Silvano C.©
(La riproduzione è riservata ma non c'è nessun problema se si cita la fonte, grazie)
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Quando non si hanno problemi di alcun tipo è difficile capire che si sta vivendo un momento di felicità. Si vive e basta, non è necessario esserne consapevoli, non serve neppure raccontarlo, e ci si può dedicare a progetti, a sogni, si possono aiutare gli altri senza avvertire fatica. La felicità poi naturalmente subisce modifiche, sembra venire a mancare e se ne diventa consapevoli. Non posso generalizzare e pensare che per tutti avvenga così anche se le premesse sembrano queste. Ciò che diventa evidente è l’assenza, molto più della presenza. Però dovrebbe essere il contrario, cioè dovremmo essere consapevoli di quello che abbiamo, anche senza sicurezze del futuro, e neppure prendere in considerazione quello che manca. Le persone che se ne sono andare meritano ogni forma di ricordo ma, se ci hanno amato, non avrebbero mai voluto che il nostro dolore diventasse pesante e che la loro assenza fosse per noi un limite in più. Non so neppure come essere più chiaro, Viz. Certamente siamo stati felici, ma non sempre. Ciao, vedremo cosa succederà e intanto ho alcuni impegni che spero di poter onorare.
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Cerco leggerezza e la trovo con difficoltà
Mi distraggo, certo, ma col pensiero fisso che non mi molla
Mille domande, risposte poche
Nulla di nuovo tuttavia, nulla di mai visto, solo attesa
So che le cose succedono, belle o brutte che siano
So molte cose eppure a volte sono di un’ignoranza abissale
Non trovo parole migliori
Mi manchi, quello lo so
Ciao Viz. Vedremo cosa succederà
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Michele si lamenta che la vecchiaia è un peso insostenibile, che ogni piccola cosa costa enorme fatica, che si perde l’autonomia. È l’ombra dell’uomo forte che è stato.
Anna ha appena compiuto sei anni, vuole crescere in fretta, vuole fare quello che fanno i suoi fratelli maggiori e che a lei ancora non è concesso.
Luke si trova bene in Olanda, la comunità nella quale vive lo soddisfa e intanto sogna viaggi in tutto il mondo, magari cambierà attività per muoversi di più. Cerca luoghi o cerca amore?
Una coppia si reca in vacanza in Bretagna, intende staccare dal lavoro e non pensare per due settimane ai problemi che solitamente deve affrontare. Si può permettere un albergo di ottimo livello, trattamenti costosi e ristoranti che offrono menù ricercati.
Alle tante persone che incontro e sanno poco o nulla di me rispondo con un sorriso se posso, e a volte il sorriso è tirato. Tendo a dar peso a mille paure e preoccupazioni. Se non ne ho le invento.
Un sorriso aiuta, aiuta sempre.
Ciao Viz. Vedremo cosa succederà. Un sorriso.
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Dormire senza sognare, o quantomeno dormire senza avere l’impressione di continuare a vedere e fare e muoversi, come se si avessero gli occhi aperti e come se tutto fosse reale. Dormendo si sa che il cervello lavora comunque ma non sempre i sogni si ricordano o danno così tanto l’impressione di essere in sequenza precisa con gli eventi, come se si sognasse di non poter prendere sonno. Stranezze, fatti che avvengono, e la vita è strana a indagare quanto succede di tanto in tanto. Vorrei addormentarmi, seriamente, e svegliarmi solo per momenti belli, per incontri pieni di amicizia e condivisione, per l’amore o per volare sopra le difficoltà e le paure. Non ha senso condividere queste ultime, le paure, anche se è evidente che nessun altro le vivrà mai come si vivono in prima persona se non si sono avute in precedenza esperienze uguali. Si può condividere, certo, ma per alcune cose si è soli. Ciao Viz. Vedremo cosa succederà.
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Chiedi al vento, ma quello si allontana veloce e tu non riesci a sentire la sua risposta.
Chiedi all’eco, ma ricevi solo la tua domanda ripetuta.
Chiedi alle carte, all’oroscopo, alle stelle, ai dadi, ma la risposta è casuale.
Chiedi a chi conosce la risposta, ma non so chi possa essere.
Alla fine si tratta di probabilità e, in ultima analisi, anche di fortuna.
Perché so che vorresti sapere, ma ancora nessuno può dirti nulla di preciso.
Un tempo avevo certezze e mi prendevano in giro per questo, ora le ho perdute quasi tutte.
