ma poco alla volta tutto sfuma. Oso dirlo sottovoce, ma il tempo non passa senza effetti collaterali, anche negativi. È bello andare avanti, certo, crescere come sogna ogni bambino, è che da un certo momento in avanti si vorrebbe fermarlo, il tempo, ripristinare quanto si sta per perdere o mantenere inalterato il presente. Tutti sogni irrealizzabili. Tra le non-illusioni ci sono le cose materiali che un tempo ti regalai, come ad esempio i piccoli oggetti preziosi, o come i libri. I regali che hai ricevuto mi sono rimasti in eredità, e pure io li lascerò in eredità assieme alle cose mie. Si tratta di oggetti, di cose, che hanno un valore limitato, mai come quello delle persone. Ciao, Viz.

                                                                Silvano C.©

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