Quello che mi dispiace però è che ho perduto persone, e anche se so che è la vita è questo il suo aspetto che mi piace meno. Ciao Viz. Vedremo cosa succederà.
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Lascia che ogni cosa trovi il suo posto nel tempo giusto. Non aspettarti che qualcosa torni dopo essere partita, anche se è consolatorio pensarlo. Il mutamento è una certezza, ma pure questa è provvisoria. Cosa ci sarà dopo il nulla, forse il nulla che ci ha preceduti? Da anni scrivo e immagino e proietto speranze e sogno soluzioni. Piedi ben fissati a terra mai, è più forte di me. Magari sarà debolezza, forse forza, vado a giorni alterni e, nello stesso giorno, cambio facilmente dal segno più al segno meno, tentando di non fermarmi sullo zero. Mi dico cose, me le faccio dire, evito di dirlo e mi nascondo come gli animali. Ciao Viz. Vedremo cosa succederà. Tu sai cosa mi passa per la testa, e forse passerà.
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Se non sai cosa dire, taci.
Se i pensieri che ti frullano in testa un po' ti spaventano, distraiti anche con stupidaggini.
Non iniziare mai discussioni se poi non ti va di portarle avanti o se ti pesa ricevere critiche o sentire opinioni diverse dalle tue.
Nel dubbio leggi un libro, magari trovi la risposta, non si sa mai.
Il futuro si può sempre cambiare, nessuno ancora lo ha visto quindi, quando succederà, potrai sostenere che lo hai cambiato rispetto a quello che non è mai stato.
In Sardegna ci tornerei con te, e anche altrove.
Cose senza senso, immagini slegate, foto dimenticate e diapositive scolorite. Sai cosa intendo.
Mi riempio da solo di consigli a me medesimo, che contano nulla, hanno solo lo scopo di non pensare, come forse si è intuito.
Ciao Viz. Arrivati a superare la metà di gennaio la primavera si avvicina. Poi ti racconterò.
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Parentesi. Quando faccio spesa e mi capita di trovare qualche scatolone che andrebbe buttato e che, per qualche motivo, a me torna utile, lo prendo. È una mia vecchia abitudine, gli scatoloni mi servono in casa per mille utilizzi. Ad esempio per la raccolta condominiale di carta e cartone mi permettono di raccogliere tutta la carta da buttare già confezionata per il bidone della differenziata
Negli ultimi tempi gli scatoloni sono diventati un’occasione di gioco e di tana più o meno provvisoria per lei. Lei, la gatta di casa, ama gli scatoloni nei quali può infilarsi specialmente se vi ho praticato fori adatti o per farla passare o anche solo per guardare fuori o tentare di artigliare qualche oggetto che le mostro e che le sembra possa sfuggirle.
È così, alla fine. Ognuno di noi, gatti compresi, ha come scopo quello di aiutare gli altri, secondo proprie facoltà e capacità. Ciao, Viz.
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I treni li vedo, passano e il rumore del loro passaggio è attutito dalle finestre isolanti, quelle che non avevamo quando c’eri tu, qui, a vederli passare. Le finestre sono state uno dei tanti mutamenti avvenuti dopo, solo uno tra molte modifiche apportate dal tempo alla vita che mi sta accanto, ora. I treni vanno verso nord, in direzione Trento, Bolzano, Brennero. Sino a Bolzano andammo assieme, col treno, quando ancora i biglietti si facevano alla stazione, quando ancora non mi sembra ci fossero le Frecce. Oltre Bolzano, in treno, mai. I treni vanno verso sud, verso Verona, poi verso Modena e Bologna. Vanno anche verso Ferrara, ma con maggiori difficoltà e tempi non ottimali. Tu il treno, da sola, lo hai preso molte volte per andare a Carpi, e io ti accompagnavo in stazione. Che nostalgia per quegli anni lontanissimi ormai. Ora i treni passano in continuazione, treni merci e passeggeri, italiani e stranieri, carichi di persone e cose. La nostra economia nazionale si potrebbe dedurre facilmente se potessi avere la lista completa di quello che entra ed esce dall’Italia attraverso il Brennero, non sarebbe completa come stima ma ne darebbe un’idea. Ora, lo confesso, penso ad altro. Penso a te, come ogni giorno, penso a me, penso a nostro figlio e penso a una gatta. È così, penso anche a una gatta, che in treno non è andata mai. Ciao, Viz.
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Meglio non dire
Sei stata maestra in questo
Il mio dialogo con te però non lo interrompo
Lo continuo a modo mio
Magari quando chiudo gli occhi
Ciao, Viz.
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Mutamenti ce ne saranno
Presto o tardi
Piacevoli o spiacevoli
Alcuni sono già avventi e non me ne sono accorto
Altri neppure li ricordo più, dovrei tornare troppo indietro nel tempo
Questa è la vita.
Lo so, Viz, lo so.
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Avvicinati, non farti notare. Ti devo dire una cosa che è meglio non si sappia in giro. Non farlo così però. Aspetta che entriamo in quel bar, ci sediamo e fingiamo di conversare sul niente come tutti. Ecco, ci siamo quasi. Ascolta e non assumere strane espressioni, fai finta che ti parli del tempo. La cosa che voglio spiegarti sembra banale ma funziona. Ho scoperto come ingannare la morte. La Signora si fa prendere dall’abitudine, lo so. Il metodo perfetto per confonderla è quello di darsi una scaletta con poche cose da fare ogni giorno, in modo ripetitivo. L’abitudine crea assuefazione, crea attesa, e se ogni giorno fai quelle cose non muori mai. Lei suppongo veda solo alcune cose e non altre, come tutti noi del resto, che vediamo solo quello che vogliamo vedere. Non mi credi? Eppure io sono la prova vivente di quanto ti spiego. Non ti conviene prendermi per scemo o per pazzo. Vuoi morire forse? Io no! Sono assolutamente sicuro che se ogni giorno farò quello che ho programmato vivrò per quel giorno, e se il giorno dopo lo rifarò sarò ancora vivo pure il giorno dopo. È talmente banale che a nessuno è mai venuto in mente che potesse essere così semplice, neppure a chi da millenni cerca la vita eterna.
Lo so, Viz, è una stupidaggine enorme. Magari fosse tanto semplice distrarre la Signora. Del resto neppure è corretto darle un nome cose se fosse in qualche modo definibile come persona. Lo so, Viz, lo so.
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La casa è fredda e vuota. La casa è gelida in tutti sensi. Da lontano non si vede alcuna luce accesa, mette tristezza solo ad avvicinarsi. Ritornando dopo essere stato invitato da qualcuno che lo ha fatto per darmi un aiuto mi ritrovo nelle condizioni precedenti la partenza, di nuovo. Eppure non era così poco tempo prima. Quella casa è stata ultimata su nostre precise indicazioni, modificando in parte e dove possibile il progetto originale. Poi tutto è sembrato crollarci addosso, non lo dimentico, abbiamo rischiato di rimetterci ogni cosa, e personalmente ho perso molta della mia tranquillità. In quegli anni qualcuno ha capito, qualcun altro no, ma per fortuna poi il tempo ha sanato le storture, quelle sono state superate, anche se abbiamo smarrito per sempre un periodo irripetibile. Anni dopo, per un po', ho capito che dovevo adattarmi alla tua assenza, farmene carico. L’ho capito ma non ci sono mai riuscito, mai. Anche oggi, passeggiando e rivendendo luoghi che conosco da tempo e che mi riportano episodi del nostro passato mi sei mancata. Ora, a essere sincero, la casa non è più fredda e vuota, si è rianimata, in parte. La cosa che mi manca ancora però è quando tornavi dal lavoro e entrando chiedevi: c’è nessuno? Ciao, Viz.
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Ci sono parole o modi di esprimersi destinati a essere superati
dal tempo, come mode che nessuno ormai ricorda più. Un po' come certi costumi
da bagno sfoggiati all’inizio del XX secolo dalle prime donne e dai primi
uomini che si concedevano vacanze al mare. Restano tracce sempre più scolorite
dell’espressione nella misura in cui, ma ormai chi l’utilizza si
sente un po' isolato, e aggiunge qualcosa di più recente per non qualificarsi
subito come superato. Mi sembra una forma di allungamento del brodo, che
aggiunge parole ma non significato, nulla insomma. Faccio un altro esempio con una frase:
ora vi mostro quella che è la porta d’ingresso
del palazzo. Credo sia evidente che la parte in corsivo è inutile. E ancora,
perché sui mezzi d'informazione si abusa assolutamente di assolutamente?
Mistero glorioso, che trovo comunque molto legato ad una forma di pigrizia
mentale ed espressiva. E io non sbaglio mai? Ma certo che sbaglio,
assolutamente sì. Ciao, Viz. Mi manchi, eppure ti cerco.
Silvano C.©
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